PIETA' PER ME

Prologo



La bara di legno scuro sul supporto metallico, drappeggiata della bandiera degli Stati Uniti, la fossa scavata di fresco che si apre come una ferita nera sul verde del prato, tutt’attorno amici, parenti e colleghi stretti in un unico, soffocante dolore.
Lui è in piedi, più indietro rispetto agli altri, e guarda il feretro con uno sguardo rabbioso e perso, come se fosse tutta colpa di quella scatola lignea.
Le parole del sacerdote gli arrivano a stento, carezzandogli l’udito come un lieve mormorio; la sua mente è persa dietro ai ricordi che gli vorticano in testa, torturandolo, mostrandogli tutto quello che ha perso e quello che non avrà mai.
Si sente finito, come se avesse perso tutto, come se niente al mondo avesse più senso…
… e come potrebbe averlo?
La persona che ama è rinchiusa in quella bara, senza vita, e non l’avrebbe mai più rivista!
Può avere ancora senso vivere dopo una cosa simile?
Non lo sa, sa solo che ha perso il pezzo più importante della sua vita, quello che lo rendeva davvero un uomo, nel senso più vero del termine.
Era di quelle persone speciali che ti fanno sentire il dominatore del mondo, il centro dell’universo con un solo sorriso o una sola parola, di quelle che ti fanno innamorare in un modo che nemmeno credevi possibile, che ti toglie il fiato e la ragione, era capace di farlo ridere anche nelle giornate più nere, sapeva trasmettere una dolcezza ed una tenerezza che gli impedivano di arrabbiarsi…
… era il nucleo del suo mondo, semplicemente!
Per un istante la disperazione è più forte ed i ricordi l’abbandonano, sente la voce del sacerdote invocare il loro perdono per il suo assassino. Il sangue inizia a ruggirgli nelle vene mentre la rabbia sale fino a quasi sommergerlo. Come può chiedergli di perdonare quel bastardo che ha seviziato ed ucciso la persona che ama solo per vendicarsi di lui? Morire lentamente tra atroci torture, ecco cosa merita! Ma quel sacerdote non può sapere cosa si prova a scoprire il cadavere smembrato dell’unica persona che tu abbia mai amato; non sa cosa vuol dire entrare in obitorio per una volta da vittima e non da poliziotto; non sa cosa voglia dire sentirsi dire dal capitano che non puoi seguire tu il caso perché sei troppo coinvolto e passare gli ultimi tre giorni ad organizzare il funerale dell’unica persona che avesse avuto un senso nella sua vita!
Non, non lo sa come ci si sente!
Perdonare l’assassino?
Lui non riesce nemmeno a perdonare se stesso!
Il sacerdote chiude il breviario di pelle nera con un morbido tonfo e si avvina al chierichetto per benedire l’ultima volta la bara. Poliziotti in alta uniforme e fucile in spalla si stanno avvicinando con passo cadenzato attraverso le altre, lapidi con la loro espressione seria di circostanza. Un altro poliziotto in alta uniforme toglie la bandiera da sopra la bara, la piega accuratamente e la porge, insieme ad una medaglia al valore, alla madre della vittima.
Nemmeno quell’onore gli è stato concesso!
Nemmeno quell’ultimo riconoscimento del loro legame gli era stato accordato!
Le regole di dipartimento vietano relazioni sentimentali fra colleghi, nessuno, a parte un paio di amici fidati, era a conoscenza delle loro storia, per tutti erano solo amici, come potevano esserlo due colleghi che lavorano nella stessa sezione.
E, nonostante il dolore, ha deciso di tacere, di non rivelare nulla: perché ora non ha più senso parlarne e perché ora non potrebbe più difendersi dalle accuse e dai pettegolezzi infamanti; non vuole macchiare in alcun modo la sua reputazione.
Ha deciso di restare a guardare da lontano ancora una volta, mentre altri si prendono cose che spetterebbero a lui di diritto!
Una mano leggera si posa sulla sua spalla, si volta ed incrocia lo sguardo disperato della sua migliore amica, quella che li ha sempre aiutati e coperti, quella che aveva fatto di tutto, arrivando anche chiuderli a chiave nel ripostiglio, per farli mettere insieme… forse l’unica ad essere stata veramente felice per loro…
- Tu hai qualcosa di molto più importante di una stupida medaglia ed una bandiera!- gli dice fissandolo negli occhi chiari con il suo sguardo verde traboccante di lacrime.
Annuisce con un debole sorriso, più per farla contenta che non perché è realmente convinto delle sue parole. Lei lo fissa ancora un istante, con quel suo sguardo che pare scrutargli l’anima e sondare ogni suo pensiero, prima di allontanare la mano da lui e riportare lo sguardo davanti a sé. I necrofori hanno iniziato a calare la bara nella fossa. Il vento tiepido e leggero del tramonto porta le note malinconiche di una cornamusa che un uomo in kilt sta suonando su una collinetta poco distante.
Vorrebbe correre li e bloccare tutto, vorrebbe aprire la cassa e riempirsi ancora una volta la mente ed il cuore della sua delicata bellezza.
Vorrebbe tornare indietro, vorrebbe essere stato con lui quella notte, vorrebbe che l’assassino avesse preso lui, vorrebbe non dover provare tutto quel dolore…
… Vorrebbe baciare le sue labbra un’altra volta, vorrebbe stringersi al suo corpo nudo e perfetto e fare l’amore un ultima volta…
Vorrebbe tante cose in quel momento, ma una in particolare gli sta bruciando l’anima…
…Vorrebbe tutto tranne quello!
Mentre la terra ricopre la bara, senza nemmeno rendersene conto, le sue labbra si muovono per ripetere in un tremulo sussurro la sua inaspettata, assurda dichiarazione.

Dopo potrai anche prendere la pistola e spararmi, non me ne importa! Ma adesso ascoltami attentamente: non so come né perché né quando, non so nemmeno perché proprio tu fra tutti…
L’unica cosa che so è che ti amo Tony! Questo non è uno dei miei soliti flirt, questo è amore, qualunque cosa mi rispondere io so già che sarà per sempre!

Ti amo…

Anch’io ti amo…



Anch’io ti amo amore mio!