RACCOGLIENDO UNA BAMBOLA ROTTA

Capitolo II

Non riesco a tenere gli occhi aperti…
Tutto intorno a me è sfocato ed annullato, esiste solo la sensazione delle sue mani sui miei fianchi ed il calore umido della sua bocca…
E questo calore traditore che mi brucia nel ventre, allargandosi in cerchi concentrici per tutto il mio corpo, infiammando ogni cellula, fino a che non ne vengo sommerso…
Quando anche le ultime scie di piacere scivolano via, sento le sue labbra morbide carezzare lievemente le mie. Apro lentamente gli occhi e lei mi fissa con i suoi occhi blu così profondi che paiono assorbirmi, mentre un sorriso dolcissimo le incurva le labbra, i lunghi capelli sciolti le si sono aperti a ventaglio sulla sua schiena, scivolando lungo le braccia fin sul mio petto in mille solletichii e sensazioni scivolose.
Ancora non riesco a credere di poter provare questa congerie di sentimenti, che si fondono e si dibattono nel mio petto, per un’altra persona… e le sorrido di rimando. Poi le faccio scorrere un braccio sul collo, fino a premere una mano sulla nuca, affondando le dita nei suoi capelli morbidi come velluto; l’attiro a me ed un brivido mi percorre le spina dorsale quando sento il suo corpo combaciare alla perfezione con il mio, ed il gemito che le è nato in gola si spegne contro le mie labbra…
Mordo le sue labbra ed invado la sua bocca nelle speranza di catturare almeno un frammento della sua anima…
Lentamente scivolo di lato, trascinandola con me, fino a che non la ritrovo sotto di me, mentre continuo a baciarla. Questa volta è lei a passare le braccia sul mio collo, stringendosi ancora di più a me. Le mie mani poggiate sui suoi fianchi scorrono sulla sua pelle assaporandone la sericità. Le nostre gambe sono incastrate le une con le altre. Non ho più una particella di ossigeno nei polmoni, ma mi rifiuto di allontanarmi dalle sue labbra, e sembra che anche per lei sia la stessa cosa… Ma alla fine devo arrendermi alla mia natura umana e mi stacco per riprendere fiato. La guardo dritta negli occhi: è un po’ nervosa, respira aritmicamente e trema…
Allora la bacio lievemente sulla fronte e poi faccio scivolare le labbra sulla linea delicata del naso fino a rincontrare le sue labbra e riprendiamo il bacio da dove lo avevamo lasciato. Imprigiono il suo torace nel mio abbraccio e passo a posarle piccoli baci sul collo. Le bacio tutto il corpo senza fretta, sentandola contorcersi sotto di me. Rotoliamo tra le lenzuola, mentre le sue mani scivolano sulla mia pelle, seguite a ruota dalle sue labbra, strappandomi gemiti di piacere. Lentamente ripercorro a ritroso il percorso dal punto in cui mi trovo ora fino alle sue labbra e riprendo a baciarla. L’eccitazione mi serpeggia nelle vene e ribalto di nuovo le posizioni senza smettere di avventarmi su di lei. Ormai al limite mi sollevo sopra di lei ed abbassando i fianchi fra le sue cosce la penetro. Mi artiglia le spalle in una presa soffocante. Io accarezzo ogni centimetro della sua pelle libera dal mio corpo, provocando gemiti che mi soffia direttamente nella cavità del collo. Bacio la sua fronte ed inizio a muovermi. Quella piccola parte razionale del mio cervello che non è ancora andata in vacanza registra la sua voce ripetere il mio nome come un mantra, per poi soffiarmi contro il collo un flebile “ti amo”. Sento le sue labbra posarmi piccoli baci sul collo. Le passo un braccio attorno alla schiena nel tentativo aumentare ancora di più il contatto fra noi.
- Ti amo da impazzire Saya!- .
Sento la mia voce roca pronunciare quelle cinque parole contro il suo orecchio…


Mustang spalancò gli occhi mettendosi a sedere di scatto. Si guardò intorno confuso: era nel suo letto ma… che diavolo aveva sognato?! Non poteva essere! Titubante si volse a guardare l’altro lato del letto, ed era vuoto esattamente come quando si era addormentato! Nonostante quel sogno fosse stato così vivido Saya non era li con lui… già, ma che cosa significava un sogno simile in quel momento? Forse era solo una conseguenza della serata che avevano passato insieme… si, non poteva essere altrimenti! Non aveva tempo per perdersi in simili sciocchezze! Eppure…
…. Beh, se doveva essere proprio sincero non gli era dispiaciuto chiacchierare con lei, era stata una serata piacevolissima, non si era mai sentito così bene con qualcuno, e, per la prima volta dalla morte di Hughes, si era sentito sereno e… si!, felice!
E forse poteva ammettere che Saya gli piaceva, per dirla semplicisticamente…
Ecco ora sentiva sul serio la mancanza del suo amico! Avrebbe potuto prendere il telefono e chiamarlo, sfogarsi fino a sentirlo scoppiare a ridere, ed urlargli contro che era una cosa seria, ed allora Hughes con voce serena gli avrebbe detto… già che cosa gli avrebbe potuto dire? Mustang non lo sapeva e non lo avrebbe saputo mai!
Si fece una doccia veloce e si diresse in cucina, guardò l’orologio: aveva tempo per fare colazione tranquillamente quella mattina, aveva ancora una mezz’oretta prima che la macchina passasse a prenderlo. Mise su il caffé e andò a prendere il giornale che avevano lasciato fuori la porta come ogni mattina. Sfogliò le pagine disinteressato, senza neanche vedere le notizie che fingeva di leggere, erano come un’accozzaglia di lettere senza senso: quella mattina si sentiva distratto e neanche quel calderone di caffé che si era preparato bastava a riportarlo con i piedi per terra! E poi non vedeva l’ora di arrivare al comando! Non sapeva perché ma quella mattina il tempo sembrava scorrere troppo lentamente per i suoi gusti! Voleva arrivare il più in fretta possibile per vedere Saya… Mustang scosse la testa a quel pensiero: era tutta colpa di quel maledetto sogno! Istintivamente si fissò le mani: sentiva ancora la sensazione della pelle di Saya contro la sua… Ma in tutta quella massa di sentimenti che non capiva dov’era andata a finire lei? Per mesi si era tormentato desiderando di rivederla, di poter osservare finalmente il volto nascosto sotto la maschera bianca che lo ricopriva, stringere lei tra le braccia, non quella ragazzina venuta da chissà dove! Già, lei! Non sapeva nemmeno che faccia avesse, sapeva solo che si chiamava 653 e che era lo Speciale che gli avevano affiancato durante la Guerra di Ishibal per non fargli correre rischi inutili… ma si era innamorato sul serio di quella pazza scatenata che aveva il coraggio di chiamarlo pivello, che si buttava a capofitto in ogni situazione per difenderlo e in cui aveva trovato un’amica sensibile capace di ascoltarlo… Quando le aveva confessato tutto, lei cosa le aveva risposto?!
- Mi dispiace Roy, ma tu sei innamorato dell’idea che ti sei fatto non di me! In fondo non sai nulla di me, nemmeno il mio volto!- .
Già, gli aveva risposto proprio quello, poi si era voltata e non l’aveva più rivista, solo nei suoi sogni…
Ed in tutto quello Saya che c’entrava?!
Aveva un tale caos in testa…
Bevve l’ultimo sorso di cafè e poi infilò la giacca della divisa: per il momento non era a quello che doveva pensare! Chiuse la porta e scese mentre arrivava la macchina di rappresentanza.

Era un’altra noiosissima giornata di lavoro burocratico! Saya era al limite: non era abituata a passare tante ore in ufficio e smaniava per uscirne alla minima occasione e fare quattro passi fuori… ma quella mattina, dato che si era presentata in ufficio coperta di lividi e cerotti e non aveva saputo dare una spiegazione logica al come se li fosse fatti, Mustang aveva deciso che il suo posto era in ufficio ad imparare la compilazione di una pratica complicatissima piena di spazi vuoti da riempire con una miriade di acronimi tutti simili tra loro, e di cui bastava sbagliare una sola lettera per stravolgerne completamente il senso: ed infatti era arrivata ad appallottolare il trentesimo foglio errato nel giro di un’ora e mezza, la buona notizia era che almeno man mano faceva sempre meno errori… ma ormai la sua irritazione stava raggiungendo livelli esponenziali: al suo vecchio comando poteva entrare ed uscire come più le piaceva e quei fastidiosi questionari fatti solo per far uscire di testa quelli come lei li appioppava tutti ai segretari, nessuno avrebbe mai preteso che lei facesse lavoro da scrivania, ma se ci riusciva il tenente, poteva riuscirci anche lei! Non si sarebbe mai fatta battere da lei, per nessuna ragione al mondo!
Stava per ridurre in pulviscolo cosmico quella specie di elenco con gli acronimi che le avevano dato perché “le facilitasse il lavoro”, testuali parole del sergente maggiore, ma che in realtà la stava mandando totalmente in tilt perché in quell’elenco sconfinato di sigle assurde che non significavano niente per lei se non le avesse prima sciolte, non riusciva a trovare quello che avrebbe dovuto inserire: era A.R.B.E.N. , E.R.B.E.N. o A.R.B.E. ? Non ci capiva niente! Le era più congeniale fare a pugni che quelle faccende astruse da burocrati!!
- E’ E.R.B.E.N. che devi inserire!- la sorprese la voce di Mustang mentre il fumo del cervello che stava fondendo le usciva dalla orecchie.
Saya si volse verso di lui ed il cuore le perse un battito: era chino su di lei, con il peso del corpo scaricato sulle braccia aperte poggiate al ripiano della scrivania con il palmo delle mani aperto. Saya sgranò gli occhi dalla sorpresa: quando era arrivato? E come aveva fatto ad arrivarle alle spalle? Nessuno c’era mai riuscito! I suoi sensi erano sempre all’erta a segnalarle il minimo spostamento d’aria e pericolo intorno a sé, come era potuto arrivarle alle spalle senza destarle il più piccolo campanello d’allarme? Due erano le cose: o Mustang era più in gamba di quanto pensasse, o lei si stava rincitrullendo di brutto a causa di quelle faccende burocratiche!
- Vieni con me: devi fare un lavoro per conto mio nell’archivio degli alchimisti di stato!- le ordinò allontanandosi senza aspettarla.
Saya lo raggiunse mentre stava per scendere lo scalone che portava al piano terra. Per tutto il tragitto non le rivolse mai la parola, ma guardò davanti a sé con sguardo gelido, chiuso in un mondo tutto suo a cui le era precluso l’accesso. Saya quasi rimpianse la sera prima, quando avevano chiacchierato amichevolmente: si era forse pentito? Sospirò pesantemente: quell’uomo l’avrebbe fatto fondere sul serio il cervello! Sentendola sospirare, il colonnello si volse a guardarla: l’espressione triste che riflettevano i suoi occhi era come una morsa allo stomaco e si chiese il perché…
Comunque tra un pensiero triste e l’altro, erano arrivati davanti la porta di legno scuro dell’ “Archivio degli ufficiali superiori”. Il colonnello immise un codice in una piastrina meccanica e la serratura si aprì con uno scatto secco, Mustang entrò deciso seguito dal sottotenente che si guardava intorno a bocca aperta: quello dove era appena entrata era il santa santorum dell’alchimia! Ogni processo alchemico vi era codificato e descritto nei minimi particolari, c’era ogni tipo di formula da quelle più facili a quelle bollate come proibite! Aveva sempre desiderato entrarvi per consultare le cartelline dei processi alchemici di serie A, e dare uno sguardo ai resoconti degli esami annuali degli alchimisti di stato…
Il colonnello si fermò improvvisamente e Saya, che era persa a fissare una fila di vecchi tomi di pelle nera con le bordature in oro che dai titoli dovevano essere gli originali dei trattati scritti dai più grandi alchimisti di tutti i secoli, gli andò a sbattere con il viso contro la schiena.
- Quando cammini guarda avanti!- la riprese con asprezza il colonnello.
- Mi scusi signore!- mormorò la ragazza massaggiandosi il naso e cercando di non fissarlo troppo male: non era stata mica colpa sua, non completamente almeno!
Se Mustang non si fosse fermato all’improvviso al centro del corridoio non gli sarebbe mai caduta addosso! Dannazione, ma perché doveva essere così dannatamente attraente anche con quell’aria severa?! E si schiaffeggiò mentalmente da sola per questo.
- Guarda li! – le ordinò indicando l’ultima fila di un’enorme scaffale a dieci piani che copriva tutta una parete, stracolmo di cartelline – Quelli sono i resoconti degli esperimenti alchemici degli ultimi due anni, ma non sono stati ancora rimessi in ordine: l’onore è tutto tuo!- .
- Sta scherzando spero!- esclamò contrariata vedendosi mettere in mano in quaderno ed una penna.
- Li voglio per domani sera!- no, non stava scherzando per niente!
- Domani sera?! Ma mi ci vorrà come minimo una settimana!- protestò.
- Domani prima della pausa pranzo!- .
A quel punto Saya capì che non il caso di rispondere oltre, altrimenti le avrebbe dato al massimo dieci minuti.
- Agli ordini signore!- rispose da perfetto militare.
- Le cartelline non possono uscire dall’archivio per ragioni di sicurezza, quindi ti appoggerai a quel tavolo. – ed indicò un immenso tavolo di legno nero, lucido, e di forma ellittica che occupava tutta la stanza adiacente – Mi aspetto un ottimo lavoro da te!- .
- Non avrà da pentirsene signore!- .
- Ricorda: domani prima della pausa pranzo! Buon lavoro!- .
- Grazie signore…- mormorò sconsolata mentre il colonnello si allontanava e lei fissava quella massa enorme di carta.
No, così non andava: lei non si era mai persa d’animo in vita sua, aveva sempre accettato come sfide i lavori più assurdi e massacranti, quello non era certo il primo, e lei aveva sempre superato ogni difficoltà applicandosi più degli altri, superando faticosamente le sue lacune, dando sempre il cento per cento delle sue capacità! E quella volta non faceva alcuna differenza! Se Mustang voleva metterla in difficoltà con quella faccenda dell’alchimia si sbagliava di grosso: non lo sapeva, ma lei era il tenete colonnello Saya Takano, l’alchimista di ghiaccio, l’agente 653 della sezione α degli speciali, il migliore dell’esercito, di stanza nelle sua unità sotto copertura per svolgere un’operazione segreta! Se solo il colonnello avesse saputo chi stava torchiano in quel modo gli sarebbe venuto un infarto!
Ma ora non era il momento di perdersi in pensieri inutili: aveva un lavoro da svolgere e lo avrebbe fatto nel modo migliore, neanche il tenente avrebbe potuto svolgere un lavoro migliore di quello che lei avrebbe fatto!
Si liberò della giacca, poggiò il quaderno su un punto qualsiasi di quel tavolo completamente libero, si armò di una scala e partì alla conquista dell’ultimo piano dello scaffale!

Era tardissimo ed ormai Mustang era rimasto il solo nell’ufficio, si sentiva un po’ in colpa per aver accollato a Saya quel lavoro tanto massacrante quanto inutile, ma doveva accertarsi di quanto poteva fidarsi di lei, scoprire se avesse eseguito alla lettera i suoi ordini, per quanto inutili e faticosi fossero, senza fiatare, se era il tipo che si impegnava anima e corpo nelle cose per eseguirle al meglio. Guardò l’ora: mezzanotte. Quella sera non sarebbe andato a trovare Hughes, ma forse lo avrebbe perdonato visto che c’era di mezzo una bella ragazza… comunque era ora di andare a casa! Scese a piano terra e si fermò un attimo a guardare il corridoio che portava all’archivio: non gli andava tanto a genio di andarsene a casa mentre Saya doveva sfacchinare tutta la notte… sbuffò divertito a quella sensazione: stava diventando troppo tenero! Decise di andare a dare un’occhiata a come procedeva il lavoro, di nascosto senza farsi vedere da lei.
A quella vista non seppe se scoppiare a ridere o intenerirsi: Saya stava dormendo in piedi, appoggiata con la schiena allo scaffale, e con il libro aperto tra le mani; tutt’intorno ai suoi piedi erano sparsi volumi su volumi, i fascicoli che doveva archiviare ed, in ultimo il quaderno che le aveva dato per appuntarsi i procedimenti. Ma la cosa che lo stupì di più era la quantità industriale di caffé che aveva consumato fino a quel momento: il colonnello contò come minimo una quindicina di bicchieri di carta vuoti ed impilati uno sull’altro!
/Ecco un’altra macchina che funziona a caffé!/ ridacchiò tra sé il bel colonnello.
Bene: la mattina successiva le avrebbe fatto trovare una bella tazza di cafè fumante in ufficio per ricompensarla di quel lavoro: poteva fidarsi lei, visto quanto stava lavorando, ora doveva solo scoprire come lavorava…

Mustang guardò l’ora sulla sveglia che aveva sulla scrivania: il tempo che aveva dato a Saya stava quasi per scadere! E poi voleva proprio vedere quello che aveva combinato… In fondo poteva riconoscerlo: era stata una vera bastardata da parte sua dare da mettere a posto degli scritti di alchimisti professionisti a lei che era un semplice militare, ma non gli sarebbe dispiaciuto scoprire delle qualità nascoste nel suo maresciallo! Mancavano cinque minuti alle tredici, quando Saya entrò nell’ufficio: aveva l’espressione sbattuta, lo sguardo assonnato e le borse sotto gli occhi le arrivavano alle ginocchia, ma sembrava lucida e quasi in perfetta forma, nonostante tutto.
- Il lavoro che mi ha chiesto di svolgere signore!- disse con la voce un po’ impastata, mentre gli porgeva il quaderno.
- Vediamo…- .
Il colonnello prese il quaderno certo di trovarci una quantità immensa di errori più o meno madornali, ma non poté reprimere un’esclamazione di stupore vedendo l’ottimo lavoro che aveva fatto: il procedimento era spiegato nella maniera più semplice possibile, anche per quelli più complessi, alcuni disegni ben fatti specificavano la forma di ampolle, minerali o piante usati dagli alchimisti, ed i loro nomi astrusi erano scritti senza nemmeno un errore, persino le formule alchemiche erano scritte in maniera più che perfetta. Era un lavoro eccezionale, semplicemente: come aveva potuto una persona che non aveva mai preso in mano nemmeno il testo per principiati dell’alchimia, aver fatto un simile lavoro? Doveva esserci un trucco, sicuramente!
- L’hai fatto sul serio tu tutto questo?- chiese stupito.
- Si signore!- .
- Non ti ha aiutato nessuno?- .
- No signore! L’archivio ha riaperto poco fa, quindi sono stata sempre sola!- .
- Questo è un lavoro impeccabile! Sembra eseguito da un alchimista più che esperto come hai potuto eseguirlo tu, che sei solo un militare?- chiese in tono inquisitorio.
Saya si morse quasi la lingua! Si era lasciata prendere la mano dimenticandosi completamente che lei in quel posto non era un alchimista! Ed ora che si inventava per dare una spiegazione almeno lontanamente convincente?!
- Ho dato uno sguardo ai verbali già archiviati degli esami degli alchimisti di stato ed ho preso da li lo spunto per eseguire il lavoro al meglio!- era una violazione perseguibile penalmente quella di vedere i verbali degli esami senza previa autorizzazione di un colonnello o di un generale, ma sperava sul serio che una simile confessione la salvasse dai modi inquisitori del suo capo.
- Fingerò di non aver sentito! – borbottò accigliato – Comunque ottimo lavoro maresciallo!- le sorrise per la prima volta dopo tante ore.
- Grazie signore!- .
Mustang gongolava soddisfatto: aveva ottenuto un elemento più che indispensabile per la sua squadra! Un elemento che si stava dimostrando fidato, efficiente ed abbastanza pazzo da eseguire alla lettera i suoi ordini!
Saya si sedette alla sua scrivania e per poco non le venne un infarto vedendo che la pratica che non riusciva a compilare il giorno prima la stava ancora aspettando! No, non era possibile! Quello era un incubo, non c’era altra spiegazione! Aveva la nausea di tutte quelle scartoffie e di starsene chiusa nell’ufficio: voleva andare un po’ in cortile a fare quattro passi per sgranchirsi un po’ le gambe e respirare un po’ d’aria pulita per schiarirsi il cervello… ma sembrava che il destino voleva altrimenti!
- Vai a prenderti un caffé: te lo sei meritato!- la voce profonda del colonnello l’avvolse piacevolmente, sorprendendola per la nota gentile che la caratterizzava.
- Grazie colonnello!- sorrise riconoscente e corse fuori.
Il sottotenente prese un bicchiere di caffé nero, lungo ed amaro e si recò in cortile dove si sedette su una delle panchine sotto quel sole caldo che aveva il sapore della primavera che stava per arrivare. Sorseggiò quello che era il primo cafè della giornata, ma l’ultimo di una lunghissima serie iniziata il giorno prima! Chi l’aveva contagiata con quella mania del caffé? Ricordava benissimo che la prima volta che lo aveva bevuto le si era rivoltato lo stomaco tanto era amaro! Ma poi quella canaglia di Hughes gli aveva insegnato l’uso di quel carburante per tenersi su e lavorare al massimo ritmo per molte ora… Non sembrava ma il caro Hughes era caffeinomane a livello cosmico! E le aveva tranquillamente contagiata con quella malattia nera e fumante!
Intanto aveva finito il caffé e si sentiva decisamente meglio! Il sole, l’aria aperta ed il caffé l’avevano rimessa in sesto, ed ora poteva rimettersi al lavoro ed affrontare al meglio la temibile pratica SXB/120987!
Tornando in ufficio passò accanto il distributore: Mustang era stato così gentile con lei, che quasi, quasi gli avrebbe portato un caffé per ringraziarlo! Ma non la brodaglia velenosa del distributore! Tornò sui suoi passi fino ad entrare in mensa, si avvicinò ad uno degli inservienti che stavano lavando i piatti sporchi.
- Salve, posso chiederle un favore?- .
Un ragazzo di poco più grande di lei abbandonò il lavoro che stava compiendo e si volse verso di lei.
- Mi dica! Se posso esserle utile…- .
- So che siamo fuori orario, ma si potrebbe avere un caffé?- .
- Non si potrebbe, ma vedremo di fare uno strappo! Come lo vuole?- le sorrise.
Se ricordava bene Mustang prendeva il cafè:
- Nero, espresso e… con una spruzzata di cioccolato!- .
- Cinque minuti e sarà pronto!- .
Ed infatti cinque minuti dopo Saya trotterellava contenta nel corridoio con il suo caffé tra le mani! Sperando che il colonnello l’avrebbe presa bene…
- Nero, espresso, con una spruzzata di cioccolata ed appena fatto! – gli disse mentre lo posava sulla scrivania – Per ringraziarla della “libera uscita” che mi ha concesso!- .
- Come fai a sapere che bevo il caffé così?- chiese stupito il moretto.
Ecco! Si era tradita un’altra volta! Ed adesso che si inventava?! Un po’ le dispiaceva mentire in quel modo proprio al suo Mustang, ma non c’erano alternative: non poteva certo andare da lui e dirgli: “Ehi, ti ricordi di me? Ero quello Speciale rompiballe che hai conosciuto ad Ishibal!”. Di sicuro l’avrebbe cacciata in malo modo dall’ufficio rispedendola con il primo treno al sud per quello che gli aveva fatto, e di cui si era pentita amaramente per tutti quegli anni! Era innamoratissima del colonnello, ma aveva dovuto declinare la sua offerta perché aveva avuto paura che si sarebbe pentito nel giro di pochissimo tempo di essersi legato ad uno Speciale, ad un ‘Macellaio dell’esercito’, come venivano chiamati quelli come lei, e poi una relazione scomoda come quella avrebbe solo fatto trovare porte sbarrate a Mustang nella sua scalata alla poltrona di Fuhrer… Quel giorno l’aveva vista la luce di disperazione che saettava nelle iridi nere di Mustang, per tutto quello che aveva visto e fatto in quella guerra era arrivato al limite, stava quasi per infrangersi come un pezzo di cristallo… Saya aveva visto che Mustang la stava guardando come un’ancora di salvezza nella disperazione in cui stava annegando lentamente ed inesorabilmente, eppure lo aveva fatto! Aveva dovuto farlo! Facendo più male a se stessa che a lui, gli aveva detto di no nel modo più spregevole che le fosse venuto in mente, sminuendo e minimizzando quei sentimenti che entrambi provavano, e gli aveva dato le spalle cercando di non voltarsi, perché se si fosse permessa una cosa simile avrebbe mandato al diavolo tutto e si sarebbe fiondata tra le sue braccia urlandogli quanto lo amasse… e non poteva permetterselo! Era stata così male da desiderare di annullarsi per sempre, ed anche in quel momento non era piacevole avere Roy Mustang così vicino da poterlo toccare se solo avesse allungato una mano, ma così dannatamente fuori portata… Tra loro ormai era tutto finito, avevano avuto la loro opportunità e lei aveva deciso per entrambi di rinunciarci per proteggerlo da quello che era il suo mondo… E lo aveva capito una volta di più quando lo aveva visto passeggiare a braccetto con un’altra donna, si era sentita andare a pezzi… ma infondo era meglio così: meno rimpianti e preoccupazioni per lei! Poteva restare preda solo dei suoi rimorsi… Ricacciò quindi indietro quei pensieri inutili e dolorosi e indossò nuovamente quella maschera che era destinata ad indossare sempre, anche quando non era di gesso bianco, ma trasparente ed impalpabile.
- Ah-ehm… ho… ho tirato ad indovinare… sono sempre stata brava a capire i gusti della gente!- improvvisò sperando che Mustang bevesse quella frottola e non facesse più domande.
Il colonnello la fissò sospettoso con i suoi occhi nerissimi.
- Grazie! – disse alla fine prima di berne un lungo sorso – Ma guarda che questo non ti salverà dalla pratica SXB/120987!- .
- Lo sospettavo…- borbottò mesta mentre tornava a sedersi alla sua scrivania per affrontare la famigerata pratica.
Mustang se la rideva di gusto dentro: quella ragazza era una sagoma, non aveva mai incontrato un tipo divertente come lei, e si divertiva da pazzi a stuzzicarla! E sperava che rimanesse il più a lungo possibile nella sua unità…

Ufficio del Generale Supremo.
- Un informatore ci ha segnalato che un gruppo di profughi di Ishibal hanno lasciato il campo che gli era stato destinato per muoversi verso ovest, e tra loro c’è Scar, l’assassino che cerchiamo da tanto tempo. Affido il compito di arrestarlo a te Mustang, fai buon lavoro!- .
- Agli ordini signore, si fidi di me!- .

- Hanno rintracciato Scar ed a noi è stato dato l’incarico di catturarlo, è insieme ad un gruppo di profughi di Ishibal, siete pronti a partire?- chiese il colonnello ai suoi subordinati appena entrati in ufficio.
- Sisignore!- risposero in coro i suoi uomini.
Saya considerò che Mustang aveva un’unità fantastica: i suoi più stretti collaboratori si fidavano ciecamente di lui, si sarebbero gettati nel fuoco se solo lui lo avesse ordinato, avrebbero potuto affrontare con la stessa sicurezza nel proprio comandante sia un gruppo si profughi arrabbiati e frustrati, che un branco di draghi furenti… questo non c’era nella sua vecchia squadra, a parte loro dieci, tutti erano contro tutti, ed gli ufficiali superiori, sciocchi e vanesi com’erano, riscuotevano poco credito tra i sottoposti! E questa situazione che aveva trovato a in quella squadra le piaceva da morire! E sotto, sotto anche lei iniziava a provare un’ammirazione sconfinata per quel colonnello così giovane e così ambizioso, che non considerava i suoi subordinati alla stregua di carne da macello o poco più…
L’unica cosa che le provocava un leggero fastidio allo stomaco era il fatto di doversi ancora confrontare con gli abitanti di Ishibal… quello era uno dei motivi per cui odiava essere un militare! Non le piaceva continuare ad infierire su quei poveracci che avevano perso tutto, anche una patria in cui tornare, e che le ricordavano tanto la sua condizione…
- Devi proprio partire?- le chiese preoccupata Aiko mentre beveva una tazza di caffé in cucina la mattina della partenza.
- Si, e sono anche in ritardo! Il treno parte tra un’ora…- .
- Ma perché continuate a prendervela con loro?- .
- Sono gli ordini! E poi stiamo cercando un assassino, non vogliamo fargli niente!- .
- Lo hai detto anche l’altra volta eppure l’esercito ha raso al suolo la loro città!- .
- Mustang è un buon comandante e sono sicura che farà in modo che non accada nulla di irreparabile!- .
- Ti fidi così tanto di lui?- .
- Abbastanza di rischiare la mia vita per proteggerlo!- .
Aiko le gettò le braccia al collo.
- Torna sana e salva ti prego! Sei mia sorella e la mia famiglia, non voglio perderti per nessuna ragione a questo mondo!- .
Saya si sentì avvolgere il cuore da un piacevole calore che le fece salire le lacrime agli occhi per la commozione: era in momenti come quello che si rendeva conto che non era per nulla preparata ad affrontare gli sconvolgimenti emotivi che portavano le manifestazioni d’affetto.
- Anche tu sei importantissima per me! Ma io sono prima di tutto un militare e devo eseguire gli ordini!- .
- Saya ti prego torna!- aveva affondato il volto nella spalla della sorella e stava piangendo.
- La morte è solo un dato di fatto, un evento tanto razionale quanto immutabile nel percorso della vita! Succede e basta!- .
Sentendo la voce bassa ed un po’ roca della sorella pronunciare quelle parole così drastiche e prive di sentimenti, Aiko sollevò il viso per fissarla negli occhi.
- Come puoi parlare in questo modo? La morte è un evento drammatico, che ti strappa le persone che ami, le trascina in un mondo in cui non le puoi più raggiungere! È un qualcosa che ti segna l’anima! Non è né razionale né un dato di fatto! La morte arriva quando meno te lo aspetti portando un dolore insopportabile, e tu lo dovresti sapere più di tutti!- .
- Appunto per questo parlo così! Se non la pensassi in questo modo finirei per impazzire dal dolore! Quello che è accaduto mi ha fatto riflettere su queste frasi, portandomi a credere che la persona che me le ha dette tanti anni fa abbia ragione!- .
- E chi sarebbe il cuore di pietra che ti ha messo in testa queste cose?- .
- Un certo alchimista di stato che si diverte a giocare con il fuoco…- rispose con un mezzo sorriso.
Saya si allontanò dalla sorella e prese il borsone che aveva lasciato nell’ingresso: le sarebbe stato utile il contenuto!
- Io vado, ci vediamo presto sorellina, ti lascio Ranja come protezione, ok?! Fai attenzione mi raccomando!- .
- Va bene! Lo stesso vale per te!- .
- Ok, ok… vedrò di tornare per tormentarti ancora un po’!- ridacchiò mentre usciva e si chiudeva la porta alle spalle.
Aiko dalla finestra vide la sorella uscire dal portone del condominio in cui vivevano trascinandosi sulle spalle l’enorme sacca. Pregò con tutto il cuore che qualcuno ascoltasse la sua voce e riportasse indietro tutti loro…
Quando Saya uscì dal suo raggio ottico, Aiko tornò al tavolo, sedendosi al posto dove fino a poco prima era stata la sorella: ogni volta era così! Aveva paura che non l’avrebbe mai più rivista, nonostante sapesse che era uno dei militari più esperti e capaci che avesse mai conosciuto… Poi notò che dietro la tazza da cui aveva bevuto Saya spuntava una rosa nera, la raccolse e vide che vi era legato con un nastro di raso nero un bigliettino bianco su cui era scritto a mano con penna nera un nome: “Lara”. Il cuore di Aiko mancò un battito: non sapeva che significato avesse di preciso, ma una volta Saya le aveva accennato che nella sua squadra al sud, una rosa nera annunciava la morte di uno di loro in un’operazione sul campo…