Seduta sul ramo
più alto dell’albero con la schiena poggiata
contro il tronco e le braccia incrociate dietro la testa, Agarwaen
osservava il sole che tramontava sul Makai insanguinare il cielo,
screziare di bagliori ambrati le acque di fiumi e laghi, e dipingere
con leggere pennellate d’oro le foglie e l’erba. Le
piaceva osservare un simile panorama, per qualche minuto le sembrava di
stare bene, di essere ancora se stessa, perché quello
spettacolo naturale era capace di donarle quella serenità
che le era stata tolta molto tempo prima.
Chiuse gli occhi e sospirò infastidita. Così
Koenma aveva messo sulle sue tracce il figlio di Rizen, Yoko Kurama ed
il piccolo Jaganshi…
Non che per lei facesse differenza, ma la cosa non le piaceva. Fino a
quel momento il suo nome era così temuto ed odiato che
nessuno aveva nemmeno pensato di fermarla, la lasciavano semplicemente
in pace a compiere i suoi crimini. Ma se ora qualcuno osava sfidarla
apertamente e senza paura, infrangendo quell’alone di terrore
che ammantava il suo nome, temeva che sempre più youkai
avrebbero preso coraggio ed iniziato a darle la caccia intralciando i
suoi piani.
Non poteva permettersi contrattempi, non ora che era così
vicina!
Il tempo era così poco e lei aveva ancora così
tanto da fare… Il tempo scorreva troppo velocemente,
scivolando come sabbia tra le sue dita, inafferrabile. A volte temeva
di non riuscire a fare in tempo, che tutto sarebbe terminato prima che
potesse trovarsi faccia a faccia con lui! Lui che
era la causa di tutto, ciò che l’aveva resa il
mostro che era ora per la propria ambizione personale! Lui che
l’aveva usata, venduta come un animale al macello! Lui che
l’aveva gettata via senza pietà, guardandola come
se fosse stata un oggetto inutile! E lei…
… lei si era sempre fidata di lui, del suo eroe sempre
coraggioso e leale, convinta che mai le avrebbe mentito, fatto del male.
Stupida! Mille volte stupida! Aveva scoperto a sue spese cosa si
nascondesse sotto il suo sorriso sempre gentile e ne aveva pagato lo
scotto in sangue e dolore.
Per la prima volta dopo tanto tempo, sciolse le catene con cui teneva
imbrigliata la sua mente, lasciando che i ricordi fluissero liberi,
invadendola come un fiume che erompe spumeggiando da una diga. Anche se
sapeva che le avrebbe fatto male. Per qualche istante lottò
contro il dolore, ma alla fine, con un sospiro tremulo sulle labbra si
arrese e se ne lasciò sommergere.
Cinghie di cuoio
Che stringono i suoi polsi e le sue caviglie, per tenere il suo corpo immobile sul lettino di metallo gelido. La scialitica accesa e puntata direttamente sul suo volto le impedisce di vedere le persone che si muovevano sfuggenti attorno a lei, parlottando sommessamente, come ombre, brulicando come insetti in un alveare.
Bagliore metallico
Di una lama che incide la sua carne, tagliando pelle, muscoli, tessuti… ancora, ancora, ancora, ancora… ed il sangue scorga rosso e caldo, scorrendo viscoso sulla sua epidermide sempre più fredda…
Urla agghiaccianti, disumane
Le sue urla. Colme di dolore e terrore. Alte, sempre più alte. Urla che riempiono la stanza, infrangendone il silenzio, strisciando impietosamente nel buio. Urla così distorte che non riesce nemmeno a riconoscere la sua voce. Le sembrano urla di un’estranea che grida da qualche parte attorno a lei, mentre la sua bocca non riesce ad emettere alcun suono.
Un innesto nella sua carne squarciata
Un
altro. L’ennesimo. Come tutte le altre volte artiglia i suoi
organi interni moltiplicando all’infinito il suo dolore,
mentre il suo corpo si inarca e si dibatte, e qualcosa dentro di lei
muta inesorabilmente, strappandole un altro frammento di
umanità. Ancora una volta prega il suo cuore di fermarsi, di
lasciarla morire. Ma il suo cuore continua a correre impazzito, come se
volesse fuggire via da quel corpo martoriato, prolungando
all’infinito la sua agonia. Non le resta che sperare che
tutto quello abbia termine presto…
Agarwaen spalancò gli occhi scatto, come se si fosse appena
destata da un terrificante incubo, mentre goccioline di sudore gelido
le imperlavano la fronte e le scorrevano lungo il collo e la schiena,
ed il respiro correva spezzato tra le sue labbra. Si asciugò
con il dorso della mano guantata.
Credeva di avere ormai superato quei ricordi, invece il dolore era
sempre quello del primo istante, intenso, bruciante, soffocante, che
toglieva la ragione e non lasciava nulla dietro di sé. Come
la brace che arde più viva sotto la cenere.
Si chiese se sarebbe mai terminata, se prima o poi gli sarebbe stato
concesso di vivere come una persona qualsiasi. Un sorriso amaro le
schiuse le labbra. Le sue erano solo illusioni. Non sarebbe mai potuta
tornare indietro, la strada che aveva imboccato non aveva ritorno, era
una lunga, devastante caduta libera verso il nulla.
Richiuse gli occhi ed a fatica imbrigliò nuovamente la sua
mente. Perché lei in quel momento non aveva bisogno di
simili sentimentalismi che la rendevano debole. Agarwaen doveva essere
forte, razionale, glaciale se voleva sopravvivere. Rallentò
la respirazione e cercò di rilassare i muscoli della
schiena: erano così contratti che le dolevano. Il suo punto
di forza era la freddezza, niente poteva sorprenderla e scalfirla, e
per questo non abbassava mai la guardia. Doveva ritrovarla, non poteva
lasciarsi andare in quel modo.
Quando riaprì le palpebre una luce glaciale brillava sul
fondo dei suoi occhi rossi. Aveva ritrovato se stessa, come ogni volta,
come aveva imparato bene a fare ogni volta che si sentiva persa.
Mukuro era distesa sul suo enorme baldacchino, immersa nella
più spessa penombra, quando udì un fruscio e
subito scattò a sedere, in attesa che l’intruso si
mostrasse. Emergendo dalle ombre come un’ombra ancora
più oscura ed inquietante, Agarwaen si avvicinò
al letto.
Mukuro si sentì indispettita dalla sua intrusione: era
decisamente fastidioso sapere che quell’assassina sarebbe
potuta entrare ed uscire a piacimento dalla sua Fortezza, senza che
nessuno dei suoi soldati riuscisse a bloccarla.
- Sono venuta a riscuotere quanto pattuito!- disse Agarwaen asciutta,
incrociando le braccia al petto.
Con un cenno del capo Mukuro le indicò una busta chiusa ed
abbandonata sulla sponda del letto. L’assassina la prese e la
strappò con foga, ansiosa di scoprire dove si nascondesse di
Tenebra. Prima di decidersi a rivolgersi a Mukuro, aveva cercato
Tenebra a lungo ed invano, setacciando tutto il Makai senza trovare
nessun indizio utile a spingerla nella giusta direzione. Estrasse il
foglio piegato a metà dalla busta e lo aprì,
trovando solo poche righe.
- Vuoi prendermi in giro?- ringhiò accartocciando il foglio
nel palmo della mano.
- È tutto quello che sono riuscita a scoprire. Il tuo amico
sa nascondersi bene… Vive da qualche parte nei Picchi
Aguzzi!- rispose il Re con un ghigno sarcastico sulle labbra.
Sotto il cuoio della maschera, Agarwaen masticò qualche
imprecazione. Se nemmeno Mukuro, con tutta la schiera dei suoi
guerrieri, era riuscita a reperire informazioni più
dettagliate su Tenebra, cosa sperava di fare lei che era da sola? I
Picchi Aguzzi erano una catena montuosa che chiudeva la Regione del
Fuoco del Makai, era un vero e proprio baluardo naturale che si
innalzava in punte acuminate fino al cielo. Le pareti erano scoscese e
piene di tagli, forre e precipizi. Esistevano migliaia di gole e grotte
in cui Tenebra avrebbe potuto nascondersi. Le ci sarebbero voluti
decenni per perlustrarle tutte e non disponeva di tutto quel tempo!
- Esiste un altro modo per scoprire dove si trova Tenebra!- la voce
divertita di Mukuro la strappò ai suoi pensieri.
- Parla!- ordinò esaltata da una nuova speranza.
- Si dice che Tenebra stia portando avanti di nascosto esperimenti
pericolosi usando cavie ningen e youkai. – si interruppe un
istante fissandola con uno strano sguardo sornione –
Dovrà pur rifornirsi da qualche parte di tutto quello che
gli serve, no?! Potresti seguire le traccia che lascia dietro di
sé!- spiegò Mukuro con semplicità.
Agarwaen si diede della stupida da sola. Era stata così
concentrata su come trovare il suo rifugio da trascurare tutto il
resto. Senza dire una parola saltò fuori dalla stanza
seguendo l’intuizione che l’aveva colta in quel
momento.
Saltava di albero in albero, veloce, sempre più veloce, come
i pensieri che si accavallavano disordinatamente nella sua mente. Come
aveva potuto lasciarsi sfuggire una pista così ovvia?
L’odio aveva davvero oscurato ogni sua capacità
razionale! Ma ora, grazie a Mukuro, vedeva un’altra strada
aprirsi davanti a lei per portare a compimento alla sua vendetta.
Lei sapeva di cosa aveva bisogno Tenebra per portare avanti i propri
esperimenti. Anche lei era stata una cavia, aveva visto cosa avevano
usato su di lei ed in tutto il Makai esisteva un solo mercato dove
avrebbe potuto rifornirsi del necessario, quello di Alauda.
Alauda era una città commerciale della Marca dei Venti, era
stata costruita rapidamente in una posizione strategica, tanto da
assumere il ruolo di crocevia tra varie regioni del Makai. Era una
città tanto ricca quanto pericolosa, perché i
soldi che vi circolavano avevano attratto un gran numero di criminali
che vivevano alla giornata derubando gli youkai più ricchi e
sprovveduti. Nel suo mercato si poteva trovare qualsiasi cosa che si
desiderasse a patto che si avessero i denari per pagarli,
s’intende. Era spesso andata ad Alauda negli anni passati per
comprare armi e veleni e, per questo, sapeva come muoversi. E quindi
conosceva anche i mercanti dai quali si sarebbe potuto approvvigionare
Tenebra.
Sicuramente gli occorrevano strumenti chirurgici di ogni tipo, farmaci,
soprattutto anestetici ed antidolorifici, ma più di ogni
altra cosa necessitava di innesti organici e, in tutto il Makai, un
solo youkai vendeva quella roba sottobanco: Hironobi il Nero. Aveva
avuto a che fare con lui una sola volta e subito aveva imparato a non
fidarsi di lui. Sperava davvero che non si mettesse a mercanteggiare
con lei come suo solito, perché davvero quella volta non
aveva tempo da perdere con i suoi giochetti.
Atterrò in ginocchio su uno dei rami centrali di un enorme
abete ed osservò con un sorriso soddisfatto la
città di Alauda srotolarsi davanti a lei con il chiassoso
intrigo delle sue strade e delle sue case. Sorrise soddisfatta sotto il
cuoio della maschera prima di saltare giù ed atterrare
elegantemente sul terreno morbido ai piedi dell’abete. Prima
di entrare in città sganciò la maschera dal
cappuccio e l’abbassò scoprendo il viso e la
testa, il suo travestimento era troppo peculiare e voleva evitare di
farsi riconoscere e di scatenare il panico. Doveva arrivare alla
bottega di Hironobi il Nero senza farsi notare e prenderlo di sorpresa,
era il solo modo per ottenere da lui quanto desiderava.
Varcò la porta urbica e subito si immerse nel variopinto e
chiassoso universo umano che animava la città. Ovunque
volgesse lo sguardo vedeva capannelli di youkai impegnati a
mercanteggiare qualsiasi cosa.
La bottega di Hironobi il Nero si trovava dall’altro lato
della piazza cittadina. Era una specie di tana aperta nel pianterreno
di un edificio più grande adibito a foro; era piccola, buia
ed umida, ingombra di cianfrusaglie e chincaglierie di nessun valore.
Avrebbe dovuto aspettarlo all’interno, lì dentro
nessuno sarebbe venuto a disturbarli.
Mentre attraversava la piazza ingombra di youkai sollevò per
caso lo sguardo e, tra la folla, a pochi passi da lei, vide Yusuke
Urameshi ed i suoi due amici che parlavano animatamente con uno youkai
che conosceva di vista. Probabilmente stavano cercando di scoprire
qualcosa che portasse a lei, pensò con un sorriso. Ma
proprio in quel momento Kurama guardò verso la sua direzione
e lei, più per istinto che per reale necessità,
si nascose dietro una delle colonne che decoravano la piazza.
Kurama si guardava intorno perplesso, disturbato da una strana
sensazione. Aveva sollevato lo sguardo per caso, spinto dalla
sensazione di essere osservato e, come spesso accadeva, aveva visto
qualcosa di strano, qualcosa di totalmente assurdo, che non era
riuscito ad afferrare completamente.
- Che hai?- gli chiese Hiei.
Il demone volpe corrugò la fronte mentre la sensazione di
disagio dentro di lui aumentava.
- Niente… niente…- rispose soprapensiero.
Yusuke tornò dai due amici visibilmente infastidito.
- Nessuno sa niente! Sembra quasi che stiamo inseguendo davvero un
fantasma!- sbottò irritato e frustrato.
- Forse hanno solo paura che Agarwaen possa vendicarsi se scopre che
hanno parlato con noi!- ipotizzò Kurama riportando lo
sguardo su di loro.
- Allora dovremmo mettere loro più paura di lei!-
esclamò Hiei snudando le labbra in un sorriso feroce.
Kurama scosse la testa.
- Chi è l’ultimo youkai che dobbiamo interrogare?-
gli chiese invece.
- Hironobi il Nero.- rispose lo youkai del fuoco già
incamminandosi.
Hironobi il Nero entrò nella sua bottega e si richiuse la
porta alle spalle soddisfatto. Le vendite erano aumentate notevolmente
con l’inizio del Secondo Torneo del Makai alle porte,
procurandogli introiti da capogiro. Armi e sostanze per aumentare la
resistenza e la forza stavano letteralmente andando a ruba. Se fosse
continuata così nel giro di qualche anno avrebbe potuto
ritirarsi e vivere di rendita.
I suoi pensieri furono interrotti da una lama gelida e tagliente
premuta contro la sua gola. Superata la sorpresa cercò di
muoversi, ma un braccio incredibilmente forte stava bloccando i suoi
arti dietro la schiena.
- Sta calmo e non ti farò niente!- gli sussurrò
una voce incolore e cupa nell’orecchio.
Hironobi avrebbe riconosciuto quella voce tra mille altre. Quella voce
che lo terrorizzava anche quando lei era lontana miglia e miglia, che
gli faceva accapponare la pelle e drizzare i peli dal terrore al solo
ricordo.
- A… Agarwaen! C… che cosa vuoi?-
balbettò pietosamente.
- Voglio fare due chiacchiera con te, tranquillo!- ed
allentò un po’ la pressione del taglio della lama
sulla sua pelle.
- S… solo?- chiese incredulo.
- Voglio fare quattro chiacchiere con te! – ripeté
pazientemente – Quindi se starai tranquillo e non farai colpi
di testa non ti farò nulla, chiaro?- e gli batté
il piatto della lama contro la guancia in segno di minaccia.
- S… si…- annuì l’altro
youkai terrorizzato.
- Bene! – gli legò i polsi dietro la schiena e lo
fece sedere di peso su di uno sgabello vicino a loro – Voglio
Tenebra e tu me lo darai!- ordinò arrivando subito al sodo.
Hironobi sgranò gli occhi sempre più impaurito:
aveva il terrore di Agarwaen ma il massimo che poteva fargli era
ucciderlo, mentre Tenebra gli avrebbe riservato una lunga esistenza di
dolore straziante. Non lo avrebbe tradito, mai!
- Non so di cosa tu stia parlando!- rispose e deglutì
pesantemente in attesa della reazione dell’assassina.
L’aria dentro la bottega si raggelò
all’istante, lo youkai poteva avvertire distintamente la
furia che stava montando dentro Agarwaen.
- Dove si nasconde Tenebra?- ripeté gelidamente, passando il
polpastrello del pollice sul filo del pugnale.
Il mercante serrò le labbra, ostinatamente deciso a non
parlare.
- Come vuoi!- esclamò con calma glaciale Agarwaen,
rinfoderando il pugnale.
Muovendosi rapidamente lo sollevò di peso e, facendo passare
una corda attorno ai suoi polsi legati e poi su una trave del soffitto,
lo imprigionò con le braccia sollevate sopra la testa e le
gambe penzoloni che sfioravano appena il pavimento.
L’assassina gli premette la punta del solito pugnale sulla
guancia.
- Adesso ti farò delle domande e tu risponderai. Se ti
rifiuterai…- e premette la lama, incidendo appena la carne
– Sono stata chiara?- .
Hironobi era terrorizzato. Avrebbe potuto urlare e chiamare aiuto, ma
Agarwaen gli avrebbe tagliato la gola all’istante. Quella
pazza voleva che tradisse Tenebra. Se solo avesse sospettato una cosa
simile, sarebbe stato carne da macello nelle mani di quello psicopatico.
Ma neanche Agarwaen sembrava scherzare ed in quel momento era lei che
aveva davanti…
… improvvisamente il mercante si rese conto di quanto fosse
vicino alla morte in quel momento ed annuì con un debole
cenno del capo.
- Ricominciamo. Sei tu che vendi a Tenebra gli innesti organici per i
suoi esperimenti vero?- gli chiese mantenendo la lama appena premuta
sulla sua pelle per ricordargli la sua minaccia.
- S… si!- balbettò Hironobi.
- Bene! Lo vedi che sai rispondere se vuoi? –
esclamò ironica l’assassina – E dimmi:
viene lui a prendere la merce?- .
- M… manda uno youkai…- Hironobi
sospirò mentre una goccia di sudore gelido gli solcava il
volto dalla tempia al mento.
- Uno youkai… conosci il suo nome?- domando lei impaziente.
Hironobi scosse la testa.
- Allora sapresti descriverlo?- chiese premendo ancora un po’
il pugnale, ma senza ferirlo.
- A… alto… con i capelli bianchi…
p… porta sempre una falce come arma…- rispose
velocemente incespicando con le parole.
Asabi! Il braccio destro di Tenebra. Feroce, spietato e potente quasi
quanto il suo padrone. Imprecò tra i denti. Se
c’era anche Asabi in mezzo, quella storia si sarebbe
complicata ancora di più.
Riportò la propria attenzione sul mercante: aveva ancora
alcune domande da fargli.
- Ora ti farò una domanda facile, facile: dove si nasconde
Tenebra?- chiese piegandosi verso di lui in modo minaccioso.
- Non… non lo so…- bisbigliò
terrorizzato.
- Risposta sbagliata!- disse atona e calma Agarwaen premendo nuovamente
la lama.
- Asp… aspetta! No!- urlò Hironobi contorcendosi
per il dolore.
La lama tagliava sicura e con precisione chirurgica la pelle delle sue
spalle e del suo petto, il sangue scorreva in caldi rigagnoli cremisi
sulla pelle. Si fermò quando giunse al ventre.
- Dove si nasconde Tenebra?- chiese nuovamente rigirando la lama del
pugnale all’interno della ferita che aveva appena inciso,
strappando un grido acuto allo youkai.
- Non… lo… so… davvero! –
ansimò il mercante – Lo youkai paga e mi ordina di
seguirlo con la merce fino ai Picchi Aguzzi, da lì in poi
procede da solo. Non vuole che si scopra dove si nasconda il suo
padrone.- man mano che aveva parlato la voce era ritornata
più sicura, ferma.
- Ogni quanto viene a caricare la merce?- ed estrasse un po’
la lama dalla ferita.
- Verrà dopodomani.- ed Hironobi si umettò le
labbra mentre un’idea per uscire vivo da quella situazione
iniziava a formarsi nella sua mente.
Agarwaen rimase a fissare pensierosa il vuoto per qualche istante.
Forse sapeva cosa doveva fare per trovare finalmente il covo di Tenebra.
- Possiamo metterci d’accordo se vuoi…- la voce
del mercante la strappò ai suoi pensieri.
L’assassina sollevò lo sguardo su di lui e vide
che la stava fissando con lo sguardo insinuante e sornione di quando si
preparava a fregare i suoi clienti.
- Come?- chiese spingendolo a rivelare le sue intenzioni.
- Abbiamo concluso qualche buon’affare insieme assassina, sai
che so essere di parola quando mi conviene. Lasciami libero ed io ti
porterò da Tenebra quando sarà il momento!
Io…- la voce gli si mozzò in gola, gelata dal
dolore.
Agarwaen aveva affondato con violenza la lama nella sua carne,
disgustata dalla sua ambiguità. Era sicura che alla prima
occasione quel verme l’avrebbe venduta a Tenebra senza
pensarci due volte.
- Tu non mi servi più!-
sibilò gelida fra i denti.
Con un rapido movimento del polso lo sventrò.
Yusuke aprì la porta del piccolo negozio di Hironobi il Nero
ed entrò, seguito dai suoi amici. Subito vennero investiti
dalla zaffata nauseabonda di un puzzo dolciastro e penetrante.
Guardarono all’interno e videro il mercante, ormai senza
vita, appeso ad una trave con il ventre squarciato. Infilata nella
ferita faceva bella mostra di sé una piuma di astore.
Sapevano già chi era stata ad uccidere quello youkai.