5. Custode
Miwa
si svegliò stranamente spossata ed indolenzita.
Provò a sollevare le palpebre sentendole pesanti, e quando
ci riuscì si ritrovò a guardare il soffitto
nodoso di una grotta. Si sforzò di ricordare come ci fosse
arrivata, ma aveva la mente impastata, sprazzi di ricordi apparivano e
scomparivano alla velocità di lampi confondendola ancora di
più. Forse se fosse riuscita a mettersi seduta avrebbe
capito qualcosa di quella situazione… così
cercò di mettersi a mezzobusto, ma ad un movimento brusco e
scorretto dal suo corpo partirono due scariche di dolore che le
infiammarono il cervello e le strapparono l’aria dai polmoni.
Con un grido roco si ributtò indietro, rincorrendo il
respiro spezzato per cercare di calmare quelle fitte lancinanti. Pian
piano il dolore scemò, permettendole così di
notare le due fasciature che le stringevano i fianchi e la spalla,
inoltre indossava solo un kimono maschile bianco decisamente
familiare…
-
Dovresti stare più attenta!- la voce atona e fuori campo di
Sasuke la fece sussultare.
Miwa
si voltò lentamente stando attenta, questa volta, a non fare
movimenti errati: il ragazzo era in piedi sull’imboccatura di
quella piccola grotta, indossava solo i suoi neri pantaloni aderenti
infilati nei gambali, lasciando alla vista il suo torace ampio e
modellato perfettamente dai lunghi anni di allenamento, il sole alle
spalle giocava spietatamente con la sua pelle lattea rendendola quasi
opalescente, aveva i capelli sciolti che gli ricadevano lisci ai lati
del volto, lungo il collo e le spalle; se ne stava poggiato mollemente
alla roccia, con il braccio destro sollevato e puntato con il gomito
contro la parete, il busto leggermente piegato in avanti e con la
fronte poggiata alla mano chiusa a pugno, con l’altro braccio
si stringeva contro quella specie di panno che portava legato ai
fianchi e che in quel momento sembrava contenere qualcosa…
Gli occhi neri di Sasuke la fissavano quasi con disinteresse.
Stranamente,
a vederlo così, Miwa avvertì qualcosa contorcersi
nel suo petto mentre sentiva tutto il sangue affluirle alle
guance… non riusciva a staccare lo sguardo da lui…
Sasuke
fece un passo all’interno della grotta, facendo
così riscuotere la ragazza che resasi conto dello stato
contemplativo in cui era caduta, scosse più volte la testa
dandosi mentalmente dell’idiota: doveva essere lo stato di
spossatezza in cui si trovava a farle fare cose così
stupide! Un ghigno divertito piegò le labbra
dell’Uchiha nel vedere le guance imporporate della ragazza:
era la prima volta che la vedeva così umana… Miwa
distolse velocemente lo sguardo inferocita con se stessa ed infuriata
con l’altro.
-
Tieni: ti aiuterà a far abbassare la febbre!- e le porse una
radice contorta e nera, piena di filettature biancastre.
Lentamente
Miwa riportò lo sguardo su di lui, osservando
sospettosamente lui e la radice che teneva in mano, e, solo dopo un
attento esame, tese ancora diffidente la mano per prenderla. Sasuke
sorrise interiormente: gli sembrava un gatto randagio che accettava il
cibo che gli veniva messo davanti!
-
Che mi è successo? Perché sono tutta fasciata?-
chiese Miwa prima di iniziare a masticare la radice.
Era
così amare che contorse il viso in una smorfia disgustata.
-
Hai una spalla lussata, una ferita al fianco e per poco non ti sei
amputata il polso destro.- spiegò velocemente mentre
poggiava l’involto sul pavimento della grotta e lo apriva
rivelando una piccola quantità di frutta e bacche.
Miwa
fissò il profilo del ragazzo: quelle fasciature non si erano
fatte da sole, quindi poteva facilmente dedurre che lui
l’avesse curata e poi era andato a cercare qualcosa
mangiare… perché? Il Sasuke Uchiha che conosceva
lei, l’avrebbe lasciata annegare senza troppi scrupoli per
mettersi in salvo, e non credeva nemmeno al debito di
riconoscenza…
-
Perché mi hai salvata e curata?- chiese piano, quasi avesse
paura della risposta.
Sasuke
continuò quello che stava facendo come se non avesse sentito
la sua domanda, poi prese dal mucchio una mela rossa e gliela
lanciò; la ragazza l’afferrò al volo
con la mano sana, ma non la mangiò, continuò a
fissarlo in attesa di una risposta. L’Uchiha dopo aver preso
una manciata di bacche rosse e lucide, si poggiò con la
schiena contro la parete rocciosa: gli aveva chiesto perché
l’avesse aiutata… gran bella domanda, quella! Il
problema era che nemmeno lui sapeva perché
l’avesse fatto, per la prima volta nella sua vita aveva messo
da parte se stesso ed il proprio egoismo per aiutare un’altra
persona, e non sapeva bene il perché… ed intanto
quella ragazzina impossibile continuava a fissarlo come fosse un
oracolo dal quale aspettava il responso che poteva cambiarle la
vita… Lentamente riportò lo sguardo su di lei,
non proprio sicuro di volerla affrontare.
-
Non è avvelenata, la puoi mangiare.- disse deciso.
Miwa
abbassò lo sguardo sentendosi sconfitta: con quelle parole
Sasuke le aveva fatto capire che non avrebbe mai risposto alla sua
domanda… Sospirò e decise di mettersi un
po’ più dritta: lentamente, con piccoli movimenti
cauti, strisciando e puntando sul braccio che non era stato ferito ed
aiutandosi con le gambe, riuscì a poggiarsi anche lei con la
schiena contro la roccia. Solo quando portò la mela alle
labbra si rese conto di quanta fame e sete avesse, addentò
decisa il frutto e la polpa dolce e succosa le scese piacevolmente
lungo la gola riarsa dalla sete. Con il movimento il braccio il kimono,
troppo grande per lei, le scivolò fino al gomito piegato,
scoprendole la spalla sinistra e parte del petto; stava per ricoprirsi,
non s’illudeva che Sasuke non avesse visto il suo tatuaggio,
per curarla aveva dovuto spogliarla, ma non voleva dargli
l’occasione di farle domande dolorose alle quali avrebbe
dovuto dare risposte ancora più dolorose; ma il suo polso
venne stretto in una morsa decisa ma gentile.
-
Perché porti il simbolo degli Uchiha tatuato addosso?- le
chiese guardandola negli occhi, per impedirle che potesse mentirgli.
Un
sorriso amaro schiuse le labbra della ragazza, mentre scostava le mani
di Sasuke dalle sue e risollevava i bordi del kimono per coprirsi;
abbassò la testa e chiuse gli occhi, indecisa se rispondere
o meno alla sua domanda.
-
A volte dimentico che quando tuo padre morì eri troppo
piccolo per essere messo a parte dei segreti di famiglia…-
alla fine la voce le era uscita senza alcun controllo.
Dopo
un altro istante di indecisione, Miwa risollevò lo sguardo e
Sasuke ritrovò in quelle iridi d’ossidiana il
riflesso di tutti sentimenti che in quel momento si dibattevano furiosi
dentro di lei straziandola e tormentandola; nemmeno lui aveva mai
provato un’angoscia simile…
-
Questo è il simbolo dei Custodi degli Uchiha. –
Miwa si fermò un attimo ad osservare la sorpresa che si era
formata sul volto di Sasuke – Per proteggere il clan
più potente del villaggio, il primo Hokage ordinò
che gli Hanamura, il secondo clan per potenza, fosse messo a vostra
difesa. Da allora ogni nostra vita è stata spesa i funzione
della vostra, siamo stati i vostri fedeli cagnolini da guardia!- le
ultime parole erano state quasi sputate, trasudavano tutto il disprezzo
che lei provava.
Sasuke
la guardò senza riuscire veramente a credere a quello che
aveva appena ascoltato: in nessuna delle carte nello studio di suo
padre aveva trovato riferimenti a questi Custodi…
-
Te l’ho detto: eri troppo piccolo per poter conoscere queste
cose. – rispose con un piccolo sorriso alla sua implicita
domanda – Io invece ho dovuto imparare fin dalla culla che
ero un Custode e che dovevo proteggere gli Uchiha a qualunque prezzo,
anche a quello della mia vita se necessario. – si
fermò un attimo portando il suo sguardo sul pezzetto di
paesaggio che si intravedeva dall’entrata – Sai
quanti anni avevo la prima volta che mi sono dovuta inchinare davanti a
tuo padre?- chiese con amarezza riportando lo sguardo su di lui.
Sasuke
scosse la testa, non fidandosi della propria voce.
-
Quattro anni. Tuo padre era venuto per valutare le mie
capacità: se non mi fossi dimostrata all’altezza
sarei stata cancellata dai registri di famiglia ed abbandonata
nell’orfanotrofio… Mi dimostrai molto
più abile delle prospettiva… ancora oggi non so
se sia stato un bene o un male…- le ultime parole erano
state solo mormorate.
Il
suo interlocutore rimase a lungo in silenzio mentre cercava di
assimilare quel discorso: la famiglia Uchiha era un organismo rigido e
ben strutturato, all’interno del quale bisognava essere
sempre all’altezza delle aspettative altrimenti si veniva
tagliati fuori, considerati un disonore, un fallimento; ma gli sembrava
semplicemente assurdo valutare le abilità di una bambina di
quattro anni: nemmeno lui era stato valutato così presto,
nonostante facesse parte del ramo principale della famiglia, avevano
aspettato almeno i sette, otto anni!
Fino
a quel momento gli aveva spiegato perché i suoi non gli
avessero rivelato l’esistenza dei Custodi, ma
perché non li aveva visti neanche dopo la morte dei suoi
genitori? Magari avevano creduto che quella fosse l’occasione
buona per liberarsi del giogo della sua famiglia…
-
Dove sono i tuoi genitori?- chiese diretto, risentito.
Miwa
sussultò come se l’avessero frustata, prima di
portarsi le gambe al petto e circondarle con le braccia, e nascose il
volto tra le ginocchia, appallottolandosi in un inconscio gesto di
difesa; Sasuke notò che stava tremando.
-
Sono morti. Itachi uccise anche loro…- la voce gli giunse
attutita e Sasuke si diede mentalmente dell’idiota per non
aver capito.
Miwa
raddrizzò la schiena ritornando a poggiarsi con la schiena e
la testa alla roccia, gli occhi chiusi ed il volto contratto dal
dolore; prima lentamente poi sempre più veloce, le sue
labbra iniziarono a muoversi, mentre la voce gli raccontava una parte
di quella maledetta notte che nessuno si era mai preso la briga di
rivelargli. Uno degli Uchiha era riuscito a dare l’allarme
prima di morire ed il padre di Miwa aveva dato subito
l’ordine di armarsi. Il quartiere degli Uchiha era troppo
silenzioso e si erano divisi in più squadre di tre elementi
per poterlo battere palmo a palmo: avevano trovato solo sangue e
cadaveri dovunque si posasse lo sguardo. Miwa ed il suo gruppo erano
arrivati davanti la residenza principale ed avevano trovato lui,
Sasuke, raggomitolato in un angolo del vestibolo in stato di choc.
Avevano cercato di farlo parlare, ma lui continuava a ripetere il nome
di suo fratello. Dopo essersi consigliati tra loro, i capifamiglia le
ordinarono di portarlo nella loro casa e di dare l’allarme
all’Hokage, quindi di seguirli. Miwa aveva fatto quanto le
era stato ordinato, lasciando Sasuke dormire, sfinito dalle lacrime,
nel suo letto e raccontando ad un paio di chunin che stavano facendo la
ronda per le strade del villaggio quello che era accaduto, quindi,
seguendo le tracce lasciatele, partì
all’inseguimento dei suoi familiari. Arrivò troppo
tardi: Itachi aveva appena decapitato suo fratello maggiore ed ai suoi
piedi giacevano senza vita gli altri membri del clan Hanamura. Per un
attimo il dolore la paralizzò: tutta la sua famiglia era
stata sterminata, non restava più nessuno… quella
consapevolezza, unita al sorriso sprezzante con cui la stava guardando
Itachi, risvegliarono dentro di lei una rabbia bruciante che le
annebbiò completamente il cervello: a testa bassa, urlando
di dolore e furia, Miwa si avventò contro di lui, Itachi
giocò un po’, come il gatto con il topo; alla fine
si stancò e, con la sua katana, la colpì
trapassandole il ventre da parte a parte.
Sasuke
non sapendo cosa dire distolse lo sguardo da lei: aveva combattuto
contro suo fratello quando lui aveva saputo solo mettersi a
piangere… Anche lei era molto più forte di lui!
-
Il Consiglio ha accusato la mia famiglia dello sterminio degli
Uchiha…- .
A
quelle parole il ragazzo sollevò la testa di scatto.
-
Ma… è stato Itachi, voi non c’entrate
nulla!- provò a protestare.
-
Lo so! Ma tuo fratello era scomparso e loro avevano bisogno di un capro
espiatorio… Li hanno accusati di non aver svolto
accuratamente il loro dovere, che Itachi ha potuto agire indisturbato
perché non abbiamo vigilato a dovere. Mi hanno vietato di
seppellire i miei familiari nel cimitero cittadino, ho dovuto comprare
un piccolo pezzetto di terra fuori dalle porte cittadine e tumularli
li, senza nessuno onore o rispetto.- .
Miwa
riaprì gli occhi piantandoli subito nei suoi: lampi
d’odio e rabbia sfrecciavano in quelle iridi nere,
trattenevano a stento la furia repressa che contenevano.
-
Il mio clan ha dato la vita per il tuo, eppure sono stati trattati da
traditori, nessuno si è presentato al loro funerale, nessuno
si è curato di me! Noi siamo sempre stati i vostri schiavi,
poco più che cani da guardia… a chi poteva
interessare la morte di un cane? Sulla tomba dei miei genitori ho
giurato che non sarei mai più stata un cane degli Uchiha e
che avrei lavato il sangue con il sangue!- .
Un
altro Vendicatore. Un Vendicatore che aveva giurato di uccidere lui per
cancellare i torti subiti dalla sua famiglia. Un Vendicatore che aveva
tutta la rabbia e la determinazione per riuscire nel suo intento.
Sasuke si perse un istante in quei cieli neri tempestosi prima di
prendere la sua decisione: avrebbe chiuso quella storia una volta per
tutte, a qualsiasi costo!
-
Prova ad uccidermi!- la sfidò lanciandole un kunai.
-
Eh?!- .
-
Ti sto dando la possibilità di provare ad uccidermi!-
spiegò con un sorriso di scherno sulle labbra.