Capitolo 9:
Sole
Quella notte era particolarmente
dolce. Una brezza leggera soffiava nella boscaglia facendo frusciare le
foglie e sospirare i fili d’erba. Il silenzio era contrastato
solo dal continuo frinire dei grilli li, da qualche parte nella notte.
Il cielo era un’enorme lastra di vetro nero che si stendeva
da un orizzonte all’altro, tersa e liscia, spruzzata di
polvere di cristallo. La luna era simile ad una perla così
candida da abbagliare, incastonata sulle vette delle montagne, la cui
luce argentea accarezzava dolcemente tutto il panorama.
Naruto, seduto con le spalle contro un tronco e le gambe incrociate,
osservava quello spettacolo con un’espressione rilassata sul
volto. Gli era sempre piaciuto osservare la natura, gli conferiva una
calma che non riusciva ad ottenere in nessun altro modo e che riusciva
a placare, almeno momentaneamente, lo spirito di Kyuubi. In tutti
quegli anni la voce del demone non aveva mai smesso di cercare di
incantarlo, tentandolo continuamente a rompere il sigillo ed a ridarle
la libertà. Il demone stava iniziando a giocare sempre
più sporco, sfruttando la sua solitudine, la rabbia e
l’odio verso gli abitanti di Konoha che aveva accuratamente
rinchiuso dentro di sé, la sua sete di rivalsa. Sfruttando
la delusione ed il senso di sconfitta che aveva scatenato dentro di lui
Sasuke. Allontanare il suo enorme potere durante i combattimenti stava
diventando sempre più difficile, sempre più
spesso si era riscoperto ad attingere a piene mani da quel chakra
scarlatto ed infuocato, avvicinandosi di un passo ancora alla propria
autodistruzione.
Cercava di mascherarlo per non far preoccupare i suoi compagni di
squadra, ma si sentiva sempre più sul punto di infrangersi,
dilaniato, come se stesse camminando in bilico sul ciglio di un
profondo burrone, rischiando ad ogni passo di cadere di sotto.
Cosa avrebbe dovuto fare?
Non riusciva a vedere nessuna soluzione, nessuna via
d’uscita, solo un immensa galleria senza sbocco immersa nelle
tenebre più profonde. Sospirò profondamente,
scostando lo sguardo dal cielo per guardarsi intorno.
Un fuoco bruciava all’interno di un circolo di pietre poco
distante da lui, senza riuscire ad allontanare
l’oscurità che premeva attorno a loro, la brezza
soffiava di tanto in tanto strappando alle fiamme leggere fusciacche
dorate che danzavano qualche un istante a mezz’aria prima di
sparire in un leggero svolazzo.
Yamato era seduto immobile al di la delle lingue di fuoco, il volto
illuminato dal loro rosseggiare, i gomiti puntati sulle ginocchia ed il
mento poggiato sulle mani intrecciate, lo stava scrutava attentamente
da molti minuti. Era come se stesse cercando qualcosa nel suo volto,
sotto la sua espressione.
Naruto si sentiva a disagio sotto l’insistenza di quello
sguardo, gli sembrava che il Capitano potesse indagare fin nei recessi
più profondi nella sua anima ed aveva paura di quello che
avrebbe potuto trovare.
Lasciò vagare ancora i suoi occhi su quella piccola radura
fino a che non incrociò la figura di Sakura che stava
visitando Sai. Vedeva le mani della ragazza illuminate da un lieve
bagliore azzurrino vagare sul corpo dell’amico in cerca di
lesioni che fossero sfuggite all’esame preliminare.
Alla vista del ragazzo immobile con il suo solito, falso sorriso sulle
labbra, Naruto avvertì un’ondata di sollievo
montare dentro di lui. Era vivo. Non poté impedire alle sue
labbra di incurvarsi in un piccolo sorriso. Aveva finalmente compreso
cos’era quella sensazione che premeva nel suo petto,
perché non riusciva a distogliere lo sguardo da lui e
perché cercasse sempre di essere certo di dove si trovasse.
Era innamorato di lui, da sempre, da mai, e quel pensiero fece
rabbuiare il suo sguardo. Era passato tanto tempo e molte cose erano
cambiate, ma il ricordo dei rifiuti di cui era stato fatto oggetto
dagli abitanti di Konoha non era mai andato via, era ancora li, dentro
la sua anima a tormentarlo, rammentandogli che lui era diverso, che
dentro di lui albergava un mostro. Sai conosceva il dolore della
solitudine e dell’abbandono, ma avrebbe davvero saputo
accettarlo per quello che era, con tutto il carico di miseria che si
portava dentro, ignorando cosa sarebbe potuto diventare?
Sospirò pesantemente riportando lo sguardo sul cielo
stellato: non avrebbe sopportato di essere respinto anche da lui,
proprio da lui, sentiva che in quel caso si sarebbe infranto
definitivamente.
- Abbiamo finito!- il sospiro stanco di Sakura lo distolse dai suoi
pensieri.
- Come sta?- chiese per tutti Yamato.
- Il nostro Sai è stato molto fortunato! – sorrise
lei sollevandosi per raggiungere il capitano accanto al fuoco
– Non ha riportato nessuna commozione cerebrale né
lesioni interne.- e stiracchiò gli arti intorpiditi dalla
lunga immobilità.
- Bene! Allora domani possiamo partire!- annunciò Yamato
battendo i palmi delle mani sulla ginocchia.
- Cosa? E Sasuke e Miwa? Non li aspettiamo?- chiese allibito Naruto.
Per lui era inconcepibile abbandonare degli amici e compagni di
squadra. Fin dall’inizio della sua formazione come ninja
aveva imparato a suon di dure lezioni che bisognava difendere i propri
amici a qualsiasi costo, che non bisognava lasciarli indietro,
perché erano loro che davano la forza per diventare sempre
più forti.
- Mi dispiace Naruto, ma non possiamo più aspettare!
– scosse la testa il capitano – Abbiamo una
missione da portare a termine e siamo già in ritardo di un
giorno sulla tabella di marcia. Se restiamo ancora qui, inoltre,
diventeremmo facili bersagli per i ninja delle ‘Dodici
eclissi’. Se Sasuke e Miwa sono ancora vivi ci raggiungeranno
non preoccuparti!- aggiunse poi notando l’espressione
allarmata del ninja biondo.
Ci fu un lungo istante di silenzio, che fu sorprendentemente interrotto
da Sai che si era appena avvicinato al gruppo.
- Sono ancora vivi!- affermò con fin troppa sicurezza.
- Cosa te lo fa credere?- chiese perplessa Sakura.
- Miwa!- rispose semplicemente, come se quello spiegasse tutto,
fissando lo sguardo nelle braci arroventate del fuoco.
- Che vuoi dire Sai?- chiese ancora Naruto incrociando impaziente le
braccia al petto.
Non sopportava quando gli altri non terminavano le frasi che avevano
appena iniziato!
- Miwa è un membro della Root come me!- rispose con
semplicità.
Yamato si grattò la testa imbarazzato: tra tutti lui era
l’unico a conoscenza della vera identità di Miwa,
lo aveva scoperto molto tempo prima e per caso, era stata la stessa
Miwa a rivelarglielo costretta dalle circostanze, come aveva fatto,
quindi, Sai a scoprirlo?
- Vi siete incontrati in qualche missione?- chiese quindi curioso.
Sai sollevò lo sguardo su di lui prima di scuotere la testa.
- No! Ogni squadra è a se stante: risponde solo al proprio
comandante e non ha contatti con le altre!- spiegò parlando
lentamente con quella sua voce incolore, come se stesse parlando del
tempo.
- Ed allora come sai che è della Root? Non ce l’ha
mica scritto in fronte!- insistette Naruto.
- Il suo modo di combattere. Nessun ninja, nemmeno un AMBU, combatte in
quel modo!- rispose con pazienza il moro.
- E scommetto che hai capito anche a che squadra fa riferimento,
vero?!- rise Yamato sostenendosi il viso con la guancia poggiata al
pugno chiuso della mano.
- Fa sicuramente parte della squadra di Shinobu-sensei.-
affermò con una sicurezza disarmante.
- Come puoi esserne così convinto, Sai? Hai appena detto di
non aver mai avuto contatti con nessun altro gruppo della Root!-
sbuffò Sakura mentre inarcava le sopracciglia.
Il ragazzo rimase in silenzio per alcuni istanti come se stesse
ponderando cosa rispondere.
- Shinobu-sensei è particolarmente noto
all’interno della Root per i suoi metodi di addestramento.
Lui mira a trasformare tutti i suoi allievi in letali macchine da
guerra capaci di affrontare qualsiasi missione e di commettere
qualsiasi assassinio, privandoli di qualsiasi traccia di
umanità. Per fare questo adotta dei metodi così
spietati che nessun altro istruttore della Root vuole avere a che fare
con lui. Soprattutto la prova finale è di una ferocia
impressionante.- .
Naruto corrugò la fronte udendo quelle parole. Sapeva che la
prova finale affrontata da Sai era stata di una violenza psicologica
tale da privarlo di ogni sentimento, cosa aveva dovuto allora
affrontare quella ragazza di così mostruoso?
- Shinobu-sensei rinchiude i suoi allievi in piccole gabbie per molte
settimane senza cibo né acqua, privandoli anche del sonno
battendo continuamente con un bastone sulle pareti. Quando sono
arrivato al limite delle forze psicologiche e fisiche, li abbandona in
una foresta isolata a molti chilometri da Konoha, senza
nient’altro che un kunai. Solo chi sopravvive diventa un
AMBU!- .
Come, come potevano esistere istruttori capaci di calpestare
l’umanità e la dignità dei propri
allievi in quel modo? Come aveva potuto quella ragazzina sopportare
simili sevizie senza lasciare avvizzire la capacità di
sorridere? Una lacrima addolorata sfuggì dagli occhi Sakura.
- E gli altri?- gli chiese con voce tremante.
Il silenzio di Sai fu più eloquente di mille risposte.
Quella ragazza aveva attraversato l’inferno, come lui aveva
dovuto uccidere per non essere uccisa. Ma a differenza sua non aveva
ancora trovato luce che avrebbe potuto trarla fuori
dall’arido deserto nero in cui l’avevano
scaraventata. A quel pensiero socchiuse le palpebre e spostò
lo sguardo su Naruto che continuava a fissare sorpreso ed angosciato il
vuoto davanti a sé. I capelli biondi brillavano come oro
fuso sotto il riverbero del fuoco, la luce delle fiamme strappava
riflessi ambrati alla sua pelle brunita, l’azzurro dei suoi
occhi, appena ombreggiato dai ciuffi della frangetta, appariva
più scuro e profondo.
Era lui la luce che aveva dissipato le tenebre ed illuminato la sua
esistenza, come un sole appena sorto che allontana le ombre della
notte, mostrandogli un’altra via, un altro significato della
vita, che i sentimenti non indeboliscono chi li prova, ma che, anzi,
sono capaci di scatenare una forza senza pari. Era stato lui a fargli
comprendere quanto sbagliate fossero le lezioni di Danzou-sensei. Era
stato lui a farlo ridere per la prima volta nella sua vita, a far
battere il suo cuore, a farlo sentire vivo.
Avrebbe dato qualsiasi cosa per toccare quella luce! Qualsiasi!
- Forza, andate a dormire che domani si parte presto! –
esclamò all’improvviso il capitano – Il
primo turno lo farà Sakura!- .
- Capitano vorrei farlo io!- chiese Naruto.
- Non hai dormito nemmeno la notte scorsa, devi riposarti se vuoi
essere al meglio delle tue forze!- lo rimproverò con un
sorriso.
- Lo so, ma davvero: non ho sonno e Sakura-chan ha usato molto chakra
per guarire Sai!- sorrise e Yamato si arrese.
- Va bene, ma quando ti darò il cambio filerai subito a
dormire, ok?- .
- Ok!- ed il sorriso sulle sue labbra si ampliò.
Le ore scivolavano lente e pesanti, come se il tempo si fosse dilatato
all’infinito senza mai arrivare al suo termine. Naruto aveva
sperato che restando ancora sveglio avrebbe potuto sfinire la sua mente
tanto da costringerla ad interrompere il flusso di pensieri che
continuava a riversargli nel cervello ed a farlo finalmente dormire.
Invece il sonno non arrivava ancora e lui era sempre più
sveglio.
Un fruscio lo costrinse a girarsi di scatto, il kunai già in
pugno pronto a difendere i suoi amici. Dall’ombra degli
alberi che circondavano la radura si delineò, invece, la
figura sottile di Sai. Naruto sospirò sollevato mentre
tornava nella posizione precedente, osservando il compagno di squadra
che gli si avvicinava con le sue movenze naturalmente eleganti e
feline. Deglutì a vuoto cercando di forzare quel nodo che
gli aveva stretto la gola.
- Sai! Accidenti mi hai spaventato!- protestò poi rosso in
viso sperando che la sua voce risultasse abbastanza ferma.
Il ragazzo lo osservò un istante interdetto, prima di
sorridergli. Non quella smorfia fredda ed impersonale che indossava
quotidianamente, ma quel sorriso, caldo intimo, insicuro e di una
bellezza disarmante che rivolgeva soltanto a lui e solo quando erano da
soli. Lo stesso sorriso che gli aveva rivolto nel covo di Orochimaru
tanti anni prima. Con un rapido movimento sinuoso Sai si sedette
accanto a lui per poi piantare i suoi occhi nerissimi
nell’azzurro dei suoi.
- Nervoso che uno dei nemici spunti all’improvviso alle tue
spalle e ti uccida?- gli domandò con un ghigno e la sua
proverbiale delicatezza.
Naruto masticò qualche imprecazione all’indirizzo
dell’amico, ormai sapeva com’era fatto, prima di
ribattere alla sua provocazione.
- E tu allora? Perché non riesci a dormire? Hai paura di
ritrovarti un ragno gigante nel sacco a pelo?- domandò
incrociando le braccia al petto e lanciandogli uno sguardo astioso.
Stranamente il moro non rispose come si sarebbe aspettato, ma lo
fissò a lungo con la sua espressione indecifrabile, scavando
nel suo viso alla ricerca di qualcosa, aggrottando a tratti la fronte
come se non capisse. Naruto si sentiva a disagio sotto
quell’attento esame. Non gli piaceva essere scrutato in quel
modo, come se si volesse arrivare al fondo della sua anima, fino a
raggiungere Kyuubi imprigionata nelle viscere del suo corpo; ma
ugualmente non riusciva a sottrarsi al magnetismo con cui quegli abissi
neri lo avevano avvinto. Sembrava che la sua volontà si
fosse improvvisamente azzerata, che tutto quello che potesse fare era
stare li, seduto immobile, a restituire lo sguardo al compagno di
squadra.
Nel riverbero rossastro del fuoco morente, Naruto vide Sai sollevare la
mano pallida e, per una volta, priva del solito guanto a mezze dita, e
portarla alla sua guancia, in un gesto gentile ed inaspettato che
bruciava la sua pelle come fuoco. Le dita sottili ed affusolate
accarezzavano la sua pelle delicatamente, come se ne stesse saggiando
la grana, mentre scivolavano verso la nuca. Naruto sentiva la pelle
incresparsi in decine di brividi che sciabordavano lungo la sua colonna
vertebrale confondendogli il cervello. Con un gesto improvviso Sai lo
strattonò verso di sé, cercando la sua bocca con
la propria.
Naruto rimase immobile osservando il volto perfetto contro il proprio
ad occhi sgranati, troppo sorpreso per fare qualsiasi cosa, incredulo
che una cosa simile stesse accadendo davvero. Il calore irradiato da
quel corpo diafano, simile a neve solidificata, era tale da scioglierlo
fin dentro le ossa. Era niente più che un contatto labbra
contro labbra, eppure bruciava dentro di lui, intossicandolo e
confondendolo.
Sai si allontanò dalle sue labbra, ma restò
comunque con il volto vicino a quello del ninja biondo, la mano ancora
sulla sua nuca, le dita intrecciata alle ciocche bionde. Lo scintillio
che stava animando quelle iridi nere solitamente immobili ed
impassibili come le acqua di un lago, colpì Naruto tanto da
svegliarlo dallo stato contemplativo in cui sembrava essere piombato.
- Perché?- solo questo ebbe il coraggio di chiedergli.
Le labbra di Sai si incresparono in quel sorriso che sembrava brillare
come un diamante colpito dalla luce del sole, incantandolo e ferendolo.
- Per ringraziarti di essermi stato accanto mentre ero incosciente. In
un libro ho letto che si fa così!- spiegò
semplicemente senza notare l’oscurarsi dello sguardo
dell’altro.
La delusione dilagò nel corpo di Naruto come acido,
avvelenando tutto quello con cui veniva a contatto. Cosa aveva sperato?
Per un attimo si era davvero illuso che Sai potesse
ricambiarlo…
… scosse la testa cercando di allontanare quella mano e quei
pensieri, ma la presa del compagno su di lui era salda e la sua
volontà di rompere quel contatto inesistente, nonostante
tutto.
Lo guardo di Sai si fece curioso davanti la strana reazione
dell’amico. Aveva creduto che Naruto sarebbe stato contento
di quel bacio, che magari lo ricambiasse come aveva scritto
l’autore di quel libro…
… invece era rimasto perfettamente immobile, senza alcuna
reazione, e poi il suo sguardo si era incupito. Scrutò gli
occhi di Naruto cercando una qualche spiegazione per scoprire dove
avesse sbagliato, ma si scontrò con quelle iridi che
sembravano aver chiuso ogni rapporto con il mondo esterno. Poi, come
colto da un’intuizione, colse una profonda nota di delusione
vibrare nelle profondità di quello sguardo agitandone
l’azzurro intenso, che lo colpì violentemente,
come un pugno alla bocca dello stomaco.
Sai non seppe mai perché lo fece, cosa lo spinse ad agire,
era come se qualcuno avesse preso il possesso del suo corpo e si fosse
mosso al posto suo. Agì di puro istinto, per una volta
libero dalle catene emotive in cui lo avevano imprigionato alla Root.
- E poi perché si fa così tra persone che si
amano, no?- aggiunse ripetendo le parole che aveva letto su un altro
libro, con la profonda e sconosciuta speranza di poter cancellare
quella delusione.
A quelle parole, ancora più inattese del bacio, Naruto
trattenne il fiato mentre una luce di speranza gli accese lo sguardo.
Ma non voleva illudersi, non più.
Sollevò la propria mano per coprire quella con cui Sai lo
teneva ancora fermo e poggiò la propria fronte contro quella
di Sai, socchiudendo un attimo gli occhi per godersi quella vicinanza,
l’odore ed il calore dell’altro.
- Tu ami me?- chiese poi.
Un basso mormorio dubbioso che si disegnò tiepido sulla
pelle di Sai. Il moro sollevò le palpebre fissando lo
sguardo nel suo. Non comprendeva ancora il reale significato della
parola “amore” che aveva letto, ripetuta
all’infinito, su ognuno dei libri che aveva consultato.
Sapeva soltanto che Naruto per lui era diventato la persona
più importante, che nutriva la continua necessità
di averlo accanto, l’unico che riuscisse a vedere al proprio
fianco per tutta la propria esistenza, che la sola idea di allontanarsi
da lui era un dolore lancinante.
- Sei il mio sole!- confessò d’istinto, senza
pensare.
Comprendendo il reale significato di quella confessione, il volto di
Naruto si aprì in un sorriso che illuminò
completamente il suo volto, prima che annullasse la poca distanza tra
loro e lo baciasse, stringendolo a sé. Forte, come se
temesse che Sai potesse scomparire da un istante all’altro.
Cercando di trasmettergli tutto quello che provava per lui e che aveva
sempre cercato di nascondere a se stesso per timore di un nuovo rifiuto.
Mentre si legava a quel ragazzo misterioso ed incomprensibile, a volte,
Naruto si sentiva libero come non era mai stato prima. Libero di essere
accettato per quello che era, di amare e di essere amato come non gli
era mai stato concesso prima.
Nascosto dietro il tronco di un albero Yamato ghignò
soddisfatto guardando i due ragazzi abbracciati: aveva perso la
scommessa ed ora avrebbe dovuto pagare la cena a Kakashi-sensei, ma ne
valeva davvero la pena.
Il sole stava sorgendo ad oriente, oltre la linea
dell’orizzonte, tagliando l’azzurro pallido e
limpido del cielo con tante lame di luce. Smontato
l’accampamento e spento il fuoco, il gruppo di Yamato si
caricò gli zaini in spalla pronto alla partenza.
Naruto lanciò uno sguardo preoccupato alle proprie spalle
sperando di scorgere Sasuke e Miwa, ma la vasta pianura continuava a
rimanere deserta sotto la luce del nuovo giorno che accarezzava
l’erba strappandole riflessi smeraldini.
- Andiamo?- chiese Yamato strappandolo ai propri pensieri.
Deluso il biondino riportò lo sguardo davanti a
sé seguendo i suoi compagni, ma fece appena qualche metro
che una strana vibrazione nell’aria attrasse la sua
attenzione. Avrebbe riconosciuto quel chakra ovunque! Si
fermò e si volse ancora una volta indietro, ma questa volta,
dopo qualche istante d’attesa, vide delinearsi il contorno
nero di due figure contro la luce del sole.
- Capitano!- lo richiamò esultante indicandogli poi
l’orizzonte.
Lo stupore dilagò sul volto di Yamato riconoscendo in quelle
sagome appena abbozzate Sasuke e Miwa, ammaccati ma vivi.
Vide la ragazza sollevare a fatica il braccio libero e salutarli e
sorrise incredulo andandogli incontro.