bgsound src="http://www.galeonedeifolli.it/midi/dark.mid" loop="-1"> Capitolo VI: Dietro la maschera

Yusuke, Kurama ed Hiei sedevano inquieti al tavolino di un bar. Erano ritornati il giorno prima nel Ningenkai, sconfitti su tutta la linea, nonostante il parere contrario del mezzo koorime che voleva partire all'istante all’inseguimento di Agarwaen, per non concederle troppo vantaggio. Kurama aveva faticato tantissimo per convincere Hiei a fermarsi, a non lanciarsi a caccia di un avversario simile senza decidere prima una linea d’azione con cui muoversi, per non incorrere in qualche trappola. L’interesse dello youkai nei confronti dell’assassina era quasi eccessivo, se si considerava che era dettato dalla sola sete di rivalsa, ma alla fine Hiei aveva dovuto cedere alla logica stringente dell’amico. Ed ora lo youkai del fuoco era seduto, a sera tarda, su quella scomoda sedia di plastica, senza fare null’altro che congetture su congetture, invece di agire come gli urlava l’istinto. Ma non avevano un solo indizio che potesse condurre a lei, era come se non esistesse. Agarwaen aveva ucciso Hironobi il Nero, lo youkai che avevano sperato potesse fornire loro qualche informazione. Se chiudevano gli occhi potevano ancora vedere il suo cadavere dilaniato e sentire l’odore del suo sangue solleticargli il naso.
Agarwaen era sempre un passo avanti a loro e non riuscivano a comprendere come facesse.
- Volete ordinare?- chiese loro una voce femminile.
Kurama si volse incrociando il viso seccato di Makoto. La ragazza indossava la divisa da cameriere e teneva in mano un block notes ed una penna, in attesa.
- Makoto? Che ci fai qui?- le chiese sorpreso.
- Quando ho del tempo libero mi piace travestirmi da cameriere, così, tanto per divertirmi un po’! – esclamò sarcastica – A volte credo che la tua tanto decantata intelligenza sia limitata al solo campo scolastico, Suuichi, davvero!- borbottò sollevando gli occhi al cielo.
- Ehi!- protestò il rosso suscitando le risa di Yusuke.
La ragazza sollevò elegantemente il sopracciglio e lanciò all’amico uno sguardo allusivo.
- Allora?- chiese, poi, battendo impazientemente il tappo della penna sul foglio.
- Per me un caffè!- disse Yusuke sghignazzando ancora.
- Anche per me!- borbottò appena offeso Kurama.
- E per te piccolo? Cosa prendi?- chiese, poi, Makoto guardando Hiei che per tutto il tempo era rimasto in silenzio a guardarla in modo strano.
Lo youkai del fuoco sgranò gli occhi e strinse forte i pugni: come osava quella stupidissima ningen? Yusuke e Kurama non sapevano più come trattenere le risate, consapevoli che lo youkai del fuoco non aveva il minimo senso dell’umorismo e sarebbe stato pericoloso farlo irritare.
- Io non sono “piccolo”!- ringhiò tra i denti cercando di trattenersi.
- Ops, scusa! – rispose la ragazza con un sorriso tutt’altro che pentito che fece innervosire di più Hiei – Allora, cosa ti porto?- .
- Non voglio niente!- sibilò tra i denti distogliendo lo sguardo con sdegno.
- Perfetto. Se avete bisogno di altro chiamatemi.- e si allontanò dal tavolo.
A quel punto, a causa dell’espressione oltraggiata che aveva Hiei, Yusuke non riuscì più a trattenersi e scoppiò in una fragorosa risata, seguito subito dopo da Kurama.
- Smettetela subito se non volete fare una brutta fine!- li minacciò lo youkai del fuoco, la rabbia brillò metallica nei suoi occhi rossi.
Non gli piaceva essere deriso, nemmeno dai suoi amici. Era stato umiliato troppo e troppo a lungo in passato per poter tollerarlo ancora.
- Andiamo Hiei, non arrabbiarti. Stavamo solo scherzando!- cercò di calmarlo Yusuke.
- Tsk!- sbottò lo youkai distogliendo lo sguardo da lui.
Il moro sorrise divertito capendo che l’amico aveva soprasseduto.
In quel momento Makoto ritornò reggendo un vassoio con le loro ordinazioni.
- Ecco qui i vostri caffè! – disse con un piccolo sorriso mettendo le tazze di caffè davanti a loro – E questo è per te!- e mise un bicchiere di frullato alla fragola davanti a Hiei.
Lo youkai del fuoco sollevò uno sguardo perplesso su quell’incomprensibile ningen. Perché lo aveva fatto?
- Offre la casa!- gli disse ancora la ragazza scompigliandogli scherzosamente i capelli.
Un gesto che fece sussultare Hiei che, del tutto impreparato al contatto fisico con altre persone, si sottrasse con un gesto brusco, facendo ridacchiare divertita la ragazza. Kurama osservò l’amica incuriosito e preoccupato allo stesso tempo: da quando suo fratello Yuya era scomparso, quella era la prima volta che vedeva Makoto avvicinarsi a qualcuno di sua spontanea volontà e senza la solita maschera che indossava quotidianamente per giunta. Era contento che finalmente iniziasse a mostrare i segni che stava superando il suo trauma, che iniziasse ad aprirsi nuovamente, dopo essersi chiusa così a fondo dentro se stesse, ma non riusciva a comprendere quale fosse stata la molla che le avesse dato lo stimolo.
- A che ora stacchi Makoto?- chiese il rosso attirando la sua attenzione su di sé.
- Alle 20:30. Perché?- domandò a sua volta la ragazza guardandolo negli occhi.
- È piuttosto tardi per tornare a casa da sola.- considerò Kurama.
- Ci sono abituata ormai! E poi non faccio mai il turno fino a mezzanotte perché sono minorenne…- e scrollò le spalle come se non fosse una cosa importante.
- Ti dispiace se ti aspetto e torniamo a casa insieme? Tanto manca solo una mezz’oretta…- disse guardando l’orologio.
- Fai come vuoi…- rispose con noncuranza, prima di allontanarsi richiamata da altri clienti.
Kurama la osservò ancora per qualche istante prima di scuotere la testa infastidito. Non sapeva perché ma da qualche tempo gli sembrava che ci fosse qualcosa di sbagliato in Makoto. Era una sensazione indistinta, così sfumata da essere inafferrabile, eppure era sempre li ben radicata, sempre presente nella sua testa.
- Ti vedo preoccupato…- gli disse infatti Yusuke.
- È per Makoto… non so nemmeno spiegarti perché, ma è così…- rispose confusamente il rosso.
- Passerà presto, vedrai che è solo un momento. Saprà uscirne alla grande.- cercò di rassicurarlo il moro stringendogli il braccio con la mano.
Il rosso annuì sorridendogli grato, per poi ritornare a discutere del modo in cui avrebbero potuto rintracciare Agarwaen.

Makoto uscì dall’ingresso posteriore e raggiunse Suuichi, che la stava aspettando insieme ai suoi strani amici all’ingresso del parco. Le piaceva attraversare il parco per tornare a casa, lo trovava molto rilassante, come immergersi per qualche minuto nella natura, sfuggendo all’artificiosità della città.
- Scusate se vi ho fatto aspettare!- disse fermandosi davanti a loro.
Kurama scosse la testa per dirle che non doveva preoccuparsi.
- Andiamo?- le chiese poi mettendole una mano sulla spalla.
La ragazza annuì con un cenno della testa ed il piccolo gruppo imboccò il sentiero. Erano arrivati quasi alla metà del parco, quando Hiei balzò in avanti, mantenendo una presa salda sull’elsa della sua katana e guardando minacciosamente un punto imprecisato tra le ombre nere degli alberi che costeggiavano il sentiero. Yusuke e Kurama si voltarono a fissarlo perplessi.
- Vieni fuori!- ordinò, il jagan già schiuso sulla sua fronte.
Dopo qualche istante di immobilità, annunciato da un sinistro fruscio di foglie, da dietro il tronco di uno degli alberi spuntò la figura di uno youkai con gli abiti laceri ed una luce folle negli occhi. Sul palmo della sua mano fluttuava una sfera iridescente di energia demoniaca. Fece scorrere lo sguardo su di loro ed un ghigno compiaciuto gli schiuse le labbra.
- Che vuoi fare? – gli urlò contro Yusuke – Hai forse dimenticato che esiste una tregua tra Makai e Ningenkai?- .
- Sono venuto per lei!- disse lo youkai a fatica, con una voce roca ed ansante, puntando la propria spada contro Makoto.
- Per lei?- ripeté stupito Kurama stringendosi l’amica contro.
- Su… Suuichi? Che significa? Che sta succedendo?- chiese la ragazza occhieggiando lo youkai.
Hiei la fissava accigliato: era troppo controllata! Era una ningen che per la prima volta si trovava faccia a faccia con uno youkai, avrebbe dovuto essere terrorizzata… come poteva mantenere una simile calma?
Lo youkai rise. Una risata isterica, per nulla divertita.
- Non ti ricordi di me? Sono sopravvissuto a quella notte e per un anno e mezzo ti ho dato la caccia. Lasciarmi in vita è stato il tuo primo errore, Agarwaen!- sbottò cattivo calcando bene la voce sul nome dell’assassina.
Stupiti da quella rivelazione, Kurama, Yusuke ed Hiei si voltarono a guardare Makoto, la ragazza stretta al petto dell’amico che, ora, fissava con uno sguardo indecifrabile lo youkai che la stava accusando.
- Tu sei pazzo! Lei non è un’assassina! E… e poi è una ningen!- provò a difenderla il rosso.
Lo youkai spostò lo sguardo divertito su di lui, prima di scoppiare in una grassa risata derisoria.
- L’ho vista in volto mentre uccideva il Generale Mobuko! Quando si è accorta di me, mi ha lanciato un pugnale contro, ma la lama, pur trapassandomi la gola, fortunatamente non ha leso alcun punto vitale. – spiegò per poi riportare lo sguardo su Makoto – Ora ti dimostrerò che dico la verità!- .
Iniziò, quindi, ad accumulare abbastanza energia astrale per poter uccidere un ningen, e la lanciò contro la ragazza. Il corpo di Makoto agì ancora prima di poter capire cosa stesse facendo. Rapidamente portò la mano all’orecchio destro strappando uno degli orecchini e subito venne circondata da un’esplosione di luce rossa. L'onda d'urto scaraventò via con violenza Kurama facendolo volare di lato e rotolare al suolo per alcuni metrì. Makoto, poi, saltò via, evitando il colpo del nemico, con una rapida capovolta a mezz’aria. Era stata così veloce che nemmeno Hiei con il suo jagan era riuscito a seguire i suoi movimenti.
Increduli si voltarono tutti nella direzione in cui Makoto si era spostata. La ragazza era in piedi sul ramo più alto di una quercia, un pesante mantello nero ondeggiava pigro attorno al suo corpo, svelando a tratti i vestiti dello stesso colore che indossava; un’immensa, opprimente aura demoniaca l’avvolgeva, frustando rabbiosa l’aria. Dopo un lungo istante di immobilità, Makoto sollevò lentamente la testa, svelando i suoi occhi, fissando tutti i presenti con le sue inquietanti iridi rosse, traboccanti di un rancore che nessun essere vivente avrebbe mai potuto provare, facendoli indietreggiare inconsciamente di alcuni passi.
Kurama deglutì pesantemente mentre osservava basito la sua amica. Era Makoto ma allo stesso tempo non lo era. In quel momento sembrava come se un abile pittore avesse preso i suoi tratti e li avesse raffinati, resi più eleganti e felini. Makoto in quel momento era di una bellezza insostenibile.
Kurama aveva il cervello ingolfato, continuava ad osservare Makoto scuotendo la testa, non riuscendo a far coincidere quell’immagine che aveva davanti con quella della ragazza dei suoi ricordi.
Dove era finita la ragazzina dolce ed un po’ timida con cui era cresciuto? A chi apparteneva quel volto severo e quegli occhi rossi?
- No!- bisbigliò sulle labbra mentre si rendeva conto lentamente di cosa stesse accadendo.
Makoto scostò appena lo sguardo su di lui, come se volesse sondare la sua reazioni, ed un sorriso le scivolò rapido sulle labbra, snudando, per un attimo, la chiostra di zanne acuminate che le riempiva la bocca. Paradossalmente quel particolare su di lei non creare orrore, ma ne accentuava il suo fascino.
Hiei, senza riflettere, sfoderò la sua katana e si slanciò contro l’assassina. Con un gesto pigro Agarwaen sollevò il braccio e bloccò la lama con il palmo della mano, poi con uno strattone violento lanciò l’arma e lo youkai lontano da sé. Con un’elegante piroetta e mezz’aria, Hiei si rimise dritto ed atterrò sulle punte dei piedi.
Agarwaen spostò l’attenzione sullo youkai che aveva causato tutto quello ed il suo sguardo divenne gelido ed affilato come una lama. Come aveva osato quello stupido youkai privarla anche di quel rifugio? Sollevò la mano, puntando il palmo ben aperto verso di lui, e lo youkai scattò in posizione di difesa. L’assassina corrugò la fronte e strinse appena le dita. Lo youkai sentì qualcosa che gli stringeva la gola e che lo stava soffocando lentamente. Si portò le mani al collo, come per sottrarsi alla presa di quelle mani invisibili, e sollevò uno sguardo furibondo ed allarmato sull’assassina.
- Tu! Sudicio youkai! Come hai osato?! Credevi sul serio di potermi battere?- sibilò tra i denti.
Strinse di colpo le dita e, contemporaneamente, lo youkai esplose. Kurama spostò lo sguardo inorridito sull’amica, incredulo che avesse davvero potuto fare una cosa simile. Un’ondata di nausea lo sommerse nel vedere lo sguardo gelido ed impassibile con cui Makoto stava osservando il fumo che andava disperdendosi. No! Quella non era la sua amica! Era solo un mostro che ne aveva assunto l’aspetto, perché la ragazza che conosceva non avrebbe mai ucciso qualcuno con quel disinteresse.
Quella era Agarwaen, sussurrò nella sua mente come se avesse improvvisamente compreso.
Yusuke ed Hiei fecero per slanciarsi verso di lei, ma l’assassina li prevenne, lanciando dei pugnali che si conficcarono nell’asfalto creando un quadrato attorno a loro; subito una barriera si librò crepitando da essi, avvolgendoli ed imprigionandoli. Avrebbe dovuto ucciderli e chiudere la questione immediatamente, ma in quel momento aveva altro sangue da reclamare, non aveva tempo da perdere con quei tre inetti. Doveva soltanto allontanarsi da loro e far perdere le proprie tracce, e quella barriera le avrebbe dato tutto il tempo per farlo. Con un movimento fulmineo del braccio Agarwaen aprì un varco verso il Makai, saltò giù dall’albero con grazia ed eleganza letale, ma mentre stava per attraversarlo Kurama la chiamò.
Si volse appena, trovando il suo amico d’infanzia, l’unica persona che le era stata davvero vicina, premuto contro la superficie della barriera che la fissava incredulo ed ansioso. E qualcosa di indefinito, molto simile al senso di colpa, si mosse in lei.
- Scusami Suuichi!- disse prima di saltare nel varco e scomparire.