6.
Svegliati!
Yamato
lanciò un’altra occhiata preoccupata oltre il
bordo del crepaccio: la parete cadeva a strapiombo, liscia come la lama
di un pugnale, senza offrire alcun appiglio a cui aggrapparsi, mentre
il fiume ruggiva e spumeggiava minaccioso, tagliando la valle come un
animale inferocito. Di Miwa e Sasuke non c’erano tracce, li
aveva cercati per ore insieme al suo clone, appena conclusa la
battaglia, ma non li avevano trovati. Sospirò pesantemente,
raddrizzandosi e portandosi le mani ai fianchi: era stato un bel volo,
erano precipitati per diversi metri prima di incontrare il fiume, e da
quell’altezza la superficie delle acque doveva aver avuto la
stessa consistenza di una lastra di pietra…
Poteva mentire agli altri per non farli preoccupare, ma non a se
stesso: temeva che nessuno dei due fosse sopravvissuto…
Di fronte a tanto pessimismo, Yamato scosse la testa: stava parlando
dell’allievo prediletto di Orochimaru e dell’unica
Custode sopravvissuta all’attacco di Itachi Uchiha, erano
tipi tosti, che sarebbero potuti penetrare fino al cuore stesso
dell’Inferno ed uscirne senza nemmeno una bruciatura, e non
era escluso che lo avessero già fatto… cosa
poteva essere per loro un volo di una ventina di metri? Doveva essere
ottimista, avere fiducia in loro e nelle loro capacità: se
non Sasuke, di certo Miwa avrebbe tirato fuori dal suo magico cilindro
qualche trucchetto dei suoi e, prima o poi, se li sarebbero trovati di
nuovo davanti!
Increspò le labbra in un sorriso poco convinto, prima di
voltarsi e di ritornare dagli altri. Miwa aveva rischiato la sua vita
per quella di un Uchiha, se gliel’avessero raccontato gli
avrebbe dato del pazzo! Da quando i suoi genitori erano stati uccisi da
Itachi aveva iniziato a provare un odio incontrollabile verso il clan
Uchiha, in tutti quegli anni aveva versato lacrime e sangue per
diventare così forte da essere all’altezza dei due
fratelli ed ucciderli, purificando l’onore dei suoi familiari
con il loro sangue, era diventata la sua ossessione quella. La Miwa che
conosceva era un persona difficile, quasi problematica: era arrabbiata
contro tutto e tutti, non aveva e non voleva compagni, era arrogante
come solo un Hanamura poteva essere, rifiutava di essere controllata,
si gettavi negli scontri a testa bassa, senza curarsi dei rischi,
sfidando continuamente la vita e la morte in una battaglia che prima o
poi si sarebbe conclusa con la sua morte… era la stessa
bambina che aveva giurato sulla tomba dei propri genitori di non essere
più un servo degli Uchiha, che gli aveva promesso le vite di
Sasuke ed Itachi come offerta…
… Per questo non riusciva a capire il suo comportamento!
Aveva vissuto fino a quel momento solo per ucciderlo, allora
perché rischiare tutto per salvargli la vita? Non era
più semplice lasciarlo cadere giù e mettere tutto
nelle mani del destino?
Troppo facile per una come Miwa! Si rispose con un piccolo sorriso
divertito. Era stata severamente addestrata ad essere sempre leale, a
combattere in prima persona le sue lotte: una volta terminata quella
missione, avrebbe sfidato Sasuke ad un duello mortale ed avrebbe
lasciato decidere l’esito solo alla loro abilità,
non alla sfortuna o al fato!
E poi il suo legame con gli Uchiha era piuttosto ambiguo, un misto di
amore ed odio che la dilaniava a volte, che la portava a quei
comportamenti contraddittori e che, probabilmente, non le avrebbero
fatto fare la scelta giusta al momento giusto…
- Trovato qualcosa Capitano Yamato?- chiese improvvisamente la voce di
Naruto.
Yamato riemerse velocemente dai suoi pensieri: Naruto era ancora seduto
accanto al corpo incosciente di Sai, vegliandolo con una strana
insistenza, aspettando ansiosamente di vederlo riaprire gli occhi.
Sakura era seduta contro un albero dalla parte opposta, una strana
espressione sul volto mentre osservava i suoi due compagni di squadra.
Lo scontro con i Burattini era stato devastante per loro: i loro
avversari erano troppi per loro e non avevano alcun problema di
stanchezza, mentre loro si stavano consumando facilmente. Inoltre
nonostante li colpissero ripetutamente, si rialzavano e riprendevano
l’attacco come se niente fosse. Avevano usato i loro jutsu
più potenti, ma erano stati quasi del tutto inefficaci.
C’era stato un momento di panico quando un gruppo di
Burattini si era avventato su Naruto sommergendolo letteralmente con il
loro numero e peso, e Sai era corso immediatamente in suo aiuto, ma era
stato respinto e sbalzato via, ed aveva battuto violentemente la testa
contro un grosso sasso che spuntava dal terreno; c’era
mancato poco che Naruto non scatenasse il potere di Kyuubi. Per fortuna
Sakura aveva scoperto che i Burattini erano controllati e manovrati da
un piccolo feticcio di legno con su inciso uno strano simbolo
posizionato all’altezza del cuore, una volta tolto e
distrutto il corpo del Burattino spariva come polvere portata via dal
vento. Quello aveva dato una svolta alla battaglia, avevano concentrato
tutte le loro energie nel trovare i feticci e distruggerli. Alla fine,
al bordo della boscaglia sei figure ammantate di nero, come fantasmi
appena sfumati dal calore che si liberava dal suolo; li avevano
guardati un attimo e poi erano scomparsi come non fossero mai stati
veramente li.
Naruto era crollato sfinito nell’erba calpestata e sporca di
sangue, mente Sakura era corsa a controllare come stesse Sai, ignorando
le proprie ferite ed la propria stanchezza. Aveva fatto quella che
poteva per lui in quelle condizioni, poi Yamato aveva dato
l’ordine di allontanarsi da li e trovare uno spiazzo in cui
accamparsi, si era caricato Sai sulle spalle e, usando le poche forze
rimaste, si erano addentrati nel bosco alle loro spalle.
Da quando erano arrivati Naruto non aveva mai lasciato Sai, forse si
sentiva in colpa per quello che gli era accaduto, o forse aveva ragione
Kakashi; chissà…
- Niente! – rispose sedendosi sul prato – Ma forse
il fiume li ha trascinati a valle…- provò a
proporre, cercando di instillargli un po’ di speranza.
Naruto sorrise appena, prima di tornare a guardare Sai. Non voleva
perderlo! Non per una sciocchezza come quella! Continuava a guardarlo,
implorandolo mentalmente di svegliarsi, di tornare da lui…
La preoccupazione ed il rimorso lo stavano divorando, non si sarebbe
mai perdonato se gli fosse accaduto qualcosa; se non si fosse lasciato
intrappolare da quei cosi come un dilettante, Sai non sarebbe corso in
suo aiuto e non gli sarebbe accaduto nulla…
Mente Yamato era andato a cercare di scoprire cosa fosse successo a
quei due, Sakura gli aveva spiegato che la cosa poteva essere molto
più grave di quello che sembrasse: Sai poteva avere una
commozione cerebrale che sarebbe guarita nel giro di alcuni giorni ma
che comunque gli avrebbe portato alcuni problemi, ma il colpo poteva
anche avergli causato un ematoma che premeva sul cervello che andava
subito asportato, oppure poteva averlo mandato in coma… ma
senza le adeguate attrezzature non poteva fare nessuna diagnosi certa,
potevano solo sperare. Naruto aveva sentito il proprio sangue gelarsi
nelle vene ad ogni parola della sua amica, ed il cuore frantumarsi e
crollare frammento dopo frammento…
- Naruto perché non vai a riposarti un
po’…- propose piano Sakura.
- Non preoccupatevi, non sono stanco! – mentì
sapendo benissimo di essere al limite, ma lo stesso non poteva
permettersi di allontanarsi da li, di lasciare Sai solo, voleva essere
il primo che avrebbe visto quando avesse riaperto gli occhi –
Riposate voi, penso io a fare la guardia, ok?- sorrise.
Sakura e Yamato annuirono un po’ preoccupati dopo essersi
fatti promettere che li avrebbe chiamati per qualsiasi problema, ben
sapendo che non sarebbero mai riusciti a convincerlo a riposarsi un
po’. Si avvolsero nei sacchi a pelo e dopo poco crollarono in
un sonno profondo.
Finalmente solo, Naruto poté liberarsi della sua maschera e
dare libero sfogo al vortice che gli stava bruciando l’anima:
digrignò i denti per impedirsi di urlare, mentre il dolore
sembrava sul punto di schiacciarlo, sollevò la mano e gli
scostò la frangetta dal volto, prima di chinarsi e di
sfiorargli la fronte con un bacio leggero.
- Torna da me Sai, ti prego!- mormorò disperato sulla sua
pelle.
Si rialzò lentamente, sperando nel miracolo di trovarlo con
gli occhi aperti, venendo dolorosamente deluso quando
ritrovò il suo volto immobile, come se stesse
tranquillamente dormendo. Si sistemò meglio con la schiena
contro il tronco d’albero a cui era appoggiato e prese la
mano di Sai tra le sue, nell’attesa socchiuse gli occhi,
sentendo tutta la stanchezza del giorno appena trascorso depositarsi
tutta sulle sue spalle.
Fu la strana sensazione di una stretta più forte attorno
alle sue mani a scuoterlo dal torpore pesante e viscoso in cui era
caduto, aprì gli occhi malvolentieri sentendosi
più stanco di quanto non lo fosse quando aveva chiuso gli
occhi, e si guardò intorno cercando di capire cosa stesse
accadendo…
… incrociando, poi, per caso lo sguardo impastato e confuso
di Sai…
- N… Naruto… ?- la voce flebile, lo raggiunse a
fatica.
Naruto fissò quelle iridi di pece per qualche istante,
sentendo per un istante tutte le funzioni fisiche e mentali annullate,
prima di ritornare in sé abbastanza da saltare al collo
dell’amico con le lacrime agli occhi.
- SAI! SAI! SAI!- urlò facendo svegliare di soprassalto gli
altri.
Con la mente ed il cuore leggeri per la felicità, stringendo
quel corpo tra le braccia, sentendo la paura svaporare velocemente
dalla sua anima, Naruto comprese per la prima volta quello che provava
per Sai…