7.
Uccidimi!
Miwa
passò più volte lo sguardo dal kunai che
stringeva in pugno a Sasuke in piedi davanti a lei, come se non avesse
realmente compreso le sue parole.
“Prova ad uccidermi! ”.
Ucciderlo…
… per tutta la vita aveva desiderato trovarsi a quel punto,
ed ora che era ad un passo dal compiere la sua vendetta…
esitava!
Perché?
Perché in quel momento non si sentiva più
così sicura di volerlo uccidere?
Sollevò lo sguardo fino ad incrociare gli occhi color
petrolio del ragazzo, alla ricerca di qualsiasi cosa che potesse
sbloccarla.
Vuoti. Riflettevano il suo sguardo vuoti e freddi, distaccati; come se
niente di quello che gli aveva raccontato, nemmeno la morte dei suoi
genitori, lo avesse toccato veramente.
Miwa si sentì come se fosse solo un fastidio di poco conto
per Sasuke, qualcosa da risolvere nel modo più veloce ed
indolore possibile.
Cosa si era aspettata di trovare in quegli occhi? Compassione?
Pietà? Comprensione? Si chiese con una nota di scherno; gli
Uchiha non provavano compassione o pietà, non era nella loro
natura, loro prendevano quanto gli era utile abbandonandolo appena non
serviva più; gli Uchiha erano egoisti ed egocentrici: quello
che non riguardava direttamente il loro clan non aveva alcuna
importanza!
Perché Sasuke avrebbe dovuto fare eccezione?
Sentì la solita furia gelida svegliarsi nel fondo della sua
anima ed iniziare a ribollire furiosamente, agitarsi nel tentativo di
ribellarsi e scatenarsi verso quello che era stato il suo obiettivo da
sempre; ma lei riuscì a trattenersi ancora un
attimo…
- Attento a quello che chiedi, Uchiha!- lo avvertì Miwa.
Volle concedergli comunque una momentanea via di fuga, premettendo la
loro missione, rimandando la vendetta a dopo la sua
conclusione…
- Cos’è, non sei forse alla mia altezza?- la
derise lui schiudendo le labbra in un ghigno di scherno che le fece
ribollire il sangue nelle vene.
La ragazza si sollevò lentamente in piedi, Sasuke la vide
liberarsi della fasciatura che le bloccava la spalla, per poi
stringersi di più la sua casacca addosso in modo che non le
intralciasse i movimenti, la presa sul kunai era così salda
che le nocche erano sbiancate; aveva preso la sua decisione,
constatò soddisfatto lui.
- Ricorda che lo hai voluto tu, Uchiha!- mormorarono quelle labbra in
un tono così pericolosamente basso che Sasuke si
ritrovò a schiudere le labbra sorpreso.
Quando Miwa sollevò la testa permettendogli di osservare il
suo volto, il moro si chiese per un attimo se non avesse fatto la
scelta sbagliata: i suoi lineamenti erano ancora immobili come se
fossero stati scolpiti nel marmo, ma ogni traccia di calma era sparita
da quel volto, non riusciva a capire come, ma quel volto ora stava
sprigionando un misto di rabbia ed odio tale che lo fece indietreggiare
inconsciamente di un paio di passi; ma quello che lo
inquietò maggiormente erano i suoi occhi che vorticavano e
lampeggiavano mentre lo fissavano decisi e mortalmente seri, sembravano
abissi senza fondo che potevano risucchiarlo da un istante
all’altro.
Sasuke ebbe appena il tempo di vedere quel lampo più intenso
che le aveva illuminato lo sguardo, che Miwa gli si scagliò
contro ad una velocità pazzesca, sollevò la sua
katana e la lama vi cozzò violentemente contro sprizzando
decine di scintille ambrate. Per un istante cercarono di sopraffarsi
usando la propria arma per far forza su quella dell’altro,
per farlo indietreggiare e prendere in mano lo scontro. Ma poi Miwa
allontanò la sua lama da quella avversaria e
iniziò ad eseguire una velocissima serie di stoccate che
Sasuke cercava di parare al meglio: gli sembrava che quella lama
vorticasse come vento attorno a lui, prima di calargli addosso! Miwa
sorrise vittoriosa all’ennesimo taglio che riuscì
ad infliggere su quella pelle lattea. Sasuke riuscì a
trovare un istante per osservarla negli occhi: quelli erano solo colpi
di prova, stava solo valutando la sua capacità, non aveva
ancora iniziato a combattere seriamente, non lo riteneva un avversario
all’altezza! Quella constatazione gli bruciò come
acido dentro: si riscosse e smise di parare soltanto, iniziando ad
attaccare, cercando falle nella difesa avversaria, portando a segno
varie stoccate.
Quando la punta della katana di Sasuke le penetrò nella
carne della coscia destra infiammando tutta la pelle attorno, Miwa si
allontanò spiccando un salto all’indietro,
reggendosi sui palmi aperti delle mani e, dandosi
un’ulteriore spinta con le braccia, atterrò
definitivamente poco lontano da lui, tenendosi sulla gamba sinistra
piegata con il ginocchio contro il petto e quella destra contro il
terreno.
Sasuke vedendo quell’acrobazia si chiese come facesse:
persino lui con ferite come quelle avrebbe avuto molta
difficoltà a muoversi, invece i movimenti di quella ragazza
erano precisi e letali, rapidi; come aveva fatto ad atterrare sulle
braccia con una spalla lussata? L’unica cosa che tradiva il
dolore che evidentemente provava erano le gocce di sudore che le
stavano imperlando la fronte.
Come a rallentatore vide un ghigno pericoloso schiudersi sul volto di
Miwa, prima che congiungesse le mani davanti al volto a formare una
sequenza di segni che conosceva fin troppo bene…
- Soffio rovente del drago!- urlò portandosi
l’indice ed il medio della mano destra alle labbra e
soffiandoci sopra.
Immobilizzato dalla sorpresa, Sasuke si rese conto della fiammata che
lo stava per investire quando le fiamme stavano ormai per lambirgli la
pelle; riscossosi dal calore si inginocchiò e mise la lama
della katana in verticale davanti a sé, parando il jutsu, le
due metà tagliate colpirono il terreno facendolo esplodere.
Quando il velo di polvere che lo aveva circondato si diradò,
Sasuke sollevò lo sguardo su Miwa: chi era davvero quella
ragazza? Quello era un comunissimo jutsu di fuoco, ma il modo in cui lo
aveva evocato… Kami, ad ogni movimento a lei si era
sovrapposto l’ombra di suo fratello…
Perché soltanto Itachi usava quel jutsu chiudendo la
sequenza dei segni non chiudendo l’indice ed il pollice a
cerchio davanti le labbra, ma tenendo davanti la bocca
l’indice ed il medio ben tesi, concentrando nelle loro punte
il chakra necessario prima di liberarlo…
Era una coincidenza, oppure…?
Decise che per il momento non era il caso di dare una risposta a quella
domanda, doveva solo concentrarsi e porre fine a quello scontro che lo
stava impegnando più del necessario, poi avrebbe preteso le
risposte che gli spettavano.
Evocò lo sharingan e piantò i suoi occhi rossi in
quelli di Miwa, che temerariamente sostenne lo sguardo cadendo
così nella sua rete: la ragazza sussultò
violentemente e per un lungo istante lottò per distogliere
lo sguardo da quello dell’altro; ma Sasuke la teneva
inchiodata a sé, impedendole di muoversi e di pensare. Con
un profondo grido, Miwa crollò sulle ginocchia premendo le
mani contro la testa per scacciare quelle grida che vorticavano
furiosamente nella sua mente, dilaniandole il cervello. Un ghigno
fiorì sulle labbra dell’Uchiaha, che a passi lenti
e misurati, sicuri, le si avvicinò con la katana sguainata
la cui punta raschiava il terreno creando un piccolo solco, pronto a
finirla. Solo quando si fermò davanti a lei, Sasuke
notò il sorriso divertito che stava inclinandole le labbra;
l’istante successivo Miwa era scattata colpendolo con un
pugno sotto il mento, che sbalzò il ragazzo di diversi metri
facendolo atterrare di schiena contro il terreno duro.
L’Uchiha stava ancora scuotendo la testa inebetito
chiedendosi cosa fosse accaduto, che la ragazza gli salì
addosso a cavalcioni.
- Idiota! Mi è stato insegnato fin da piccolissima a
resistere allo sharingan!- gli spiegò prima di colpirlo con
un altro pugno, questa volta allo zigomo.
Sasuke reagì invertendo le posizioni con un colpo di reni e
colpendola allo stomaco con una ginocchiata. Iniziarono a rotolare sul
terreno restituendosi a vicenda i colpi subiti, cercando di bloccare
l’altro con qualsiasi mezzo, mentre le loro pelli venivano
segnate da lividi grossi e scuri. Quello che era iniziato come uno
scontro tra esperti ninja, si era trasformato in una zuffa da bettole.
Approfittando del fatto che Sasuke era seduto sul suo stomaco cercando
di schiacciarle la testa con una delle sue mani, Miwa gli sottrasse uno
dei kunai che teneva nel fodero legato alla coscia. Quando
riuscì di nuovo a ribaltare le posizione ed a bloccare il
ragazzo sotto di sé, sollevò la mano che
stringeva la lama pronta a piantargliela in gola, ma commise
l’errore di guardarlo negli occhi. Le iridi nere di Sasuke
erano mari in tempesta, agitate dai venti della colpa e del dolore;
erano gli occhi di una persona che aveva sofferto una vita intera per
scelte che aveva fatto e che gli erano state imposte; erano oscuri
buchi vuoti e privi di fondo che nascondevano tutta quella tristezza
che cercava ogni giorno di dissimulare.
Miwa trattenne il fiato rendendosi che quegli occhi erano uguali ai
suoi!
Calò il braccio disegnando un arco argenteo
nell’aria, la lama del kunai non si piantò nella
carne di Sasuke ma nel terreno accanto al suo volto. Inarcando la
schiena e gettando la testa all’indietro proruppe in un urlo
rabbioso e feroce, un verso simile a quello di una belva agonizzante,
che lo fece rabbrividire. Come se avesse perso definitivamente le forze
Miwa crollo su di lui, poggiando la fronte contro la sua spalla,
tremando violentemente nel tentativo di trattenere le lacrime:
l’unico scopo della sua vita era stato diventare abbastanza
forte da affrontare i due fratelli Uchiha ed ucciderli, nessun prezzo
sarebbe stato abbastanza alto per vendicare la sua famiglia; ma ora che
aveva avuto la possibilità di portare a termine la sua
vendetta non ce l’aveva fatta, non era riuscita ad uccidere
quel ragazzo triste che esattamente come lei si era ritrovato coinvolto
in eventi troppo grandi per lui, che aveva dovuto affrontare la
solitudine ed il dolore da solo senza nessuno a dargli una
mano…
… non era riuscita ad uccidere quel ragazzo così
simile a lei…
Ed ora sentiva le lacrime bruciarle contro le palpebre serrate ed i
singhiozzi scuoterle il petto mentre cercava di arginare quella
sgradevole sensazione di umiliazione e vuoto che la stava impregnando:
aveva fallito, ma nonostante sapesse che così aveva infranto
il voto fatto ai suoi genitori, si sentiva leggera come mai prima
d’allora…
… ed era quella sensazione di sollievo a farla sentire
umiliata: un ninja non doveva sentirsi sollevato a non aver portato a
termine la sua missione!
A Sasuke in quel momento sembro così fragile da potersi
infrangere da un momento all’altro, e forse fu proprio per
questo che sollevò le braccio e le strinse attorno a lei, in
un abbraccio un po’ rude, tipico di quelle persone poco
avvezze alla tenerezza.
Sentendo quelle braccia stringerla un po’ impacciate e tutto
il calore che riuscirono a trasmetterle, qualcosa si sciolse dentro di
lei e non riuscì più a controllare le
lacrime…
… Da quando i suoi genitori erano morti, quella era la prima
volta che si concedeva il lusso di piangere…