3. Attaccano!
Il
team 7 stava silenziosamente attraversando una conca circondata da alte
colline brulle, camminavano nell’erba alta fino ai fianchi,
un mare verde smeraldo che ondeggiava sotto il tiepido soffio di quella
brezza di fine primavera. Yamato apriva la fila già
concentrato per rispondere a possibili attacchi, dietro di lui
camminava Sakura, il capitano aveva dato ordine di proteggerla ad ogni
costo in caso di scontro visto che era l’unico ninja medico
della squadra; al centro Naruto e Sai, ed in retroguardia Miwa e
Sasuke. Attorno a loro regnava solo la calma immobile di quella
splendida giornata, rotta a tratti dal ronzare degli insetti che
volavano qua e la; la luce del sole delineava morbidamente ogni
elemento del paesaggio rendendo il loro colore più lucido e
vivo, dando l’impressione di stare osservando oggetti di
cristallo. Naruto sollevò lo sguardo verso quel cielo
così terso da accecare: si sentiva stranamente sereno quel
giorno! In una giornata limpida e dolce come quella era impossibile per
lui intrattenersi su pensieri tristi come la missione che stavano
compiendo. Sai camminava accanto a lui silenzioso e concentrato come al
solito, quasi a Naruto sembrava di essere solo a volte…
Voltò appena la testa per assicurarsi che Sai non fosse
scomparso, ritrovandoselo, invece, accanto con quella buffa espressione
che indossava da un po’ di tempo a quella parte quando
cercava di capire come rapportarsi con gli altri, ed un sorriso gli
sfiorò le labbra come ogni volta; una folata di vento un
po’ più forte li attraversò da dietro,
sollevando e facendo dondolare per un attimo alcuni ciuffi attorno al
viso delicato di Sai, come quella mattina alle terme durante la loro
prima missione… Il sorriso sulle labbra di Naruto divenne
malinconico: era passato tanto tempo da allora, da quando gli aveva
urlato in faccia che non lo avrebbe mai accettato come compagno di
squadra, che per lui era solo un tappabuchi… a quel tempo
era ancora così infantile ed ingenuo da sperare che una
volta ritrovato Sasuke tutto sarebbe stato come prima, che lo strappo
tra loro si sarebbe ricucito senza lasciare traccia, che sarebbero
ritornati i bambini litigiosi che si allenavano sotto lo sguardo
divertito e rassegnato di Kakashi-sensei… forse aveva anche
stupidamente creduto che sarebbe bastato che Sasuke lo vedesse per
convincersi ad abbandonare ogni proposito di vendetta e tornare a
Konoha… Ma Sasuke Uchiha aveva scelto la sua strada e non
sarebbe mai più tornato indietro, non avrebbe mai
accantonato la sua missione, non per lui almeno… Ora il moro
camminava dietro di lui, silenzioso ed apatico come mai lo era stato
prima, come se la sua vendetta lo avesse prosciugato di ogni cosa; non
riusciva a far coincidere l’immagine di quel ragazzo lugubre
con il bambino con cui aveva litigato per tanto tempo…
Sasuke per lui, ora, era poco più di un estraneo, ed andava
bene così: aveva accettato che per il moro era contato meno
di niente, ed aveva imparato ad apprezzare la presenza discreta e
silenziosa di Sai, anzi gli sembrava che avesse sempre fatto parte
della squadra, che non ci fosse mai stato un Sasuke Uchiha nel team 7!
Aveva fatto tutto quello che poteva, ed anche di più, per il
suo ex amico d’infanzia, e si sentiva in pace con se stesso:
in quel momento Sai era molto più concreto e reale di lui!
Sai, sentendosi evidentemente osservato, si volse incrociando gli occhi
azzurri di Naruto, non capiva perché lo stesse guardando con
quell’espressione dolce e mesta, non era ancora arrivato a
quel grado di interpretazione dei sentimenti nonostante avesse letto
tutta la collana di libri sull’argomento che possedeva la
biblioteca, ma si sforzò comunque di sorridergli. A Naruto
tornò in mente il sorriso impacciato e tenero, colmo di
tutti quei sentimenti che aveva cercato di occultare dentro di
sé per tanti anni, che aveva inconsapevolmente fatto quando
aveva ricordato cosa voleva disegnare per suo fratello, nel covo di
Orochimaru… ne aveva conservato gelosamente il ricordo
dentro il cuore, perché quello era stato il primo vero
sorriso Sai! Ricambiò il sorriso prima di riportare lo
sguardo davanti a sé, sulla schiena del capitano Yamato che
si guardava continuamente intorno: gli piaceva avere Sai accanto, lo
rassicurava come nemmeno Sauke era mai stato capace di fare. Sasuke,
dietro di loro, era stato muto testimone di quello scambio di sguardi,
le sue labbra si piegarono in una strana smorfia: il biondino si era
finalmente rassegnato e lo aveva lasciato andare, e non sapeva cosa
pensare… era stato facile quando era lui a lasciare indietro
e scacciare l’altro, ma non riusciva a capire quel senso di
perdita e di ineluttabilità che provava in quel
momento… Sentendosi afferrare e trattenere per il retro
della casacca del kimono, Sasuke si volse irritato solo per ritrovarsi
davanti il volto inespressivo di Miwa: stranamente quel giorno non si
era mai allontanata per compiere i suoi soliti sopralluoghi, era sempre
rimasta al suo fianco, silenziosa ed impalpabile, una bella espressione
allegra ed un piccolo sorriso sereno avevano sostituito
l’espressione tormentata della notte precedente; da quando si
erano messi in marcia aveva continuato a giocherellare con un kunai,
facendolo roteare attorno al dito infilato nell’occhiello del
manico. Sasuke ricambiò lo sguardo sollevando un
sopracciglio: da quando erano partiti era la prima volta che mostrava
di essersi resa conto della sua presenza all’interno del
gruppo.
-
Se vuoi suicidarti, fallo quando non puoi coinvolgere me!- rispose alla
sua implicita domanda.
Quella
era la prima volta che gli parlava spontaneamente, dopo il loro
incontro alla Spianata dei Venti, ed i suoi modi aspri e spicci non
erano cambiati. Un sorriso canzonatorio si aprì sulle labbra
della ragazza mentre con un cenno della testa gli indicava un punto
davanti a loro, Sasuke spostò lo sguardo scoprendo tra
l’erba folta una piccola buca scavata di fresco e occultata
abilmente con un tappeto d’erba. Miwa lo lasciò
andare e, dopo averlo superato di un paio di passi, si
accovacciò e con la punta di un kunai colpì il
centro della fossa: avvertirono solo lo spostamento d’aria
provocato dalla trappola che era scattata, davanti ai loro occhi due
massicce tavole di legno con lunghi e spessi chiodi, erano incastrate
l’una contro l’altra. Miwa, allora,
sollevò sul moro uno sguardo saputo sottolineato da
un’irritante sorriso ironico; Sasuke distolse lo sguardo
imbarazzato, non riusciva a capire come non si fosse accorto di quella
trappola, un brivido gli serpeggiò lungo la schiena al
pensiero che se non ci fosse stata quella ragazza avrebbe fatto una
brutta fine… Anche Naruto deglutì un paio di
volte a vuoto: poco prima era passato a pochi centimetri da quella
specie di tagliola e, come al solito, non si era reso conto di
nulla…
Yamato
passò uno sguardo inespressivo da Miwa a Sasuke, come se
stesse ponderando qualcosa che non doveva essere accessibile agli
altri, prima di dare l’ordine di riprendere la marcia.
Avevano ripreso il cammino da una buona mezz’ora quando Miwa
si bloccò all’improvviso, scrutando attentamente
la boscaglia ai piedi delle colline, mentre le mani scivolavano verso
le custodie dei kunai, che teneva legati ai lati delle cosce.
-
Attaccano!- urlò all’improvviso impugnando e
sguainando un paio di kunai.
Yamato
non aveva ancora capito quello che stava accadendo, che da qualche
punto all’interno della macchia, partì una lama di
vento, piatta ed affilata, che fendette l’aria a
velocità folle. Miwa, più velocemente che
poté si spostò davanti al gruppo ancora
impreparato, incrociò i kunai davanti a sé, con
il taglio all’esterno, parando il colpo con le lame imbevute
del suo chakra. L’urto la fece arretrare di parecchi
centimetri, i suoi gambali scavarono due profondi solchi paralleli nel
terreno; sentiva le ossa delle braccia scricchiolare pericolosamente,
ma continuava a resistere. Il chakra di Miwa alla fine
riuscì a tagliare la lama di vento e le due metà
si infilzarono nel terreno ai lati della ragazza, esplodendo in
violenti schizzi di polvere e zolle. Miwa ebbe appena il tempo di
abbassare le armi, che dall’ombra balzarono fuori degli
esseri così strani da non poter essere definiti umani: erano
piegati in avanti, le braccia più lunghe delle gambe
penzolavano fino a sfiorare il suolo, le teste erano oblunghe ed
appuntite sulla nuca, i volti coperte da maschere che lasciavano liberi
sogli i grossi occhi rotondi e liquidi, e le bocche aperte come se la
mascella fosse disarticolata dal resto del cranio. Si stavano lanciando
verso di loro, con lunghi balzi alternati a brevi corse durante le
quali si aiutavano poggiandosi sulle braccia, in goffe imitazioni di
gorilla. Erano sorprendentemente veloci per la loro corporatura tozza e
slegata.
-
Burattini! Non ci voleva!- sibilò tra i denti Yamato che si
era spostato accanto a lei.
-
Già!- rispose allo stesso modo Miwa.
Non
le piaceva vedersela con quei mezzi cadaveri, non né etico
né soddisfacente per lei! Erano il risultato di una
degenerazione dell’arte medica, che, mediante la
somministrazione di veleni ed allucinogeni combinati attentamente tra
loro, venivano ridotti allo stato di vere e proprie marionette prive di
coscienza di sé e di volontà, che obbedivano
ciecamente al ninja che li aveva creati. Il clan delle
‘Dodici Eclissi’ aveva deciso di fare le cose in
grande ed aveva mandato contro di loro un piccolo esercito, che in
breve tempo li circondò; forme nere che mugghiavano ed
ondeggiavano, senza rendersi realmente conto di quello che stava
accadendo loro. Sarebbe stata dura: i Burattini non provavano
né stanchezza né dolore, continuavano a
combattere per eseguire gli ordini ricevuti, fermandosi solo quando
qualcuno riusciva ad ucciderli. Erano gli schiavi perfetti!
-
Ci penso io! – Naruto balzò in avanti incrociando
le dita davanti al viso – Tecnica superiore della
moltiplicazione del corpo!- .
Naruto
richiamò una decina di sue copie che senza perdere tempo si
lanciarono a testa bassa nel combattimento, impegnando altrettanti
avversari. Sai srotolò il suo rotolo e rapidamente
disegnò una serie di demoni che subito presero vita e si
scagliarono contro i Burattini che gli stavano correndo contro,
mordendo e strappando con le loro zanne ed artigli. Sakura stava usando
la sua micidiale forza, colpendo tutti i nemici che gli si paravano
contro; mentre Yamato, usando il ninjutsu del legno, stava creando
delle lingue di legno che intrappolavano i nemici fino a stritolarli.
Sasuke, dopo aver sbuffato sonoramente, sfoderò la katana
che portava legata dietro la schiena, e, muovendosi con letale grazia,
fece a pezzi tutti quei nemici che avevano avuto la pessima idea di
attaccarlo. Allo stesso modo Miwa usava i kunai in veloci stoccate e
parate, lacerando e ferendo a morte i Burattini. Ma i nemici era
troppi, ad un Burattino che riuscivano ad eliminare se ne sostituivano
altri due freschi ed in forze, mentre loro stavano esaurendo
rapidamente chakra ed energie. Ad un tratto i componenti del team 7 si
trovarono divisi, i componenti combattevano spalla contro spalla
circondati da un grosso numero di avversari. Sasuke e Miwa erano quelli
che si trovavano più distanti dagli altri, i Burattini li
avevano spinti verso il profondo canalone che tagliava netto la conca
ad ovest. Miwa si asciugò il sudore dalla fronte con il
polsino sinistro, una distrazione che permise agli avversari di
scagliarsi contro di loro, incuneandosi soprattutto contro Sasuke, che
aveva cercato di contenere l’urto con il piatto della sua
katana. Ma i Burattini erano troppi ed il ragazzo fu scagliato oltre il
bordo del canalone, senza che potesse opporre resistenza. Prima ancora
di pensare che fosse in pericolo, il corpo di Miwa si era
già mosso: con un salto seguito da una capriola si era
portata oltre la barriera di corpi che la separava da Sasuke e lo aveva
afferrato per la vita prima che potesse cadere giù, e
contemporaneamente aveva lanciato una paio di shuriken legate con fili
di nylon, che si avvolsero attorno ad una roccia piantandosi nella
pietra. Miwa fece in modo che il filo a cui era aggrappata con la mano,
le passasse attorno all’avambraccio per poter mantenere una
presa più salda, mentre cercava di mantenersi in equilibrio
e non farsi trascinare via dal peso del ragazzo. Sasuke penzolava nel
vuoto oltre il bordo del canalone con le braccia attorno al suo collo,
lei, inginocchiata sul terreno ed in busto inclinato verso di lui, lo
stringeva contro di sé cercando di sollevarlo quel tanto che
gli permettesse di issarsi oltre il bordo. Miwa si morse il labbro
inferiore per il dolore: il filo le stava entrando nella carne,
lacerandola ed ustionandola per l’attrito; non avrebbe
resistito ancora a lungo. Era in una situazione estrema: se avesse
mollato la presa Sasuke sarebbe morto ma lei sarebbe sopravvissuta, se
avesse continuato a reggerlo sarebbe morta con lui. Ghignando i
Burattini le si avvicinarono, prendendola a calci sulla schiena e
schiacciandole le dita con le suole in modo che lasciasse la presa.
Sasuke dalla sua posizione poteva vederla, china in avanti, mugolare
per il dolore, a sopportare quella tortura: perché non lo
lasciava cadere? Perché aveva aumentato la stretta su di
lui? Perché continuava a resistere? Lei lo odiava
profondamente, quella sarebbe stata l’occasione giusta per
liberarsi di lui, allora perché lo stava proteggendo
mettendo a repentaglio la sua vita? Non capiva…
Il
peso di Sasuke la fece scivolare di un altro centimetro, che si
piantò tutto nella sua pelle. Con orrore vide un Burattino
avvicinare la lama di una katana al filo che la stava trattenendo e con
un colpo secco tranciarlo di netto. Miwa rimase un attimo in bilico,
prima che venisse trascinata verso il basso, cadendo nel canalone.
Provò a piantare l’ultimo kunai che le era rimasto
nella roccia per rallentare la caduta, sotto di loro sentiva scorrere
un fiume e potevano salvarsi se l’impatto non fosse stato
troppo violento; ma questo, ad un certo punto, si piantò in
uno strato più duro sbalzandoli via dopo un violento
strattone che fece urlare Miwa per il dolore.
L’ultima
cosa che Miwa sentì prima di svenire fu uno strano dolore al
fianco…