Capitolo 5:
Amici fraterni



Tony spostò lo sguardo dalla strada verso Kaye. L’amica era seduta sul sedile accanto al suo, la testa piegata di lato sulla spalla, le mani abbandonate in grembo, gli occhi socchiusi ed un’espressione imbronciata sulle labbra. Sorrise ritornando a guardare la strada.
Kaye aveva trascorso le ultime settimane a vegliare su di lui, giorno e notte, sempre all’erta, senza mai concedersi un attimo di pausa. Doveva essere arrivata al limite. Era un tipo resistente e tenace, ma anche lei aveva un punto oltre il quale non poteva andare.
Mentre le luci dei lampioni sfrecciavano accanto all’auto, illuminando ad intermittenza l’abitacolo con la loro luce lattiginosa, Tony ripensò a quanto quella ragazza dall’aria fragile avesse fatto per lui.
Kaye era arrivata al Dipartimento di Baltimora due anni dopo lui. Prima di entrare nella narcotici aveva svolto il proprio servizio all’immigrazione ed alla buon costume. Dalle voci che allora circolavano sul suo conto non era un elemento facile da trattare e quel trasferimento era stato una sorta di punizione.
Inizialmente non aveva gioito quando il capitano gli aveva comunicato che sarebbe stata messa in squadra con lui, ancora non aveva imparato che le donne potevano essere più pericolose degli uomini, che sono letali anche senza usare la forza bruta.
Presto aveva dovuto ricredersi sul suo conto: Kaye era intelligente ed intuitiva, più in gamba della maggior parte dei suoi colleghi, furba ed abbastanza spregiudicata da poter andare d’accordo con Gibbs. Era molto più forte di quanto il suo aspetto lasciasse intuire.
Aveva scoperto che erano più simili di quanto potesse pensare, sempre allegri e scanzonati, come se avessero il dovere di ridere ed alleggerire anche le situazioni più cupe. Amava il rischio come lui, si buttava a capofitto in ogni situazione senza pensare alle conseguenze.
Il suo carattere era spigoloso, non complicato come il suo, però possedeva tante zone d’ombra inaccessibili. Ma sapeva essere anche dolce a modo suo, gentile con le persone che riuscivano a conquistare la sua fiducia, era capace di gesti inaspettati che scaldavano profondamente il cuore. Era generosa al punto da saper rischiare la vita pur di salvare quella di un amico.
In breve Tony aveva iniziato a considerarla come la sorellina che non aveva mai avuto, stringendo con lei un sodalizio che aveva fatto tremare il Dipartimento fin dalle fondamenta. Era una coppia esplosiva la loro, seguivano le indagini usando metodi poco convenzionali che avrebbero fatto inorridire qualunque avvocato.
Alla fine il Capitano era stato costretto a metterli in squadra con Chris e Roy. Loro due erano più pragmatici, si lasciavano prendere meno dall’entusiasmo e, era certo, sarebbero in qualche modo riusciti calmare quelle due teste calde.
Lo sguardo di Tony si rabbuiò al ricordo del primo incontro con loro: il verde veleno degli occhi di Chris lo aveva trapassato da parte a parte con la sua intensità. Da quel momento non era riuscito a pensare a nient’altro che a quello ed alle sue labbra rosse e piene. Pian piano si era scoperto incantato dal suo modo di fare calmo e razionale, dai suoi movimenti lenti, dalla grana bassa e vellutata della sua voce.
Era stata Kaye a fargli comprendere la natura dei suoi sentimenti, cosa fosse quella gelosia sorda che lo divorava ogni volta che lo sapeva con un’altra donna, ed a fargli capire che non c’era nulla di cui avere paura o vergognarsi. Lo amava, punto! Non c’era altro da aggiungere.
Quando aveva compreso di essere attratto da Chris si era spaventato così tanto da rifiutarsi persino di restare in coppia con lui. Vedeva lo sconcerto di quegli occhi verdi davanti il suo comportamento irrazionale, ma davvero non riusciva più a restare da solo con lui, il suo corpo reagiva in modo troppo evidente ed imprevedibile alla presenza Chris.
Il suo stato d’animo stava compromettendo l’operatività della squadra, i risultati che ottenevano erano pochi e deludenti. Un pomeriggio, durante un appostamento, Kaye lo aveva affrontato. Era stanca di quella situazione: se non avesse risolto da solo i suoi problemi con Chris, se la sarebbe vista con lei. Il sorriso feroce che gli aveva rivolto gli aveva fatto seriamente temere per la propria vita.
Tony aveva bisogno di parlare con qualcuno, di sfogarsi e chiarirsi le idee. Lo sguardo schietto e leale della ragazza lo aiutò molto in quella decisione.
Le raccontò dei suoi sentimenti e delle sue paure, senza nasconderle nulla, sentendosi stranamente più leggero ad ogni parola pronunciata. Alla fine gli aveva dato del vigliacco. Tutto si sarebbe aspettato di sentire tranne quello. Si era voltato di scatto verso di lei cercando di incenerirla con uno sguardo infuriato: lui si era fidato di lei, le aveva raccontato segreti che non avrebbe mai rivelato a nessun altro, e come lo ripagava? Chiamandolo vigliacco!
Incrociò invece lo sguardo calmo e sereno di lei, e tutta la sua rabbia svaporò come neve al sole. Kaye allora aveva iniziato a parlare, lentamente, cercando di fargli comprendere che niente aveva importanza in amore ad eccezione della persona amata. Che i suoi timori erano infondati. Maschio o femmina non faceva molta differenza se l’amava davvero.
Parlare con Kaye era stato come spalancare una finestra e lasciare che l’aria fresca e la luce invadessero la stanza, spazzando via ogni zona d’ombra. Aveva compreso e non aveva più avuto paura.
Da allora era diventata la sua alleata nella conquista di Chris. Ogni giorno sfoderava un’idea diversa per lasciarli da soli, ma Tony non riusciva mai a trovare il coraggio di dichiararsi, frustrando ogni suo piano. Alla fine, esasperata, Kaye li aveva rinchiusi in uno dei ripostigli del Dipartimento, minacciando di non farli uscire finché non si fossero chiariti.
Strinse le dita attorno al volante fino a far sbiancare le nocche al ricordo delle dita fresche e sottili di Chris sulle sue guance, delle sue labbra che cercavano insicure le proprie, di quel timido ‘Ti amo!’ appena sussurrato sulla sua pelle. Poteva ancora sentire la solida consistenza del corpo di Chris tra le sue braccia, il suo odore pulito e dolce invadergli i polmoni, il suo sapore impregnargli la bocca.
Buttò fuori l’aria che aveva inconsciamente trattenuto e cercò di riportare i propri pensieri sul giusto binario. Si rivide nell’ufficio della narcotici, in piedi davanti la scrivania di Kaye con un’espressione beata e fin troppo felice stampata in volto. Lei lo aveva interrotto prima che potesse dire qualsiasi cosa, dichiarando che non voleva sentire i particolari, lasciandolo di stucco, quasi deluso. Poi la piega dura delle sue labbra si era sciolta in un bellissimo sorriso entusiasta. Era bastato quel “Sono contenta per te, Tony!” a fargli sciogliere un dolce calore nel petto. Kaye aveva vegliato la loro storia da lontano, evitando ingerenze dall’esterno, lasciando che si evolvesse da sola. Il suo entusiasmo nei loro confronti era sempre stato genuino.
Quando Chris era stato ucciso, lei non lo aveva mollato un solo istante, riempiendogli la testa di chiacchiere per impedirgli di fare una qualsiasi cavolata. Avevano litigato furiosamente, l’aveva perfino cacciata via, ma alla fine era sempre tornata da lui. Gli aveva teso una mano per uscire dal limbo gelido in cui si era rinchiuso per non accettare quella realtà, senza fare domande, senza pretendere nulla in cambio. Quando Gibbs era arrivato a Baltimora per seguire una caso, era stata lei a fare pressioni perché lo seguisse ed entrasse nel NCIS: sosteneva che aveva bisogno di cambiare aria, di allontanarsi da quel luogo pieno di ricordi e ricominciare daccapo. Aveva avuto maledettamente ragione.
Kaye era sempre stata dalla sua parte, cercando di proteggerlo ad ogni costo. Era sicuramente la sua migliore amica, non avrebbe trovato nessuno che potesse prendere il suo posto.
Spesso si era chiesto se le cose fossero andate diversamente se tra lui e Kaye le cose sarebbero potute andare diversamente. Parcheggiò l’auto e si volse verso l’amica. Ma poi si rispondeva che mai, per nulla al mondo, avrebbe potuto rinunciare ad una simile, splendida amicizia.
Delicatamente le scosse la spalla per svegliarla.
- Andiamo dormigliona, è ora di svegliarsi: siamo arrivati!- rise divertito.
Kaye sbadigliò mentre si stirava le gambe intorpidite, quindi gli rivolse uno sguardo ancora assonnato.
- Bene! Sono stanchissima!- si lamentò mentre si strofinava un occhio con il dorso della mano.
- Andiamo!- ordinò mentre usciva dell’abitacolo.
Quando faceva così sembrava una bambina piccola.
L’appartamento di Tony era piccolo ma arredato in modo da sfruttare in modo funzionale ogni spazio. Kaye entrò e si guardò intorno curiosa. Non era cambiato di molto da quando aveva lasciato Baltimora. Ridacchiò divertita scorgendo la quantità spropositata di dvd che occupavano il salotto. Si avvicinò iniziando a scorrere i titoli. Loro quattro avevano trascorso molte serate a guardare film della collezione di Tony muniti di pizza e birra, era uno dei loro riti, quello. Il suo dito si fermò sulla custodia di un film particolare ed il suo cuore si strinse leggendo il titolo. Vittime di guerra. Il film preferito di Chris… La stupiva che Tony lo avesse conservato nonostante tutto, anche se, dalla polvere che ricopriva la custodia, era molto tempo che non lo guardava.
- Ordino qualcosa per cena?- le chiese la voce di Tony alle sue spalle.
Sobbalzò colta di sorpresa. Si volse incrociando l’uomo che stava entrando infilandosi contemporaneamente una maglia. Perché, perché doveva essere così sventato? Si chiese massaggiandosi una tempia con la punta delle dita. Far entrare sconosciuti in casa proprio quando un pazzo cercava di ucciderlo. Proprio un’idea fantastica, quella!
- Preparo io qualcosa!- e gli lanciò un’occhiataccia.
- Il frigo è quasi vuoto.- la avvertì con un sorriso angelico.
- Mi arrangerò!- borbottò Kaye mentre già iniziava a trafficare con le pentole.
Un largo sorriso sornione si schiuse sulle labbra di Tony mentre si sedeva sul divano ed accendeva il televisore: aveva ottenuto la reazione che voleva! Era trascorso troppo tempo dall’ultima volta che aveva mangiato qualcosa cucinato da lei e quella era proprio l’occasione giusta per rimediare.
Quando lavorava a Baltimora la sua squadra aveva preso l’abitudine di cenare insieme, non importava dove bastava stare insieme dopo l’orario di lavoro per poter provare ancora una volta a se stessi che ci si era salvati, che avevano superato indenni un’altra giornata di lavoro. Era diventato una sorta di rituale. Spesso si erano ritrovati a cena da Kaye. Era un’ottima cuoca ed era piacevole chiacchierare di tutto e niente davanti un piatto di cucina casalinga, per una volta, ed una bottiglia di vino rosso. Era la cosa più vicina ad una famiglia che avessero sperimentato negli ultimi anni.
Ed ora erano rimasti solo lui e Kaye, non sapeva perché ma gli dava una grande sensazione di tristezza. Ed anche di profonda nostalgia, pensò osservando la ragazza che stava parlando mentre infilzava la pasta con la forchetta. Dov’era finito il periodo di Baltimora? Perché era dovuto termina in modo così repentino e cruento? Perché non poteva ritornare?
- E così quello era il famoso Gibbs…- esclamò all’improvviso Kaye con un sorriso malizioso e divertito decisamente allusivo.
Le era bastato quel nome per fare breccia nei pensieri dell’amico. Come aveva previsto Tony sobbalzò per poi guardarla con quell’adorabile espressione confusa che faceva ogni volta che non riusciva a comprendere dove volesse andare a parare. Il sorriso sulle sue labbra si ampliò.
- Già!- borbottò lui allungando la mano per prendere il bicchiere.
- Se è vera anche solo la metà di quello che mi hai raccontato è meglio di Superman!- ridacchiò lei.
- Oh, anche di più. Lui è… Gibbs!- concluse con un piccolo sorriso, come se quello spiegasse tutto.
Uno strano sguardo attraversò gli occhi di Kaye a quella risposta e piegò le labbra in una smorfia dubbiosa.
- Che succede?- le chiese Tony notando la sua espressione.
- Niente, niente! – rispose prontamente lei riscuotendosi all’istante – E’ che sono un po’ stanca…- e gli sorrise.
- Immagino! I piatti possono aspettare – esclamò Tony alzandosi – Tu fila a dormire!- le ordinò scherzosamente.
- Agli ordini! Dormo sul divano?- chiese con un tono lamentoso, sperando di convincerlo.
Tony ridacchiò divertito: era sempre la solita.
- Dormi con me, contenta?- sbuffò sollevando gli occhi al cielo.
- E me lo chiedi?!- esultò prima di sparire nella direzione indicatale dall’amico.
Erano due settimane che non dormiva in un letto vero, per proteggerlo aveva dovuto arrangiarsi con quello che trovava. Ma aveva troppo bisogno di farsi una sana dormita. Ne andava della sua concentrazione e di conseguenza della vita di Tony.
Il sorriso sulle labbra di lui assunse presto una sfumatura amara. Per quanto cercasse di non pensarci, tutto in Kaye gli riportava alla mente Chris. Forse era qualcosa legato a lei ed ai ricordi che condividevano, forse era dovuto al filmato che aveva visto quel pomeriggio. Quel pensiero lo fulminò come una scossa elettrica. Il filmato. L’ultima occasione per rivedere Chris. Sapeva che si sarebbe fatto del male da solo, ma il desiderio era così forte da superare qualsiasi altra cosa.
Entrò nella sua stanza per controllare che l’amica fosse addormentata e, solo quando notò il suo respiro pesante, ritornò nel salotto per frugare nella sua giacca. Accese il computer non notando che stava tremando di aspettativa ed ansia. Di desiderio frustrato.
Quando il filmato partì trattenne il fiato e rimase immobile, come se il minimo rumore avesse potuto rovinare tutto. Divorò ogni espressione ed ogni gesto di Chris, come se fosse stato davvero ancora li con lui. Se ne nutriva come un assetato che avesse appena scoperto una fonte nel deserto. Voleva afferrare un brandello di quel passato perduto e riviverlo. Voleva riavere quanto aveva perduto e conquistare ciò che aveva perso.
Il filmato giunse, finalmente, alla parte che in ufficio non avevano visto, quella che maggiormente agognava rivedere. Chris, nello schermo, avanzò verso di lui vestito da gatto con un’espressione divertita e maliziosa a velare il suo volto. Lo vide cingergli le spalle con le proprie braccia e spingersi contro di lui, tutto con i suoi movimenti irresistibilmente languidi. Ricordò tutte le promesse bollenti che gli aveva sussurrato sulla pelle, che erano incise a fuoco nei suoi occhi verdi. Vide Chris spingere la testa verso di lui e baciarlo con tutto il desiderio che la sua vista gli aveva scatenato dentro. Tony, anche a distanza di anni, riassaporò tutte le sensazioni che aveva sperimentato allora.
Eppure nonostante tutto qualcosa nei suoi sentimenti era irrimediabilmente cambiato. Erano più sfumati, più sbiaditi, come se quella lontananza avesse iniziato ad indebolirli. Se ne rese conto con un senso crescente di allarme: per quanto volesse negarlo, l’amore che provava per Chris si stava irrimediabilmente corrompendo, trasformando solo in un lontano, dolceamaro ricordo.
Si portò le mani alla testa disperato, non riuscendo a comprendere cosa stesse provando in quel momento. Tutti i suoi sentimenti si stavano riversando dentro di lui, confondendolo e straziandolo. Si sentiva come se in quel momento stesse camminando sul ciglio di un burrone, in bilico tra salvezza e perdizione. Una sola lacrima scivolò sulla sua guancia, rilucendo della luce azzurrognola dello schermo come cristallo, prima di perdersi nella piega delle sue labbra.
Nascosta nell’ombra della porta Kaye abbassò lo sguardo, incapace di lenire il dolore del suo amico, perché qualsiasi cosa gli avesse detto in quel momento sarebbe stata priva di significato. A passi lenti e pesanti ritornò nella stanza da letto, lasciando a Tony l’intimità necessaria per sfogarsi e per poter indossare ancora la sua maschera il giorno successivo.