CANI DA GUARDIA
1.
Tempesta
Yamato passò uno
sguardo preoccupato sui componenti del suo team: Naruto era
così
furioso per la presenza sfrontata del suo ex amico da sembrare sul
punto di scatenare tutto il potere di Kiyuubi; Sasuke aveva
l’aria
di chi volesse essere ovunque tranne li e giudicava il tutto solo
un’immensa seccatura; Sakura stava impiegando tutte le sue
energie
che mantenere i suoi propositi di trattare Sasuke come se fosse
invisibile; e Sai disegnava tranquillamente, ritraendo Naruto, un
soggetto che da qualche tempo riteneva interessante.
Per un attimo
Yamato si chiese cosa fosse passato nella mente dell’Hokage
quando
aveva scelto i membri per quella missione…
Un lampo di
preoccupazione sfrecciò nei suoi occhi quando lesse il nome
dell’ultimo componente della squadra: era sicuro che avrebbe
accettato solo per poterlo uccidere con
tranquillità…
Socchiuse
gli occhi e pregò Kami che quei cinque non si uccidessero a
vicenda!
Quella che gli aveva affidato l’Hokage era una missione
troppo delicata e pericolosa per potersi permettere di spendere forze
e concentrazioni in conflitti e scaramucce! Il clan delle
‘Dodici
Eclissi’ aveva messo gli occhi sul testo proibito che
dovevano
scortare fino al ‘Tempio del Drago’ nella Terra del
Mare: tra
loro ed i custodi del tempio c’erano otto giorni di marcia su
un
terreno accidentato ed irto di pericoli, sotto la costante minaccia
dei membri del clan, e se non avessero collaborato sarebbero morti
tutti, dovevano fidarsi l’uno dell’altro se non
volevano fallire
miseramente…
… e pensando a chi fossero i componenti della
spedizione questa ipotesi gli sembrava sempre più
reale…
Scosse la testa: non era quello il momento di pensarci,
ora doveva affrontare il pericolo più reale che costituiva
il
sesto elemento.
- L’ultimo elemento ancora non è stato
informato della missione, Tsunade ha affidato a me il compito di
farlo: si sta allenando nella Spianata dei Venti, seguitemi!- e si
avviò.
I ragazzi seguirono il capitano senza fiatare, la
tensione tra loro aveva elettrizzato l’aria e sembravano sul
punto
di attendere un passo falso degli altri per poter scatenare una
rissa. Yamato rimpianse amaramente la presenza di Kakashi…
…
per tutto il tragitto si chiese come avesse fatto il collega a tenere
a bada quei due, ed all’epoca litigavano anche come cane e
gatto!
Lui li aveva alle sue spalle silenziosi ed ubbidienti, eppure
l’attesa che da un momento all’altro esplodessero
lo stava
logorando: era inquietante!
La Spianata dei Venti era un enorme
spazio ellittico alla periferia ovest di Konoha, era completamente
piano e privo di ogni ostacolo, una sottile brezza tiepida lo
spazzava sollevando la terra dal colore aranciato in eleganti
mulinelli. Di solito alcuni ninja lo usava per allenarsi in
combattimenti, visto che in una zona così desolata non
avrebbero coinvolto gente innocente. Anche a quella distanza era
visibile la figura di una ragazza in piedi al centro della spianata,
le braccia lungo i fianchi ed i kunai stretti in pugno, la testa
reclinata in avanti ed i muscoli delle spalle rilassati, i capelli
neri e lisci erano fermati contro la nuca, ma anche così
erano
così lunghi che le scivolavano oltre il collo e la linea
delle
spalle. Il capitano si portò un dito alle labbra facendogli
segno di tacere e si sistemarono al bordo della spianata, in un posto
un po’ più riparato.
- Godetevi lo spettacolo!- aveva
esclamato Yamato con uno strano sorriso sulle labbra.
Naruto stava
per chiedergli spiegazioni, ma il rumore di rocce che si
sbriciolavano risuonò nitido e cupo in quel silenzio, ed
attrasse la sua attenzione. La ragazza sollevò la testa di
scatto, come se quello fosse stato un segnale, mostrando
così
che era bendata, e tutti videro i muscoli della schiena e delle
braccia irrigidirsi pronti allo scatto. Ancora un istante di stasi e
poi due ninja vestiti completamente di nero sbucarono
all’improvviso
dal sottosuolo con i kunai puntati contro di lei. Contro le
previsioni degli altri, la ragazza saltò e, dopo una
capriola
all’indietro, atterrò alle loro spalle elegante e
agile. Le
lame si piantarono con precisione millimetri dietro la nuca dei due
ninja, che però esplosero subito. Copie! Mentre ritraeva i
kunai i ninja originali sbucarono dalla nube di polvere creata
dall’esplosione delle loro copi, e si avventarono sulla
ragazza,
trovando però solo la sua copia e trapassandola da parte a
parte. La ragazza ricomparve subito dietro di loro pronta a sferrare
un calcio volante, ma uno dei due ninja se ne rese conto e,
voltandosi ad una velocità pazzesca, le bloccò la
gamba
nel pungo, lei, però, sfruttò quel punto
d’appoggio
per sferrare un altro calcio con l’altra gamba, ma anche
questa fu
bloccata. Allora sfruttò il peso del suo busto per buttarsi
di
lato e trascinare con sé il proprio avversario: cadde
poggiando a terra i palmi aperti delle mani e, facendo forza sui
muscoli delle braccia per reggere il suo peso, con un colpo secco
delle gambe gettò il ninja a terra, stringendogli poi i
polpacci attorno al collo in una morsa soffocante. L’altro
ninja,
momentaneamente dimenticato, si era portato silenziosamente alle sue
spalle e l’aveva colpita duramente alla nuca, sbalzandola via
e
facendola rotolare di parecchi metri sullo spiazzo. Naruto e gli
altri videro la ragazza sollevarsi sulle ginocchia senza alcun
problema, tutto il lato destro del corpo scorticato, il volto ancora
bendato ed un sorriso divertito sulle labbra. Quel sorriso
passò
sul suo volto con la stessa rapidità di una nuvola sul sole,
poi si era rialzata con un movimento rapido e fluido, come se non
risentisse del dolore dei graffi, l’aveva vista dondolare un
attimo
di lato prima che scomparisse lasciando solo il vuoto attorno a
sé,
come per magia, e ricomparisse accanto ai due ninja, che comunque
erano rimasti all’erta ad attendere il suo attacco, preceduta
da un
lancio di shuriken. I due ninja elusero facilmente l’attacco,
scattarono di lato lanciando contemporaneamente altri kunai, la
ragazza li respinse tutti con la lama del suo, prima di eseguire una
velocissima sequenza di segni con le mani e lanciare un jitsu di
fuoco, che spazzò violentemente la spianata arroventando
tutto
nell’area di parecchi metri. La scena venne oscurata dal
fuoco per
parecchi minuti, durante il quale sentirono comunque il rumore del
metallo che cozza contro altro metallo: stavano ancora combattendo in
quell’inferno di fiamme e calore. Sasuke si chiese che razza
di
addestramento avesse seguito, mentre sentiva sottopelle un tremito
che non provava da molto tempo, la voglia di sfidare e battere un
avversario simile. Quando fuoco e vapore scomparvero, sulla spianata
la ragazza ed i due ninja si fronteggiavano ancora, in rapide
sequenze di pugni e calci, e spericolate difese. Erano un autentico
spettacolo per lo sguardo.
Yamato interruppe il combattimento
battendo le mani, era uno scontro coinvolgente ed entusiasmante, ma,
conoscendola, sarebbe stata capace di continuare a combattere fino
alla mattina successiva, e loro non avevano tutto questo tempo.
I
tre combattenti si fermarono ansimanti e stanchi, la ragazza si
portò
le mani al volto e si sfilò la benda, svelando un paio di
iridi nere e senza fondo, come una notte di plenilunio. Appena scorse
Yamato un ampio e caldo sorriso felice le schiuse le labbra, prima
che si mettesse a correre verso di lui. Gli altri due ninja si
scambiarono uno sguardo divertito e si misero seduti comodamente su
una delle rare rocce che decoravano quel posto, come se stessero
aspettando una scena divertente che sapevano sarebbe avvenuta di li a
poco.
- Yamato! Che bella sorpresa!- esclamò ridendo dopo
essersi fermata a pochi passi da lui.
- Ciao Miwa! Purtroppo non
sono qui per una visita di cortesia, anche se mi piacerebbe, ma per
ordine dell’Hokage!- disse lentamente, preparandosi
all’arrivo
della parte peggiore di quel discorso.
Le iridi nere si piantarono
curiose nelle sue, invitandolo silenziosamente a continuare. Yamato
si schiarì la gola per prendere ancora un istante, e ne
approfittò per pregare Kami di farlo uscire vivo da quella
conversazione…
- Per ordine dell’Hokage devi venire in
missione con noi!- .
- Con voi?- replicò lei come se non
avesse capito bene le parole dell’altro.
Era strano che l’Hokage
le chiedesse una cosa simile, ma forse la missione che le stavano
proponendo era molto più pericolosa di quanto non
apparisse…
Yamato annuì e le spiegò velocemente
quale fosse il contenuto della spedizione. Miwa ascoltava
attentamente come se stesse valutando la situazione, concentrata solo
sul capitano e le sue parole, sembrava che per lei non ci fosse
nient’altro al di fuori di questo, in quel momento.
- Allora che
fai, accetti?- chiese pur avendo già letto la risposta nei
suoi occhi.
La ragazza arricciò le labbra in una smorfia
dubbiosa mentre i suoi occhi neri guardavano davanti a sé
senza però realmente vedere, evidentemente era ancora persa
dietro qualche valutazione, esattamente come le era stato insegnato a
fare: valutare i pro ed i contro, ed agire di conseguenza; senza mai
arretrare o scappare; portate a compimento la missione ad ogni costo.
Miwa Hanamura era uno dei ninja più pericolosi di tutta
Konoha, tanto che nemmeno un AMBU come lui avrebbe mai voluto come
nemico. Incarnava quello che era il vero spirito di un ninja: era
abile nella lotta come nelle arti magiche, e le usava entrambe con
precisione letale. Forse era dovuto ad una sua personale propensione
oppure all’allenamento che le avevano fatto seguire da
piccola,
fatto era che Miwa era pericolosa, molto pericolosa…
… beh,
che doveva aspettarsi, sapendo chi era stato il suo primo maestro?
-
Non è una missione semplice, questa, ma nemmeno impossibile;
credo sia fattibile! Si, accetto!- e sorrise, lo stesso sorriso
luminoso di poco prima, quando aveva riconosciuto Yamato.
- Bene!
– sorrise sollevato il capitano – Allora ti
presento i tuoi
compagni di squadra per questa missione: lui è Naruto
Uzumaki.- .
E velocemente gli presentò tutti i componenti
del Team 7, lasciando per ultimo Sasuke. Quando lo sguardo di Miwa
incrociò quello del ragazzo tutto il mondo per lei
sembrò
sfumare per poi iniziare a ribollire e soffiare furioso.
L’Uchiha
poté giurare che per un istante quegli occhi neri, quasi
come
i suoi, lo avevano fissato come il cielo senza fondo di una notte di
tempesta, occhi che volevano solo spazzarlo via e cancellarlo dalla
sua vista. Ma un istante dopo erano tornati gli stessi occhi di
prima, certo non sorridenti come quelli che avevano fissato gli
altri, ma almeno rivestiti da una fredda cortesia.
- Piacere di
conoscerti!- freddo, disinteressato, atono.
Nemmeno Sasuke avrebbe
mai produrre un simile tono asettico. Appena il tempo di stringerle
la mano, che Miwa aveva ritratto la sua con un gesto veloce, quasi
non volesse essere toccata da lui; per poi tornare a rivolgere la sua
attenzione a Yamato.
Di solito a Sasuke non interessava
minimamente cosa pensassero gli altri di lui, i loro sguardi
d’odio
e sospetto gli scivolavano addosso senza che ne venisse intaccato, e
questo perché riteneva di aver fatto la scelta giusta, non
si
pentiva di aver abbandonato Konoha per diventare più potente
e
poter vendicare così la sua famiglia, lui non aveva
sbagliato…
… eppure non riusciva a scrollarsi di dosso la
sensazione sgradevole che gli aveva trasmesso lo sguardo di quella
ragazza; quello che aveva scorto nel profondo di quelle iridi non era
l’ostilità superficiale dei suoi concittadini, era
odio nel
senso vero del termine, era un odio così antico e profondo
che
avrebbe potuto bruciarlo se solo lo avesse lasciato libero di
sfuriare; ma soprattutto aveva intuito che era una questione
personale: non lo disprezzava per quello che aveva fatto ed avrebbe
potuto fare, lo odiava semplicemente perché era lui, era
Sasuke Uchiha…
E se ne chiese il perché: quella era la
prima volta che la incontrava, per cosa doveva odiarlo?
La voce di
Yamato lo richiamò indietro: sarebbero partito il giorno
successivo, un’ora prima dell’alba.