4. Salvezza
L’impatto
con l’acqua era stato tremendo, a Sasuke era sembrato di
scontrarsi con una lastra di marmo prima di sprofondare
nell’acqua gelida. Per un istante era rimasto sospeso, troppo
intontito per fare qualsiasi cosa, dando così al fiume
l’opportunità di imprigionarlo sottacqua, in una
bara trasparente e viscosa che gli impediva di muoversi e di respirare;
quando si riprese dovette lottare con tutte le sue forze per non venire
trascinato via e per poter riemergere, e gli sembrava di avere
centinaia di aghi infilzati nel corpo. Sfruttando tutte le sue forze
Sasuke riuscì a riemergere ansimando pesantemente alla
ricerca d’aria con cui riempire i suoi polmoni in fiamme,
l’acqua vorticando impetuosamente lo schiaffeggiava
violentemente in volto in ondate che lo sballottavano da un lato
all’altro senza concedergli sosta. Ad ogni boccata gli
sembrava di respirare gas incandescente, mentre le forze stavano
scemando velocemente. Solo dopo alcuni lunghi istanti di lotta contro
l’acqua, si rese conto che non c’era alcuna traccia
di Miwa, si guardò più volte intorno ma non
riuscì a vederla; eppure ricordava perfettamente che era
precipitata nel vuoto con lui, che aveva lasciato la presa su di lui
solo quando erano caduti nel fiume: probabilmente era svenuta ed ora si
trovava da qualche parte sotto quella corrente spumeggiante e violenta,
in bilico tra la vita e la morte! Doveva salvarla, lui era
l’unico che potesse farlo: aveva i mezzi e
l’opportunità, se non l’avesse fatto
Miwa sarebbe morta! Deglutì a vuoto davanti quel pensiero,
davanti la prospettiva di dover restare ancora in quelle acque gelide
per cercare una persona che praticamente era già
spacciata…
…
qualcosa dentro di sé scalpitava per mettersi in salvo
infischiandosene di tutto e tutti…
Eppure
aveva ancora davanti agli occhi il suo volto teso e concentrato di Miwa
mentre cercava di sorreggerlo, le orecchie gli risuonavano ancora dei
suoi gemiti di sofferenza mentre quegli essere la colpivano per farle
perdere la presa.
Non
poteva abbandonarla, non avrebbe mai saputo spiegare perché
uno come lui facesse una cosa simile invece di salvarsi la vita, ma era
quello che sentiva di fare in quel momento.
Prese
un paio di profondi respiri e poi si immerse. La cercò a
lungo, fino a farsi scoppiare i polmoni, ma di Miwa non c’era
traccia. Riemerse e respirò ancora una volta per poi
immergersi ancora, decidendo di spingersi un po’
più lontano questa volta; e dopo poco la trovò
priva di sensi ed adagiata scompostamente sul fondale, i capelli che le
ondeggiavano attorno al volto come alghe nere: la corrente
l’aveva trascinata facilmente per diversi metri. Si
avvicinò, le passò le braccia attorno al tronco e
se la strinse contro, riprendendo poi a nuotare per riemergere. A
fatica Sasuke si trascinò verso la riva, lottando
disperatamente contro quelle forze della natura per non farsi
trascinare via, con una mano si aggrappò al terreno morbido
ed umido quando raggiunse la riva e per un attimo sembrò
perdere la presa sul fango che la ricopriva, ma alla fine
riuscì ad issarsi ed a mettere entrambi in salvo.
Sasuke
distese Miwa sulla schiena, quando le sfilò le mani da sotto
il corpo sbatté contro qualcosa di duro e guardando la mano
la trovò ricoperta di un liquido rosato, subito la
girò quel tanto gli permettesse di scoprire un kunai
infilzato nella sua schiena all’altezza del fianco sinistro,
imprecò violentemente rendendosi conto di quanto fosse
critica la situazione, perché il kunai non era la parte
più preoccupante: Miwa non respirava, doveva avere i polmoni
pieni d’acqua, doveva praticarle la respirazione artificiale
per fargliela rigurgitare. Senza pensarci le chiuse il naso e le
aprì la bocca, per poi chinarsi su di lei per inviarle aria
nei polmoni per poi eseguire il massaggio cardiaco. I minuti passavano
lenti senza ottenere alcun risultato, Miwa continuava a restare distesa
immobile, senza dare segni di vita, pallida e con le labbra livide.
Quando Sasuke stava per demordere avvertì un fremito
scuotere le labbra della ragazza contro le sue, si scostò
appena in tempo per vederla riaprire gli occhi e afferrare un profondo
ansito, dopo il quale iniziò a tossire violentemente; Sasuke
l’aiutò a voltarsi sul fianco per farle espellere
l’acqua dai polmoni. Miwa tossiva e tremava, sputando di
tanto in tanto rivoli d’acqua: a Sasuke sembrò
fragile ed indifesa in quel momento. Quando si fu calmata, Miwa
sollevò stancamente le palpebre posando sul ragazzo uno
sguardo opaco e perso, come se non fosse veramente vigile in quel
momento; infatti l’attimo dopo era scivolata nuovamente
nell’incoscienza. Una folata di vento freddo fece accapponare
la pelle a Sasuke ricordandogli che erano bagnati fradici e che non
potevano restare ancora li, altrimenti sarebbero morti assiderati.
Sfruttando le ultime forze si caricò la ragazza sulla
schiena e si mise alla ricerca di un riparo per la notte.
Nelle
vicinanze trovò una grotta incassata nella parete rocciosa
che delimitava il corso d’acqua, era umida e poco profonda,
ma almeno sarebbero stati all’asciutto. Crollò
letteralmente sulla roccia, prostrato dalla lotta contro la furia delle
acque e dal peso che aveva portato sulle spalle. Si distese supino
ansimando intensamente, cercando di recuperare quel tanto di forze che
gli permettesse di terminare quello che aveva iniziato, solo dopo si
sarebbe concesso di riposare: erano fradici, l’acqua stava
rubando ad entrambi calore corporeo, aggravato nel caso di Miwa dalla
perdita di sangue, non poteva nemmeno accendere un fuoco per
riscaldarsi, altrimenti avrebbe segnalato la loro presenza ai nemici
che sicuramente li stavano cercando, e c’era una sola cosa
che potesse fare; inoltre doveva cercare di tamponare le ferite di
quella ragazzina e tentare di sopravvivere fino alla mattina
successiva. Per prima cosa Sasuke si liberò della casacca
del kimono e dei calzari che sentiva umidi e gelidi contro la sua
pelle, poi si dedicò completamente a Miwa; ruppe la maglia
della ragazza attorno al kunai per potergliela sfilare senza causarle
ulteriori danni, quindi le slacciò la cintura e la
liberò degli stivali, togliendole poi i pantaloni.
Iniziò a rovistare nel suo zaino, che aveva miracolosamente
salvato, tirandone fuori diverse lunghezze di stoffa per fasciature, e
quando riportò lo sguardo sulla ragazza ancora svenuta a
Sasuke cadde tutto dalle mani per la sorpresa. Non era stato attirato
dalle numerose cicatrici che sfiguravano impietosamente tutta la sua
pelle, anche lui ne aveva una discreta collezione, ma dal tatuaggio che
Miwa aveva sul petto, tra i seni: sotto il simbolo della casata degli
Uchiha, c’erano due katane con le lame incrociate, il tutto
segnato da una lunga striscia di pelle cicatrizzata che lo tagliava da
parte a parte diagonalmente. Non riusciva a capire cosa potesse
significare, non aveva mai visto niente del genere. Dopo una lunga
osservazione riuscì a riscuotersi quel tanto da ricordarsi
che doveva curala prima che potesse morire dissanguata. Per prima cosa
si dedicò al kunai: la mise bocconi, ringraziando
mentalmente Kami che fosse svenuta, quindi impugnò
l’arma e, dopo aver inspirato un paio di volte, con uno
strattone deciso la tirò via. Più velocemente che
poté prese un grosso groviglio di stoffa e lo premette sulla
ferita per bloccare la fuoriuscita di sangue, con l’altra
mano iniziò a cercare nel suo zaino ago e filo. Infilando le
dita sotto la stoffa iniziò ad esplorare la ferita alla
ricerca di danni interni, come gli aveva insegnato a fare Kabuto: aveva
sempre trovato noiose ed inutili le sue lezioni, ma in quel momento si
ritrovò a ringraziarlo. Non trovando lesioni interne, prese
ago e filo ed iniziò a ricucirla: non era mai stato bravo in
quelle cose, era solo un intervento temporaneo prima di ritornare dagli
altri ed affidarla a Sakura. Mentre cercava di cucire insieme i due
labbri della ferita, Sasuke si trovò a ripensare a quello
che Miwa aveva fatto per lui poco prima, durante l’attacco.
Non avrebbe mai creduto che potesse rischiare la sua vita per salvare
lui! Sasuke conosceva l’odio, l’aveva provato in
prima persona, sulla sua pelle e sulla sua anima, e sapeva cosa poteva
scatenare dentro. Lui aveva solo odiato nella sua vita, alimentando
quella fiamma che gli bruciava dentro quando questa minacciava di
affievolirsi per poter continuare ad odiare Itachi: non avrebbe mai
messo a repentaglio la sua vita per salvare quella di suo fratello!
Davanti a quel pensiero immaginò se stesso ed Itachi nella
stessa situazione in cui si erano trovati lui e Miwa… No!
Lui non si sarebbe mai precipitato se avesse visto suo fratello cadere
oltre il bordo di un burrone, e men che meno avrebbe cercato di
trattenerlo, continuando a resistere ostinatamente anche quando i
nemici avessero iniziato a torturarlo… Lui lo avrebbe
lasciato cadere senza muovere un dito, fingendo di non vedere, senza
provare alcun rimorso…
Allora
perché Miwa l’aveva salvato accantonando
l’odio profondo che nutriva per lui? Come si poteva fare una
cosa del genere? Non riusciva a capire, non lui che aveva sempre
pensato solo a se stesso, senza pensare che le sue decisione avrebbero
coinvolto anche le persone che gli erano intorno…
Sapeva
solo che lui non ci sarebbe mai riuscito…
…
per Sasuke odiare e scappare era più facile che perdonare ed
amare!
Chiuse
la fasciatura e riportò Miwa supina, le prese il braccio
destro ed iniziò a liberarlo del filo di nylon che vi era
avvolto attorno ed penetrato in profondità nella carne:
altro dolore che aveva affrontato per lui…
Avvertì una profonda tristezza impregnarli il petto, ma non
seppe spiegarsene il motivo…
Per
ultima cosa si dedicò alla spalla lussata, con un altro
strattone deciso e potente rimise l’osso in asse, bloccando
poi l’arto con le ultime fasce che gli erano rimaste in una
stretta fasciatura. Sospirò sfinito, asciugandosi
l’acqua ed il sudore che gli scorrevano lungo il viso: al su
risveglio avrebbe Miwa trovato un dolore atroce ad attenderla!
Aveva
fatto tutto quello che poteva per lei, ora doveva solo aspettare.
Si
sedette dietro di lei, sollevandola e stringendosela di nuovo contro,
cercando con quel contatto di riscaldarsi reciprocamente. Quando la
pelle di Miwa venne a contatto con la sua, Sasuke sussultò:
era bollente! Velocemente le portò una mano sulla fronte
costatando che aveva effettivamente la febbre alta: probabilmente le
era salita per lo choc delle ferite e la perdita di sangue…
Strinse ancora di più la presa delle sue braccia e gambe su
di lei, avvolgendola come se fosse stato una grossa coperta, sperando
che bastasse a riscaldarla ed ad impedire che la febbre salisse ancora.
Solo allora si permise di osservare veramente Miwa: si chiese chi
potesse essere veramente quella ragazza, perché portava il
simbolo degli Uchiha tatuato addosso, perché lo odiava
così tanto senza averlo mai incontrato prima…
Mentre
osservava il volto di Miwa, contratto ed arrossato dalla febbre, una
vaga sensazione di familiarità lo pungolò, mentre
un altro volto sfumato e quasi completamente dimenticato si sovrappose
a quello di Miwa…