CANI DA GUARDIA
2.
Incubi
Il fuoco scoppiettava allegro
rischiarando il buio della notte che stava avanzando. Oltre le fronde
degli alberi, nel cielo della prima sera le stelle brillavano come
capocchie di spilli. I membri del team 7 si erano accampati in quello
spiazzo nella foresta, trovato quasi per caso mentre la stavano
attraversando quel pomeriggio. Stavano viaggiando da due giorni quasi
ininterrottamente, facendo solo piccole pause, costantemente
all’erta
per possibili attacchi, la fatica e la tensione li avevano sfiniti ed
alla fine Yamato era stato costretto a concedergli una notte di
riposo. Quella storia non gli piaceva. I ninja delle ‘Dodici
Eclissi’ non si erano visti, eppure quel giorno avevano
attraversato un campo di grano, un percorso all’aperto privo
di
nascondigli in cui sarebbero stati dei facili bersagli, come dei topi
rinchiusi in un scatola. Perché avevano perso
un’occasione
così favorevole? Forse volevano logorarli tenendoli in un
costante stato d’allerta, oppure volevano indurli ad
abbassare la
guardia per poi colpirli quando meno se l’avessero aspettato?
-
Sono intono a noi, ci hanno seguito passo dopo passo.- la voce di
Miwa che si stava sedendo accanto a lui lo sorprese.
- Io non ho
percepito nessuna presenza.- obbiettò il capitano.
Un
sorriso divertito incurvò le labbra della ragazza mentre
spostava su di lui i suoi occhi neri come il cielo sopra le loro
teste, eppure non altrettanto sereni.
- Sono molto abili a
nascondere le tracce. Camminano sottovento per nascondere rumori ed
odori, e si tengono ai margini del nostro campo d’azione, in
questo
modo non ci mettono d’allarme e possono avanzare
indisturbati,
possono studiarci tranquillamente e mettere a punto una buona tecnica
d'attacco che potrebbe costarci molto, visto che noi non sappiamo
praticamente niente di loro.- .
- E tu come hai fatto a vederli se
sono così abili?- chiese un po’ perplesso un
po’ curioso
l’uomo.
- Segreto professionale!- rispose con un sorriso
malandrino lei strizzandogli l’occhio.
Poi riportò lo
sguardo ad osservare un punto davanti a sé. Yamato
sospirò
continuando ad osservarla: Miwa era l’incognita di quella
missione,
era un elemento fuori dal suo controllo, agiva per conto suo senza
informare gli altri, scomparendo e ricomparendo a piacimento come uno
spiritello dispettoso. Si era autoproclamata battitore della squadra,
senza nemmeno prendersi la briga di interpellarlo, e passava la
maggior parte del tempo a battere la pista che dovevano seguire per
scoprire eventuali pericoli ed avvertirli in tempo. Un lavoro utile
quello, certo, ma lasciava la retroguardia al solo Sasuke. Ma la cosa
che lo preoccupava di più era la reazione che aveva avuto
quando si era ritrovata davanti la causa di tutti i suoi guai. Si era
aspettato di tutto: irragionevoli rifiuti, violente esplosioni,
agguati improvvisi, aveva ipotizzato anche che lo sgozzasse
nottetempo con il favore delle tenebre; ed invece… niente!
Non
aveva avuto alcuna reazione! Era rimasta impassibile, anche quando li
aveva divisi in coppie e l’aveva messa in squadra con lui non
aveva
fatto una piega, accettando gli ordini ricevuti come un normalissimo
sottoposto; eppure Yamato avrebbe quasi potuto giurare di aver visto
un lampo di soddisfazione sfrecciarle in quegli occhi senza fondo!
Non gli piaceva ammetterlo, ma aveva paura della Miwa che si trovava
davanti, perché non riusciva a capire quello che le passava
per la testa! Perché qualcosa nella testa le frullava
sicuramente, la conosceva abbastanza per poterlo intuire: gli dava
l’idea di un cacciatore appostato al riparo di un fitto
cespuglio
che attendeva pazientemente il momento più adatto per
catturare la sua preda; gli metteva i brividi. Da come si comportava
si poteva pensare che avesse superato tutto accantonandolo in un
angolo della sua testa, ma Miwa non era tipo lasciarsi qualcosa alle
spalle, soprattutto se il passato tornava a materializzarsi davanti a
lei spietato ed inevitabile. Improvvisamente la sentì ridere
sommessamente e, quasi sobbalzò per lo stupore di sentire
quelle note cristalline nella sua voce, era raro che Miwa si mettesse
a ridere così serenamente, nonostante sorridesse spesso, e,
curioso, seguì la direzione del suo sguardo: Sakura aveva
bruciato la cena e Naruto si stava lamentando che aveva fame,
irritando tanto la ragazza che alla fine gli aveva mollato un pugno
per zittirlo, sbalzandolo di alcuni metri e facendolo atterrare di
testa contro una corteccia.
- Vado a darle una mano!- disse poi a
Yamato mentre si rimetteva in piedi.
Fece appena alcuni passi che
si trovò la strada sbarrata da Sai. Gli occhi neri di Miwa
si
incatenarono a quelli dello stesso colore del ragazzo, fissandosi,
così, a lungo, come per studiarsi, sfidandosi quasi,
riconoscendosi in quello sguardo, l’aria attorno a loro era
immobile per l’attesa; poi Sai sfoderò il suo
solito sorriso
di facciata.
- Prego, passa pure!- le disse educatamente.
-
Grazie!- rispose lei con un piccolo inchino della testa.
Ma quando
gli passò accanto si fermò, voltandosi verso di
lui.
-
Dovresti imparare a fingere meglio, sai?!- gli sussurrò
all’orecchio prima di allontanarsi.
Sai risollevò le
palpebre voltandosi quel tanto che gli permettesse di osservarla in
tralice, negli occhi l’espressione di chi ha avuto la prova
che
voleva.
La cena fu consumata tranquillamente, Miwa si dimostrò
così abile che Naruto, entusiasticamente, la
nominò
cuoca ufficiale del team 7.
- Ma non puoi proprio farti trasferire
nella nostra squadra?- piagnucolò foderando la sua migliore
espressione da cucciolo abbandonato.
- Temo proprio di no,
Naruto-kun.- rispose lei tranquilla, con una piccola traccia di
divertimento nella voce.
- Peccato! Nemmeno all’Ichiraku ho mai
mangiato del ramen così buono!- e si buttò
indietro con
un lungo sospiro rassegnato, ricadendo con la testa sul suo zaino.
-
Grazie!- rise Miwa sinceramente lusingata: mentre lo preparava Sakura
l’aveva avvertita che il biondino era praticamente innamorato
del
ramen, quindi se lo diceva lui poteva crederci!
- Bene ragazzi,
basta chiacchierare: a dormire! – esclamò Yamato
battendo le
mani – Domani dovremo alzarci preso ed affrontare
un’altra dura
giornata di marcia, quindi andate a riposare e cercate di recuperare
le forze. Farò io il primo turno di guardia.- .
I ragazzi
annuirono contenti di poter dormire un po’, quindi si
avvolsero
nelle loro coperte, distesi sul terreno contro gli alberi, usando gli
zaini come cuscini, e si addormentarono quasi subito. Yamato prese un
altro ceppo di legno e lo lanciò sul fuoco che si stava
spegnendo, le fiamme sfrigolarono per qualche attimo prima di
ravvivarsi; quindi il capitano riportò lo sguardo al cielo,
concentrando i suoi sensi su eventuali pericoli.
Era notte fonda e
Sakura non riusciva a dormire, socchiuse gli occhi infastidita:
distesa accanto a lei, Miwa si agitava nel suo giaciglio e si
lamentava, invocava disperatamente dei nomi che non riusciva a
comprendere, le sue mani si contraevano contro il suolo stringendo e
sradicando ciuffi d’erba come se volesse in qualche modo
trattenere
le persone che popolavano la sua mente in quel momento…
sembrava in
preda ad un incubo terribile. Sakura la vide inarcarsi violentemente,
fino al punto di spezzarsi la schiena, la mano destra sollevata
davanti a sé come per afferrare qualcosa, una serie di
‘No!’
spezzati tra le labbra martoriate dai denti; osservò
preoccupata la sua nuova compagna di squadra, sapeva che non si
dovevano svegliare le persone che parlavano nel sonno, ma la
inquietava vederla così, sembrava che tutti i demoni che
aveva
tenuto a bada durante il giorno si fossero liberati e la stessero
tormentando nella speranza di portala alla pazzia. Anche gli altri si
stavano svegliando a causa dei rumori che produceva, ed un Naruto
ancora piuttosto assonnato chiese all’amica di farla
smettere.
Sakura, allora, allungò titubante una mano iniziando a
scuoterla nella speranza di riportarla indietro. Miwa resistette a
lungo, digrignando i denti, protestando e dimenandosi violentemente,
poi accadde l’impensabile: Miwa si arcuò
nuovamente, ancora
più profondamente di prima, la bocca spalancata in un grido
silenzioso e le palpebre aperte su un paio di occhi privi
d’iride,
completamente bianchi; sotto lo sguardo stupito di tutti a
mezz’aria,
sopra la sua testa, si formò il contorno di alcune figure,
indistinte ed appena abbozzate, come se fossero state costituite da
fosforescenti fili perlacei, le figure iniziarono a correre come se
stessero inseguendo qualcuno, fermandosi solo quando raggiunsero
un’altra figura immobile come se li stesse attendendo al
varco, due
bellissimi occhi dal taglio felino sostituirono, poi, le figure,
fluttuarono per qualche istante, prima che esplodessero in mille
scintille argentee. A quel punto le catene del sonno si allentarono
liberando la sue mente e Miwa scattò a sedere lanciando
contemporaneamente un kunai che aveva sguainato da chissà
dove, che fendette l’aria con un sibilo sinistro, prima di
andarsi
a piantare nel tronco a cui era appoggiato Sasuke, a pochi centimetri
dalla sua tempia sinistra, una sottile linea rossa si
disegnò
sulla guancia del moro prima che un rivoletto di sangue gli
scivolasse silenzioso e lento verso il mento; con calma, senza
muoversi dalla sua posizione, Sasuke spostò il suo sguardo
sulla ragazza che sedeva ancora con il braccio teso in avanti,
piegata avanti ed il respiro pesante.
- Tutto bene Miwa?- le
chiese Sakura avvicinandosi.
Appena il ninja medico le strinse il
braccio ancora sollevato e tremante per la tensione, Miwa
scattò
come una molla avventandosi su Sakura e facendola cadere distesa
sulla schiena, i denti digrignati, che stridevano fra loro, ed un
pugno sollevato pronto per essere scagliato. Naruto e Sai scattarono
in posizione difensiva, impugnando i kunai, pronti ad immobilizzare
Miwa nel caso fosse diventata pericolosa per la loro amica; Yamato si
mise in ginocchio, unendo le mani davanti al petto, pronto a
scagliarle contro qualcosa di più efficace.
- M… Miwa…?-
provò a chiamarla Sakura mentre cercava di sottrarsi dalla
presa ferrea e dolorosa sulla sua spalla.
Quando sollevò lo
sguardo ad incrociare quello dell’altra, Sakura vide qualcosa
a cui
non era preparata: il volto di Miwa era distorto dalla rabbia ed i
suoi occhi non erano più i placidi laghi neri che aveva
osservato in quei giorni, ma vorticavano e ribollivano in preda ad
una serie di sentimenti che non riusciva a riconoscere, che si
mescolavano e respingevano l’un l’altro, in una
lotta contro quel
qualcosa che le stava torturando la mente.
Miwa abbassò la
testa, lasciando che i capelli le coprissero gli occhi ed il volto
tormentato. Dopo lunghi istanti di stasi, Sakura avvertì la
presa sulla spalla allentarsi fino ad annullarsi, quando
risollevò
la testa scoprì che ogni traccia di furia era scomparsa dal
volto di Miwa.
- Scusami Sakura io… io non volevo… davvero non
so cosa mi abbia preso…- mormorò costernata
mentre l’aiutava
a rialzarsi.
- Non fa niente!- rispose con un sorriso la ragazza
mentre si massaggiava il punto indolenzito.
Certo che Miwa ne
aveva di forza, si ritrovò a pensare…
… ma quello che
la preoccupava maggiormente era quel miscuglio di sentimenti
contrastanti che aveva letto nei suoi occhi…
… le era sembrato
straziante!
Miwa si scusò anche con gli altri ragazzi:
aveva avuto un incubo così reale che si era ritrovata a
viverlo anche quando si era svegliata, quello era tutto, non
c’era
di che preoccuparsi.
- Faccio io il secondo turno di guardia, vai
pure a riposarti Yamato!- disse con il suo solito sorriso calmo.
-
Sicura?- chiese il capitano non propriamente tranquillo.
- Certo!
Non ho più sonno, non dormirei comunque!- .
- Va bene –
concesse dopo un altro attimo di riflessione – ma se ci sono
problemi chiamami all’istante!- .
Miwa annuì prima di
andare a recuperare il suo kunai ancora infilzato
nell’albero.
Sasuke non si era mosso in quei minuti, aveva assistito a tutta la
scena con la sua proverbiale calma, si era concesso solo di rimuovere
il sangue che aveva imbrattato la morbida perfezione della sua
guancia d’alabastro. Il ragazzo seguì attentamente
ogni suo
movimento, rilassato in apparenza, ma in realtà pronto a
scattare al minimo segnale d’allarme. Miwa si
chinò in
avanti fino a portarsi all’altezza del suo volto, quindi
allungò
il braccio avvolgendo la mano attorno all’impugnatura
dell’arma;
la lama era piantata così a fondo nel legno che dovette
metterci molta forza per estrarla, lasciando, dopo, al suo posto un
profondo solco. Poi la ragazza si allontanò andando a
prendere
il posto che fino a poco prima aveva occupato Yamato e montando,
così, la guardia.
Non aveva mai guardato Sasuke, lo aveva
deliberatamente ignorato, nonostante il suo corpo avesse urlato
indignato per quella vicinanza: la prossima volta, solo questo aveva
potuto ripetersi Miwa, quello non era il luogo né il momento
adatto, ma prima o poi sarebbe venuto il momento ed allora tutti i
suoi fantasmi sarebbero scomparsi.