Capitolo VI
Saya riprese lentamente
coscienza di sé. Intuiva di stare nel posto più
rassicurante in cui si fosse mai trovata, per questo aspettò
ad aprire gli occhi: si sentiva avvolta da un dolcissimo tepore che la
cullava riscaldando ogni cellula del suo corpo, ed adagiata su qualcosa
di morbido che le dava una sensazione di protezione. Si compiacque a
lungo di quel contatto, almeno fino a quando non si rese conto di una
leggera corrente umida e tiepida che le sfiorava ad intervalli regolari
la fronte. A quel punto iniziò ad avvertire la
curiosità di scoprire dove si trovasse e quindi
aprì lentamente gli occhi: la prima cosa che vide fu la
morbida e chiara pelle di un collo, risalendo con lo sguardo
incontrò la linea piena di una mascella, delle labbra, un
naso ed infine si trovò a sprofondare nelle pozze nere che
costituivano gli occhi del colonnello Roy Mustang!
L’alchimista di fuoco vedendola sveglia le sorrise
dolcemente, tanto da far arrossire la ragazza che distolse lo sguardo
imbarazzata. Ci mise un po’ a realizzare che si trovava
distesa in un letto al fianco di Mustang. Si trovava con la testa
poggiata su una spalla, un braccio del colonnello le cingeva la
schiena, mentre l’altra mano era intrecciata alla sua ed
entrambe erano abbandonate sullo stomaco dell’uomo.
Abbassò lo sguardo per sfuggire a quello di Mustang e
scoprì che sotto le lenzuola fresche indossava solo una sua
camicia: una sensazione di vergogna mista a qualcos’altro che
non riuscì ad identificare la sommerse, facendola arrossire
all’istante.
- Ma… ma cosa… ??!!- cercò di
divincolarsi, ma il colonnello aumentò la stretta
impedendole di allontanarsi.
- Come ti senti?- la voce un po’ roca del suo superiore
attirò la sua attenzione.
Fissò un attimo stupita Mustang non capendo che volesse dire
quella domanda e perché si trovasse in quella posizione, poi
i ricordi dello scontro che l’aveva coinvolto la sera prima
si catapultarono nel suo cervello, rimbalzando da una parte
all’altra, vorticando e bruciando come acido. Saya
sentì le lacrime pungerle ai lati degli occhi, ma le
ricacciò indietro: non voleva piangere, non davanti Mustang!
- Puoi piangere se ti va, io sono qui per te!- le disse vedendo che era
sul punto di scoppiare in lacrime.
- No, non piangerò mai per lui! Lui ha fatto la sua scelta,
io la mia, non c’è più nulla
né da dire né da fare!- .
- Come vuoi! – sospirò Mustang sperimentando
quanto potesse essere dura ed inflessibile, poi tornò a
fissarla negli occhi: quello era il momento in cui avrebbe dovuto
aprirle il suo cuore e sperare in un suo perdono! – Saya io
dovrei parlarti… Io ti chiedo perdono per tutto quello che
ti ho fatto passare in queste settimane!- .
Saya guardò Mustang: quello che le indirizzava era uno
sguardo deciso, ma velato da una leggera timidezza e dolcezza. Si
sentì tremare fin dentro l’amina.
- Non ha niente di cui farsi perdonare, signore. Anzi sono io invece
quella che dovrebbe chiedere perdono perché non ho fatto
altro che mentirle da quando sono arrivata!- .
- No non hai nulla di cui scusarti!- . - Ed invece si! Soprattutto
perché ho quasi rischiato di farla uccidere a causa di miei
sentimenti, le chiedo perdono!- .
Il sorriso di Mustang si addolcì ulteriormente davanti
quella frase.
- Hai solo un cuore d’oro che è andato
letteralmente in pezzi ieri sera! Non mi hai messo in pericolo, anzi mi
hai fatto fare le parte della principessa da salvare, sai?! E tu eri il
mio splendido principe…- .
- Colonnello io…- aveva capito a cosa si riferivano in
realtà quelle parole e cercò di troncare sul
nascere ogni tentativo da parte sua, ma il colonnello la
bloccò.
- Saya per quanto riguarda quello che ti confessai durante la guerra io
non ho mai mentito! Io ti…- .
La ragazza bloccò la sua confessione premendogli due dita
sulle labbra.
- Mi dispiace colonnello, ma ormai avrebbe dovuto capire che sarebbe in
pericolo con una come me! Io non…- .
- Smettila con queste scemenze! – scattò irritato
liberandosi di quelle dita – Tu mi ami? Rispondi
sinceramente, senza pensare che sei uno Speciale e quello che mi
potrebbe accadere!- .
Saya lo fissò un attimo indecisa, poi serrò le
labbra fino a farle sbiancare: non poteva parlare... Roy sorrise
sornione: le avrebbe strappato la verità a qualsiasi costo!
- Io lo so che mi ami… ogni ferita, cicatrice, livido sulla
tua pelle lo urla…- .
E baciò un ematoma che si era procurata nello scontro con
Drew e che spuntava violaceo sulla pelle della fronte della ragazza.
- Non lo senti? – continuò con voce roca
carezzando con le labbra un taglio rosso sullo zigomo destro.
- …Roy Mustang…- e tracciò il contorno
della cicatrice che le spiccava lucida dietro l’orecchio
destro e che si era procurata per difenderlo durante la guerra.
Scese lungo il collo fino ad incontrare una cicatrice vecchia di anni,
testimone di una pugnalata quasi mortale che l’aveva presa
alla clavicola sprofondando nella carne.
- … Roy Mustang …- e lo sfiorò appena
con la punta della lingua.
Le sbottonò il polsino della camicia denudandole
l’avambraccio e svelando un livido enorme e nero che dal
gomito si irradiava in basso verso il polso.
- … Roy Mustang …- un semplice bacio a fior di
labbra, per poi scivolare verso il dorso della mano, in un delicato
baciamano.
Saya non capiva più niente, sapeva solo che Mustang stava
infrangendo una dopo l’altra tutte le barriere che si era
costruite attorno a fatica in quegli anni, che con quelle carezze stava
riportando a galla sentimenti e sensazione che aveva cercato di
aggiogare prima che la soffocassero e le facessero perdere ogni
facoltà razionale. Ma in quel momento l’amore che
provava per lui si stava risvegliando ancora più violento di
prima e desiderava disperatamente di essere soddisfatto, non voleva
essere più deluso, non voleva più passare i suoi
giorni a maledire il suo cuore ribelle che faceva un male cane
gridandole quello che sarebbe potuto essere, voleva smettere di
piangere, era stanca di poterlo solo sognare.
- Ti amo da impazzire Roy Mustang!- gli mormorò ad un
orecchio dopo avergli gettato le braccia al collo.
A quella dichiarazione un po’ forzata ma sincera, Mustang
l’abbracciò più forte: quella volta non
si sarebbe arreso facilmente, non l’avrebbe più
lasciata andare via, lontano da lui.
- Allora lasciati sommergere da questo amore, lascia che questo
sentimento riempia ogni cellula del tuo corpo, che sia il tuo unico
pensiero!… Io credo di essere abbastanza forte da affrontare
le conseguenze di questo amore, sai?! – e la baciò
sul collo – Per ora resterai ancora nella mia
unità, ma se un giorno dovessi tornare al War io non ti
chiederò mai niente sulle tue missioni, ti
aspetterò anche se dovessi sparire per un anno intero, e
saprò sempre dove trovarti! Quindi stai tranquilla per me,
ok?! Sono pur sempre l’Alchimista di Fuoco!- .
Saya annuì senza parlare, sfregando il volto contro il suo
collo, come un gattino che fa le fusa. Mustang le fece sollevare il
volto verso il suo e la fissò nelle sue bellissime iridi
cerulee.
- Questo vuol dire che da ora tu sarai la mia fidanzata, giusto?!-
chiese divertito.
- E tu il mio!- bofonchiò imbarazzata da quelle pupille
color pece che sembravano scrutarle l’anima.
Mustang sorrise divertito dal suo impaccio e chinò il volto
per baciarla.
- AHI!!!- protestò mentre Mustang la faceva distendere sulla
schiena.
- Che succede?!- chiese preoccupato l’ufficiale.
- Niente, solo una fitta al fianco…- rispose Saya a denti
stretti.
- Va bene… devi ancora riposare! Rimarrai qui visto che hai
un po’ di febbre. Devo avvertire tua sorella?- .
- Non è più tornata a casa da quando è
scappata via due settimane fa… Non so più cosa
pensare, ho chiesto a tutti i militare che conosco di avvertirmi se la
vedono, ma niente…- aveva gli occhi lucidi ed
un’espressione disperata.
- Vedrai che la troveremo, stai tranquilla. – Saya
annuì senza parlare – Hai fame? Vuoi mangiare
qualcosa?- .
- No, grazie, vorrei riposare ancora un po’…-
socchiuse gli occhi ma un attimo dopo li riaprì di scatto
come se si fosse ricordata improvvisamente di qualcosa - Ah,
dov’è Ranja?! Non è qui…- .
- Il colonnello Stevens resterà qui per alcuni di giorni e
mi ha detto che si sarebbe preso cura di lei finché non ti
sarai un po’ rimessa.- .
Saya annuì con gli occhi socchiusi, troppo stanca per andare
oltre con quella conversazione. Roy sorrise intenerito mentre
l’osservava scivolare velocemente nel sonno. Ricordava
un’altra notte simile, solo che in quel momento non
c’erano bombardamenti a risuonare in lontananza
nell’aria notturna, non c’era odore di sangue,
sudore e polvere da sparo sulle loro pelli, e quella volta era Saya ad
abbracciarlo come un naufrago con una boa durante una notte di
tempesta… Si sistemò meglio e la strinse di
più contro di sé, un bacio sulla tempia dopo aver
scostato quei capelli ribelli, aggiustò le coperte su
entrambi ed anche lui si abbandonò ad sonno sereno dopo
troppe notte insonni in cui si era sfinito per non pensare a quegli
occhi blu che lo fissavano cupi e spenti, per non essere preda dei
rimorsi per quello che le stava facendo… ora che aveva la
persona giusta tra le braccia si sentiva felice e sereno…
Il giorno dopo all’HQ il colonnello raccontò tutta
la storia ai suoi sottoposti per spiegare l’assenza della
ragazza.
- Caspita! Quella ragazzina uno Speciale?!- esclamò stupito
il sergente maggiore Fury.
- Questo aggiunge solo fascino al suo charme naturale, no?!- rispose
sognante il sottotenente Havoc.
- Ricomponiti Jean! Non dirmi che…?!- .
- … sono innamorato colonnello?! Ebbene si, è
stato amore a prima vista…- .
- Ti conviene fartela passare!- rispose acido Mustang.
Havoc stava per ribattere quando nell’ufficio
entrò il tenente Hawkaye con un fascicolo in mano ed una
strana espressione sorpresa in volto.
- Signore il dossier di Saya Takano che ci ha fornito il Fuhrer.- disse.
- Bene. Gli hai già dato un’occhiata scommetto.- .
- Si, signore, ed è una cosa impressionante!- .
- Illuminaci allora tenente.- .
- Allora: il tenente colonnello Saya Takano è entrata
nell’esercito all’età di 13 anni su
raccomandazione del tenente colonnello Maes Hughes – a quel
nome Roy fremette: non sapeva che quei due si conoscessero! –
con la qualifica di Alchimista di Stato. Otto mesi dopo durante
un’indagine coadiuvata con la squadra α degli
Speciali, ha salvato la vita ad alcuni soldati che avevano rischiato di
cadere in una voragine apertasi all’improvviso nella piazza
di Reoom City, creando in poche frazioni di secondo una lastra di
ghiaccio che copriva tutta l’area interessata.
L’allora Tenente colonnello Leroy Stevens ed il capitano
Siris Sateri colpiti dalle capacità di Saya la arruolarono
nella loro squadra. Il suo battesimo del fuoco avvenne a 14 anni
durante la cosiddetta ‘Rivolta di Savy’, e fu una
dei pochi elementi della sua squadra a sopravvivere ed ad uscirne quasi
indenne. A 16 anni ha partecipato alla Guerra Civile dell’Est
in cui la sua squadra fu impiegata come supporto e difesa degli
Alchimisti di Stato impegnati nell’offensiva. Dopo la guerra
la si ritrova impegnata in alcune azioni al limite tese a limitare
traffici di armi, stupefacenti, schiavi… Nel suo curriculum
c’è poi un buco di alcuni mesi, durante i quali
non si sa quali missioni abbia svolto… Nove mesi fa
è stata coinvolta in un’indagine su alcuni
assassini seriali appartenente ad una setta chiamata i ‘Figli
di Kamlon’, che uccidevano le loro vittime facendole divorare
da delle chimere. Rimase ferita piuttosto gravemente nello scontro con
uno di loro rischiando di perdere l’uso del braccio destro,
poi è stata trasferita nell’unità del
colonnello Roy Mustang con l’ordine di proteggerlo. Questo
è tutto.- .
Il colonnello era rimasto impressionato: ecco perché non
l’aveva rifiutato ad Ishibal! Entrambi erano assassini,
entrambi avevano ucciso senza remore obbedendo agli ordini, entrambi
erano sporchi di sangue e stavano sprofondando sempre più
nel fango, ma forse sostenendosi a vicenda sarebbero potuti migliorare
e trovare un po’ di pace e serenità, e forse
insieme avrebbero potuto tenere lontano i fantasmi del passato che
venivano a trovarli ogni notte…
Il discorso del tenente fu accolto da un profondo, sorpreso silenzio.
Nessuno di loro riusciva a far coincidere l’immagine dello
Speciale spietato che veniva fuori dalla lettura di quel curriculum,
con la ragazzina silenziosa ed un po’ timida, sempre gentile
e sorridente che avevano imparato a conoscere.
Mustang lavorò tutto il giorno distrattamente, pensando e
ripensando agli avvenimenti passati ed a quello che aveva scoperto su
quella ragazza, con la mente costantemente protesa verso Saya ed il
momento in cui l’avrebbe rivista.
Quando finalmente tornò a casa, trovò
l’appartamento completamente al buio ed il cuore
iniziò a battergli impazzito nel petto, intimorito dal
pensiero che durante la sua assenza potesse esserle accaduto qualcosa
di grave. La cercò in tutte le stanze senza trovarla:
possibile che se ne fosse andata lasciandolo di nuovo solo? Sconsolato
entrò nella stanza che ospitava la sua biblioteca personale,
accese la luce e trovò Saya tranquillamente addormentata sul
pavimento, rannicchiata sul fianco destro con la schiena contro uno
degli scaffali, mentre teneva aperto con una delle mani un libro
poggiato sul pavimento. Sospirò sollevato. Poi si
avvicinò piano cercando di non fare rumore per godere un
po’ di quella visione: i capelli erano sparsi sul pavimento
come un’ombra scura che minacciava di inghiottirla, il viso
aveva i lineamenti rilassati e mandava un’espressione di
serenità angelica, indossava ancora la camicia che le aveva
dato, che lasciava scoperte le gambe piegate ed era così
lunga da coprirle le mani, dandole l’aspetto di una bambina
piccola…
Sorridendo Roy si sedette sul pavimento accanto a lei ed
iniziò ad accarezzarle una guancia per svegliarla.
- Saya? Saya svegliati!- la chiamò dolcemente.
L’interessata disturbata corrugò la fronte,
mugugnò qualche verso in protesta e si rannicchiò
ancora di più su di se, nascondendo la testa tra le mani e
mostrando la curva della nuca e del collo, che si intravedeva a tratti
tra i capelli. Il colonnello ne baciò la pelle, cercando di
svegliare quell’incosciente che con quella febbre se ne
andava in giro per casa scalza e mezza svestita per poi addormentarsi
sul pavimento.
- Ben sveglia mia bella addormentata!- rise vedendola aprire gli occhi.
- Hn! Che ore sono?- .
- Le 21:00 passate da un po’. Perché?- .
- Perché ho dormito da stamattina… non mi era mai
successo!- .
- Sei stanca, tutto qui!- e le fece posare la testa sulle sue gambe.
- Come è andata all’HQ?- gli chiese con un piccolo
sorrido dopo essersi stiracchiata ed aver puntato i suoi occhi liquidi
di sonno su di lui.
- Le solita scartoffie da firmare, niente di che! Che stai leggendo?
– chiese per cambiare discorso e prese il libro –
l’Iliade?!- .
- È il mio libro preferito!- .
- Chissà perché non mi stupisco…- .
- Baka! Perché a te non piace?- .
- Mm preferisco l’Odissea o l’Eneide…
Scommetto che il tuo personaggio preferito è Ettore, vero?!-
.
- No, è Achille!- .
- Ma dai: non ci credo! Ti assomiglia troppo per non piacerti!- .
- Appunto per questo non lo preferisco! Ettore è serio,
inflessibile, intransigente e rigido come me, mentre Achille
è passionalità pura, fa quello che vuole senza
remore e dice sempre quello che pensa: è tutto quello che
non sono io, no?!- .
Mustang sorrise divertito mentre le tracciava il contorno del viso con
un dito.
- Beh, invece ricordo che eri abbastanza irritante durante la guerra:
andavi in giro facendo il bello ed il brutto tempo, prendendotela con
chiunque ti stesse antipatico, me compreso. Mi chiamavi pivello,
ricordi?!- .
- Perché eri un pivello! E lo sei ancora, se è
per questo! Mi dava su i nervi quel sorrisetto divertito quando facevi
esplodere un palazzo o davi fuoco a qualcosa…- .
- Ma sentila! Ed io che dovevo dire quando mi arrivavi alle spalle e mi
mollavi un pugno quando facevo qualcosa che non ti piaceva?!-
ridacchiò.
- Appunto, te lo meritavi! E poi se non ti prendevo a pugni finiva che
mi strappavo la maschera e ti saltavo addosso!- confessò ad
occhi chiusi mentre si abbandonava alle sue carezza.
Roy spalancò gli occhi: non gli aveva mai fatto una
confessione come quella!
- Beh, avrei preferito che mi saltassi addosso a tutti i pugni che mi
sono preso!- e la baciò.
- Non ti preoccupare: mi farò perdonare!- rise e lo
baciò a sua volta, allacciandogli le braccia attorno al
collo per tirarselo meglio contro.
Ad uccidere l’atmosfera romantica che si era creata ci
pensò lo stomaco di Saya che iniziò a protestare
per la mancanza di cibo. Roy scoppiò a ridere.
- Non metto qualcosa sotto i denti da ieri mattina, è ovvio
che ora abbia fame!- cercò di scusarsi la ragazza.
- Veramente ho anch’io un po’ fame… che
vorresti mangiare?- .
Saya lo fissò preoccupata: non sapeva perché, ma
aveva sempre visto il suo colonnello come un consumatore di cibi
precotti e surgelati, quindi non si fidava troppo a metterlo ai
fornelli!
- Perché mi fissi così?- .
- Ma sai cucinare sul serio?- .
- Certo malfidata! Aspetta e vedrai!- .
- Chissà perché sembra una minaccia…-
borbottò perplessa ed un po’ preoccupata.
Ridacchiando Saya si alzò e si andò a sedere
sulla poltrona davanti il camino che tante volte aveva visto dalla
finestra e lesse ancora un po’, tendendo sempre le orecchie
ai rumori che provenivano dalla cucina impensierita dal fatto che Roy
avrebbe potuto farsi male sul serio.
Dopo un’oretta il colonnello comparve sulla soglia della
porta con il grembiule pieno di macchie e coperto di farina e sugo fino
alle punte dei capelli. Saya scoppiò a ridere davanti quella
visione: era adorabile conciato in quel modo.
- La cena è pronta: preparati a rimangiarti i tuoi sospetti!
Che hai da ridere?- chiese vedendola avanzare verso di lui cercando di
trattenere la ridarella.
La ragazza con il dito gli ripulì lo zigomo da una macchia
di sugo e poi se lo portò alle labbra.
- Sei semplicemente delizioso in questo stato!- .
Roy arrossì fino alla punta delle orecchie: da dove aveva
tirato fuori quella voce piena, densa e sensuale?! Era la sua
prerogativa quella di essere sexy, non di quella ragazzina che se ne
andava in giro indossando solo la sua camicia…
… Beh, poteva dire che la caccia a quello strano gatto di
nome Saya Takano era aperta, eccome!