Capitolo IX

La popolazione di Ishibal era in agitazione. Il nostro esercito in quegli ultimi anni aveva iniziato a premere sui loro confini per invaderli… La prima città ad essere assoggettata fu Savy.
Gli abitanti si ribellarono, cercarono di difendersi in tutti i modi, molti furono i morti da entrambe le parti, ma nessuno voleva chinare la testa all’alto! I militari del nostro esercito troppo orgogliosi ed arroganti per arrendersi ad un popolo comunemente ritenuto inferiore; gli Ishibariti erano altezzosi e saldamente fermi sulle proprie posizioni per lasciarsi sottomettere da un popolo di eretici.
Alla fine, stanchi della situazione, il Fuhrer e le più alte sfere del governo diedero a noi Speciali l’incarico per risolvere la questione e, ovviamente, fu una carneficina!
Il Fuhrer lasciò un piccolo contingente di soldati per calmare e controllare l’opinione pubblica, distogliendone l’attenzione dalle vere operazioni che si sarebbero svolte in quei territori.
Ricordo ancora l’aria bollente di quella terra penetrare sotto la stoffa dell’uniforme inumidendo la pelle di sudore e la sensazione di soffocamento che provocava sotto il passamontagna, il crepitio della sabbia sotto la suola degli anfibi e l’odore di morte che impregnava l’aria…
Le strade erano piene di cadaveri abbandonati scompostamente, annegati nel loro stesso sangue e fermati in mostruose espressioni di dolore e terrore… ma ormai la loro vista non mi turbava più… Avevo visto troppi morti in quegli ultimi anni perché la loro vista sortisse ancora un qualche effetto, anche minimo, sulla mia ormai collaudata scorza di Speciale.
Nell’inquietante silenzio di tomba che aleggiava sulla città, il generale che comandava l’operazione ci divise in due squadre: i ‘nuovi acquisti’, come lui chiamava ironicamente noi reclute, avrebbero setacciato da soli la zona ovest della città: quello sarebbe stato il nostro battesimo del fuoco e ci raccomandò di dare il meglio di noi; i veterani, invece, avrebbero perlustrato il resto della città.
Avevamo l’ordine di chiamare rinforzi via radio appena fiutato il pericolo e di non ingaggiare in nessun caso battaglia con i ribelli.
Peccato che non ne avemmo il tempo!
Erano dieci minuti buoni che rovistavamo in ogni angolo di quella piccola cittadina alla ricerca di chissà cosa, aspettandoci continuamente un attacco che non arrivava mai, eravamo addestrati, sapevamo mantenere sotto controllo la tensione, eppure ci sentivamo nervosi come non mai! Forse perché ci rendevamo conto che quella era la realtà e non una di quelle esercitazioni che facevamo al War, e che ci avevano lasciato soli in una situazione più grande di noi, dalla quale forse non saremmo mai usciti vivi!
Nell’aria riecheggiavano gli spari e le urla di chi stava uccidendo e morendo nelle altre zone della città per mano degli Speciali, facendo aumentare così, di riflesso, la nostra angoscia.
All’improvviso, da dietro un cumulo di sabbia ammassato in una delle piazze di Savy, spuntarono degli Ishibariti che ci puntarono contro gli M16, sparando senza darci il tempo di capire! Alcuni dei mie compagni caddero senza nemmeno sapere perché, altri furono feriti gravemente e morirono in seguito tra atroci tormenti.
Come al solito il mio corpo reagì istantaneamente al pericolo,mi riparai dietro il muro diroccato di una casa, trascinandomi dietro i miei compagni rimasti. Ordinai loro che chiedessero aiuto, ma erano troppo spaventati per ascoltarmi, tremavano e sembravano persi nel terrore. Dovetti urlare per attirare la loro attenzione. Loro si scossero e provarono a fare quanto gli avevo detto prima, ma il contatto radio era disturbato dalla tempesta di sabbia che si stava scatenando attorno a noi.
La realtà delle cose mi piombò addosso come un macigno.
Eravamo soli!
Non avevo mai comandato altre persone in battaglia, eppure, dato che ero l’unica ad aver conservato un briciolo di lucidità, mi misi alla loro testa, senza nemmeno rendermi conto di quanto stessi facendo in realtà, spinta solo dal desiderio di portarci tutti in salvo. Feci quanto andava fatto.
La sabbia avrebbe potuto aiutarmi: con il mitra sulla spalla poggiai le mani sui granelli bollenti e con l’alchimia creai delle trappole che nascosi appena sotto il piano di calpestio, pronta a farle scattare; il tempo che impiegai a farlo, i miei compagni lo sfruttarono per riprendersi un po’ fisicamente e psicologicamente.
Non avevamo tempo per riposare!
Mi guardai intorno: quel muro era protetto su tre lati dalle altre case, l’unico modo per prenderci era attaccarci direttamente dal quarto lato libero. Diedi ordine di approntare delle trincee in cui ci nascondemmo ed aspettammo in silenzio l’attacco.
Attorno a noi si era levata una bufera di sabbia che avvolgeva ogni cosa in un velo color ocra, che copriva ogni altro suono con il ruggito del vento isolandoci dal mando al di fuori di essa, che entrava nei polmoni e cementava, togliendo il respiro. Ma noi rimanemmo immobili ad attendere i nostri nemici, coperti dalla sabbia, con il naso e la bocca coperti dai fazzoletti umidi sotto la maschera.
Quell’attesa infinita ci stava snervando: dove accidenti erano finiti?
Alcuni dei miei compagni più giovani iniziavano a smaniare per uscire da quella fossa e tornare al campo, altri proposero di usare la tempesta di sabbia come copertura per disertare e scappare da quel gruppo di pazzi sanguinari.
Io non li ascoltavo nemmeno! Rimanevo distesa sul bordo della trincea, il mitra davanti a me pronto a fare fuoco, i sensi allerta per districare qualche suono pericoloso in quell’assordante sarabanda di rumori.
Vidi un paio di quelli che avevano proposto di disertare alzarsi in piedi ed allontanarsi, non gli dissi nulla: non ero un loro superiore, non mi dovevano niente, la vita era la loro e potevano farne quello che volevano, anche andare in pasto ai ribelli e farsi ammazzare!
Infatti fecero appena un paio di passi oltre il muro che si beccarono una pallottola in fronte ciascuno! Vidi la loro testa esplodere ed il sangue spruzzare sulla sabbia, disegnando sinistri arabeschi vermigli.
Non avevano capito in che situazione si trovavano e si erano fatti ammazzare come gli stolti che erano!
Comunque la loro morte servì a risvegliare la concentrazione e lo spirito di sopravvivenza degli altri che erano distesi accanto a me.
Ma fu una sorta di sveglia anche per gli Ishibariti: dopo un altro istante di stasi, si appostarono contro l’angolo del muro ed iniziarono a spararci contro. Se non fossimo stati protetti dal muro di sabbia attorno a noi, in pochi secondi ci avrebbero crivellato di colpi e riempito di piombo!
Fu allora che decisi di agire, mentre erano troppo occupati a spararci contro, posai il palmo della mano sulla sabbia e feci scattare le trappole che avevo piazzato prima: con uno scatto secco, che per un istante coprì il fragore della tempesta attorno a noi, dal mare di sabbia si levarono le punte aguzze di una palizzata, che trafissero la maggior parte dei nostri aggressori.
Avevamo sfoltito il numero, ma restavano comunque troppi per noi!
Ci bastò uno sguardo per decidere: non ci saremmo mai arresi, piuttosto saremmo morti nel tentativo!
E tutto si cancellò dalla mia mente mentre saltavo fuori dalla trincea insieme ai miei compagni di squadra, nella mia testa non esistevano più Aiko, la Maestra Tasha, Meas e Mustang, erano scomparsi insieme alla concezione di me stessa; rimanevano solo i proiettili che mi fischiavano accanto alle orecchie e colpivano gli altri, nemmeno mi rendevo che stavo rimanendo sola…
Poi qualcosa nella testa mi urlò che dovevo usare tutto il mio potere alchemico se volevo uscire da quella situazione viva.
E così feci!
Chiusi gli occhi ed attorno al mio corpo iniziò a vorticare una tempesta di ghiaccio, aumentando d’intensità man mano che i secondi passavano, quando il cerchio alchemico nella mia mente fu completato aprii di scatto gli occhi e, con lo schiocco secco di una frustata, il vortice si allontanò all’istante dal mio corpo, vincendo la forza della tempesta di sabbia, travolgendo qualunque cosa incontrasse nella sua corsa.
Gli Ishibariti cercarono di mettersi in salvo, ma non fecero in tempo e vennero colpiti in pieno.
Ricordo che dentro di me ruggiva la voglia di distruggere ogni cosa che mi circondava, di lasciarmi andare al flusso dell’energia che vorticava dentro di me, di scomparire in esso e di far scomparire tutto il resto con me…
Era una sensazione così dolce ed invitante, quella di lasciarmi andare…
Era come cadere in un morbido vuoto senza fine mentre tutti i rumori, tutti i sentimenti, ogni cosa, diventava ovattato, sempre più lontano ed insignificante…
… se mi fossi abbandonata completamente al respiro suadente dell’alchimia avrei potuto cancellare tutto quello che mi era stato fatto, tutta la rabbia che mi divorava e quell’assordante vuoto che mi portavo dentro…
Avrei potuto annullarmi e far sparire tutto…
Un forte ceffone di Leroy, che era riuscito ad avvicinarsi a me miracolosamente, mi riscosse.
All’istante il vortice si spense attorno a me e tornai cosciente di me. Confusa mi guardai intorno e vidi che mi trovavo al centro di una profonda buca di sabbia ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio, circondata dai resti smembrati e congelati degli Ishibariti che non erano riusciti a fuggire da me, ed avevo davanti un Leroy, ferito gravemente e sanguinante, che mi fissava tra il preoccupato ed l’infuriato.
- Che succede?- gli chiesi.
- Succede che hai quasi raso al suolo la città! – ringhiò – Mi spiegheresti che diavolo volevi fare?- .
Come avrei potuto spiegargli quella voglia di annientamento totale che aveva vorticato dentro di me come il turbine letale che mi aveva circondato fino a poco prima?
- Scusami Lee, starò più attenta la prossima volta!- mormorai imbarazzata dopo aver abbassato la testa per non incrociare il suo sguardo.
Con la sua solita dolcezza, Leroy mi posò una mano sulla testa e mi scompigliò i capelli scherzosamente: faceva spesso così quando voleva dirmi che non avevo nulla di cui preoccuparmi, che dovevo stare tranquilla, che non era arrabbiato con me, che il risultato era stato ugualmente ottimo.
Risollevai lo sguardo su di lui e sorrisi.
Ma la sensazione di potenza ed abbandono totale che mi aveva riempito a Savy continuava a non abbandonarmi, sembrava essersi radicata dentro di me, e nemmeno l’immagine di Mustang, che pure era sempre riuscita a tirarmi fuori dall’angoscia, riuscì a distogliermi da questo pensiero assillante. Mi rivedevo continuamente in piedi su un mare di sabbia, mentre il vortice alchemico si dilatava sempre più attorno a me, spazzando via ogni cosa… ed era un’immagine che mi affascinava, troppo! Ed era quello da cui aveva sempre cercato di proteggermi la Maestra Tasha…
Cercavo di resistere, di restare a galla, ma ero consapevole che la mia vita era solo un’infinita estenuante caduta verso il nulla! Per quante cose desiderassi, sognassi, la verità era una sola: quella maschera bianca che mi imprigionava!
Tra tutto quello che mi tormentava, però, sempre più spesso mi scoprivo a pensare a Mustang. Iniziai a farmi un’idea di quello che provavo per lui, ma decisi di accantonarla in un angolo nella speranza di dimenticarlo: diventando un Speciale avevo rinunciato a tutto quello che ero e che sarei stata, non avevo più diritto a niente, avevo solo il dovere di eseguire gli ordini!
Un paio di mesi dopo la rivolta di Savy arrivò al War l’ordine del Fuhrer di radunarci e convergere ad Ishibal: erano settimane che l’esercito cercava di domare la rivolta senza ottenere successi, gli Alchimisti di Sato erano già arrivati ed avevano preso parte ai primi combattimenti, noi avevamo l’ordine di proteggerli!
Tornare ad Ishibal…
Un nodo ghiacciato mi strinse lo stomaco: ricordavo ancora perfettamente quello che mi era accaduto l’ultima volta che avevo messo piede in quella città, e l’umiliazione mi bruciava ancora come acido dentro… ero stata trattata come una criminale, il mio orgoglio era stato calpestato…
Una gioia feroce mi invase al pensiero di potermi finalmente vendicare!
Mentre le labbra mi si piegavano in un sorriso feroce sotto il passamontagna, tutti i dubbi ed i sensi di colpa che mi portavo dentro svaporarono, era come se tutto quello che avevo fatto fosse stato solo una sorta di preparazione per questo, per schiacciate sotto le suola dei miei anfibi quei bastardi che avevano osato calpestare me! Per riscattare il mio onore perduto!
Forse quella era l’occasione che aspettavo per cancellare dalla mia mente le immagini di quel giorno, e dalle mie orecchie le urla di incitamento di quella che sarebbe dovuta essere la mia gente…
Per la prima volta mi sentii come un autentico Speciale!
Non mi concessero di andare a trovare mia sorella prima della partenza. Le telefonai la sera stessa che ci comunicarono l’ordine: fu difficile, complicato rivelarle quello che le avevo taciuto fino a quel momento, non le dissi che ero uno Speciale, ovviamente, ma che ero un’Alchimista di Stato ora, che avevo ricevuto l’ordine di prendere parte alla Guerra Civile dell’Est, e che sarei partita di lì a pochi giorni, infine la pregai di non dire nulla alla maestra Tasha. Aiko aveva solo dodici anni, era ancora una bambina, non capì quello che le stavo dicendo, non capì che per un militare gli ordini vengono prima di tutto il resto; mi pregò di tornare a casa, mi implorò di non partire, mi ricordò che ero la sola famiglia che le ero rimasta. Potei solo ripetermi che stavo facendo tutto quello per il suo bene, per scacciare la voglia disperata di scappare da lì e tornare a Tobah. La rassicurai che sarebbe andato tutto bene e riattaccai la comunicazione.
Promisi a me stessa che sarei tornata indietro, per lei e per me stessa.
Partimmo due giorni dopo, il terzo giorno avevamo davanti le case ed i templi di Ishibala che scintillavano orgogliosi nel riverbero dorato del deserto.
Era lo stesso panorama che avevo visto la volta precedente…
… non era cambiato nulla!
Quando ci avvicinammo alla zona sud della città compresi che invece era tutto cambiato: l’aria risuonava di urla e spari, esplosioni…
Dopo la rivolta di Savy, la tensione tra l’esercito e gli Ishibariti, già alle stelle, era esplosa definitivamente. Si erano diffuse voci sulle atrocità che noi Speciali avevamo compiuto a Savy, la maggior parte erano vere, lo ammetto, tanto che quella rivolta fu ribattezzata il ‘Massacro di Savy’, e questo aveva inasprito gli animi portando gli eventi al punto di rottura. Gli Ishibariti si erano rivoltati, l’esercito imperiale era intervenuto a sedare gli animi, ma una donna aveva ucciso accidentalmente una bambina, e si era arrivati alla guerra.
Inspirai a fondo l’aria secca, l’odore di polvere.
Ero calma e rilassata, come non lo ero mai stata neanche a Savy.
Oramai non venivo più intaccata da quelle cose da molto tempo…
Avanzammo a passi pesanti nell’accampamento, a testa alta, eleganti e letali, indifferenti agli sguardi sconvolti e terrorizzati che ci rivolgevano gli altri militari: eravamo orgogliosi di quello che eravamo! Non avevamo nulla di cui vergognarci!
Era grazie a noi se i militari regolari potevano svolgere tranquille attività burocratiche venendo scomodati per incarichi pericolosi raramente! Era grazie a noi se i criminali più pericolosi dello Stato ora marcivano sotto due metri di terra o nelle prigioni di Central!
Eravamo noi quelli che correvano da una parte all’altra dello Stato, sfidando continuamente la morte, vedendo orrori su orrori, senza mai piegarci!
Noi eravamo la spina dorsale dell’esercito! Non certo gli Alchimisti di Stato!
La tenda del Fuhrer si ergeva arancione contro l’azzurro del cielo, imponente, con lo stendardo che garriva nel leggero venticello che spirava sull’accampamento, un silenzio irreale tutt’intorno a noi…
Con Leigh Edding in testa entrammo nel padiglione: l’ambiente era ampio e ben illuminato, ed il Fuhrer ci attendeva seduto dietro un’ampia scrivania di legno chiaro ingombra di documenti e circondato da alcuni generali.
- Benarrivati!- ci salutò con il suo caratteristico sorriso pacioso.
Lee si inchinò subito imitato da noi altri, ma subito il Fuhrer ci invitò a metterci comodi.
- In tempo di guerra le formalità possono essere accantonate!- ci disse tranquillo.
Poi ci spiegò com’era la situazione ad Ishibal in quel momento: i ribelli tenevano ancora la parte nord ed est della città, alcuni, improvvisatisi cecchini, erano arroccati nei templi e negli edifici più altri, e sparavano su chiunque non fosse un Ishibarita. Gli Alchimisti di Stato erano già intervenuti, ma comunque non erano riusciti a sopraffare i ribelli.
- Gli Alchimisti di Stato sono la nostra migliore artiglieria, per questo vi chiedo di difenderli!- .
- Perché non impiegate direttamente noi? Siamo maggiormente addestrati rispetto all’esercito regolare.- protestò il generale Eddings.
- Lo so bene che siete perfettamente addestrati ad affrontare situazioni come queste, ma impiegare voi significa volere distruggere completamente la città e la sua popolazione e non è quello che desidero, io voglio solo che gli Ishibariti chinino la testa a noi, capiscano che ormai sono sottomessi. Ho chiesto al dott. Marcho di continuare i suoi esperimenti sull’acqua rossa per amplificare le capacità alchemiche ed ho tutta l’intenzione di chiedere ai miei Alchimisti di usarla. Questa non è una guerra di espansione, non è un massacro come quello di Savy!- sospirò socchiudendo l’occhio sano.
- Capisco! – rispose Eddings – Posso chiedere allora quali sono i nostri ordini?- .
- Ovviamente! Ad ognuno di voi sarà affidata la custodia di un Alchimista di Stato, dovrà affiancarlo durante le operazioni belliche, non dovrà mai abbandonarlo, e dovrà difenderlo fino alla fine della guerra.- .
Eravamo li per fare da balia agli Alchimisti di Stato…
… quella era una guerra difensiva, gli Ishibariti stavano progettando di attaccarci ed il Fuhrer aveva deciso di anticiparli sul tempo e di assalire la città; mettere in campo direttamente noi gli avrebbe scatenato contro l’opinione pubblica: dopo il ‘massacro di Savy’ la reputazione degli Speciali era crollata a picco, eravamo considerati la feccia dell’esercito, eravamo temuti, odiati e respinti, il Fuhrer aveva deciso di usarci in questo modo non solo perché costituivamo una difesa eccezionale, ma anche perché in caso di pericolo, avremmo scatenato un’offensiva devastante, di qualsiasi cosa avremmo fatto in quella guerra lui non sarebbe stato mai direttamente responsabile.
- Adesso andate pure a riposare, approfittate di questa pausa nei combattimenti, domani incontrerete i vostri protetti!- sorrise.
- Sissignore!- scattò Eddings sugli attenti subito seguito da noi.
Camminammo per i viottoli insabbiati che conducevano alla nostra parte dell’accampamento, io non riuscivo a convincermi che quel cumulo di macerie annerite e delineate dalla luce morente del tramonto, fosse la stessa maestosa città che avevo attraversato anni prima… dov’erano i templi di marmo che splendevano d’oro nella luce di mezzogiorno? E le case di legno a due piani imbiancate d’intonaco grigiastro? Quei due mozziconi inclinati malinconicamente uno verso l’altro erano per caso il palazzo della giustizia ed il tribunale?
Era una sensazione strana trovarmi lì in quel momento, vedere lo stato in cui era precipitata la città…
Il mattino successivo di buon’ora ci trovammo nella tenda del Fuhrer, fui l’ultima a conoscere il mio protetto. Io e Lee eravamo in piedi davanti la scrivania, quando il rumore di alcuni anfibi catturò la nostra attenzione, ci voltammo annoiati, ed il sangue mi si gelò nelle vene prima di iniziare a ribollire, quando vidi la persona a cui avrei dovuto fare da scorta: era entrato nel piccolo ambiente con movimenti fluidi e felini, e si era fermato a pochi passi da noi, nascosta dietro la maschera lo osservai a lungo, beandomi di quei capelli neri appena più lunghi di come li ricordassi, che gli ombreggiavano la fronte con una morbida frangetta; di quel viso elegantemente scolpito nell’alabastro, delle sue profonde e vellutate iridi nere…
Lo osservai mentre faceva scorrere su di noi in uno sguardo diffidente ed infastidito, fermandosi un istante in più sulle else dei vari pugnali e stiletti che mi spuntavano dalle pieghe dell’uniforme.
- Mustang ti presento il colonnello 538 ed il sergente 653, della squadra α degli Speciali!- ci presentò la voce calma del Fuhrer.
Lui quasi sputò un ‘Piacere!’ tra i denti, Lee inchinò leggermente la testa, io rimasi immobile e fissarlo, quasi non riuscivo a rendermi conto che era lì, in piedi, davanti a me!
- Bene! – sospirò stancamente il Fuhrer dopo aver fatto le presentazioni di rito – Da domani il sergente 653 sarà la tua scorta Mustang!- .
Da dietro le iridi cieche della maschera lo vidi impallidire e sussultare, per nulla contento della notizia appena ricevuta. Io invece provai un irragionevole moto di gioia al pensiero che avrei passato del tempo con lui!
- Qualcosa non va Mustang?- chiese il Fuhrer notando anche lui la sua reazione.
- No… no signore! Affatto!- rispose frettolosamente lui, troppo.
- E per te va bene 653?- .
- Sì signore!- risposi anch’io troppo in fretta, ma per altre ragioni.
- Bene, allora è deciso! – sorrise sollevato il Fuhrer – Colonnello 538 si è fatto un’idea della situazione?- .
- Certo signore! Ieri con un paio della mia squadra ho fatto un giro nella parte della città ancora sotto il controllo dei ribelli, ed ho notato che sono pochi quelli che osano attaccarci a viso aperto, come quei quattro che ieri si sono fatti saltare in aria nella piazza centrale insieme ad un paio di soldati; la maggior parte dei ribelli tende a nascondersi nelle gallerie scavate sotto la città in attesa che Ishibala intervenga e ci annienti!- concluse divertito.
- Gallerie sotterranee? Non ho mai sentito niente del genere!- rispose Mustang.
- È come se Ishibal fosse adagiata su un formicaio, il sottosuolo della città è tagliato in un labirinto di gallerie che si intrecciano una con l’altra, salendo, scendendo e curvandosi. Anche sotto i nostri piedi è la situazione è identica.- .
- Ma allora potrebbero anche prenderci alle spalle quando vogliono!- saltò allarmato il Fuhrer.
- Sì, è possibile, dato che ad ogni galleria corrisponde uno sbocco in una zona della città.- la tranquillità e l’apparente distacco con cui parlava Lee era sempre sconcertante per chi non vi era abituato.
- E lei come fa a sapere queste cose?- indagò Mustang sospettoso.
- Sempre ieri il nostro agente 653 ha seguito un Ishibarita nel sottosuolo.- dal tono sembrava che stesse dicendo un’ovvietà.
- E come avrebbe fatto a fare un’impresa simile?- ribatté lui perplesso.
- Mi creda, 653 potrebbe infilarsi nel suo letto mentre dorme e se ne renderebbe conto la mattina dopo, quando si sveglierebbe e si troverebbe davanti la sua maschera!- rispose Lee con un tono feroce.
Mustang aprì la bocca ma non ne uscì un solo suono, quindi la richiuse e distolse lo sguardo da noi indispettito. Il rapporto di Lee durò ancora un po’, e quando fummo congedati, facemmo un pezzo di strada assieme al mio ‘protetto’, sempre in silenzio, con lui che mi squadrava diffidente. All’incrocio tra la nostra parte ed il resto dell’accampamento gli diedi appuntamento la mattina successiva alle sette nella piazza d’armi, non aspettai nemmeno la sua risposta e mi avviai verso la nostra metà del campo.
- Allora?- mi chiese Lee una volta nei nostri alloggi.
- Hn?- chiesi mentre mi slacciavo la maschera.
- Che te ne sembra di questa storia?- .
- Che la vita degli Alchimisti di Stato vale più della nostra!- bofonchiai mentre mi sfilavo il passamontagna.
- E te ne stupisci forse?- intervenne Drew con il suo solito tono irriverente.
- Per nulla!- e mi liberai dei guanti.
- Dopo la cosiddetta ‘Rivolta di Savy’ noi siamo diventati compromettenti quanto gli esperimenti illegali che il Fuhrer autorizza sottobanco nei magazzini dell’esercito che ufficialmente dovrebbero essere chiusi! Noi non dovremmo nemmeno essere qui, se si sapesse il Fuhrer verrebbe pesantemente contestato ed è l’ultima cosa che può permettersi ora! Ma allo stesso tempo l’esercito non può fare a meno del nostro intervento, sanno che siamo gli unici ad essere addestrati ad affrontare una guerra!- .
Una delle caratteristiche più incredibili di Drew è la sua incredibile capacità di passare da uno stato emotivo ad un altro diametralmente opposto in una manciata di secondi, non credo che mi abituerò mai a vederlo scherzare per poi discorrere seriamente sulla nostra posizione nell’esercito! È una cosa incredibile, per una come me!
Quella notte non riuscii a dormire: sapevo che anche lui, come tutti gli Alchimisti di Stato, sarebbe venuto ad Ishibal, ma mai avrei pensato che sarebbe stato proprio lui l’Alchimista con cui avrei dovuto far coppia! E nel buio solitario di quella notte mi permisi di pensare che diventava sempre più bello! Da quando lo avevo incontrato la prima volta all’officina era diventato più raffinato ed elegante, la sua era una bellezza che attirava prepotentemente l’attenzione, chiunque l’avesse visto ne sarebbe rimasto affascinato indipendentemente dalla sua volontà…
Sorrisi dandomi della stupida: Mustang poteva avere tutte le donne che voleva, perché avrebbe dovuto perdere tempo con un ‘Macellaio dell’Esercito’ come me? E se anche non lo fossi stata, ero troppo sporca, una persona come me non avrebbe mai potuto avere cose come affetto o amore…