CAPITOLO
VIII:
IL
GIURAMENTO
/Exogenesis:
Symphony, Pt 1: Overture - Muse/
Il
giorno successivo cominciò presto.
Le
prime luci dell’alba destarono la ciurma con un velo di sonno ancora
addosso che sparì appena usciti sul ponte, baciati dalla luce rosata
del sole nascente e dalla brezza marina che li carezzava fresca.
Quelli
riposati diedero il cambio agli altri che avevano fatto il turno
notturno a sorvegliare il galeone e ad assicurarsi che la rotta fosse
quella prestabilita.
Mikako
dovette chiamare e richiamare più volte Sike che immersa in un sonno
profondo, le fece credere che fosse morta!
La
rossa non si muoveva e non apriva gli occhi nonostante la scuotesse.
Accostò
l’orecchio al suo naso e sentì che invece respirava, anche se
impercettibilmente. Era come se fosse stata risucchiata in un’altra
dimensione e per un attimo impallidì. Che fossero giunti in una di
quelle zone misteriose del mare?
Si
rialzò e guardò fuori dall’oblò, come poteva dirlo?
Le
sembrava tutto regolare, nessuna nebbiolina strana…
-
Che c’è? - Chiese l’altra ragazza nella cabina con loro.
Mikako
non si voltò nemmeno ma tornò su Sike ancora addormentata.
-
Non si sveglia! - Disse in bilico fra l’incredulo ed il preoccupato.
-
E’ narcolettica? -
-
Non ne ho idea, ce lo avrebbe detto, no? -
-
Magari vuole entrare nel galeone per guarire dalla malattia! -
Mikako
allora si volse verso di lei che si stava infilando i suoi stivali alti
fin sopra al ginocchio e disse con calma:
-
Non penso che abbia ancora capito bene questo meccanismo. -
L’altra
si raddrizzò rifacendosi la treccia ai lunghissimi capelli argentei:
-
Allora ha solo il sonno pesante! - Escluse a priori di trovarsi in una
dimensione diversa dal momento che nessun segno le era venuto in
avvertimento.
Mikako
alzò i sopraccigli stupita tornando sulla giovane che dormiva ancora.
Possibile che fosse così dura a svegliarsi?
Se
così era sarebbe stata una seccatura incredibile, non era la baby
sitter di nessuno, lei!
-
Ecco perché è arrivata tardi il giorno della prova! - Fece con ironia
gelida: - E’ rimasta addormentata! - Era un ipotesi plausibile, visto
quanto profondamente dormisse ancora.
Sbuffando
seccata da quell’atteggiamento inappropriato per una che si imbarcava
su un galeone d’avventurieri, prese la bottiglia d’acqua che aveva
vicino al proprio letto e gliela rovesciò addosso senza pensarci.
Sike
finalmente aprì gli occhi di scatto e iniettati di rosso fulminò
l’essere ignobile che aveva osato tanto.
-
Chi cazzo è?! - La voce da oltretomba, l’aria di chi era più di là che
di qua. Mikako riposò la bottiglia e ravvivandosi i riccioli rivolta ad
uno specchio appeso al muro, rispose priva di interesse e di rimorso:
-
E’ ora di svegliarsi, Aurora! - Il riferimento era alla ‘Bella
addormentata nel bosco’, poi aggiunse rivolgendosi ad entrambe le
ragazze: - Taila lei è Sike, la nuova navigatrice, Sike lei è Taila, la
nostra lettrice dei segni. Le uniche donne attuali del galeone siamo
noi tre. - Poi si diede un’ultima occhiata allo specchio e senza dare
la minima ulteriore attenzione alle altre che la fissavano chiedendosi
cos’altro le potesse interessare oltre a sé stessa, concluse con un
tono che non ammetteva repliche: - Sul ponte. Sike ti verrà presentata
tutta la ciurma, poi farai il giuramento. - Infine uscì.
Le
due rimasero sole e finalmente si guardarono a vicenda.
Taila
era una donna piuttosto alta dalla pelle bruna ed i capelli di un
insolito colore argenteo, lunghi e legati in una treccia che arrivava
fino ai polpacci. Un grande spadone spuntava dalla schiena mentre abiti
rigorosamente neri e semplici la ricoprivano. Sike notò appeso al muro
un mantello dello stesso colore che probabilmente indossava quando
doveva vegliare di notte e quando scendeva a terra.
Notò
al braccio una polsiera di cuoio e si chiese se fosse di bellezza
oppure per un uso specifico. L’avrebbe capito una volta fuori, sul
ponte, quando l’avrebbe vista con un fischio richiamare il suo falco
che sostava proprio su quella polsiera.
Un
esemplare magnifico di rapace dallo sguardo fiero che guardava lontano.
-
Ciao… - Disse Sike con voce rauca ancora assonnata, cercando di tornare
in vita con difficoltà. I suoi capelli rossi erano tutti spettinati e
buffamente spediti in ogni direzione possibile, gli occhi truccati di
nero tutto sfatti e le pieghe del lenzuolo sulla pelle.
-
Ciao… - Sorrise allegramente Taila tendendo la mano in sua direzione.
La
prese e se la strinsero.
“Oh,
una gentile…”
Se
ne stupì Sike pensando, chissà come mai, che tutte le donne di bordo
dovessero per forza essere antipatiche!
-
Spero ti troverai bene, vedrai che ti piaceranno anche gli altri! - Lo
disse consapevole che con qualcuno avrebbe avuto dei problemi ma
probabilmente, constatò, dipendeva da come ci si poneva nei suoi
confronti.
La
vide alzarsi barcollante e dirigersi al piccolo lavandino
dell’altrettanto piccolo bagno con una doccia a cabina. Un privilegio
per le poche donne di bordo, probabilmente.
-
Sei narcolettica? - Chiese Taila osservandola amichevole.
-
No, perché? - Rispose non capendo bene.
-
Sembrava impossibile svegliarti. - Sike rise.
-
Sì, è un mio problema. Ho un sonno pesantissimo. - Anche Taila rise
capendo che dipendeva davvero da come ci si poneva nei suoi confronti.
Quella ragazza sapeva essere piacevole quanto insopportabile. L’aveva
osservata bene il giorno precedente.
-
Devi trovare una soluzione altrimenti non durerai molto! - L’altra
tornò in camera ben risistemata, coi capelli pettinati e questa volta
lasciati giù, la faccia ripulita e gli occhi acqua e sapone. Sembrava
tutt’altra persona. - Magari Laramel ha qualche rimedio… - Concluse poi
decidendo che le piaceva di più la versione al naturale.
-
Laramel? - Ora che era più sveglia il suo cervello si riattivava e
tornava ben prepotente la sua curiosità, potendo si sarebbe fatta dire
di tutti i membri della ciurma, ma sapeva di non avere tempo.
-
E’ il nostro medico, in realtà è un guaritore però ha molte conoscenze
anche nel settore delle erbe e dell’omeopatia. Non usa medicine
classiche ma solo metodi alternativi. Molto alternativi. Non lo
reputerai nemmeno un medico quando lo vedrai all’opera, però in realtà
è davvero bravissimo. Tutti noi gli dobbiamo la vita. - Parlò di lui
con affetto e Sike si chiese se ci fosse qualcuno, su quel galeone, che
le stesse sulle scatole. Una domanda che le venne al volo senza sapere
che andava davvero molto d’accordo con tutti.
Mentre
l’ascoltava si vestiva con abiti corti e comodi che mettevano ben in
evidenza le sue curve, conscia che nessuno avrebbe osato toccarla con
un dito. Quello che le premeva sempre era stare comoda, non le
interessava se poi appariva come una ragazza troppo facile.
-
Sei la lettrice dei segni? - Chiese con nuova curiosità per sapere in
cosa consistesse.
Taila,
continuando ad aspettarla e trovando deliziosa la sua compagnia, si
dilettò nel spiegare in cosa consistesse la sua capacità:
-
Leggo i segni ed i simboli. Ogni cosa che ci circonda ha un
significato, basta saperlo leggere ed essi ci parlano di presagi
prossimi o ci spiega il senso delle cose che ci succedono. - Vide Sike
affascinata dall’argomento mentre controllava distrattamente le sue
pistole e le sistemava nelle apposite custodie addosso, così si inoltrò
in una spiegazione più approfondita di quel campo a lei sconosciuto
fino a quel momento, includendo anche la lettura stessa dei sogni.
Così
parlando uscirono dalla cabina dirette sul ponte dove ormai tutti le
aspettavano per la conoscenza ed il rito.
Non
che si sentisse la sua guida, ma Taila era davvero felice di avere a
bordo un’altra ragazza, anche se ad occhio e croce aveva capito subito
che doveva essere un’altra prima donna come Mikako. Ci avrebbe giurato
che quelle due non sarebbero mai andate d’accordo.
La
condusse sul ponte dove trovò il capitano al timone mentre parlava con
Parsifal e Sunburn, decise di non disturbarli e di iniziare lei stessa
con le presentazioni.
Per
prima cosa, quello più importante.
La
ragazza dai lunghi capelli argentati si mise le dita alle labbra e
prendendo un gran respiro, emise un lungo fischio acuto. Alcuni si
girarono, altri non si scomodarono continuando a fare quel che facevano
e dopo alcuni secondi scese in picchiata un falco maestoso che si posò
sulla polsiera in cuoio di Taila. I due si guardarono con il medesimo
sguardo altezzoso e lei apparve tale per la prima volta da quando Sike
l’aveva conosciuta. Quando i loro occhi si distolsero, quelli dorati di
lei tornarono gentili e amichevoli.
-
Sike, lui è Urano, il mio falco. È parte della ciurma quanto lo sono
io, quindi è come noi. -
-
Urano come il pianeta? - Chiese con curiosità.
-
No, come la divinità primordiale personificazione del cielo. -
Con
un colpetto del gomito, Taila fece spiccare nuovamente il volo al
falco, dopo di che si volse verso gli altri alla ricerca di qualcuno a
cui presentare la nuova navigatrice che, sebbene tutti la conoscessero
di viso, nessuno ci aveva ancora parlato come si doveva.
Vedendo
con sorpresa il medico nei paraggi, decise di cominciare con lui anche
per chiedere un metodo per alleggerire un po’ il sonno di Sike.
-
Vieni. - Le disse con la solita gentilezza conducendola da un uomo
apparentemente sui trent’anni.
-
Laramel, voglio presentarti come si deve Sike, la nuova navigatrice. -
Costui si voltò e l’osservò con attenzione rivelando dei gentili occhi
azzurri su un viso sereno incorniciato da folti capelli castani
completamente mossi ed indomabili, gli carezzavano il collo. Vestiva
con abiti comodi color pastello, con sé aveva una borsa a tracolla di
cuoio ed appesi sia ad essa che addosso c’erano oggetti e ciondoli di
vario genere, tutti in legno e sullo stile etnico.
-
Ciao… - Aveva una voce molto dolce e calma. - Piacere di conoscerti, io
sono Laramel, il medico di bordo. - Parlava con pacatezza, molto
lentamente e con un tono caldo e sommesso, come se sussurrasse. Quando
gli strinse la mano, Sike ebbe subito un’enorme sensazione di pace.
-
Piacere… - Riuscì solo a dire lei persa in quella che all’apparenza
sembrava una persona normalissima ma che poi, guardandola con
attenzione, si capiva dovesse essere speciale.
Come
se fosse carico di un’energia benefica infinita e rigenerante.
Senza
saperlo aveva perfettamente intuito il tipo di medicina che esercitava.
-
Lei voleva sapere se hai qualche rimedio per alleggerire un po’ il
sonno perché il suo è estremamente pesante e rischia di correre dei
guai col capitano, se non si sveglia in tempo un’altra volta. -
Laramel
sorrise divertito senza ridere di lei, quindi parve pensarci un po’ e
poi con rammarico rispose, sempre con la sua calma quasi flemmatica:
-
No, mi dispiace, non ho niente del genere, purtroppo. Ho rimedi per far
dormire, ma per svegliare ad una determinata ora no, però… penso che
Jyo possa fare al caso vostro. - Taila parve illuminarsi.
-
Come ho fatto a non pensarci prima! - Disse con allegria realizzando
che era la persona giusta!
Ringraziandola
si prese Sike a braccetto e la condusse con sé alla ricerca di questo
fantomatico Jyo.
-
Persona deliziosa, il medico… - Constatò Sike ancora in uno stato di
estasi.
Taila
sorrise:
-
Vero? E’ meglio non stargli vicino nei suoi momenti no, però… - La
rossa alzò il sopracciglio incredula:
-
Ha dei momenti no? -
-
Certo… lui cura facendo una sorta di trasfusione di energia, prende in
sé quella malata di chi cura e la sostituisce con la propria sana. Però
questo accumulo di negatività spesso lo fa diventare negativo a sua
volta. In quei momenti diventa rabbioso e tetro, sembra un altro e
avvicinarsi è impossibile. Finché non butta via questa energia insana
auto rigenerando la propria è meglio non stargli vicino. - Taila non
aveva problemi nel discorrere e sembrava sapere molte cose dettagliate
su tutti. Sike decise che sarebbe stata la sua fonte principale del
sapere!
-
Allora, - Introdusse nuovamente Taila cambiando discorso, assumendo
un’aria che era un misto fra il sadico e il titubante: - adesso ti
faccio conoscere quello che noi tutti chiamiamo il mago, si chiama Jyo
ed è apparentemente inquietante. Sembra una specie di demone, ma in
realtà l’esteriorità inganna ed è una brava persona. Sotto sotto. Solo
che in molti non si prendono la briga di scoprirlo e quindi è un po’
solitario. È amico di poche persone fra cui il capitano. -
Sike
naturalmente era più affascinata di prima, quindi entusiasta come una
bambina si trovò a fremere per conoscere questo individuo.
-
Ma è un mago vero? - Se c’era una cosa che in vita sua si era sempre
rifiutata di credere era all’esistenza della magia, però questo non
aveva tolto che avesse sempre sperato di sbagliarsi. La magia, il mondo
della fantasia e del sovrannaturale l’aveva sempre affascinata anche
se, da brava persona coi piedi per terra, non aveva mai creduto in
esse.
Ora
tutta la sua fede stava venendo rivoluzionata ed invece di seccarsi per
questo e andare in crisi, sembrava più che felice.
-
Non so cosa tu credi che sia un mago vero, ma lo conoscerai e ti farai
un’idea tua. - Sembrava così misteriosa, riguardo questo Jyo… Sike non
stava più nella pelle e quando la sentì dire ‘eccolo’, sgranò i grandi
occhi azzurro cielo alla ricerca di un individuo bizzarro con un
curioso cappello a punta, una lunga tunica nera ed una bacchetta in
mano.
Quando
lo vide, però, si bloccò di botto mentre la sua immagine fiabesca dei
maghi andava in frantumi con gran delusione.
Al
suo cospetto c’era un ragazzo senz’età più simile ad un vampiro, o un
demone appunto, che ad un essere umano. O a un mago.
Pelle
bianchissima, quasi bluastra, di chi non prendeva sole nemmeno per
sbaglio. Occhi sottili e inquietanti, uno attraversato da uno strano
segno nero verticale che non si capiva se fosse un tatuaggio tribale o
una vecchia strana cicatrice. Le iridi blu. I capelli neri del medesimo
riflesso, lisci e scalati intorno al viso, arrivavano fino alle spalle.
I lineamenti affilati e tenebrosi come la bellezza di cui era padrone.
Un’aria maligna. Inquietante. Oscura.
Tale
aria era certamente accentuata dagli abiti gotici che indossava, dagli
accessori altrettanto gotici e dai simboli d’occulto che si notavano
subito.
Ma
sicuramente il tocco di grazia glielo dava il serpente albino che aveva
intorno al collo e sulle spalle.
-
Jyo? - Lo chiamò Taila sperando di non disturbarlo, lei non era certo
fra le sue amicizie, doveva ammetterlo.
Il
ragazzo si voltò e li osservò, dopo di ché tornò a distogliere la sua
gelida attenzione dalle due ragazze per cercare qualcosa nella sacca
che aveva attaccata alla cintura borchiata.
“Ma
questo è solo uno schizzato, non è un mago…”
Pensò
arrabbiata Sike perché quel ‘coso’ si faceva spacciare per uno dei suoi
miti d’infanzia e non capiva come mai tutti ci fossero cascati.
Ad
interrompere le sue convinzioni fu lui che tirando fuori uno strano
simbolo in ferro appeso ad un filo di cuoio, glielo porse. Sike guardò
il ciondolo e poi lui, ora più vicino. Era davvero molto bello ma
sembrava ancora uno svitato vestito da demone o vampiro che dir si
volesse.
-
Cos’è? - Chiese per nulla intimorita da quello che considerava solo un
matto.
-
Quella stupidaggine che ti alleggerirà il sonno! - Disse sgarbato e
brusco dimostrando una pazienza inesistente.
Sike
alzò le sopracciglia interdetta:
-
Eh? - Non capiva.
Jyo
allora sbuffò seccato e gli puntò l’oggetto contro:
-
E’ un amuleto che permetterà a chiunque abbia bisogno di te di
penetrare il tuo sonno e farsi sentire mentre ronfi come un ghiro! Ti
renderà sensibile anche ai rumori e alla luce del giorno, quindi sarà
l’alba a svegliarti. O qualunque suono ci sia! - Si sprecò in una
spiegazione dettagliata anche se brusca, poi aggiunse, vedendola ancora
titubante: - Se non lo vuoi me lo riprendo! - Fece per ritirare la mano
dalle unghie smaltate di nero ed una serie di anelli tribali e gotici,
ma Sike prese svelta l’amuleto e se lo mise al collo:
-
No, grazie, lo voglio… ma come diavolo facevi a sapere…? - Non era tipa
da controllare le sue domande solo perché uno metteva in soggezione.
Tanto più che a lei, quello lì, più che metterle soggezione le dava sui
nervi.
Era
certo che lo isolavano se aveva un tale caratteraccio!
-
Eppure Taila te l’ha detto… - Fece lui stizzito come se fosse stato
colpito sul vivo: - sono un mago. Io le cose le so. - Semplice,
incisivo, diretto. Da lì non si scappava!
Taila
ridacchiò ma non disse nulla, mentre Sike concluse con un allibito: -
Ah! - che diceva tutto e niente. In sostanza non sapeva ancora se
credere o meno al fatto che fosse un mago ma poteva riservarsi di
deciderlo quando avrebbe scoperto se quello strano amuleto era una
stupidaggine o meno.
Al
pensare ciò si ricordò della prima frase e di come Jyo l’aveva
chiamato, proprio ‘stupidaggine’, allora si rese conto che, forse,
poteva anche cominciare a credere veramente ai maghi e non solo ad
idolatrarli perché eroi della sua infanzia insieme ad Harry Potter!
-
Tzè! - Sbuffò offeso il mago come se continuasse a leggerle nel
pensiero. Quindi si voltò e con fare glaciale e principesco si diresse
altrove, allontanandosi da quella creatura eretica prima di avere la
tentazione di ucciderla con un maleficio.
Sike
rimase immobile a fissarlo, lui ed il suo sinistro serpente, quindi si
guardò il ciondolo di ferro e risparmiandosi un parere sulla magia,
disse:
-
Ma se è così stronzo è ovvio che tutti gli stanno alla larga! -
Taila
rise divertita mentre guardava il mago anche lei combattuta se esserne
affascinata o spaventata.
-
E’ difficile trovare un vero mago. Ormai non ce ne sono più e nelle
epoche passate, quando invece ce n’erano, ci si imbatteva in un sacco
di buffoni e ciarlatani. Lui sembra che sia quanto di più simile ad un
mago anche se non so bene in cosa consistano le sue capacità. Però il
capitano si fida e gli è anche amico, quindi tutti si fidano di
conseguenza. -
-
E’ l’unico della nave? - Chiese allora speranzosa di incontrarne tanti
altri, tornata contenta di aver realizzato, circa, uno dei suoi sogni
che però al tempo stesso erano stati mezzi infranti. Insomma, niente
bacchetta magica… senza bacchetta magica non era la stessa cosa!
Avrebbe
scoperto come funzionava la sua magia, sempre che di quella si
trattasse e non solo di banalissimi trucchi!
-
Sì, lui è l’unico… io leggo solo i presagi ed i segni, quindi non sono
una vera e propria maga… e poi c’è Shun che è un astrologo e per quanto
bravo sia anche lui a leggere i destini in esse, non è un vero e
proprio mago. -
-
Astrologo? - Di nuovo gli occhi attenti di Sike si illuminarono e
guardarono la nuova amica nella speranza che le spiegasse di nuovo
dettagliatamente tutto quello che riguardava quel settore, altra cosa
che, naturalmente, l’affascinava.
-
Sì, legge le stelle ed esse parlano specialmente dei destini, basta
saperle interpretare, così come i segni. Io e lui siamo simili in
quello che facciamo, solo che io uso le cose di questo mondo mentre lui
quelle del cielo. Vieni, te lo presento, è una persona deliziosa! -
A
Sike l’umore tornò ai massimi livelli, quindi immaginandosi un uomo
alto con una lunga barba candida e degli occhiali squadrati, dovette di
nuovo infrangere le sue aspettative.
L’astrologo
in questione non era certo un vecchio barbuto ma uno poco più che
adolescente, almeno in apparenza, che, più simile ad un folletto, si
precipitava su Taila abbracciandola come se fosse la sua mamma,
salutandola allegramente.
-
Ciao Tai! Come stai? Hai dormito bene? Che sogno hai fatto? - Una
specie di forza della natura.
Sike
rimase imbambolata. Non poteva essere lui, di sicuro aveva capito male.
Quando
la ragazza si staccò di dosso Peter Pan, lo poté guardare bene.
Era
un nanerottolo dai capelli ramati lunghi fino alle spalle, la riga in
parte e il ciuffo ribelle che scendeva diagonalmente sul viso.
Grandissimo occhi vispi e verdi, lineamenti infantili e deliziosi,
sorridente più che mai, saltellante per chissà quale gioia
incontenibile. Vestiva con abiti colorati e sgargianti abbinati in
maniera discutibile, così come lo stile degli stessi alquanto
stravagante.
-
Lui è Shun, il nostro esperto astrologo! - Ecco di nuovo il rumore
dell’immagine del vecchio di Sike che andava in frantumi. Un altro
sogni spezzato.
Ma
perché le cose non erano come lei se le era sempre immaginate? Già
dover convincersi, crescendo, che le favole non esistevano, era stato
traumatico. Ora era anche peggio realizzare che invece le favole
esistevano ma che non erano come gliele avevano sempre raccontate!
In
cosa doveva credere?
Sconvolta
si sentì aggrappare dal folletto che scalandola come avrebbe fatto con
una montagna, la stritolò con entusiasmo.
Dopo
di ché le stampò un sonoro bacio sulla guancia e con un balzo
ridiscese.
Taila
rideva della grossa.
-
Quanti… quanti cavolo di anni ha, sto cosetto? - Shun non se la prese e
cominciando a fare capriole per chissà quale motivo, forse solo perché
era iperattivo, rispose quasi urlando:
-
Quando sono salito qua avevo quindici anni ma ora ne ho una settantina!
-
-
Li… li porti davvero bene… - Disse Sike ancora allibita e schockata
decisa a non conoscere più nessuno che facesse qualcosa di
straordinariamente bello!
-
Il tuo astro è la Luna, la Luna non è un pianeta come nei tempi antichi
credevano, ma una stella che ruota attorno alla Terra, a noi mostra
sempre e solo una faccia e nessuno sa come sia l’altra. Le sue fasi
cambiano di continuo influenzando le maree e il terreno, sapendola
leggere si può intraprendere il viaggio nel momento più propizio e fare
il raccolto più buono, ma è utile anche per molte altre cose. La Luna
influenza praticamente tutto, anche quanto crescono i capelli. Oppure
se un bambino nasce con la luna piena significa che avrà una vita
fortunata e che avrà molte buone capacità. Se invece si nasce con un
eclissi lunare allora è presagio di sventura e il suo destino sarà
triste e doloroso o sarà lui stesso portatore di morte e distruzione.
Si dice che una persona è lunatico perché la luna ha molte fasi. Avere
il pianeta nella Luna è molto bello, significa che sei una persona
romantica e che lo nascondi perché te ne vergogni, mostri solo il tuo
lato duro e spavaldo, ma in realtà sei molto sensibile e sogni una
famiglia, anche se ti spaventano i legami e pensi di essere una brutta
madre. È una cosa tipica delle influenze lunari. Sei anche una persona
buona con un gran spirito di sacrificio ma non sai di esserlo fino a
che non ti troverai in una condizione di dover salvare qualcuno a te
caro ed allora compirai un atto molto difficile che nessuno sarebbe
capace di fare. Sarai una persona importante per noi! Io ti adoro di
già! -
Parlò
e parlò a macchinetta senza prendere eccessivo fiato, senza fare pause,
senza lasciare spazio a nessuno per inserirsi. Parlò tanto quanto tutti
quelli che fin’ora aveva conosciuto Sike messi insieme.
Parlò
e con profondo sbigottimento la rossa pensò a come si fermasse ma
proprio quando stava andando in tilt per quel vortice di parole, cose
che le cambiavano drasticamente l’umore, fu chiamata a gran voce dal
capitano in persona.
E
per la prima volta benedisse quell’uomo arrogante che pretendeva tutto
e subito!
Con
ancora la voce di Shun che sciorinava nozioni sulla Luna, la
navigatrice si allontanò in fretta dirigendosi al timone dove stava
Akane con Parsifal ed un altro ragazzo.
Un
gran bel ragazzo.
Un
modello, in realtà, se non fosse stato per il colore bizzarro di
capelli. Rosso fiamma, evidentemente tinti. Erano anche sparati in
direzioni strane in modo da formare delle specie di corna o qualcosa di
simile. Piercing ovunque, tatuaggi quasi su ogni centimetro, corpo poco
vestito, atletico. Le sue armi ben visibili. Coltelli e pistole.
“Questo
è la fine del mondo ma di sicuro è uno stronzo come minimo!”
Pensò
Sike componendo la sua espressione facciale di chi si stava mangiando
una torta al cioccolato fenomenale.
-
Lui è Sunburn. Se Parsy è il mio braccio destro, lui è il sinistro.
Tutto quello che decido passa prima per loro due, poi per tutti gli
altri. Mikako è il cervello, mentre Hitonari il futuro capitano. -
Presentò Akane deciso e sbrigativo ma con forza, in modo che le sue
parole penetrassero per bene la testa dura di quella ragazza.
-
Capito! - Disse per poi tendere la mano a quella creatura piena di una
carica sessuale impressionante. I due si guardarono nel medesimo modo,
come due che sapevano sarebbero finiti a letto insieme ma che non ci
sarebbe mai stato niente di più, quindi si strinsero la mano con
decisione, guardandosi dritti negli occhi. I suoi grigi come il ferro.
-
Ciao. - La salutò con un sorrisino malizioso e una voce da linea
erotica.
La
ragazza si chiese se il suo ruolo, a parte che braccio sinistro del
capitano, non fosse anche quello di pornostar!
Ci
sperò quasi, ma le sue idee furono di nuovo infrante dal brutale Akane
che non amava perdere tempo:
-
Oltre ad essere una puttana al maschile perché va con tutti solo per
sesso, è anche il capo cannoniere e a parte tutto questo fa un sacco di
altre cose di cui si vanta come una bestia, ma tutto ciò che ama è sé
stesso! Le conoscenze approfondite le farete dopo, ora non c’è tempo.
Devi fare il giuramento. - Dalle stelle alle stalle… non poteva
stuzzicarla con tutte quelle succose informazioni su quella creatura
meravigliosa e poi troncarla così!
Nascose
abilmente la sua delusione che però fu colta da Parsifal che sorrise
fra sé e sé pensando:
“Aspetta
di conoscere bene Sunburn, mia cara… vedrai se non vorrai appenderlo a
testa in giù, poi!”
Naturalmente
il principio con cui Akane prendeva gente su quella nave -e Wolfgang
prima di lui- era tendenzialmente uno: dovevano avere qualcosa di
anormale, fosse il carattere o qualche altra bizzarria.
L’avrebbe
capito ben presto.
-
Gli altri della ciurma li conoscerai con calma. - Fece Parsifal con
dolcezza, sorridendo per rassicurarla. - Il rito non è complicato ma
nemmeno una passeggiata. -
-
Sì, non ti dissangueremo… - Esordì così la voce da linea erotica… cioè
Sunburn. Lui ed il suo ghignetto diedero un idea perfetta del perché
era tanto amico di Akane: erano sadici allo stesso modo.
Allora,
di sicuro, erano anche stronzi allo stesso modo, si disse lei
sconsolata.
No,
quelli così non li sopportava!
-
Cosa vuol dire? - Chiese capendo che comunque il sangue c’entrava.
Akane
completò la frase con un sorrisetto altrettanto preoccupante, come se
la cosa che stesse per fare fosse quella più bella di quegli ultimi
giorni.
-
Per il rito del giuramento serve il tuo sangue, dolcezza. -
Sike
li guardò ad occhi sgranati.
-
Solo poche gocce, non è scabroso… non lo permetterei mai! -
La
rincuorò Parsifal cingendole paterno le spalle allontanandola da quelli
che sembravano due lupi affamati di carne umana!
-
Ah, ma cosa vuoi che sia, per un po’ di sangue… quando ho il ciclo ne
perdo molto di più e sono certa che sia assai più doloroso! - Liquidò
tutti Sike sminuendo una situazione apparsa più preoccupante di quanto
non lo fosse in realtà.
Parsifal
sorrise soddisfatto mentre gli altri due ragazzi la fissavano scettici
capendo che non era pane per i denti di nessuno, quella ‘signorina’!
Compiaciuto
che non fosse una che si piangeva addosso e che si tirava indietro,
Akane si fece serio e con le mani ai fianchi le spiegò cosa avrebbe
dovuto fare:
-
Allora, adesso giurerai sul tuo stesso sangue di legare la tua vita a
questo galeone e a questa ciurma per l’eternità, di non spezzare questo
legame per nessun motivo al mondo e di non frapporre nessun altro di
esterno a questa famiglia. Naturalmente le regole principali te le ho
già spiegate ieri e sai che nel caso tu dovessi decidere in futuro di
ritirarti lo potrai sempre spezzare il giuramento e tutto tornerà come
prima. -
Dopo
averlo ascoltato con attenzione, lei annuì con altrettanta serietà
sapendo che non stava per fare una sciocchezza tanto leggera. Aveva
capito che comunque si stava per legare alla ciurma e alla nave per
l’eternità e che anche se si fosse sciolta da loro, nel caso volessero
abbandonare tutto un giorno anche la sua anima sarebbe stata portata
via.
-
Devi concentrarti e ripetere le mie parole, pensa per un attimo solo a
quello che stai facendo. È la cosa più importante che tu stia per fare.
-
Sike
lo capì e si disse che se doveva scappare quello sarebbe stato il
momento, ma non esitò, non era una che si tirava indietro, mai, in
nessun caso. Non dopo che prendeva una decisione seriamente.
Annuì
guardando il capitano dritto nei suoi occhi d’argento simili a quelli
di un lupo, così lui fece un cenno a Sunburn lì accanto:
-
E’ pronta. -
Allora
lui con aria solenne richiamò tutti con un fischio potente, quando
l’intera ciurma fu di nuovo radunata sul ponte principale dov’erano
loro, gli disse forte e chiaro:
-
Inizia il giuramento del nuovo navigatore. -
Si
fece un immediato silenzio su tutto il galeone, non un sussurro mentre
gli occhi di ogni membro erano puntati sul timone, dove erano loro
quattro.
Parsifal
e Sunburn indietreggiarono facendosi da parte e Akane si posizionò
davanti a quella che rappresentava la zona principale della nave, Sike
si mise dietro, dall’altra parte, di fronte al capitano che non le
staccava gli occhi di dosso.
Prese
allora un coltello dalla fibbia della cintura e facendosi consegnare la
mano della ragazza, gli tagliò il palmo senza esitazione, dopo di che
tenendola nella propria le fece prendere un pomello del timone, il suo
sangue si attaccò al legno e lei strinse come sentiva faceva la presa
di Akane sulla sua.
Infine,
occhi negli occhi, il giovane cominciò a parlare con voce bassa e
penetrante, facendole ripetere fra una frase e l‘altra:
-
Io giuro solennemente sul mio sangue di legare la mia vita a questo
galeone e a questa ciurma per l’eternità, di non spezzare questo legame
con niente e nessuno al mondo e di rispettare tutte le regole in
vigore. Giuro di rispettare il mio capitano, la mia ciurma ed il mio
galeone più di me stessa e a loro, infine, giuro fedeltà eterna. O che
la mia anima diventi parte di questo galeone. -
Nel
ripeterlo, Sike si sentì come investita da un vento che non vide
colpire nessun altro, si sentì strattonare ma la mano di Akane che
stringeva la propria sul timone le impediva di muoversi e per un attimo
si sentì al sicuro solo grazie a lui e alla sua presa ferrea. In
quell’attimo ebbe la consapevolezza che non avrebbe mai permesso che le
succedesse qualcosa e capì di essere protetta. Capì in quell’istante il
suo ruolo e lo immaginò come una sorta di parafulmine o di scudo che si
prendeva i colpi per tutti gli altri e che permetteva a tutti di
dormire serenamente. Fu certa che lui poteva dare la vita per loro e
che ognuno l’avrebbe data per lui a propria volta. Ebbe la conferma che
anche per lei, ora, era la stessa cosa e senza spiegarsene sentì come
una sorta di cordone ombelicale che l’univa a quelle persone, a
quell’uomo ma soprattutto… soprattutto a quella nave.
Un
filo che nulla avrebbe potuto spezzare se non la morte.
E
coi battiti che acceleravano ed il respiro affannato, cominciò a sudare
sentendo quanto vero fosse tutto quello.
Nel
sentire la voce perforante di Akane concludere con un finale: - Lo
giuro. - anche lei, seppure con una fatica immane, lo disse e come lo
ebbe pronunciato le forze l’abbandonarono facendole perdere i sensi.
Non
cadde a terra solo per la presa del capitano che, dall’altra parte del
timone, non l’aveva mollata aspettandosi lo svenimento.
Si
spostò e trattenendola per il braccio l’accompagnò a terra impedendole
di sbattere la testa.
-
E’ concluso. - Sussurrò Akane sentendosi lui stesso con un carico in
più sulle spalle, sentendo un peso fisico ulteriore. Qualcosa che non
sarebbe andato più via ma con cui avrebbe convissuto per sempre.
Sike
era parte della ciurma.
Era
parte della nave.
Non
ci mise molto a riprendersi e quando Sike aprì gli occhi era ancora sul
ponte, stesa sotto le mani di Laramel appoggiate sulla sua fronte e sul
suo stomaco. L’uomo aveva lo sguardo più dolce che avesse mai visto su
un essere umano e come l’azzurro dei loro occhi si incrociò, tutto il
caos e la sensazione febbricitante, svanì da lei che, di nuovo leggera,
si sentì carica di un’energia nuova e benefica.
Si
ricordò delle parole di Taila che le aveva spiegato in cosa consisteva
la capacità del medico e si rese conto di quanto incredibile e vero
fosse.
Come
una calda coperta che la ricopriva.
I
battiti regolari, il respiro calmo, la pelle asciutta, forze piene, i
sensi a posto.
Sorrise
confusa:
-
Grazie… -
-
E’ andato tutto bene, è normale la tua reazione. - La rassicurò Laramel
carezzandola gentilmente, sistemandole una ciocca rossa sulla fronte.
Poi alzò le mani e l’aiutò a tirarsi su. Una volta in piedi si rese
conto che doveva essere passato poco tempo, erano ancora quasi tutti
lì. Vide Parsifal vicino con un’aria apprensiva desideroso di sapere
che stava bene, poi poco più in là, appoggiato al timone, con le
braccia incrociate al petto, Akane che la fissava tetro e pensieroso
con accanto Sunburn con un’espressione simile, indecifrabile.
Si
sentiva bene, realizzò muovendo qualche passo. Non le girava nemmeno la
testa.
Laramel
era davvero un guaritore pazzesco.
-
Bè, ora sono dei vostri! - Disse mezza seria e mezza ironica, cercando
un modo per tirarsi fuori da quell’imbarazzante momento.
Non
dovette penare molto poiché dopo solo pochi istante, una nebbia sottile
cominciò a calare su di loro.
Una
nebbia sempre più fitta.
A
quello Akane e Sunburn si guardarono interdetti mentre un’evidente
sensazione strana si faceva strada in loro. In loro ed in tutti gli
altri.
C’era
qualcosa di diverso in quella nebbia.
Come
un velo inquietante, oltre quel biancore umido.
Akane
guardò la bussola seguendo un istinto del momento e come se i suoi
timori si confermassero, vide l’ago impazzito che girava come se
fossero in un campo magnetico.
-
Questa non è nebbia. - Disse Jyo con aria lugubre e voce secca,
avvicinandosi al capitano dall’aria preoccupata e consapevole.
-
No… - Fece allora con l’attenzione di tutti su di sé, mentre
l’inquietudine saliva a dismisura senza saperne il motivo. - Sapevo che
dovevamo essere nei paraggi ma pensavo saremmo riusciti ad evitarlo.
Avremmo dovuto, dannazione. La rotta prestabilita non doveva portarci
nemmeno vicino, in realtà. Che si sposti da solo? -
-
Di che diavolo parli? - Chiese Sunburn che detestava inquietarsi solo
perché non sapeva con cosa doveva combattere, convinto che avrebbe
dovuto farlo.
Akane
allora sospirò scontento, infine disse laconico:
-
Siamo nel Triangolo delle bermuda. -
E
come lo disse una sottile paura si impossessò di tutti.
Sottile
e strisciante.
Tante
le teorie su quel triangolo misterioso, nessuna certezza su cosa fosse
realmente.
Ed
ora, a loro spese, l’avrebbero scoperto.