- CAPITOLO 4 -

Giunse la sera, anche se per Shu era solo un momento della giornata che
coincideva con la cena e qualche ora di sonno.
Scese quasi barcollando in soggiorno dove già Seiji e Ryo sedevano, il primo
con un formulario in mano, l'altro senza nulla. Probabilmente Ryo si era
contenuto per pura educazione: Shu pensò, con un barlume di lucidità, che il
ragazzo, privo di freni, avrebbe portato con sé una torre di testi, come se
anche quei pochi minuti dedicati al cibo potessero essere fondamentali.
Almeno su quello dava ragione a Shin che, il primo giorno di quella
maledizione, era stato chiaro: cena e pranzo senza libri. Pena la
requisizione di essi.
Non che Shin avrebbe mai compiuto un simile gesto – forse – ma il tono
perentorio e autoritario aveva detto e fatto tutto.
"Ciao Shu".
Ed eccolo lì, il sorriso che scaldava tutti e da cui Shu dipendeva,
incondizionatamente, sempre e comunque. Abbozzò un sospiro e rispose al
saluto mentre, trascinando i propri passi, giungeva al grande kotatsu,
lasciandosi cadere sul cuscino accanto a Ryo, seduto di fronte a Seiji. Agli
altri due capi del tavolo scendevano, generalmente, Touma e Shin, quest
ultimo alla sua sinistra.
Infilò le gambe al caldo, alzando infine gli occhi verso gli altri occupanti
del tavolo: Seiji continuava a leggere quel formulario come se niente fosse,
Ryo, invece, sbocconcellava il riso dalla propria ciotola, muovendosi come
un forsennato sotto il tavolo, colpendo più volte Seiji e urtando anche Shu.
Egli aprì bocca, come se volesse tentare di bloccare il ragazzo, trovandosi
totalmente incapace a farlo: Shin era bravo nell'impresa, Touma un po' meno
ma Shu, in quel momento, aveva la mente muta di fronte a qualsiasi problema.
Qualche minuto dopo, scese con la sua solita flemma Touma, la testa più
arruffata del solito, l'aria più distratta del solito. Prima o poi Shu gli
avrebbe chiesto a cosa pensava in quei momenti.
"Ah, Seiji ..." disse infine Tenku, quando lo sguardo si spostò sul tavolo.
Lo sai che Shin si arrabbia se sei a tavola con quello ...".
Korin alzò uno sguardo tagliente su di lui, ma Shu lo vide mordersi le
labbra a trattenere ogni parola avesse intenzione di rispedire al mittente.
Tuttavia, la mano di Seiji andò a riporre in tasca il libretto, poco prima
che Shin rimettesse piede in sala: con un'entrata trionfale, carico di un
piatto fumante, attirò ogni sguardo su di sé.
"Ci siete tutti, allora".
La voce calda e squillante di Suiko li riportò sulla terra, precisamente nel
loro salotto e quattro teste si mossero quasi all'unisono verso di lui, i
movimenti di mani e braccia improvvisamente calmi, solo gli occhi si
muovevano freneticamente per il cibo.
Shin sospirò dentro di sé: ecco il momento della giornata in cui vedeva quei
quattro disperati trasformarsi in scolaretti vitali e privi di pensieri. Un
ondata di tenerezza lo travolse e la stanchezza gli si levò dalle spalle,
almeno per un poco. Pose il piatto sul tavolo e si sistemò davanti a Touma
che, tirando fuori la propria energia dedicata al cibo, prese a disputarsi
gli gyoza con Shu, mentre Ryo si lamentava di quella lotta fuori programma e
della maleducazione nei confronti di Shin.
Shu, gyoza in bocca, si voltò verso Suiko, cercando di biascicare qualcosa
tra il cibo e Shin sospirò, sconfitto e divertito.
"Non preoccupatevi, io ho mangiato un poco mentre preparavo...".
Sentì lo sguardo affilato di Seiji sulla sua sinistra e si voltò a
guardarlo: prima che potesse replicare qualche recriminazione, lo apostrofò
lui.
"Seiji mangia, prima che i nostri due pozzi facciano sparire tutto".
La schiena di Touma s'irrigidì all'improvviso e con un gesto quasi
intimidito, quasi colpevole, bloccò i propri movimenti: guardò nel proprio
piatto e mise fine alla penosa guerra di gyoza con Shu.
"Che succede Tou-chan?" chiese Shin sorpreso.
"Lascio le energie ai ragazzi..." fu la risposta asciutta del giovane
Hashiba.
Un sospiro a mezza via tra l'esasperato e il divertito si alzò da Shin e Ryo
mentre Seiji finì solo per guardarlo con aria stranita e insospettita
assieme.
"Tou?".
Persino Shu alzò gli occhi con un barlume di consapevolezza negli occhi: la
stanchezza non accecava completamente i sensi... soprattutto se 250QI-Touma
si intimidiva così all'improvviso.
"Shu, tu mangia... ma lascia qualcosa anche per Ryo e Seiji che ne hanno
bisogno quanto te".
A quel punto, Shin non poté trattenere una risatina, Ryo la nascose dietro a
un gyoza, Seiji si insospettì ancora di più, ma approfittò di quella tregua
per servirsi con i gyoza rimasti nel piatto di portata.
"Tou, sei un essere strano a volte..." giunse l'ultimo barlume di lucidità
nella mente di Shu, prima che concentrasse le energie sulla cena di fronte a
sé.
Shin, dalla sua postazione, rimase ad osservare in silenzio la cena –
comunque silenziosa – dei ragazzi e il suo cuore si sciolse mentre guardava
le espressioni degli amici che, impegnati nel pasto, avevano delle
espressioni talmente innocenti e affamate, guidate dal puro istinto di
sopravvivenza – tale era l'appetito – che sembravano degli scolaretti appena
tornati da una giornata di passeggiate sotto un sole primaverile. Affamati
come bambini e con la stessa espressione intenta e buffa.
Erano quei momenti in cui si sentiva un po' come la mamma della casa... per
quanto il pensiero un po' lo irritasse, un po' lo imbarazzasse, un po'...
Sospirò, nascondendo un sorriso intenerito e sperò che su quei visi, oltre
all'appetito, tornasse presto il sorriso radioso che conosceva. E che le
proteste, assieme alle risate, alle osservazioni, ai racconti della giornata
.. tornassero ad animare quei momenti.

***

Erano le due, forse le tre di notte. Chi poteva saperlo.
Touma aveva perso completamente il senso del tempo, ma era generalmente un
difetto che aveva quando si smarriva con i propri libri... e allora tagliava
i ponti con tutto e con tutti... e finiva per fare ore talmente piccole da
scombussolargli, nei giorni peggiori, l'intero orologio biologico.
Ma quella era un'altra storia. E quello che scorreva sotto le proprie mani
era, senza alcun dubbio, molto più importante: era quasi agli sgoccioli con
gli appunti di Seiji, aveva abbozzato quelli di matematica anche per Ryo e
stava già domandandosi come impostare quelli per Shu senza essere né troppo
schematico né troppo ricco di informazioni. Dal lavoro per Shu, avrebbe
estratto il necessario anche per quello di Ryo, potendo dire di aver
sfrondato una buona parte del programma anche per il loro Rekka.
Portò le braccia in alto e si stiracchiò per l'ennesima volta, sentendo l
inquietante rumore della propria schiena che si aggiustava da sola.
Considerate le cose e, soprattutto, i giorni che mancavano agli esami, pensò
che poteva permettersi di continuare fino al completamento del programma di
Seiji e una buona metà di quella di Shu. Per Ryo avrebbe avuto bisogno di
tutta l'energia necessaria dopo un sonno ristoratore... ma avrebbe dovuto
chiedere a Shin di essere svegliato.
Il pensiero lo metteva in agitazione, Shin non si faceva pregare quando
doveva svegliarlo. Però, per quanto fosse 'spaventoso' il pensiero, aveva
bisogno di lui.
Si stiracchiò ancora e fu solo con le luci dell'alba che si decise ad
alzarsi dal proprio posto e andare a riempire il proprio stomaco con
qualcosa di energetico e invitante. Uscì dalla stanza sopprimendo a stento
uno sbadiglio e rischiò di andare a sbattere contro Seiji che, stranamente,
sembrava essere appena arrivato davanti alla biblioteca.
"Che ci fai qui?" mormorò Touma con gli occhi sgranati. Seiji sembrava colto
alla sprovvista e arretrò un attimo, riprendendo in viso un'espressione
neutra.
"Potrei chiederti la stessa cosa...".
"Oh... sto... beh, diciamo che sto ripassando".
Touma alzò gli occhi cobalto verso quelli violetti con l'innocenza dipinta
negli occhi, qualcosa che mise sul chi-va-là Seiji.
"Tu che ripassi? E sei sveglio a quest'ora?".
"Mi fai la paternale? Anche tu sei sveglio a quest'ora".
"Io sto studiando".
"Anche io!" e con una risposta che giunse forse troppo secca, Touma rientrò
in biblioteca.
Ne uscì cinque minuti più tardi, appunti in mano, aria fiera in volto e
ritrovò Seiji nello stesso posto, un'aria contrita cucita addosso.
"Se resti qui perdi solo tempo. Ecco, tieni" e gli infilò in mano una serie
di fogli pieni della sua calligrafia. Seiji non sembrò mutare espressione,
almeno finché non abbassò gli occhi a terra. "Seijiiiii?".
"Non riesci a stare in camera con me in questi giorni? Per questo sei qui ..
".
Touma guardò con aria quasi comica il ragazzo e giunse alla conclusione che
Seiji era più addormentato che sveglio. Sospirò, lo prese per mano e lo tirò
con sé verso la loro camera. Seiji non pronunciava alcuna parola, ma si
lasciava guidare e tutto ciò che faceva era fissare i fogli che Touma gli
aveva messo in mano.
Quando quest'ultimo lo fece sedere sul letto, le mani sulle spalle, Seiji
riaprì bocca.
"Touma... cosa... cosa sono?".
"Seiji... ora va a dormire, più tardi ti sveglio io, ok?".
"Dimmi cosa sono".
Gli occhi dell'arciere si misero a scrutare il volto visibilmente stanco di
Korin che, ormai, parlava senza più realmente pensare a ciò che diceva.
"Sono degli appunti magici".
Le mani di Touma lo spinsero a sdraiarsi, lo spadaccino si abbandonò al
cuscino e l'altro ragazzo gli sfilò gli appunti dalla mano: li poggiò sul
comodino e poi lasciò una carezza sul capo di Seiji, ormai già addormentato.
Diede un'occhiata alla scrivania e la vide disordinata come non lo era mai
sotto le mani precise di Seiji: tutto ciò che Touma fece, prima di lasciare
il ragazzo al suo riposo, fu quello di richiudere il libro di matematica e
prenderlo con sé. Poi fu fuori dalla stanza.
Quando ripose il volume nella scaffalatura sentì come se un grosso peso si
fosse levato e poi crollato su di lui nuovamente, con tutto un altro sapore:
finché non vedevi il lato debole delle persone, quando mostravano il fianco,
liberandosi dalle inibizioni... non avevi mai idea, del tutto, di come le
cose stessero davvero.
Sapeva che Seiji era stanco, sapeva che era stressato/irritato/nervoso ma...
così, in uno stato tale da renderlo quasi indifeso davanti a lui era
qualcosa che...
Era un lato nuovo, sapeva che nessuno l'aveva mai visto così... perché non
era da lui mostrarsi così. L'aveva visto solo un'altra volta scoperto ma...
Fece un lungo sospiro, strinse gli occhi e guardò fuori dalla finestra:
tutto era bianco, candido e freddo, i raggi del sole abbracciavano ogni cosa
e il cielo terribilmente azzurro prometteva solo una bella giornata.
"Posso stare in piedi ancora per tanto... finirò gli appunti di Shu... poi
sveglierò Seiji e tornerò per quelli di Ryo... devo darmi da fare. Poi
avranno meno di una settimana e poi... basta".
Tornò sulle carte e andò a scacciare dietro ai ranghi i fantasmi più
terribili di Shu, cercando di rendere la medicina di Mishima se non dolce,
per lo meno digeribile. Giunse alla letteratura popolare degli ultimi anni e
riuscì a tirare un sospiro di sollievo quando mise l'ultimo punto su quegli
appunti: avrebbe continuato a scrivere, ne avesse avuto modo, ma il dovere
veniva prima – e Shu non avrebbe apprezzato ulteriori allungamenti sui
gialli di Ryo Murakami.
Così ripose la penna e diede infine ascolto allo stomaco che da diverso
tempo richiamava la sua attenzione: uscì dalla stanza e, miracolo, non trovò
nessuno ad attenderlo; in compenso, alle sue narici giunse il dolce profumo
di pancake e sciroppo d'acero (colazione americana! Ecco cosa si perdeva la
mattina!) che lo attirarono come un fulmine a piano terra e direttamente
nella cucina.
"Shin, lo sai che ti amo!".
Quell'esclamazione talmente plateale fece arrossire non poco l'altro ragazzo
che non si trattenne dal replicare:
"Sei sempre il solito".
"Ma è vero...".
"Oh, piantala..." Uno sbuffo, un mezzo sorriso e Shin decise di far zittire
Touma nel migliore dei modi: gli infilò in bocca uno dei pancake soffocando
l'ennesima replica e conquistando l'istantaneo silenzio dell'arciere.
"Sapevo che stanotte eravate tutti svegli, ma pensavo tu fossi già nel mondo
dei sogni... che cosa hai fatto?".
"Cosa sto facendo semmai...". Replicò l'altro, il pancake già scomparso tra
le sue fauci.
Occhi verdi si alzarono verso il cielo.
"Cosa stai facendo Tou-chan?".
"Mi do da fare...".
Un sospiro e Shin allungò un altro pancake verso Touma, senza però farglielo
prendere.
"Sii più chiaro".
"E' un premio quello?".
"Rispondimi, su".
"Pesciolino curioso". Touma, decisamente più alto di Shin, afferrò il
pancake e se lo portò con aria trionfante alla bocca.
"Toumaaaaaa".
Gli occhi cobalto lo guardarono divertiti, poi alzò le spalle e mandò giù il
dolce.
"Sto solo riassumendo le materie...".
"Ria- come?!". Gli occhi di Shin si spalancarono sull'altro ragazzo. "Ma...
ma tu...".
"Così diventeranno meno matti tutti e tre... prima ho trovato Seiji in giro
per la casa. Sembrava sonnambulo, sai?".
Touma si ritrovò un secondo dopo nell'abbraccio di Suiko e sussultò, quasi
perdendo l'equilibrio.
"Che c'è, Shin?".
L'abbraccio tremò un attimo, prima che Suiko si staccasse da lui e gli
presentasse un piatto carico di pancake.
"Prendi Tou-chan".
"E' un premio quello?" si citò il ragazzo, facendo l'occhiolino all'altro
che sbuffò con una linguaccia. "Mi dai anche quelli di Shu?".
"Perché mai?".
"Così glieli consegno assieme agli appunti...".
Su Shin sembrò posarsi un raggio di sole e Touma si ritrovò a contemplare
colui che non si poteva non considerare quasi santo per la pazienza che
aveva con tutti loro. Con lui in particolare, soprattutto quando amava
punzecchiarlo apposta per dare vita a duelli di lingue interessanti.
Tenku si ritrovò così sulle scale, due piatti di pancake fumanti nelle mani
e gli appunti infilati nella tasca dei pantaloni: nel corridoio incontrò
Byakuen che dormiva davanti alla camera di Ryo e che mosse solo le orecchie
al suo passaggio.
Giunto davanti alla camera di Shu dovette solo dare un colpo di reni alla
porta e questa si aprì silenziosa sulla stanza: al suo interno regnava una
strana calma, interrotta dall'improvviso mugugno di Shu che, in preda a un
incubo, rotolava sul letto.
Touma entrò e posò velocemente i piatti sulla scrivania sgombra di libri,
poi andò a poggiare una mano sulla spalla di Shu, scuotendola.
"...sapere e... non agire equivale a... non sapere... possano gli Dei...
credere...".
"SHU!".
Il ragazzo si alzò a sedere sul letto, una goccia di sudore scese verso il
collo e il respiro era affaticato, la voce rauca.
"Tutto ok, Shu?".
Gli occhi blu di Kongo girarono verso il compagno, spaventati: ci volle
qualche istante perché l'espressione tornasse ad essere la solita, anche se
la stanchezza e l'opacità dello sguardo lo rendevano più l'ombra di se
stesso che il ragazzo gioviale di tutti i giorni.
"S-sì..." rispose infine, passandosi una mano sugli occhi.
"Sogni Mishima?".
Un brivido percorse la schiena di Shu.
"Scusa... sì, lo sogni..." Touma si zittì un momento, prima di prendere tra
le mani i pancake di Shin e glieli porse senza tante spiegazioni. "Mangia
questi... te li ha preparati Shin".
Gli occhi di Shu furono come ipnotizzati dal piatto e poi, dal nulla, giunse
una reazione inaspettata dal samurai della Terra. Gli occhi si fecero umidi
e le mani si strinsero in pugni, la testa che cercava di nascondere le
profonde occhiaie.
"G-grazie...".
Touma lo guardò, inquieto e rattristato. Quella era tutta stanchezza... anzi
era tutta scuola. E lui che aveva detto che 'era divertente'. Idiota.
"Ringrazierai Shin, Shu".
"Sono un idiota. Non riesco a farlo".
"Ce la farai". La mano di Touma si ritrovò sul capo di Shu quasi senza
accorgersene. "Shin è paziente con tutti noi".
"Ma sono un idiota con lui".
"Shin lo sa".
Questo gli guadagnò un inaspettato sorriso dal ragazzo che, con un braccio,
andò a lavar via l'inizio di una lacrima.
"Piango addirittura per la scuola...".
"Mishima può far piangere. È una gran brutta bestia...".
E Shu ridacchiò stavolta, un poco più rilassato.
"Tieni Shu".
La mano di Touma allungò gli appunti verso Shu che li scrutò confuso, prima
di tornare a guardare l'amico negli occhi.
"Cosa sono?".
"Appunti. Niente più antologie, Shu..." con un gesto veloce, la mano di
Touma prese il testo scolastico dal posto sotto il cuscino dove era stata
infilata. "Nemmeno io ci dormo così assieme".
"T-Touma! A-aspetta!". La mano di Shu cercò di fermare il suo gesto, ma
Touma fu lesto e riuscì invece a mettere davanti al naso di Shu gli appunti
da lui vergati.
"Sono stato riassuntivo, ma non ho tralasciato nulla. Non ci sono foto così
non lo vedi più. E hai tutto quello che hai fatto quest'anno. Non dovresti
avere problemi a ripassare tutto".
E così, sciorinate tutte quelle informazioni, Touma riprese la propria
colazione ed uscì dalla camera infilandosi, infine, nella Libreria: si
chiuse la porta alle spalle e si diede dell'idiota più e più volte.
"Devo alzare il mio punto di vista in alto... e ogni volta ci ricasco... che
cretino che sono...".
Si scompigliò i capelli, irritato e afferrò uno dei pancake che azzannò con
nervosismo, prima di ricordarsi della sveglia che aveva promesso a Seiji.
Uscì velocemente dalla stanza e capitombolò letteralmente in quella sua e di
Korin dove, però, lo trovò sveglio con a fianco Shin: l'aveva preceduto,
nella sveglia e nella colazione.
"Dimenticato qualcosa, Touma?" lo punzecchiò divertito Shin, con un sorriso
condiscendente, osservandolo nel pieno di quel rush mattiniero.
"Scusa Seiji".
I due ragazzi si guardarono e Shin ridacchiò, Seiji si aprì in un sorriso
timido e stanco: Touma si sentì scombussolato.
"Non ti trovi a tuo agio al mattino?".
"Mi sa che non so che ore sono".
A quel punto i due compagni non riuscirono a trattenere le risate. Touma
mise un piccolo broncio, Shin fece una linguaccia e poi li lasciò soli per
far visita a Ryo con la sua colazione e un'ultima visita anche a Shu,
desideroso di dargli il buongiorno.
"Davvero non sai che ore sono?" riprese nel silenzio Seiji.
Touma scosse la testa, in diniego.
"Sono ben le sette del mattino... e, sono sincero, vederti sveglio mi fa
piacere".
Touma si lasciò andare all'imbarazzo per un momento.
"Scusa... dovevo venire subito... ma Shu... aveva anche un incubo...".
"Mishima?".
"Sì".
"Povero Shu".
"Tu non hai incubi con la matematica?".
Seiji fece una smorfia, poi sorrise ironico.
"Non ci sono disequazioni che mi inseguono negli incubi, ma ho il mio bel
daffare".
"Mi spiace".
"Di cosa?" gli occhi violetti si fecero interrogativi.
"Di matematica".
Un sospiro, la mano di Seiji che lo chiamava a sedersi sul letto: Touma
eseguì le istruzioni, riaprendo bocca non appena si fu seduto.
"Mi spiace di sparare sempre certe frasi...".
"Sempre?".
"Beh, spesso...".
"Capisco...".
"Anche su matematica... beh...".
"Ti ringrazio Touma".
Il capo dell'arciere si voltò sorpreso verso lo spadaccino che, con aria un
poco imbarazzata, teneva tra le mani gli appunti.
"Ho già dato un'occhiata... e sono... perfetti".
"Ma sono riassuntivi...".
"E sono perfetti anche e soprattutto per quello".
"Grazie...".
"Grazie a te, davvero".
Subito dopo, Touma si rialzò con fare quasi nervoso e raggiunse la porta d
entrata.
"Buono studio Seiji...".
"Buon lavoro a te, Touma".
E si ritrovò per l'ennesima volta in libreria, con la testa che quasi gli
girava – fame o emozione? – e fu così che la piletta di pancake finì nel suo
stomaco, mentre la mano tornava a muoversi, stavolta per una sola persona.
Anche se erano le materie ad essere numerose.
Con rinnovata energia, si rimise al lavoro sulle bozze di matematica e
letteratura, riuscendo a concludere per l'ora di pranzo entrambe.
Finalmente il sonno si fece sentire ma, prima di concedersi il riposo,
obbligò i propri passi stanchi alla camera di Ryo, non ancora sceso per il
pranzo: Byakuen era ancora di guardia alla stanza o meglio, addormentato
davanti ad essa. E Touma lo invidiò parecchio in quel momento.
Aprì la porta senza nemmeno bussare, piano piano per non cogliere di
sorpresa il ragazzo e renderlo ancora più nervoso di quello che già non
fosse: lo vide subito, seduto sul tappeto, in mezzo alla stanza. Attorno a
lui una corona di libri, al centro si sarebbe detta la disperazione.
Si avvicinò in punta di piedi fino alle spalle di Ryo, ricurve su un grande
testo di... biologia?
"Ryo?" mormorò in un soffio Touma, guadagnandosi comunque un urletto e un
sobbalzo violento da parte di Rekka. "Scusa Ryo...".
"C-cosa c'è Touma? È ora di pranzo?".
Il cespuglio scarmigliato di onice si mosse nervoso alla ricerca dell'ora e
Touma decise così di non temporeggiare più e gli allungò gli appunti.
"C-cosa sono?".
"Riassunti per giapponese e matematica. Dovrebbero andare bene... è tutto
concentrato così".
"Appunti?".
Gli occhioni di Ryo si fecero immensi mentre prendeva in mano quei fogli,
guardandoli come si può guardare un piccolo tesoro.
"Sì... so che ci sono altre materie che... ecco..." Touma si grattò la testa
alla ricerca delle parole meno irritanti. "Ti... servono... ma devi avere un
poco di pazienza. Ci sto lavorando...".
"Touma...".
"Che c'è, Ryo?".
Un momento dopo, il ragazzo si ritrovò a terra, letteralmente preda dell
abbraccio soffocante del samurai del fuoco.
"Voi... mi farete morire...".
"Ryo?".
"Ti voglio bene Tou... e ti ringrazio".
Le braccia dell'assalitore si strinsero attorno a lui con più foga e l
arciere si sentì, all'improvviso, di nuovo preda di quello strano sentimento
che prima Shu, poi Seiji gli avevano scatenato.
"Mi ringrazierai quando avrai passato l'esame, ok?".
"Spero di farcela..." ed ecco la nota stonata e malinconica tornare.
"Non studiare tutto assieme... e impara le linee principali. Ce la farai,
credimi...".
"Grazie Tou..." un sorriso stanco ma raggiante gli si dipinse in volto.
Sentiva il cuore aprirsi al mondo così. "E' ora di pranzo, vero?".
"Sembra di sì... Shin di solito mi sveglia a quest'ora".
Gli occhi di Ryo strabuzzarono ancora una volta.
"Cosa ci fai in piedi a quest'ora?!".
Touma a quel punto scoppiò a ridere.
"Faccio la persona normale!".
"Ma è presto per te!".
"Seiji non sarebbe d'accordo".
"E cosa... ma..." la sorpresa crebbe ancora negli occhi di Ryo che, ormai,
era sull'orlo di lacrime tra l'isterico e il disperato. "Non hai dormito per
questi?!".
A quel punto, Touma fece l'unica cosa logica in quel momento: strinse in un
abbraccio Ryo, cercò di tranquillizzarlo accarezzandogli la testa, e poi lo
lasciò andare.
"Faccio tutto quello che voglio fare, niente storie. E ora a mangiare!".
E, con una spinta poco aggraziata, lo portò fuori dalla stanza, dove
aspettava Byakuen, e poi in sala dove ad attenderli c'erano già gli altri
ragazzi.
Si sedettero attorno al tavolo e mangiarono, in un silenzio stanco, ma non
del tutto spiacevole. Dopo di che, gli studiosi si ritirarono nelle stanze e
Touma si gettò sul divano a dormire, chiedendo a Shin di svegliarlo in
seguito a qualche ora di sonno.
***

Due sere più tardi, dopo un'insperata telefonata con la madre – ancora a New
York – si ritrovò a rimuginare sugli appunti di biologia, l'ultima bestia di
Ryo.
La madre non si era stupita molto quando gli aveva raccontato tutta la sua
avventura di 'aiuto-esami'.
"Saresti un buon insegnante, Touma-kun".
"Non direi proprio... non sono bravo a esporre, solo negli appunti mi faccio
comprendere".
"Allora sei un buon nakama".
"M-mamma!".
Si era trovato ad arrossire a quell'affermazione, poi la telefonata si era
dirottata su altri argomenti.
Un buon nakama. Era un buon nakama?
Non poteva negare a se stesso di aver tentato, in quegli anni, di diventarlo
per i ragazzi.
Nonostante il suo caratteraccio, il suo essere asociale, capriccioso,
infantile e arrogante anche.
Chissà se loro pensavano davvero di lui in quei termini.
Ci sperava effettivamente. Loro, per lui, lo erano. Completamente.
Li aveva eletti tali e tali rimanevano, per sempre.
E il pensiero di ciò che aveva fatto, pur non conoscendo realmente le
conseguenze di quella sua piccola impresa, lo rendevano felice e appagato:
non voleva vantarsi, ma nemmeno usare inutile modestia quando pensava che
quegli appunti fossero davvero un aiuto.
Si rendeva utile... non sapeva se indispensabile, ma utile sì.
E il pensiero era, come sempre, strano e terribile.
Comprendere che non era solo aiuto, non era solo un piacere, un capriccio o
una cosa fatta tanto per fare.
Comprendere che era qualcosa che andava al di là di tutto. Era solo una
delle tante facce dell'amore, preoccuparsi l'uno dell'altro.
Ed era la prima volta che Touma sentiva sulla propria pelle quel vortice che
lo trascinava con sé fin nello spazio e poi giù, nelle profondità più oscure
del proprio animo.
Già, l'amore spogliava di tutto e ti gettava in preda a ogni tuo più intimo
terrore. Però, ogni gesto violento che scatenava era sempre seguito da un
gesto altrettanto amorevole e appassionato: la loro comprensione, la loro
accettazione, i loro sorrisi, le risate, l'attenzione... tutto.
Tutto quello che essi facevano era amore.
Lo sentiva tutto.
Se aveva avuto dei dubbi, i giorni precedenti li avevano fugati attraverso
lacrime, ringraziamenti e sorrisi.
Era successo che lui si era preoccupato dei suoi nakama.
E non c'erano battaglie, non c'erano pericoli, nemici.
Erano solo loro, di fronte a loro stessi, ai loro compagni, al mondo intero.
E lui aveva agito, prima forse in maniera studiata, ma poi... era parso
tutto così naturale.
Preoccuparsi per qualcuno era segno di maturità, d'indipendenza. Ma Touma
non si sentiva poi tanto maturo nei suoi diciotto anni... c'era tanta strada
da fare, ancora.
E indipendente? Da cosa? Da chi?
Dai suoi nakama?
No, preoccuparsi non aveva questo significato... era solo un rincorrersi d
amore, di bisogni, di paure e di speranze.
Era davvero questo, e nient'altro.
Touma sorrise tra le lacrime e mise l'ultimo punto. Ryo era salvo.