Capitolo
V
Erano alcune ore che Mustang se
ne stava davanti il condominio dove viveva Saya senza trovare il
coraggio di entrare: lui era Roy Mustang donnaiolo impenitente da
quando era nella culla! Si era sempre preso tutte le donne che voleva!
Poi era arrivata quella ragazzina dal sud ed aveva sconvolto
completamente il suo mondo, non facendogli capire più
niente! Ma quando mai nella sua lunga carriera di seduttore si era
ritrovato indeciso davanti una donna?! Si era sempre buttato a
capofitto in ogni relazione cercando di spassarsela al massimo! Il
problema era che ogni volta che la guardava, Saya gli trasmetteva la
stessa sensazione di fragilità di un lago ghiacciato in
pieno inverno… Aveva risvegliato in lui delle sensazioni che
pensava sepolte sotto uno spesso strato di cenere e dimenticate da
anni… Quelle stesse che aveva infranto e calpestato
l’agente speciale 653… Saya, senza saperlo, le
aveva riportate alla luce di nuovo integre e pulsanti di vita, dandogli
nuovamente la speranza di poter conquistare un po’ di quella
felicità che aveva sempre cercato e mai trovato…
Inoltre, se voleva essere completamente sincero con se stesso, era un
po’ preoccupato per Saya: dato che da un po’ di
tempo a quella parte si presentava a lavoro sempre stanca e pallida, ed
i lividi sul suo volto aumentavano di quantità ogni giorno
che passava: chissà cosa stava combinando…
Deglutì a vuoto un paio di volte, si fece coraggio ed
entrò.
Saya stava tranquillamente dormendo sul divano: aveva passato una notte
infernale grazie a Mustang! Per fortuna quella notte non
c’era stati altri attacchi e quindi era stata relativamente
tranquilla sotto quel profilo, ma quel bastardo se n’era
andato prima in giro per i locali in cerca di donne e quando aveva
trovato una che gli era andata a genio si era intrattenuto con lei fino
a notte inoltrata: avevano solo parlato, ma la tentazione di fare
irruzione in quel locale e prendere entrambi a pugni era stata
fortissima! Alla fine, il colonnello aveva lasciato il locale e si era
diretto verso casa, ma prima di coricarsi aveva pensato bene di passare
un paio di orette a leggere dei documenti! Quella sera aveva Mustang
aveva davvero messo alla prova il suo autocontrollo! Senza dimenticare
che aveva piovuto tutta la notte e lei se n’era dovuta stare
appollaiata sul solito ramo a tremare per il freddo, mentre, quasi a
volerla sbeffeggiare, il colonnello se ne stava comodamente sprofondato
nella sua poltrona di pelle nera, posta davanti il camino
scoppiettante, con un bicchiere di bourbon in mano… Saya
aveva davvero provato il folle desiderio di fargli assaggiare cosa
fosse diventata la sua vita negli ultime mesi a causa sua!
Per fortuna quello era il suo giorno libero ed avrebbe potuto
recuperare un po’ di quel sonno arretrato: a lavoro Mustang
era circondato da soldati e quindi soltanto un folle avrebbe osato
attaccarlo, poteva stare tranquilla e recuperare un po’ di
forze prima di riprendere la sua sorveglianza quella sera stessa. Si
era assicurata che Mustang salisse sull’auto di
rappresentanza prima di ordinare a Ranjia di seguirlo. Lei invece si
era diretta verso il suo appartamento: era stata perfettamente
addestrata a sopportare anche una settimana continua di veglia, ma
perfino uno Speciale aveva un punto d’arrivo oltre il quale
il suo fisico non poteva andare, e lei era arrivata molto vicina.
Appena giunta a casa si era liberata dell’uniforme umida e
fredda, immergendosi sotto il getto caldo della doccia con un sospiro
soddisfatto, si era asciugata velocemente intorpidita dal tepore
invitante del phon, aveva indossato una di quelle enormi e comode tute
che indossava quando non lavorava, e si era buttata sul divano. Dopo un
po’, iniziando a sentire freddo per
l’immobilità, Saya aveva allungato lentamente la
mano altre il bracciolo del divano, fino ad incontrare la stoffa ruvida
di un plaid e ci si era avvolta completamente dentro, sprofondando
velocemente in un sonno pesante…
… Un rumore fastidioso ed improvviso iniziò ad
insinuarsi nella nebbia del suo cervello, Saya cercò di
ignorarlo e di tornare a dormire: ne aveva un disperato bisogno! Ma
quel suono stridulo divenne sempre più insistente
strappandola a quel sonno ristoratore a cui si stava aggrappando con
forza! Scalciò il plaid all’indietro e si
alzò visibilmente scocciata, avviandosi scalza verso la
porta e maledicendo mentalmente chiunque avesse osato disturbarla:
probabilmente era quella sciagurata di sua sorella che era ritornata a
chiedere il suo perdono!
- Quando accidenti imparerai ad usare le chiavi?- urlò alla
persona che si era trovata davanti alla porta che aveva aperto con uno
scatto furioso senza nemmeno guardarla in faccia.
Tra i brandelli di nebbia che ancora velavano i suoi occhi assonnati
riuscì a notare che la persona che le stava davanti non era
Aiko…
- Mi dispiace averti svegliata, non sapevo stessi dormendo…-
le disse una voce suadente che conosceva fin troppo bene e che le
snebbiò il cervello all’istante.
Davanti a lei c’era il colonnello Mustang! Per un istante
ebbe timore che fosse accaduto qualcosa all’HQ e lei non
avesse sentito il telefono, ma poi si sforzò a guardare
meglio e vide che l’uomo non indossava l’uniforme,
ma portava una camicia bianca aperta sul collo, da cui spuntava il
bagliore metallico di un ciondolo legato ad un laccio di stoffa nera
che faceva due volte il giro del collo, un paio di jeans blu slavati
sulle cosce e che coprivano un paio di scarpe da ginnastica, indossava
una giacca anch’essa di jeans che gli arrivava a stento ai
fianchi, aperta; Saya si chiese seriamente se non stesse ancora
sognando: vestito in quel modo era semplicemente stupendo!
- Saya?! Stai bene? Sei ancora nel mondo dei vivi o mi devo
preoccupare?- esclamò divertito Mustang mentre passava una
mano davanti al volto della ragazza che lo stava fissando imbambolata
con un’espressione sorpresa stampata sulla faccia.
- Co… colonnello??!! Che ci fa lei qui?!- chiese
sprofondando sempre più nell’imbarazzo.
- Mi avevi promesso una cena o sbaglio?- chiese con un sorriso
volutamente seducente.
Saya lo fissò confusa senza sapere cosa rispondere: gli
aveva promesso una cena? E quando sarebbe successo?
- Per il White Day, non ricordi?- la aiutò il colonnello
divertito dalla sua reazione.
Saya spostò lo sguardo sul calendario appeso nel salotto: in
effetti era il 14 Marzo… il 14… le ricordava
qualcosa…
- Per il White Day mi permetta di ricambiarla con una cenetta
fatta da me!- .
- Sei brava a cucinare?- .
- Nessuno può battermi ai fornelli!- .
- Affare fatto!-.
Adesso ricordava! Gliel’aveva promesso il giorno di S.
Valentino, quando Mustang l’aveva trovata davanti al cimitero
sotto una pioggia scrosciante e le aveva offerto la cena in quel locale
losco… Con tutto il lavoro che aveva e la stanchezza che si
portava addosso se n’era completamente dimenticata! Certo che
Mustang era proprio un bel tipo: ricordarsi una sciocchezza simile con
tutti i problemi che avevano in ufficio…
Stava ancora fissando il colonnello con uno sguardo che andava dal
sorpreso all’imbarazzato, al terrorizzato, quando una voce
femminile la fece letteralmente saltare.
- Signorina Takano!- .
Pregò con tutta l’anima che non fosse la signora
Zimmer, la sua padrona di casa: era un’anziana signora
bigotta e ferma nelle sue convinzioni. Quando aveva saputo che era una
ragazza sola, senza alcuna famiglia, aveva incluso nel contratto una
clausola che le impediva di portare uomini sconosciuti nel suo
appartamento, per mantenere la sua rispettabilità, e lei,
consapevole dell’aridità della sua vita sociale,
aveva firmato senza alcun problema. Se avesse visto Mustang con lei in
quel momento sarebbe stata sbattuta fuori di casa seduta stante!
Guardò titubante oltre le spalle di Mustang ed
incontrò, invece, il sorriso malizioso della signora Miles,
la sua vicina di casa, un’arzilla settantenne che avrebbe
potuto tenere testa a molti di quei damerini che stavano
nell’esercito, simpatica ed alla mano, che l’aveva
quasi adottata come una figlia.
- Signora Miles! Come sta?- le chiese con un sorriso sollevato.
- Oh, io sto più che bene per la mia età!
– e ridacchiò per la sua stessa battuta
– Ma tu piccina sei ridotta uno straccio! Il tuo capo ti fa
lavorare troppo, guarda un po’ che cera che hai…
se solo potessi mettere le mani addosso a quel bastardo, gli tirerei il
collo, ecco!- esclamò con un’espressione decisa e
tenerissima.
In quel momento Saya avrebbe tanto voluto essere risucchiata dal
pavimento visto che il bastardo in questione si trovava proprio tra lei
e la signora Miles, sperò solo che Mustang non se la
prendesse troppo e non incenerisse la sua adorabile vicina.
- Eh, eh e questo bel giovanotto chi sarebbe? Il tuo fidanzato?- il
problema della signora Miles era che amava appassionatamente gli
intrighi amorosi ed avrebbe parlato per mesi di quella visita del
colonnello, e qualche voce avrebbe potuto raggiungere le orecchie della
sua padrona di casa che avrebbe potuto impugnare il contratto
d’affitto contro di lei e sfrattarla: doveva mettere subito
le cosa in chiaro se voleva restare con un tetto sulla testa nei
prossimi mesi!
- Signora Miles mi permetta di presentarle il colonnello Roy Mustang,
il mio diretto superiore!- lo presentò con un sorriso
imbarazzato.
- Quindi è a causa sua che esci di casa alle cinque del
mattino e ritorni alle tre di notte?! Giovanotto non le sembra di
pretendere troppo da questa bambina?- si accanì contro
Mustang agitandogli pericolosamente contro il bastone.
- Beh … ecco … io non…- Mustang non
sapeva cosa rispondere visto che non era al corrente di quella storia.
Saya prevedendo il peggio (Mustang preso a bastonate dalla sua vicina e
lei licenziata in tronco) intervenne in favore del suo superiore per
cercare di salvare lui dalla signora Miles ed il suo posto di lavoro da
Mustang.
- Signora Miles non è come pensa! Il colonnello Mustang
è un ottimo comandante, faccio questi orari sballati
perché il colonnello Stevens, il superiore che avevo alla
mia vecchia unità, mi ha chiesto di sbrigare un lavoro per
lui e devo farlo oltre il normale orario di lavoro!- .
- E questo colonnello non può venirselo a sbrigare da solo
questo lavoro?- chiese con asprezza mentre teneva ancora
sott’occhio il povero Mustang.
- È una faccenda un po’ lunga. Lui non
può muoversi dal War ed ha approfittato del fatto che io
sono stata distaccata qui a Central per affidarlo a me!- stava
letteralmente sudando freddo.
- Sarà… ma voi ufficiali siete degli schiavisti
belli e buoni! Ve ne state seduti tutto il giorno alla vostra scrivania
senza muovere un dito e comandate a bacchetta i vostri sottoposti!
È uno schifo!- inveì ancora contro Mustang.
- La prego signora: si calmi! Non è come crede!-
cercò di intromettersi Saya, ma la signora Miles non
l’ascoltò.
- La tengo d’occhio giovanotto! Non si azzardi a far soffrire
quest’angelo o se la vedrà con me!- lo
minacciò puntandogli l’estremità del
bastone contro il torace.
- Signora Miles ha capito male, è solo una cena di lavoro,
niente di più!- protestò Saya.
- Bambina, sono stata anch’io giovane e so come vanno certe
cose!- .
La ragazza aveva appena raggiunto una tonalità violacea e
Mustang stava ridendo divertito senza degnarsi di aiutarla.
- Co… comunque signora le sarei grata sul serio se non
facesse parola di questa visita!- .
- Quella strega ti sta ancora con il fiato sul collo?! Non
preoccuparti: sarò muta come una tomba!- .
- Per ringraziarla posso offrirle almeno un tè?- chiese con
disappunto di Mustang che sperò vivamente che quella signora
sparisse alla svelta e li lasciasse in pace.
- La prossima volta! I giovanotti stanno bene con i giovanotti
… da soli!- sghignazzò maliziosamente mentre
spariva nel suo appartamento.
Saya era rimasta paralizzata a fissare con una buffa espressione sul
volto la porta di legno scuro chiusa.
- Allora mi fai entrare o ceniamo sul pianerottolo?- la voce scherzosa
di Mustang la riportò alla realtà.
- Prego entri pure! Si metta comodo, l’attaccapanni
è lì!- indicò nervosamente un angolo
del corridoio dove si trovava un blocco di metallo dorato con tanti
rami che dovevano essere le estensioni su cui lasciate gli abiti.
Il colonnello si intenerì vedendola così agitata
e arrossita fino alla punta delle orecchie: anche se aveva vissuto per
tutto quel tempo con quelli della sua squadra, non doveva essere
abituata a restare da sola con degli estranei, decise di fare un
po’ di conversazione per tranquillizzarla. Appena lo vide
Ranja trotterellò verso di lui ed iniziò a
strusciarsi contro le gambe del suo pantalone, leccandogli ogni tanto
il dorso delle mani che aveva abbandonato ai lati del corpo: ancora non
si era abituato a quella tigre enorme che si comportava come un
qualsiasi gattino domestico e questo lo metteva a disagio.
- Ma chi è quella signora?! È simpaticissima!-
domandò appena la tigre si fu sdraiata ai suoi piedi
riprendendo a dormire tranquillamente.
Saya lo fissò stupita.
- Non si è offeso per quello che le ha detto?!- .
- Affatto! Anzi sono contento che ci sia qualcuno che ti abbia presa
così a cuore! Meno mi piace questa storia del colonnello
Stevens: che significa?- .
- Niente, mi ha solo chiesto di tenere d’occhio una persona
coinvolta in un’indagine che stavamo seguendo prima che fossi
trasferita qui a Central, niente di cui preoccuparsi!- cercò
di assumere un tono naturale per non aumentare i sospetti
dell’alchimista e quindi spingerlo ad indagare ancora di
più.
- Avrei preferito che me lo avessi detto! Ti avrei aiutato
affiancandoti qualcuno dei miei soldati e tu non saresti
così stremata!- rise il colonnello pensando alla sfuriata di
quella donna.
- La ringrazio, ma questa situazione è top-secret, non avrei
dovuto nemmeno parlarne con tanta leggerezza…- .
- Lo hai fatto solo per salvarmi da quel bastone, quindi
terrò la bocca chiusa!- e Mustang sorrise strizzandole
l’occhio con fare complice.
- Comunque non si preoccupi: questa persona di giorno è
sorvegliata da altri, io devo fare solo il turno di notte che inizia
appena finisco di lavorare!- .
- Non strafare o rischi di crollare!- la ammonì
improvvisamente serio.
- Non si preoccupi sono stata addestrata a fare ben altro!- .
Mustang non ne fece parola, ma quella storia del sorvegliato gli
suonava particolarmente familiare: in fondo tutte le notti
c’era qualcuno che lo teneva d’occhio fuori dalla
finestra, la stessa persona che aveva scoperto la prima volta e che
aveva scambiato per 653… non l’aveva
più rivisto, ma sapeva che c’era sempre un angelo
a vegliare sui suoi sogni. Che il sorvegliato fosse lui e
l’angelo Saya?! Impossibile: la persona che lo stava
sorvegliando era un alchimista, mentre il suo maresciallo no…
La ragazza si accorse dello strano sguardo con cui la stava fissando il
colonnello e si affrettò a cambiare argomento prima che
potesse collegarla alla persona che aveva scoperto ad entrare in casa
sua.
- Allora colonnello, cosa vorrebbe per cena?- .
- Fai tu!- rispose avvicinandosi a lei.
- Né io né mia sorella abbiamo fatto la spesa
quindi non potrò offrirle la cena che le avevo promesso, mi
dispiace!- .
- Non preoccuparti! Va bene anche se prepari un’insalata
scondita!- avrebbe voluto aggiungere che l’importante era
stare con lei, ma ancora non gli sembrava il caso.
- Beh, qualcosa di più sostanzioso riesco a prepararlo, stia
tranquillo! – gli sorrise ed a Roy mancò il fiato
– Ha mai assaggiato la cucina del nord colonnello?- .
- Ci sono stato, ma non ho mai assaggiato niente di quelle parti.- .
- Allora bisogna rimediare a questa lacuna culinaria, non crede?- .
Saya era proprio bella quando rideva, i suoi occhi si illuminavano di
tonalità di blu sconosciute in natura, mentre le sue guance
si arrotondavano un po’ dandole un’espressione
infantile. La osservò mentre con gesti sicuri e naturali si
raccoglieva i lunghi capelli sulla nuca, fissandoli con un fermaglio,
alcune ciocche le ricadevano sparse sul collo ed i lati del volto. Saya
entrò in cucina e l’uomo la seguì.
Quegli abiti informali non erano niente di speciale, ma avevano il
merito di lasciare alla vista metri di quella pelle che lui aveva
potuto solo immaginare. La ragazza, indaffarata a preparare la cena,
gli dava le spalle. Lui si sedette su una sedia del piccolo tavolo, il
gomito poggiati sul ripiano, il volto nell’incavo della mano,
ed iniziò ad osservarla: i capelli alzati avevano denudato
il collo sottile, dalla pelle candida, che si innestava dolcemente
sulle spalle magre, la morbida curva dell’omero e le braccia
snelle; ogni movimento lasciava intravedere sotto la sottile stoffa
della canotta la forma elegante delle scapole… Quella
ragazza gli piaceva sul serio, la voleva davvero, non come le
altre… per quel motivo doveva controllarsi e fare un passo
alla volta: non voleva mandare tutto all’aria e perdere anche
lei!
- … nello?! Colonnello?! Mi sente?! Si sente bene?!
Colonnello!- la voce preoccupata di Saya lo riscosse dai suoi pensieri.
Mustang batté un paio di volte le palpebre, come se si fosse
appena destato, e scorse il viso di Saya a pochi centimetri dal suo,
teneva una mano sulla sua fronte, sotto la frangetta; sentiva
chiaramente il suo respiro caldo sfiorargli la pelle del volto.
Arrossì violentemente non riuscendo a spiegarsi come mai si
era avvicinata così tanto a lui.
- Per fortuna è ritornato in sé colonnello!-
sospirò sollevata appena aveva notato il suo sguardo su di
sé.
- Ma cosa…?!- Mustang si sentì bollire quando il
suo sguardo scivolò più in basso, oltre quelle
labbra così invitanti e vicine, e così fuori
portata, e si ritrovò a guardare nella scollatura del top:
si era piegata in avanti senza riflettere su quello che faceva!
Sperò vivamente di riuscire a trattenersi.
- È rimasto fermo ed immobile per parecchi minuti, non mi
rispondeva e mi sono preoccupata! – sospirò
sollevata – Le ho chiesto se voleva bere un po’ di
vino mentre aspettiamo che sia pronto!- e nel frattempo si era rialzata
per prendere una bottiglia di vino rosso e due calici ad alto bordo per
mostrarglieli.
- Ma non eri tu quella astemia?- chiese scherzosamente, ringraziando
mentalmente chiunque ci fosse ad ascoltarlo che quella frustrante
tentazione di nome Saya Takano si fosse allontanata e messa fuori
portata prima che fosse troppo tardi.
- Ho detto questo?! – Mustang annuì –
Beh, in realtà non ho mai bevuto alcoolici, ma ogni tanto
non disdegno di bere un buon bicchiere di vino. Quando ero al War
è capitato che di tanto in tanto festeggiassimo delle
operazioni andate a buon fine, non siamo mai stati grandi bevitori come
quelli delle altre unità anche se qualche volta abbiamo
esagerato… - intanto aveva versato da bere al colonnello e
gli aveva offerto il bicchiere – Una volta ci hanno sbattuti
una settimana in cella di rigore e poi ci hanno messo a fare cinquanta
ore di sorveglianza continuata alla base: le assicuro che per un bel
pezzo abbiamo perso l’abitudine di bere alcoolici!- .
- Sei finita in carcere?!- chiese Mustang incredulo.
Un ghigno divertito schiuse le labbra di Saya mentre si portava il
bicchiere alla bocca.
- Abbiamo festeggiato fino a notte fonda la riuscita di un incarico
particolarmente pericoloso, e la mattina dopo non ci siamo presentati
davanti al generale per la rivista perché stavamo ancora
dormendo, ci hanno trovati addormentati sul pavimento degli alloggi uno
abbracciato all’altro! È stato il peggior
risveglio che abbia mai avuto!- sghignazzò.
- Sembrate molto affiati tra voi…- .
Uno strano sguardo le illuminò gli occhi a quella
considerazione.
- Lee e gli altri sono stati l’unica famiglia che abbia avuto
negli ultimi anni, sono molto legata a loro anche se non lo dimostro
facilmente. Aiko e la maestra erano così lontane da me che
potevo solo sentirle per telefono.- .
Saya bevve un sorso del suo vino, per mandare giù con esso
ricordi e parole che in quel momento non poteva permettersi, e, sempre
senza dire una parola, si alzò per andare a controllare la
cena che stava friggendo in una padella di rame: sperava vivamente che
il colonnello apprezzasse la sua cucina! Al War adoravano i suoi
manicaretti, ma è facile essere dei grandi chef, quando il
cuoco della guarnigione era un criminale! Se non fosse stata
così stanca da dimenticarsene, avrebbe preparato una cane
raffinata, adatta ai gusti eleganti del colonnello, ma viste
com’erano andate le cose si era dovuta adattare a preparare
qualche piatto semplice tipico della sua città…
- Aiko non c’è?- chiese il moretto per rompere
quel fastidioso silenzio che si era creato.
- Dorme fuori da tre giorni, abbiamo litigato…- .
- Avete litigato? Perché?- .
- Ho fatto a pugni con il suo fidanzato!- rispose tranquillamente.
Mustang la fissò un attimo stralunato, per poi scoppiare a
ridere fragorosamente.
- Non c’è niente da ridere, colonnello!-
ringhiò la ragazza.
- E perché lo hai pestato?- chiese Mustang appena si fu
ripreso e fu in grado di parlare.
- Sono tornata un po’ prima dal lavoro e li ho trovati a
letto insieme!- .
- Ed allora?! È naturale sai? Lo so che sei poco
più di una bambina ma dovresti conoscerle queste
cose…- sghignazzò il colonnello.
- Lo so anch’io, cosa crede?! È solo che
preferirei che lo facessero nel loro letto e non nel mio, e
possibilmente senza che Aiko indossi la mia divisa!- .
Davanti la faccia schifata di Saya, Roy scoppiò a ridere
ancora più forte, aveva le lacrime agli occhi e gli doleva
la pancia.
- Ma… ride dei miei guai colonnello?! Vorrei vederla al mio
posto!- .
- Immagino che hai buttato tutto, vero?!- .
- Ho bruciato lenzuola, materasso e divisa! … e la smetta di
ridere!- sbottò trucidandolo con uno sguardo inquietante.
- Va bene, va bene…- rise il colonnello parandosi dietro le
mani vedendo lo sguardo poco raccomandabile della ragazza –
Saya, ma non senti odore di bruciato?- .
Beh, ora che ci faceva caso…
- Il pollo!- urlò mentre saltava dalla sedia e si dirigeva
verso il piano cottura.
Appena in tempo! Bene, erano quasi pronte e quindi poteva iniziare con
il suo show culinario… Per prima cosa stese sul tavolo una
tovaglia bianca con i bordi segnati da una linea blu, semplice e di
sicuro effetto; bicchieri per il vino e per l’acqua,
tovaglioli coordinati con la tovaglia, sopra una forchetta, doppio
coltello, al centro dovevano andare i piatti. Saya guardò la
sua opera: si, per essere una cosa fatta in fretta e furia andava
più che bene.
- Caspita! Ma sei un militare o un cuoco?- rise il colonnello.
- Spiritoso! Si segga: la cena è pronta!- e portò
in tavola due piatti da portata: uno contenente dei pezzi di pollo
tagliati molto grossolanamente e fritti con la birra,
nell’altro c’era una spadellata di verdure mista,
due piatti tipici della cultura contadina del nord.
Mustang prese uno dei pezzi di pollo e lo assaggiò: era
semplicemente delizioso!
- Buonissimo! Sei sul serio da sposare, sai?!- .
Quello scemo di un colonnello: dire cose simili, così
tranquillamente! Di sicuro era arrossita fino alla radice dei capelli,
ci avrebbe scommesso lo stipendio di quel mese!
La cena trascorse tranquillamente, Mustang non avrebbe mai scommesso
che con Saya si potesse parlare così bene, e poi si stava
divertendo un mondo a sentire tutti i casini che aveva combinato con
quelli della sua squadra, quindi quella che mostrava quotidianamente
era solo una maschera…
Anche quella volta si fecero prendere la mano e tirarono avanti fino a
tardi, incuranti del fatto che l’indomani sarebbero dovuti
andare a lavoro.
Arrivato il momento di separarsi, Saya accompagnò il suo
superiore fino fuori il portone del condominio, avrebbe aspettato
qualche minuto per dargli tempo di allontanarsi e lo avrebbe seguito
per accertarsi che non gli succedesse nulla. Non sapeva
perché, ma ora che erano fuori casa, nel buio del cortile,
era stata presa da una strana inquietudine, tutti i suoi sensi
vibravano elettrizzati. Non voleva lasciare andare via Mustang, il suo
istinto le stavano urlando che il pericolo era vicino, troppo
vicino…
Infatti uno spostamento d’aria la avvertì che
qualcosa stava andandogli contro ad una velocità
impressionante, senza pensarci due volte prese uno stupito Mustang per
il polso e lo trascinò dietro il tronco di una delle querce
adornavano il cortile; dopo qualche secondo udirono dei sibili
sfrecciargli accanto e poco distante da loro il terreno esplose.
- Che diavolo…?!- Mustang non aveva capito cosa stava
succedendo.
Guardò Saya in cerca di una spiegazione, ma la ragazza stava
fissando incredula i punti dell’esplosione, come se sapesse
di cosa si trattava. Dal buio, come appena partoriti dalla notte,
spuntarono quattro chimere così mostruose che non riuscirono
a capire quali animali avessero usato per assemblarle, ma in compenso
erano gigantesche ed avevano l’aria di essere dannatamente
feroci e forti, e si disposero in cerchio, attorniandoli. Saya si pose
davanti il colonnello schiacciandolo tra il suo corpo ed il tronco
dell’albero: era arrivato il momento di giocare a carte
scoperte a quanto sembrava! Avrebbe voluto un po’ di tempo in
più per prepararsi, ma era arrivato il momento di difendere
il suo Roy a qualunque costo, anche a prezzo della vita, si chiese solo
come lui avrebbe reagito…
- Non è questo il momento di pensare!- mormorò
mentre si strappava dal collo una catenina con uno strano pendente.
Strinse il ciondolo tra i due palmi e subito si liberò da
essi la caratteristica luce azzurrina della trasmutazione alchemica, e,
sotto lo sguardo sbalordito del colonnello, tra le mani di Saya si
materializzò un’enorme spada: aveva già
visto quel blocco di ferro troppo grezzo e spesso per essere una spada,
esattamente tra le mani dell’agente Speciale 653 durante la
Guerra di Ishibal, perché l’aveva Saya? Che
fosse…
- Non pensavo che a fare da balia all’Alchimista di Fuoco ci
fossi proprio tu, Tenente colonnello Saya Takano, alchimista di
Ghiaccio, agente 653 della sezione α degli
Speciali…- rise una voce che Saya conosceva molto bene.
Ognuna di quelle parole fu una pugnalata al centro del cuore di
Mustang: la ragazza che gli stava davanti, quella stessa con cui aveva
lavorato per tanti giorni, e riso e parlato fino a pochi minuti prima
era… la stessa ragazza che aveva preso il suo cuore che le
stava offrendo, lo aveva gettato a terra e lo aveva calpestato, il
tutto con la massima indifferenza! Come aveva osato ripresentarsi
davanti a lui e mentirgli ancora? Farlo innamorare di nuovo tacendo
tutto quello che era stato solo per prenderlo di nuovo in giro?
Perché?
Fece per spingerla via, ma proprio in quel momento le quattro bestie si
avventarono su di loro, Saya pose l’enorme lama tra loro e
subito furono avvolti da uno scudo biancastro contro cui le chimere si
scontrarono. L’urto fu così violento che lo scudo
tintinnò pericolosamente.
- Non rendere tutto più difficile, Saya! Dacci quello che
cerchiamo: sarà meno doloroso per tutti!- la
richiamò bonariamente l’avversaria.
- Siris! Dannata! Quindi sei tu! Sei tu quella che ha tradito!
Perché?! Dimmi perché dannazione!- .
- Tradito?! È stato Leroy a metterti in testa questa
sciocchezza? Io ho solo aperto gli occhi e faresti bene ad aprirli
anche tu, conosceresti molte cose interessanti che nessun alchimista di
stato ti potrà mai insegnare. Passa anche tu dalla nostra
parte, con te tra le nostre fila saremo invincibili! Consegnaci
l’alchimista di fuoco e diventa anche tu una
‘Figlia di Kamlon’!- .
- Che ne hai fatto di Vera? Avete tradito insieme?- .
- A quanto pare ti hanno di nuovo buttato in una situazione di cui non
conosci nulla! Mi fai quasi pena, poverina!- il sorriso di scherno
dell’altra la fece avvampare di collera.
Intanto le chimere avevano ripreso ad attaccarli, si scagliavano contro
la barriera creata dall’alchimia di Saya, che era costretta a
parare tutti i colpi coprendosi con l’enorme lama della sua
spada. Sentiva il corpo caldo del colonnello contro la sua schiena, lo
avvertiva agitarsi nel tentativo di allontanarsi da lei, evidentemente
non l’aveva presa troppo bene… Ad un altro attacco
la barriera di ghiaccio si infranse in tante schegge di cristallo
trasparente: Saya in quel momento maledisse il suo cuore troppo tenero!
Anche se c’era in gioco la sua vita e quella di Mustang non
riusciva a combattere seriamente contro Siris e quindi la sua alchimia
ne risultava indebolita. Eppure non poteva rischiare la vita di Mustang
in quel modo sciocco! Cosa doveva fare? Mentre era immersa in quei
pensieri, una delle chimere riuscì ad avvicinarsi tanto a
lei da azzannarla al fianco sinistro, solo un mugolio di protesta
riuscì a sfuggire alla sua gola, chiaramente udibile da
Mustang, ma che in quel momento era troppo turbato per poter
comprendere cosa lei stesse davvero affrontando. Provava solo una
rabbia incontrollabile per non essersi reso conto di chi aveva
realmente davanti, per non aver riconosciuto le bugie che gli aveva
propinato giorno dopo giorno. Per non aver visto il demonio sotto quel
sorriso d’angelo.
Saya intanto era arrivata quasi al limite della sua forze, non poteva
continuare a fare da scudo a Mustang in quel modo, era solo uno spreco
di forze che non sarebbe servito a null’altro che a condurli
alla morte! Lei aveva giurato che avrebbe protetto
l’alchimista di fuoco a qualunque costo, non le importava di
venire ferita o uccisa, non le importava che in quei momenti si era
guadagnata il suo odio, le interessava solo che fosse vivo,
nient’altro che quello…
Approfittando di un istante di pausa nell’attacco delle
chimere, con un unico movimento fluido e rapido, si era scostata dal
colonnello, incastrandolo contro il tronco con il suo spadone ed
innalzando un’altra barriera di ghiaccio, ed incurante della
perdita di sangue, andò incontro a quei mostri, senza
più paura, pronta a battersi.
Tutto quello che Mustang vide furono le chimere che circondavano Saya,
spiccavano un balzo contro di lei, Saya che veniva sommersa da quel
mucchio di pellicce ed ossa, un urlo disumano, un’esplosione
accecante. Quando fu in grado di vedere attraverso lo spesso strato di
polvere che aleggiava ancora nell’aria, il colonnello vide
Saya in piedi, grondante di sangue e sudore, con il fiato corto, in
piedi fra i cadaveri squartati di quelle chimere. Appena avuto sentore
della sconfitta imminente, Siris era scomparsa nel nulla. Mustang non
riusciva a staccare lo sguardo da lei: in quel momento gli sembrava
invincibile! Emanava un’aura di potenza e forza che
scatenarono una scarica elettrica lungo tutto il corpo del colonnello.
E si rese anche conto che nulla era cambiato, che fosse Saya o 653 non
gli importava minimamente! Lui si era semplicemente innamorato della
ragazza che si era ritrovato davanti sia ad Ishibal che
all’HQ, in fondo a ben guardare era la stessa persona, con o
senza la maschera… ma quando Saya si avvicinò per
liberarlo dalla prigione di ghiaccio e metallo in cui l’aveva
rinchiuso ed incrociò il suo sguardo una furia gelida lo
percorse: quelle acquemarine erano prive di ogni emozione, lo stavano
fissando impassibili come se non esistesse, si sentì come se
fosse il solo a provare quel mare di sentimenti che gli si dibattevano
dentro… un’altra illusione prontamente infranta da
quella donna che pareva nata con l’unico scopo di far
crescere a livello esponenziale le sue emozioni per poi distruggerle
una ad una, senza curarsi di nulla! Le braccia pronte a scattare in un
abbraccio rimasero distese lungo i fianchi, le labbra pronte a
pronunciare la più appassionata dichiarazione
d’amore che gli era mai nata nel cuore restarono mute e
ferme, senza riuscire a capire quanto quella ragazza davanti a lui
avesse bisogno di un gesto, una parola d’amore da parte sua,
prima di potersi infrangere come una lastra sottile di quel ghiaccio
cui assomigliava tanto…
- Vattene via!- le sputò contro, le iridi nere brillavano di
ira repressa.
Quelle due parole pronunciate con tanto disprezzo dalla voce che amava
di più al mondo la colpirono come una pugnalata in pieno
cuore: lo aveva perso per sempre. Quello non era nient’altro
che il risultato di quella scelta che fece sei anni prima, eppure
faceva così male da desiderare di morire per non doverlo
affrontare. Si allontanò di alcuni passi senza la forza di
rispondere, sapeva di avergli fatto così male da non
meritare altro che il suo odio, lo capiva, riuscì solo a
fissare quelle onici perfette che la guardavano come se volessero
incenerirla… Di quante parole si erano formate nella sua
testa per dargli una spiegazione, nessuna riuscì a trovare
il modo di venire espressa…
Si trovò ad osservare la schiena del colonnello che si
allontanava senza voltarsi indietro, mettendo definitivamente una
barriera insormontabile fra di loro…
Saya rientrò nel suo appartamento e si accasciò
contro la porta divorata dal dolore che le stava strappando a
metà l’anima, un dolore talmente forte da
annullare quello fisico delle ferite che aveva riportato nello scontro.
Per la prima volta da tanto tempo sentiva il suo cuore ribellarsi ed
accartocciarsi, urlando tutto il suo dolore per essersi costretta di
nuovo a soffrire. Sapeva che sarebbe finita in quel modo, lo aveva
saputo fin da quando aveva lasciato il War, tuttavia non era riuscita a
rifiutare quella missione, a resistere alla tentazione di rivederlo, di
poter stare ancora una volta con lui. Non si era potuta rifiutare la
possibilità di sognare un lieto fine anche per lei. Invece
si era ritrovata annichilita su se stessa, preda di un dolore tale che
sembrava che il cuore le si fosse accartocciato su se stesso, un dolore
che non riusciva ad arginare come le altre volte, che le scorreva come
acido nelle vene, riempiendo interamente la sua anima già
dilaniata. Era la prima volta che si sentiva così
vulnerabile, priva della sua leggendaria freddezza: era come essere
completamente nuda. Si sentiva come se non potesse sopravvivere fino al
mattino.
Saya quella notte pianse tutte le lacrime che le restavano, invocando
all’infinito il nome di Roy, come una preghiera, un
incantesimo che avrebbe potuto riportarlo da lei, riportando indietro
il tempo, rimettendo le cose a posto.
… Ma il ghiaccio sa essere anche resistente a tutto, al sole
come ai picconi che lo mordono, basta solo mettere uno strato
sull’altro e lasciare sedimentare il tutto. E questo fece
Saya quella mattina quando, guardandosi allo specchio, vide i segni che
la sofferenza di quella notte aveva lasciato su di lei:
lasciò che ancora una volta, come aveva fatto in ogni anno
della sua vita, che il ghiaccio della solitudine e del rancore
ricoprisse strato dopo stato il suo cuore già
così pesantemente colpito, per proteggerlo dal mondo
esterno, per potersi presentare davanti a Mustang come se non fosse
successo nulla tra loro. Lei era uno Speciale, uno dei più
esperti e letali del mondo, e Mustang il suo obiettivo da proteggere,
null’altro che quello!
Le due settimane che seguirono a quell’aggressione furono un
inferno per Saya: il colonnello usava tutto il peso dei suoi gradi per
farle pagare tutte le sue bugie e falsità. Le affidava i
compiti più assurdi, pesanti ed umilianti che poteva
progettare, voleva piegarla, spezzarla, costringerla ad andare via, a
lasciare Central, a tornare nel buio da cui era fuoriuscita, per poter
riprendere la sua solita vita. Il colonnello sperava, così,
di poter cancellare tutto l’amore che provava per lei,
tornato più vivo che mai, che lo soffocava ogni volta che
incrociava quelle iridi cerulee, che si incantava a guardare quella
meraviglia di labbra. A volte i sensi di colpa lo tormentavano, il suo
stesso comportamento lo nauseava, eppure quando decideva di desistere e
chiederle spiegazioni, il suo orgoglio ruggiva più forte,
annebbiandogli la mente, incantandolo: Saya era un’assassina,
bugiarda ed infida, se avesse provato qualcosa per lui, non gli avrebbe
mentito, ma si sarebbe presentata a lui, spiegandogli la situazione.
Saya accettava tutti gli ordini senza fiatare, isolandosi sempre
più dagli altri: parlava poco, a volte rispondeva solo con
stentati monosillabi, mentre i suoi occhi si erano scuriti ed induriti,
non lasciavano sfuggire nessuno dei suoi pensieri o sentimenti, si era
richiusa su se stessa, evitando che gli altri entrassero nella sua
vita. Nonostante il suo severo addestramento, Saya restava solo un
essere umano, una semplice donna innamorata del proprio carnefice, e
questo la stava lentamente, inesorabilmente distruggendo! Gli artigli
del dolore le graffiavano incessantemente l’anima,
straziandola, e, quella volta, non il suo autocontrollo sembrava non
servire a nulla. Perché quello stupido colonnello non si
rendeva conto che sarebbe stato costantemente in pericolo di vita se
non lo avesse respinto? Nemmeno durante la guerra l’aveva mai
trattata con quel superiore disprezzo, faceva più male di un
pugno alla bocca dello stomaco. Ma era stata addestrata a continuare a
battersi in qualsiasi situazione si trovasse anche se mortalmente
ferita. Quello che per lei era più difficile da affrontare
erano i piantonamenti notturni, quando Mustang, consapevole della sua
silenziosa presenza, la costringeva ad assistere alle attenzioni che
rivolgeva ogni sera ad una donna diversa e lei era obbligata dal suo
ruolo a trascorrere tutte le notti sempre sul solito ramo, sotto la
pioggia, sferzata dal freddo, all’addiaccio, combattendo
contro la gelosia che la stava divorando. Doveva fare un violenza
terribile su se stessa per costringersi a rimanere su quel dannato ramo
mentre vedeva Roy stringere tra le sue braccia ogni notte una donna
diversa, premurandosi di stare sempre in una delle stanze che davano su
quel maledetto albero, come se per schernirla, come se le stesse
dicendo che non aveva bisogno di lei, che poteva avere tutte le donne
che voleva, che lei non contava veramente niente per lui…
Non aveva mai pianto come in quei giorni. In quei momenti si sentiva
terribilmente sola, fragile come cristallo, un vuoto gelido e doloroso
le riempiva il petto ed avrebbe tanto voluto andare via da li,
ritornare alla familiare e mortale routine del War, ritornare a sfidare
continuamente la morte nel tentativo di dimenticare Roy Mustang e
continuare a vivere come se niente fosse accaduto… Ma Saya
Takano non era tipo da arrendersi e farsi piegare dal suo stupido cuore
che non la smetteva un secondo di farle male e dalle lacrime che ogni
notte versava lontano da ogni sguardo, nella solitudine gelida di quel
ramo, con lo sguardo ferito rivolto al cielo, che, la maggior parte
delle volte, era coperto da pesanti nuvolosi, negandole anche la
compagnia delle stelle in quella gelida inquietudine. Aspettava che i
tirapiedi di Kamlon attaccassero la villa per sfogarsi, scatenare su di
loro tutta la sua rabbia, la sua frustrazione e tutto il dolore che le
esplodeva dentro, e poco importavano le ferite che continuavano a
moltiplicarsi segnando la sua pelle: il dolore la faceva stare bene,
così reale ed immediate da sommergere e cancellare tutto il
resto… Combatteva concentrando tutta se stessa nella lotta,
arginando l’agonia in cui le ferite riportate precedentemente
stavano sprofondando il suo corpo, dimenticando Roy Mustang e Saya
Takano e tornando ad essere il gelido e spietato agente 653 della
squadra α degli Speciali. Solo quando lottava con tutte le
sue forze riusciva a respirare un po’, a trovare un
po’ di quella pace che non aveva quasi mai avuto…
Le sue ferite, però, stavano peggiorando: il morso al fianco
si era infettato, la spalla era lussata e tre costole incrinate le
davano un dolore insopportabile ad ogni respiro, il braccio fratturato
stava andando in cancrena perché non lo aveva
ingessato… a tutto quello si aggiungeva la spossatezza, la
fatica a respirare ed una febbricola costante che la rendeva
intontita… stava male, doveva curarsi o sarebbe finita male
per lei quella volta! Ma non poteva permettere che Mustang se ne
accorgesse e ne approfittasse per mandarla via!
- Yo Saya! Come butta?- la voce familiare di Drew la raggiunse mentre
era impegnata a trasportare la solita miriade di fascicoli cercando di
ignorare il dolore al braccio e le fitte al petto.
- Ah, ciao Drew!- rispose flebilmente voltandosi appena verso di lui.
- Beh, che succede?! Ed io che mi aspettavo il solito salto al collo e
la solita serie di baci sulla guancia.- .
- Non è giornata Drew, che vuoi?!- .
- Cos’è il tuo bel colonnello ti sta torchiando
per bene? – vedendo lo sguardo con cui tanto
l’amica avrebbe voluto incenerirlo, Drew scoppiò a
ridere – Ci ho preso, eh?! AH, AH, AH … cosa non
si fa per amore!- .
- Ti avverto Drew: se vuoi arrivare a vedere il tramonto di stasera
finiscila all’istante!- gli diede la spalle e fece per
andarsene.
- E dai, non fare così! Ti chiedo scusa! Pace? – e
la rincorse fino a quando non si affiancarono – Che
è successo tra voi? Di me puoi fidarti, lo sai…- .
- Ci hanno attaccati e Mustang ha scoperto chi sono, ora mi sta facendo
scontare i miei presunti torti commessi contro di lui uno ad uno!- .
- Che bastardo senza cervello! E tu che fai?- .
- Eseguo gli ordini e sto zitta! Sono qui per proteggerlo, no?!
… E tu che ci fai qui a Central?- .
- Devo sbrigare alcune faccende e volevo rivedere il tuo sorriso, ma
pare che sono arrivato tardi… ce la fai ad andare avanti?
Posso chiedere a Lee di…- .
- Sarebbe come scappare ed io non l’ho mai fatto e di certo
non inizierò ora!- .
- Uffa! La solita testa dura! Comunque se hai bisogno chiama, non farti
scrupoli mi raccomando!- .
- Non ce ne sarà bisogno! Ma ora sarà meglio che
vada, l’ultima volta che l’ho fatto aspettare,
Mustang mi ha quasi dato fuoco!- sospirò.
- Va bene, non ti trattengo, in fondo anch’io ho da fare:
devo preparare una sorpresa!- .
- Sorpresa? E che sorpresa?- .
- Se te lo dicessi non sarebbe più una sorpresa, no?! A dopo
piccola!- le diede un bacio su una guancia e scappò via
correndo senza darle il tempo di ribattere.
Saya fissò stupita il suo amico scomparire nel corridoio
senza riuscire a spiegarsi il suo comportamento: che diavolo era venuto
a fare?
Come aveva previsto per quei cinque minuti di ritardo nel consegnare i
fascicoli, Mustang le fece passare un brutto quarto d’ora: il
colonnello non trovò niente di meglio da farle fare che
costringerla a scortarlo alla biblioteca degli alchimisti di stato,
nonostante fossero le nove passate di sera.
Appena furono nel cortile dell’HQ, da dietro il tronco di un
cipresso spuntò una figura ben nota a Saya e che anche
Mustang aveva imparato a conoscere.
- Sempre a fare da cane da guardia al tuo colonnello, Saya?- rise Siris.
La ragazza non rispose, ma si fece avanti di qualche passo, si tolse la
giacca della divisa e la lasciò cadere a terra, a pochi
centimetri da Mustang.
- Lei è un problema mio! – Fischiò e
dopo poco apparve Ranja – Fagli buona guardia, ok?!- le
sorrise tranquillamente.
Saya eresse una barriera di ghiaccio attorno a loro per non metterli
troppo in pericolo e per avere una maggiore libertà
d’azione.
- Questa barriera di ghiaccio l’ho costruita apposta per lei:
il fuoco non può nemmeno scalfirlo, quindi stia tranquillo e
si goda lo spettacolo!- gli disse sorridendo prima di volgergli le
spalle.
Avanzò lentamente a passi misurati, tenendo sempre fisso il
suo sguardo torvo sulla sua avversaria.
- Che succede Saya, non dirmi che vorresti batterti contro di me?!
– un passo dopo l’altro, sempre avanti, senza
incertezze – Sei pazza! Sono io che ti ho insegnato tutto
quello che sai, conosco i tuoi punti di forza come quelli deboli, con
me non hai speranze!- .
- Ti sbagli Siris! Lei non è più la ragazzina che
hai allenato!- .
Non poteva essere! Quella voce… no era un miraggio, una
chimera, un’illusione! Oppure… ma si, certo!, eri
li solo per aiutarla! Ma allora perché Drew aveva usato
l’alchimia contro di lei? All’ennesimo passo una
morbida coperta di elettricità l’aveva avvolta
bruciando la sua pelle e facendo esplodere dal dolore ogni suo centro
nervoso… Saya era inginocchiata a terra, gli occhi opachi e
il corpo ancora scosso dalle convulsioni, il cuore in frantumi.
- D… Drew… ?! …ma cosa…?!
Perché?- .
- Il potere! L’ho fatto solo per il potere!-
un’altra scarica elettrica che scaraventò Saya
contro la sua stessa barriera schiacciandovela contro.
- A… anche tu… sei caduto così in
basso?- .
Drew sorrise, ma non era il suo solito sorriso dolce e gentile, era
più un ghigno ferino carico di cattiveria, poi con un
violento pugno la colpì al ventre facendola piegare in due e
vomitare un po’ di sangue. Saya sentiva la sua anima
sbriciolarsi: quello che le stava davanti era l’amico fidato
con cui aveva condiviso tante gioie e dolori, con cui si era confidata,
aveva pianto, lo stesso che aveva definito il “suo
fratellino”… Come poteva essere arrivato a
diventare un assassino senza che lei se ne accorgesse?!
Sollevò la testa verso di lui, mentre un rivolo rosso le
scorreva dalle labbra fino al mento, per poi cadere in gocce circolari
sul bianco della camicia.
- Piaciuta la sorpresa che ti avevo promesso?- .
- Va’ al diavolo bastardo!- .
Un altro pugno, questa volta allo sterno, colpendo esattamente sulle
costole incrinate, fratturandole spietatamente. Mustang stava guardando
allibito quella scena, senza capire cosa stesse succedendo tra quei
due, l’altra volta gli erano sembrati amici per la pelle ed
ora…
- Ehilà colonnello, anche lei è stato invitato a
questa festa?! – Drew toccò la barriera di
ghiaccio che li separava, ma la ritrasse subito mostrando il palmo
ustionato.
- Cretino il ghiaccio brucia più del fuoco, non lo sapevi?-
sghignazzò Saya.
Una scarica di pugni si abbatté su di lei riaprendo vecchie
ferite mai del tutto guarite e causandone di nuove. Da dietro il
sottile strato di ghiaccio Mustang fissava stranito il corpo di Saya
schiacciato contro la barriera, sussultare sotto i colpi del suo
avversario, sentiva i suoi gemiti strozzati: ma che diamine stava
facendo quella pazza? Perché si stava facendo massacrare a
quel modo? Possibile che nonostante tutto quello che le avesse fatto
passare voleva ancora difenderlo?
- Io ti difenderò sempre a qualunque costo! A te
non deve interessare né come né
perché, sappi solo che io per te ci sarò sempre!-
.
Da dove veniva quel ricordo? Era spuntato fuori dalle nebbie del suo
passato insieme ad un volto nascosto da una maschera bianca…
Perché solo in quel momento si rendeva conto che
rappresentava una dichiarazione d’amore?! Perché
solo ora che la vedeva così in pericolo e non poteva fare
niente per lei, riusciva a capire che ogni suo gesto, sguardo, parola
rappresentavano una dichiarazione d’amore?! Quel ricordo ne
risvegliò subito un altro nella sua mente: il ricordo del
bacio che Saya gli aveva dato d’istinto, nel buio della cella
in cui era stata rinchiusa perché aveva trascorso la notte
nel suo alloggio per non lasciarlo solo, per assicurarsi che non
tentasse più il suicidio spinto dai sensi di colpa,
infrangendo buona parte delle regole militari a cui era
sottoposta… Come aveva fatto a dimenticare la dolcezza di
quelle labbra che accarezzavano le sue? Come aveva potuto dimenticare
il disperato “ti amo” che giaceva sepolto sotto
quella carezze? Come aveva potuto confondere tutto quello con un
impulso momentaneo dettato da chissà cosa? Senza dimenticare
che Saya aveva quasi rischiato di morire durante
un’esplosione facendogli da scudo con il suo corpo ed una
scheggia di granata le si era conficcata nella maschera tra la tempia
ed il sopracciglio destro, mentre un’altra le era penetrata
in gola… Ricordava ancora il calore del suo sangue che gli
scorreva sulle mani mentre la sorreggeva ed il gelo che gli aveva
ghiacciato il sangue nelle vene temendo di averla persa, ricordava
benissimo quella voce roca che gli aveva mormorato “Per
fortuna tu stai bene…” se Saya non lo
avesse amato non si sarebbe mai ridotta in quello stato! E lui era
stato così stupido da farsi accecare dall’odio e
ferirla ancora ed ancora, mai soddisfatto di quegli occhi imploranti e,
ora lo capiva chiaramente, innamorati di lui, senza capire mai niente
di lei... Il colonnello non resistette più a fare da
osservatore: Saya era in pericolo, doveva fare qualcosa per lei.
Infilò i guanti con il cerchio alchemico e
schioccò le dita: nonostante quello che aveva detto Saya,
quello era e rimaneva pur sempre del ghiaccio e come tale si sarebbe
sciolto a contatto con il suo fuoco! Ma le sue fiamme si scontarono con
la barriera per poi essere respinte e vorticare pericolosamente in quel
cilindro, ruggendo paurosamente attorno al colonnello. Mustang
provò e riprovò fino a farsi dolere le dita, ma
il risultato era sempre lo stesso: le sue fiamme venivano respinte dal
ghiaccio costruito da Saya, mentre la ragazza veniva massacrata dal suo
miglior amico sotto i suo occhi senza che potesse fare un bel niente!
Allora si avventò contro il ghiaccio ed iniziò a
battervi i pugni contro, incurante del dolore che gli provocava la
pelle bruciata.
- SAYA! TOGLI IMMEDIATAMENTE QUESTA BARRIERA! NON PUOI COMBATTERE DA
SOLA! FALLO! E’ UN ORDINE!- urlò con quanto fiato
aveva in gola.
Drew fermò momentaneamente l’attacco e
fissò per un attimo gli occhi neri del colonnello, poi
scoppiò a ridere.
- Non hai sentito gli ordini del tuo colonnello?! Devi togliere la
barriera! Ti conviene farlo, tanto scomparirà comunque
appena ti avrò uccisa ed il tuo Roy Mustang
diventerà uno degli elementi alchemici che ci servono per il
rituale!- le sussurrò all’orecchio.
Saya aprì lentamente gli occhi: dall’altro lato di
quello strato di ghiaccio sottile c’era Roy Mustang,
l’uomo che amava da tanto tempo, l’unica persona
che era stata in grado di risvegliare il suo cuore… e lei
cosa stava facendo?! Si stava lasciando uccidere in quel modo
così umiliante! Lei che era sempre andata fiera della
propria forza, lei che si era sempre considerata invincibile ed
indomabile, stava per soccombere senza avere la forza di alzare un
dito! Che vergogna… Nella sua mente passò ogni
secondo di quella vita che aveva passato accanto a Siris e Drew: le
feste, le risate, gli scherzi, i rimproveri, le esternazioni di
affetto… avevano combattuto spalla contro spalla
difendendosi a vicenda, giurando di non lasciarsi mai indietro, di
volersi bene per tutta la vita qualunque cosa fosse
accaduta… Menzogne! Nient’altro che menzogne su
menzogne! Bugie su bugie! Niente di quello che li aveva riguardati in
quei dieci anni era vero! Sentì la sua anima esplodere in
mille schegge, che si infilzarono in ogni parte del suo corpo, non
seppe più quale organo le facesse più male, se il
cuore, le viscere o il cervello… poi avvertì
un’energia gelida e bruciante scorrerle nelle vene, contrarle
i polmoni, artigliarle la gola ed esplodere all’esterno in un
grido lacerante, quasi portasse con se tutta la rabbia e la sofferenza
che le stavano stritolando l’anima in quel momento. Il corpo
di Saya fu avvolto da una spirale di energia fortissima che vorticando
sbalzò lontano Drew. La ragazza non aveva più la
forza né di pensare né di parlare, sapeva
soltanto che voleva ridurre in pezzi quei due, dovevano scomparire
dalla faccia della terra. Con uno sciocco sordo si trovò
imprigionata in una gabbia di rocce che le impedivano di muovere le
mani e quindi di usare l’alchimia, ma Saya
sogghignò: lei usava l’alchimia come Mustang e
quindi, dopo aver fatto scioccare le dita, delle lame di ghiaccio
spuntarono dal suolo tranciando le rocce che la bloccavano e
liberandola. Il tenente colonnello si volse verso quella che era stata
la sua maestra, la donna che le aveva insegnato a perfezionare
l’uso dell’alchimia e le tecniche delle arti
marziali, per chiudere i conti una volta per tutte: ad ogni passo si
formava sotto le suola dei suoi anfibi un’impronta circolare
di ghiaccio, qualsiasi cosa toccasse in quel momento ghiacciava. Siris
indietreggiò impaurita, quella ragazza con quello sguardo di
ghiaccio così sicuro e deciso ad ucciderla, non era quella
che aveva imparato a conoscere! Tra loro si frappose Drew.
- Con calma: ci sono anch’io nella partita!- rise fissando
Saya con aria di sfida.
Ma appena ebbe finito la frase un pugno simile ad un fulmine lo
centrò in pieno viso sbalzandolo a parecchi metri dalle due
avversarie: in quel momento il suo obiettivo era solo Siris, Drew
avrebbe pagato il suo tradimento dopo, con calma. Saya e Siris si
ritrovarono una di fronte all’altra, fissandosi dritto negli
occhi come se volessero scendere fino a raggiungere l’anima
dell’altra: Saya cercava in quelle iridi verdi il vero
significato di quanto accaduto, Siris in quelle pozze cerulee voleva
rintracciare un indizio che le facesse ritrovare la bambina di un tempo.
Ad un segnale invisibile a tutti tranne che a loro, le due combattenti
si scagliarono l’una contro l’altra in raffiche di
pugni e calci che avrebbero ucciso all’istante un uomo
comune. Nessuna delle due volle ricorrere all’alchimia: Siris
aveva capito che le capacità di Saya superavano le sue e
sperava in una remotissima percentuale a lei favorevole
nell’uso delle arti marziali. Ma ben presto
risultò le chiaro che la ragazzina che aveva allenato tempo
prima aveva lasciato posto da tempo ad una vera e propria macchina da
guerra! L’unica cosa che le rimaneva da fare era morire con
onore: richiamò con l’alchimia una palizzata di
rocce che come spuntò dal terreno nudo come una chiostra di
affilati denti pronti ad infilzare Saya, la ragazza con
l’abilità di un acrobata le schivò
tutte, portandosi nel frattempo alla sinistra di Siris, la mossa che la
donna aspettava, infatti Saya si trovò improvvisamente
puntata contro la freccia di un arco pronto a scoccarla, questione di
pochi attimi per decidere il da farsi ed il cadavere di Siris giaceva a
terra con il torace trapassato da parte a parte da una lama di
ghiaccio. Saya si fermò incredula ad osservare il corpo
esanime del suo mentore: avrebbe potuto schivare facilmente quel colpo
così impreciso e frettoloso, ma… aveva scelto di
morire per mano sua?
Non ebbe altro tempo da dedicare ai suoi pensieri: Drew, approfittando
del fatto che era impegnata a combattere, stava usando la sua alchimia
sugli atomi che componevano la sua barriera di ghiaccio per annullarne
le cariche elettriche e scomporne le molecole, a quel punto la barriera
si sarebbe dissolta automaticamente e lui avrebbe potuto catturare
Mustang.
Saya con una forza che nemmeno sapeva di avere, caricò sulle
gambe e scattò in avanti, in una folle corsa per fermarlo:
Drew era talmente impegnato nel suo lavoro da non rendersi conto che
Saya gli era ormai arrivata alle spalle e gli stava sferrando un calcio
nel fianco. Il ragazzo si piegò su se stesso offrendosi alla
furia vendicativa della ragazza.
- DIMMI PERCHE’ LO HAI FATTO?- ed un pugno lo
colpì al volto.
Saya continuò a colpirlo al volto, al petto, dovunque
trovasse un bersaglio, con le lacrima agli occhi mentre urlava sempre
la stessa domanda. Drew che ormai era ridotto ad una maschera di sangue
con gli zigomi, la mascella ed il setto nasale rotto, crollò
su se stesso, allora Saya iniziò a prenderlo a calci nello
stomaco e sulle gambe: era ormai fuori controllo, pazza di dolore,
desiderosa solo di altro sangue! Ormai Drew era svenuto e la sua
aguzzina non ce la faceva più a reggersi in piedi, a quel
punto dal nulla spuntò la figura elegante del colonnello
Leroy Stevens, che bloccò Saya per i polsi.
- LEE LASCIAMI! QUESTO BASTARDO DEVE PAGARE!- ringhiò contro
il suo superiore.
- Saya basta così! Ha già avuto la lezione che
gli spettava per averti ingannato, ora lascialo a me!- .
La voce dolce di Lee ed il suo sguardo carezzevole ebbero il potere di
far sgonfiare la furia di Saya, trasformandola in angoscia: i suoi
occhi tremarono e scoppiò in un pianto silenzioso, crollando
sulle ginocchia. Lee abbracciò quella ragazzina che dava ad
intendere di essere forte ed intoccabile dal dolore, ma che in quel
momento appariva spaurita come una bimba: l’aveva messa in
pericolo ancora una volta … ma rivelarle che il nemico era
Drew sarebbe servito a qualcosa? Sarebbe servito a rendere meno acuto
quel dolore che la stava lacerando impietosamente? Passò lo
sguardo dalla nuca di Saya al corpo privo di sensi di Drew: due suoi
commilitoni, compagni di squadra, amici, ed ora più nulla!
Di loro, di quello che erano stati, che avevano provato rimaneva solo
polvere impalpabile che entrava nelle ferite dell’anima
infettando e bruciando… La cullò per un tempo che
parve infinito, sotto lo sguardo addolorato di Mustang: ora che aveva
potuto vedere di persona aveva capito tutto! Era stato uno stupido
cieco a non capire che Saya lo aveva allontanato solo per proteggerlo,
perché sotto quella maschera candida che indossava per
nascondere il suo viso, si celavano dolori e sofferenze indicibile,
come quelli che la stavano schiacciando in quel momento!
- Saya che ne dici di liberare il colonnello Mustang e di andare in
infermeria a farti vedere queste ferite?- le sorrise dolcemente Lee.
La ragazza annuì: incredibilmente il colonnello aveva capito
quello che le era successo senza chiederle niente. Con uno schiocco di
dita le barriera di ghiaccio evaporò, ma Mustang non
riusciva a muovere un solo passo: i sentimenti che provava lo stavano
sommergendo, si sentiva annegare in essi, ma soprattutto provava
un’indicibile vergogna per tutte le accuse e le angherie che
l’aveva ingiustamente costretta a subire. I due si guardarono
a lungo aspettando che uno dei due facesse un gesto per infrangere
quella situazione e dare all’altro la possibilità
di trovare il coraggio per esternare i propri sentimenti.
- Parlerete dopo, ora Saya ha bisogno di cure: viene con noi colonnello
Mustang?- .
Mustang spostò lo sguardo sul suo omologo che lo invitava
con un sorriso dolce a seguirli mentre teneva una tremante Saya tra le
braccia. Annuì e li seguì silenziosamente in
infermeria.
La dottoressa che si occupò di Saya non credette ai suoi
occhi appena ebbe finito di visitarla: era un miracolo che ridotta in
quello stato si fosse retta in piedi fino a quel momento! Dopo averla
curata ed averle somministrato un sonnifero, uscì nel
corridoio dove due uomini stavano aspettando sue notizie.
- Come sta?- chiese preoccupato Mustang appena vide la dottoressa
avvicinarsi.
- Le ho somministrato un narcotico ed ora sta riposando, ma
sinceramente non so dove abbia trovato la forza per reggersi in piedi
fino ad ora!- .
- Sono così gravi i danni che ha riportato in questo
scontro?- chiese incredulo Lee.
- In questo scontro ha riportato qualche livido e la frattura di tre
costole, ma quello che mi preoccupa di più sono dei danni
che risalgono almeno a due settimane prima: la lussazione di una
spalla, un braccio rotto andato quasi in necrosi perché non
lo ha immobilizzato, ed una brutta ferita al fianco infettata che le ha
provocato una febbricola costante che l’ha indebolita man
mano… Tralasciando poi tutte le varie cicatrici
più o meno vecchie che segnano la sua pelle come una cartina
stradale…- .
Mustang sapeva bene che quelle ferite se l’era fatte quando
aveva cercato di proteggerlo la volta precedente… si era
ferita in quel modo e non aveva detto niente, continuando ad eseguire i
suoi ordini senza fare una piega, cercando di occultare il dolore che
le bruciava dentro, solo per rimanere al fianco di un bastardo come lui
e proteggerlo… Intanto la dottoressa li aveva informati che
se volevano potevano andare a trovare la paziente appena si sarebbe
svegliata e se n’era andata lasciandoli soli.
- Dopo la Guerra Civile Saya è cambiata, i suoi occhi erano
come velati da un’ombra, e poi aveva preso
l’abitudine di buttarsi a capofitto nelle missioni che le
venivano affidate senza curarsi delle ferite, sfidando continuamente la
morte, ecco perché ha tutte quelle cicatrici… Io
credo che cercasse un modo per dimenticarsi di lei, ma a quanto sembra
non ci è riuscita…- .
Roy ascoltò attentamente le parole dell’altro,
riempiendo di dolore e piacere ogni cellula del corpo.
- Saya l’ha allontanata solo per non coinvolgerla nel nostro
sporco mondo, perché non avrebbe potuto conquistare la
carica di Fuhrer se fosse stata coinvolto in qualcosa di losco, ma lei
la ama sul serio, mi creda!- .
- Lo so… Sono stato così stupido da rendermene
conto solo mentre rischiava la vita per me… lei è
sempre rimasta al mio fianco, anche quando mi ha allontanato da
sé, sempre, sono io quello che ha cercato di eliminare dalla
mia testa qualsiasi cosa che riguardasse lei, sono io quello che ha
rifiutato, distrutto e colpito fra noi due…
chissà se mi perdonerà per quello che le ho
fatto?!- chiuse gli occhi inspirando lentamente.
- Saya non è tipo da portare rancori a lungo, anzi! Sono
sicuro che anche se dovrà insistere un po’ per
farla cedere, non aspetta altro che fare pace con lei! – e
gli sorrise strizzandogli gli occhi con fare malizioso ed irriverente.
– Non per essere indiscreto, ma ha già in mente un
modo per farsi perdonare?- poteva sempre essere utile imparare certi
trucchi, visto tutte le volte che doveva chiedere perdono a
Natan…
- Ho una mezza idea, si, e per il resto improvviserò!-
ridacchiò Mustang.