Capitolo IX
La popolazione di Ishibal era in
agitazione. Il nostro esercito in quegli ultimi anni aveva iniziato a
premere sui loro confini per invaderli… La prima
città ad essere assoggettata fu Savy.
Gli abitanti si ribellarono, cercarono di difendersi in tutti i modi,
molti furono i morti da entrambe le parti, ma nessuno voleva chinare la
testa all’alto! I militari del nostro esercito troppo
orgogliosi ed arroganti per arrendersi ad un popolo comunemente
ritenuto inferiore; gli Ishibariti erano altezzosi e saldamente fermi
sulle proprie posizioni per lasciarsi sottomettere da un popolo di
eretici.
Alla fine, stanchi della situazione, il Fuhrer e le più alte
sfere del governo diedero a noi Speciali l’incarico per
risolvere la questione e, ovviamente, fu una carneficina!
Il Fuhrer lasciò un piccolo contingente di soldati per
calmare e controllare l’opinione pubblica, distogliendone
l’attenzione dalle vere operazioni che si sarebbero svolte in
quei territori.
Ricordo ancora l’aria bollente di quella terra penetrare
sotto la stoffa dell’uniforme inumidendo la pelle di sudore e
la sensazione di soffocamento che provocava sotto il passamontagna, il
crepitio della sabbia sotto la suola degli anfibi e l’odore
di morte che impregnava l’aria…
Le strade erano piene di cadaveri abbandonati scompostamente, annegati
nel loro stesso sangue e fermati in mostruose espressioni di dolore e
terrore… ma ormai la loro vista non mi turbava
più… Avevo visto troppi morti in quegli ultimi
anni perché la loro vista sortisse ancora un qualche
effetto, anche minimo, sulla mia ormai collaudata scorza di Speciale.
Nell’inquietante silenzio di tomba che aleggiava sulla
città, il generale che comandava l’operazione ci
divise in due squadre: i ‘nuovi acquisti’, come lui
chiamava ironicamente noi reclute, avrebbero setacciato da soli la zona
ovest della città: quello sarebbe stato il nostro battesimo
del fuoco e ci raccomandò di dare il meglio di noi; i
veterani, invece, avrebbero perlustrato il resto della città.
Avevamo l’ordine di chiamare rinforzi via radio appena
fiutato il pericolo e di non ingaggiare in nessun caso battaglia con i
ribelli.
Peccato che non ne avemmo il tempo!
Erano dieci minuti buoni che rovistavamo in ogni angolo di quella
piccola cittadina alla ricerca di chissà cosa, aspettandoci
continuamente un attacco che non arrivava mai, eravamo addestrati,
sapevamo mantenere sotto controllo la tensione, eppure ci sentivamo
nervosi come non mai! Forse perché ci rendevamo conto che
quella era la realtà e non una di quelle esercitazioni che
facevamo al War, e che ci avevano lasciato soli in una situazione
più grande di noi, dalla quale forse non saremmo mai usciti
vivi!
Nell’aria riecheggiavano gli spari e le urla di chi stava
uccidendo e morendo nelle altre zone della città per mano
degli Speciali, facendo aumentare così, di riflesso, la
nostra angoscia.
All’improvviso, da dietro un cumulo di sabbia ammassato in
una delle piazze di Savy, spuntarono degli Ishibariti che ci puntarono
contro gli M16, sparando senza darci il tempo di capire! Alcuni dei mie
compagni caddero senza nemmeno sapere perché, altri furono
feriti gravemente e morirono in seguito tra atroci tormenti.
Come al solito il mio corpo reagì istantaneamente al
pericolo,mi riparai dietro il muro diroccato di una casa, trascinandomi
dietro i miei compagni rimasti. Ordinai loro che chiedessero aiuto, ma
erano troppo spaventati per ascoltarmi, tremavano e sembravano persi
nel terrore. Dovetti urlare per attirare la loro attenzione. Loro si
scossero e provarono a fare quanto gli avevo detto prima, ma il
contatto radio era disturbato dalla tempesta di sabbia che si stava
scatenando attorno a noi.
La realtà delle cose mi piombò addosso come un
macigno.
Eravamo soli!
Non avevo mai comandato altre persone in battaglia, eppure, dato che
ero l’unica ad aver conservato un briciolo di
lucidità, mi misi alla loro testa, senza nemmeno rendermi
conto di quanto stessi facendo in realtà, spinta solo dal
desiderio di portarci tutti in salvo. Feci quanto andava fatto.
La sabbia avrebbe potuto aiutarmi: con il mitra sulla spalla poggiai le
mani sui granelli bollenti e con l’alchimia creai delle
trappole che nascosi appena sotto il piano di calpestio, pronta a farle
scattare; il tempo che impiegai a farlo, i miei compagni lo sfruttarono
per riprendersi un po’ fisicamente e psicologicamente.
Non avevamo tempo per riposare!
Mi guardai intorno: quel muro era protetto su tre lati dalle altre
case, l’unico modo per prenderci era attaccarci direttamente
dal quarto lato libero. Diedi ordine di approntare delle trincee in cui
ci nascondemmo ed aspettammo in silenzio l’attacco.
Attorno a noi si era levata una bufera di sabbia che avvolgeva ogni
cosa in un velo color ocra, che copriva ogni altro suono con il ruggito
del vento isolandoci dal mando al di fuori di essa, che entrava nei
polmoni e cementava, togliendo il respiro. Ma noi rimanemmo immobili ad
attendere i nostri nemici, coperti dalla sabbia, con il naso e la bocca
coperti dai fazzoletti umidi sotto la maschera.
Quell’attesa infinita ci stava snervando: dove accidenti
erano finiti?
Alcuni dei miei compagni più giovani iniziavano a smaniare
per uscire da quella fossa e tornare al campo, altri proposero di usare
la tempesta di sabbia come copertura per disertare e scappare da quel
gruppo di pazzi sanguinari.
Io non li ascoltavo nemmeno! Rimanevo distesa sul bordo della trincea,
il mitra davanti a me pronto a fare fuoco, i sensi allerta per
districare qualche suono pericoloso in quell’assordante
sarabanda di rumori.
Vidi un paio di quelli che avevano proposto di disertare alzarsi in
piedi ed allontanarsi, non gli dissi nulla: non ero un loro superiore,
non mi dovevano niente, la vita era la loro e potevano farne quello che
volevano, anche andare in pasto ai ribelli e farsi ammazzare!
Infatti fecero appena un paio di passi oltre il muro che si beccarono
una pallottola in fronte ciascuno! Vidi la loro testa esplodere ed il
sangue spruzzare sulla sabbia, disegnando sinistri arabeschi vermigli.
Non avevano capito in che situazione si trovavano e si erano fatti
ammazzare come gli stolti che erano!
Comunque la loro morte servì a risvegliare la concentrazione
e lo spirito di sopravvivenza degli altri che erano distesi accanto a
me.
Ma fu una sorta di sveglia anche per gli Ishibariti: dopo un altro
istante di stasi, si appostarono contro l’angolo del muro ed
iniziarono a spararci contro. Se non fossimo stati protetti dal muro di
sabbia attorno a noi, in pochi secondi ci avrebbero crivellato di colpi
e riempito di piombo!
Fu allora che decisi di agire, mentre erano troppo occupati a spararci
contro, posai il palmo della mano sulla sabbia e feci scattare le
trappole che avevo piazzato prima: con uno scatto secco, che per un
istante coprì il fragore della tempesta attorno a noi, dal
mare di sabbia si levarono le punte aguzze di una palizzata, che
trafissero la maggior parte dei nostri aggressori.
Avevamo sfoltito il numero, ma restavano comunque troppi per noi!
Ci bastò uno sguardo per decidere: non ci saremmo mai
arresi, piuttosto saremmo morti nel tentativo!
E tutto si cancellò dalla mia mente mentre saltavo fuori
dalla trincea insieme ai miei compagni di squadra, nella mia testa non
esistevano più Aiko, la Maestra Tasha, Meas e Mustang, erano
scomparsi insieme alla concezione di me stessa; rimanevano solo i
proiettili che mi fischiavano accanto alle orecchie e colpivano gli
altri, nemmeno mi rendevo che stavo rimanendo sola…
Poi qualcosa nella testa mi urlò che dovevo usare tutto il
mio potere alchemico se volevo uscire da quella situazione viva.
E così feci!
Chiusi gli occhi ed attorno al mio corpo iniziò a vorticare
una tempesta di ghiaccio, aumentando d’intensità
man mano che i secondi passavano, quando il cerchio alchemico nella mia
mente fu completato aprii di scatto gli occhi e, con lo schiocco secco
di una frustata, il vortice si allontanò
all’istante dal mio corpo, vincendo la forza della tempesta
di sabbia, travolgendo qualunque cosa incontrasse nella sua corsa.
Gli Ishibariti cercarono di mettersi in salvo, ma non fecero in tempo e
vennero colpiti in pieno.
Ricordo che dentro di me ruggiva la voglia di distruggere ogni cosa che
mi circondava, di lasciarmi andare al flusso dell’energia che
vorticava dentro di me, di scomparire in esso e di far scomparire tutto
il resto con me…
Era una sensazione così dolce ed invitante, quella di
lasciarmi andare…
Era come cadere in un morbido vuoto senza fine mentre tutti i rumori,
tutti i sentimenti, ogni cosa, diventava ovattato, sempre
più lontano ed insignificante…
… se mi fossi abbandonata completamente al respiro suadente
dell’alchimia avrei potuto cancellare tutto quello che mi era
stato fatto, tutta la rabbia che mi divorava e
quell’assordante vuoto che mi portavo dentro…
Avrei potuto annullarmi e far sparire tutto…
Un forte ceffone di Leroy, che era riuscito ad avvicinarsi a me
miracolosamente, mi riscosse.
All’istante il vortice si spense attorno a me e tornai
cosciente di me. Confusa mi guardai intorno e vidi che mi trovavo al
centro di una profonda buca di sabbia ricoperta da uno spesso strato di
ghiaccio, circondata dai resti smembrati e congelati degli Ishibariti
che non erano riusciti a fuggire da me, ed avevo davanti un Leroy,
ferito gravemente e sanguinante, che mi fissava tra il preoccupato ed
l’infuriato.
- Che succede?- gli chiesi.
- Succede che hai quasi raso al suolo la città! –
ringhiò – Mi spiegheresti che diavolo volevi
fare?- .
Come avrei potuto spiegargli quella voglia di annientamento totale che
aveva vorticato dentro di me come il turbine letale che mi aveva
circondato fino a poco prima?
- Scusami Lee, starò più attenta la prossima
volta!- mormorai imbarazzata dopo aver abbassato la testa per non
incrociare il suo sguardo.
Con la sua solita dolcezza, Leroy mi posò una mano sulla
testa e mi scompigliò i capelli scherzosamente: faceva
spesso così quando voleva dirmi che non avevo nulla di cui
preoccuparmi, che dovevo stare tranquilla, che non era arrabbiato con
me, che il risultato era stato ugualmente ottimo.
Risollevai lo sguardo su di lui e sorrisi.
Ma la sensazione di potenza ed abbandono totale che mi aveva riempito a
Savy continuava a non abbandonarmi, sembrava essersi radicata dentro di
me, e nemmeno l’immagine di Mustang, che pure era sempre
riuscita a tirarmi fuori dall’angoscia, riuscì a
distogliermi da questo pensiero assillante. Mi rivedevo continuamente
in piedi su un mare di sabbia, mentre il vortice alchemico si dilatava
sempre più attorno a me, spazzando via ogni cosa…
ed era un’immagine che mi affascinava, troppo! Ed era quello
da cui aveva sempre cercato di proteggermi la Maestra Tasha…
Cercavo di resistere, di restare a galla, ma ero consapevole che la mia
vita era solo un’infinita estenuante caduta verso il nulla!
Per quante cose desiderassi, sognassi, la verità era una
sola: quella maschera bianca che mi imprigionava!
Tra tutto quello che mi tormentava, però, sempre
più spesso mi scoprivo a pensare a Mustang. Iniziai a farmi
un’idea di quello che provavo per lui, ma decisi di
accantonarla in un angolo nella speranza di dimenticarlo: diventando un
Speciale avevo rinunciato a tutto quello che ero e che sarei stata, non
avevo più diritto a niente, avevo solo il dovere di eseguire
gli ordini!
Un paio di mesi dopo la rivolta di Savy arrivò al War
l’ordine del Fuhrer di radunarci e convergere ad Ishibal:
erano settimane che l’esercito cercava di domare la rivolta
senza ottenere successi, gli Alchimisti di Sato erano già
arrivati ed avevano preso parte ai primi combattimenti, noi avevamo
l’ordine di proteggerli!
Tornare ad Ishibal…
Un nodo ghiacciato mi strinse lo stomaco: ricordavo ancora
perfettamente quello che mi era accaduto l’ultima volta che
avevo messo piede in quella città, e l’umiliazione
mi bruciava ancora come acido dentro… ero stata trattata
come una criminale, il mio orgoglio era stato calpestato…
Una gioia feroce mi invase al pensiero di potermi finalmente vendicare!
Mentre le labbra mi si piegavano in un sorriso feroce sotto il
passamontagna, tutti i dubbi ed i sensi di colpa che mi portavo dentro
svaporarono, era come se tutto quello che avevo fatto fosse stato solo
una sorta di preparazione per questo, per schiacciate sotto le suola
dei miei anfibi quei bastardi che avevano osato calpestare me! Per
riscattare il mio onore perduto!
Forse quella era l’occasione che aspettavo per cancellare
dalla mia mente le immagini di quel giorno, e dalle mie orecchie le
urla di incitamento di quella che sarebbe dovuta essere la mia
gente…
Per la prima volta mi sentii come un autentico Speciale!
Non mi concessero di andare a trovare mia sorella prima della partenza.
Le telefonai la sera stessa che ci comunicarono l’ordine: fu
difficile, complicato rivelarle quello che le avevo taciuto fino a quel
momento, non le dissi che ero uno Speciale, ovviamente, ma che ero
un’Alchimista di Stato ora, che avevo ricevuto
l’ordine di prendere parte alla Guerra Civile
dell’Est, e che sarei partita di lì a pochi
giorni, infine la pregai di non dire nulla alla maestra Tasha. Aiko
aveva solo dodici anni, era ancora una bambina, non capì
quello che le stavo dicendo, non capì che per un militare
gli ordini vengono prima di tutto il resto; mi pregò di
tornare a casa, mi implorò di non partire, mi
ricordò che ero la sola famiglia che le ero rimasta. Potei
solo ripetermi che stavo facendo tutto quello per il suo bene, per
scacciare la voglia disperata di scappare da lì e tornare a
Tobah. La rassicurai che sarebbe andato tutto bene e riattaccai la
comunicazione.
Promisi a me stessa che sarei tornata indietro, per lei e per me stessa.
Partimmo due giorni dopo, il terzo giorno avevamo davanti le case ed i
templi di Ishibala che scintillavano orgogliosi nel riverbero dorato
del deserto.
Era lo stesso panorama che avevo visto la volta precedente…
… non era cambiato nulla!
Quando ci avvicinammo alla zona sud della città compresi che
invece era tutto cambiato: l’aria risuonava di urla e spari,
esplosioni…
Dopo la rivolta di Savy, la tensione tra l’esercito e gli
Ishibariti, già alle stelle, era esplosa definitivamente. Si
erano diffuse voci sulle atrocità che noi Speciali avevamo
compiuto a Savy, la maggior parte erano vere, lo ammetto, tanto che
quella rivolta fu ribattezzata il ‘Massacro di
Savy’, e questo aveva inasprito gli animi portando gli eventi
al punto di rottura. Gli Ishibariti si erano rivoltati,
l’esercito imperiale era intervenuto a sedare gli animi, ma
una donna aveva ucciso accidentalmente una bambina, e si era arrivati
alla guerra.
Inspirai a fondo l’aria secca, l’odore di polvere.
Ero calma e rilassata, come non lo ero mai stata neanche a Savy.
Oramai non venivo più intaccata da quelle cose da molto
tempo…
Avanzammo a passi pesanti nell’accampamento, a testa alta,
eleganti e letali, indifferenti agli sguardi sconvolti e terrorizzati
che ci rivolgevano gli altri militari: eravamo orgogliosi di quello che
eravamo! Non avevamo nulla di cui vergognarci!
Era grazie a noi se i militari regolari potevano svolgere tranquille
attività burocratiche venendo scomodati per incarichi
pericolosi raramente! Era grazie a noi se i criminali più
pericolosi dello Stato ora marcivano sotto due metri di terra o nelle
prigioni di Central!
Eravamo noi quelli che correvano da una parte all’altra dello
Stato, sfidando continuamente la morte, vedendo orrori su orrori, senza
mai piegarci!
Noi eravamo la spina dorsale dell’esercito! Non certo gli
Alchimisti di Stato!
La tenda del Fuhrer si ergeva arancione contro l’azzurro del
cielo, imponente, con lo stendardo che garriva nel leggero venticello
che spirava sull’accampamento, un silenzio irreale
tutt’intorno a noi…
Con Leigh Edding in testa entrammo nel padiglione: l’ambiente
era ampio e ben illuminato, ed il Fuhrer ci attendeva seduto dietro
un’ampia scrivania di legno chiaro ingombra di documenti e
circondato da alcuni generali.
- Benarrivati!- ci salutò con il suo caratteristico sorriso
pacioso.
Lee si inchinò subito imitato da noi altri, ma subito il
Fuhrer ci invitò a metterci comodi.
- In tempo di guerra le formalità possono essere
accantonate!- ci disse tranquillo.
Poi ci spiegò com’era la situazione ad Ishibal in
quel momento: i ribelli tenevano ancora la parte nord ed est della
città, alcuni, improvvisatisi cecchini, erano arroccati nei
templi e negli edifici più altri, e sparavano su chiunque
non fosse un Ishibarita. Gli Alchimisti di Stato erano già
intervenuti, ma comunque non erano riusciti a sopraffare i ribelli.
- Gli Alchimisti di Stato sono la nostra migliore artiglieria, per
questo vi chiedo di difenderli!- .
- Perché non impiegate direttamente noi? Siamo maggiormente
addestrati rispetto all’esercito regolare.-
protestò il generale Eddings.
- Lo so bene che siete perfettamente addestrati ad affrontare
situazioni come queste, ma impiegare voi significa volere distruggere
completamente la città e la sua popolazione e non
è quello che desidero, io voglio solo che gli Ishibariti
chinino la testa a noi, capiscano che ormai sono sottomessi. Ho chiesto
al dott. Marcho di continuare i suoi esperimenti sull’acqua
rossa per amplificare le capacità alchemiche ed ho tutta
l’intenzione di chiedere ai miei Alchimisti di usarla. Questa
non è una guerra di espansione, non è un massacro
come quello di Savy!- sospirò socchiudendo
l’occhio sano.
- Capisco! – rispose Eddings – Posso chiedere
allora quali sono i nostri ordini?- .
- Ovviamente! Ad ognuno di voi sarà affidata la custodia di
un Alchimista di Stato, dovrà affiancarlo durante le
operazioni belliche, non dovrà mai abbandonarlo, e
dovrà difenderlo fino alla fine della guerra.- .
Eravamo li per fare da balia agli Alchimisti di Stato…
… quella era una guerra difensiva, gli Ishibariti stavano
progettando di attaccarci ed il Fuhrer aveva deciso di anticiparli sul
tempo e di assalire la città; mettere in campo direttamente
noi gli avrebbe scatenato contro l’opinione pubblica: dopo il
‘massacro di Savy’ la reputazione degli Speciali
era crollata a picco, eravamo considerati la feccia
dell’esercito, eravamo temuti, odiati e respinti, il Fuhrer
aveva deciso di usarci in questo modo non solo perché
costituivamo una difesa eccezionale, ma anche perché in caso
di pericolo, avremmo scatenato un’offensiva devastante, di
qualsiasi cosa avremmo fatto in quella guerra lui non sarebbe stato mai
direttamente responsabile.
- Adesso andate pure a riposare, approfittate di questa pausa nei
combattimenti, domani incontrerete i vostri protetti!- sorrise.
- Sissignore!- scattò Eddings sugli attenti subito seguito
da noi.
Camminammo per i viottoli insabbiati che conducevano alla nostra parte
dell’accampamento, io non riuscivo a convincermi che quel
cumulo di macerie annerite e delineate dalla luce morente del tramonto,
fosse la stessa maestosa città che avevo attraversato anni
prima… dov’erano i templi di marmo che splendevano
d’oro nella luce di mezzogiorno? E le case di legno a due
piani imbiancate d’intonaco grigiastro? Quei due mozziconi
inclinati malinconicamente uno verso l’altro erano per caso
il palazzo della giustizia ed il tribunale?
Era una sensazione strana trovarmi lì in quel momento,
vedere lo stato in cui era precipitata la città…
Il mattino successivo di buon’ora ci trovammo nella tenda del
Fuhrer, fui l’ultima a conoscere il mio protetto. Io e Lee
eravamo in piedi davanti la scrivania, quando il rumore di alcuni
anfibi catturò la nostra attenzione, ci voltammo annoiati,
ed il sangue mi si gelò nelle vene prima di iniziare a
ribollire, quando vidi la persona a cui avrei dovuto fare da scorta:
era entrato nel piccolo ambiente con movimenti fluidi e felini, e si
era fermato a pochi passi da noi, nascosta dietro la maschera lo
osservai a lungo, beandomi di quei capelli neri appena più
lunghi di come li ricordassi, che gli ombreggiavano la fronte con una
morbida frangetta; di quel viso elegantemente scolpito
nell’alabastro, delle sue profonde e vellutate iridi
nere…
Lo osservai mentre faceva scorrere su di noi in uno sguardo diffidente
ed infastidito, fermandosi un istante in più sulle else dei
vari pugnali e stiletti che mi spuntavano dalle pieghe
dell’uniforme.
- Mustang ti presento il colonnello 538 ed il sergente 653, della
squadra α degli Speciali!- ci presentò la voce
calma del Fuhrer.
Lui quasi sputò un ‘Piacere!’ tra i
denti, Lee inchinò leggermente la testa, io rimasi immobile
e fissarlo, quasi non riuscivo a rendermi conto che era lì,
in piedi, davanti a me!
- Bene! – sospirò stancamente il Fuhrer dopo aver
fatto le presentazioni di rito – Da domani il sergente 653
sarà la tua scorta Mustang!- .
Da dietro le iridi cieche della maschera lo vidi impallidire e
sussultare, per nulla contento della notizia appena ricevuta. Io invece
provai un irragionevole moto di gioia al pensiero che avrei passato del
tempo con lui!
- Qualcosa non va Mustang?- chiese il Fuhrer notando anche lui la sua
reazione.
- No… no signore! Affatto!- rispose frettolosamente lui,
troppo.
- E per te va bene 653?- .
- Sì signore!- risposi anch’io troppo in fretta,
ma per altre ragioni.
- Bene, allora è deciso! – sorrise sollevato il
Fuhrer – Colonnello 538 si è fatto
un’idea della situazione?- .
- Certo signore! Ieri con un paio della mia squadra ho fatto un giro
nella parte della città ancora sotto il controllo dei
ribelli, ed ho notato che sono pochi quelli che osano attaccarci a viso
aperto, come quei quattro che ieri si sono fatti saltare in aria nella
piazza centrale insieme ad un paio di soldati; la maggior parte dei
ribelli tende a nascondersi nelle gallerie scavate sotto la
città in attesa che Ishibala intervenga e ci annienti!-
concluse divertito.
- Gallerie sotterranee? Non ho mai sentito niente del genere!- rispose
Mustang.
- È come se Ishibal fosse adagiata su un formicaio, il
sottosuolo della città è tagliato in un labirinto
di gallerie che si intrecciano una con l’altra, salendo,
scendendo e curvandosi. Anche sotto i nostri piedi è la
situazione è identica.- .
- Ma allora potrebbero anche prenderci alle spalle quando vogliono!-
saltò allarmato il Fuhrer.
- Sì, è possibile, dato che ad ogni galleria
corrisponde uno sbocco in una zona della città.- la
tranquillità e l’apparente distacco con cui
parlava Lee era sempre sconcertante per chi non vi era abituato.
- E lei come fa a sapere queste cose?- indagò Mustang
sospettoso.
- Sempre ieri il nostro agente 653 ha seguito un Ishibarita nel
sottosuolo.- dal tono sembrava che stesse dicendo
un’ovvietà.
- E come avrebbe fatto a fare un’impresa simile?-
ribatté lui perplesso.
- Mi creda, 653 potrebbe infilarsi nel suo letto mentre dorme e se ne
renderebbe conto la mattina dopo, quando si sveglierebbe e si
troverebbe davanti la sua maschera!- rispose Lee con un tono feroce.
Mustang aprì la bocca ma non ne uscì un solo
suono, quindi la richiuse e distolse lo sguardo da noi indispettito. Il
rapporto di Lee durò ancora un po’, e quando fummo
congedati, facemmo un pezzo di strada assieme al mio
‘protetto’, sempre in silenzio, con lui che mi
squadrava diffidente. All’incrocio tra la nostra parte ed il
resto dell’accampamento gli diedi appuntamento la mattina
successiva alle sette nella piazza d’armi, non aspettai
nemmeno la sua risposta e mi avviai verso la nostra metà del
campo.
- Allora?- mi chiese Lee una volta nei nostri alloggi.
- Hn?- chiesi mentre mi slacciavo la maschera.
- Che te ne sembra di questa storia?- .
- Che la vita degli Alchimisti di Stato vale più della
nostra!- bofonchiai mentre mi sfilavo il passamontagna.
- E te ne stupisci forse?- intervenne Drew con il suo solito tono
irriverente.
- Per nulla!- e mi liberai dei guanti.
- Dopo la cosiddetta ‘Rivolta di Savy’ noi siamo
diventati compromettenti quanto gli esperimenti illegali che il Fuhrer
autorizza sottobanco nei magazzini dell’esercito che
ufficialmente dovrebbero essere chiusi! Noi non dovremmo nemmeno essere
qui, se si sapesse il Fuhrer verrebbe pesantemente contestato ed
è l’ultima cosa che può permettersi
ora! Ma allo stesso tempo l’esercito non può fare
a meno del nostro intervento, sanno che siamo gli unici ad essere
addestrati ad affrontare una guerra!- .
Una delle caratteristiche più incredibili di Drew
è la sua incredibile capacità di passare da uno
stato emotivo ad un altro diametralmente opposto in una manciata di
secondi, non credo che mi abituerò mai a vederlo scherzare
per poi discorrere seriamente sulla nostra posizione
nell’esercito! È una cosa incredibile, per una
come me!
Quella notte non riuscii a dormire: sapevo che anche lui, come tutti
gli Alchimisti di Stato, sarebbe venuto ad Ishibal, ma mai avrei
pensato che sarebbe stato proprio lui l’Alchimista con cui
avrei dovuto far coppia! E nel buio solitario di quella notte mi
permisi di pensare che diventava sempre più bello! Da quando
lo avevo incontrato la prima volta all’officina era diventato
più raffinato ed elegante, la sua era una bellezza che
attirava prepotentemente l’attenzione, chiunque
l’avesse visto ne sarebbe rimasto affascinato
indipendentemente dalla sua volontà…
Sorrisi dandomi della stupida: Mustang poteva avere tutte le donne che
voleva, perché avrebbe dovuto perdere tempo con un
‘Macellaio dell’Esercito’ come me? E se
anche non lo fossi stata, ero troppo sporca, una persona come me non
avrebbe mai potuto avere cose come affetto o amore…