RACCOGLIENDO UNA BAMBOLA ROTTA
Capitolo
III
Perfetto! La sorte non aveva avuto niente di meglio da
progettare che metterla seduta giusto di fronte al colonnello
Mustang! Era arrivata in ritardo e tutti i posti erano stati
già
occuparti tranne quello accanto al tenente Hawkaye e di fronte al
colonnello. Saya aveva sospirato rassegnata: sarebbe stata un lungo
viaggio… depose il borsone nel portabagagli sui sedili, ne
tirò
fuori un libro e una specie di borsellino strapieno.
Si sedette ed
iniziò a leggere ascoltando distrattamente le chiacchiere
degli altri.
- Va bene che stiamo cercando un assassino, ma non vi
sembra che ci stiamo accanendo un po’ troppo con la gente di
Ishibal?- chiese ansioso il sergente maggiore Fury cercando
l’approvazione di quelli seduti accanto a lui.
- Ma da che parte
sta sergente maggiore?- lo rimbeccò scherzosamente il
maresciallo Falman suscitando le risate di tutti.
Saya si fermò
ad ascoltare i toni profondi di quella di Mustang.
- Non è
questo! Quello che voglio dire è che per noi potrebbe
più
difficile questa volta! Ho sentito dire che dei criminali li hanno
attaccati, uccidendone alcuni, travestiti da militari, e potrebbero
non fidarsi più di noi!- .
Quell’affermazione ebbe il
potere di raggelare il sangue nelle vene di tutti: si forse quella
volta le parole non sarebbero bastate, forse!
- Ascoltate il
sergente maggiore, ha pienamente ragione! – disse Saya senza
alzare
la testa dal libro – Gli abitanti di Ishibal sono persone
orgogliose, che non si lasciano piegare facilmente. Orgoglio,
fierezza, forza, rispetto, sono questi i motti degli Ishibariti. Si
fidano pochissimo degli estranei e per niente degli alchimisti. Se
potessero metterebbero al rogo tutti i militari!- .
- E lei come
le sa queste cose?- chiese il tenente.
- Ammesso che la Prefettura
Sud non è fuori dal mondo e che notizie e rapporti arrivano
anche li, ho vissuto ad Ishibal per qualche settimana quando ero
piccola!- .
- Hai vissuto ad Ishibal? E quando?- Mustang temeva
che fosse stata coinvolta nella guerra e che quindi avesse visto
l’assassino che era.
- Più o meno cinque anni prima della
guerra, credo!- rispose distrattamente.
Mustang si sentì
sollevato, anche se non capiva perché: anche Saya era un
militare e sicuramente aveva ucciso qualcuno, quindi avrebbe capito
benissimo il modo in cui aveva agito, ma in qualche modo preferiva
che quella ragazza avesse un’opinione pulita di lui, non
macchiata
da ombre.
Comunque il colonnello non era messo tanto bene: aveva
passato le ultime settimane a rigirarsi nel letto desiderando sentire
le mani della ragazza sulla sua pelle, ed ora le avrebbe avute sotto
gli occhi per parecchie ore! Quelle mani eleganti dalle dita lunghe e
sottili, che sembravano fatte di fragile porcellana, che scivolavano
sul bordo prima di voltare la pagina… si scoprì a
desiderare
di essere una delle pagine di quel libro! Si volse verso il
finestrino per distrarsi con il panorama, ma il vetro, oltre che
alberi e campagna, gli restituiva anche il riflesso della ragazza, e,
dopo qualche resistenza, si perse a seguirne i lineamenti: Saya era
tranquillamente sprofondata nel sedile, le gambe accavallate, le mani
poggiate sulle ginocchia a reggere il libro, gli occhi abbassati e
mezzo coperti dalle lunghe ciglia delle palpebre, le labbra
leggermente dischiuse… No! Doveva farsela passare!
Pregò che
il suo autocontrollo fosse abbastanza ferreo da aiutarlo a resistere
alla tentazione di averla così vicino e così
intrigante… Poi qualcosa attirò la sua
attenzione:
osservando attentamente i suoi occhi si notava che erano più
scuri e velati di tristezza! Doveva esserle successo qualcosa, ed
avrebbe tanto voluto chiederle cosa, ma era sempre la solita storia:
non riusciva a parlare chiaramente, le parole che si formavano nella
sua testa non riuscivano mai a trovare la strada per uscire fuori!
Quindi si limitò a continuare a guardare fuori dalla
finestra,
godendosi la sua presenza.
Erano arrivati alla stazione di Chirky
City, dove avevano trovato ad attenderli i militari della stazione
della città, che avevano messo a loro disposizione delle
jeep.
Partirono verso una discarica nel deserto che circondava la
città, quella in cui viaggiava Mustang in testa. Saya
sentiva
una morsa allo stomaco: era arrivato il momento! Sentiva la
consistenza dell’arco e della faretra sulla spalla, le armi
che
avrebbe usato se l’incolumità del colonnello
sarebbe stata
messa in pericolo. Dalla sua posizione alzò il volto per
guardare davanti a sé: Mustang sedeva davanti, al posto del
passeggero, dietro stavano il Tenente Hawkaye ed il sottotenente
Havoc; a lei, che era di grado più basso, era toccato andare
nella jeep dietro con Falman e gli altri ufficiali inferiori…
Non
era la prima volta che partecipava ad un’azione simile, ma
era la
prima volta che prendeva parte ad un’operazione sul campo
dopo
quell’incidente, e non si sentiva per niente sicura delle sue
capacità… avrebbe voluto parlarne quantomeno con
il tenente,
ma se ne vergognava, e poi non le sarebbe piaciuto rimanere da sola
Central City! Poteva solo ricordarsi chi era e sperare che i suoi
nervi rimanessero saldi come al solito! E poi non voleva lasciare
tutti i meriti al tenente…
Vedendoli arrivare i profughi si
radunarono nello spiazzo della discarica, attendendo l’arrivo
di
quegli eretici che continuavano a perseguitarli nonostante li
avessero privati di tutto!
I militari si schierarono su due file,
davanti a tutti il colonnello seguito dagli altri graduati della sua
unità, a parlare sarebbe stata il tenente, la più
alta
in grado dopo di lui. C’era tensione nell’aria sia
da parte
dell’esercito che dei profughi! Saya l’avvertiva
appieno, era
tanto tangibile che si sarebbe potuta tagliare con un coltello,
l’aria era piena di elettricità e non prometteva
niente di
buono: dieci ad uno che sarebbero dovuti intervenire per sedare una
sommossa, facendo scorrere fiumi di sangue innocente!
- Per
seguire alcuni miei affari qui ci siamo dovuti spostare, mi
prenderò
tutte le mie responsabilità!- dichiarò il capo di
quella comunità.
- Sapete che sono stati approntati nuovi
campi per voi al sud? Sarete trasferiti li!- .
- Capisco!- .
-
Ma prima sarete schedati tutti uno per uno, senza eccezioni!- .
-
State forse cercando qualcuno?- chiese l’uomo cercando di
fingere
curiosità.
- Procedete!- .
Il sergente maggiore Fury e
Havoc si staccarono dal gruppo per eseguire
l’identificazione, Saya
era un po’ delusa: era di grado abbastanza alto per ottenere
un
ruolo attivo, ma il colonnello l’aveva relegata a fare da
balia
agli altri militari: evidentemente non si fidava ancora di lei! Ma
non aveva poi così torto: infondo non conosceva i suoi
trascorsi e per lui era niente più di una novellina che
doveva
tenere ancora d’occhio per accertarsi che non combinasse
troppi
danni. E poi l’aveva guardata un po’ male quando
aveva notato che
portava un arco dietro come arma, al posto del fucile di
ordinanza…
Mentre i profughi si preparavano ad essere schedati,
Hikes, l’informatore dell’esercito, si era
avventato su di loro,
aggredendoli per fargli confessare dove fosse Scar: un colpo di testa
totalmente inutile che aveva avuto come risultato solo il far
aumentare la rabbia degli abitanti di Ishibal, che si trovavano
ancora una volta sottomessi a dei prepotenti senza dio, senza potersi
difendere, né vendicare la morte di tanti amici e parenti
durante la guerra. Saya fissava sbigottita la scena: come poteva
Mustang tollerare una simile angheria?! Possibile che non si rendeva
conto che le cose stavano precipitando?! Bastava un nulla per far
scoppiare una rissa, nella più felice delle ipotesi!
Automaticamente sfilò l’arco dalla spalla, prese
una freccia
dalla faretra e la incoccò tenendosi pronta ad intervenire
in
caso le cose si fossero messe male. All’improvviso Hikes
stramazzò
a terra spaventando i già tesi militari, poi
l’aria fu
squarciata da alcuni proiettili venuti da chissà dove che
ridussero ad un colabrodo quel verme vigliacco e il silenzio fu rotto
dal rumore di spari. Li stavano attaccando da chissà dove!
La
paura si tramutò in terrore che ghiacciò il
sangue
nelle vene dei soldati, per questo persero il controllo iniziando a
far fuoco, nonostante Mustang ordinasse loro di fermarsi. Ma anche
quando una situazione quantomeno normale fu ripristinata,
nell’aria
si avvertiva come se qualcosa si fosse rotto irrimediabilmente tra i
due schieramenti. La situazione era ormai precipitata e dovevano
prepararsi al peggio! Saya sentì un brivido familiare lungo
la
schiena, le braccia, fino alle dita che stringevano l’arco e
la
freccia: era un pizzicore familiare, quello che ogni volta le
preannunciava l’imminenza dello scontro e le suggeriva di
tenersi
pronta.
- Ma che fate? Fermatevi!- ordinò il capo dei
profughi.
- Per quanto ancora dovremo subire i loro soprusi senza
fare niente?- risuonò la voce di una donna.
- Siamo
stanchi!- le fece eco una voce maschile.
Furono seguite da un coro
di proteste che diedero voce a tutta la rabbia repressa che provavano
per l’esercito. Alla fine iniziarono a volare delle pietre,
una
delle quali colpì alla testa il Tenente Hawkaye, per fortuna
era piccola e quindi le procurò poco più di un
graffio.
Saya si spostò velocemente verso sinistra in modo da
conquistare una posizione migliore che le consentisse di scoccare
meglio le sue frecce per difendere gli uomini che le erano stati
affidati. Mustang decise che era il momento di intervenire e si fece
avanti mentre si infilava uno dei suo guanti su cui era inciso il
cerchio alchemico che gli consentiva di evocare il suo fuoco senza
tracciarlo prima.
- Reprimo io la rivolta! Coprimi le spalle!-
ordinò al tenente con un’espressione
così sicura che
fece scorrere un brivido lungo la schiena di Saya.
- …
Colonnello …- provò a protestare il tenente
Hawkaye.
-
Che aspetti? Ti ho detto di coprirmi le spalle! Ed asciugati la
fronte, c’è del sangue!- .
- Agli ordini!- esclamò
dopo un attimo di incertezza, lei era li per proteggere
quell’uomo
almeno fino a quando avesse realizzato il suo scopo!
Il colonnello
sollevò la mano destra, fece per schioccare le dita, ma un
pietra abbastanza grande era stata scagliata contro di lui e lo stava
raggiungendo. Nonostante avesse già caricato il proiettile
nella canna della sua pistola, il tenente non fu abbastanza veloce,
ed ormai la pietra era a pochi centimetri dal colonnello, quando
esplose in una nuvola di polvere scura. I due ufficiali guardarono
stupiti per terra e videro che vicino i piedi di Mustang vi era
conficcata una freccia. Il colonnello si volse alla sua sinistra e
vide Saya con l’arco ancora sollevato, il braccio sinistro
teso
all’indietro, la mano aperta, un’altra freccia
stretta tra le
labbra, negli occhi un’espressione tesa e concentrata che non
le
aveva mai visto prima… Ma non c’era tempo per
altro, doveva
riportare alla calma quel gruppo di persone, prima che la situazione
sfuggisse veramente di mano e ci scappasse il morto! Riportò
la sua attenzione sulla folla urlante che continuava a bersagliarli
con le pietre, sollevò di nuovo la mano destra e
schioccò
le dita: dal palmo della sua mano partì una scarica rossa
che
ben presto si mutò in un cerchiò di fuoco che
circondò
i rivoltosi che presi dalla paura si appiattirono l’uno
contro
l’atro, abbandonando all’istante la loro protesta!
Con una prova
di forza eccezionale Mustang aveva riportato la calma, senza perdita
né di militari né di civili: per Saya era stato
semplicemente grande!
Fu messa su una tendopoli in cui alloggiare
militari e gli abitanti di Ishibal nel giro di poche ore. I militari
leggermente feriti dalle pietre venivano curate in una delle tende
adibite ad ambulatorio, in cui vennero visitati anche gli esuli.
Saya
stava vagabondando un po’ per la discarica perché
Mustang
aveva dato ordine a tutti, tranne a Riza, di fare un giro di
perlustrazione per scovare possibili tracce del ricercato. Non aveva
fatto parola del fatto che aveva usato sul serio l’arco, ma
sospettava che avrebbe trovato comunque il modo di dire la
sua… A
parte tutto era contenta: anche se aveva agito di istinto, era la
prova che tutto era tornato a posto, che l’incidente era
totalmente
dimenticato! Ma quella storia degli spari non la convinceva! Come
poteva della gente che aveva a stento di che mangiare e vestire
procurarsi armi e munizioni?! Alla prima occasione ne avrebbe parlato
al tenente per scoprire cosa ne pensasse lei. Camminò per
un’oretta buona senza trovare nulla quindi tornò
al punto di
partenza e trovò Mustang affiancato dal tenente che
discuteva
con il capo dei rifugiati. Non aveva alcuna voglia di unirsi alla
conversazione e fece per scivolare via cercando di non farsi vedere,
avrebbe fatto dopo il suo rapporto, ma il colonnello la vide e le
ordinò di avvicinarsi. Saya si maledì di non
essersi
fatta un altro giro per quei mucchi di spazzatura, ma obbedì
comunque all’ordine, avvicinandosi a testa bassa nella
speranza che
quell’uomo non la riconoscesse.
- Allora, trovato niente?- le
chiese con il suo tono più ufficiale.
- Niente da segnalare
signore!- quella non era proprio la sua giornata.
- Ma tu non sei
la piccola Saya?- chiese stupito il capo.
Alla ragazza si ghiacciò
il sangue nelle vene, mentre sollevava lentamente la testa verso
l’uomo avrebbe tanto voluto che quel sole del deserto
bruciasse
abbastanza da farla liquefare pur di non affrontare gli sguardi di
Mustang e Hawkaye: sapeva che sarebbe potuta venire fuori quella
vecchia storia ed era una cosa che non le piaceva! Come non le
piaceva ritrovarsi faccia a faccia con quell’uomo dopo tutti
quegli
anni di silenzio… Credeva forse che avrebbe potuto mettere a
posto
ogni cosa con un sorriso ed una frase gentile?! No, che non poteva!
-
Salve Byork’Ah!- sospirò alla fine congiungendo le
mani
davanti al viso ed inclinando il capo in avanti secondo il saluto di
Ishibal.
- Allora ti ricordi di me, eh?! Caspita quanto sei
cresciuta, ogni anno che passa somigli sempre più a tua
madre,
sai?! – le sorrise gentilmente – Ormai sei una
donna, una donna
che è entrata nell’esercito!- aggiunse con una
sfumatura di
tristezza nella voce.
- Questo non ha niente a che vedere con lei
o quanto è successo!- rispose con asprezza capendo dove
volesse arrivare: non aveva alcun diritto di parlare con quella
confidenza di lei e sua madre!
- Quindi sei ancora furiosa con
noi?- .
- Non siete abbastanza importanti per me da costringermi
ad entrare nell’esercito per farvi guerra!- ora il suo tono
era di
superficialità e lo stava fissando come si fissa un oggetto
inutile, esattamente come si era sentita lei a causa sua!
Si
guardarono a lungo, mentre il passato scorreva attorno a loro,
riaprendo vecchie ferite assopite da tempo, suscitando nella memoria
suoni, odori, sentimenti, che bruciavano ancora dentro… che
facevano male…
Dai lampi d’odio che sfrecciavano nelle iridi
di Saya, e dalla malinconia che sfumava quelle del capo di Ishibal,
Mustang capì che c’era qualcosa che il maresciallo
nascondeva, qualcosa che era accaduto durante il suo soggiorno ad
Ishibal di cui gli aveva parlato, e quindi non era molto salutare
lasciarla li con gli altri militari a sorvegliare il trasferimenti
dei profughi verso sud.
- Il tenente resterà qui ancora un
po’ a sovrintendere le operazioni di trasferimento, tu
tornerai con
me a Central City!- .
- Agli ordini!- era sollevata al pensiero
che non sarebbe rimasta in quel posto a fare i conti con i fantasmi
del suo passato.
Saya era impalata nel bel mezzo del corridoio
del vagone del treno, mentre la gente che passava la urtava ed
imprecava contro di lei: non poteva sedersi accanto a Mustang!! Va
bene che all’andata era arrivata tardi e quindi si era dovuta
adattare, ma quello era troppo! Visto che ritornavano a Central City
in tre si erano dovuti accontentare di viaggiare insieme agli altri
passeggeri, ed il treno era strapieno, avevano trovato un posto in
uno scomparto e due in quello, dove si sarebbe dovuta sedere accanto
al colonnello…
Deglutì a vuoto fissando quel posto vuoto,
mentre il cervello lavorava il più velocemente possibile per
trovare una via di fuga… che non c’era! Rassegata
si sedette
dando il lato destro al colonnello, il lato dove aveva una cicatrice
piuttosto vistosa che da dietro l’orecchio arrivava a
metà
collo, segno di una ferita che si era procurata durante la Guerra di
Ishibal e che sperava vivamente che l’uomo non vedesse sotto
i
capelli o quantomeno non riconoscesse. Prese il libro che stava
leggendo, un libro che le avevano regalato suoi ex compagni di
squadra prima che partisse per Central City e che parlava di un mondo
sconvolto dalla guerra portata da un tiranno senza scrupoli che stava
distruggendo, natura ed uomini, tutto, non la lettura ideale dopo
quello cui aveva preso parte poche ore prima, ma in mancanza di un
bel romanzo su un avventuriero che solcava mari sconosciuti ed
esplorava terre misteriose, poteva accontentarsi… Ma per
quanto si
sforzasse le parole restavano comunque un cumulo di lettere nere su
foglio bianco, totalmente slegate l’una dall’altra,
prive di ogni
senso logico. Ora che tutto era finito, che stavano tornando a casa,
che la tensione era sparita e l’adrenalina scemava dal suo
corpo,
Saya era nuovamente preda dei suoi fantasmi, di nuovo il dolore le si
era attorcigliato come un serpente attorno al cuore, mordendolo senza
sosta, strappando brandelli di carne lentamente… e la scena
del
funerale e della deposizione del compagno dell’eroe di quella
guerra, non era propriamente un aiuto… Senza contare che il
suono
ritmico del respiro regolare di Mustang a poca distanza dal suo
orecchio le stava facendo venire sonno! Sentiva le palpebre pesanti,
calare in modo drastico verso le guance, lo sguardo si faceva sempre
più appannato e le lettere sfocavano
inesorabilmente…
…
Poi una sensazione familiare si insinuò nel suo cervello
snebbiandolo: qualcuno la stava fissando! Riaprì lentamente
le
palpebre ed alzò lo sguardo davanti a sé
aspettandosi
di scontrarsi con un possibile nemico, invece a fissarla era una
bambina dall’aspetto dolcissimo, con immensi occhi verde
acqua,
lunghi capelli color rame che teneva ferma sulla fronte con un
cerchietto verde, mentre un sorrisetto furbo le stirava le labbra: le
ricordava qualcuno, ma in quel momento non riusciva a focalizzare
chi…
- Ciao! – la voce argentina della bambina risuonò
all’improvviso nel silenzio che si era creato tra loro.
- Ciao!-
rispose titubante, ma la mamma non sembrava infastidita dal fatto che
la figlia parlasse con un militare.
- Tu sei un soldato signora?-
.
- Si! Ti piacciono i militari?- .
La bambina arricciò
il naso.
- Non tanto, gli alchimisti di stato sono più
interessanti!- .
- Ah, si?! – quella bambina parlava con un
linguaggio troppo elaborato per la sua età –
Quindi vorresti
diventare un alchimista di stato da grande?- .
- SII!!! Sarò
la migliore! La più brava!- .
- Ma lo sai che gli
alchimisti di stato sono sfruttati e mal pagati?- si divertì
a
lanciare una frecciatina al suo superiore che però non
raccolse la provocazione.
- Beh, si è vero… - parve
riflettere un attimo su quelle parole, poi un sorriso fiorì
sulle sue labbra – Ma non importa! Io diventerò
un’alchimista di stato, così potremo rincontrarci
di nuovo!-
.
- Cosa?! Io e te?- .
- Si, perché non vuoi
rincontrarmi?- quelle pozze verdi si erano fatte un po’
tristi
mentre metteva il broncio.
- Ma cosa dici?! Mi piacerebbe
incontrarti di nuovo, però per ritrovarti devo conoscere il
nome della mia futura collega, no?!- .
- Ma tu lo sai già…-
.
Saya fissò quella bambina con ansia crescente, quelle
iridi sembravano conoscere tutto di lei, sembravano scavarle
l’anima…
quella sembrava tutto fuorché una bambina in quel momento!
-
Lara! Il mio nome è Lara!- sorrise tornando ad essere la
bimba
di prima.
Quel nome fu un pugnalata in pieno petto per il
maresciallo: non poteva ascoltare il suono di quel nome in quel
momento, ma quella che le stava di fronte era una bambina innocente
che non conosceva nulla di quello che stava passando.
- Hai
proprio un bel nome! Sai che ho un’amica che si chiama come
te?-
cercò di sorriderle il più gentilmente possibile.
-
Sul serio?! Che bello! – il visetto della bimba si
illuminò
completamente a quella confessione – che tipo è?- .
Saya
chiuse gli occhi lasciando defluire per la prima volta quei ricordi
che aveva chiuso nel suo cuore per non soffrire.
- Lara è
stata la prima persona amica che ho incontrato nell’esercito,
è
una ragazza leale, dolce, gentile ed altruista… una persona
fantastica, credimi!- sorrise malinconicamente.
- Perché
sei diventata triste signora?- .
- Perché la mia amica se
n’è andata all’improvviso in un posto
lontano e mi sento
un po’ sola!- confessò con un sorriso mesto.
- Ma non è
che non vi rivedrete più, vero?- .
- Beh, ecco…- come
spiegare ad una bimba che dalla morte non si torna?
- La mia mamma
dice che se due persone si separano, per quanto sono lontane, anche
in due mondi differenti, si ritroveranno sempre, se il desiderio di
rivedersi sarà più forte di qualunque altra
cosa!-
.
Saya abbassò lo sguardo per meditare su quelle parole, ma
quando alla fine riuscì a risollevarlo verso quella bambina
fuori dal comune il cuore sembrò esploderle nel petto:
quella
che la stava fissando con la solita espressione dolce ed il solito
sorriso rassicurante, era la sua amica Lara! Come la ricordava prima
che partisse per Central! Che significava quella storia?
Allora…
allora… quello voleva dire che non era morta? Che le
avessero fatto
solo un brutto scherzo? Che… che…
- Questa volta sono venuta
perché ero un po’ preoccupata per te! –
la voce melodiosa
che ben conosceva le sciolse il cuore – Hai subito troppe
perdite
piccola, eri sul punto di frantumarti, ma ricorda che hai qualcosa di
importantissimo da proteggere, qualcosa per cui hai giurato che
avresti rischiato la vita… di me non preoccuparti! Noi due
ci
ritroveremo ancora, al di la del tempo e dello spazio, quando
sarà
di nuovo il momento! Per ora vai avanti per la tua strada, a testa
alta, senza incertezze, rischiando il tutto per tutto, noi saremo
sempre al tuo fianco!- .
E vide scomparire la sua amica e compagna
d’armi in una doccia di scintille ambrate mentre le ultime
note
cristalline della sua voce risuonavano ancora…
... … - LARA!
NO ASPETTA!!- .
Urlò il maresciallo mentre scattava con il
busto in avanti con il viso madido di sudore, il cuore che le pulsava
ad un ritmo inverosimile nel petto e nelle orecchie. Guardò
confusa il posto davanti a se: non c’era una bambina dai
capelli
ramati, ma un uomo di mezz’età fasciato in un
completo da
bancario grigio che la fissava con aria divertita…
- Che aspetti
ad allentare quegli artigli?- ringhiò la voce di Mustang
alla
sua destra.
Saya si volse verso il proprietario di quella protesta
e vide che gli stava stringendo talmente tanto il polso che aveva
poggiato sul bracciolo tra i due sedili da conficcargli le unghie
nella pelle a dispetto della giacca e della camicia che portava:
doveva averlo fatto nel sonno, sperando di trattenere la sua amica,
ed invece aveva intrappolato il colonnello che la stava fissando
truce.
- Mi…mi dispiace signore! Sono mortificata!-
scattò
in piedi liberandogli il polso.
Il maresciallo era rossa in volto
per la vergogna, ma proprio in quel momento il treno frenò
e,
visto il precario equilibrio in cui si trovava, cadde a terra.
Mustang si portò una mano al viso cercando di trattenere una
risata, mentre Saya si rialzava massaggiandosi il sedere visto che
aveva preso una bella botta.
La ragazza si sedette al suo posto e
prese la mano del colonnello tra le sue, facendolo smettere di ridere
di botto.
- Che fai?- chiese un po’ bruscamente.
- Voglio
solo vedere che le ho fatto!- rispose distrattamente mentre sollevava
la manica della giacca e poi quella della camicia.
Non era niente
di grave, solo cinque piccoli graffi arcuati e rossi segnavano la
pelle del colonnello, non sanguinavano nemmeno tanto erano
superficiali, Saya però passò la punta delle dita
sulla
sua pelle, leggermente, per non fargli male, e la sentì
fremere sotto il tocco: un po’ di disinfettante e quel
ragazzino
piagnucolone del colonnello sarebbe stato a posto! Mustang stava
sudando camicia e giacca per quella situazione! Dannazione! Quella
era una tortura bella e buona! Non poteva prenderlo per mano ed
accarezzarla in quel modo lieve, quasi languido, senza fare una
piega! Senza pensare alle conseguenze! Poi Mustang non sentì
più il calore morbido delle mani di Saya avvolgere la sua
mano, si girò a guardarlo e la trovò a scavare
nella
borsa che portava sempre al fianco appesa alla cintura, alla ricerca
di qualcosa. Ne tirò fuori un batuffolo di cotone e del
disinfettante. Il colonnello vide che bagnava il cotone con quel
liquido verdastro che profumava leggermente di limoni acerbi, per poi
passarlo sulla sua pelle lesionata, un leggero bruciore gli fece
contrarre le labbra in una smorfia di protesta.
- Stringa i denti
colonnello, passa presto!- sentì la sua voce pronunciare
quelle parole con una leggera sfumatura di divertimento.
Fingendo
di snobbare la provocazione, il colonnello chiuse gli occhi
appoggiando la testa alla spalliera del sedile, assaporando quel
tocco gentile sulla sua pelle, sperando che durasse il più a
lungo possibile…
Nella sua mente balenò l’immagine di
Saya inginocchiata sul suo letto, coperto da lenzuola bianche,
completamente nuda, coperta solo dalle sue mani e dai lunghi capelli
neri che le ricadevano lungo la schiena, sul torace, fermandosi in
mille spirali sul materasso, con le guance appena decorate da un velo
color porpora di imbarazzo, che la rendeva semplicemente deliziosa ai
suoi occhi… E Roy sorrise compiaciuto a quel
pensiero…
Quando
Saya ebbe finito di curare il suo superiore, Mustang aprì
lentamente gli occhi tornando a fissarla: certo che era davvero
bella! E quel sorriso dolce e gentile le dava un’aria
innocente, da
bimba…
- Chi è Lara?- chiese all’improvviso cercando di
nascondere la nota di gelosia nella sua voce.
Saya lo fissò
sorpreso ed il colonnello rispose alla sua muta domanda spiegando che
aveva urlato quel nome svegliandosi.
- Lara è una mia
carissima amica! – spiegò con un sorriso dolce e
Mustang si
diede dell’idiota perché non poteva essere
altrimenti visto
che il nome era femminile – La persona che mi è
stata più
vicina quando sono entrata nell’esercito…
è venuta a
ricordarmi che ci rivedremo ancora e che mi starà sempre al
fianco!- a quelle parole il suo sorriso divenne enigmatico e
misterioso, di quelli che non lasciano capire il vero significato
delle frasi che si è pronunciato.
- Eh??!!- .
Ma invece
di rispondere Saya prese il suo lettore e lo accese, si
infilò
l’auricolare sinistro nell’orecchio destro, mentre
infilava
quello destro nell’orecchio sinistro del colonnello, che
fissava i
suoi movimenti straniti, non riuscendo a capire dove volesse arrivare
davvero. Il maresciallo lo accese e subito, attraverso la membrana
degli auricolari, si iniziò a diffondere nelle orecchie dei
due una melodia dolcissima e le parole di un’intensa canzone
d’amore.
- Era la canzone preferita di Lara… e devo dire che
piace anche a me!- spiegò ad occhi chiusi con la testa
contro
il sedile.
Mustang annuì e poco dopo la imitò.
Quando
il maresciallo Falman li venne a cercare per avvertirli che il treno
era quasi arrivato a Central City, li trovò entrambi
profondamente addormentati: Saya aveva appoggiato la sua testa sulla
spalla del colonnello e Mustang aveva appoggiato la sua testa su
quella del maresciallo. Il militare sorrise davanti a quella scena:
erano troppo teneri! E peccato non avere a portata di mano una
macchina fotografica: avrebbe guadagnato una fortuna vendendo una
foto più unica che rara come quella che ritraeva il
colonnello
in atteggiamenti così dolci! È chissà
quante si
sarebbero strappate i capelli vedendo la fortuna di Saya o avrebbero
venduto l’anima per essere al suo posto in quel momento!
Saya
poteva sentirsi soddisfatta di sé: in poco più di
un
mese era riuscita ad avere ragione di quella stramaledetta pratica
SXB/120987, e di altre ancora più complicate! Se solo i suo
ex
compagni di squadra l’avessero vista in quel momento
sarebbero
morti per le risate! Stava camminando in corridoio con in braccio una
pila di fascicoli alta come minimo una sessantina di centimetri e che
le impediva la visuale, ma doveva essere arrivata davanti la porta
dell’ufficio… mise in equilibrio precario i
fascicoli su una sola
mano ed a tentoni cercò la maniglia: si, quello era legno,
doveva essere più o meno al centro, spostarsi verso
sinistra…la sensazione dura e gelida del metallo:
l’aveva
trovata! Muovendosi lentamente aprì la porta ed a piccoli
passi entrò nell’ufficio, ruotando un
po’ su se stessa per
richiudere la porta senza rischiare di mandare all’aria tutti
quei
fogli com’era accaduto la volta precedente: ricordava ancora
le ore
di straordinario che Mustang le aveva obbligato a fare
perché
era inciampata ed aveva fatto cadere tutti i fascicoli che aveva in
mano, tutti i fogli che c’erano dentro si erano sparsi sul
pavimento mentre alcuni erano volati fuori dalla finestra aperta, e
lei prima aveva dovuto correre per tutto il cortile a recuperare i
documenti sparpagliati sul prato e tra le siepi di rose sotto gli
sguardi divertiti degli altri militari che si stavano godendo una
pausa e poi aveva passato metà del pomeriggio a riordinarli
prima di poter archiviarli!
- Pare che ti serva una mano!- una
voce familiare, che però non apparteneva né a
Mustang
né a nessun’altro li dentro la sorprese.
Due mani
maschili sollevarono il mucchio di fascicoli dalle mani del
maresciallo e li deposero con estrema delicatezza sulla sua
scrivania. Quando la visuale fu sgombra da tutta quella carta, Saya
credette sul serio di stare sognando: davanti a lei c’erano
tre dei
suoi ex compagni di squadra, i suoi migliori amici in assoluto,
quelli che erano stati la sua famiglia in tutti quegli anni, Aiko a
parte ovviamente! Il sorriso sfrontato e divertito del maggiore Drew
Willer, gli occhi limpidi ed un po’ corrucciati del tenente
Natan
Kit ed infine lo sguardo dolce e paterno del colonnello Leroy
Stevens!
- LEE!!! NATAN!!! DREW!!!- e dimenticandosi di dove
fosse, del codice di comportamento, di tutto si gettò fra le
loro braccia.
Saya scomparve sotto un mucchio di braccia e teste:
amici che non si vedevano da tanto tempo e che festeggiavano per
questo il loro incontro! Mustang si sentì un po’
invidioso,
lui che non aveva mai avuto un rapporto così stretto con i
suoi commilitoni, forse aveva avuto qualcosa di simile con Hughes, ma
con gi altri non c’era mai stato niente di simile a quello
che
legava quei quattro, solo formali rapporti d’ufficio; ma
provava
anche un po’ di fastidio a vedere tutte quelle mani da uomo
che si
prendevano con il maresciallo libertà che lui si
sognava!
Quando quell’abbraccio si scioglie i quattro ridevano
come matti, senza un motivo, solo per la felicità di essersi
ritrovati. Saya aveva gli occhi un po’ lucidi e si vedeva
lontano
un miglio che stava trattenendo le lacrime, mentre gli altri tre la
vezzeggiavano come si fa con una sorella minore. Poi il maggiore
Willer prese la ragazza per mano e la fece allontanare un po’
da sé
per guardarla meglio.
- E tu saresti sul serio la mia Saya? –
l’aggettivo possessivo ‘mia’,
però, fece avvampare il
sangue del colonnello Mustang – Dove sarebbe andata a finire
lo
spiritello dispettoso che metteva in subbuglio tutto il War South
Team?!- rise divertito.
- Già! Abbiamo lasciato una bambina
vivace che correva per i corridoi e non sapeva il significato della
parola disciplina, ed ora troviamo una donna posata, elegante,
misurata e disciplinata: che ti hanno fatto qui a Central?-
rincarò
la dose Natan.
- I nostri complimenti colonnello Mustang: ha
compiuto un vero miracolo con la nostra principessina!- sorrise
compiaciuto Leroy.
- Adesso basta voi tre! Vi avverto che anche se
ho passato l’ultimo mese con questi ‘damerini in
giacca blu’
non ho ancora dimenticato come si fa a pugni quindi se non volete
essere pestati chiudete quelle fogne!!!- ringhiò a denti
stretti.
- Maresciallo capo Takano, le sembra il modo di
rivolgersi ai propri superiori?- la rimproverò il tenente
HawKaye.
Perfetto, la frittata era fatta! Ora poteva mettersi
l’anima in pace: quei tre deficienti non le avrebbero
più
dato tregua con le prese in giro! Infatti i tre in questione si
voltarono verso Saya e squadrarono attentamente le spalline e le
varie decorazioni della divisa che indicavano i gradi posseduti, e
non c’erano dubbi quelli erano i gradi di un maresciallo capo
e non
di un tenente colonnello! Per un po’ cercarono di trattenere
le
risate, consci che Saya li avrebbe fatti a pezzi, ma poi non ce la
fecero più e le scoppiarono a ridere in faccia.
- AH! AH!
AH! … Saya ma… MARESCIAL… AH! AH! AH!
…- rideva Natan
tenendosi la pancia con le braccia.
- HI! HI! HI! HI! … troppo
divertente! HI! HI! HI! HI! … MARESCIALLO!!!- sogghignava
Drew
asciugandosi le lacrime per il troppo ridere.
- HA! HA! HA! HA!
HA!!!! Chi l’avrebbe mai …ha ha ha ha …
detto!!!- si spanciava
per le risate Leroy appoggiato alla spalla di Mustang.
Il
colonnello e tutti gli altri membri della sua squadra fissavano senza
capire quei tre dementi che trovavano particolarmente divertente la
parola ‘maresciallo’ e Saya che stava avvicinandosi
pericolosamente all’autocombustione, tanto era furiosa.
-
PIANTATELA BABBEI!!!!!- urlò paonazza e fissandoli con uno
sguardo così truce che avrebbe spaventato anche il
più
incallito dei serial killer.
- Scusa, scusa piccola! Ma è
troppo divertente, lo sai! Quello li deve farti
come minimo
una statua d’oro! Di’ lo sa?- le disse dolcemente
il colonnello
Stevens.
Saya scosse la testa, frustrando il tentativo di Mustang
di capire quello che stava succedendo fra quei quattro e soprattutto
scoprire chi era “quello li”!
- Allora qual è il motivo
che vi ha portati qui? Di sicuro non è stata la voglia di
rivedermi!- il tono di Saya era sarcastico.
- Come puoi dire
questo? Mi sei mancata tantissimo! La vita non è
più la
stessa senza di te, lo sai?- protestò Drew con il tono
patetico di un bambino.
- Scemotto, mi sei mancato tantissimo,
soprattutto la notte!- rispose Saya con espressione dolcissima.
-
Ah – ha! Allora hai finalmente capito che mi ami alla follia!
Che
ti manca dividere la cuccetta con me, eh?!- sorrise malizioso.
Ecco,
quello era un ottimo motivo per arrostire una persona! Si disse il
colonnello Mustang. Che significavano quelle parole? E poi
perché
quella scema gli teneva il viso tra le mani? O quel casanova si
scansava da lei, o gli faceva fare la fine del tacchino arrosto!
-
Ma che dici cretino??!! È solo che non riesco ad
addormentarmi
facilmente dopo aver passato gli ultimi dieci anni a sentirti russare
nelle orecchie! Mi ero abituata, ormai!- e gli mollò un
pugno
in testa con grande soddisfazione di Mustang.
- Sempre a litigare
come bambini dell’asilo voi due, eh?!- li
rimproverò
scherzosamente Natan.
- Io non litigo con LEI/LUI! Ma è
lei/lui a litigare con ME!!!- ringhiarono all’unisono
indicandosi a
vicenda.
Leroy scosse la testa ormai rassegnato a quelle scenette
infantili, ma dall’espressione che avevano stampata sulle
facce
Mustang e gli altri, era pronto a scommettere tre anni di stipendio
che non conoscevano quel lato di Saya.
- Saya!! Drew!! Smettetela!
– i due smisero all’istante di guardarsi in
cagnesco appena udito
il rimprovero paternale del loro superiore.
Ma Drew volle
togliersi almeno una soddisfazione nei confronti di Saya visto che in
quella situazione era una sua sottoposta e non poteva sfogare la sua
furia come al solito visto che non si trovavano al War...
-
AAAAAAAAAHHHHHHHHHH!!!!- urlò Saya all’improvviso
sentendosi
toccare il sedere e spaventando tutti e compiendo un salto tale da
infrangere tutti i record mondiali degli ultimi trent’anni.
Ed
infatti dal centro della stanza si trovò arpionata al collo
di
Mustang che era tranquillamente poggiato al bordo della sua
scrivania. A quel contatto imprevisto Roy non capì
più
nulla: sentiva solo la sensazione di quel corpo stretto al suo, il
suo volto nascosto nell’incavo del collo con il respiro caldo
che
gli solleticava la pelle, e quelle braccia sottili che gli
arpionavano le spalle…
Saya alzò il viso dalla spalla del
colonnello: era visibilmente furiosa, in un certo senso faceva paura
con quelle vene che gli pulsavano aritmicamente sulla fronte, le
labbra aperte sui denti digrignati e le palpebre chiuse e tremanti
nello sforzo di trattenersi… tutto inutile!
L’unico modo per
calmarsi era pestare quel demente e lo avrebbe fatto Mustang o non
Mustang!
- DREW!!! RAZZA DI MANIACO DEPRAVATO PORCO CHE NON SEI
ALTROOO!!! VIENI QUI CHE TI AMMAZZOOOO!!!- urlò staccandosi
come una furia dal colonnello e mettendosi a rincorrere il suo amico
per tutta la stanza.
Saya non si divertiva in quel modo da mesi!
Le erano mancati momenti come quello, quando Drew si adoperava in
tutti i modi che conosceva, più o meno corretti che fossero,
per sciogliere la tensione e tirare fuori il suo vero io! Solo poche
ora prima non si sarebbe mai sognata di farsi vedere da Mustang
mentre rincorreva quello che in teoria doveva essere un suo superiore
saltando sulle sedie e scavalcando le scrivanie, urlando come una
pazza, mentre dentro rideva di gusto! Erano quasi dieci anni che lei
e Drew erano quotidianamente impegnati in giochi come quello, eppure
non se ne stancava mai… aveva bisogno di dare sfogo al suo
lato più
idiota, altrimenti sarebbe impazzita! Ma li a Central non aveva un
Drew che la trascinasse in follie simili… Comunque in quel
momento
si sentiva bene, libera della tensione che aveva accumulato in quel
mese al nuovo quartiere! Anche se si sentiva più simile ad
una
bambina dell’asilo che ad un soldato di ventidue anni, in
quel
momento!
Mustang guardava sconvolto Saya correre come una furia
per l’ufficio all’inseguimento del maggiore, in
quel momento
stavano alle parti opposte di una delle scrivanie e scartavano di
lato appena l’altro accennava ad un movimento
d’attacco o fuga. E
non poté non notare che nonostante l’aria truce,
gli occhi
di Saya brillavano divertiti… e questo gli
provocò una fitta
allo stomaco.
- Colonnello Mustang mi permetta di rimettere in
riga quei due, per favore!- .
- Faccia pure colonnello Stevens!-
.
L’ufficiale sorrise divertito mentre macchinava un modo per
calmare i loro bollenti spiriti, e la parole
“bollenti” gli
suggerì una idea che sarebbe servita a calmare quei due
teppistelli ed avrebbe fatto infuriare ancora di più Saya!
Ma
lo divertiva particolarmente stuzzicare quella ragazzina sempre
seriosa e tormentata, e quindi trattenendo una risatina
passò
all’azione: tracciò a mezz’aria un
invisibile cerchio
alchemico ponendoci poi sopra i palmi delle mani, subito una luce
giallastra iniziò a brillare e contemporaneamente sulle
teste
dei due ignari lottatori comparvero due botti di acqua gelida che si
riversarono sulle loro teste infradiciandoli da capo a piedi. Saya e
Drew guardarono stupiti le loro divise fradice.
- NON VALE USARE
L’ALCHIMIA IN QUESTO MODO!!!!- starnazzò il
maggiore.
- È
GELIDA LEE!!!- protestò Saya rabbrividendo nella stoffa
fredda.
- Ma davvero?! Se vuoi Saya posso chiedere al colonnello
Mustang di aiutarmi a riscaldare un po’ d’acqua e
ripetiamo
l’esperimento!- .
- Ugh! No, no colonnello: sto bene così!
L’acqua gelida tonifica la pelle!
Ahahahahahahahaha….- conosceva
molto bene quel modo di fare di Lee tranquillo e serafico: si
comportava in quel modo solo quando era particolarmente irritato e di
solito era il preludio ad una delle sue famigerate sfuriate.
-
Molto bene! Ora che vi siete calmati, Saya dovrei parlarti un
po’
in privato!- il maresciallo si stupì del tono
particolarmente
serioso di Lee.
- Se il colonnello Mustang non ha niente in
contrario…- .
- Vai pure!- concesse l’interessato troppo
scioccato per controbattere.
Saya lo condusse in un posto
particolarmente appartato dei giardini della struttura militare: se
Lee e gli altri si era fatti quattro giorni di treno per parlare con
lei, la situazione doveva essere parecchio seria.
Lee si sedette
sul prato, contro l’albero di ciliegio che stava coprendosi
dei
primi fiori rosati, Saya invece restò in piedi, ma
appoggiò
anche lei la schiena al tronco.
- Per prima cosa vorrei sapere
come stai!- esordì il ragazzo con voce preoccupata.
- Non
preoccuparti, ora sto molto meglio! Le ferite sono quasi guarite, non
ho più incubi ed un paio di settimane fa ho partecipato ad
una
operazione sul campo senza avere troppi problemi, anzi…-
sorrise
serena.
- Mi fa piacere per te… E così quello
è il
famoso Roy Mustang!- più una considerazione che una domanda.
-
Già, l’alchimista di fuoco! Ma non lo avevi
già
incontrato durante la guerra di Ishibal?- .
- Forse si, ma non mi
ricordo! Se ben rammenti è stata una brutta guerra e sono
più
i morti che i vivi a venirci a trovare…- .
- E come si possono
dimenticare tutte le vite che abbiamo falciato in quella stupida
guerra in cui non credevamo nemmeno?!- .
- È carino il tuo
colonnello, ma è sul serio eccezionale come lo descrivi o
è
l’amore a parlare per te?- chiese con un sorrisetto malizioso.
-
Mustang è un ottimo comandante!- dette solo questa risposta,
ma a Lee bastava per capire tutto quello si agitava dietro, nel suo
cuore.
- Sei anni e non ti è ancora passata…
però
non ho ancora capito perché lo hai respinto se sei
così
innamorata di lui…- .
- La fai facile tu! Tu puoi vedere il tuo
Natan ogni secondo della giornata, fate lo stesso lavoro quindi non
hai paura a metterlo in pericolo e con lui non serve mentire per
nascondere tutto quello che ci costringono a fare… Non
avrebbe
funzionato! Nascondersi non è il modo migliore di portare
avanti una storia…- sospirò.
- Mi sembra che non sia il
tipo che si scandalizza per poco…- .
- Non dovevi dirmi
qualcosa?- cambiò discorso per continuare a nascondersi da
quella realtà che non le piaceva per niente.
- Ti ricordi
l’ultimo caso su cui hai indagato?- la assecondò
per nulla
contento.
- Quello dell’alchimista che uccideva le ragazze
facendole sbranare da dei mastini trasmutati? E come potrei
dimenticarlo?!- .
- Già, come potresti?! Comunque abbiamo
continuato le indagini ed abbiamo scoperto che quello che hai fatto
fuori tu non era il solo! Si tratta di una specie di setta che vuole
ottenere la pietra filosofale con quei sacrifici rituali! Si fanno
chiamare i “Figli di Kamlon”!- .
- Perfetto! Ed io che speravo
di essermi liberata di squilibrati come quello…-
sbuffò Saya
ruotando gli occhi.
- Abbiamo scoperto dell’altro… Gli altri
accoliti hanno deciso di passare al secondo livello del
gioco…-
esitò: alla sua amica non sarebbe piaciuto per niente quello
che stava per dirle…
- Allora?!- lo incitò a
proseguire.
- Hanno deciso di usare non più le anime di
ragazze qualunque, ma quelle di alchimisti di stato, precisamente
quelli la cui alchimia è legata ai quattro elementi
naturali…-
.
Un fulmine balenò nella mente di Saya: Roy Mustang,
l’alchimista di fuoco!
- Vuoi dirmi che stanno cercando Mustang
per usare la sua anima per ottenere la pietra?- chiese con un groppo
alla gola.
- Proprio così, mi dispiace! Se riescono a
riunire i quattro elementi, compiranno il “Sacrificio
Elementale”
per ottenere la pietra.- .
- Hanno già preso qualcuno?- .
-
Credo che abbiano la terra e l’aria…- .
- Siris, alchimista
delle rocce, e Vera, alchimista del vento.- .
- Esatto! Vedo che
hai già capito tutto senza che ti spiegassi nulla.- .
-
Beh, Siris e Vera sono scomparse nel nulla un paio d’anni fa,
durante un’indagine simile a quella che ho svolto prima di
venire
qui: ho fatto solo due più due, non ci vuole un
genio…- .
-
Immagino che tu sappia anche quello che voglio chiederti…- .
-
Proteggere Mustang a qualsiasi costo! – sospirò
– Ma è
quello che già faccio da quando avete trovato il suo nome
tra
le carte di quel tizio e mi avete spedito qui! Lavoro dalle 7:30 alle
21:00, poi, invece di andare a casa, lo seguo e passo le serate
appollaiata sull’albero davanti casa sua aspettando che mi
faccia
la grazia di andare a dormire, ma non va mai a letto prima delle due
quel maledetto!- borbottò la ragazza.
- Ecco spiegate le
occhiaie che ti arrivano alle ginocchia ed il carattere più
irritabile del solito!- ridacchiò il colonnello.
- Già!
Quel dannato va a dormire quasi all’alba e viene in ufficio
fresco
come una rosa, io che sto lavorando mi riduco sempre come uno
straccio!- masticò.
- Dai, dai: passa anche questa! – poi
tornò serio – Qui a Central
c’è la cellula madre
della setta e sono particolarmente pericolosi, devi fare attenzione
perché conoscono il tuo volto e potrebbero cercare di
vendicarsi su di te per aver ucciso uno dei loro!- .
- Lee parla
chiaro: devo aspettarmi di confrontarmi con qualche ufficiale
dell’esercito?- .
La perspicacia di quella ragazza lo
sorprendeva sempre.
- Perché mi fai una simile domanda?-
.
- Perché da come hai parlato è come se sapessero
chi sono in realtà e dove mi trovi in questo momento, e solo
gli ufficiali di grado più alto possono accedere, se
autorizzati, al mio file… allora?- .
- Allora niente! Come
sempre hai capito quello che ti volevo nascondere… ma non
posso
dirti altro, scoprirai chi ha tradito quando te lo troverai davanti!
– L’uomo si alzò in piedi fronteggiando
lo sguardo ora
glaciale della ragazza che gli stava davanti – Continuare a
proteggere Mustang, questo è il nuovo ordine… Ma
devi
promettermi che farai attenzione!- .
- Lee…- .
- Devi
promettermelo Saya! So benissimo quanto tu tenga a Mustang, ho
già
visto che hai rischiato più volte la vita per salvare la sua
ad Ishibal, tieni più alla sua vita che alla tua, per questo
ti chiedo di promettermi che starai attenta. Per favore
Saya…- .
-
Tranquillo! Tornerò ancora a rompere le scatole a tutti
quanti
al War!- esclamò con un sorriso sarcastico per poi
allontanarsi dall’albero.
Leroy sospirò rassegnato:
quello era tutto quanto avrebbe potuto strappare a Saya…
-
Eccoci di ritorno!- esclamò Saya aprendo la porta
dell’ufficio.
Subito Drew si scaraventò contro Lee,
mentre Natan incominciò a fare il terzo grado alla povera
Saya.
- Perché ci avete messo così tanto?!- chiese
in tono inquisitorio il tenente.
- Già! Che hai fatto con
la mia Saya colonnello maniaco?! – lo incenerì con
lo
sguardo Drew – Siete stati fuori da soli per
mezz’ora!!- .
Ma
i due ricevettero dai loro accusati un pugno in testa come risposta
alla loro fantasia troppo fervida e fuori posto!
Drew dopo qualche
borbottio di protesta tirò fuori da una delle tasche della
giacca un lettore mp3 ed un ampio sorriso ironico gli
incurvò
le labbra.
- Ti va?- chiese a Saya allungandole una cuffietta.
La
ragazza passò uno sguardo imbarazzato dalla cuffietta a
Mustang.
- Andiamo, i tuoi nuovi colleghi ti hanno già
visto rincorrermi come una pazza per tutta la stanza, non potrebbero
sconvolgersi di più per questo, no?!- .
Saya guardò
ancora un istante la cuffietta mordendosi il labbro inferiore:
sentiva un profondo bisogno anche di quello che le stava proponendo
Drew… Quindi con un sorriso capitolò e prese la
cuffietta
inserendola nell’orecchio. Drew accese il lettore e la musica
iniziò a riempirle la testa mettendole su quella voglia
pazza
di cantare che provava sempre… Ancora pochi istanti e la sua
voce
si librò chiara e piena nelle stanza affascinando e stupendo
Mustang e gli altri. Il colonnello osservò Saya che aveva
iniziato a cantare un po’ titubante perché era la
prima
volta che faceva una cosa simile davanti a loro, poi come ogni volta
l’ufficio di Mustang e tutti gli altri iniziarono a sfumare
fino a
quando rimasero solo la sua voce e quella di Drew, e la musica che le
riempiva il sangue, allora le sue labbra avevano iniziato a muoversi
sempre più sicure, aveva le guance leggermente arrossate per
l’imbarazzo, gli occhi chiusi, la fronte lievemente
corrugata,
l’espressione persa… Era bellissima! Andarono
avanti per un bel
po’ con quel concerto improvvisato, cantando a volte fronte
contro
fronte, sfidandosi a fare di meglio, sfogandosi, come avevano fatto
tante volte al War, quando erano così depressi e disperati
che
l’unica cosa che volevano fare era puntarsi una pistola alla
tempia
e premere il grilletto… In quei momenti arrivava Drew con
uno
stereo e metteva la musica a tutto volume, iniziando a cantare a voce
altissima finché non riusciva a coinvolgere tutti gli altri,
ed allora cantavano, cantavano fino a restare senza voce, fino a
rimanere senza fiato, fino ad essere assorbiti dalla musica e dal
ritmo, cacciando così, almeno per un momento, tutto quello
che
li tormentava. Le altre squadre dopo le loro missioni tracannavano
litri di vino e birra, fino a non reggersi più in piedi,
finché non cadevano addormentati sui tavoli o sui pavimenti,
ma loro no! Loro cantavano per stancarsi, per cacciare la
disperazione, per soggiogare e scacciare i ricordi…
Perché
la musica li faceva stare bene, perché riusciva sul serio a
risollevargli l’anima, perché era reale, non
un’allucinazione creata dall’alcool, che spariva al
sorgere del
sole lasciandoli più angosciati e sfibrati di quando non
fossero stati prima di ubriacarsi… La musica li univa in
quei
momenti e teneva lontano le pistole che ammiccavano invitanti a
loro…
per una notte ancora dimenticavano la voglia di uccidersi,
rimandandola al giorno dopo ancora… Poi anche quella
giornata
terminò ed arrivò il momento del distacco.
- Saya
dobbiamo andare!- disse mesto Lee dopo aver buttato uno sguardo al
suo orologio.
- Cavoli è tardissimo! Il treno parte tra
poco!- Natan era sempre l’ombra del suo Lee, qualsiasi cosa
facesse
o dicesse.
Drew prese le mani di Saya tra le sue e la fissò
dritta negli occhi con sguardo ammaliatore.
- Saya, torna con noi
ti prego! Lo sai che non posso stare senza di te, parlo sul serio! Tu
sei l’unica per me…- .
- Drew sei molto dolce, ma lo sai che
io…- .
Il maggiore bloccò le sue parole ponendole
l’indice sulle labbra.
- No, non dirlo! Preferisco continuare ad
illudermi che tornerai da me!- .
- Trovati una brava ragazza che
ti ami sul serio e lascia perdere me, Drew! Ascoltami!- .
- Ti
aspetterò sempre!- e l’abbracciò forte.
Mustang
intanto a quella scena si era già infilato uno dei suoi
guanti
e stava per dare fuoco a quel dongiovanni da strapazzo che stava
facendo la corte alla sua Saya!!
Ma alla fine i quattro nonostante
battutine e sfuriate palesemente teatrali si salutarono con una vena
di tristezza, ben sapendo che sarebbe passato parecchio tempo, forse
anni prima di rivedersi, o forse quello era il loro ultimo
incontro…
Il loro lavoro era diametralmente opposto a quello degli alchimisti
di stato che se ne stavano sempre rinchiusi nei loro uffici
aspettando l’ordine che li avrebbe resi operativi; loro, gli
Speciali, erano operativi ventiquattro ore al giorno per
trecentosessantacinque giorni l’anno, e per loro ogni
missione era
un addio, mai un arrivederci, perché il 99% delle volte non
uscivano vivi dai guai in cui li ficcavano i loro superiori…
Con
le mani appoggiate al vetro della grande finestra alle spalle della
scrivania del colonnello, Saya osservò tristemente i suoi
amici, un pezzo della sua famiglia, del suo cuore, della sua vita,
andare via, scivolare ancora una volta dalle sue dita…