CAPITOLO
V:
UNA
COLLABORAZIONE D’EMERGENZA
/
Hypnotize - System of a down /
Dopo
aver messo a soqquadro il suo angolo e averlo riordinato di nuovo per
rifare i bagagli sciolti solo per rabbia, Sike decise che starsene
chiusa in una stupida cabina non sarebbe stato da lei e dicendosi che
non importava se quel pallone gonfiato era in giro per il galeone, uscì
diretta sul ponte per guardare quanto meglio di lei navigava
quell’idiota presuntuoso.
Percorrendo
i corridoi e salendo le scale in legno, ripensava alla litigata e a
tutto ciò che gli stavano ancora nascondendo.
“Ho
ragione, io, a dire che qua c’è qualcosa di anormale… ma non pensavo
che fosse qualcosa di simile! Presupposto che non ho ancora idea di che
diavolo si tratti, sicuramente non è una passeggiata, il loro piccolo
segreto!
Che
palle, ed io che pensavo di aver fatto il colpo della vita. Ci speravo
davvero, dannazione! Navigare a vita senza legami e costrizioni di
alcun genere… sfumato tutto per un idiota del cazzo che non si fida di
me e non si degna di dirmi prima cosa diavolo incontrano nei loro
viaggi!
Certo
che ho pensato che esagerasse quando mi ha detto quella frasona ad
effetto… e chi mai l’avrebbe preso sul serio?
‘Il
mondo che conosciamo e conosceremo noi non è quello che conoscono
tutti!’ Ma chi diavolo gli andrebbe dietro?
Bah…
ormai non ha importanza… solo che se crede di poter fare a meno di me
si sbaglia di grosso!”
Salendo
fuori dalla coperta, si rese conto che quel gran pezzo di galeone aveva
curiosamente preso a muoversi un po’ troppo velocemente per il mare
tranquillo che aveva lasciato prima, realizzò così che probabilmente
c’era una tempesta in arrivo o qualcosa del genere.
Certo,
nulla di che… e chi mai l’avrebbe immaginato che mettendo il suo
grazioso naso fuori si sarebbe trovata davanti ad una specie di
pre-apocalisse?
Quando
fu ben salda sul ponte di legno la prima cosa che percepì fu il vento
caldo che veniva dal basso, quindi correndo veloce al parapetto e
guardando verso il mare, lo vide a strisce di diversi toni dovuti allo
smussamento dei fondali marini.
Degli
spruzzi caldi gli arrivarono sul viso e prima ancora di alzare la testa
dove i capelli rossi e corti erano completamente arruffati dalla
corrente, i suoi occhi azzurri sapevano già cosa avrebbero trovato al
posto del cielo.
E
pur sapendolo fu per un attimo paralizzata davanti allo spettacolo e
alla consapevolezza di ciò che stava per accadere.
Una
serie di nuvole piatte e grigio scuro si muovevano circolarmente
convergendo in più punti specifici creando come tanti imbuti destinati
a diventare via via sempre più profondi, bassi e appuntiti.
-
Funnel Clud… - Mormorò il nome tecnico di quel tipo di nube mentre
calcolava che con quel vento, quelle correnti e quelle pressioni
opposte fra loro ben presto cielo e mare si sarebbero uniti…
Con
altrettanta urgenza con cui aveva guardato il cielo, tornò a scrutare
il mare alla ricerca di qualcosa di specifico e ci volle poco, bastò
seguire la corrente che trasportava quell’enorme galeone alla velocità
della luce verso ciò che cercava e sapeva avrebbe trovato.
E
lo vide.
E
le si gelò il sangue.
Sull’acqua
apparvero abbastanza ravvicinati tre dischi d’acqua più chiara
circondati da cerchi più scuri, dei densi anelli vorticosi di spruzzi
d’acqua apparvero intorno a questi.
Da
lì ad unirsi agli imbuti nuvolosi a spirale del cielo fu un istante.
Tre
trombe marine dritte sulla loro rotta.
- E
mica tre di quelle piccole che stanno ben ferme dove sono… dannazione,
con le correnti che ci sono presto inizieranno a muoversi in maniera
imprevedibile e potrebbero anche unirsi in un’unica bella grande… -
cominciò a parlare ad alta voce nervosa e grave stringendo
convulsamente il paramano di legno. - Cazzo! - Concluse quindi non
trovando finale migliore.
Dopo
quella paralisi dovuta allo spettacolo che solo chi lo conosceva bene
sapeva quanto pericoloso potesse essere, si morse il labbro e
schiaffeggiandosi si disse che se voleva tornare viva a terra doveva
essere lei a dirigere i lavori o quei matti l’avrebbero trascinata con
loro all’inferno!
Prendendo
aria a pieni polmoni chiuse forte gli occhi e li riaprì evitando con
cura di perdersi di nuovo nella terribile visione di quelle tre trombe
d’acqua, quindi si girò e gridando quanto più poteva con le mani ai
lati della bocca, disse:
-
EMERGENZA! TUTTI SUL PONTE! - Dopo di ché notando solo allora che
alcuni avevano assistito al fenomeno raccapricciante come lei, cercò
frenetica con gli occhi Akane dimenticando immediatamente tutti i
dissapori appena avuti.
“Quell’idiota
sarà pure il capitano per qualcosa, no?”
Si
disse organizzandosi mentalmente anche sul modo di affrontare
quell’emergenza.
Sentendo
nel giro di un attimo tutto intorno a sé il caos con gente che correva
avanti ed indietro saltando e arrampicandosi come se già sapessero cosa
dovevano fare, si chiese se in effetti avessero davvero tutto sotto
controllo. Solo allora notò che piantato davanti al timone, aggrappato
con forza ad esso, Akane stava già gridando sopra quel terribile
ululato che il vento provocava, impartendo ordini mentre cercava anche
di gestire alla meglio la direzione della nave che purtroppo veniva
trascinata dalla fortissima corrente proprio verso i tre cilindri
d’aria e acqua sempre pericolosamente più vicini. Quel cielo così scuro
in continuo movimento e minaccioso avrebbe tolto il coraggio a chiunque
ma una cosa la capì al volo vedendo tutta quella gente che non si
fermava vinta dalla natura…
“Hanno
esperienza e palle… eppure alcuni di loro sembrano giovanissimi!”
Rimase
un istante ferma a guardare il capitano che pareva un indemoniato
mentre urlava ordini a chiunque, gesticolando con un braccio mentre con
l’altro faceva più forza che mai a tenere fermo il timone che cercava
invece di girare per conto proprio. Lo vide tanto per cambiare a torso
nudo col fisico possente dai muscoli tirati e i capelli d’argento che
gli andavano in ogni direzione, come fossero loro stessi preda di un
piccolo tornado, privi di gravità. Le armi sempre addosso e
l’espressione più feroce che gli avesse visto da quando lo aveva
conosciuto. Gli occhi come il cielo di quel momento.
Non
aveva paura, solo una ferocia d’acciaio nel difendere quel che era suo.
Lo
vide con una chiarezza disarmante e quasi le parve di notare un aura
rossa più spaventosa delle trombe marine. Ma fu solo un istante.
Sembrava
avere realmente tutto sotto controllo, per un attimo esitò chiedendosi
se effettivamente il suo intervento sarebbe servito, se non avesse
ragione lui a rifiutare un navigatore quando lui era perfettamente in
grado di farlo da solo.
E
si girò verso gli altri uomini che eseguivano i suoi ordini facendo
però fatica a sentirlo e a fare certe cose da soli.
Qualcuno
se la cavava, qualcuno riusciva a sentirlo, qualcuno non capiva al volo
quello che diceva, qualcuno ancora era come perso e cercava di
improvvisare rozzamente…
Fu
allora che la ragazza capì.
Lui
era il capitano, non poteva stare al timone a fare il navigatore.
Lui
doveva dirigere tutti!
Così
risoluta e pronta anche a staccarlo a suon di pugni e calci, si
riscosse e corse verso di lui afferrando bruscamente le maniglie di
legno che stringeva con fatica.
-
Lascia stare, va da loro. Qua ci penso io! - Disse senza guardarlo in
faccia, convinta che l’avrebbe morsa!
L’istinto
che Akane ebbe sentendosi comandare una cosa simile, fu effettivamente
quello, ma riuscì a domarsi e limitarsi a spingerla via con un ringhio:
-
VATTENE IN COPERTA E NON ROMPERE! - Chiaro ed incisivo, non perdeva
tempo a spiegare perché. In quanto non membro della sua ciurma sarebbe
stato molto più pericoloso per lei che per tutti gli altri, ma non era
certo il momento si illustrarle il motivo.
Non
che avendo tempo l’avrebbe fatto…
-
NON PUOI STARE QUA! LORO HANNO BISOGNO DI TE! SEI IL CAPITANO! VAI! -
Urlò
allora altrettanto battagliera Sike mentre spruzzi d’acqua calda
bagnavano entrambi, ora si guardavano in cagnesco come se volessero
divorarsi, entrambi con le mani artigliate al timone finalmente fermo.
Il vento più forte che mai.
-
TU NON FAI PARTE DELLA CIURMA! NON PUOI STARE QUA! - E sarebbe solo
bastato dirglielo. Dirgli quello che era convinto dovessero sapere solo
quelli che entravano nella sua ciurma. Dirglielo avrebbe risolto tutto
ma gli avrebbe fatto perdere tempo ed inoltre le sue regole erano
quelle. Svelare il segreto del galeone solo a chi era adatto ad unirsi
a loro, lei non lo era. Lei non era dei loro. Non poteva saperlo.
-
GRAZIE, LO SO! SONO IO CHE HO RIFIUTATO DI ENTRARCI, SAI?! NON E’
QUESTO IL MOMENTO DI DISCUTERE! HAI BISOGNO CHE QUALCUNO FACCIA QUESTO
MENTRE TU FAI IL TUO! LASCIA IL TIMONE! - Non avrebbe mollato.
Con
un moto d’insofferenza Akane increspò la fronte esprimendo oltre che
impazienza, urgenza che lei per una volta gli desse retta e non lo
contraddicesse:
-
MA PERCHE’ SEI COSI’ TESTARDA E NON PUOI FARE QUEL CAZZO CHE TI DICO?!
- Quella frase, ma soprattutto il modo in cui lo disse, le fece capire
che dietro a tutti quei comportamenti da sbruffone, testardo e pallone
gonfiato non c’era solo orgoglio ed idiozia ma qualcosa di più.
Qualcosa che lei non capì per niente ma che la colpì spingendola a
volerlo sapere.
Cosa
c’era?
Fu
a quella domanda che la fece esitare di nuovo per un istante, che una
raffica di vento più forte li fece distrarre e distogliendo gli sguardi
ravvicinati gli uni dagli altri, si girarono verso il mare e lì si
paralizzarono entrambi per un altro istante.
Un
istante che li scollegò e li fece diventare delle statue di ghiaccio
davanti a ciò che videro.
Le
tre trombe d’acqua di limitata grandezza, si unirono come se si
scontrassero in quei loro movimenti imprevedibili e veloci creando un
unico grande e largo tornado, unione impressionante e cupa fra cielo e
mare tempestosi ed infuriati. Come se esprimessero entrambi il loro
parere in contrasto con chi avevano davanti, come se volessero fermarli
a tutti i costi, come se ci fosse un disegno più grande della volontà
di quegli umani.
E
per un momento, per assurdo, proprio quando sembrava che il panico
prevalesse, in Akane risuonò la salvezza che lo ridestò. Un pensiero
bizzarro e totalmente fuori luogo che ad un normale essere
umano in quella condizione non sarebbe mai venuto.
“Accidenti
a Parsifal e al suo megalomane e potente Alleato!”
Che
ci credesse davvero che quello fosse merito delle preghiere di Parsifal
all’Altissimo, non aveva importanza, come non l’aveva sapere se quel
fenomeno era dovuto davvero dalla Mano Divina; quel che contava
veramente era che quel pensiero assurdo ridestò Akane facendolo tornare
in sé e quando successe si rese conto che non c’era tempo per discutere
con una potenziale suicida rompiscatole.
A
lei ci avrebbe pensato dopo, sperando che sarebbe riuscita a cavarsela
da sola!
Afferrandole
con forza il polso della mano che per lo spavento inevitabile davanti a
tanta furia della natura aveva mollato la presa, gliela rimise sul
timone al posto suo e stringendole il mento fra il pollice e l’indice
fino a farle male, avvicinando il viso deciso al suo come volesse
minacciarla di nuovo, disse sbrigativo ma incisivo e penetrante:
-
Non farmi pentire di avertelo lasciato e vedi di rimanere intera! -
Così ottenendo un assenso stupito, la lasciò per saltare giù dalla
postazione e correre dai suoi uomini più veloce e furioso che mai, come
avesse il diavolo dietro… e probabilmente era proprio così.
Rimase
a fissarlo mentre si muoveva esperto saltando, correndo, arrampicarsi e
dando esattamente gli ordini e gli aiuti giusti e necessari.
Era
di questo che aveva bisogno, solo di un navigatore che sapesse cosa
faceva davanti al timone mentre lui era in giro per il galeone a fare
tutto il resto, e non c’era un momento in cui cessava il suo compito e
poteva riposarsi.
Però
non era nemmeno solo una questione di ruoli ed ordini… quello che un
capitano era e faceva non si limitava a quello e vedendo Akane ebbe
conferma che era così anche per lui, l’apparenza di stronzo colossale
era una cosa limitata al carattere, il fatto che lui ERA un capitano
completo sotto ogni punto di vista, era inconfutabile.
In
quel momento di caos ed emergenza, con l’inferno alle calcagna pronto a
divorarli e un cumulo di uomini prestanti che eseguivano qualunque
ordine il proprio capitano dava loro sicuri che era la cosa giusta da
fare, ebbe la chiave completa della situazione e di quell’uomo
caratterialmente insopportabile.
E
capì qual era il suo posto, un posto per cui avrebbe fatto di tutto per
poterci stare.
Facendo
prendere alla nave la direzione giusta per scappare alla meglio dal
tornado marino che ingigantiva ormai da troppo, conscia che ormai era
una questione di tempo affinché si affievolisse, svanisse o per lo meno
se ne andasse, tenendo al contempo d’occhio quella che doveva essere
all’incirca la rotta originaria per evitare di perdersi, non poté fare
a meno di osservare gli uomini davanti a sé gestire un galeone di quel
livello con tanta abilità, forza e soprattutto coraggio.
Davanti
ad un fenomeno come quello chiunque si sarebbe perso d’animo, loro
avevano solo aspettato gli ordini del capitano e li avevano eseguiti
acquistando maggiore forza quando si era unito a loro invece che stare
al timone.
Li
vide e capì perché quelli erano parte della ciurma.
Capì
perché Hitonari era soprannominato ‘scimmia’ visto che stava appeso ai
pali più alti passando da una postazione all’altra tramite le corde,
proprio come una scimmia vera e propria super agilissima.
Capì
perché Mikako era soprannominata ‘principessa’ poiché tutto quello che
faceva era con una grazia ed eleganza senza pari, sempre con stile,
quasi che danzasse, sempre senza scomporsi, sempre senza mostrare
debolezze o panici, ma comunque efficace, utile e precisa in tutto.
Capì
perché Parsifal veniva chiamato ‘papà’ quasi da tutti, dal momento che
oltre alle sue pensava anche a quelle degli altri e a dare a tutti
quelli che incrociava una pacca di incoraggiamento sulla schiena, un
sorriso sereno nonostante la situazione critica, una parola giusta che
calmava gli animi in subbuglio.
Capì
perché tutti giravano funzionanti senza fermarsi, senza deludere, senza
sbagliare in modo grave, rimanendo invece tutti interi, senza ferirsi
seriamente.
Capì
come era possibile alla luce di un Akane che per evitare una trave
addosso ad un suo uomo, ci si metteva lui in mezzo a prendersela sulla
schiena stringendo gli occhi ed i denti ma rimettendosi subito in moto,
instancabile, senza quasi respirare, facendosi lui male piuttosto che
permettere agli altri di farsene.
No,
si disse la rossa mentre sentiva l’inferno allontanarsi.
Non
era perfetto, anzi… il primo impatto che aveva avuto con lui era stato
terribile, non si erano andati giù a vicenda, avevano litigato e subito
erano stati ben evidenti tutti i punti negativi tanto da convincerla
che non ce ne fossero di positivi.
Però
poi andando sotto quella superficie da impiccagione c’era di più, quel
‘di più’ essenziale per essere un capitano.
Antipatico
ma comunque un capitano vero.
Per
lo meno ai suoi occhi così apparve, senza approfondirlo poi molto,
senza poter conoscerlo effettivamente, prendendo quello che di primo
acchito si prendeva da lui, la durezza, la testardaggine, l’orgoglio,
la superbia, l’egocentrismo…
Ma
osservando quella schiena ferita al posto di uno dei suoi, seppe che
anche se ancora non lo vedeva, c’era dell’altro da qualche parte.
Bisognava
ferirlo per vedere il resto?
Un
pensiero che fu un lampo, mentre finalmente il vento si abbassava e il
pericolo scemava lasciandoli tutti a respirare di nuovo.
Dopo
poco le si avvicinarono Parsifal e Hitonari tutti scarmigliati ma
ancora in perfetta salute, solo con qualche piccolo graffio addosso
piuttosto superficiale, quindi vedendo se Sike stesse bene la
ringraziarono per il contributo che non era stato né un obbligo né un
dovere.
-
Figuratevi, è il mio lavoro… - Lo disse sperando di poter avere ancora
una possibilità, rendendosi conto di quanto precipitosa, come sempre,
fosse stata a fare tutto quel casino e a rifiutare il posto.
Era
un suo difetto da sempre, prima agiva e poi pensava… solitamente quando
pensava trovava delle risposte che certamente avrebbe dovuto avere
prima di agire, ma così come sbagliava perché era impulsiva come
nessuno, poi sapeva essere umile ed intelligente nel cercare di
rimediare con tenacia e decisione.
-
E’ stata dura, eh? - Disse Parsifal asciugandosi il sudore dal viso con
un lembo della maglietta.
-
Era da tanto che non veniva così grosso! - Fece eco Hitonari scrollando
la testa come un cane, per sistemarsi la chioma quasi bianca che
effettivamente andò a posto sembrando che l’avesse appena pettinata.
-
Avete già passato una cosa simile? - Chiese stupita Sike tornando
curiosa come suo solito.
Sapeva
che navigando per mare erano piuttosto frequenti le trombe c’acqua, ma
così grosse non troppo, per fortuna. Però loro avevano tutta l’aria di
averne già viste ed ancora l’ossessione della giovane età di alcuni la
tormentava.
Cosa
c’era che non le dicevano?
Nonostante
si sentissero tutti molto stanchi e provati, coi muscoli indolenziti e
la pelle arrossata per il forte vento che li aveva schiaffeggiati a
quel modo, rimasero con lei a rispondere divertiti alle sue domande,
come se sapessero che ormai sarebbe stata dei loro. Come se se lo
sentissero a pelle.
-
Certo, siamo una ciurma di matti da legare che viaggiano per mare da
anni… - Bè, era giusto… non è che avesse specificato gli anni precisi!
-
Ma questo galeone non ha un solo danno, lo si vede subito… - All’occhio
esperto di Sike non era sfuggito il particolare, ma prima che potessero
rispondere, la voce secca e infuriata -tanto per cambiare- di Akane li
interruppe.
Poco
distante Mikako ad assistere interessata alla scena, la sua solita posa
con le mani ai fianchi ed il mento alzato, i capelli ricci e neri già
sistemati!
-
Mi auguro che tu non ti sia fatta niente! - Come se in quel caso fosse
stata colpa sua!
Sike
si stizzì subito per quei suoi modi accusatori… che colpa poteva averne
lei se rimaneva ferita? Succedeva…
-
No, sono intera, viva e vegeta, grazie! - Lo disse trattenendo tutto il
suo fastidio, controllandosi bene.
“Che
magari sia il suo modo anormale per preoccuparsi di me? Ma cazzo, basta
che chieda come sto!”
Pensò
infatti sforzandosi di non guardarlo torva, cosa molto difficile per
lei.
-
Dannazione, ed ora chissà dove diavolo siamo finiti con sto cazzo di
tornado! - Borbottò l’altro passandosi le mani fra i capelli e
risistemandoseli in alto, ignorando la sua affermazione provocatoria.
-
Esattamente qua! - Fece quindi trionfante la rossa srotolando la
cartina nautica che gli aveva dato in precedenza per portare la nave
nel suo viaggio di prova.
Quando
gli ebbe mostrato il punto in cui approssimativamente aveva calcolato
dovessero essere finiti, non molto lontano dalla rotta di origine,
Akane rimase proverbialmente senza parole.
“Carpe
Diem, baby… “
Si
disse da sola Sike convinta che uno così andasse preso in contropiede o
proprio coi piedi, cioè a calci!
-
Ascolta, io ci ho ripensato e qualunque cosa mi teniate nascosta non ha
importanza. L’affronterò al momento giusto. Però vorrei entrare nella
ciurma lo stesso. - A questo punto un ‘per favore’ o un ‘scusa’ ci
sarebbe stato di certo, ma lei se lo dimenticò e mentre Parsifal
contava mentalmente i secondi che ci volevano alla nuova esplosione, il
capitano parve fumare pur senza sigarette!
-
Cosa? - Domanda retorica pericolosamente cauta, preludio di un’altra
rata di urla sfiancanti.
-
Ehm… - Vacillò… - mi piacerebbe entrare nella tua ciurma… - Fu però
furba lo stesso poiché dicendo ‘tua ciurma’ fu come ammettere che
comunque il capitano l’avrebbe fatto lui e basta.
Mite
come un agnellino, in realtà tutta una tattica.
Eppure…
“3...
2... 1... “
I
secondi scaddero e Akane di nuovo inferocito, di nuovo urlando -come se
sapesse fare solo quello dalla mattina alla sera- tuonò piantando
l’indice al petto della ragazza ammutolita che lo guardava silenziosa
con tanto d’occhi:
- E
TU DEVI CAPIRE UNA COSA, ALLORA, VISTO CHE CREDI DI POTER FARE QUEL
DIAVOLO CHE TI PARE!
DEVI
CAPIRE CHE È MIA! È MIA DANNAZIONE! LA RESPONSABILITÀ DI TUTTI LORO! È
MIA E DEVE ESSERE SOLO MIA! SEI PRONTA TU A METTERTI SULLE TUE SPALLE
LE LORO VITE?
DALLE
TUE DECISIONI DIPENDONO DELLE PERSONE IN CARNE ED OSSA… SE QUALCOSA VA
MALE È LA TUA COSCIENZA AD ESSERE PUGNALATA! SEI TU CHE STAI MALE SE
LORO RIMANGONO FERITI O SE MUOIONO O SE VANNO IN CRISI! DIPENDE TUTTO
DA TE!
E
TU SARESTI PRONTA A DECIDERE SE VIVRANNO O MORIRANNO O AD AFFRONTARE LE
LORO SORTI? SE UNO DI LORO MUORE MENTRE TU PRENDI UNA ROTTA SBAGLIATA O
CHE NON TI ERA STATA CHIESTA, COME LA VIVI, POI? NESSUNO, NESSUNO DEVE
AVERE QUESTO PESO! È TROPPO GRANDE PER CHIUNQUE, SCHIACCIA LE PERSONE,
NON FA COMBATTERE BENE, È UNA COSA CHE FA SBAGLIARE ED IO NON VOGLIO
CHE NESSUNO CE L’ABBIA ADDOSSO! NESSUNO DEVE AVERLO! VOGLIO CHE TUTTI
DORMANO SERENI LA NOTTE! E SE QUALCUNO MUORE SAPRÒ CHE È COLPA MIA MA
CHE AVRÒ COMUNQUE FATTO TUTTO QUELLO CHE POTEVO… E SE AVRÒ DEI RIMORSI,
SE POTEVO FARE QUALCOSA DIVERSAMENTE, CI CONVIVRÒ MA NON MI FERMERÒ
PERCHÉ NELLE SPALLE HO ALTRE CENTO PERSONE!
TU
SARESTI PRONTA AD AFFRONTARE TUTTO QUESTO?
A
DECIDERE DELLE VITE DI TUTTI? -
Durante
la sfuriata Sike si trovò sempre più paralizzata, comprendendo
perfettamente che aveva ragione, che l’impressione che aveva avuto
prima su quel giovane uomo era proprio esatta: sulle spalle larghe e
ben piantate portava il peso di tutti i suoi uomini ma non era una cosa
tanto per dire. Era concreto. Era vero.
Era
un peso adulto.
Un
modo di fare il capitano maturo che si raggiunge dopo molta esperienza
di navigazione e conduzione. Dopo aver già fatto tutti gli sbagli
possibili e averne subito tutte le conseguenze.
Eppure
lui era troppo giovane per essere già quel tipo di capitano…
Sike
profondamente colpita da quella persona e dalle sue parole che si
capiva gli stavano davvero a cuore, sgranando gli occhi azzurri e
lucidi, lo chiese spontanea senza più riuscire a trattenere quella
dannata domanda.
-
Ma tu… quanti anni hai? -
E
lì Akane si fermò e con l’attenzione più alta che gli altri gli
avessero mai dato, capì che era ora di rispondere a quella maledetta
domanda.
Divenne
serio e come se gli avessero dato un potente calmante, sospirando
nuovamente da adulto, disse con un filo di voce bassa e penetrante,
guardandola dritto negli occhi chiari:
-
Sono nato nel 1885, proprio su questo Galeone. In mezzo al mare. -