RACCOGLIENDO UNA BAMBOLA ROTTA
Capitolo
I
Cammina
lentamente trascinando i passi pesanti e stanchi, sente come se mesi
e mesi di combattimenti in quella terra lontana e misteriosa fossero
precipitati all’improvviso sulle sue spalle portando con se
una
stanchezza infinita, gli anfibi che affondano nella sabbia
appesantiscono ancora di più i suoi movimenti. Si ferma un
istante e si guarda intorno: la gloriosa Ishibal è crollata
la
notte prima, cancellata dalla furia di un pugno di uomini, della
città non restano che malinconici mozziconi di edifici
divorati da quel mare di sabbia incandescente e brillante. Nella
notte appena trascorsa le sue fiamme si sono levate fino a lambire
quel cielo nero, dove anche la luna e le stelle si erano nascoste per
non vedere quell’inutile massacro, accendendolo di mille
scintille
dorate, mai la sua alchimia del fuoco aveva mostrato una simile
potenza, e tutto grazie ad una frammento dell’Acqua Rossa
dell’alchimista di cristallo, del dottor Marcoh. Si
è
sentito un dio davanti un esercito di insetti, ora sente solo un
vuoto freddo ed assordante dentro di sé. Ed ora guardando
tutta quella devastazione si chiede se è questo quello che
ha
desiderato la prima volta che ha aperto un testo di alchimia, se
è
questo quello che aveva cercato quando aveva affrontato
l’esame per
Alchimisti di Stato, è seriamente questo quello che voleva
per
sé… Sospira pesantemente: il Fuhrer gli ha appena
confidato
che proporrà la sua promozione a tenente colonnello per il
suo
comportamento durante la guerra e per aver eliminato due pericolosi
ribelli come i Rockbell, dovrebbe essere felice ed onorato della
cosa! Finalmente la sua vera scalata alla gerarchia militare
è
cominciata, manca veramente poco al grado di generale, poi
potrà
proporsi per la nomina a Fuhrer, il suo sogno di una vita intera:
allora perché non prova niente? Perché si sente
come se
fosse stato sprofondato in un limbo, come se ogni cellula del suo
corpo fosse ghermita da una densa atarassia? Dove sono finite la
felicità, la gioia e l’orgoglio? Oh, la risposa la
conosce
perfettamente e questo rende più dolorosa la sua situazione!
Ribelli… quei due erano medici la cui colpa era solo quella
di
curare indistintamente amici e nemici! Non è mai arrivato
tanto vicino a spararsi in bocca come in quel momento! Ha solo
eseguito gli ordini, non c’era niente di personale in quello
che ha
fatto, ma allora perché saperlo non fa meno male? Solleva lo
sguardo verso un cielo così terso da accecare…
sembra che la
natura di quel posto non si sia minimamente resa conto di quello che
era accaduto! Non sa nemmeno lui cosa si era aspettato di vedere
quella mattina, ma forse, ora che ci pensa, sarebbe stato
più
adatto un acquazzone a quel sole abbacinante! Riprende a camminare,
appesantito da quell’animo impregnato dai peccati
più
orrendi che era stato costretto a compiere in nome di quella divisa
che indossa, sente di possedere ora l’anima di un assassino.
Sorride amaramente a questo pensiero e nemmeno guarda dove si sta
dirigendo. Solo alla fine si rende conto di essere arrivato al
tempio, o meglio a quello che ne resta, e solleva lo sguardo verso il
punto dove la scala d’accesso al portico si è
spaccata a
metà e si è inclinata verso l’interno,
sprofondando a
metà nella sabbia. Anche quel posto sacro è
perduto.
Sperava di trovarlo intatto, miracolosamente risparmiato da quel dio
misericordioso che non si è degnato di muovere un solo dito
per salvare quella a città a lui dedicata e quel popolo che
lo
aveva pregato ed onorato incessantemente per generazioni. Per lui
quel luogo non ha alcun valore mistico e sacro, ma è un
importante ricordo, per questo avrebbe voluto vederlo ancora in
piede. Chiude gli occhi e rivede loro due seduti sui gradini, uno
accanto all’altro, in un silenzio calmo e rilassato. Rivede
nitidamente l’attillata uniforme nera, simile ad una muta,
che lei
indossa contrastare nettamente con il biancore del marmo della
costruzione, mentre la maschera bianca che le copre il volto sembra
mescolarsi con esso. Ricorda che man mano che il tempo scorreva
sentiva qualcosa attorcigliarsi e premere nel suo petto, e sfogare
all’esterno con quella domanda “Ma tu quanti anni
hai?”. Beh,
lei non era scappata come aveva temuto, si era limitata a fissarlo un
breve istante attraverso le iridi cieche della maschera e poi le
parole erano uscite da quelle labbra che ha potuto solo immaginare
come le acque da una diga rotta, dipingendo in tinte fosche la vita
che aveva vissuto da quando era entrata
nell’esercito…
Il
crepitio della sabbia alle sue spalle lo scuote dai suoi pensieri, si
volta e si trova davanti lei, l’Agente Speciale 653, la donna
senza
volto e senza nome che ha preso possesso stabile dei suoi pensieri da
molto tempo ormai. E come ogni volta il cuore nel petto accelera la
sua corsa mentre nella sua mente si formano tanti pensieri e tante
frasi che ha cercato senza successo di archiviare come insensate ed
inutili. In guerra la parola Amore non ha significato, questo gli
è
stato insegnato! Eppure è quello il sentimento che dalla
punta
della sua lingua preme sulle labbra per poter uscire fuori, venire
liberato ed espresso! Si fissano immobili per… un minuto,
un’ora,
un’eternità? Le sue iridi nere scrutano in quelle
cieche
della maschera che lei indossa per ritrovare quelle meravigliose
iridi blu cobalto, che ha potuto scorgere solo di sfuggita attraverso
il passamontagna che lei indossa sotto quel rivestimento candido,
quella notte che lei ha trascorso nel suo alloggio per assicurarsi
che non tentasse più il suicidio. E di nuovo un mare di
sensazioni simili e contrastanti ha iniziato a ribollirgli ed a
dibattersi nel petto, sensazioni a cui ha dato un nome, a cui
è
pronto a sottomettersi, ma per cui ha una paura quasi folle! Non ha
mai provato quei sentimenti, lei è stata la prima ad aver
risvegliato il suo cuore a lungo inutilizzato! Distoglie lo sguardo
sperando di rifuggire a quell’imbarazzo che lo minaccia per
la
prima volta nella sua vita, inutilmente: sa che per convincerla deve
guardarla dritta negli occhi per mostrarle che è serio e
convinto della sua scelta, sa che deve parlarle con il cuore in mano
per mostrarle tutti quei pulsanti, quasi dolorosi, sentimenti che
prova per lei… Allora si volta, lentamente, come per
ritardare il
più possibile quella confessione che lo renderà
nudo e
vulnerabile come non lo è mai stato, poi finalmente riesce a
scollare le labbra ed a ritrovare la voce.
- Io non so perché
sia successo, né quando, so solo che… ti amo!-.
Parla a
ruota libera di tutto quello che la sua mente gli suggerisce,
cercando di spiegarle come sia successa una cosa simile, cercando di
inculcarle che questa volta sta facendo seriamente, che non
è
solo una tattica per portarsela a letto e poi scaricarla, dannazione
ma non lo sente quanto furiosamente batte il suo cuore in quel
momento?! Mille giri di parole ed un fiume di frasi solo per
confessarle un’unica verità: era irrimediabilmente
perso per
lei! Non è sicuro di aver detto le cose giuste,
né se
la sua voce è stata abbastanza ferma e decisa. Ora sa solo
che
deve aspettare, è cosciente che quell’eterno
istante di
silenzio può annunciare la sua salvezza come la sua
dannazione.
- Tu sei innamorato dell’idea che ti sei fatto, non
di me. Ragiona Roy, non conosci nemmeno il mio volto come puoi dire
di amarmi? Io non ti amo, mi dispiace!- .
Secco, asettico,
disinteressato. Un sottile stiletto infilzato lentamente e con
precisione chirurgica nel suo cuore. Il suo cuore batte ancora?
Perché non riesce a pensare? Dov’è
andata a
nascondersi la sua voce? Lei si volta indifferente allo tsunami che
l’ha sommerso e lo sta soffocando, e si allontana senza
voltarsi
una sola volta, veloce e leggera come un sospiro.
Lui si sente
tanto come un pezzo di vetro infranto da una pietra.
Ha ragione
Maes quando lo rimprovera che le donne che abbandona appena
è
stufo di loro soffrono: fa un male cane essere gettati via da chi si
ama!
Quartiere Generale. Central City.
Ufficio del
Fuhrer.
- Mi ha fatto chiamare signore?- chiese Mustang.
-
Vieni pure avanti. Volevo informarti che è stato destinato
un
nuovo elemento alla tua squadra, arriverà entro domani.- .
-
Non ne capisco il motivo… la mia squadra è
già molto
valida!- .
L’uomo non rispose, si limitò a sollevare
l’unico occhio che possedeva sul giovane ufficiale in piedi
davanti
la sua scrivania, e Mustang in quell’occhio verde scorse un
qualcosa che lo fece rabbrividire di disagio, nonostante il sorriso
tranquillo che ancora gli incurvava le labbra. Capì che
quello
era un ordine che non poteva essere discusso.
- Agli ordini!- si
rassegnò Mustang.
Mustang entrò nel suo ufficio
sbattendo la porta e crollando sulla sedia della scrivania con uno
sguardo truce: che significava quel trasferimento così
all’improvviso? Quando era stato trasferito dal settore
orientale
gli avevano ordinato di portare con se solo sei persone, ed ora gli
rifilavano un nuovo elemento, magari una recluta fresca di accademia,
totalmente inservibile per la sua squadra. Oppure era una spia che
doveva controllare le sue mosse e riferirle ad uno dei suoi nemici in
modo da farlo cadere al primo passo falso ed escluderlo dai
giochi…
Rimuginare non aveva alcun senso, doveva solo aspettare
e vedere cosa sarebbe successo, solo allora avrebbe potuto agire!
Nel
tardo pomeriggio qualcuno bussò alla porta del suo ufficio.
-
Avanti!- ordinò.
La porta si aprì docilmente
ruotando sui cardini ben oliati, e nella stanza entrò il
nuovo
elemento della sua squadra: era una ragazza molto giovane, i
lineamenti delicati che sembravano fusi nel bronzo erano tesi in
un’espressione seria, i capelli neri legati in una lunga
treccia
incorniciavano l’ovale perfetta del viso, sottolineato da
grandi
occhi azzurri, simili a laghi di alta montagna, stranamente screziati
da sottili fili d’ambra. Mustang si chiese quanto tempo gli
sarebbe
occorso per raccogliere la mascella che gli era crollata sul
pavimento per la sorpresa: quella ragazza era bellissima!
La nuova
arrivata avanzò fino alla scrivania del colonnello con
movimenti lenti e felini, poi scattò sull’attenti.
-
Maresciallo capo Saya Takano ai suoi ordini!- .
Mustang cercò
di ricomporsi come meglio poté, poi la sua attenzione fu
calamitata dagli occhi azzurri della ragazza: li aveva già
visti! Non ricordava né dove né quando ma era
sicurissimo di aver già fissato quelle acquemarine perfette!
-
Colonnello?- la voce della ragazza lo riportò coi piedi per
terra.
- Ah, si… Quindi tu saresti il nuovo elemento?- .
-
Esatto signore! Trasferito dalla Prefettura Sud!- .
- Bene, si
scelga una scrivania! Riza aiutala con il suo nuovo lavoro!-.
-
Agli ordini!- scattò una donna bionda.
La giornata di Saya
trascorse tranquillamente ad imparare le sue nuove mansioni: quando
era a Sud operava quasi sempre sul campo e quelle stupide faccende
burocratiche lei ed i suoi compagni di squadra le lasciavano sempre a
quei topi di biblioteca che se ne stavano sempre rintanati
nell’ufficio, le trovava noiose ed inutili, ma visto che ora
si
trovava rinchiusa in un ufficio che solo quando otteneva degli ordini
diventava operativo doveva adeguarsi… La cosa strana era che
sentiva spesso lo sguardo gelido del colonnello posarsi su di lei, da
come l’aveva trattata al suo arrivo si vedeva che non gli era
piaciuta: prevedeva tempi grami, molto grami!
All’improvviso
dall’esterno iniziarono a provenire delle urla, il tenente si
alzò
ed andò a vedere cosa stesse succedendo.
- Colonnello hanno
trovato una tigre nel cortile!- urlò ritornando sui suoi
passi.
A quelle parole Saya scattò in piedi: si era
dimenticata di Ranja!
- Colonnello quella tigre è la mia
compagna di squadra, mi permetta di andare a prenderla!- si
affrettò
a chiedere.
Mustang alzò uno sguardo stupito su di lei.
-
Tu vai in giro con una tigre?!- .
- Stiamo insieme da molti anni:
è la mia migliore amica! Non farebbe male ad una mosca, mi
permetta di andare a prenderla prima che le possa succedere
qualcosa!- .
- Perché non l’hai portata subito dentro?-
.
- Perché non sapevo come l’avrebbe presa, di
solito
tutti hanno paura del suo aspetto alla prima occhiata e quindi
l’ho
lasciata in cortile a svagarsi un po’ dopo il lungo viaggio
in
treno in cui è stata costretta in una gabbia, sarei tornata
a
riprenderla dopo il colloqui con lei, ma l’ho dimenticata,
perché
nella vecchia sede la lasciavo sempre libera di gironzolare
perché
la conoscevano tutti, e…- .
- Vai a riprenderti la tua tigre!-
sospirò il colonnello.
Saya tornò poco dopo
accompagnata da uno degli esemplari di tigre più grossi che
avessero mai visto! Si guardò intorno sospettosa, per poi
puntare dritta verso Mustang che si appiattiva sempre più
sulla sedia nella speranza di attraversarla e scappare. Ranja si
piantò davanti a lui fissandolo in volto con uno strano
luccichio negli occhi, poi alzò le pesanti zampe anteriori e
le adagiò non proprio delicatamente sulle spalle del
colonnello che iniziava a sudare freddo ed ad accarezzare
l’idea di
farla saltare in aria, vide la tigre aprire le fauci ed avvicinarsi,
chiuse gli occhi e … sentì una cosa ruvida ed
umida
passargli sulla guancia! Aprì sospettoso un occhio e vide
che
la tigre gli stava facendo le fusa come un micio qualunque! Quando
l’animale lo liberò e si accoccolò ai
suoi piedi
poggiando il muso sui suoi anfibi, Mustang emise un sonoro sospiro di
sollievo.
Saya gli si avvicinò ridendo ed iniziò ad
accarezzare quel bestione come se fosse un innocuo gattino.
- Non
deve aver paura di Ranja colonnello, è l’animale
più
buono che io conosca! E poi l’ha preso subito in simpatia
visto le
fusa che ha fatto! E le assicuro che è la prima volta che si
comporta così!- .
Mustang restò letteralmente
incantato dall’espressione dolcissima che si era dipinta sul
suo
volto quando gli aveva sorriso, un sorriso che aveva ammorbidito i
suoi lineamenti ed illuminato i suoi occhi.
Come ogni sera da
un mese a quella parte, uscito dal lavoro Mustang ordinò al
suo autista di andare al cimitero. Come ogni volta era chiuso vista
l’ora tarda e lui restava a fissare le file scure delle
lapidi
contro il buio della sera che si intravedevano al di la del cancello
di ferro battuto, immaginando di camminare fino a raggiungere quella
dell’amico. Fermarsi e raccontargli quella strana giornata,
di
quelle ragazza bella come un sogno che gli era comparsa davanti,
magari Hughes sarebbe esploso a ridere dicendogli che non esisteva
solo il lavoro e che era ora di accasarsi! Ma non avrebbe mai avuto
una moglie bellissima ed un figlia intelligentissima e bellissima
come la sua!
Mustang sbuffò automaticamente ricordando
tutte le volte che gli aveva sbattuto il telefono in faccia
perché
lo aveva chiamato solo per parlare di Alicya; e come dimenticare
quando, prima dell’esame di Ed che aveva deciso di sfidarlo,
aveva
esposto un megaposter della piccolina annunciandola come “la
donna
più bella del mondo” e scatenò le ire
di tutti i
militari accorsi ad assistere al loro scontro?!
Si, poteva
ammetterlo ora che era solo: Hughes gli mancava da morire! Gli
mancava la sua amicizia e la sua allegria! Era la classica persona
che si crede che resterà al nostro fianco per sempre a
vegliarci e tirarci fuori dai guai, ma che se ne va presto, troppo
presto… Si sentiva abbandonato in un certo qual
modo… E
tremendamente in colpa per non essere stato al suo fianco
quando…
quando … beh, lui era l’Alchimista di Fuoco,
sarebbe stato in
grado di aiutarlo, di proteggerlo, di riportarlo dalla sua amatissima
famiglia, un po’ ammaccato, ma almeno vivo…
nessuno avrebbe
dovuto portare a quella donna la notizia della morte
dell’uomo che
amava e alla bambina quella del padre che adorava… Sentiva
ancora
rimbombargli nelle orecchi le urla di Alicya il giorno del funerale
quando chiedeva a sua madre il perché suo padre era chiuso
in
quella bara, per poi iniziare ad implorarla tra le lacrime di farli
smettere di buttare terra su di essa altrimenti suo padre non sarebbe
mai potuto uscire da li e tornare da loro… Era stato
semplicemente
straziante per lui… E si vergognava come un ladro per aver
lasciato
cadere la cosa senza nemmeno aprire un’indagine ufficiosa,
per
questo non aveva ancora trovato il coraggio di andare a trovare la
vedova… e poi sentire lodare l’amico sarebbe stata
un’ulteriore
pugnalata in pieno petto per lui!
Un leggero pizzicore ai lati
degli occhi lo avvertì che stava per mettersi a piangere,
scosse la testa ed ordinò all’autista di portarlo
a
casa.
Mentre apriva il portone notò un’ombra nascosta
dietro l’albero di fronte la casa, fece finta di niente
continuando
a tenere quel punto sotto controllo, entrò ed accese la luce
della cucina per attirare l’attenzione di quello che lo stava
spiando, salì le scale e senza accendere la luce si
appostò
alla finestra della sua camera da letto. Osservò una figura
scura uscire dopo alcuni minuti dal suo nascondiglio, guardarsi un
attimo intorno, per poi saltare sull’albero. Mustang
notò
sorpreso che si muoveva con l’agilità di un
acrobata. La sua
mente iniziò a lavorare febbrile mentre notava che stava
salendo verso la sua camera: chi era? E che diavolo voleva da
lui?
Vide la figura vestita di una tuta nera aderente con il volto
coperto, arrampicarsi agilmente sul ramo che arrivava fino alla
finestra dietro cui era appostato, si nascose di più sotto
la
spessa tenda. Ormai la figura era a ridosso del vetro, la
sentì
battere le nocche contro la lastra e poi armeggiare nella sacca che
portava a tracolla. Aveva abbassato la testa: era il momento buono
per agire! Mustang balzò fuori dal suo nascondiglio ed
aprì
la finestra di scatto, per un secondo i due si fissarono, poi il
colonnello fece schioccare le dita producendo una fiammata che
rivolse contro l’avversario, istantaneamente anche
l’intruso
schioccò le dita creando una barriera bianca e solida
attorno
al suo corpo. Un’esplosione. Una luce accecante. Tanto fumo.
Quando
Mustang ricominciò a vedere la spia era scomparsa nel nulla,
lasciando dietro di se soltanto un ramo spezzato e gocciolante
d’acqua.
Il colonnello fissò basito quello che aveva
appena visto: usava l’alchimia nel suo stesso modo, facendo
schioccare le dita, senza cerchio alchemico, ma invece del fuoco, il
suo elemento era il ghiaccio… aveva già visto una
cosa del
genere, ad Ishibar sei anni prima! Il suo cuore mancò di un
battito: possibile che fosse lei?
Intanto la spia lo fissava
da un nascondiglio più sicuro. Fissava la sua figura
inghiottita dal buio grigio della stanza ed avvolta
nell’uniforma
blu dell’esercito. Sorrise divertita: Mustang in quegli anni
non
era cambiato di una virgola, forse era solo diventato un po’
più
carino! Beh, ci sarebbe stato proprio da divertirsi!
E ringraziò
mentalmente Hughes dovunque fosse in quel momento…
In quella
settimana Saya si era mostrata un elemento più che valido!
Era
sempre pronta ed attiva, intelligente e capace. Mustang aveva notato
che portava due pugnali con la lama di almeno una trentina di
centimetri nascosti sotto la giacca in astucci probabilmente di cuoio
legati alla cintura, e doveva portare qualche stiletto anche nello
stivale destro visto come lo piegava. Ed aveva superato il tenente
sia nella lotta corpo a corpo che nell’uso della pistola.
Cominciava a ricredersi sul suo conto!
Saya aveva solo la pessima
abitudine di lavorare ascoltando la musica con gli auricolari, diceva
che non poteva farne a meno, ma almeno la teneva bassa e quando le
ordinavano qualcosa li sentiva…
Era la pausa pranzo e Mustang
stava tornando dalla mensa: ancora una decina di minuti e poi si
ritornava a lavorare! Si fermò davanti una finestra che dava
sul cortile, un movimento in basso attirò la sua attenzione,
guardò e vide che Ranja saltellava allegra sul prato
spaventando un po’ i militari che si muovevano da un reparto
all’altro; se c’era quel bestione ci doveva essere
anche Saya, la
cercò con lo sguardo e la trovò seduta poco
distante su
una delle panchine di pietra che puntellavano il prato e stava
leggendo un libro. Da quella distanza non poteva vedere bene i suoi
lineamenti, ma gli sembravano rilassati, mentre la luce del sole
giocava spietatamente con i suoi capelli e la sua pelle, animandoli
di una miriade di riflessi; la osservò mentre si stirava le
membra, per poi guardare l’ora sull’orologio da
polso. Come se si
sentisse osservata sollevò le testa incrociando lo sguardo
del
colonnello, che saltò sorpreso vedendosi scoperto. Ma Saya
si
limitò a sorridergli, un sorriso dolcissimo che fece
arrossire
Mustang. Che poteva inventarsi per spiegare il perché la
stava
guardando? Le fece cenno di salire perché era tardi e si
allontanò velocemente dalla finestra. Non poté
vedere
l’espressione triste che aveva velato il volto della
ragazza.
Perché si comportava in quel modo? Con lei non
riusciva mai ad essere gentile come con gli altri e non riusciva
proprio a spiegarsene il motivo!
Entrò nell’ufficio e
sprofondò nella sua poltrona, sospirò e
posò lo
sguardo sulla scrivania che stava proprio di fronte alla sua, quella
di Takano. Indubbiamente quella ragazza era molto bella, ma
c’era
qualcosa che non lo convinceva, sembrava che attorno a lei ci fosse
un alone di mistero… Quando chiacchierava con gli altri
dribblava
con una destrezza straordinaria tutte le domande che riguardavano il
suo vecchio lavoro e la sua famiglia, come se ci fosse qualcosa che
non doveva essere scoperto… eppure il suo dossier era
più
che pulito! Non c’era una sola macchia nella sua carriera,
anzi
aveva collezionato più di un riconoscimento in azioni al
limite, dove aveva rischiato più volte la vita, ma
comportandosi più che coraggiosamente!
Era pomeriggio
inoltrato e tutti erano più o meno impegnati nel lavoro.
Saya
era impegnata nella compilazione di verbale che richiedeva la
consultazione di altri vecchi di anni che aveva dovuto riesumare in
archivio sotto almeno quattro strati di polvere… Mentre
poggiava
sul ripiano della scrivania l’enorme pila di cartelline,
nell’ufficio entrò un agente posto di guardia
all’ingresso.
- Maresciallo capo Takano?! C’è una
visita per lei all’ingresso… AHIA!!!- una mano
aveva spinto il
povero militare facendolo finire lungo disteso nel corridoio con una
sonora imprecazione.
- Ciao sorellina! Ti sono mancata?- urlò
il ciclone biondo che si era catapultato nell’ufficio.
- A…
Aiko??!!- per la sorpresa Saya cadde dalla sedia su cui si stava
sedendo, trascinandosi dietro le cartelline e finendovi sepolta
sotto.
Appena Saya riuscì a rialzarsi guardò la
ragazza che era ripiombata nella sua vita: tutti i suoi progetti di
tranquillità erano stati sgretolati in un attimo! Sua
sorella
era peggio di un ciclone ed un tornado messi insieme, era capace di
fare più danni di un terremoto, di una eruzione vulcanica e
di
uno tsunami simultanee nella stessa zona, era un maremoto su due
gambe, la personificazione stessa della distruzione!!
- Aiko!! Che
diavolo ci fai qui??!! Dovresti essere a July City non qui!!!- .
Per
tutta risposta la ragazza bionda le corse incontro e
l’abbracciò
affondando il viso nel suo torace e passandole le braccia attorno
alla vita essendo di molto più bassa.
- E’ questo il modo
di accogliere la tua adorata sorellina?! – e la
fissò
imbronciata – Non ci vediamo da sei mesi e quando ho saputo
che ti
avevano trasferito a Central City, mi sono fatta trasferire
anch’io,
così potremo stare sempre insieme, contenta?- e
fissò
la sorella speranzosa.
- Entusiasta!- rispose Saya con lo stesso
entusiasmo di un condannato a morte che si avvia verso il patibolo.
-
Sei sempre la solita Saya! Mi faccio tre giorni di treno per stare
con la mia adorata sorellina e tu che fai?! Mi accogli come se fossi
un ordigno sul punto di deflagrare!- esclamò Aiko fintamente
offesa, sperando che la sorella ci cascasse come ogni volta.
E
così fu.
- Ma… ma dai! Cosa ti metti in testa?! …
E’
solo che non mi aspettavo una simile eventualità,
cioè
mi… mi hai trovata impreparata… ecco tutto!! Dai,
sono
felicissima di rivederti, credimi!- cercò di convincere la
sorella spinta dal senso di colpa per averla trattata male.
Aiko
guardò la sorella diffidente.
- Sul serio?- chiese.
-
Ma… ma certo!- rispose con un sorriso tirato.
- Ah-ha! Lo sapevo
che ci saresti cascata! Basta un niente per farti sentire in colpa!-
scoppiò a ridere mentre tornava a riabbracciarla.
- Mi hai
presa in giro???!!! Aiko io ti…- .
- Che sta succedendo qui?- la
voce di Mustang che rientrava nell’ufficio le fece sobbalzare.
-
C…colonnello?! Ecco…io…posso
spiegare!- balbettò Saya
cercando di scollarsi la sorella di dosso.
Aiko si voltò
verso il proprietario di quella voce e restò di sasso.
-
Cavoli! È bellissimo!- esclamò a voce
altissima.
Mustang si volse verso quella ragazzina sconosciuta con
sguardo corrucciato, mentre Saya cercava di zittirla in tutti i
modi.
- Eh, eh, eh… ora ho capito perché sei entrata
nell’esercito sorellina! Se sono tutti come lui, credo
proprio che
a breve presenterò anch’io la mia
domannnnmmmmpppfff….!-.
Saya le aveva tappato la bocca, ma ormai
il danno era fatto! Dire una cosa del genere al suo diretto
superiore! Aiko era una vera e propria calamità naturale! E
doveva allontanarla di li prima che potesse combinare qualche altro
macello!
Quindi la trascinò fuori, il più lontano
possibile. Aiko scalciava e guaiva.
- Per poco non mi hai
soffocata!- protestò quando finalmente Saya la
liberò.
-
Non mi provocare! – ringhiò – Ma sei
fusa?! Quello è
il mio capo!- .
- Ed allora?! Non ho detto niente di male, solo
che è carino!- possibile che fosse così ottusa?!
-
Mi hai fatto fare una figura tale che devo solo correre a
nascondermi! In pratica hai detto che io mi sono fatta trasferire
nella sua unità perché è bello!- .
- È
la verità?- chiese maliziosa.
- No che non è la
verità!!! Che accidenti ti è saltato in quella
testaccia?! – urlò rossa in volto: Aiko era
semplicemente
impossibile! – Di sicuro mi sbatterà in qualche
posto
sperduto del deserto orientale…- .
- Ma è possibile che
tu non lo trovi bello?- chiese Aiko con la solita ingenuità.
Saya
sollevò la testa di scatto a fissare sbalordita sua sorella:
come poteva spiegarle tutto? Avrebbe dovuto raccontare una storia
molto lunga, difficile da capire…
- Ho capito! – annunciò
Aiko orgogliosa – Sei cotta a puntino del bel colonnello,
eh?!- .
-
Ma che cavolo dici?!- scattò il sottotenente che aveva
assunto
una tonalità violacea.
- Colpita ed affondata! Da come hai
reagito devo aver colto nel segno!- gongolava la responsabile di quel
terremoto emotivo.
- Sorellina ti conviene sparire prima che perda
la pazienza!- .
- Più fai così più significa
che nascondi qualcosa!- .
- Queste sono le chiavi di casa e questo
l’indirizzo, ok?!- .
Aiko prese le chiavi ed il foglietto che le
porgeva la sorella.
- Va beh, ora vado! Ci vediamo stasera! –
Saya la fissò perplessa: possibile che si arrendesse
così?!
– E buona fortuna con il tuo colonnello! –
sghignazzò
mentre correva per mettersi fuori dalla portata della sorella.
-
AIKOOOOOOOOO!!!!!!!- .
Saya rimase parecchio tempo a fissare la
porta dell’ufficio senza decidersi ad entrare: come avrebbe
potuto
guardare in faccia i suoi colleghi e soprattutto il colonnello dopo
quello che aveva combinato sua sorella?! Sospirò.
Improvvisamente
la porta venne aperta dall’interno e sulla soglia comparve il
colonnello che la fissava con un’aria divertita: sarebbe
voluta
sprofondare fino al nucleo della terra.
- Quanto ancora resterai
qui fuori a fissare la porta invece di entrare e lavorare?- le chiese
con un sorrisetto malizioso che fece diventare Saya del colore di
pomodoro maturo.
… Azz! … se n’era accorto! Ed ora che
si
inventava?!
Saya inchinò la testa e si preparò a
chiedere scusa al suo superiore.
- Colonnello le porgo le mie più
sentite scuse per le parole poco educate che le ha rivolto mia
sorella!- .
- E perché mai?!- rispose Mustang tra le
risate.
Saya alzò la testa a fissarlo stupita da quella
risposta.
- Ha solo detto la verità: sono bellissimo ed
intelligentissimo!- proclamò puntando il dito al cielo e
coronando tutto con una risata da deficiente puro.
Vedendo che
Saya era parecchio sconvolta da quella versione del colonnello
Mustang che non aveva mai visto, il tenente Hawkaye le si
avvicinò.
-
Non farci caso, non sembra ma spesso si comporta da vero buffone,
soprattutto se ci sono di mezzo donne che gli fanno i
complimenti…
– le sussurrò la bionda della squadra.
- Ah… ah, si?! …
Non lo sapevo…- .
Già, Saya aveva dimenticato quanto
Mustang potesse essere un buffone ed un maniaco…
Quella sera
Saya uscì molto tardi dal lavoro, fuori dall’HQ
trovò
la macchina di rappresentanza di Mustang bloccata al centro del
piazzale con il cofano sollevato ed il motore fumante, il tenente
Havoc si affaccendava per capire cosa avesse quel macinino mentre il
colonnello non la smetteva un secondo di protestare. Saya
sbuffò
e decise di andare a dare una mano al povero Havoc.
- Serve una
mano?- chiese.
- Giusto una femmina ci mancava! La macchina è
in panne e non credo che tu possa fare qualcosa!- rispose acido
Mustang.
- Se parla così vuol dire che non ha letto il mio
curriculum…- rispose con un sorriso furbo il sottotenente.
- Che
vuole dire?!- le chiese Havoc.
Saya sorrise divertita mentre si
sbottonava la giacca e la lanciava al colonnello prendendolo alla
testa, poi si arrotolò le maniche della camicia fino al
gomito
rivelando quella che doveva essere la parte inferiore di un
tatuaggio. Infine si chinò sul motore iniziando a muovere le
mani in quell’ammasso di ferraglia.
- A-ha! Trovato!- esclamò
all’improvviso.
Poi prese una torcia, la accese e la bloccò
tra le labbra, e sprofondò ancora di più dentro
il
cofano della macchina.
- Cacciavite!- ordinò allungando la
mano all’indietro senza alzare la testa.
Havoc dopo un attimo di
incertezza le allungò il cacciavite che aveva in mano, Saya
lo
prese.
- Non ne ha uno più piccolo?- .
- Eh?! Ah… no,
no…- .
- Uffa!!!- .
Allora fece scivolare le mani dietro la
schiena, all’altezza dei fianchi e tirò su la
camicia bianca
lasciando ovunque impronte di grasso per motori, sotto il tessuto
portava una specie di cintura in cuoio in cui erano alloggiati una
serie di pugnali di varie dimensioni, ne tastò alcuni con la
punta della dita, fino a quando non trovò quello che
cercava:
due coltellini così piccoli da essere quasi trasparenti
nella
luce, di visibile avevano solo il manico in acciaio ed una linea
scura contro lo sfondo che era la lama. Li sfilò dalla
cintura
ed iniziò a manovrarli insieme al posto del cacciavite. Poco
dopo si alzò con il viso e le mani fino ai gomiti imbrattati
di grasso.
- Dia gas!- ordinò al tenente.
Havoc un po’
perplesso si sedette al posto di guida, girò la chiave nel
cruscotto e diede gas, e la macchina incredibilmente partì.
Sia lui che Mustang la guardarono stupiti.
- Primo meccanico
all’HQ di North City! – spiegò intuendo
la loro muta
domanda – Avete per caso qualcosa per pulirmi?- chiese
mostrando i
palmi delle mani completamente neri.
Allora Havoc le lanciò
un panno bianco vecchio e sporco che aveva nel bagagliaio e che
doveva usare per quel genere di lavori.
- Ma come…?!- le chiese
stupito.
- Prima di entrare nell’esercito ho lavorato in
un’officina meccanica, è li che ho imparato!- .
Quella
ragazza era eccezionale! Pensarono all’unisono i due
ufficiali! Era
speciale, semplicemente!
- Posso offrirle un passaggio per
sdebitarmi del suo aiuto?- chiese Mustang cercando di sfruttare tutto
il suo charme sulla ragazza.
- Mmmhh… No, grazie! Faccia pure
come se avessi accettato!- rispose intuendo le intenzioni di quel
casanova di un colonnello.
- Eehh?? E perché?!- era un
tantino deluso, ma Havoc festeggiava: finalmente aveva trovato una
ragazza che non sarebbe caduta nelle grinfie di Mustang e con cui
forse aveva una speranza!!
- Preferisco fare due passi…- rispose
mentre recuperava la giacca dalle mani del colonnello e se la
rimetteva.
Entrambi la osservarono un po’ delusi mentre si
allontanava: Saya era bella quanto introversa e misteriosa, e questo
accresceva a livello esponenziale l’interesse che i due aveva
per
lei…
Era il giorno di S. Valentino e Saya era da un pezzo
che se ne stava impalata davanti la vetrina del fioraio sotto casa:
voleva comprare un mazzo di non ti scordar di me, con una rosa rossa
al centro, amore sincero e passione… da fargli recapitare in
forma
anonima con un corriere e con un bigliettino scritto rigorosamente
con una macchina da scrivere per non far riconoscere la
calligrafia…
Aveva passato la ultime settimane a maledirsi per
essersi innamorata di quello che era diventato da poche settimane il
suo capo, sia perché era una cosa fuori discussione vietata
severamente dal regolamento militare, sia perché sperava
ardentemente che in tutti quegli anni in cui erano stati lontani e
non aveva pensato a lui nemmeno un secondo, si fosse dimenticata di
lui…
… invece esattamente sei anni dopo si ritrovava impalata
davanti una vetrina, indecisa se attuare o no il suo piano, dopo aver
passato una notte a scrivere una frase che potesse trasmettergli il
suo amore, riaprì la busta con il bigliettino e rilesse le
poche parole scritte con lettere meccaniche: “E tu
che sei
comparso tutto ad un tratto, ed in un momento hai colorato tutto, tu
sei diverso sei importante, ed ho paura io, ho paura, e
chissà
se riuscirò a dire che ti amo a modo mio! ”.
Si, era
decisamente uscita di testa! Qualche anno prima non avrebbe mai
nemmeno contemplato l’ipotesi di mettersi a fare la corte al
proprio superiore, ma ora che lo aveva visto in un contesto diverso
dal campo militare che condividevano al tempo della guerra ed al di
fuori della gerarchia militare che vi vigeva, che aveva potuto
scoprire quanto potesse essere dolce, gentile e simpatico…
non
riusciva più a far funzionare i neuroni e si metteva a
pensare
a cose così inutili! Accartocciò il foglietto e
se lo
cacciò in tasca, allontanandosi furiosamente: era
terribilmente in ritardo e, per quanto potesse essere gentile e
disponibile con i subordinati, Mustang l’avrebbe scuoiata
viva per
quel ritardo!
Entrando in ufficiò vide che tutti la
fissavano con uno strano sorrisetto sulle labbra, anche il tenente
che solitamente era così seria. Poi notò che
sulla
scrivania del colonnello spiccava un enorme mazzo di rose rosse:
qualcun altro aveva avuto la sua idea ed il coraggio che lei non
aveva avuto…
- Takano!- la voce autoritaria di Mustang la
fulminò.
Si avvicinò titubante alla scrivania: il
volto dell’uomo era serio, eppure i suoi occhi luccicavano
divertiti.
- Posso esserle utile colonnello?- chiese scattando
sull’attenti.
- Beh, la prossima volta che vuoi mandarmi un
mazzo di fiori, ricordati di inviarmelo a casa per discrezione e poi
alle rose rosse preferisco tulipani, gigli, orchidee…- le
disse
rivolgendole un sorriso derisorio.
- Cosa?! Mi dispiace
colonnello, ma non so di cosa stia parlando!- balbettò ad
occhi sbarrati.
- Vuoi negare di avermi mandato queste rose rosse
con quella dedica appassionata?- .
Saya per poco non svenne a
quella domanda.
- Ovviamente signore! Non farei mai una cosa
simile!- ringhiò raggiungendo la tonalità viola.
Per
tutta risposta Mustang le allungò il biglietto allegato ai
fiori, Saya lo prese tremante ed aprì temendo già
di
sapere chi ci fosse dietro a tutto quello. “Meravigliosa
creatura sei sola al mondo…
Meravigliosa paura di averti
accanto…
Occhi di sole mi bruciano dentro il cuore…
Amo la
vita … Meraviglioso…
Saya Takano.”
. AIKO!!!!!!!
Solo lei poteva esserci dietro uno scherzo così assurdo! E
non
si era neppure premunita di mascherare la sua calligrafia! Aveva
passato ogni limite! E non l’avrebbe passata liscia! Questo
scherzetto gliel’avrebbe pagato a carissimo prezzo!
- Quella è
una donna morta!- ringhiò mentre stringeva quel pezzo di
carta
fin quasi a strapparlo.
Ma perché le aveva fatto una cosa
simile?! Altrochè se le avrebbe fatto passare la voglia di
fare Cupido!! Era arrabbiata nera e si vedeva dai lampi violacei che
mandavano i suoi occhi ed dal tremore delle mani, e poi stava
letteralmente fumando!
- Takano?- la voce a metà fra lo
spaventato ed il divertito di Mustang la riportarono
nell’ufficio.
Rimise a fuoco lo sguardo sulla figura del suo
superiore ed inspirò lentamente varie volte per calmarsi, e
poi prese un foglio dalla sua scrivania che aveva compilato con la
sua calligrafia e lo porse al colonnello insieme al bigliettino.
-
Come vede non sono stata io a mandarle fiori e bigliettino
d’amore,
la scrittura è diversa! Le pongo nuovamente le mie
più
sentite scuse per il comportamento censurabile di mia sorella!- ora
la sua voce era gelida e tagliente.
- Certo che sua sorella è
un bel tipetto…- rise Breda.
- Farei volentieri a meno di lei,
mi creda! Non è la prima volta che mi fa di questi tiri, e
l’ultima volta me la sono vista proprio brutta…- .
- Va bene,
capitolo chiuso! Facciamo che non sia successo nulla, intesi Takano?-
.
- Va bene! Ma io Aiko l’ammazzo comunque!- .
- Calmati e
torna a lavoro!- .
- Va bene colonnello...- .
Durante la pausa
pranzo Saya si munì di un’enorme
quantità di monete e
si recò al telefono pubblico della struttura, da cui i
militari potevano telefonare liberamente.
A quell’ora quella
delinquente stava di sicuro lavorando… compose il numero
dell’ospedale ed attese.
- Ospedale Universitario, posso esserle
utile?- le chiese dopo qualche istante una voce femminile dal tono
formale dall’altro capo.
Saya assunse il suo tono più
ufficiale.
- Sono il maresciallo capo Saya Takano, vorrei parlare
con l’infermiera Aiko Takano, è mia sorella!- .
- Solo un
attimo!- .
Fu messa in attesa mentre il telefono trasmetteva le
note dolci di una ballata di musica classica. Prese due monete e le
infilò nella fessura del telefono.
- Sono Aiko Takano!- .
-
Proprio un bello scherzo sorellina, non c’è che
dire!- .
-
Allora sei stata contenta?! Ti ho vista così in crisi ieri
notte che ho pensato di darti una mano!- gongolava felice senza aver
colto il sarcasmo acido della sorella.
- TU SEI FUORI!!!! MA CHE
DIAVOLO TI E’ SALTATO IN QUELLA ZUCCA VUOTA?? TI DEVO
RICORDARE CHE
QUELLO E’ IL MIO DIRETTO SUPERIORE E CHE AVREBBE POTUTO FARMI
ESPELLERE ALL’ISTANTE DALL’ESERCITO????!!!- .
- Ahhh!! Non
urlare, mi hai quasi forato un timpano! – protestò
la voce
della sorella all’altro capo del telefono – Non
volevo fare
niente male, solo aiutarti…- .
- QUESTI SONO AFFARI CHE NON TI
RIGUARDANO! STANNE FUORI O LA PROSSIMA VOLTA PAGHI ANCHE QUESTA, MI
SONO SPIEGATA??!!- e riattaccò violentemente senza dare alla
sorella il tempo di rispondere.
Quando faceva così sentiva
il disperato desiderio di caricarla sul primo treno per il deserto
del non ritorno ed abbandonarla li! Ma che aveva fatto di male?
Eppure da piccola non era mai stata così…
Quella sera
Saya chiese ed ottenne il permesso di uscire prima da lavoro: nessuna
appuntamento galante quella sera, anzi!, Aiko usciva con un suo
collega e sicuramente sarebbe rimasta a dormire fuori, e lei sarebbe
rimasta a casa godendosi una cenetta semplice ed una serata di sana
lettura accanto al camino scoppiettante…
Ma prima aveva una cosa
importante da fare, doveva andare a trovare un caro amico, ed il
giorno degli innamorati era l’ideale per un tipo come lui che
era
puramente innamorato della sua famiglia!
Anche se era uscita dal
lavoro un’ora prima il cimitero era già chiuso, ed
imprecò
contro il custode che lavorava troppo poco. Si appoggiò al
muro di cinta, vicino il pesante cancello in ferro battuto e si mise
a cercare la tomba del suo amico con l’immaginazione.
Ricordò
quando aveva incontrato Hughes la prima volta, di come
l’avesse
convinta ad entrare nell’esercito dopo averla vista
all’opera
durante una rissa, di quanto si era preoccupato quando gli aveva
detto che l’avevano inserita nel gruppo degli Speciali, di
come si
era arrabbiato quando se l’era ritrovata davanti durante la
guerra
di Ishibal, con il nome di Speciale 653…
Persa a rincorrere i
suoi ricordi non si era resa conto dello scivolare del tempo
né
che avesse iniziato a piovere, né tanto meno
dell’auto di
rappresentanza che come ogni sera arrivava fin li per permettere ad
una persona sola e triste di fare una visita, almeno virtuale, ad un
amico perso per sempre.
- E tu che ci fai qui?- la voce del
colonnello Mustang fece sobbalzare Saya.
Si voltò di scatto
con gli occhi rossi di pianto e si ritrovò davanti
l’unica
persona al mondo dalla quale non avrebbe mai dovuto farsi scoprire in
quel posto! Solo in quel momento si rese conto che stava piovendo e
che lei era completamente fradicia: ma quanto tempo era passato?
-
Sono venuta a trovare un caro amico morto qualche tempo fa, non sono
potuta venire al suo funerale, e nemmeno sono andata a
trovarlo…
volevo farlo stasera, ma il cimitero era già chiuso quando
sono arrivata… così mi sono messa a pensare
e…- .
Le
parole le morirono in gola notando per la prima volta l’alone
di
tristezza che velava lo sguardo dell’uomo che le stava
davanti, non
era individuabile ad una prima, superficiale occhiata, ma era lo
sguardo di una persona che provava un dolore simile al suo…
Senza
pensare, con il cervello completamente annebbiato dal dolore, si
gettò fra le sue braccia, affondando il volto nel suo
torace,
artigliandogli la giacca dell’uniforme, scossa dai singhiozzi
e con
il volto inondato dalle lacrime, per la prima volta dopo tanto tempo
dimentica di tutto il resto e lasciando spazio solo a quel dolore
lancinante che la stava sommergendo e soffocando…
Perché
era morto? Perché non era li con lui quando era accaduto?
Perché non aveva avuto la possibilità di aiutarlo
come
lui aveva fatto con lei? Perché era dovuto morire lui che
aveva una famiglia e non lei che non aveva nessuno, o quasi?
…
Troppe domande che le bruciavano dentro come acido, che infettavano
la ferita causata dalla sua morte, mandando tutto in
cancrena…
Mustang restò impietrito da quel gesto
imprevisto: aveva visto quelle acquemarine che gli piacevano da
impazzire incresparsi per le lacrime, la pelle delle guance
arrossarsi per il pianto, le labbra sussultare nel disperato
tentativo di trattenersi… Stava tremando…
riusciva a sentire
chiaramente tutto il dolore che le si agitava dentro, mischiato
all’amarezza ed al rimpianto… Gli stessi
sentimenti che si
agitavano dentro di lui! Quella ragazzina sempre sorridente ed
allegra andava avanti facendo finta di niente, continuando a pensare
ad una persona cara che non avrebbe mai più potuto vedere da
sola, lontana dallo sguardo degli altri, lottando in solitario contro
quel dolore lancinante che le mordeva costantemente il
cuore…
esattamente quello che provava lui! Non sapendo cosa fare per
consolarla le passò un braccio intorno alle spalle ed
aspettò:
per la prima volta aveva avuto il desiderio di comportarsi
gentilmente con una persona senza nascondersi dietro a gesti
cinici.
Quando Saya si fu calmata erano ormai crollate molte
barriere tra i due, che ora si vedevano partecipi di un dolore
comune, un dolore che non era più solo esclusivo, ma
apparteneva anche a qualcun altro, e ciò li faceva sentire
meno soli.
- Come ti senti ora?- le chiese gentilmente Mustang
costringendola ad alzare il volto verso di lui.
Saya sorrise, un
sorriso triste e dolce, che provocò una fitta al colonnello.
Saya non poteva certo rispondere che ora era tutto passato,
perché
la ferita era ancora più aperta e faceva un male cane, ma la
gentilezza del colonnello l’aveva indirizzata verso la strada
della
guarigione…
- Ora sto un po’ meglio, la ringrazio colonnello!-
.
- E di cosa dovresti ringraziarmi?- .
- Della gentilezza e
della pazienza che ha dimostrato nei miei confronti!- sorrise ancora,
un po’ meno tristemente.
Era una confessione fatta con
l’innocenza di un bambino, con il tono di quelle
verità
ovvie a tutti. Mustang la guardò in volto: alcune gocce
continuavano a scorrere ad intervalli irregolari sulle guance, gli
occhi erano gonfi e rossi, come anche le guance che avevano raggiunto
una spiccata tonalità porpora… non se la sentiva
di lasciare
da sola quella ragazzina dall’aria spaurita, non per il
momento
almeno!
- Vieni, ti serve qualcosa di forte!- e la spinse verso la
macchina.
Ma Saya inchiodò i piedi: quel colonnello doveva
essere proprio un ingenuo cosmico a proporle una cosa simile!
-
Beh, che ti prende, ora?!- .
- Signore le devo ricordare il
regolamento per caso?!- balbettò la ragazza.
- Eh?!- niente
da fare, non aveva capito niente!
- “Nessun ufficiale deve
intrattenere rapporti con i propri sottoposti dopo l’orario
di
lavoro!”- recitò Saya.
- Chi se ne frega del
regolamento?! Se ci beccano diremo che ti ho incontrata per caso e ti
sto mostrando la città visto che sei appena arrivata, va
bene?- le sorrise furbescamente.
Saya lo fissò stupita:
quello era sul serio l’ufficiale inflessibile che le avevano
descritto? Era lo stesso Roy Mustang che aveva incontrato ad Ishibal?
Rientrava perfettamente nella descrizione che le aveva fatto una
volta Hughes: “Di Roy esistono varie sfaccettature,
è
capace di uccidere senza un’esitazione, è un
autentico
psicopatico, per esaminare tutte le sue turbe mentali ci vorrebbero
secoli ed i migliori cervelli dell’universo, è un
sadico che
non si pone mai troppi problemi per quello che fa, è un capo
carismatico che sa suscitare le simpatie dei suoi uomini, è
un
clown patentato, non si riesce mai a capire quando è serio e
quando no, è un temerario capace di sfidare ogni regola se
ne
ha voglia, o se è per il suo
tornaconto…è una persona
che ha sofferto terribilmente per quello che ha dovuto fare in nome
della divisa che indossa, anche se non lo da mai a vedere…
Sai che
la notte si sveglia urlando in preda ad incubi popolati dalle persone
che ha ucciso ad Ishibal? È un amico leale, una persona su
cui
si può fare affidamento, non abbandona mai chi gli chiede
aiuto… Sa essere molto gentile e dolce, anche se lo nasconde
dietro
una maschera di cinica freddezza… Tu hai solo visto il
soldato
fedele che eseguiva gli ordini come un burattino dei militari, non la
persona che c’è dietro la divisa… Roy
Mustang
fondamentalmente è un insicuro che patisce la solitudine,
anche se vuole dare ad intendere che è forte, intoccabile
dal
dolore”…
Scoppiò a ridere, dopo tanto tempo, con il
cuore, fino alle lacrime, Mustang rimase incantato ad ascoltare
quella risata cristallina, che risuonava riempiendo piacevolmente
l’aria attorno a loro, e che si adattava perfettamente
all’aspetto
fragile di quella ragazza che gli faceva perdere il ritmo…
- Che
hai da ridere adesso?- chiese sperando che la sua voce non risultasse
troppo incrinata.
- Niente, niente…- scosse la testa e cercando
di ricomporsi.
- Vieni!- e la prese per il polso trascinandola via
con malagrazia.
Ed alla fine, senza sapere come, il maresciallo si
ritrovò nella macchina privata del colonnello, seduta al suo
fianco. All’improvviso iniziò a tremare di freddo:
era stata
sotto quella pioggia gelida per più di un’ora, ed
ora invece
di tornare a casa a farsi un bagno caldo ed a mettersi qualcosa di
asciutto, se ne andava in giro con l’uniforme fradicia: si,
era
uscita di testa! Ora ne aveva la conferma scientifica!
- Cerca di
resistere: siamo quasi arrivati!- disse Mustang vedendola scossa dai
brividi e sentendola starnutire.
Saya lo guardò battendo un
po’ i denti e chiedendosi dove diavolo la stesse portando. La
macchina li lasciò in una strada frequentatissima del centro
e
Saya subito scattò indietro appiattendosi contro i muri
degli
edifici e scivolando contro di essi nella speranza di non essere
notati: ora era scientificamente provato anche che Mustang era un
pazzo incosciente e questo Hughes aveva omesso di dirglielo!
- Ma
che fai?! Quello è proprio il modo giusto per attirare
l’attenzione, cammina tranquillamente e nessuno ti
noterà!-
la riprese.
La ragazza seguì, non proprio tranquillamente,
il colonnello in un vicolo laterale alla piazza cittadina, fino a
trovarsi in un locale costruito nel piano terra di una vecchia casa,
totalmente in penombra: sembrava uno di quei ritrovi per gangster
dove ognuno si faceva gli affari propri e tutti vivevano felici.
Mustang entrò deciso: doveva venirci spesso in quel posto
poco
raccomandabile. Si avvicinò al bancone.
- Salve capo!- lo
salutò.
- Ehilà colonnello, da quanto tempo!- eh,
si: Mustang era un abitudinario di quel luogo...
- Il lavoro…
senti è libero il solito tavolo?- .
- Certamente! Che ti
porto?- .
- Due whisky, uno doppio: la mia amica sta congelando! –
ed il “capo” sorrise divertito dopo aver gettato
uno sguardo a
Saya – Si può mangiare qualcosa?- .
- Lascia fare a me
colonnello: ti porterò una cenetta senza pretese che ti
farà
fare un bella figura con la tua splendida amica!- .
- Allora mi
fido di te! – Prese i due bicchieri di whisky e si
allontanò
– Seguimi!- ordinò a Saya.
Si sedettero ad un tavolo
piuttosto appartato, contro il muro e circondato dagli altri tavoli,
e più in penombra. Mustang posò i bicchieri sul
ripiano
e fece scivolare quello con più liquido verso Saya. La
ragazza
guardò senza capire il bicchiere e poi il colonnello.
-
Bevi! Sei fradicia e mezza intirizzita, questo ti scalderà e
ti eviterà una polmonite!- le spiegò.
- Mi dispiace,
ma io sono astemia! Non ho mai bevuto qualcosa di alcolico in vita
mia!- rispose allontanando un po’ il bicchiere da se.
- Bevi: è
un ordine! Non ho bisogno di elementi malaticci nella mia
unità!-
sbuffò con millanteria.
Poi osservò divertito Saya
che chiudeva titubante la mano destra attorno al bicchiere e se lo
portava diffidente alle labbra, per poi assaggiarne un sorso e
tossire perché non essendo abituata l’alcool le
stava
bruciando la gola.
- Allora, com’è?- chiese trattenendo a
stento una risata.
- Preferisco una tazza di tè per
riscaldarmi!- borbottò reprimendo un colpo di tosse.
- Ti
abituerai… - esclamò sicuro mentre beveva un
sorso dal suo
bicchiere.
Saya si guardava intorno sospettosa: man mano che ne
registrava i particolari quel locale le sembrava sempre più
un
ritrovo per criminali, forse avrebbe potuto trovarci qualche
informazione utile, in fondo non era molto differente dai soliti
locali di ultim'ordine che frequentava lei per lavoro…
- Ci
venivo spesso con un amico… - disse all’improvviso
il colonnello
con un tono triste nella voce un po’ roca.
Saya si volse a
guardarlo: il colonnello aveva il volto girato di tre quarti in modo
che lei non potesse incrociare il suo sguardo, mentre fingeva di
guardare un punto misterioso della stanza.
- Era un colonnello
della polizia militare, ed era l’unico che mi parlava
sinceramente
mettendomi spietatamente davanti ai miei errori… era
l’unico vero
amico che avevo! Ed ora non c’è
più…è morto
durante un’operazione in cui non ha voluto coinvolgermi!- .
La
ragazza abbassò la testa: c’era quasi rabbia nella
voce di
Mustang! E poi stava parlando senza saperlo di una persona importante
anche per lei, e non voleva che il colonnello vedesse la tristezza
nel suo sguardo… per il momento non doveva sapere nulla di
quella
storia!
- Mi dispiace!- mormorò a testa bassa.
- E di
cosa?- le chiese Mustang tornando a guardarla.
- Mi sono sfogata
con lei, nonostante anche lei stesse soffrendo, mi dispiace
tantissimo per la mia mancanza di sensibilità colonnello!-
in
realtà sapeva benissimo che Mustang soffriva per la perdita
di
Hughes, ma proprio per questo non era riuscita a trattenersi.
-
Non preoccuparti! È tutto a posto!- e le rivolse un sorriso
mesto.
- Però…- .
- Credimi! È tutto ok!- e
bevve un lungo sorso di whisky.
- Va bene…- non ne era del tutto
convinta, ma sapeva che Mustang non sarebbe andato oltre a scoprirsi
quella notte.
Il lungo silenzio che si era creato tra loro fu
interrotto dall’arrivo del tipo che aveva servito il whisky a
Mustang: depose una ciotola di legno bassa ed ampia piena di una
zuppa di legumi fumante, con alcune fette di pane tostato infilate
dentro, davanti a Saya, al colonnello servì invece una
bistecca ai ferri con un’insalata mista.
- Se avete ancora
bisogno di qualcosa chiamatemi!- disse mentre versava altro whisky
nei bicchieri.
- Grazie!- rispose Mustang affondando forchetta e
coltello nella bistecca.
Imitando il suo superiore Saya affondò
il cucchiaio di legno nella zuppa e se ne portò
un’abbondante
porzione alle labbra: il liquido bollente le bruciò la gola
scivolando caldo nell’esofago e riscaldando lentamente ogni
cellula
del suo corpo con un piacevole calore, e rabbrividì per
contrasto. Mangiarono per un po’ in silenzio.
- Allora come ti
trovi qui a Central City?- le chiese all’improvviso Mustang.
-
Vivete nel lusso qui, mi creda!- rispose con un sorriso divertito.
-
E perché?- chiese stupito Mustang.
- Lavorate in una
costruzione nuovissima splendente di marmi, i giardini sono curati al
millimetro, avete biblioteche ed archivi ordinati con precisione
maniacale, una mensa super efficiente che prepara piatti freschi e
mangiabili; agenti costantemente di guardia…- .
- Perché
tu dove lavoravi? Mi hanno detto che il quartier generale a sud
è
super moderno!- .
- Oh si, come no?! Vediamo… hanno
ristrutturato un vecchio accampamento militare fatiscente messo su
durante una guerra di una trentina di anni fa, hanno trasformato le
baracche di legno marcio in container di ferro dove si congela
d’inverno mentre d’estate si frigge, è
recintato con
quadrilatero di filo spinato, la guardia la dobbiamo fare noi,
soprattutto le reclute, siccome il terreno non è pavimentato
ma in terra battuta, quando piove il fango arriva alle caviglie, per
tacere di quello che succede quando nevica…Non abbiamo una
mensa,
ma ogni squadra è messa in un container con letti a
castello,
un bagno ed una cucina in cui i militari stessi devono preparare la
colazione e la cena, per pranzo un tizio che di spaccia per cuoco
prepara una brodaglia dallo strano colore e dal sapore rivoltante che
si potrebbe usare tranquillamente per torturare i nemici… -.
-
Caspita! Siete messi davvero male! Ma perché non
protestate?-
.
- Perché vale la pena soffrire un po’ per vivere
in
quel paradiso!- .
- Che cosa?! Ma se…- .
- Noi non siamo
distaccati a South City, ma al War South Team. La base si trova al
centro di una pianura immensa circondata da colline, costruita sui
bordi di un lago, mentre alle spalle c’è un bosco.
In
primavera l’intera valle si copre si un manto si prato verde
smeraldo puntellato di margherite, primule, ed ogni altro genere di
fiore di campo, d’estate il bosco si riempie di more,
lamponi,
ribes, fragole, ciliegie ed ogni altro tipo di frutto ed il profumo
arriva fin dentro le baracche e facciamo a gara a sgattaiolare fuori
dalla caserma per andarci a rimpinzare di quei frutti, colonnelli e
generali compresi; d’autunno tutto si tinge di cremisi ed
oro,
mentre d’inverno siamo ricoperti di un manto di soffice neve
che
rende tutto silenzioso ed innaturale… è un vero
paradiso!-
.
Mustang osservò un po’ addolorato
l’espressione
felice che si era dipinta sul viso della ragazza mentre gli
descriveva il luogo in cui aveva vissuto fino a pochi giorni prima e
che doveva mancarle da morire.
- Vorresti tornare?- non poté
esimersi di chiederle.
Saya lo fissò un istante con uno
sguardo impenetrabile, come se stesse scegliendo cosa poter dire e
cosa no al suo superiore.
- No, altrimenti non avrei chiesto il
trasferimento nella sua unità!- rispose con una decisione
che
Mustang non le aveva mai visto in volto.
- Hai chiesto tu di
essere trasferita nella mia unità? Perché lo hai
fatto?!- nessuno gliel’aveva mai detto e voleva proprio
scoprirne
il motivo.
- Beh, ho sentito parlare molto di lei colonnello e
volevo vedere di persona se quello che mi hanno detto fosse vero o se
era solo il frutto di un’ammirazione sconfinata che aveva
accecato
il loro giudizio!- .
- Il risultato?- chiese un po’ preoccupato
il moretto.
Sulle labbra di Saya fiorì un sorriso
enigmatico che fece scorrere un brivido lungo la schiena al
colonnello.
- Mi dispiace ma di questo non riuscirà ad
estorcermi neanche una lettera!- rise.
Mustang la fissò
incantato mentre assisteva ancora una volta al movimento di quelle
morbide labbra carminio verso l’altro e che si stendevano nel
sorriso più dolce che avesse mai visto sul volto di una
persona, e desiderò scoprire se quel sorriso era veramente
dolce come appariva…
Scosse la testa: no, non andava così!
Doveva smetterla con pensieri come quello, del tutto fuori
luogo!
Continuarono a parlare dimentichi di quello che li
circondava, del tempo che scorreva e del fatto che gli altri
avventori man mano andavano via svuotando il locale.
Stavano
ridendo tranquillamente per qualcosa, quando il capo gli si
avvicinò.
- Non vorrei disturbare, ma noi staremmo per
chiudere…- .
Mustang e Saya lo fissarono sorpresi, poi
guardarono l’ora sull’orologio appeso alla parete
di fronte: le
02:00???!!! Com’era possibile che avessero fatto
quell’ora senza
accorgersene?! Saya sorrise imbarazzata, mentre Mustang
sbuffò
un po’ contrariato.
- Scusaci, ma non ce n’eravamo resi conto…
Ci porti il conto, per favore?- chiese Mustang.
- Eccolo qui!- e
prontamente il capo depose sul tavolo il foglietto del conto che
aveva già fatto, per poi scomparire nella cucina.
- Che
fai?- chiese il colonnello vedendo che la ragazza aveva preso il
portafogli e ne stava tirando fuori dei soldi.
- Pago la mia
parte!- ed allungò la mano per vede il conto
quant’era.
Mustang però fu più veloce e le tolse
il foglio da sotto le dita.
- Pago io! Ti ho invitata io, no?!-
.
- Non posso accettare, lei è il mio diretto superiore e
non posso accettare un simile favoritismo nei miei confronti!- .
-
Ma per una volta non potresti dimenticare che sono il tuo
superiore?!- borbottò un po’ offeso.
- Mi scusi!- ecco,
l’aveva fatto di nuovo! Perché non riusciva a
mettere da
parte il suo carattere inflessibile?!
Il colonnello però si
pentì della sua uscita brusca vedendo la sua espressione
triste e cercò di rimediare con una battuta.
- Diciamo che
è un ringraziamento per le rose che mi hai regalato!-
sghignazzò.
- Non gliel’ho mandate io!- ringhiò
Saya di scatto.
- Va bene, va bene… facciamo finta che me le hai
regalate sul serio tu e che questo è il mio ringraziamento,
ok?- .
- Ok…- si rassegnò il maresciallo: non voleva
rischiare di contrariare di nuovo il suo colonnello – Ad una
condizione però!- .
- Sentiamo!- sbuffò divertito:
quella li era incorreggibile!
- Per il White Day mi permetta di
ricambiarla con una cena preparata da me!- .
- Sei brava a
cucinare?- .
- Nessuno può battermi nessuno ai fornelli!-
.
- Affare fatto!- rispose Mustang contento di essere riuscito a
strappare un altro appuntamento a Saya…