RACCOGLIENDO UNA
BAMBOLA ROTTA
Capitolo II
Non
riesco a tenere gli occhi aperti…
Tutto intorno a me è
sfocato ed annullato, esiste solo la sensazione delle sue mani sui
miei fianchi ed il calore umido della sua bocca…
E questo calore
traditore che mi brucia nel ventre, allargandosi in cerchi
concentrici per tutto il mio corpo, infiammando ogni cellula, fino a
che non ne vengo sommerso…
Quando anche le ultime scie di
piacere scivolano via, sento le sue labbra morbide carezzare
lievemente le mie. Apro lentamente gli occhi e lei mi fissa con i
suoi occhi blu così profondi che paiono assorbirmi, mentre
un
sorriso dolcissimo le incurva le labbra, i lunghi capelli sciolti le
si sono aperti a ventaglio sulla sua schiena, scivolando lungo le
braccia fin sul mio petto in mille solletichii e sensazioni
scivolose.
Ancora non riesco a credere di poter provare questa
congerie di sentimenti, che si fondono e si dibattono nel mio petto,
per un’altra persona… e le sorrido di rimando. Poi
le faccio
scorrere un braccio sul collo, fino a premere una mano sulla nuca,
affondando le dita nei suoi capelli morbidi come velluto;
l’attiro
a me ed un brivido mi percorre le spina dorsale quando sento il suo
corpo combaciare alla perfezione con il mio, ed il gemito che le
è
nato in gola si spegne contro le mie labbra…
Mordo le sue labbra
ed invado la sua bocca nelle speranza di catturare almeno un
frammento della sua anima…
Lentamente scivolo di lato,
trascinandola con me, fino a che non la ritrovo sotto di me, mentre
continuo a baciarla. Questa volta è lei a passare le braccia
sul mio collo, stringendosi ancora di più a me. Le mie mani
poggiate sui suoi fianchi scorrono sulla sua pelle assaporandone la
sericità. Le nostre gambe sono incastrate le une con le
altre.
Non ho più una particella di ossigeno nei polmoni, ma mi
rifiuto di allontanarmi dalle sue labbra, e sembra che anche per lei
sia la stessa cosa… Ma alla fine devo arrendermi alla mia
natura
umana e mi stacco per riprendere fiato. La guardo dritta negli occhi:
è un po’ nervosa, respira aritmicamente e
trema…
Allora
la bacio lievemente sulla fronte e poi faccio scivolare le labbra
sulla linea delicata del naso fino a rincontrare le sue labbra e
riprendiamo il bacio da dove lo avevamo lasciato. Imprigiono il suo
torace nel mio abbraccio e passo a posarle piccoli baci sul collo. Le
bacio tutto il corpo senza fretta, sentandola contorcersi sotto di
me. Rotoliamo tra le lenzuola, mentre le sue mani scivolano sulla mia
pelle, seguite a ruota dalle sue labbra, strappandomi gemiti di
piacere. Lentamente ripercorro a ritroso il percorso dal punto in cui
mi trovo ora fino alle sue labbra e riprendo a baciarla.
L’eccitazione mi serpeggia nelle vene e ribalto di nuovo le
posizioni senza smettere di avventarmi su di lei. Ormai al limite mi
sollevo sopra di lei ed abbassando i fianchi fra le sue cosce la
penetro. Mi artiglia le spalle in una presa soffocante. Io accarezzo
ogni centimetro della sua pelle libera dal mio corpo, provocando
gemiti che mi soffia direttamente nella cavità del collo.
Bacio la sua fronte ed inizio a muovermi. Quella piccola parte
razionale del mio cervello che non è ancora andata in
vacanza
registra la sua voce ripetere il mio nome come un mantra, per poi
soffiarmi contro il collo un flebile “ti amo”.
Sento le sue
labbra posarmi piccoli baci sul collo. Le passo un braccio attorno
alla schiena nel tentativo aumentare ancora di più il
contatto
fra noi.
- Ti amo da impazzire Saya!- .
Sento la mia voce roca
pronunciare quelle cinque parole contro il suo orecchio…
Mustang
spalancò gli occhi mettendosi a sedere di scatto. Si
guardò
intorno confuso: era nel suo letto ma… che diavolo aveva
sognato?!
Non poteva essere! Titubante si volse a guardare l’altro lato
del
letto, ed era vuoto esattamente come quando si era addormentato!
Nonostante quel sogno fosse stato così vivido Saya non era
li
con lui… già, ma che cosa significava un sogno
simile in
quel momento? Forse era solo una conseguenza della serata che avevano
passato insieme… si, non poteva essere altrimenti! Non aveva
tempo
per perdersi in simili sciocchezze! Eppure…
…. Beh, se doveva
essere proprio sincero non gli era dispiaciuto chiacchierare con lei,
era stata una serata piacevolissima, non si era mai sentito
così
bene con qualcuno, e, per la prima volta dalla morte di Hughes, si
era sentito sereno e… si!, felice!
E forse poteva ammettere che
Saya gli piaceva, per dirla semplicisticamente…
Ecco ora sentiva
sul serio la mancanza del suo amico! Avrebbe potuto prendere il
telefono e chiamarlo, sfogarsi fino a sentirlo scoppiare a ridere, ed
urlargli contro che era una cosa seria, ed allora Hughes con voce
serena gli avrebbe detto… già che cosa gli
avrebbe potuto
dire? Mustang non lo sapeva e non lo avrebbe saputo mai!
Si fece
una doccia veloce e si diresse in cucina, guardò
l’orologio:
aveva tempo per fare colazione tranquillamente quella mattina, aveva
ancora una mezz’oretta prima che la macchina passasse a
prenderlo.
Mise su il caffé e andò a prendere il giornale
che
avevano lasciato fuori la porta come ogni mattina. Sfogliò
le
pagine disinteressato, senza neanche vedere le notizie che fingeva di
leggere, erano come un’accozzaglia di lettere senza senso:
quella
mattina si sentiva distratto e neanche quel calderone di
caffé
che si era preparato bastava a riportarlo con i piedi per terra! E
poi non vedeva l’ora di arrivare al comando! Non sapeva
perché
ma quella mattina il tempo sembrava scorrere troppo lentamente per i
suoi gusti! Voleva arrivare il più in fretta possibile per
vedere Saya… Mustang scosse la testa a quel pensiero: era
tutta
colpa di quel maledetto sogno! Istintivamente si fissò le
mani: sentiva ancora la sensazione della pelle di Saya contro la
sua…
Ma in tutta quella massa di sentimenti che non capiva dov’era
andata a finire lei? Per mesi si era tormentato
desiderando di
rivederla, di poter osservare finalmente il volto nascosto sotto la
maschera bianca che lo ricopriva, stringere lei tra le braccia, non
quella ragazzina venuta da chissà dove! Già, lei!
Non
sapeva nemmeno che faccia avesse, sapeva solo che si chiamava 653 e
che era lo Speciale che gli avevano affiancato durante la Guerra di
Ishibal per non fargli correre rischi inutili… ma si era
innamorato
sul serio di quella pazza scatenata che aveva il coraggio di
chiamarlo pivello, che si buttava a capofitto in ogni situazione per
difenderlo e in cui aveva trovato un’amica sensibile capace
di
ascoltarlo… Quando le aveva confessato tutto, lei cosa le
aveva
risposto?!
- Mi dispiace Roy, ma tu sei innamorato dell’idea
che ti sei fatto non di me! In fondo non sai nulla di me, nemmeno il
mio volto!- .
Già, gli aveva risposto proprio quello,
poi si era voltata e non l’aveva più rivista, solo
nei suoi
sogni…
Ed in tutto quello Saya che c’entrava?!
Aveva un
tale caos in testa…
Bevve l’ultimo sorso di cafè e poi
infilò la giacca della divisa: per il momento non era a
quello
che doveva pensare! Chiuse la porta e scese mentre arrivava la
macchina di rappresentanza.
Era un’altra noiosissima
giornata di lavoro burocratico! Saya era al limite: non era abituata
a passare tante ore in ufficio e smaniava per uscirne alla minima
occasione e fare quattro passi fuori… ma quella mattina,
dato che
si era presentata in ufficio coperta di lividi e cerotti e non aveva
saputo dare una spiegazione logica al come se li fosse fatti, Mustang
aveva deciso che il suo posto era in ufficio ad imparare la
compilazione di una pratica complicatissima piena di spazi vuoti da
riempire con una miriade di acronimi tutti simili tra loro, e di cui
bastava sbagliare una sola lettera per stravolgerne completamente il
senso: ed infatti era arrivata ad appallottolare il trentesimo foglio
errato nel giro di un’ora e mezza, la buona notizia era che
almeno
man mano faceva sempre meno errori… ma ormai la sua
irritazione
stava raggiungendo livelli esponenziali: al suo vecchio comando
poteva entrare ed uscire come più le piaceva e quei
fastidiosi
questionari fatti solo per far uscire di testa quelli come lei li
appioppava tutti ai segretari, nessuno avrebbe mai preteso che lei
facesse lavoro da scrivania, ma se ci riusciva il tenente, poteva
riuscirci anche lei! Non si sarebbe mai fatta battere da lei, per
nessuna ragione al mondo!
Stava per ridurre in pulviscolo cosmico
quella specie di elenco con gli acronimi che le avevano dato
perché
“le facilitasse il lavoro”, testuali parole del
sergente
maggiore, ma che in realtà la stava mandando totalmente in
tilt perché in quell’elenco sconfinato di sigle
assurde che
non significavano niente per lei se non le avesse prima sciolte, non
riusciva a trovare quello che avrebbe dovuto inserire: era A.R.B.E.N.
, E.R.B.E.N. o A.R.B.E. ? Non ci capiva niente! Le era più
congeniale fare a pugni che quelle faccende astruse da burocrati!!
-
E’ E.R.B.E.N. che devi inserire!- la sorprese la voce di
Mustang
mentre il fumo del cervello che stava fondendo le usciva dalla
orecchie.
Saya si volse verso di lui ed il cuore le perse un
battito: era chino su di lei, con il peso del corpo scaricato sulle
braccia aperte poggiate al ripiano della scrivania con il palmo delle
mani aperto. Saya sgranò gli occhi dalla sorpresa: quando
era
arrivato? E come aveva fatto ad arrivarle alle spalle? Nessuno
c’era
mai riuscito! I suoi sensi erano sempre all’erta a segnalarle
il
minimo spostamento d’aria e pericolo intorno a sé,
come era
potuto arrivarle alle spalle senza destarle il più piccolo
campanello d’allarme? Due erano le cose: o Mustang era
più
in gamba di quanto pensasse, o lei si stava rincitrullendo di brutto
a causa di quelle faccende burocratiche!
- Vieni con me: devi fare
un lavoro per conto mio nell’archivio degli alchimisti di
stato!-
le ordinò allontanandosi senza aspettarla.
Saya lo
raggiunse mentre stava per scendere lo scalone che portava al piano
terra. Per tutto il tragitto non le rivolse mai la parola, ma
guardò
davanti a sé con sguardo gelido, chiuso in un mondo tutto
suo
a cui le era precluso l’accesso. Saya quasi rimpianse la sera
prima, quando avevano chiacchierato amichevolmente: si era forse
pentito? Sospirò pesantemente: quell’uomo
l’avrebbe fatto
fondere sul serio il cervello! Sentendola sospirare, il colonnello si
volse a guardarla: l’espressione triste che riflettevano i
suoi
occhi era come una morsa allo stomaco e si chiese il
perché…
Comunque
tra un pensiero triste e l’altro, erano arrivati davanti la
porta
di legno scuro dell’ “Archivio degli ufficiali
superiori”. Il
colonnello immise un codice in una piastrina meccanica e la serratura
si aprì con uno scatto secco, Mustang entrò
deciso
seguito dal sottotenente che si guardava intorno a bocca aperta:
quello dove era appena entrata era il santa santorum
dell’alchimia!
Ogni processo alchemico vi era codificato e descritto nei minimi
particolari, c’era ogni tipo di formula da quelle
più facili
a quelle bollate come proibite! Aveva sempre desiderato entrarvi per
consultare le cartelline dei processi alchemici di serie A, e dare
uno sguardo ai resoconti degli esami annuali degli alchimisti di
stato…
Il colonnello si fermò improvvisamente e Saya, che
era persa a fissare una fila di vecchi tomi di pelle nera con le
bordature in oro che dai titoli dovevano essere gli originali dei
trattati scritti dai più grandi alchimisti di tutti i
secoli,
gli andò a sbattere con il viso contro la schiena.
- Quando
cammini guarda avanti!- la riprese con asprezza il colonnello.
-
Mi scusi signore!- mormorò la ragazza massaggiandosi il naso
e
cercando di non fissarlo troppo male: non era stata mica colpa sua,
non completamente almeno!
Se Mustang non si fosse fermato
all’improvviso al centro del corridoio non gli sarebbe mai
caduta
addosso! Dannazione, ma perché doveva essere così
dannatamente attraente anche con quell’aria severa?! E si
schiaffeggiò mentalmente da sola per questo.
- Guarda li! –
le ordinò indicando l’ultima fila di
un’enorme scaffale a
dieci piani che copriva tutta una parete, stracolmo di cartelline
–
Quelli sono i resoconti degli esperimenti alchemici degli ultimi due
anni, ma non sono stati ancora rimessi in ordine: l’onore
è
tutto tuo!- .
- Sta scherzando spero!- esclamò contrariata
vedendosi mettere in mano in quaderno ed una penna.
- Li voglio
per domani sera!- no, non stava scherzando per niente!
- Domani
sera?! Ma mi ci vorrà come minimo una settimana!-
protestò.
-
Domani prima della pausa pranzo!- .
A quel punto Saya capì
che non il caso di rispondere oltre, altrimenti le avrebbe dato al
massimo dieci minuti.
- Agli ordini signore!- rispose da perfetto
militare.
- Le cartelline non possono uscire dall’archivio per
ragioni di sicurezza, quindi ti appoggerai a quel tavolo. –
ed
indicò un immenso tavolo di legno nero, lucido, e di forma
ellittica che occupava tutta la stanza adiacente – Mi aspetto
un
ottimo lavoro da te!- .
- Non avrà da pentirsene signore!-
.
- Ricorda: domani prima della pausa pranzo! Buon lavoro!- .
-
Grazie signore…- mormorò sconsolata mentre il
colonnello si
allontanava e lei fissava quella massa enorme di carta.
No, così
non andava: lei non si era mai persa d’animo in vita sua,
aveva
sempre accettato come sfide i lavori più assurdi e
massacranti, quello non era certo il primo, e lei aveva sempre
superato ogni difficoltà applicandosi più degli
altri,
superando faticosamente le sue lacune, dando sempre il cento per
cento delle sue capacità! E quella volta non faceva alcuna
differenza! Se Mustang voleva metterla in difficoltà con
quella faccenda dell’alchimia si sbagliava di grosso: non lo
sapeva, ma lei era il tenete colonnello Saya Takano,
l’alchimista
di ghiaccio, l’agente 653 della sezione α degli
speciali, il
migliore dell’esercito, di stanza nelle sua unità
sotto
copertura per svolgere un’operazione segreta! Se solo il
colonnello
avesse saputo chi stava torchiano in quel modo gli sarebbe venuto un
infarto!
Ma ora non era il momento di perdersi in pensieri
inutili: aveva un lavoro da svolgere e lo avrebbe fatto nel modo
migliore, neanche il tenente avrebbe potuto svolgere un lavoro
migliore di quello che lei avrebbe fatto!
Si liberò della
giacca, poggiò il quaderno su un punto qualsiasi di quel
tavolo completamente libero, si armò di una scala e
partì
alla conquista dell’ultimo piano dello scaffale!
Era
tardissimo ed ormai Mustang era rimasto il solo nell’ufficio,
si
sentiva un po’ in colpa per aver accollato a Saya quel lavoro
tanto
massacrante quanto inutile, ma doveva accertarsi di quanto poteva
fidarsi di lei, scoprire se avesse eseguito alla lettera i suoi
ordini, per quanto inutili e faticosi fossero, senza fiatare, se era
il tipo che si impegnava anima e corpo nelle cose per eseguirle al
meglio. Guardò l’ora: mezzanotte. Quella sera non
sarebbe
andato a trovare Hughes, ma forse lo avrebbe perdonato visto che
c’era di mezzo una bella ragazza… comunque era ora
di andare a
casa! Scese a piano terra e si fermò un attimo a guardare il
corridoio che portava all’archivio: non gli andava tanto a
genio di
andarsene a casa mentre Saya doveva sfacchinare tutta la
notte…
sbuffò divertito a quella sensazione: stava diventando
troppo
tenero! Decise di andare a dare un’occhiata a come procedeva
il
lavoro, di nascosto senza farsi vedere da lei.
A quella vista non
seppe se scoppiare a ridere o intenerirsi: Saya stava dormendo in
piedi, appoggiata con la schiena allo scaffale, e con il libro aperto
tra le mani; tutt’intorno ai suoi piedi erano sparsi volumi
su
volumi, i fascicoli che doveva archiviare ed, in ultimo il quaderno
che le aveva dato per appuntarsi i procedimenti. Ma la cosa che lo
stupì di più era la quantità
industriale di
caffé che aveva consumato fino a quel momento: il colonnello
contò come minimo una quindicina di bicchieri di carta vuoti
ed impilati uno sull’altro!
/Ecco un’altra macchina che
funziona a caffé!/ ridacchiò tra sé il
bel
colonnello.
Bene: la mattina successiva le avrebbe fatto trovare
una bella tazza di cafè fumante in ufficio per ricompensarla
di quel lavoro: poteva fidarsi lei, visto quanto stava lavorando, ora
doveva solo scoprire come lavorava…
Mustang guardò
l’ora sulla sveglia che aveva sulla scrivania: il tempo che
aveva
dato a Saya stava quasi per scadere! E poi voleva proprio vedere
quello che aveva combinato… In fondo poteva riconoscerlo:
era stata
una vera bastardata da parte sua dare da mettere a posto degli
scritti di alchimisti professionisti a lei che era un semplice
militare, ma non gli sarebbe dispiaciuto scoprire delle
qualità
nascoste nel suo maresciallo! Mancavano cinque minuti alle tredici,
quando Saya entrò nell’ufficio: aveva
l’espressione
sbattuta, lo sguardo assonnato e le borse sotto gli occhi le
arrivavano alle ginocchia, ma sembrava lucida e quasi in perfetta
forma, nonostante tutto.
- Il lavoro che mi ha chiesto di
svolgere signore!- disse con la voce un po’ impastata, mentre
gli
porgeva il quaderno.
- Vediamo…- .
Il colonnello prese il
quaderno certo di trovarci una quantità immensa di errori
più
o meno madornali, ma non poté reprimere
un’esclamazione di
stupore vedendo l’ottimo lavoro che aveva fatto: il
procedimento
era spiegato nella maniera più semplice possibile, anche per
quelli più complessi, alcuni disegni ben fatti specificavano
la forma di ampolle, minerali o piante usati dagli alchimisti, ed i
loro nomi astrusi erano scritti senza nemmeno un errore, persino le
formule alchemiche erano scritte in maniera più che
perfetta.
Era un lavoro eccezionale, semplicemente: come aveva potuto una
persona che non aveva mai preso in mano nemmeno il testo per
principiati dell’alchimia, aver fatto un simile lavoro?
Doveva
esserci un trucco, sicuramente!
- L’hai fatto sul serio tu tutto
questo?- chiese stupito.
- Si signore!- .
- Non ti ha aiutato
nessuno?- .
- No signore! L’archivio ha riaperto poco fa, quindi
sono stata sempre sola!- .
- Questo è un lavoro
impeccabile! Sembra eseguito da un alchimista più che
esperto
come hai potuto eseguirlo tu, che sei solo un militare?- chiese in
tono inquisitorio.
Saya si morse quasi la lingua! Si era lasciata
prendere la mano dimenticandosi completamente che lei in quel posto
non era un alchimista! Ed ora che si inventava per dare una
spiegazione almeno lontanamente convincente?!
- Ho dato uno
sguardo ai verbali già archiviati degli esami degli
alchimisti
di stato ed ho preso da li lo spunto per eseguire il lavoro al
meglio!- era una violazione perseguibile penalmente quella di vedere
i verbali degli esami senza previa autorizzazione di un colonnello o
di un generale, ma sperava sul serio che una simile confessione la
salvasse dai modi inquisitori del suo capo.
- Fingerò di
non aver sentito! – borbottò accigliato
– Comunque ottimo
lavoro maresciallo!- le sorrise per la prima volta dopo tante ore.
-
Grazie signore!- .
Mustang gongolava soddisfatto: aveva ottenuto
un elemento più che indispensabile per la sua squadra! Un
elemento che si stava dimostrando fidato, efficiente ed abbastanza
pazzo da eseguire alla lettera i suoi ordini!
Saya si sedette alla
sua scrivania e per poco non le venne un infarto vedendo che la
pratica che non riusciva a compilare il giorno prima la stava ancora
aspettando! No, non era possibile! Quello era un incubo, non
c’era
altra spiegazione! Aveva la nausea di tutte quelle scartoffie e di
starsene chiusa nell’ufficio: voleva andare un po’
in cortile a
fare quattro passi per sgranchirsi un po’ le gambe e
respirare un
po’ d’aria pulita per schiarirsi il
cervello… ma sembrava che
il destino voleva altrimenti!
- Vai a prenderti un caffé:
te lo sei meritato!- la voce profonda del colonnello
l’avvolse
piacevolmente, sorprendendola per la nota gentile che la
caratterizzava.
- Grazie colonnello!- sorrise riconoscente e corse
fuori.
Il sottotenente prese un bicchiere di caffé nero,
lungo ed amaro e si recò in cortile dove si sedette su una
delle panchine sotto quel sole caldo che aveva il sapore della
primavera che stava per arrivare. Sorseggiò quello che era
il
primo cafè della giornata, ma l’ultimo di una
lunghissima
serie iniziata il giorno prima! Chi l’aveva contagiata con
quella
mania del caffé? Ricordava benissimo che la prima volta che
lo
aveva bevuto le si era rivoltato lo stomaco tanto era amaro! Ma poi
quella canaglia di Hughes gli aveva insegnato l’uso di quel
carburante per tenersi su e lavorare al massimo ritmo per molte
ora…
Non sembrava ma il caro Hughes era caffeinomane a livello cosmico! E
le aveva tranquillamente contagiata con quella malattia nera e
fumante!
Intanto aveva finito il caffé e si sentiva
decisamente meglio! Il sole, l’aria aperta ed il
caffé
l’avevano rimessa in sesto, ed ora poteva rimettersi al
lavoro ed
affrontare al meglio la temibile pratica SXB/120987!
Tornando in
ufficio passò accanto il distributore: Mustang era stato
così
gentile con lei, che quasi, quasi gli avrebbe portato un
caffé
per ringraziarlo! Ma non la brodaglia velenosa del distributore!
Tornò sui suoi passi fino ad entrare in mensa, si
avvicinò
ad uno degli inservienti che stavano lavando i piatti sporchi.
-
Salve, posso chiederle un favore?- .
Un ragazzo di poco più
grande di lei abbandonò il lavoro che stava compiendo e si
volse verso di lei.
- Mi dica! Se posso esserle utile…- .
-
So che siamo fuori orario, ma si potrebbe avere un caffé?- .
-
Non si potrebbe, ma vedremo di fare uno strappo! Come lo vuole?- le
sorrise.
Se ricordava bene Mustang prendeva il cafè:
-
Nero, espresso e… con una spruzzata di cioccolato!- .
- Cinque
minuti e sarà pronto!- .
Ed infatti cinque minuti dopo Saya
trotterellava contenta nel corridoio con il suo caffé tra le
mani! Sperando che il colonnello l’avrebbe presa
bene…
- Nero,
espresso, con una spruzzata di cioccolata ed appena fatto! –
gli
disse mentre lo posava sulla scrivania – Per ringraziarla
della
“libera uscita” che mi ha concesso!- .
- Come fai a sapere che
bevo il caffé così?- chiese stupito il moretto.
Ecco!
Si era tradita un’altra volta! Ed adesso che si inventava?!
Un po’
le dispiaceva mentire in quel modo proprio al suo Mustang, ma non
c’erano alternative: non poteva certo andare da lui e dirgli:
“Ehi,
ti ricordi di me? Ero quello Speciale rompiballe che hai conosciuto
ad Ishibal!”. Di sicuro l’avrebbe cacciata in malo
modo
dall’ufficio rispedendola con il primo treno al sud per
quello che
gli aveva fatto, e di cui si era pentita amaramente per tutti quegli
anni! Era innamoratissima del colonnello, ma aveva dovuto declinare
la sua offerta perché aveva avuto paura che si sarebbe
pentito
nel giro di pochissimo tempo di essersi legato ad uno Speciale, ad un
‘Macellaio dell’esercito’, come venivano
chiamati quelli come
lei, e poi una relazione scomoda come quella avrebbe solo fatto
trovare porte sbarrate a Mustang nella sua scalata alla poltrona di
Fuhrer… Quel giorno l’aveva vista la luce di
disperazione che
saettava nelle iridi nere di Mustang, per tutto quello che aveva
visto e fatto in quella guerra era arrivato al limite, stava quasi
per infrangersi come un pezzo di cristallo… Saya aveva visto
che
Mustang la stava guardando come un’ancora di salvezza nella
disperazione in cui stava annegando lentamente ed inesorabilmente,
eppure lo aveva fatto! Aveva dovuto farlo! Facendo più male
a
se stessa che a lui, gli aveva detto di no nel modo più
spregevole che le fosse venuto in mente, sminuendo e minimizzando
quei sentimenti che entrambi provavano, e gli aveva dato le spalle
cercando di non voltarsi, perché se si fosse permessa una
cosa
simile avrebbe mandato al diavolo tutto e si sarebbe fiondata tra le
sue braccia urlandogli quanto lo amasse… e non poteva
permetterselo! Era stata così male da desiderare di
annullarsi
per sempre, ed anche in quel momento non era piacevole avere Roy
Mustang così vicino da poterlo toccare se solo avesse
allungato una mano, ma così dannatamente fuori
portata… Tra
loro ormai era tutto finito, avevano avuto la loro
opportunità
e lei aveva deciso per entrambi di rinunciarci per proteggerlo da
quello che era il suo mondo… E lo aveva capito una volta di
più
quando lo aveva visto passeggiare a braccetto con un’altra
donna,
si era sentita andare a pezzi… ma infondo era meglio
così:
meno rimpianti e preoccupazioni per lei! Poteva restare preda solo
dei suoi rimorsi… Ricacciò quindi indietro quei
pensieri
inutili e dolorosi e indossò nuovamente quella maschera che
era destinata ad indossare sempre, anche quando non era di gesso
bianco, ma trasparente ed impalpabile.
- Ah-ehm… ho… ho tirato
ad indovinare… sono sempre stata brava a capire i gusti
della
gente!- improvvisò sperando che Mustang bevesse quella
frottola e non facesse più domande.
Il colonnello la fissò
sospettoso con i suoi occhi nerissimi.
- Grazie! – disse alla
fine prima di berne un lungo sorso – Ma guarda che questo non
ti
salverà dalla pratica SXB/120987!- .
- Lo sospettavo…-
borbottò mesta mentre tornava a sedersi alla sua scrivania
per
affrontare la famigerata pratica.
Mustang se la rideva di gusto
dentro: quella ragazza era una sagoma, non aveva mai incontrato un
tipo divertente come lei, e si divertiva da pazzi a stuzzicarla! E
sperava che rimanesse il più a lungo possibile nella sua
unità…
Ufficio del Generale Supremo.
- Un
informatore ci ha segnalato che un gruppo di profughi di Ishibal
hanno lasciato il campo che gli era stato destinato per muoversi
verso ovest, e tra loro c’è Scar,
l’assassino che
cerchiamo da tanto tempo. Affido il compito di arrestarlo a te
Mustang, fai buon lavoro!- .
- Agli ordini signore, si fidi di
me!- .
- Hanno rintracciato Scar ed a noi è stato dato
l’incarico di catturarlo, è insieme ad un gruppo
di profughi
di Ishibal, siete pronti a partire?- chiese il colonnello ai suoi
subordinati appena entrati in ufficio.
- Sisignore!- risposero in
coro i suoi uomini.
Saya considerò che Mustang aveva
un’unità fantastica: i suoi più stretti
collaboratori
si fidavano ciecamente di lui, si sarebbero gettati nel fuoco se solo
lui lo avesse ordinato, avrebbero potuto affrontare con la stessa
sicurezza nel proprio comandante sia un gruppo si profughi arrabbiati
e frustrati, che un branco di draghi furenti… questo non
c’era
nella sua vecchia squadra, a parte loro dieci, tutti erano contro
tutti, ed gli ufficiali superiori, sciocchi e vanesi
com’erano,
riscuotevano poco credito tra i sottoposti! E questa situazione che
aveva trovato a in quella squadra le piaceva da morire! E sotto,
sotto anche lei iniziava a provare un’ammirazione sconfinata
per
quel colonnello così giovane e così ambizioso,
che non
considerava i suoi subordinati alla stregua di carne da macello o
poco più…
L’unica cosa che le provocava un leggero
fastidio allo stomaco era il fatto di doversi ancora confrontare con
gli abitanti di Ishibal… quello era uno dei motivi per cui
odiava
essere un militare! Non le piaceva continuare ad infierire su quei
poveracci che avevano perso tutto, anche una patria in cui tornare, e
che le ricordavano tanto la sua condizione…
- Devi proprio
partire?- le chiese preoccupata Aiko mentre beveva una tazza di
caffé
in cucina la mattina della partenza.
- Si, e sono anche in
ritardo! Il treno parte tra un’ora…- .
- Ma perché
continuate a prendervela con loro?- .
- Sono gli ordini! E poi
stiamo cercando un assassino, non vogliamo fargli niente!- .
- Lo
hai detto anche l’altra volta eppure l’esercito ha
raso al suolo
la loro città!- .
- Mustang è un buon comandante e
sono sicura che farà in modo che non accada nulla di
irreparabile!- .
- Ti fidi così tanto di lui?- .
-
Abbastanza di rischiare la mia vita per proteggerlo!- .
Aiko le
gettò le braccia al collo.
- Torna sana e salva ti prego!
Sei mia sorella e la mia famiglia, non voglio perderti per nessuna
ragione a questo mondo!- .
Saya si sentì avvolgere il cuore
da un piacevole calore che le fece salire le lacrime agli occhi per
la commozione: era in momenti come quello che si rendeva conto che
non era per nulla preparata ad affrontare gli sconvolgimenti emotivi
che portavano le manifestazioni d’affetto.
- Anche tu sei
importantissima per me! Ma io sono prima di tutto un militare e devo
eseguire gli ordini!- .
- Saya ti prego torna!- aveva affondato il
volto nella spalla della sorella e stava piangendo.
- La morte è
solo un dato di fatto, un evento tanto razionale quanto immutabile
nel percorso della vita! Succede e basta!- .
Sentendo la voce
bassa ed un po’ roca della sorella pronunciare quelle parole
così
drastiche e prive di sentimenti, Aiko sollevò il viso per
fissarla negli occhi.
- Come puoi parlare in questo modo? La morte
è un evento drammatico, che ti strappa le persone che ami,
le
trascina in un mondo in cui non le puoi più raggiungere!
È
un qualcosa che ti segna l’anima! Non è
né razionale
né un dato di fatto! La morte arriva quando meno te lo
aspetti
portando un dolore insopportabile, e tu lo dovresti sapere
più
di tutti!- .
- Appunto per questo parlo così! Se non la
pensassi in questo modo finirei per impazzire dal dolore! Quello che
è accaduto mi ha fatto riflettere su queste frasi,
portandomi
a credere che la persona che me le ha dette tanti anni fa abbia
ragione!- .
- E chi sarebbe il cuore di pietra che ti ha messo in
testa queste cose?- .
- Un certo alchimista di stato che si
diverte a giocare con il fuoco…- rispose con un mezzo
sorriso.
Saya
si allontanò dalla sorella e prese il borsone che aveva
lasciato nell’ingresso: le sarebbe stato utile il contenuto!
-
Io vado, ci vediamo presto sorellina, ti lascio Ranja come
protezione, ok?! Fai attenzione mi raccomando!- .
- Va bene! Lo
stesso vale per te!- .
- Ok, ok… vedrò di tornare per
tormentarti ancora un po’!- ridacchiò mentre
usciva e si
chiudeva la porta alle spalle.
Aiko dalla finestra vide la sorella
uscire dal portone del condominio in cui vivevano trascinandosi sulle
spalle l’enorme sacca. Pregò con tutto il cuore
che qualcuno
ascoltasse la sua voce e riportasse indietro tutti loro…
Quando
Saya uscì dal suo raggio ottico, Aiko tornò al
tavolo,
sedendosi al posto dove fino a poco prima era stata la sorella: ogni
volta era così! Aveva paura che non l’avrebbe mai
più
rivista, nonostante sapesse che era uno dei militari più
esperti e capaci che avesse mai conosciuto… Poi
notò che
dietro la tazza da cui aveva bevuto Saya spuntava una rosa nera, la
raccolse e vide che vi era legato con un nastro di raso nero un
bigliettino bianco su cui era scritto a mano con penna nera un nome:
“Lara”. Il cuore di Aiko mancò un
battito: non sapeva che
significato avesse di preciso, ma una volta Saya le aveva accennato
che nella sua squadra al sud, una rosa nera annunciava la morte di
uno di loro in un’operazione sul campo…