Capitolo 4: Jason Acklens


Tony rimase al suo posto in attesa, lo sguardo irremovibile fisso su di lei.
Sospirò e si preparò alla rivelazione.
- Jason Acklens è stato rilasciato tre mesi fa!- .
Inizialmente Tony rimase a fissarla stupito come se non avesse afferrato il senso di quelle parole, poi, pian piano, ognuna di esse andò ad incastrarsi perfettamente nella sua testa, svelandogli il significato di quella frase e tutto il resto del mondo sfumò fino a lasciare solo il ruggito della rabbia dentro la sua testa. Se fosse stato colpito da un fulmine avrebbe provato meno dolore.
- Hanno rilasciato quel Jason Acklens?- chiese l’agente con uno strano tono di voce strozzato stringendo forte i pugni.
Kaye distolse lo sguardo colpevole.
- L’hanno rilasciato per un cavillo burocratico!- annuì abbassando la testa.
- Ma come avete potuto permettere una cosa simile? – esplose dopo un altro lungo istante di gelido silenzio – Ha ucciso Chris!- e pestò violentemente il piede a terra.
La ragazza si voltò di scatto, i suoi occhi verdi, colmi di gelida furia, si piantarono in quelli azzurri di Tony, sostenendone lo sguardo rabbioso. Gibbs e Duchy fissarono stupiti Tony: era la prima volta che lo vedevano in quello stato e faceva decisamente paura.
- Credi che non lo sappia? – gli ringhiò contro con un sibilo basso e gelido – Pensi che mi abbia fatto piacere sapere che l’assassino di Chris sia tornato in libertà? Ma è soltanto il risultato delle nostre azioni e, ci piaccia o no, dobbiamo accettarlo! L’unica nota positiva è che tu almeno non hai alcuna parte in tutta questa storia!- e gli scoccò uno sguardo allusivo.
- Cosa stai insinuando Kaye? Che sia colpa nostra?- chiese avvicinandosi minacciosamente a lei.
- Cosa credevi Tony, che l’avvocato di Acklens non avrebbe sfruttato la cosa a suo vantaggio? Siete stati solo degli stupidi ingenui! Pestare a sangue un detenuto… cos’è credevate di essere in un romanzo di Ellroy?- la sua voce era dura e fredda, sembrava sferzare l’aria prima di colpire l’amico.
Lentamente la furia nello sguardo di Tony si spense lasciando il posto solo ad una vuota disperazione, ad un senso d’impotenza lacerante: ancora una volta si sentì miseramente sconfitto.
- Cos’è successo?- chiese in un tono basso e lamentoso, irriconoscibile.
- In qualche modo l’avvocato di Acklens è venuto a sapere del linciaggio subito dal suo assistito prima dell’arresto e l’ha sfruttato a suo vantaggio. Uno degli uomini di Legardinear, il proprietario della bisca in cui lo avete arrestato, ha acconsentito a testimoniare sull’aggressione ed Acklens è stato rilasciato immediatamente.- .
- Ed il giudice gli ha creduto? Ma se Legardinear è uno dei peggiori criminali dello Stato!- protestò incredulo.
- Non ci sono prove al riguardo, ricordalo. Per ora è un onesto e rispettabilissimo avvocato di Baltimora, niente di più! Non siamo mai riusciti a collegarlo a nessuno dei crimini di cui lo sospettavamo!- gli spiegò tetra come se stesse parlando di una cosa ovvia.
Il volto di Tony si incupì ulteriormente e non riuscì a trovare niente per ribattere. Fu allora che Gibbs si staccò dal muro dove fino ad allora era stato appoggiato e si fece avanti. Non gli piaceva essere tagliato fuori, che quei due parlassero di cose di cui non capiva nemmeno la metà. Era rimasto in silenzio lasciando che quei due si chiarissero perché voleva che nessun risentimento personale interferisse con le indagini, però era arrivato il momento di smetterla con quelle ciance inutili, ora dovevano spiegare anche a lui. Qualcuno stava cercando di far fuori DiNozzo, e per poco non c’era riuscito, sotto il suo naso per giunta e per questo l’orgoglio gli bruciava maledettamente: ormai era una questione personale perché quando si cercava di fare del male ad uno dei suoi uomini era come fare del male a lui!
Avrebbe avuto quel bastardo sul tavolo di Duchy presto, molto presto!
- Voglio sapere tutto su questa storia!- ordinò ad entrambi con il suo tono di voce brusco e sbrigativo, che non ammetteva repliche.
Kaye prima di rispondere si attardò a scrutare le iridi d’acciaio di quell’uomo, che ad un primo, superficiale sguardo sembravano impenetrabili e affilate come lame di pugnali, ma che ad una seconda occhiata sembravano un mare in tempesta, squassato da chissà quali tormenti.
- Certo! Datemi un computer e vi spiegherò tutto!- sorrise lanciando un’occhiata in tralice all’amico.
Tony aveva il viso pallido e preoccupato, a Kaye bastò un’occhiata per comprendere che aveva paura che saltasse fuori qualcosa di compromettente per lui. La ragazza recuperò la sua giacca di pelle e, prima di uscire dall’obitorio ringraziò ancora una volta Duchy. Passando accanto all’amico gli diede una leggera pacca sul braccio per comunicargli che doveva stare tranquillo.
Rapidamente i due seguirono Gibbs fino all’ufficio della loro squadra. Kaye si guardò attorno sbalordita.
- Però! Ve la passate proprio bene qui all’NCIS, eh?!- esclamò.
- Non è male!- rispose Tony con un ghigno.
- Non è male?! Accidenti Tony ma ti ascolti quando parli? Il nostro ufficio a Baltimora sembra una topaia al confronto!- e scoppiò a ridere.
Una risata che fu spenta all’istante dallo sguardo d’acciaio di Gibbs. Uno sguardo con cui l’ammoniva e la riportava all’ordine. Lei deglutì a vuoto: quell’uomo metteva decisamente a disagio con i suoi modi spicci e quello sguardo da aquila! Sembrava che potesse perforarti l’anima!
- Per il computer rivolgiti a McGee!- un sibilo basso e letale con il quale le comunicava che non aveva alcuna voglia di scherzare.
Gli altri due componenti della squadra, ovviamente, dovevano aver già saputo qualcosa su quanto accaduto poco prima nel parcheggio dell’edificio. Con un cenno della testa Tony le indicò l’agente nominato dal capo e lei sillabò un grazie sulle labbra. Le lasciava il compito di spiegare la situazione. Sfilò una chiavetta dalla tasca dei jeans e la porse a McGee che, dopo un paio di manovre, ne proiettò il contenuto sul monitor dell’ufficio in modo che tutti potessero vedere. Kaye gli indicò una cartella in particolare e, al suo interno, un’immagine. Quando l’ebbe aperta sul monitor comparve la foto segnaletica di un uomo sui quarant’anni, il viso squadrato dalla mascella sporgente ricoperta di barba incolta, zigomi alti e fronte spaziosa, labbra sottili e corti capelli brizzolati ricci. La sua caratteristica erano quegli occhi azzurri così chiari da sembrare trasparenti, simili a schegge di ghiaccio. Mentre si poggiava al bordo della scrivania di McGee, Kaye notò che Tony aveva serrato i denti ed i pugni. Chissà come doveva sentirsi a dover affrontare nuovamente tutto, a ripercorrere ogni passo daccapo, a dover guardare nuovamente quegli occhi privi di ogni sentimento. Lei aveva perso un amico a causa di quell’uomo e stava male, come se qualcuno le avesse sferrato un pugno alla bocca stomaco, lasciandola piegata in due. Cosa stava provando, invece, Tony?
- Allora, questa bella faccia da galera è Jason Acklens! Quarantacinque anni, senza fissa dimora, carte di credito, cellulari, numero di previdenza sociale e quant’altro potrebbe servire a rintracciarlo. – un sorriso amaro le inclinò le labbra – Sua madre era un prostituta, il padre è sconosciuto, ma non è difficile immaginare come mai sia nato. Vivevano in una roulotte vecchia e disastrata che spostavano periodicamente da un parcheggio all’altro delle stazioni di sosta sulle autostrade. La madre si portava il lavoro a casa, nascondeva Jason sotto l’unico letto costringendolo ad assistere ai suoi incontri. Forse questo è stato l’inizio dei suoi disturbi mentali. Il giorno del suo undicesimo compleanno la madre venne uccisa sotto i suoi occhi da un cliente fatto di coca, lui si salvò solo perché non sapeva della sua esistenza. La polizia lo trovò una decina di giorni dopo, ancora accanto al cadavere della madre, in stato di shock. Appena diede segni di ripresa, gli assistenti sociali lo chiusero in un orfanotrofio, ma nessuno volle mai adottarlo per il suo carattere… diciamo… strano, e crebbe tra i maltrattamenti delle suore e degli altri bambini. A diciotto anni abbandonò l’orfanotrofio ed iniziò a passare da un lavoro all’altro, rimanendo quasi sempre senza fissa dimora. Non abbiamo mai saputo cosa abbia fatto scattare dentro di lui l’istinto di uccidere, non ha mai voluto parlarne.- .
- Molto commovente, ma cosa c’entra questo con DiNozzo?- chiese un sempre più irritato Gibbs.
- Ci sto arrivando! – rispose Kaye corrugando la fronte – Comunque, per farla breve, in pochi mesi Baltimora si riempì di cadaveri. Il suo modus operandi era complesso nella sua semplicità. Puntava un obiettivo, lo rapiva e lo teneva segregato per qualche giorno in un luogo sotto gli occhi di tutti ma che non veniva frequentato spesso. Quindi lo decapitava ed abbandonava il corpo con la testa messa in una posizione sopraelevata come per mostrarglielo. Le scene del crimine erano praticamente immacolate: niente dna né impronte digitali!- .
- Come siete arrivati a lui allora?- chiese Ziva incrociando le braccia al petto.
- Un puro caso in realtà. Era scomparso un uomo da un paio di giorni e stavamo battendo la città nel tentativo di ritrovarlo prima che lo uccidesse. La cameriera di un albergo fermò me e Tony, era sconvolta e ci disse di aver sentito strani rumori provenire dalla lavanderia, che aveva visto strane figure muoversi nella penombra. Pensando a dei banalissimi ladri la seguimmo, ma, purtroppo, ci trovammo davanti a tutt’altro. Un uomo stava brandendo un’ascia insanguinata. Ai suoi piedi un uomo con la testa mozzata. Intimammo l’alt, ma lui estrasse a sorpresa una pistola e ci sparò contro, rispondemmo al fuoco e Tony lo colpì al braccio sinistro. Fu facile allora estrapolare il suo dna e scovarlo: era già schedato per piccoli furti.- .
- Ma perché ce l’ha tanto con Tony?- chiese ancora Ziva.
- Perché è stato l’unico in tutta la sua vita ad averlo ferito!- rispose Kaye tenendo lo sguardo fisso in quello di Ziva.
- Ha tentato altre volte di ucciderlo?- si intromise Gibbs: quella parte gli interessava in particolare.
Kaye scosse la testa, si concesse un’occhiata cupa a Tony prima di proseguire.
- Ha ucciso Chris, era il poliziotto in coppia con Tony!- da come pronunciò quelle parole sembrava intendere altro.
A quel punto prese la parola Tony: non poteva lasciare tutto il peso di quella spiegazione alla sua amica, quella parte doveva esporla lui. Volle assumersi le sue responsabilità. C’erano cose con non poteva rivelare, non ancora, perché non voleva perdere la stima di quell’uomo burbero ed irascibile che gli aveva teso la mano nel momento più buio della sua vita e non l’aveva ancora lasciata. L’unico uomo al quale si sentisse legato per la prima volta dopo tanto tempo, un legame strano ed unico, esclusivo, al quale non voleva rinunciare. Non voleva nemmeno immaginare come avrebbe potuto reagire un uomo come lui, un ex marine, se avesse saputo.
- La nostra squadra era formata da quattro elementi: io, Chris, Kaye e Roy. Io e Kaye siamo identici, caratterialmente parlando, ed il tenente per controllarci e tenerci buoni mise in coppia me con Chris e lei con Roy, più flemmatici e seri. Io e Chris diventammo come dei… fratelli, praticamente inseparabili. Acklens lo uccise per colpire me. Sapeva quanto fossi legato a lui e quindi che mi avrebbe fatto più male che se avesse ucciso Kaye o Roy, o chiunque altro. Chris era in ferie, ci aveva detto che tornava a Phoenix dai suoi perché sua madre non stava bene, quindi non ci preoccupammo della sua assenza. Lui non doveva essere a Baltimora. La mattina del mio compleanno uscendo di casa, trovai la sua testa mozzata sullo zerbino, il suo corpo nudo era impiccato alla quercia del cortile.- .
Tony si fermò incapace di continuare. Il ricordo di quegli stupefacenti occhi verdi che lo fissavano opachi ed acquosi nell’immobilità della morte, gli perforò il cervello. Dovette usare tutte le sue forze per dominarsi davanti ai suoi colleghi. Kaye vedendolo in difficoltà riprese, quindi, in mano i fili del discorso.
- Sapete bene come reagiscono i poliziotti quando uno di loro viene assassinato: diventa una questione personale. Si scatenò una vera e propria caccia all’uomo, con l’unico desiderio di spedirlo in obitorio. Una soffiata ci informò che Acklens stava giocando a poker in una bisca clandestina nel territorio di Legardinear. Senza aspettare il mandato d’arresto alcuni nostri colleghi fecero irruzione e, una volta catturato il sospettato, lo pestarono a sangue. Quando arrivò in prigione era più morto che vivo. Miracolosamente si riuscì a far passare la cosa sottosilenzio, almeno fino a questo momento…- .
- Chi è Legardinear?- chiese Gibbs.
- Louis Legardinear è il capo del gruppo criminale francese che controlla la zona est, sud e nord di Baltimora e…- .
- Ma non controllava solo la zona sud?- la interruppe Tony.
- Sono cambiate un po’ di cose da quando te ne sei andato. Tre anni fa i francesi hanno subito un pesante smacco da parte degli italiani e dei cinesi che hanno occupato buona parte della zona sud, ridimensionando la loro zona di potere. Legardinear per cancellare lo scacco subito ha scatenato una serie di rappresaglie per riprendere il controllo sul territorio sottrattogli, che hanno insanguinato la città per un anno e mezzo. Quando ha ottenuto quello che voleva ha iniziato ad espandere il proprio dominio su Baltimora. Alla fine è riuscito a costringere alla resa i suoi avversari e come garanzia si è fatto consegnare le zone est e nord. Per ora la situazione è fin troppo calma, ma non sappiamo fino a quando durerà: non sappiamo quando cinesi ed italiani smetteranno le leccarsi le ferite e passino al contrattacco.- .
- È bello che le stesse cose schifose non cambino mai!- borbottò ironico Tony.
Un pesante e glaciale silenzio scese sugli agenti, ognuno intento a tirare le proprie conclusioni su quella faccenda. Il ticchettio della tastiera di McGee era l’unico suono che riempiva l’aria.
- Accidenti!- imprecò a denti stretti.
Gli altri si voltarono verso il monitor in tempo per vedere un filmato aprirsi. Lo scorcio di un salotto, con due ragazzi che chiacchieravano allegramente seduti su di un divano. Uno dei due si portò la mano alle labbra nascondendo una risata. Per Tony tutto il resto del mondo sfumò fino ad annullarsi. Kaye imprecò tra i denti: quello era l’ultimo Halloween che avevano trascorso tutti e quattro insieme. Era l’ultima volta che avevano visto Chris vivo!
- Scusate: lo tolgo immediatamente!- e McGee stava già muovendo le dita.
- Aspetta!- la voce stranamente ansiosa da Tony lo bloccò.
L’agente si avvicinò al monitor più che poté, la sua attenzione completamente focalizzata da quel ragazzo dall’aspetto minuto e fragile, capelli neri tagliati a caschetto che incorniciavano un volto dai lineamenti eleganti e fini, decorato da due iridi verde veleno. Quanto tempo era che non lo vedeva? Quanto tempo era che non guardava quei bellissimi occhi verde? Quanto tempo era che non ascoltava la sua risata? Una strana sensazione fatta di malinconia e rabbia mescolate tra loro gli impregnò il corpo: per quanto lo avesse desiderato quei momenti non sarebbero ritornati, era irripetibili, persi per sempre. Lui era perso per sempre. Quello che stava guardando non era reale, era solo un perfetto fantasma, un’illusione che non poteva toccare, che poteva solo guardare e che tormentava la sua anima.
Era così concentrato su di lui, che Tony non si rese conto che nel video sul fondo della stanza Kaye stava tirando qualcuno per costringerlo ad entrare. Ziva soffocò un’esclamazione stupefatta quando vide la persona misteriosa entrare nell’inquadratura. Un Tony deliziosamente imbronciato ed indispettito, vestito di una canottiera ed un paio di short di pelle nera e lucida, due morbide orecchie di pelo nero e bianco gli spuntavano dai capelli un po’ più lunghi di come li portava ora, e dello stesso materiale era la coda nera che si srotolava dal bacino al pavimento. Kaye represse a stento un ghigno: lei e Tony avevano fatto una scommessa, il perdente avrebbe dovuto fare tutto quello che avrebbe ordinato il vincitore. Sfortunatamente per l’amico aveva vinto lei, e Tony aveva dovuto vestirsi da gatto per Halloween. Era molto più carino di quanto ricordasse! Di sottecchi lanciò uno sguardo a Gibbs: sembrava impassibile come sempre, ma la linea della mascella era appena più tesa del normale. Un sorriso sornione le schiuse le labbra.
Il primo a riprendersi fu McGee che esplose in una fragorosa risata, subito seguito da Ziva: grazie a quel video avrebbe potuto rifarsi di tutte le prese in giro di Tony di cui era stato vittima fino a quel momento. E provvide subito a farsene una copia.
- Piantala di ridere pivello!- ringhiò Tony non sopportandolo più.
- Non è più divertente quando ti trovi dall’altra parte, eh Tony?!- sghignazzò Ziva.
L’agente borbottò qualcosa di intellegibile, lanciando poi un’occhiataccia a Kaye che gli stava sorridendo angelicamente.
- Piantatela tutti quanti! – sbottò Gibbs zittendoli tutti all’istante – Voglio qualcosa di utile per arrivare a questo Acklens! Muoversi!- .
- Agli ordini capo!- scattò Tony subito seguito dagli altri due.
Gibbs invece, con la sua espressione più feroce, si diresse verso l’ascensore: aveva urgentemente bisogno di una tazza di caffè fumante e nero per riprendersi. Dio, se ne aveva bisogno in quel momento! Sentiva ancora il sangue vorticargli incandescente nelle vene…