MI SONO INNAMORATO DI TE

 

 

È possibile innamorarsi a comando? È possibile desiderare un amore in modo così disperato e assoluto da inventarselo?

Io non lo so.

So solamente che in quel periodo la mente stava scoppiando di solitudine, il corpo anelava un contatto, anelava tenerezza, dolcezza, qualcuno.

Qualcuno da amare.

L'avete mai provata voi?

Una solitudine così totale e assoluta da strappare la mente e fare male al cuore?

Girare per casa in piena notte, le luci accese a illuminare persone che non esistono e la radio che suona malinconia.

Questa è la solitudine.

Essere tanto soli da avere la certezza che se anche moriremo nessuno piangerà per noi.

A volte basta così poco...basta una lacrima, una sola, e ci si sente come levitare nell'aria, ci si sente in pace con Dio.

Nessuno ha mai pianto per me e io volevo solamente qualcuno da poter amare, qualcuno che riempisse le mie giornate di calore, con cui parlare dei miei sogni, delle mie speranze, qualcuno che non mi facesse sentire solo.

Qualcuno da sognare la notte, qualcuno da poter accarezzare, da poter amare, qualcuno.

È una colpa?

Ditemi... voi che giudicate dall'alto delle vostre vite felici e soleggiate, che se vi fermate a pensare è solo per un attimo, un attimo intriso di tempo, di tempo che scorre e subito nn avete più voglia di soffermarvi su queste cose così futili.

Dopotutto avete la vostra vita.

Indifferenti a tutto, al dolore, alla sofferenza.

Se qualcuno sta male è colpa sua, non è abbastanza forte, non sa reagire.

Come se fosse una colpa.

Come se fosse una colpa essere così fragili e soli da non avere la forza di andare avanti senza l'illusione di un mondo migliore.

Ma ora sto diventando patetico.

E in fondo forse è davvero colpa mia.

Perché quel giorno io sono uscito di casa con la ferma intenzione di fare qualcosa per la mia vita, forse se avessi qualcuno da riempire da attenzioni, qualcuno che alleviasse questa mia solitudine, forse i pensieri tornerebbero, forse i miei sogni busserebbero di nuovo all'anima e io potrei combinare qualcosa.

Non serve l'amore.

Non serve che io ne sia innamorato.

Basta che mi faccia sentire meno solo.

Questo pensavo.

Che stupido che ero.

Che sono.

Sono uscito e ho fatto la cosa di cui mi sarei pentito tutta la vita.

Ho pagato.

Ho pagato un ragazzino che si prostituiva perché stesse con me, un lavoro in piena regola, io gli avrei dato uno stipendio mensile e lui avrebbe curato la mia anima.

È possibile per voi concepire una solitudine tanto profonda da indurre un uomo a fare una cosa del genere?

Io non volevo amore, non volevo innamorarmi, volevo solo... calore.

Volevo affetto.

Volevo i miei sogni indietro.

E così ho pagato lui.

Un ragazzino nemmeno maggiorenne probabilmente, con un visino pallido e gli occhi enormi, verdi.

Sono verdi.

Sottolineati dal kajal. Scintillavano sotto le luci della strada malfamata, i capelli neri come la notte che impietosa stava a guardare e rideva di noi, della nostra stupidità.

Lei eterna e immutabile, lei che ha sofferto per noi e ancora soffrirà eppure non si arrende mai.

Lei.

Ci guardava e forse non rideva, forse piangeva.

Piccole gocce di pioggia che urlavano di fermarmi prima di perdere la mia anima definitivamente.

Ma ero deciso ormai.

Mi sono presentato a te con le mani che tremavano ma lo sguardo deciso e risoluto.

Non mi credesti all'inizio, lo ricordo bene, inarcasti un sopracciglio e dicesti "prego?" con la voce che tremava per l'ilarità.

Ma non me ne sono andato, no, ho insistito finché tu non hai capito che ero serio.

Allora hai scrollato le spalle e hai annuito, con quel tuo modo di fare un pò ironico un pò sensuale che mi fa impazzire.

Come se ogni tuo movimento fosse un richiamo, un senso a cui tu facevi appello, i tuoi movimenti eleganti, il modo in cui curvavi il collo candido e tenevi la sigaretta nella mano,

da guardare;

i tuoi capelli neri che ti sfioravano le orecchie e ti cadevano davanti agli occhi dandoti un aria da cucciolo,

da annusare;

la tua pelle bianca, serica e morbida, senza nemmeno un imperfezione,

da leccare;

la tua voce modulata, il modo in cui parlavi, le cose che dicevi, una volta persa la tua aria da cucciolo che faceva il duro, erano interessanti e curiose, la tua vita, le cose che hai visto, i tuoi pensieri...

da ascoltare;

il tuo corpo sottile e tuttavia muscoloso, cesellato quasi, sembravi un ballerino quando facevamo l'amore, teso allo spasimo, i muscoli che guizzavano lucidi di sudore,

da toccare;

e l'ho fatto.

Mi sono beato di te, della tua presenza in casa, solare, allegra, allietavi le mie giornate, non ero più solo.

Non mi importava l'amore.

L'amore che mi davi ogni notte, mi sfioravi, bastava che mi sfiorassi e io godevo, era un parossismo quasi.

Quando me ne sono accorto esattamente?

Non lo so ma appena me ne sono reso conto è stato come se qualcuno mi avesse tirato un pugno allo stomaco, ho sentito l'aria scapparmi dai polmoni e le dita intorpidirsi,

Dio sono stato così stupido!

Così dannatamente stupido!

Ora che avrei mille cose da fare, ora che ho ripreso a vivere e ho i miei amici, il mio lavoro, la mia vita,

ora,

non so pensare a nient'altro che a te.

Mi sono innamorato di te.

E adesso non so neppure io cosa fare.

Per te è stato lavoro, lavoro e basta. E se adesso ti chiedessi cosa ne pensi, sono sicuro che rideresti di me.

O forse mi diresti che mi ami solo per non perdere il tuo stipendio fisso.

Ma non posso fare a meno di te.

Il giorno sei come una coltellata in pieno stomaco, ogni volta che ti vedo, che mi parli allegro o infervorato, che mi racconti la tua vita o che ridi per una cosa che ti è capitata.

Sento di non averti davvero, ti ho comprato.

Ti ho comprato e probabilmente quando non ci sono tu ridi di me con i tuoi amici o pensi che io sia uno stupido.

Mi fa male solo vederti,

male al cuore.

Il giorno mi pento di averti incontrato.

Ma la notte ti vengo a cercare.