PIETA' PER ME

Capitolo 1: Dal passato



Le porte dell’ascensore si schiusero con un morbido sbuffo e Gibbs entrò in ufficio: la sua solita espressione severa sul volto ed un bicchiere di caffè nero in mano. Scosse la testa seccato notando che gli altri non erano ancora arrivati: ai suoi tempi erano i sottoposti a dover arrivare prima del capo, non viceversa! Un rumore attrasse la sua attenzione e scoprì che DiNozzo era già seduto alla sua scrivania: stava dormendo con la testa poggiata sulle braccia incrociate, quella notte non doveva essere tornato a casa, ipotizzò scorgendo una pila di cartellina sul ripiano… Un piccolo sorriso gli inclinò appena le labbra vedendo la sua espressione rilassata, così diversa dalle buffe maschere che indossava di solito.
- … Un po’ più giù…- mormorò all’improvviso Tony nel sonno con un tono così languido da non lasciare alcun dubbio sulla natura dei sogni che stava facendo.
Gibbs indignato sollevò la gamba e tirò un potente calcio alla banda metallica della scrivania, facendo scattare all’istante in piedi l’agente. Tony frastornato e spaventato si guardò intorno con l’espressione di uno che si è svegliato tra il fuoco incrociato di due trincee nemiche.
- Non si dorme in ufficio DiNozzo!- gli ringhiò contro Gibbs.
La voce del capo ebbe il potere di snebbiare all’istante il cervello di Tony, che spostò uno sguardo decisamente più lucido su di lui, e deglutì a vuoto vedendo l’espressione feroce sul volto del capo. Una goccia di sudore gelido gli scivolò dalla nuca lungo tutta la schiena facendolo rabbrividire.
- A… avevo del lavoro arretrato da sbrigare e mi sono addormentato senza rendermene conto…- provò a spiegare appena fu in grado di parlare.
- Vatti a prendere un caffè, allora, e vedi di svegliarti!- gli ordinò con il suo peggior tono mentre si allontanava, sparendo poi in uno dei corridoi laterali.
Tony crollò sulla sedia sfinito: ogni volta era così, parlare con Gibbs era davvero snervante, bisognava pesare accuratamente le parole e non si aveva mai la certezza di dire la cosa giusta…
… a volte gli sembrava di giocare alla roulette russa!
- Agente Anthony DiNozzo?- chiese una voce gentile.
Tony si volse e vide, in piedi accanto alla sua scrivania, un uomo vestito dell’uniforme da postino, per un attimo si chiese come mai avesse il berretto così calcato sul volto, ma accantonò subito la questione distratto dal pacchetto che l’uomo aveva in mano.
- Sono io!- rispose nuovamente allegro con un ampio amichevole sul volto.
- Allora questo è per lei! – ed indicò il pacchetto – Ma prima firmi qui, sotto la X!- e gli porse il blocchetto delle ricevute ed una comunissima biro.
Incuriosito Tony firmò velocemente la ricevuta e prese il pacchetto che gli veniva porto.
- Attento che non scoppi!- ironizzò il postino.
Tony sollevò la testa per rispondere a tono a quella battuta di pessimo gusto, ma le parole gli morirono in gola: per un istante, mentre si voltava per andarsene, era riuscito a scorgere gli occhi dell’uomo sotto alla visiera del berretto, ed una strana sensazione di déjà vu aveva iniziato a pizzicargli l’anima…
Aveva già visto quello sguardo…
… era una sensazione indistinta, troppo labile perché potesse coglierla appieno; gli era scivolata sottopelle veloce, per poi scomparire altrettanto rapidamente.
Era come se qualcosa dentro di lui avesse iniziato a sussurrargli che era una cosa importante… un qualcosa che non avrebbe mai dovuto dimenticare…
Scosse la testa liquidando la questione con una diplomatica alzata di spalle: aveva visto troppa gente nella sua carriera di piedipiatti, mica poteva ricordarseli tutti!
Riportò quindi la sua attenzione al pacchetto che ancora stringeva tra le mani: era rettangolare e leggero, avvolto in un’allegra carta rossa e lucida, una coccarda dorata cadeva pigramente dal bordo sinistro. Non sembrava avere niente di pericoloso, ma ugualmente iniziò a scartarla con cura.
La carta scivolò via dal suo contenuto e Tony avrebbe preferito davvero ricevere un bomba!
Scattò in piedi lanciando l’oggetto sul tavolo come se scottasse. Non poteva essere quello che credeva che fosse! Lo aveva cercato per tutta casa senza mai riuscirlo a trovare… non poteva essere li, ora, davanti a lui!
Eppure la copertina vecchia e chiazzata di sangue nero e rugoso non lasciava adito a dubbi. Quello che se ne stava abbandonato alla bene e meglio sul ripiano della scrivania, sembrava essere proprio il libro che gli aveva regalato.
Gibbs proprio in quel momento ritornò in ufficio e trovò l’agente in piedi, pallido e tremante, che fissava terrorizzato qualcosa che si trovava sulla sua scrivania. Non lo aveva mai visto così, con un’espressione che non fosse allegra, buffa o irriverente, ed era strano. Stava per muoversi e chiedergli cosa stesse accadendo, che DiNozzo allungò una mano per prendere l’oggetto misterioso.
Tony non sapeva perché, ma doveva accertarsi che quello fosse proprio che credeva essere. Rabbrividì a contatto con la sua consistenza e la ruvidezza delle macchie, sollevò la copertina come se fosse stata di fragile vetro, ed i suoi occhi ritrovarono quella magnifica dichiarazione d’amore che vi aveva scritto.

Tra le tue braccia l’abbandono mi assale ed io mi sciolgo come neve.
Siamo come le onde del mare ed i sospiri.
Non smetterò mai di giurarti il mio amore.
Buon S. Valentino Tony, mio unico dolce amore.
C.

Quanto tempo era che non rileggeva quelle parole? Tanto… Troppo tempo…
Per un attimo gli era sembrato di essere stato catapultato indietro nel tempo, a quel giorno di S. Valentino di tanti anni prima, loro due distesi sul letto, abbracciati stretti dopo aver fatto l’amore, la sua testa sulla sua spalla mentre gli leggeva con la sua voce morbida e roca quella dedica.
Una lacrima riuscì a sfuggire dal suo occhi e gli scivolò lungo il volto. A Gibbs sembrò che quella lacrima avesse lo stesso suono disturbante di freni rotti.
Aveva fatto finta di niente, si era costretto a non pensarci, a fare finta che non fosse mai accaduto…
… Eppure mai come in quel momento si rese conto quanto gli mancasse! Ne era ancora innamorato e forse quei sentimenti non sarebbero mai andati via da lui, sarebbero rimasti sempre dentro di lui a tormentarlo… insieme ai ricordi dei momenti passati insieme, alcuni dolci altri da dimenticare, ma tutti ugualmente magnifici ed insostituibili.
Ricordava ancora l’ultima volta che avevano fatto l’amore, la sua pelle ricordava ancora la sensazione delle sue mani che la carezzavano, i suoi polmoni ricordavano il suo odore dolce e sensuale, le sue labbra il sapore della sua bocca, il suo corpo com’era fare l’amore…
Ora che si permetteva finalmente di fermarsi a riflettere e ricordare, gli sembrava di sentire la sua presenza ben radicata dentro di lui.
Avrebbe dato qualsiasi cosa per un’altra ora insieme! Per poter parlare, ridere, giocare ed amarsi come una volta…
Poggiò il libro sul ripiano della scrivania, richiamando alla mente l’immagine della sua mente.
Fu in quel momento che la sensazione di disagio che aveva provato davanti al postino, si trasformò in urgenza: un’urgenza ancora incomprensibile, ma che lo spinse a rincorrere l’uomo anche se era consapevole che ormai non era più in zona.
Sotto lo sguardo perplesso e preoccupato di Gibbs, Tony scattò verso l’ascensore senza nemmeno preoccuparsi di prendere prima la pistola o il cappotto.
Premendo più volte sul pulsante Tony attendeva impazientemente l’arrivo della cabina. La chiave di tutto era quell’uomo, ne era più che certo! Il sesto senso che aveva dovuto sviluppare per poter sopravvivere a Gibbs si era allertato appena aveva incrociato il suo sguardo, uno sguardo che, ora lo comprendeva appieno, era da brividi! Lo aveva già visto, ma il suo cervello si rifiutava di ricordare.
Attraversò l’atrio e perlustrò il parcheggio, ma, com’era prevedibile, dell’uomo non c’era più traccia; avrebbe scommesso qualsiasi cifra che quello non era nemmeno un dipendente delle poste…
Prese il cellulare dalla cintura e compose rapidamente un numero, subito una voce metallica dall’altro capo lo avvertì che non era esistente.
Un caleidoscopio di emozioni negative attraversò il volto Tony in quel momento, mentre fissava il display stralunato.
Che stava succedendo?