CAPITOLO V:
UNA COLLABORAZIONE D’EMERGENZA

/ Hypnotize - System of a down /
Dopo aver messo a soqquadro il suo angolo e averlo riordinato di nuovo per rifare i bagagli sciolti solo per rabbia, Sike decise che starsene chiusa in una stupida cabina non sarebbe stato da lei e dicendosi che non importava se quel pallone gonfiato era in giro per il galeone, uscì diretta sul ponte per guardare quanto meglio di lei navigava quell’idiota presuntuoso.
Percorrendo i corridoi e salendo le scale in legno, ripensava alla litigata e a tutto ciò che gli stavano ancora nascondendo.
“Ho ragione, io, a dire che qua c’è qualcosa di anormale… ma non pensavo che fosse qualcosa di simile! Presupposto che non ho ancora idea di che diavolo si tratti, sicuramente non è una passeggiata, il loro piccolo segreto!
Che palle, ed io che pensavo di aver fatto il colpo della vita. Ci speravo davvero, dannazione! Navigare a vita senza legami e costrizioni di alcun genere… sfumato tutto per un idiota del cazzo che non si fida di me e non si degna di dirmi prima cosa diavolo incontrano nei loro viaggi!
Certo che ho pensato che esagerasse quando mi ha detto quella frasona ad effetto… e chi mai l’avrebbe preso sul serio?
‘Il mondo che conosciamo e conosceremo noi non è quello che conoscono tutti!’ Ma chi diavolo gli andrebbe dietro?
Bah… ormai non ha importanza… solo che se crede di poter fare a meno di me si sbaglia di grosso!”
Salendo fuori dalla coperta, si rese conto che quel gran pezzo di galeone aveva curiosamente preso a muoversi un po’ troppo velocemente per il mare tranquillo che aveva lasciato prima, realizzò così che probabilmente c’era una tempesta in arrivo o qualcosa del genere.
Certo, nulla di che… e chi mai l’avrebbe immaginato che mettendo il suo grazioso naso fuori si sarebbe trovata davanti ad una specie di pre-apocalisse?
Quando fu ben salda sul ponte di legno la prima cosa che percepì fu il vento caldo che veniva dal basso, quindi correndo veloce al parapetto e guardando verso il mare, lo vide a strisce di diversi toni dovuti allo smussamento dei fondali marini.
Degli spruzzi caldi gli arrivarono sul viso e prima ancora di alzare la testa dove i capelli rossi e corti erano completamente arruffati dalla corrente, i suoi occhi azzurri sapevano già cosa avrebbero trovato al posto del cielo.
E pur sapendolo fu per un attimo paralizzata davanti allo spettacolo e alla consapevolezza di ciò che stava per accadere.
Una serie di nuvole piatte e grigio scuro si muovevano circolarmente convergendo in più punti specifici creando come tanti imbuti destinati a diventare via via sempre più profondi, bassi e appuntiti.
- Funnel Clud… - Mormorò il nome tecnico di quel tipo di nube mentre calcolava che con quel vento, quelle correnti e quelle pressioni opposte fra loro ben presto cielo e mare si sarebbero uniti…
Con altrettanta urgenza con cui aveva guardato il cielo, tornò a scrutare il mare alla ricerca di qualcosa di specifico e ci volle poco, bastò seguire la corrente che trasportava quell’enorme galeone alla velocità della luce verso ciò che cercava e sapeva avrebbe trovato.
E lo vide.
E le si gelò il sangue.
Sull’acqua apparvero abbastanza ravvicinati tre dischi d’acqua più chiara circondati da cerchi più scuri, dei densi anelli vorticosi di spruzzi d’acqua apparvero intorno a questi.
Da lì ad unirsi agli imbuti nuvolosi a spirale del cielo fu un istante.
Tre trombe marine dritte sulla loro rotta.
- E mica tre di quelle piccole che stanno ben ferme dove sono… dannazione, con le correnti che ci sono presto inizieranno a muoversi in maniera imprevedibile e potrebbero anche unirsi in un’unica bella grande… - cominciò a parlare ad alta voce nervosa e grave stringendo convulsamente il paramano di legno. - Cazzo! - Concluse quindi non trovando finale migliore.
Dopo quella paralisi dovuta allo spettacolo che solo chi lo conosceva bene sapeva quanto pericoloso potesse essere, si morse il labbro e schiaffeggiandosi si disse che se voleva tornare viva a terra doveva essere lei a dirigere i lavori o quei matti l’avrebbero trascinata con loro all’inferno!
Prendendo aria a pieni polmoni chiuse forte gli occhi e li riaprì evitando con cura di perdersi di nuovo nella terribile visione di quelle tre trombe d’acqua, quindi si girò e gridando quanto più poteva con le mani ai lati della bocca, disse:
- EMERGENZA! TUTTI SUL PONTE! - Dopo di ché notando solo allora che alcuni avevano assistito al fenomeno raccapricciante come lei, cercò frenetica con gli occhi Akane dimenticando immediatamente tutti i dissapori appena avuti.
“Quell’idiota sarà pure il capitano per qualcosa, no?”
Si disse organizzandosi mentalmente anche sul modo di affrontare quell’emergenza.
Sentendo nel giro di un attimo tutto intorno a sé il caos con gente che correva avanti ed indietro saltando e arrampicandosi come se già sapessero cosa dovevano fare, si chiese se in effetti avessero davvero tutto sotto controllo. Solo allora notò che piantato davanti al timone, aggrappato con forza ad esso, Akane stava già gridando sopra quel terribile ululato che il vento provocava, impartendo ordini mentre cercava anche di gestire alla meglio la direzione della nave che purtroppo veniva trascinata dalla fortissima corrente proprio verso i tre cilindri d’aria e acqua sempre pericolosamente più vicini. Quel cielo così scuro in continuo movimento e minaccioso avrebbe tolto il coraggio a chiunque ma una cosa la capì al volo vedendo tutta quella gente che non si fermava vinta dalla natura…
“Hanno esperienza e palle… eppure alcuni di loro sembrano giovanissimi!”
Rimase un istante ferma a guardare il capitano che pareva un indemoniato mentre urlava ordini a chiunque, gesticolando con un braccio mentre con l’altro faceva più forza che mai a tenere fermo il timone che cercava invece di girare per conto proprio. Lo vide tanto per cambiare a torso nudo col fisico possente dai muscoli tirati e i capelli d’argento che gli andavano in ogni direzione, come fossero loro stessi preda di un piccolo tornado, privi di gravità. Le armi sempre addosso e l’espressione più feroce che gli avesse visto da quando lo aveva conosciuto. Gli occhi come il cielo di quel momento.
Non aveva paura, solo una ferocia d’acciaio nel difendere quel che era suo.
Lo vide con una chiarezza disarmante e quasi le parve di notare un aura rossa più spaventosa delle trombe marine. Ma fu solo un istante.
Sembrava avere realmente tutto sotto controllo, per un attimo esitò chiedendosi se effettivamente il suo intervento sarebbe servito, se non avesse ragione lui a rifiutare un navigatore quando lui era perfettamente in grado di farlo da solo.
E si girò verso gli altri uomini che eseguivano i suoi ordini facendo però fatica a sentirlo e a fare certe cose da soli.
Qualcuno se la cavava, qualcuno riusciva a sentirlo, qualcuno non capiva al volo quello che diceva, qualcuno ancora era come perso e cercava di improvvisare rozzamente…
Fu allora che la ragazza capì.
Lui era il capitano, non poteva stare al timone a fare il navigatore.
Lui doveva dirigere tutti!
Così risoluta e pronta anche a staccarlo a suon di pugni e calci, si riscosse e corse verso di lui afferrando bruscamente le maniglie di legno che stringeva con fatica.
- Lascia stare, va da loro. Qua ci penso io! - Disse senza guardarlo in faccia, convinta che l’avrebbe morsa!
L’istinto che Akane ebbe sentendosi comandare una cosa simile, fu effettivamente quello, ma riuscì a domarsi e limitarsi a spingerla via con un ringhio:
- VATTENE IN COPERTA E NON ROMPERE! - Chiaro ed incisivo, non perdeva tempo a spiegare perché. In quanto non membro della sua ciurma sarebbe stato molto più pericoloso per lei che per tutti gli altri, ma non era certo il momento si illustrarle il motivo.
Non che avendo tempo l’avrebbe fatto…
- NON PUOI STARE QUA! LORO HANNO BISOGNO DI TE! SEI IL CAPITANO! VAI! -
Urlò allora altrettanto battagliera Sike mentre spruzzi d’acqua calda bagnavano entrambi, ora si guardavano in cagnesco come se volessero divorarsi, entrambi con le mani artigliate al timone finalmente fermo. Il vento più forte che mai.
- TU NON FAI PARTE DELLA CIURMA! NON PUOI STARE QUA! - E sarebbe solo bastato dirglielo. Dirgli quello che era convinto dovessero sapere solo quelli che entravano nella sua ciurma. Dirglielo avrebbe risolto tutto ma gli avrebbe fatto perdere tempo ed inoltre le sue regole erano quelle. Svelare il segreto del galeone solo a chi era adatto ad unirsi a loro, lei non lo era. Lei non era dei loro. Non poteva saperlo.
- GRAZIE, LO SO! SONO IO CHE HO RIFIUTATO DI ENTRARCI, SAI?! NON E’ QUESTO IL MOMENTO DI DISCUTERE! HAI BISOGNO CHE QUALCUNO FACCIA QUESTO MENTRE TU FAI IL TUO! LASCIA IL TIMONE! - Non avrebbe mollato.
Con un moto d’insofferenza Akane increspò la fronte esprimendo oltre che impazienza, urgenza che lei per una volta gli desse retta e non lo contraddicesse:
- MA PERCHE’ SEI COSI’ TESTARDA E NON PUOI FARE QUEL CAZZO CHE TI DICO?! - Quella frase, ma soprattutto il modo in cui lo disse, le fece capire che dietro a tutti quei comportamenti da sbruffone, testardo e pallone gonfiato non c’era solo orgoglio ed idiozia ma qualcosa di più. Qualcosa che lei non capì per niente ma che la colpì spingendola a volerlo sapere.
Cosa c’era?
Fu a quella domanda che la fece esitare di nuovo per un istante, che una raffica di vento più forte li fece distrarre e distogliendo gli sguardi ravvicinati gli uni dagli altri, si girarono verso il mare e lì si paralizzarono entrambi per un altro istante.
Un istante che li scollegò e li fece diventare delle statue di ghiaccio davanti a ciò che videro.
Le tre trombe d’acqua di limitata grandezza, si unirono come se si scontrassero in quei loro movimenti imprevedibili e veloci creando un unico grande e largo tornado, unione impressionante e cupa fra cielo e mare tempestosi ed infuriati. Come se esprimessero entrambi il loro parere in contrasto con chi avevano davanti, come se volessero fermarli a tutti i costi, come se ci fosse un disegno più grande della volontà di quegli umani.
E per un momento, per assurdo, proprio quando sembrava che il panico prevalesse, in Akane risuonò la salvezza che lo ridestò. Un pensiero bizzarro e totalmente fuori luogo  che ad un normale essere umano in quella condizione non sarebbe mai venuto.
“Accidenti a Parsifal e al suo megalomane e potente Alleato!”
Che ci credesse davvero che quello fosse merito delle preghiere di Parsifal all’Altissimo, non aveva importanza, come non l’aveva sapere se quel fenomeno era dovuto davvero dalla Mano Divina; quel che contava veramente era che quel pensiero assurdo ridestò Akane facendolo tornare in sé e quando successe si rese conto che non c’era tempo per discutere con una potenziale suicida rompiscatole.
A lei ci avrebbe pensato dopo, sperando che sarebbe riuscita a cavarsela da sola!
Afferrandole con forza il polso della mano che per lo spavento inevitabile davanti a tanta furia della natura aveva mollato la presa, gliela rimise sul timone al posto suo e stringendole il mento fra il pollice e l’indice fino a farle male, avvicinando il viso deciso al suo come volesse minacciarla di nuovo, disse sbrigativo ma incisivo e penetrante:
- Non farmi pentire di avertelo lasciato e vedi di rimanere intera! - Così ottenendo un assenso stupito, la lasciò per saltare giù dalla postazione e correre dai suoi uomini più veloce e furioso che mai, come avesse il diavolo dietro… e probabilmente era proprio così.
Rimase a fissarlo mentre si muoveva esperto saltando, correndo, arrampicarsi e dando esattamente gli ordini e gli aiuti giusti e necessari.
Era di questo che aveva bisogno, solo di un navigatore che sapesse cosa faceva davanti al timone mentre lui era in giro per il galeone a fare tutto il resto, e non c’era un momento in cui cessava il suo compito e poteva riposarsi.
Però non era nemmeno solo una questione di ruoli ed ordini… quello che un capitano era e faceva non si limitava a quello e vedendo Akane ebbe conferma che era così anche per lui, l’apparenza di stronzo colossale era una cosa limitata al carattere, il fatto che lui ERA un capitano completo sotto ogni punto di vista, era inconfutabile.
In quel momento di caos ed emergenza, con l’inferno alle calcagna pronto a divorarli e un cumulo di uomini prestanti che eseguivano qualunque ordine il proprio capitano dava loro sicuri che era la cosa giusta da fare, ebbe la chiave completa della situazione e di quell’uomo caratterialmente insopportabile.
E capì qual era il suo posto, un posto per cui avrebbe fatto di tutto per poterci stare.
Facendo prendere alla nave la direzione giusta per scappare alla meglio dal tornado marino che ingigantiva ormai da troppo, conscia che ormai era una questione di tempo affinché si affievolisse, svanisse o per lo meno se ne andasse, tenendo al contempo d’occhio quella che doveva essere all’incirca la rotta originaria per evitare di perdersi, non poté fare a meno di osservare gli uomini davanti a sé gestire un galeone di quel livello con tanta abilità, forza e soprattutto coraggio.
Davanti ad un fenomeno come quello chiunque si sarebbe perso d’animo, loro avevano solo aspettato gli ordini del capitano e li avevano eseguiti acquistando maggiore forza quando si era unito a loro invece che stare al timone.
Li vide e capì perché quelli erano parte della ciurma.
Capì perché Hitonari era soprannominato ‘scimmia’ visto che stava appeso ai pali più alti passando da una postazione all’altra tramite le corde, proprio come una scimmia vera e propria super agilissima.
Capì perché Mikako era soprannominata ‘principessa’ poiché tutto quello che faceva era con una grazia ed eleganza senza pari, sempre con stile, quasi che danzasse, sempre senza scomporsi, sempre senza mostrare debolezze o panici, ma comunque efficace, utile e precisa in tutto.
Capì perché Parsifal veniva chiamato ‘papà’ quasi da tutti, dal momento che oltre alle sue pensava anche a quelle degli altri e a dare a tutti quelli che incrociava una pacca di incoraggiamento sulla schiena, un sorriso sereno nonostante la situazione critica, una parola giusta che calmava gli animi in subbuglio.
Capì perché tutti giravano funzionanti senza fermarsi, senza deludere, senza sbagliare in modo grave, rimanendo invece tutti interi, senza ferirsi seriamente.
Capì come era possibile alla luce di un Akane che per evitare una trave addosso ad un suo uomo, ci si metteva lui in mezzo a prendersela sulla schiena stringendo gli occhi ed i denti ma rimettendosi subito in moto, instancabile, senza quasi respirare, facendosi lui male piuttosto che permettere agli altri di farsene.
No, si disse la rossa mentre sentiva l’inferno allontanarsi.
Non era perfetto, anzi… il primo impatto che aveva avuto con lui era stato terribile, non si erano andati giù a vicenda, avevano litigato e subito erano stati ben evidenti tutti i punti negativi tanto da convincerla che non ce ne fossero di positivi.
Però poi andando sotto quella superficie da impiccagione c’era di più, quel ‘di più’ essenziale per essere un capitano.
Antipatico ma comunque un capitano vero.
Per lo meno ai suoi occhi così apparve, senza approfondirlo poi molto, senza poter conoscerlo effettivamente, prendendo quello che di primo acchito si prendeva da lui, la durezza, la testardaggine, l’orgoglio, la superbia, l’egocentrismo…
Ma osservando quella schiena ferita al posto di uno dei suoi, seppe che anche se ancora non lo vedeva, c’era dell’altro da qualche parte.
Bisognava ferirlo per vedere il resto?
Un pensiero che fu un lampo, mentre finalmente il vento si abbassava e il pericolo scemava lasciandoli tutti a respirare di nuovo.
Dopo poco le si avvicinarono Parsifal e Hitonari tutti scarmigliati ma ancora in perfetta salute, solo con qualche piccolo graffio addosso piuttosto superficiale, quindi vedendo se Sike stesse bene la ringraziarono per il contributo che non era stato né un obbligo né un dovere.
- Figuratevi, è il mio lavoro… - Lo disse sperando di poter avere ancora una possibilità, rendendosi conto di quanto precipitosa, come sempre, fosse stata a fare tutto quel casino e a rifiutare il posto.
Era un suo difetto da sempre, prima agiva e poi pensava… solitamente quando pensava trovava delle risposte che certamente avrebbe dovuto avere prima di agire, ma così come sbagliava perché era impulsiva come nessuno, poi sapeva essere umile ed intelligente nel cercare di rimediare con tenacia e decisione.
- E’ stata dura, eh? - Disse Parsifal asciugandosi il sudore dal viso con un lembo della maglietta.
- Era da tanto che non veniva così grosso! - Fece eco Hitonari scrollando la testa come un cane, per sistemarsi la chioma quasi bianca che effettivamente andò a posto sembrando che l’avesse appena pettinata.
- Avete già passato una cosa simile? - Chiese stupita Sike tornando curiosa come suo solito.
Sapeva che navigando per mare erano piuttosto frequenti le trombe c’acqua, ma così grosse non troppo, per fortuna. Però loro avevano tutta l’aria di averne già viste ed ancora l’ossessione della giovane età di alcuni la tormentava.
Cosa c’era che non le dicevano?
Nonostante si sentissero tutti molto stanchi e provati, coi muscoli indolenziti e la pelle arrossata per il forte vento che li aveva schiaffeggiati a quel modo, rimasero con lei a rispondere divertiti alle sue domande, come se sapessero che ormai sarebbe stata dei loro. Come se se lo sentissero a pelle.
- Certo, siamo una ciurma di matti da legare che viaggiano per mare da anni… - Bè, era giusto… non è che avesse specificato gli anni precisi!
- Ma questo galeone non ha un solo danno, lo si vede subito… - All’occhio esperto di Sike non era sfuggito il particolare, ma prima che potessero rispondere, la voce secca e infuriata -tanto per cambiare- di Akane li interruppe.
Poco distante Mikako ad assistere interessata alla scena, la sua solita posa con le mani ai fianchi ed il mento alzato, i capelli ricci e neri già sistemati!
- Mi auguro che tu non ti sia fatta niente! - Come se in quel caso fosse stata colpa sua!
Sike si stizzì subito per quei suoi modi accusatori… che colpa poteva averne lei se rimaneva ferita? Succedeva…
- No, sono intera, viva e vegeta, grazie! - Lo disse trattenendo tutto il suo fastidio, controllandosi bene.
“Che magari sia il suo modo anormale per preoccuparsi di me? Ma cazzo, basta che chieda come sto!”
Pensò infatti sforzandosi di non guardarlo torva, cosa molto difficile per lei.
- Dannazione, ed ora chissà dove diavolo siamo finiti con sto cazzo di tornado! - Borbottò l’altro passandosi le mani fra i capelli e risistemandoseli in alto, ignorando la sua affermazione provocatoria.
- Esattamente qua! - Fece quindi trionfante la rossa srotolando la cartina nautica che gli aveva dato in precedenza per portare la nave nel suo viaggio di prova.
Quando gli ebbe mostrato il punto in cui approssimativamente aveva calcolato dovessero essere finiti, non molto lontano dalla rotta di origine, Akane rimase proverbialmente senza parole.
“Carpe Diem, baby… “
Si disse da sola Sike convinta che uno così andasse preso in contropiede o proprio coi piedi, cioè a calci!
- Ascolta, io ci ho ripensato e qualunque cosa mi teniate nascosta non ha importanza. L’affronterò al momento giusto. Però vorrei entrare nella ciurma lo stesso. - A questo punto un ‘per favore’ o un ‘scusa’ ci sarebbe stato di certo, ma lei se lo dimenticò e mentre Parsifal contava mentalmente i secondi che ci volevano alla nuova esplosione, il capitano parve fumare pur senza sigarette!
- Cosa? - Domanda retorica pericolosamente cauta, preludio di un’altra rata di urla sfiancanti.
- Ehm… - Vacillò… - mi piacerebbe entrare nella tua ciurma… - Fu però furba lo stesso poiché dicendo ‘tua ciurma’ fu come ammettere che comunque il capitano l’avrebbe fatto lui e basta.
Mite come un agnellino, in realtà tutta una tattica.
Eppure…
“3... 2... 1... “
I secondi scaddero e Akane di nuovo inferocito, di nuovo urlando -come se sapesse fare solo quello dalla mattina alla sera- tuonò piantando l’indice al petto della ragazza ammutolita che lo guardava silenziosa con tanto d’occhi:
- E TU DEVI CAPIRE UNA COSA, ALLORA, VISTO CHE CREDI DI POTER FARE QUEL DIAVOLO CHE TI PARE!
DEVI CAPIRE CHE È MIA! È MIA DANNAZIONE! LA RESPONSABILITÀ DI TUTTI LORO! È MIA E DEVE ESSERE SOLO MIA! SEI PRONTA TU A METTERTI SULLE TUE SPALLE LE LORO VITE?
DALLE TUE DECISIONI DIPENDONO DELLE PERSONE IN CARNE ED OSSA… SE QUALCOSA VA MALE È LA TUA COSCIENZA AD ESSERE PUGNALATA! SEI TU CHE STAI MALE SE LORO RIMANGONO FERITI O SE MUOIONO O SE VANNO IN CRISI! DIPENDE TUTTO DA TE!
E TU SARESTI PRONTA A DECIDERE SE VIVRANNO O MORIRANNO O AD AFFRONTARE LE LORO SORTI? SE UNO DI LORO MUORE MENTRE TU PRENDI UNA ROTTA SBAGLIATA O CHE NON TI ERA STATA CHIESTA, COME LA VIVI, POI? NESSUNO, NESSUNO DEVE AVERE QUESTO PESO! È TROPPO GRANDE PER CHIUNQUE, SCHIACCIA LE PERSONE, NON FA COMBATTERE BENE, È UNA COSA CHE FA SBAGLIARE ED IO NON VOGLIO CHE NESSUNO CE L’ABBIA ADDOSSO! NESSUNO DEVE AVERLO! VOGLIO CHE TUTTI DORMANO SERENI LA NOTTE! E SE QUALCUNO MUORE SAPRÒ CHE È COLPA MIA MA CHE AVRÒ COMUNQUE FATTO TUTTO QUELLO CHE POTEVO… E SE AVRÒ DEI RIMORSI, SE POTEVO FARE QUALCOSA DIVERSAMENTE, CI CONVIVRÒ MA NON MI FERMERÒ PERCHÉ NELLE SPALLE HO ALTRE CENTO PERSONE!
TU SARESTI PRONTA AD AFFRONTARE TUTTO QUESTO?
A DECIDERE DELLE VITE DI TUTTI? -
Durante la sfuriata Sike si trovò sempre più paralizzata, comprendendo perfettamente che aveva ragione, che l’impressione che aveva avuto prima su quel giovane uomo era proprio esatta: sulle spalle larghe e ben piantate portava il peso di tutti i suoi uomini ma non era una cosa tanto per dire. Era concreto. Era vero.
Era un peso adulto.
Un modo di fare il capitano maturo che si raggiunge dopo molta esperienza di navigazione e conduzione. Dopo aver già fatto tutti gli sbagli possibili e averne subito tutte le conseguenze.
Eppure lui era troppo giovane per essere già quel tipo di capitano…
Sike profondamente colpita da quella persona e dalle sue parole che si capiva gli stavano davvero a cuore, sgranando gli occhi azzurri e lucidi, lo chiese spontanea senza più riuscire a trattenere quella dannata domanda.
- Ma tu… quanti anni hai? -
E lì Akane si fermò e con l’attenzione più alta che gli altri gli avessero mai dato, capì che era ora di rispondere a quella maledetta domanda.
Divenne serio e come se gli avessero dato un potente calmante, sospirando nuovamente da adulto, disse con un filo di voce bassa e penetrante, guardandola dritto negli occhi chiari:
- Sono nato nel 1885, proprio su questo Galeone. In mezzo al mare. -