Capitolo V: Urla nella mente

Seduta sul ramo più alto dell’albero con la schiena poggiata contro il tronco e le braccia incrociate dietro la testa, Agarwaen osservava il sole che tramontava sul Makai insanguinare il cielo, screziare di bagliori ambrati le acque di fiumi e laghi, e dipingere con leggere pennellate d’oro le foglie e l’erba. Le piaceva osservare un simile panorama, per qualche minuto le sembrava di stare bene, di essere ancora se stessa, perché quello spettacolo naturale era capace di donarle quella serenità che le era stata tolta molto tempo prima.
Chiuse gli occhi e sospirò infastidita. Così Koenma aveva messo sulle sue tracce il figlio di Rizen, Yoko Kurama ed il piccolo Jaganshi…
Non che per lei facesse differenza, ma la cosa non le piaceva. Fino a quel momento il suo nome era così temuto ed odiato che nessuno aveva nemmeno pensato di fermarla, la lasciavano semplicemente in pace a compiere i suoi crimini. Ma se ora qualcuno osava sfidarla apertamente e senza paura, infrangendo quell’alone di terrore che ammantava il suo nome, temeva che sempre più youkai avrebbero preso coraggio ed iniziato a darle la caccia intralciando i suoi piani.
Non poteva permettersi contrattempi, non ora che era così vicina!
Il tempo era così poco e lei aveva ancora così tanto da fare… Il tempo scorreva troppo velocemente, scivolando come sabbia tra le sue dita, inafferrabile. A volte temeva di non riuscire a fare in tempo, che tutto sarebbe terminato prima che potesse trovarsi faccia a faccia con lui! Lui che era la causa di tutto, ciò che l’aveva resa il mostro che era ora per la propria ambizione personale! Lui che l’aveva usata, venduta come un animale al macello! Lui che l’aveva gettata via senza pietà, guardandola come se fosse stata un oggetto inutile! E lei…
… lei si era sempre fidata di lui, del suo eroe sempre coraggioso e leale, convinta che mai le avrebbe mentito, fatto del male.
Stupida! Mille volte stupida! Aveva scoperto a sue spese cosa si nascondesse sotto il suo sorriso sempre gentile e ne aveva pagato lo scotto in sangue e dolore.
Per la prima volta dopo tanto tempo, sciolse le catene con cui teneva imbrigliata la sua mente, lasciando che i ricordi fluissero liberi, invadendola come un fiume che erompe spumeggiando da una diga. Anche se sapeva che le avrebbe fatto male. Per qualche istante lottò contro il dolore, ma alla fine, con un sospiro tremulo sulle labbra si arrese e se ne lasciò sommergere.



Cinghie di cuoio


Che stringono i suoi polsi e le sue caviglie, per tenere il suo corpo immobile sul lettino di metallo gelido. La scialitica accesa e puntata direttamente sul suo volto le impedisce di vedere le persone che si muovevano sfuggenti attorno a lei, parlottando sommessamente, come ombre, brulicando come insetti in un alveare.


Bagliore metallico


Di una lama che incide la sua carne, tagliando pelle, muscoli, tessuti… ancora, ancora, ancora, ancora… ed il sangue scorga rosso e caldo, scorrendo viscoso sulla sua epidermide sempre più fredda…


Urla agghiaccianti, disumane


Le sue urla. Colme di dolore e terrore. Alte, sempre più alte. Urla che riempiono la stanza, infrangendone il silenzio, strisciando impietosamente nel buio. Urla così distorte che non riesce nemmeno a riconoscere la sua voce. Le sembrano urla di un’estranea che grida da qualche parte attorno a lei, mentre la sua bocca non riesce ad emettere alcun suono.


Un innesto nella sua carne squarciata


Un altro. L’ennesimo. Come tutte le altre volte artiglia i suoi organi interni moltiplicando all’infinito il suo dolore, mentre il suo corpo si inarca e si dibatte, e qualcosa dentro di lei muta inesorabilmente, strappandole un altro frammento di umanità. Ancora una volta prega il suo cuore di fermarsi, di lasciarla morire. Ma il suo cuore continua a correre impazzito, come se volesse fuggire via da quel corpo martoriato, prolungando all’infinito la sua agonia. Non le resta che sperare che tutto quello abbia termine presto…

Agarwaen spalancò gli occhi scatto, come se si fosse appena destata da un terrificante incubo, mentre goccioline di sudore gelido le imperlavano la fronte e le scorrevano lungo il collo e la schiena, ed il respiro correva spezzato tra le sue labbra. Si asciugò con il dorso della mano guantata.
Credeva di avere ormai superato quei ricordi, invece il dolore era sempre quello del primo istante, intenso, bruciante, soffocante, che toglieva la ragione e non lasciava nulla dietro di sé. Come la brace che arde più viva sotto la cenere.
Si chiese se sarebbe mai terminata, se prima o poi gli sarebbe stato concesso di vivere come una persona qualsiasi. Un sorriso amaro le schiuse le labbra. Le sue erano solo illusioni. Non sarebbe mai potuta tornare indietro, la strada che aveva imboccato non aveva ritorno, era una lunga, devastante caduta libera verso il nulla.
Richiuse gli occhi ed a fatica imbrigliò nuovamente la sua mente. Perché lei in quel momento non aveva bisogno di simili sentimentalismi che la rendevano debole. Agarwaen doveva essere forte, razionale, glaciale se voleva sopravvivere. Rallentò la respirazione e cercò di rilassare i muscoli della schiena: erano così contratti che le dolevano. Il suo punto di forza era la freddezza, niente poteva sorprenderla e scalfirla, e per questo non abbassava mai la guardia. Doveva ritrovarla, non poteva lasciarsi andare in quel modo.
Quando riaprì le palpebre una luce glaciale brillava sul fondo dei suoi occhi rossi. Aveva ritrovato se stessa, come ogni volta, come aveva imparato bene a fare ogni volta che si sentiva persa.

Mukuro era distesa sul suo enorme baldacchino, immersa nella più spessa penombra, quando udì un fruscio e subito scattò a sedere, in attesa che l’intruso si mostrasse. Emergendo dalle ombre come un’ombra ancora più oscura ed inquietante, Agarwaen si avvicinò al letto.
Mukuro si sentì indispettita dalla sua intrusione: era decisamente fastidioso sapere che quell’assassina sarebbe potuta entrare ed uscire a piacimento dalla sua Fortezza, senza che nessuno dei suoi soldati riuscisse a bloccarla.
- Sono venuta a riscuotere quanto pattuito!- disse Agarwaen asciutta, incrociando le braccia al petto.
Con un cenno del capo Mukuro le indicò una busta chiusa ed abbandonata sulla sponda del letto. L’assassina la prese e la strappò con foga, ansiosa di scoprire dove si nascondesse di Tenebra. Prima di decidersi a rivolgersi a Mukuro, aveva cercato Tenebra a lungo ed invano, setacciando tutto il Makai senza trovare nessun indizio utile a spingerla nella giusta direzione. Estrasse il foglio piegato a metà dalla busta e lo aprì, trovando solo poche righe.
- Vuoi prendermi in giro?- ringhiò accartocciando il foglio nel palmo della mano.
- È tutto quello che sono riuscita a scoprire. Il tuo amico sa nascondersi bene… Vive da qualche parte nei Picchi Aguzzi!- rispose il Re con un ghigno sarcastico sulle labbra.
Sotto il cuoio della maschera, Agarwaen masticò qualche imprecazione. Se nemmeno Mukuro, con tutta la schiera dei suoi guerrieri, era riuscita a reperire informazioni più dettagliate su Tenebra, cosa sperava di fare lei che era da sola? I Picchi Aguzzi erano una catena montuosa che chiudeva la Regione del Fuoco del Makai, era un vero e proprio baluardo naturale che si innalzava in punte acuminate fino al cielo. Le pareti erano scoscese e piene di tagli, forre e precipizi. Esistevano migliaia di gole e grotte in cui Tenebra avrebbe potuto nascondersi. Le ci sarebbero voluti decenni per perlustrarle tutte e non disponeva di tutto quel tempo!
- Esiste un altro modo per scoprire dove si trova Tenebra!- la voce divertita di Mukuro la strappò ai suoi pensieri.
- Parla!- ordinò esaltata da una nuova speranza.
- Si dice che Tenebra stia portando avanti di nascosto esperimenti pericolosi usando cavie ningen e youkai. – si interruppe un istante fissandola con uno strano sguardo sornione – Dovrà pur rifornirsi da qualche parte di tutto quello che gli serve, no?! Potresti seguire le traccia che lascia dietro di sé!- spiegò Mukuro con semplicità.
Agarwaen si diede della stupida da sola. Era stata così concentrata su come trovare il suo rifugio da trascurare tutto il resto. Senza dire una parola saltò fuori dalla stanza seguendo l’intuizione che l’aveva colta in quel momento.

Saltava di albero in albero, veloce, sempre più veloce, come i pensieri che si accavallavano disordinatamente nella sua mente. Come aveva potuto lasciarsi sfuggire una pista così ovvia? L’odio aveva davvero oscurato ogni sua capacità razionale! Ma ora, grazie a Mukuro, vedeva un’altra strada aprirsi davanti a lei per portare a compimento alla sua vendetta.
Lei sapeva di cosa aveva bisogno Tenebra per portare avanti i propri esperimenti. Anche lei era stata una cavia, aveva visto cosa avevano usato su di lei ed in tutto il Makai esisteva un solo mercato dove avrebbe potuto rifornirsi del necessario, quello di Alauda.
Alauda era una città commerciale della Marca dei Venti, era stata costruita rapidamente in una posizione strategica, tanto da assumere il ruolo di crocevia tra varie regioni del Makai. Era una città tanto ricca quanto pericolosa, perché i soldi che vi circolavano avevano attratto un gran numero di criminali che vivevano alla giornata derubando gli youkai più ricchi e sprovveduti. Nel suo mercato si poteva trovare qualsiasi cosa che si desiderasse a patto che si avessero i denari per pagarli, s’intende. Era spesso andata ad Alauda negli anni passati per comprare armi e veleni e, per questo, sapeva come muoversi. E quindi conosceva anche i mercanti dai quali si sarebbe potuto approvvigionare Tenebra.
Sicuramente gli occorrevano strumenti chirurgici di ogni tipo, farmaci, soprattutto anestetici ed antidolorifici, ma più di ogni altra cosa necessitava di innesti organici e, in tutto il Makai, un solo youkai vendeva quella roba sottobanco: Hironobi il Nero. Aveva avuto a che fare con lui una sola volta e subito aveva imparato a non fidarsi di lui. Sperava davvero che non si mettesse a mercanteggiare con lei come suo solito, perché davvero quella volta non aveva tempo da perdere con i suoi giochetti.
Atterrò in ginocchio su uno dei rami centrali di un enorme abete ed osservò con un sorriso soddisfatto la città di Alauda srotolarsi davanti a lei con il chiassoso intrigo delle sue strade e delle sue case. Sorrise soddisfatta sotto il cuoio della maschera prima di saltare giù ed atterrare elegantemente sul terreno morbido ai piedi dell’abete. Prima di entrare in città sganciò la maschera dal cappuccio e l’abbassò scoprendo il viso e la testa, il suo travestimento era troppo peculiare e voleva evitare di farsi riconoscere e di scatenare il panico. Doveva arrivare alla bottega di Hironobi il Nero senza farsi notare e prenderlo di sorpresa, era il solo modo per ottenere da lui quanto desiderava.
Varcò la porta urbica e subito si immerse nel variopinto e chiassoso universo umano che animava la città. Ovunque volgesse lo sguardo vedeva capannelli di youkai impegnati a mercanteggiare qualsiasi cosa.
La bottega di Hironobi il Nero si trovava dall’altro lato della piazza cittadina. Era una specie di tana aperta nel pianterreno di un edificio più grande adibito a foro; era piccola, buia ed umida, ingombra di cianfrusaglie e chincaglierie di nessun valore. Avrebbe dovuto aspettarlo all’interno, lì dentro nessuno sarebbe venuto a disturbarli.
Mentre attraversava la piazza ingombra di youkai sollevò per caso lo sguardo e, tra la folla, a pochi passi da lei, vide Yusuke Urameshi ed i suoi due amici che parlavano animatamente con uno youkai che conosceva di vista. Probabilmente stavano cercando di scoprire qualcosa che portasse a lei, pensò con un sorriso. Ma proprio in quel momento Kurama guardò verso la sua direzione e lei, più per istinto che per reale necessità, si nascose dietro una delle colonne che decoravano la piazza.

Kurama si guardava intorno perplesso, disturbato da una strana sensazione. Aveva sollevato lo sguardo per caso, spinto dalla sensazione di essere osservato e, come spesso accadeva, aveva visto qualcosa di strano, qualcosa di totalmente assurdo, che non era riuscito ad afferrare completamente.
- Che hai?- gli chiese Hiei.
Il demone volpe corrugò la fronte mentre la sensazione di disagio dentro di lui aumentava.
- Niente… niente…- rispose soprapensiero.
Yusuke tornò dai due amici visibilmente infastidito.
- Nessuno sa niente! Sembra quasi che stiamo inseguendo davvero un fantasma!- sbottò irritato e frustrato.
- Forse hanno solo paura che Agarwaen possa vendicarsi se scopre che hanno parlato con noi!- ipotizzò Kurama riportando lo sguardo su di loro.
- Allora dovremmo mettere loro più paura di lei!- esclamò Hiei snudando le labbra in un sorriso feroce.
Kurama scosse la testa.
- Chi è l’ultimo youkai che dobbiamo interrogare?- gli chiese invece.
- Hironobi il Nero.- rispose lo youkai del fuoco già incamminandosi.

Hironobi il Nero entrò nella sua bottega e si richiuse la porta alle spalle soddisfatto. Le vendite erano aumentate notevolmente con l’inizio del Secondo Torneo del Makai alle porte, procurandogli introiti da capogiro. Armi e sostanze per aumentare la resistenza e la forza stavano letteralmente andando a ruba. Se fosse continuata così nel giro di qualche anno avrebbe potuto ritirarsi e vivere di rendita.
I suoi pensieri furono interrotti da una lama gelida e tagliente premuta contro la sua gola. Superata la sorpresa cercò di muoversi, ma un braccio incredibilmente forte stava bloccando i suoi arti dietro la schiena.
- Sta calmo e non ti farò niente!- gli sussurrò una voce incolore e cupa nell’orecchio.
Hironobi avrebbe riconosciuto quella voce tra mille altre. Quella voce che lo terrorizzava anche quando lei era lontana miglia e miglia, che gli faceva accapponare la pelle e drizzare i peli dal terrore al solo ricordo.
- A… Agarwaen! C… che cosa vuoi?- balbettò pietosamente.
- Voglio fare due chiacchiera con te, tranquillo!- ed allentò un po’ la pressione del taglio della lama sulla sua pelle.
- S… solo?- chiese incredulo.
- Voglio fare quattro chiacchiere con te! – ripeté pazientemente – Quindi se starai tranquillo e non farai colpi di testa non ti farò nulla, chiaro?- e gli batté il piatto della lama contro la guancia in segno di minaccia.
- S… si…- annuì l’altro youkai terrorizzato.
- Bene! – gli legò i polsi dietro la schiena e lo fece sedere di peso su di uno sgabello vicino a loro – Voglio Tenebra e tu me lo darai!- ordinò arrivando subito al sodo.
Hironobi sgranò gli occhi sempre più impaurito: aveva il terrore di Agarwaen ma il massimo che poteva fargli era ucciderlo, mentre Tenebra gli avrebbe riservato una lunga esistenza di dolore straziante. Non lo avrebbe tradito, mai!
- Non so di cosa tu stia parlando!- rispose e deglutì pesantemente in attesa della reazione dell’assassina.
L’aria dentro la bottega si raggelò all’istante, lo youkai poteva avvertire distintamente la furia che stava montando dentro Agarwaen.
- Dove si nasconde Tenebra?- ripeté gelidamente, passando il polpastrello del pollice sul filo del pugnale.
Il mercante serrò le labbra, ostinatamente deciso a non parlare.
- Come vuoi!- esclamò con calma glaciale Agarwaen, rinfoderando il pugnale.
Muovendosi rapidamente lo sollevò di peso e, facendo passare una corda attorno ai suoi polsi legati e poi su una trave del soffitto, lo imprigionò con le braccia sollevate sopra la testa e le gambe penzoloni che sfioravano appena il pavimento. L’assassina gli premette la punta del solito pugnale sulla guancia.
- Adesso ti farò delle domande e tu risponderai. Se ti rifiuterai…- e premette la lama, incidendo appena la carne – Sono stata chiara?- .
Hironobi era terrorizzato. Avrebbe potuto urlare e chiamare aiuto, ma Agarwaen gli avrebbe tagliato la gola all’istante. Quella pazza voleva che tradisse Tenebra. Se solo avesse sospettato una cosa simile, sarebbe stato carne da macello nelle mani di quello psicopatico.
Ma neanche Agarwaen sembrava scherzare ed in quel momento era lei che aveva davanti…
… improvvisamente il mercante si rese conto di quanto fosse vicino alla morte in quel momento ed annuì con un debole cenno del capo.
- Ricominciamo. Sei tu che vendi a Tenebra gli innesti organici per i suoi esperimenti vero?- gli chiese mantenendo la lama appena premuta sulla sua pelle per ricordargli la sua minaccia.
- S… si!- balbettò Hironobi.
- Bene! Lo vedi che sai rispondere se vuoi? – esclamò ironica l’assassina – E dimmi: viene lui a prendere la merce?- .
- M… manda uno youkai…- Hironobi sospirò mentre una goccia di sudore gelido gli solcava il volto dalla tempia al mento.
- Uno youkai… conosci il suo nome?- domando lei impaziente.
Hironobi scosse la testa.
- Allora sapresti descriverlo?- chiese premendo ancora un po’ il pugnale, ma senza ferirlo.
- A… alto… con i capelli bianchi… p… porta sempre una falce come arma…- rispose velocemente incespicando con le parole.
Asabi! Il braccio destro di Tenebra. Feroce, spietato e potente quasi quanto il suo padrone. Imprecò tra i denti. Se c’era anche Asabi in mezzo, quella storia si sarebbe complicata ancora di più.
Riportò la propria attenzione sul mercante: aveva ancora alcune domande da fargli.
- Ora ti farò una domanda facile, facile: dove si nasconde Tenebra?- chiese piegandosi verso di lui in modo minaccioso.
- Non… non lo so…- bisbigliò terrorizzato.
- Risposta sbagliata!- disse atona e calma Agarwaen premendo nuovamente la lama.
- Asp… aspetta! No!- urlò Hironobi contorcendosi per il dolore.
La lama tagliava sicura e con precisione chirurgica la pelle delle sue spalle e del suo petto, il sangue scorreva in caldi rigagnoli cremisi sulla pelle. Si fermò quando giunse al ventre.
- Dove si nasconde Tenebra?- chiese nuovamente rigirando la lama del pugnale all’interno della ferita che aveva appena inciso, strappando un grido acuto allo youkai.
- Non… lo… so… davvero! – ansimò il mercante – Lo youkai paga e mi ordina di seguirlo con la merce fino ai Picchi Aguzzi, da lì in poi procede da solo. Non vuole che si scopra dove si nasconda il suo padrone.- man mano che aveva parlato la voce era ritornata più sicura, ferma.
- Ogni quanto viene a caricare la merce?- ed estrasse un po’ la lama dalla ferita.
- Verrà dopodomani.- ed Hironobi si umettò le labbra mentre un’idea per uscire vivo da quella situazione iniziava a formarsi nella sua mente.
Agarwaen rimase a fissare pensierosa il vuoto per qualche istante. Forse sapeva cosa doveva fare per trovare finalmente il covo di Tenebra.
- Possiamo metterci d’accordo se vuoi…- la voce del mercante la strappò ai suoi pensieri.
L’assassina sollevò lo sguardo su di lui e vide che la stava fissando con lo sguardo insinuante e sornione di quando si preparava a fregare i suoi clienti.
- Come?- chiese spingendolo a rivelare le sue intenzioni.
- Abbiamo concluso qualche buon’affare insieme assassina, sai che so essere di parola quando mi conviene. Lasciami libero ed io ti porterò da Tenebra quando sarà il momento! Io…- la voce gli si mozzò in gola, gelata dal dolore.
Agarwaen aveva affondato con violenza la lama nella sua carne, disgustata dalla sua ambiguità. Era sicura che alla prima occasione quel verme l’avrebbe venduta a Tenebra senza pensarci due volte.
- Tu non mi servi più!- sibilò gelida fra i denti.
Con un rapido movimento del polso lo sventrò.

Yusuke aprì la porta del piccolo negozio di Hironobi il Nero ed entrò, seguito dai suoi amici. Subito vennero investiti dalla zaffata nauseabonda di un puzzo dolciastro e penetrante. Guardarono all’interno e videro il mercante, ormai senza vita, appeso ad una trave con il ventre squarciato. Infilata nella ferita faceva bella mostra di sé una piuma di astore.
Sapevano già chi era stata ad uccidere quello youkai.