8.
Cambiamento
Il
sole ormai non era nient’altro che una chiazza sanguigna che
stava inabissandosi dietro le sagome scure e smussate delle montagne ad
ovest, pennellate irregolari di luce rossastra coloravano le creste
rocciose, gli alberi frondosi e l’erba della valle, rilucendo
più vivide sull’erba infradiciata delle sponde,
infrangendosi in mille scintille dorate sulle acque vorticose del
fiume. Lunghe lame vermiglie tagliavano il cielo di un morbido color
indaco con la loro luce morente, mentre le prime stelle della sera
cominciavano a brillare timidamente sopra le cime delle montagne. Un
vento leggero e fresco iniziò a percorrere la vallata,
Sasuke sollevò il volto socchiudendo gli occhi e
dischiudendo le labbra, lasciando che quelle immateriali dita tiepide
scivolassero sulla sua pelle, insinuandosi tra i capelli, sollevandoli
ed aggrovigliandoli prima di lasciarli ricadere. Sospirò di
piacere prima di riaprire gli occhi e riportare lo sguardo davanti a
sé. Aveva ancora nelle orecchie il suono del dolore di Miwa,
un suono disturbante che gli era penetrato fin sotto la pelle. Nemmeno
lui era mai riuscito a provare una simile angoscia, lui aveva preferito
arroccarsi dietro le barriere che si era costruito attorno, annullando
ogni sentimento che non fosse stato la rabbia e l’odio; era
un vendicatore, non aveva certo bisogno di provare
disperazione…
…
da quanto era che non piangeva per i suoi genitori?
Si
era concesso di farlo quella notte e poi mai più.
Si
fermò a riflettere su se stesso e Miwa…
…
entrambi avevano provato la sofferenza di restare orfani
all’improvviso, entrambe le loro famiglie erano state
sterminate la stessa notte dalla stessa persona, entrambi avevano
provato un odio bruciante che aveva minacciato di divorarli.
Eppure
una differenza tra loro c’era: lui la notte dello sterminio
aveva saputo solo piangere terrorizzato e pregare suo fratello di non
ucciderli, aveva soltanto saputo piangersi addosso credendo di essere
l’unico ad aver sofferto, aveva saputo solo darsi ad
Orochimaru per ottenere sempre più potere, calpestando tutto
quello che poteva ostacolarlo; Miwa, invece, nonostante avessero la
stessa età, quella notte aveva combattuto contro Itachi come
un’adulta per vendicare i suoi familiari, aveva saputo
prendersi cura di lui prima di lasciarlo ai jounin, aveva affrontato a
testa alta la condanna del Consiglio accettandone tutte le conseguenze,
aveva saputo imparare a sopravvivere senza cedere a compromessi con se
stessa, diventando ogni giorno più forte per potersi
vendicare di lui ed Itachi.
Al
suo confronto Sasuke si sentì piccolo e meschino, lui che in
tutta quella storia aveva saputo soltanto mostrare la sua debolezza
morale, il suo egoismo e la sua indifferenza.
Il
sole era quasi completamente scomparso, presto sarebbero dovuti
ripartire.
Voltò
le spalle alla parete scoscesa dalla quale erano precipitati ed al
fiume che gli aveva salvato la vita, e ripercorse i suoi passi per
ritornare alla grotta dove avevano trovato riparo. Varcò
l’ingresso e trovò Miwa sdraiata a terra con gli
occhi chiusi e le braccia abbandonate lungo il corpo, Sasuke si
fermò un attimo ad osservarla: indossava ancora la giacca
del suo kimono che le lasciava scoperti lo sterno e le lunghe gambe ben
modellate, il volto sembrava rilassato come se dormisse, ma sotto la
superficie si agitava un sottile tormento che doveva straziarla
atrocemente. Sasuke per la prima volta si rese conto che Miwa portava
su di sé i tratti caratteristici degli Uchiha: capelli ed
occhi del colore della notte più profonda e la pelle
così pallida da risultare opalescente; per un istante a
vederla così, con i capelli sciolti che le circondavano il
volto come una corona di raggi neri, gli sembrò di osservare
il volto di Itachi…
Quel
pensiero lo trapassò come un fulmine sconvolgendolo. Eppure
per quanto si sforzasse non riusciva a trovare una spiegazione che
potesse confermare o smentire una simile ipotesi: troppe cose in quella
ragazza stonavano, troppe somiglianze che non avrebbero dovuto esserci,
troppi misteri che non riusciva a spiegarsi…
…
aveva la sensazione che non fosse solo quello che gli aveva raccontato,
che in lei c’era molto di più!
Per
l’ennesima volta in poche ore, Sasuke si ritrovò a
chiedersi chi fosse in realtà Miwa Hanamura,
perché lui veramente non aveva risposte da dare!
Come
a rallentatore vide le ciglia tremare prima che le palpebre si
schiudessero rivelando un paio di onici perfette, profonde e brillanti.
Lentamente Miwa spostò il volto di lato portando il suo
sguardo su di lui, stirando le labbra in un piccolo sorriso quando
l’ebbe riconosciuto, e Sasuke si ritrovò a
trattenere il fiato. Non gli era mai parsa così bella come
in quel momento!
Il
ragazzo scosse la testa per scacciare quei pensieri inopportuni ed
entrò nel piccolo antro, tornando a sedersi con la schiena
contro la parete.
-
Partiremo con il buio, avremo più possibilità di
non essere visti dai nemici!- parlò lentamente senza mai
guardarla.
Eppure
sentiva il suo sguardo su di sé, bruciargli la pelle che
riusciva a sfiorare.
-
Anche tu ti sei sentito così vuoto alla fine?- gli chiese
Miwa dopo un lungo istante di silenzio.
Non
era stato niente più di leggero mormorio, eppure si era
infranto nelle orecchie di Sasuke con lo stesso fragore di un tuono.
Che cosa poteva risponderle? Lui non si era mai fatto domande, aveva
continuato ad avanzare per la sua strada senza mai deviare, guardando
sempre davanti a sé. Non aveva mai avuto dubbi né
incertezze su cosa avrebbe dovuto fare: il suo modo di agire era
giusto, perché avrebbe dovuto fermarsi a riflettere? Nemmeno
dopo la morte di Itachi si era mai fermato a riflettere: non si era mai
concesso di riflettere su quanto aveva fatto, su cosa era diventato,
non si era mai fermato a considerare quello che aveva provato ad
uccidere suo fratello né cosa provava ora che tutto era
terminato. Non l’aveva mai fatto perché infondo
aveva paura di quello che avrebbe potuto trovare
nell’osservarsi da quella prospettiva: aveva paura del Sasuke
che avrebbe potuto trovare dentro di sé, anche se non
l’avrebbe mai ammesso nemmeno con se stesso. Con quella
domanda era come se Miwa lo costringesse a darsi risposte che si non si
sentiva ancora pronto ad affrontare.
-
Io mi sento persa. – continuò lei senza attendere
oltre una risposta che evidentemente non sarebbe mai arrivata
– Per tutto questo tempo la vendetta è stata il
perno attorno al quale ruotava la mia vita… ora mi sento
come se tutto dentro di me fosse confuso, come se avessi perso ogni
cosa. È come se un vuoto gelido stesse dilagando dentro di
me. Ho paura! Paura di perdere me stessa, di non sapermi riconoscere
più…- .
Nella
breve pausa silenziosa che seguì, Sasuke si
arrischiò a voltarsi verso di lei: desiderava scoprire quale
espressione ci fosse sul suo volto in quel momento, perché
lui non aveva provato niente nemmeno quando aveva affondato la lama
della sua katana nella carne di suo fratello, non era riuscito a
scuoterlo nemmeno vedere i suoi occhi spegnersi velocemente fino a
diventare due laghi neri gelatinosi e vuoti. Quello che vide disegnato
sul volto di Miwa lo lasciò senza fiato: stava sorridendo,
un sorriso piccolo, appena uno stiramento di labbra, ma così
struggente da essere più doloroso di tutti i pugni che gli
aveva dato quel pomeriggio mentre si azzuffavano. Sasuke non riusciva a
capire quel caleidoscopio di emozioni che aveva visto alternarsi a
velocità impressionante sul volto di Miwa: lui non era mai
stato un tipo così emotivo, non riusciva ad andare al di la
della rabbia e della noia, tutto il resto era riuscito a congelarlo da
qualche parte dentro di sé nel corso del tempo. Come faceva
quella ragazzina a lasciarsi andare a simili esplosioni emotive? Al suo
confronto si sentiva quasi un cadavere che non si era ancora reso conto
di essere morto…
…
e forse quest’interpretazione non era poi così
distante dalla realtà…
Sasuke
spostò casualmente lo sguardo su di lei, sul suo corpo
ancora abbandonato sulla roccia, ed una strana sensazione gli contorse
le viscere: voleva avvicinarsi a Miwa ed abbracciarla come aveva fatto
quel pomeriggio, magari concedersi di toccare quelle labbra che
sembravano così piene e morbide…
L’intensità
di quel desiderio lo sconvolse al punto da costringerlo a spostare lo
sguardo. Per vent’anni non aveva mai pensato a niente al di
fuori della sua vendetta, non aveva mai provato sentimenti diversi
dalla furia e dall’odio… perché proprio
in quel momento il suo corpo aveva deciso di risvegliarsi dal torpore
in cui l’aveva costretto a sprofondare? Perché
proprio con quella ragazzina, poi?
Casualmente
il suo sguardo sfiorò il paesaggio al di la della grotta e
scoprì che l’oscurità stava sfumando e
confondendo tutto ciò che si sfiorava. Era ora di muoversi.
-
Vestiti è ora di andare!- ordinò con un tono
secco e deciso per mascherare il tormento che aveva alterato la sua
voce.
Al
suono glaciale di quella voce, Miwa voltò appena la testa
verso l’ingresso della grotta, sbattendo un paio di volte le
palpebre come per schiarirsi la vista. Sasuke la sentì
borbottare qualcosa così velocemente da non riuscire ad
afferrarne il significato, spostarsi a sedere con le gambe piegate di
lato e fissarlo in attesa di qualcosa.
-
Che c’è?- chiese il ragazzo perplesso, ritornando
a guardarla.
Vide
le guance di Miwa tingersi di un delicato rosso, mentre spostava lo
sguardo a fissare un qualsiasi punto della parete rocciosa che non
fosse lui. La trovò decisamente carina così,
umana come non lo era mai stata prima, forse per la prima volta si
stava comportando come una ventenne qualsiasi.
-
D… dovresti voltarti…- balbettò
imbarazzata, indicando prima il kimono che indossava e poi i suoi abiti
asciutti piegati accuratamente accanto a lei.
Un
ghigno malizioso schiuse le labbra del ragazzo quando comprese quello a
cui alludeva.
-
Ti ho già vista nuda.- rispose tranquillamente, beandosi del
rossore che si era accentuato sul suo volto.
-
Ma non è la stessa cosa!- protestò Miwa indignata.
Quella
volta era svenuta e Sasuke aveva fatto tutto a sua insaputa: se fosse
stata vigile quel bastardo non avrebbe potuto nemmeno sfiorarla.
Continuando
a sghignazzare il ragazzo si spostò in modo da darle le
spalle, il ghigno divertito che fino ad un istante prima gli aveva
schiuso le labbra, scomparve all’istante lasciando il posto
ad una piega dura e preoccupata. Come gli era venuto in mente di
comportarsi in quel modo? Non era assolutamente da lui lasciarsi andare
a simili comportamenti…
…
la verità era che voleva vedere provocarla per vedere ancora
una volta quel volto imporporarsi…
Non
riusciva a capire perché, sapeva solo che era quello che
voleva in quel momento. Tutto quello era nuovo per lui, non si era mai
fatto coinvolgere da un’altra persona, aveva sempre pensato
di poter bastare a se stesso per tutta la vita. Eppure quella ragazzina
aveva sconvolto tutto quello in cui credeva, con la stessa violenza di
un tifone era piombata nella sua vita ed aveva spazzato via tutto:
prima di Miwa non si era mai preoccupato del perché una
persona lo odiasse, non aveva mai temuto per la vita di
un’altra persona né si era mai preoccupato di
salvare gli altri, mettendo a repentaglio la propria vita –
l’unica eccezione era stata Naruto durante una delle loro
prime missioni come Team 7, ma quello poteva essere classificato come
un gesto involontario, aveva agito ancora prima di pensare.
-
Sono pronta.- la voce di Miwa lo sorprese al centro di quei pensieri e
rilasciò il respiro.
Solo
in quel momento si rese conto che aveva trattenuto il respiro per poter
ascoltare ogni più piccolo fruscio che lei produceva
vestendosi. Per un lungo istante il corpo si rifiutò di
rispondergli, troppo scioccato da quell’ennesima scoperta per
fare qualsiasi cosa: Miwa aveva un effetto deleterio su di lui!
Decretò alla fine, scaricando ogni colpa per i suoi
comportamenti su di lei.
Prese
un respiro profondo per schiarirsi la mente e si ritornò
alla posizione iniziale, trovandola in piedi davanti a lui, che gli
porgeva il suo kimono con un bel sorriso ampio e gentile che gli
scollegò il cervello: non gli aveva mai sorriso in quel modo!
Sembrava
che ora che parte delle barriere che c’era tra loro erano
crollate, Miwa non avesse più bisogno di indossare la solita
maschera di superiore indifferenza; a Sasuke sembrava di avere davanti
per la prima volta una normale ragazza di vent’anni, non il
freddo e letale ninja con cui aveva avuto a che fare fino a poco prima.
Si ritrovò stranamente compiaciuto di quel cambiamento nei
suoi confronti.
Con
un piccolo sorriso sulle labbra si rimise in piedi e prese la sua
giacca, con un movimento fluido ed elegante la indossò e la
legò in vita con la solita cintura viola.
-
Andiamo!- ordinò uscendo all’aperto.
Camminò
fino alla sponda del fiume in cui erano caduti e sollevò lo
sguardo sulla parete rocciosa che li sovrastava: il team 7 si trovava
in cima a quello strapiombo, come avrebbero potuto raggiungerli?
Scalare la parete era fuori discussione con Miwa in quelle condizioni,
troppo alta e verticale; aggirarla era la soluzione migliore, ma gli
avrebbe portato via troppo tempo e non era detto che sarebbero riusciti
ad intercettare gli altri, magari erano già
ripartiti…
Avrebbe
potuto cercare di individuare il loro chakra, ma potevano essere
così lontani da stare fuori dalla sua portata.
-
Lascia fare a me!- esclamò la voce di Miwa accanto a lui.
Sasuke
si volse verso di lei piuttosto infastidito per essere stato
interrotto, sollevò un sopracciglio perplesso quando vide il
gomitolo di fili di nylon che Miwa teneva nel palmo della mano.
-
Osserva ed impara!- gli disse con un ghigno.
Il
moro grugnì qualcosa di incomprensibile che la fece
ridacchiare. Miwa spostò lo sguardo sui fili ritornando
all’istante seria e concentrata. Premette i palmi
l’uno contro l’altro, schiacciando il nylon tra di
essi, concentrando in quel punto una buona dose di chakra. Sasuke
corrugò la fronte vedendo il modo disinvolto in cui muoveva
il braccio slogato.
-
Tela di ragno!- esclamò aprendo le mani e svelando una
ragnatela intrecciata tra le sue dita.
Sasuke
osservò stupito i fili di nylon luccicare argentei
intrecciati in un delicato disegno.
-
Cos’è?- chiese indicando un piccolo nodo luminoso
nella parte superiore destra della tela.
-
Il team 7!- rispose lei come se fosse la cosa più ovvia.
Davanti
l’espressione sorpresa e confusa di Sasuke, Miwa
scoppiò a ridere fragorosamente. Era la prima volta che la
vedeva così libera e spensierata, così
diversa…
…
avvertì una strana, incomprensibile sensazione di calore
sciogliersi nel suo petto…
-
Ma cosa ti ha insegnato Orochimaru? Se ti avessi allenato io avresti
imparato molte più cose e senza tutto lo scompiglio che hai
creato.- e concluse con un ghigno malizioso.
Un
lampo metallico di ira sfrecciò negli occhi neri di Sasuke e
Miwa addolcì il suo sorriso per scusarsi per quella battuta.
-
È una tecnica che si usa prevalentemente per compiti di
polizia, si possono tenere d’occhio gli spostamenti dei
sospettati anche stando a molti chilometri di distanza. –
frugò nella tasca e ne tirò fuori dei fili di
nylon lunghi pochi centimetri e li mostrò
all’altro – Si applicano questi sui vestiti delle
persone che si desidera tenere sotto controllo, meglio ancora se si
riesce ad applicarli sulla pelle, ci sono minori rischi che vadano
perduti; quando si attiva la tela i fili reagiscono mostrandomi la loro
posizione. Ne ho applicato uno su ogni componente del Team…
il tuo deve essere sparito quando sei caduto nel fiume visto che non
compare… L’unico inconveniente è che
questa tecnica porta via molto chakra…- concluse con una
smorfia.
-
Quindi il capitano Yamato ed il resto della squadra sono in quella
direzione?- chiese perplesso indicando il sud.
-
Esatto! Se ci dirigiamo da quella parte prima o poi dovremmo
incrociarli.- spiegò mettendosi già in
camminò.
Sasuke
l’affiancò senza fatica, in un paio di falcate.
Camminava con un buon passo, il respiro regolare, sembrava quasi che
non avvertisse il dolore delle ferite. Ripensò a tutto
quello che le aveva visto fare, al modo con cui combatteva, alle
tecniche che aveva utilizzato…
Miwa
sapeva sia attaccare che difendersi, era un ninja molto più
completo di quanto lo fosse lui ed aveva la vaga sensazione che, quando
avevano combattuto poco prima, non aveva usato appieno le sue
capacità, che se l’avesse fatto a
quest’ora avrebbe molto di più di una ferita di
striscio alla gamba e qualche livido…
Si
chiese chi mai l’avesse addestrata in quel modo e per la
prima volta si rese conto che prima di quella missione non aveva mai
visto Miwa, né all’Accademia né per le
strade di Konoha.
-
Chi ti ha allenata?- le chiese all’improvviso, sorprendendo
lei e prima di tutto se stesso.
Miwa
continuò a guardare davanti a sé, fingendo
indifferenza. In realtà stava pesando accuratamente cosa
potergli dire e quali parole usare.
-
Una persona fantastica che mi ha lasciata troppo presto.- rispose alla
fine con un sorriso malinconico.
-
Troppo presto?- chiese ancora Sasuke.
-
Già! Mi ha presa all’età di quattro
anni e mi ha lasciata quando ne avevo sette. – si
fermò un attimo come se fosse indecisa se proseguire, scosse
la testa ed aggiunse – È morto.- .
Sette
anni…
…
quando Itachi aveva sterminato la sua famiglia e quella di Miwa. Quindi
il suo maestro era morto nell’attentato insieme a tutti gli
altri… ma allora chi l’aveva allenata per tutti
quegli anni?
Glielo
chiese e, se possibile, la vide impallidire maggiormente.
-
Io per il Consiglio era un pericolo, ero un cane sciolto senza alcun
padrone a tenermi a freno e temevano che potessi farti qualcosa. Il
sangue degli Uchiha è particolarmente prezioso.
L’unico modo per tenermi sotto controllo era farmi diventare
un cane al servizio di Konoha. Mi posero un ultimatum: o mi sarei messa
al loro servizio, oppure mi avrebbero esiliata; non sapevo cosa fare,
non c’era nessuno a consigliarmi, e mi lasciai mettere il
guinzaglio da loro.- concluse con una smorfia di scherno rivolta a se
stessa.
Sasuke
non trovò parole da dire: davvero aveva tutti i motivi per
odiarli!
-
Ma non mi hai risposto!- provò a protestare visto che non
gli aveva rivelato il nome del suo maestro.
-
Usa la tua tanto decantata intelligenza e prova ad indovinare!-
ribatté con un sorriso enigmatico a schiuderle le labbra.
Il
ragazzo fece per aprire la bocca e replicare, ma nessun suono ne
uscì ed allora la richiuse. Quindi ricominciò a
studiarla. Era un ninja ma non aveva studiato all’Accademia.
La sua preparazione era nettamente superiore a quella di tutti gli
altri della squadra. Chiamava il capitano Yamato per nome. Era forse un
jounin? Però non indossava la divisa tipica di quella
squadra! La sua soglia del dolore era così bassa che
sembrava quasi che non ne provasse.
Un
lampo improvviso gli attraversò la mente illuminando il caos
che stava ribollendo al suo interno.
-
Sei un AMBU!- esclamò sorpreso.
Miwa
lo fissò in tralice mentre un sorriso sghembo le incurvava
l’angolo della bocca.
-
Fuochino! – ridacchiò – Faccio parte
della Root!- e gli lasciò un istante di silenzio per
assimilare la notizia.
Un
membro della Root. Una volta gliene aveva parlato Orochimaru, era una
sottosezione indipendente degli AMBU, a loro erano affidati i compiti
pericolosi e loschi che potevano coinvolgere il villaggio; gli allievi
venivano sottoposti ad un lungo e duro allenamento che serviva a
forgiarli fino a farli diventare i ninja migliori del villaggio. Una
volta si era persino chiesto cosa ne sarebbe stato di lui se i vecchi
del Consiglio lo avessero fatto entrare nella Root…
Sarebbe
stato diverso? Avrebbe finito per consegnarsi ad Orochimaru ugualmente?
Ora
che aveva potuto osservare quella ragazzina cominciava a
dubitarne…
All’improvviso,
come a rallentatore, vide Miwa crollare a terra, piegarsi sulle
ginocchia ansimando pesantemente. La tela intrecciata alle sue dita si
infranse in mille scintille argentee sul verde dell’erba.
Sasuke
le si avvicinò stranamente preoccupato: era spossata dalle
ferite e dalla perdita di sangue, e l’utilizzo di quella
tecnica le aveva prosciugato quelle poche energie che era riuscita ad
mettere da parte con il riposo. Sospirò esasperato: se
c’era una cosa che aveva capito di Miwa era che strafava
senza curarsi delle conseguenze.
Senza
dire una parola le prese il braccio sinistro e se lo passò
attorno alle spalle issandola, sostenendola e prendendo parte del suo
peso su di sé. Nemmeno lui non era in ottime condizioni
fisiche, ma poteva aiutarla comunque a camminare.
-
Da che parte?- le chiese aspettandosi una protesta.
Invece
Miwa inspirò rassegnata ed un po’ irritata,
conscia che senza il suo aiuto non sarebbe andata molto lontano: aveva
fatto male i suoi calcoli ed aveva sprecato più energie di
quante potesse permettersene; per questo, sebbene ancora infastidita da
quel contatto, si lasciò andare contro di lui.
-
Il Team 7 si trova giusto davanti a noi, ci separano solo pochi
chilometri.- borbottò con il viso basso e girato appena di
lato, per evitargli di vedere il suo volto imporporato.
Non
riusciva a capire cosa fosse stata la scarica che l’aveva
percorsa quando si era trovata così vicina a Sasuke.
Senza
dire una parola il ragazzo iniziò a trascinare entrambi
nella direzione indicata da Miwa, improvvisamente desideroso di
raggiungere gli altri e lasciarla nelle mani di Sakura: la pelle a
contatto con quella dell’altra sembrava andare a fuoco.