Eleonora mia madre

Com'è strana la vita.
Quando pensi di non avere più tempo scopri che, in realtà, il tempo non esiste affatto e che sei tu e soltanto tu che decidi che cosa fare della tua vita.
Come viverla.
E, sopratutto, ti rendi conto che non puoi più tornare indietro per rimediare.
Per afferrare quello che hai lasciato andare via da te.
Un mese fa mi sono laureato in Astronomia all'Università di Bologna con 110 e lode.
Quando ho iniziato a studiare nessuno avrebbe scommesso dieci centesimi su di me.
Astronomia... come mi era venuta in mente una facoltà del genere?
Che futuro avrei mai potuto avere?
Questi erano più o meno i commenti che facevano tutti quanti.
L'unica che ha sempre creduto in me è stata lei, mia madre.
Non ha mai messo in dubbio, nemmeno per un istante, il fatto che io potessi farcela.
E' sempre stata pronta a spronarmi, a sostenermi quando non ce la facevo più, quando credevo di aver sbagliato tutto, ogni cosa.
Di essere un fallito.
Nessuno avrebbe potuto farlo.
Nessuno avrebbe potuto credere in me con la stessa intensità con cui lo ha fatto lei.
Con cui lo sta facendo tutt'ora.
Anche adesso che la sto lasciando.
Il vecchio stereo degli anni 80 sta suonando un suo LP in vinile, originale, del 1975.
I Pooh, Un po' del nostro tempo migliore.
I ricordi affollano la mia mente e mentre la sua voce calda canta " Credo " mi ritrovo bambino insieme a lei mentre ballavamo con queste canzoni in sottofondo e la sua voce che le accompagnava.
"Credo, negli anni che ci aspettano, nell'esaltante idea di te, di me, io credo...".
Mi ritrovo le guance bagnate dalle lacrime silenziose che ho iniziato a versare mentre lei inizia a spazzolarsi i lunghi capelli.
E' nella sua camera, davanti alla toeletta antica, unica eredità che i suoi genitori le hanno permesso di portare via.
Ed io sono qui che la spio davanti alla porta socchiusa, nascosto per non farmi vedere.
Per la prima volta, in vita mia, sto guardando mia madre come una donna, non più come colei che mi ha messo al mondo.
E quello che vedo mi fa piegare le ginocchia e cadere a terra.
Non l'ho mai vista con i capelli sciolti e con quel vistito.
Era quello che ha nella foto sul comodino, mentre mi tiene in braccio.
Io avevo due anni, lei venti.
I merletti sono ingialliti dal tempo e sul suo viso ci sono delle rughe che nella foto non c'erano ma è sempre bella, così bella da togliere il fiato.
Seconda canzone, "Una storia che fa ridere".
Lei diceva che anche la sua era una storia che fa ridere.
Perchè, alla fine, era proprio così che era andata.
"Via di qui, per favore via..."
Le stesse parole che disse a lui, mio padre, quando lo scoprì a letto con sua sorella.
Mia mamma li mandò via tutti e due e non li volle vedere più.
Poi la zia tornò da lei e le chiese perdono ma prima che la mamma potesse farlo passarono anni...mentre lei, la zia, la chiamava ogni giorno, supplicandola di perdonarla.
Vedo la delusione che compare sul suo viso, mentre i ricordi diventano i padroni della sua mente.
Alza una mano e se la passa sugli occhi, come a cancellare un'immagine troppo dolorosa, un'immagine che ormai è scolpita in lei e non si cancellerà mai più.
Perchè mio padre non tornò indietro.
Le telefonò una sola volta, dicendole che andava in America e che era meglio così, voleva dire che non l'aveva mai amata, altrimenti non sarebbe caduto in quella maniera.
Tutto qui.
Quanti ricordi mio Dio, quante parole mai dette, quante lacrime versate su un amore che non è mai stato tale.
Lei scoprì di essere incinta di me dopo tre settimane e, nonostante le insistenze dei suoi per farla abortire, non volle mai farlo.
Prese il diploma quando io avevo un anno, poi trovò un lavoro come commessa e se ne andò da casa senza che suo padre facesse un solo gesto per fermarla, i nonni la ospitarono e dopo le lasciarono questa casa, dove tutt'ora viviamo.
Chiuso nel mio mondo non mi sono mai reso conto che lei ha rinuciato a vivere per me, ha smesso di essere donna per diventare madre, quella madre che non le è mai stata vicina.
Forse non sapeva bene quello che doveva fare ma sapeva quello che non voleva fare.
Non voleva diventare come sua madre.
Io sarei diventato la sua ragione di vita e così fu.
Non le ho mai visto un solo rimpianto sul viso ne nella sua voce, nei suoi gesti.
Come posso adesso io risvegliarti dal dolore dei ricordi, madre?
Dimmi mamma, come posso io toglierti dalla nostalgia dei giorni persi ormai?
Trent'anni sono passati da quegli eventi dolorosi, trent'anni duranti i quali mi hai insegnato ad essere un uomo che agisce con il cuore e con l'anima.
Un uomo che rispetta ogni forma di vita che c'è sulla faccia della terra e che ama gli altri come se stesso.
Tocco la croce che ho al collo , segno di una Fede che tu hai vissuto con un coraggio che non ha eguali e sento, in me, la stessa forza che mi hai sempre trasmesso, in ogni attimo della mia vita.
Ho lavorato e studiato nello stesso tempo per portare avanti il mio sogno e adesso questo sogno mi porterà via da te.
Ma so che sono diventato l'uomo che tu volevi che io diventassi mamma, che tu speravi che io diventassi.
Gli unici uomini della tua vita ti hanno deluso profondamente ma questo non ti ha impedito di amarmi, riuscirò io a fare altrettanto?
Riuscirò ad amare senza diventare un bastardo egoista insensibile come loro?
E, nello stesso momento in cui mi faccio questa domanda, so che la risposta è inutile e scontata.
Mi alzo in piedi lentamente e ritorno sui miei passi.
Non ti dirò che ti ho spiato dalla porta, come un ladro.
E nemmeno che ho pianto.
Ma farò il possibile per diventare un uomo di cui essere fieri.
Un uomo che non si piega mai davanti a nessuno ma che è capace di piangere senza vergognarsi.
E che, sopratutto, sa aprire i suoi occhi e la sua anima per non perdersi nemmeno uno degli attimi eterni di questa vita che non va mai rimpianta ma sempre vissuta come se ogni attimo fosse l'ultimo.
Entro in camera proprio quando il cellulare inizia a suonare, guardo chi è e un sorriso apre il mio viso, togliendo ogni velo che ancora persisteva.
Un'ultimo pensiero a te, madre, prima di perdermi nella voce amata.
Il ragazzo che ero e l'uomo che sarò sono frutto del tuo amore per me e questo amore non andrà perduto.
Te lo giuro mamma.
Non andrà perduto.
Mai.


\\Tra le cose vecchie quel vestito
lungo dei vent'anni tuoi
come allora bello coi merletti
non più bianchi per l'età.
Donna tu mia madre scopro per la prima volta
io spiarti dalla porta tra le vecchie cose tue.
L'emozione cade nei pensieri
della stanca tua realtà
chiaro quel ricordo si fa strada
tra la fantasia e l'età.
Sul tuo viso stanco un sorriso spento
è quel che resta di una vita mai vissuta sempre attesa troppo ormai.
La tua antica delusione
tra le prime rughe appare già
sciogli i tuoi capelli lunghi, come mai
cosi bella non ti ho vista mai?
Eri già mia madre troppo presto
e solo per fatalità,
con nemmeno il tempo che ci vuole
ad imparare a far l'amore.
Donna mamma senza mai rimpianti,
la rinuncia del tuo tempo,
la tua unica ragione sempre io.
Come posso adesso risvegliarti dal dolore dei ricordi,
dalla nostalgia dei giorni persi ormai. \\