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CAPITOLO IV:
COME VOLEVASI DIMOSTRARE...
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Highway to hell – AC-DC /
Le pareti del galeone erano provviste di tanto in
tanto di opere d’arte che per definire tali serviva coraggio.
Macabre era il termine giusto.
Quando fissando il timone nella giusta direzione e
calcolando il tempo fino al prossimo cambio di direzione, Sike si era
presa la libertà di curiosare ‘innocentemente’ qua e là, si era accorta
di quelle sotto specie di quadri che tempestavano, per fortuna non
esageratamente, i corridoi ed alcune cabine. Alcuni erano dei ritratti
e quelli, bisognava dire, erano i lavori più normali. Probabilmente
erano i capitani passati ed alcuna gente importante che era stata sul
galeone.
Ma il resto era davvero sgradevole e a dir poco
aberrante: immagini di combattimenti, morti, squartamenti, torture di
vario genere, luoghi infernali…
- Che gusto per l’orrido! – Commentò ad alta voce
la ragazza convinta di non essere sentita da nessuno!
- Quelli più orridi li ha fatti mio fratello! –
L’esclamazione di Hitonari alle sue spalle la fece saltare per la
sorpresa: non l’aveva sentito arrivare…
Quando si girò e lo vide, l’idea di aver fatto una
gaffe svanì notando il ghigno di divertimento che il giovane dai
capelli d’oro bianco stava sfoderando, quindi si rilassò e tornò a
guardare quello che per lei era solo orrore.
- E’ davvero macabro, però! – Disse allora per poi
aggiungere ghignante: - E cos'altro gli piace a parte questi orrori? -
Hitonari lo ritenne un dialogo divertente e pensando non ci fosse
niente di male, rispose subito, ridacchiando a sua volta: - Le armi e
le torture! - In realtà ce n'erano molte altre di cose che ad Akane gli
piacevano e non erano poche, ma quelle erano maggiormente degne di
nota. Sike non fece fatica a crederci confermando l'idea che aveva
avuto di quel tipo antipatico, quindi proseguendo si soffermò su una
tela che ritraeva un mostro mai visto prima. – E questo, poi… che
fantasia inventarsi una bestia simile… quello non è tutto a posto! –
Anche questo commento le era sfuggito, ma aveva pensato di potersi
fidare di lui.
- Quelli degli animali li ho fatti io. – La voce
aveva assunto un tono duro e tetro come per rimproverarla, quindi Sike
inghiottì a vuoto realizzando di averne fatta un’altra delle sue!
“Merda, ma perché non sto mai zitta?! “ Pensò
mordendosi la lingua e cercando velocissima qualcosa per riparare.
- Bè, però sei bravo! Hai una bella immaginazione!
–
Hitonari non mutò il suo tono offeso, quindi
rispose incrociando le braccia muscolose al petto:
- Non è immaginazione! Sono creature che ho
incontrato davvero! – La rossa si fermò e irrigidendosi lo fissò di
nuovo con un’aria di evidente incredulità. Questa volta la prendeva in
giro!
Cosa diavolo si stava inventando per
impressionarla?
Non era mica imbecille, sapeva bene che certe cose
non esistevano!
Rise ma notando l’estrema serietà del suo bel viso
dai lineamenti giovani eppure ben sviluppati, impallidì. Non poteva
metterci la mano sul fuoco, ma probabilmente diceva sul serio!
Si morse il labbro sottile che lei detestava poiché
se lo vedeva storto, quindi tornò ad inghiottire e ad insultarsi
mentalmente per una serie di motivi: innanzitutto non poteva fare una
brutta impressione anche a lui visto che era uno dei pochi che l’aveva
in simpatia, almeno fino a qualche minuto prima, e poi doveva farlo
parlare per sapere quello che le interessava ma se lo indispettiva non
poteva certo riuscirci.
Tuttavia poteva davvero dire una cosa simile e
pretendere che ci credesse?
- Ma sei serio? – Chiese allora con cautela, pronta
a prendere la via più adeguata a seconda della risposta.
Il ragazzo sciolse le braccia e prese il filo di
cuoio che aveva al collo sul quale era appeso un lungo artiglio di un
qualche animale feroce, quindi l’esibì davanti agli occhi azzurri di
Sike e più deciso che mai, disse con forza:
- Questo è un souvenir di quella bestia… - indicò
col capo il quadro che la ragazza osservò con attenzione confrontando
gli artigli, quindi stupita realizzò che erano effettivamente identici
e che non diceva bugie. Guardò meglio il mostro metà drago e metà
scorpione, zanne e artigli lunghi, coda a pungiglione, squamoso, a
quattro zampe, ampie ali, punte che gli uscivano da varie parti del
corpo massiccio e gigantesco. Non lo aveva mai visto, ne era certa, né
dal vivo né tanto meno su qualche libro.
Di mostri marini ne conosceva un paio grazie ai
racconti di suo padre, ma di cose simili assolutamente no e non era
un’ignorante qualsiasi… sapeva riconoscere l’irreale!
- Si chiama Viverna, è una creatura metà drago e
metà scorpione, non si sa molto su di lui e pochi lo conoscono. Sputa
fuoco ed ha la coda avvelenata, per non parlare della forza mostruosa
che possiede. E' dannatamente pericoloso e per essere sicuri di
ucciderlo bisogna decapitarlo. L’abbiamo affrontato in dieci uomini
qualche anno fa ed è stato uno dei più duri, ma ce l’abbiamo fatta così
mi sono preso il souvenir per ricordo. Il pungiglione era ancora
velenoso. Nei nostri viaggi incontriamo molte creature simili… creature
di cui non hai mai nemmeno sospettato l’esistenza. Io sono l’esperto di
queste. Tu sei libera di non credermi ma sta attenta a quando li
incontrerai… ti assicuro che la loro ferocia è più che reale e lo
scoprirai a tue spese! –
Detto questo, come se il ragazzo fosse stato punto
sul vivo e quello fosse proprio l'unico argomento su cui non si poteva
scherzare con lui, si girò e se ne andò con le sue due armi ben in
mostra: la spada ad imboccatura di drago e il fucile a canne mozze.
Dritto, impettito, serio e indispettito.
Le sue parole le rimasero impresse insieme allo
sguardo con cui aveva parlato… l’oro gli era brillato, come se tutto
ciò che lo interessasse profondamente fossero esattamente quelle
creature da lei schernite in un certo senso. Non ci voleva un genio per
capire che non credere nella loro esistenza equivaleva ad un insulto
per Hitonari.
Sospirò seccata, era iniziata male ma non è che
proseguisse meglio… su chi poteva contare, ora che anche lui la
considerava male?
Parsifal…
Il pensiero svanì quando i suoi grandi occhi chiari
si posarono di nuovo sul quadro incriminato. Possibile che le parole
che le aveva rivolto il capitano quando si era proposta, fossero da
prendere alla lettera?
“Il mondo che tutti conoscono non è quello
che conosciamo e conosceremo noi. Non è una cosa per bambini.”
Ancora ben salde nella sua mente, ora rimbombavano
come se gliele avesse dette in quell’istante.
Si incantò ad osservare la creatura mostruosa,
riflettendo sempre più scossa:
“Intendeva questo, quel pallone gonfiato?
Ma porco diavolo, cosa pensa, che conti solo cosa so fare io e se gli
vado bene? Non pensa che a questo punto conti anche se a ME va bene
viaggiare con loro? Se fossero avventurieri normali chi se ne frega,
dannazione, ma qua affrontano mostri di cui nessuno conosce
l’esistenza… e a questo punto chissà cos’altro! Nessuno parla della
propria età e dell’origine di questo galeone. C’è un segreto importante
che nessuno può rivelarmi e non ha pensato che forse fosse il caso di
parlarmene prima di farmi fare questo cazzo di viaggio di prova? Non
sono mica una bambola che esaudisce i loro fottutissimi desideri! “
I pensieri battaglieri di Sike furono brutalmente
interrotti dalla voce tonante e possente del capitano che, non
desiderando altro che coglierla in fallo, l’aveva trovata a fare
esattamente nulla!
- Ma brava! Pensi di superare la prova così? Mi hai
preso per un idiota? –
La rossa si girò di scatto e come se non
desiderasse altro che trovarsi davanti ad Akane, come vide la sua aria
arrogante e perentoria iniziò anche lei come una furia, facendosi
avanti e battendogli l’indice sul petto possente.
- E tu hai preso me per un imbecille? Ma cosa
pensi, che la questione sia se vado bene io a voi? Non pensi che con
quello che fate, magari, era più importante assicurarsi se eravate VOI
ad andare bene a me? E risparmiati tutta la palla del “Il
mondo che tutti conoscono non è quello che conosciamo e conosceremo
noi. Non è una cosa per bambini.” Perché non spiega proprio
un cazzo! Ti sei assicurato che io sappia difendermi, ma che diavolo
significa? Io ho vissuto nel mondo reale, QUESTO – indicò il quadro -
non l’ho mai affrontato! Non pensi che magari io debba come minimo
sapere a cosa vado incontro e cosa cazzo dovrò affrontare? E quante
altre cose importanti che dovrei sapere, non mi sono state dette?
Si può sapere o le devo indovinare? A voi magari
non fotte un cazzo, ma io ci tengo alla mia vita! – All’ennesima
battuta del dito sul torace di Akene che impietrito stava in silenzio a
montarsi, ripetendosi di non ammazzarla, lui le prese il dito e
torcendoglielo la spinse contro la parete di legno accanto a loro, fra
un quadro e l’altro.
- Se non la smetti te lo stacco e te lo metto su
per il culo, così magari qualcosa di piacevole la tiri fuori, da questa
situazione di merda, no? – La fantasia con cui minacciava era
ammirevole, tutto sommato. Avrebbe anche riso se non le avesse fatto
male la mano!
Naturalmente si sforzò di non dimostrare il minimo
dolore e fissandolo in cagnesco nello stesso suo modo, si
fronteggiarono in silenzio per un po’.
Sarebbe anche potuta essere una situazione niente
male, viste le posizioni dei due ed i loro bei corpi invidiabili
schiacciati l’uno contro l’altro, peccato che l’odio era molto più alto
della possibile attrazione fisica!
- Voglio delle risposte e le voglio ora! – Sibilò
allora Sike a denti stretti, le due lame azzurre fisse in quelle
d’argento dell’altro che a pochi centimetri da lei la scrutava come
dovesse affettarla col pensiero.
Akane soppesò in un istante l’idea di farlo davvero
con quella di risponderle e davanti alla sua presunzione e
indisponenza, stava seriamente per vincere proprio la prima.
Lui diceva quello che voleva quando voleva a chi
voleva, nessuno lo obbligava a spifferare i segreti più importanti ad
una che al novanta per cento poi non diventava dei loro.
Aveva dei buoni motivi per fare quello che faceva e
nessuna sconosciuta appena nata poteva azzardarsi a contraddirlo e
pretendere ciò che nessuno aveva ottenuto senza prima penare.
Chiuse la mano libera intorno all’impugnatura della
propria katana posta alla vita, quindi ringhiò inferocito:
- La fiducia va guadagnata! Io non sbandiero i
nostri preziosi segreti all’ultima arrivata! Devo essere certo che sei
quella giusta. Altrimenti ti rispedisco da dove sei venuta in un
attimo! – Eppure non si spiegò il motivo per cui non seguì l’impulso di
tagliuzzarla ed anzi le fornì una specie di spiegazione.
Non si sentiva in colpa, certo, e non pensava
minimamente che potesse avere ragione, però prima di ucciderla, forse,
voleva farle sapere che comunque aveva torto!
Sike comprese solo l’ultima parte della sua sotto
specie di delucidazione, quindi amplificando a mille il concetto ‘se
non ti va bene te ne torni a casa’, punta ulteriormente sul vivo e
convinta di avere ancora più ragione di prima, lo spinse col ginocchio
e dimostrando una forza non indifferente per una ragazza, si raddrizzò
mettendo la mano ad una delle sue pistole. Non la tirò fuori,
aspettando solo un pretesto per farlo.
Nessuno poteva trattarla così senza vederla
reagire.
Non era una qualunque con cui si poteva fare i
propri porci comodi!
Si guardarono ad un metro di distanza più infuriati
che mai, nella mente si ripetevano le parole che avevano dato maggiore
fastidio, dimenticando tutto il resto che magari poteva dare una
piccola parte di ragione all’altro.
Offesi non solo nell’orgoglio, erano pronti ad
affrontarsi veramente e senza la minima riserva e poco importava il
divario di esperienza e di forza, nonché di armi, che avevano.
Akane era un capitano da un tempo indefinito e
seppure non fosse vecchio si capiva che oltre ad essere fisicamente
forte, era anche preparato e che le armi che mostrava erano una piccola
parte di quelle che aveva realmente addosso e che quindi poteva usare.
Questo, però, non avrebbe mai fermato Sike se non
l’arrivo dell’unico che avrebbe potuto fermare i due carro armati.
- Ma cosa… - Parsifal non finì la frase, capì da
solo che la situazione era degenerata, quindi aggiungendo allarmato: -
Sapevo che non potevo lasciarvi soli! – si mise immediatamente in mezzo
ai due che ancora non lo vedevano davvero.
Concentrati l’uno sull’altro, stringevano ancora le
rispettive armi pronti ad usarle.
Non lo fecero e solo grazie all’uomo algido e
pacifico che li divideva: era bastata la sua presenza a fermarli,
sintomo che la sua pacatezza e bontà riusciva ad entrare in chiunque e
addirittura ad influenzare positivamente, seppure per un breve momento.
Quello che bastava.
- Allora riportami dove mi hai preso che non
intendo proseguire oltre se non posso essere informata di tutto quello
a cui vado incontro! –
La frase di Sike giunse come una sentenza per
Parsifal che si sentì quasi pugnalato da quell’uscita.
Ci aveva sperato così tanto, così profondamente ed
anzi… ci aveva proprio creduto.
No, non poteva andare di nuovo in quel modo, non
poteva.
- Ma cosa dici, non essere precipitosa, sono sicuro
che si possa risolvere… - Non gli ci era voluta nessuna spiegazione per
capire la situazione, in effetti sapeva che sarebbe successo ma aveva
sperato di poterci essere, invece era arrivato tardi.
- Mi dispiace ma è solo colpa sua! -
Sconsolato la vide voltar loro le spalle e
andarsene verso quella che le era stata indicata come la sua stanza.
Rimasti soli, Akane mollò la mano dalla katana e si
decise a guardare Parsifal ed i suoi occhi azzurri pieni di delusione.
L’aveva ferito e lo sapeva ma era altrettanto convinto che non aveva
potuto impedirlo.
- Dispiace anche a me, ma solo che tu ci sei
rimasto male! Io te lo avevo detto che non era lei! Nessuno andrà mai
bene! È ora di smetterla di cercare! –
Frase peggiore non avrebbe potuto dirgli e lo
sapeva, vide il biondo dai capelli fino alle spalle sgranare gli occhi
colpito dalle sue parole amare, quindi Akane gli diede le spalle e si
avviò ascoltando comunque le parole del suo amico:
- Non è mai finita. Non si deve mai smettere di
cercare. Mai. –
Rimasto solo, Parsifal si passò le mani fra le
ciocche lisce sistemandosele brevemente all’indietro, dopo poco
tornarono sul viso.
La sua espressione era quanto mai scontenta, eppure
non sconfitta, no… poiché lui non ci si sentiva mai sconfitto e non per
orgoglio, visto che era l’unico che non sapeva nemmeno cosa fosse. Lui
non si sentiva mai sconfitto per il semplice fatto che credeva sempre
nella possibilità del riscatto.
‘Ciò che è rotto si ripara’, era il suo motto.
Alzò gli occhi in alto e figurandosi il cielo
infinito sospirò parlando con quello che era il suo migliore amico
nonché la sua guida e la sua fede:
- Io so che è lei quella giusta e se non vanno
d’accordo non significa che non possano comunque collaborare. Hanno
qualcosa da fare insieme e non è solo un semplice viaggio. So che è
così. Io ho fatto quello che potevo, ora lascio tutto nelle Tue mani… -
Non gli servì nessuna risposta da quel Dio con cui
parlava spesso senza il minimo problema. Sapeva che l’aveva ascoltato
di nuovo così come sapeva che in qualche modo le cose si sarebbero
sistemate!
La sua certezza fu ancora qualcosa di sconvolgente,
specie considerando ciò che accadde pochi minuti dopo.
- La tua sicurezza ha qualcosa di sconcertante,
Parsy, ed è ammirevole, ma a volte bisogna aprire gli occhi e
affrontare la realtà con maturità. - La voce femminile e leggermente
saccente di Mikako, lo raggiunse e girandosi la vide al suo fianco più
silenziosa e aggraziata che mai. Sempre vestita di tutto punto, sempre
i lunghi capelli neri e ricci perfettamente sistemati, sempre lei più
distinta che mai.
Parsifal non si stupì di non aver notato prima la
sua presenza, sapeva non farsi sentire se voleva, ma corrugando la
fronte contrariato disse puntando le mani ai fianchi:
- E tu hai visto tutto senza far nulla? - Era ovvio
che fosse andata così e conoscendo la donna non era un'eventualità
assurda.
Mikako non si scompose e facendo aria da snob, come
se fosse la creatura più alta della terra, rispose:
- Ovvio! - Parsifal pur conoscendo che tipo fosse
la fanciulla, non riusciva proprio a capirla, specie quando faceva
così!
Si corrucciò ancora increspando il viso dai
lineamenti nordici, quindi allargando le braccia chiese:
- Ma perché? Potevi evitarlo! - Lui l'avrebbe
fatto... ma di Parsifal ce n'era solo uno al mondo!
La mora non ne fu toccata e convinta di avere
ragione, come sempre, rispose marcando la propria saccenza spesso
insopportabile!
- Sono affari loro, evidentemente doveva andare
così! -
- E' solo che tu non vuoi ancora un'altra donna
nella ciurma! - Sentenziò secco, cosa assolutamente non da lui. Mikako
comprese il suo livello di esasperazione e non se la prese... del resto
era la verità.
- C'è qualcosa di male? - Fu la sua unica uscita
finale. Detto questo, candida candida, se ne andò anche lei
profondamente contenta che quella Sike tutta curve se ne andasse così
presto.
In effetti era quella durata meno di tutti, fra i
vari navigatori di prova degli ultimi tempi!
Eppure era davvero già finita?