SORGON
IL DOMINATORE
Capitolo
1
Cho Black camminava nella foresta delle Streleheim
con passo sicuro e calmo, godendosi il tepore di quel tardo
pomeriggio di fine settembre. Il sole tramontando aveva colorato di
riflessi ambrati le foglie morenti sugli alberi, insanguinando il
morbido tappeto d’erba su cui stava camminando. A Cho piaceva
l’autunno: nonostante aprisse la strada
all’inverno, era una
stagione dai colori caldi del cremisi e del dorato, e si potevano
avere ancora giornate come quella, che facevano credere che si fosse
ancora in estate.
La gente credeva che le Foreste di Streleheim
fossero pericolose, addirittura maledette, apparivano impenetrabili
ed oscure con la loro massa di alberi serrati l’uno
sull’altro, e
poi circondavano la rocca abbandonata su cui sorgeva l’antica
Paranor, il maniero dove avevano vissuto ed operato i Druidi,
abbandonato un secolo prima durante la cosiddetta Seconda Guerra
delle Razze. Cho Black non aveva paura delle Streleheim. Erano anni
che aveva abbandonato Varfleet per vivere li in solitudine lontano
dalla civiltà, e pian piano aveva imparato a conoscere quel
luogo misterioso, a rispettarne gli abitanti sia animali che
vegetali. Ormai anche Cho Black era diventato un abitante delle
Streleheim, passava le sue giornate in quel mondo fantastico fatto di
alberi secolari dalle cortecce rugose e dalle foglie dai colori vivi
e brillanti, spostandosi continuamente da un luogo all’altro,
raccogliendo rami e radici, tendendo le trappole che aveva costruito
il giorno prima: era una vita semplice la sua, fatta sempre della
stessa routine, ma che vissuta in quel luogo era eternamente
fantastica e stupefacente.
Cho stava tornando al luogo dove aveva
posto il suo accampamento, la lepre che aveva catturato gli dondolava
sulla schiena, ancora calda. Ringraziò mentalmente il
vecchio
Baruk che le aveva insegnato tutte quelle cose interessanti utili
alla sua sopravvivenza: le aveva insegnato ad usare i coltelli dalla
lama lunga che le dondolavano ai lati opposti del cinturone, a
lottare corpo a corpo, a cacciare e tendere trappole, a riconoscere
bacche e radici per i periodi di magra. Era così che era
sopravvissuto fino a quel momento.
Era quasi arrivata
all’accampamento che avvertì che c’era
qualcosa di strano,
l’aria sembrava scossa da una strana sensazione, un brivido
le
serpeggiò lungo la nuca: non era sola, c’era
qualcun altro
li, nascosto da qualche parte. Cho Black sorrise: era da tanto che
non riceveva visite! Continuò ad avanzare tranquillamente,
come se non si fosse accorta di nulla, fino a raggiungere il circolo
di pietra che circondava la legna per il fuoco che aveva costruito
prima di andare a caccia in una piccola radura che aveva scovato
qualche settimana addietro, dove scorse un’enorme ombra nera
poggiata mollemente contro uno degli alberi. Sentendo i suoi passi lo
straniero sollevò la testa completamente coperta da un
cappuccio, Cho Black rabbrividì sotto lo sguardo
fiammeggiante
di quegli occhi neri che si scorgevano nell’ombra che
oscurava il
volto: era occhi così penetranti e profondi che sembravano
strappare la pelle di dosso. [*]
Evitando movimenti bruschi e
senza mai staccare lo sguardo da quell’inquietante uomo, Cho
Black
si tolse la lepre dalle spalle e la depose accanto alle pietre.
L’aria attorno a loro sembrava addensatasi
all’improvviso, carica
di tensione ed aspettativa. Cho Black fece scivolare la mano fino
all’elsa del pugnale che portava a destra.
- Chi sei?- chiese
cercando di nascondere la nota minacciosa che voleva colorare le sue
parole.
- Solo un viandante che sta cercando te!- rispose l’altro
con calma, per nulla turbato dalla lama che la ragazza stava sfilando
dal fodero.
La voce dell’uomo era forse più profonda del
suo sguardo, densa e potente, dava l’idea di poter
raggiungere
tutti i toni più bassi, trasmettendo inquietudine e
sicurezza
allo stesso tempo, così autoritaria da sembrare impossibile
anche solo sfiorare l’idea di contraddirla.
- Chi sei?- ripeté
Cho Black stavolta calcando pesantemente le parole usate.
- Il mio
nome è Allanon!- .
Perfino una come Cho Black, dispersa in
quel mondo isolato da anni, conosceva il nome di Allanon, era uno
storico che percorreva in lungo ed in largo le Quattro Terre,
conosceva qualsiasi evento reale o mitologico si fosse scatenato nel
loro mondo. La stessa figura di Allanon si muoveva a metà
tra
il reale e l’irreale, pochi giuravano sulla sua esistenza ed
ancora
meno erano quelli che affermavano di averlo incontrato. La persona
che aveva davanti era veramente chi diceva di essere?
Quasi come
se avesse lette nella sua mente, l’uomo sollevò le
braccia,
rivelando un paio di mani dalle dita lunghe e sottili, simili ad
artigli, che fecero scivolare il cappuccio all’indietro con
un
movimento fluido, quasi ed elegante, rivelando un volto scarno e
pallido, spigoloso, ciuffi sparsi di capelli gli piovevano sulla
fronte, le orecchie ed il collo, mentre un sottile strato di barba
gli decorava il mento. Cho fissò il proprio sguardo in
quello
dell’uomo ancora seduto davanti a lei, cercando di reggerne
l’intensità. Erano un paio d’occhi
impenetrabili, come se
spesse barriere fossero state erette davanti ad essi per impedire che
i segreti che custodivano fossero svelati, ma, come se fosse stata in
qualche modo filtrata, Cho Black vi lesse un profonda
sincerità,
istintivamente si fidò di quell’uomo, in quello
sguardo
scoprì che egli era veramente chi diceva di essere, anzi,
avrebbe potuto dirle qualsiasi cosa che lei gli avrebbe creduto
all'istante.
- Rinfodera quel pugnale e siediti: non voglio farti
del male!- la sua voce era pacata ma era impossibile dirgli di
no.
Riluttante Cho Black si sedette di fronte ad Allanon, posando
il pugnale sull’erba, accanto alle sue gambe incrociate,
pronto per
essere impugnato.
- Cosa vuoi da me?- chiese ancora, sempre
guardinga.
- Mi serve la tua capacità di vedere la vera
natura delle cose, figlia delle fate!- .
Sentendo quella risposta
Cho sobbalzò: come faceva a sapere del suo potere? Si diceva
che la famiglia Black discendesse direttamente dal regno fatato, per
questo possedeva la magia, una maga spesso indesiderata, a volte
innocua a volte violenta, mai cercata e mai voluta. Cho aveva il
potere di vedere al di la delle cose, poteva guardare al di la del
muro di una casa come leggere quello che si nascondeva dietro le
pareti delle menti degli altri, una volta le era capitato di
osservare cosa ci fosse dietro la magia di un’altra persona.
Quando
ancora viveva a Varfleet era vista con sospetto, tutti avevano paura
che potesse scoprire quali vergognosi segreti custodissero dietro le
pareti delle loro menti o, più semplicemente, delle loro
case.
Uno dei tanti motivi per cui aveva proferito andarsene. Da allora non
ne aveva mai più parlato, nessuno era a conoscenza che
possedeva la magia. Ora il suo sguardo è decisamente ostile!
-
Come sai queste cose?- .
- Io so molte cose! Guarda nella mia
mente, allora saprai che puoi fidarti di me!- la invitò
poggiando la testa contro il tronco, come se si stesse abbandonando
alle sue mani.
Cho Black rimase immobile per un lungo istante,
indecisa su come agire, cercando di convincersi che se era stato lui
a darle il permesso di farlo non c’era problema. La sua anima
portava ancora i segni di tutte le volte in cui era penetrata nella
mente degli altri senza permesso, scoprendo che le persone che
credeva di conoscere fin dalla nascita in realtà non erano
mai
esistite, che erano solo una facciata per nascondere desideri ed
esigenze inconfessabili. Cosa avrebbe letto nella mente di un uomo
come Allanon?
Alla fine prese la sua decisione: abbassò le
palpebre per un istante, rallentando il respiro fino a renderlo
impercettibile, quando le sollevò esse rivelarono due iridi
d’oro da cui non traspariva alcuna forma di coscienza,
sembrava lo
sguardo vacuo di una persona priva d’anima.
Cho Black tese la
sua coscienza oltre la propria mente ed il proprio corpo, fino a che
non raggiunse Allanon, in quella situazione gli apparve come un
groviglio intricatissimo di nervi e vene sospesi nel vuoto;
aumentò
la propria concentrazione fino a toccare l’essenza stessa
dell’uomo, Cho si sentì risucchiare verso un punto
preciso
del corpo davanti a lei, era così tutte le volte, le
sembrava
di essere trascinata da un fiume fino a quando non diventava una
cascata che l’agguantava e la risucchiava facendola cadere
nel
vuoto, fino ad inghiottirla. Quando riaprì gli occhi, Cho si
ritrovò in una stanza buia con le pareti ricoperte da
quadri.
Si avvicinò alla parete e la sfiorò: lo comprese
subito, quello era l’unico spazio in cui Allanon aveva
concesso che
entrasse, schermando tutto il resto. Quell’uomo era molto
potente
se riusciva a scegliere accuratamente quali pensieri farle leggere,
proteggendo tutti gli altri… Rimase ancora un attimo con la
mano
sulla parete, dominata dalla curiosità di scoprire quali
importanti segreti celasse dietro quelle mura, magari sarebbe
riuscita a forzarle con la sua magia…
… scosse la testa come
per scacciare quella curiosità: se c’era una cosa
che aveva
imparato era quella che azioni del genere erano una mancanza
autentica di rispetto, Allanon si era fidato a lasciarla entrare
nella sua mente, certo non fino al punto da lasciarle libero accesso
ad ogni angolo della sua mente, ma restava comunque una concessione
eccezionale, quanti in futuro avrebbero potuto vantarne una simile?
Si staccò dalla parete ed iniziò ad osservare i
quadri,
la maniera scelta da Allanon per raccontarle il suo passato. Nel
primo quadro vide un ragazzino di dieci, forse dodici anni, magro e
pallido, con capelli nerissimi lunghi fin sulle spalle ed occhi
penetranti, che spingeva con forza un aratro trainato da un bue
bianco mentre il padre, sul fondo, spargeva semi sulla terra appena
smossa. Nel secondo quadro vide un villaggio bruciare mentre figure
nere e deformi sciamavano dalla pianura circostante portando morte e
distruzione. Vide lo stesso ragazzo, ora più grande,
rannicchiato tremante in un rifugio di fortuna. Nel terzo
c’era un
uomo anziano vestito di una tunica nera, la pelle raggrinzita e
bruciata dal sole, quello che rimaneva dei suoi capelli era una
nuvola che gli circondava la nuca da un orecchio all’altro,
gli
occhi grigi erano lo specchio della sua anima ancora lucida e vigile,
tormentata, i tratti con cui era raffigurato trasmettevano un grande
affetto, quell’uomo era stato molto importante per Allanon.
Nel
quarto c’era l’uomo anziano che trovava il ragazzo
nascosto e
cercava di vincerne la reticenza, e nel quinto si vedevano i due
camminare fianco a fianco. Cho continuò la sua lettura
vedendo
l’uomo anziano che consegnava una spada dall’elsa
forgiata a
forma di mano che stringeva una fiaccola, ad un giovane elfo dallo
sguardo fiero e determinato; li vide prendere parte ad una tremenda
battaglia, contro un essere che si nascondeva sotto uno spesso
mantello e che guidava uno sterminato esercito di Troll, Gnomi ed
esseri mostruosi; vide l’elfo impugnare la spada e
fronteggiare
l’essere incappucciato; gli ultimi due quadri mostravano il
vecchio
che indicava qualcosa su un libro al ragazzo seduto dietro un ampio
tavolo, ed il ragazzo che guardava il vecchio che veniva portato via
da un’ombra verso un lago dalle acque agitate. Fu in quel
momento
che una sensazione indefinita iniziò a diffondersi dentro di
lei, suggerendole l’interpretazione di quello che stava
guardando,
per poi trascinarla via da quel luogo, come se improvvisamente si
fosse trovata al centro di un tornado. Cho ritornò alla
realtà
riemergendo con un profondo ansito, come se fosse stata a lungo
immersa sott’acqua, sentiva la testa confusa, le immagini che
aveva
scorto nella mente dell’uomo le turbinavano in testa
mischiandosi e
confondendosi. Rimase ad occhi chiusi a rincorrere il suo respiro
irregolare, mentre si chiedeva come fosse possibile quello che aveva
visto: l’uomo che aveva davanti, Allanon, era nato
più di
cent’anni prima, aveva combattuto al insieme a Bremen la
cosiddetta
Seconda Guerra delle Razze quando Jerle Shannara aveva usato la
mitica spada contro il Signore degli Inganni, per poi essere
addestrato dallo stesso Bremen come Druido in modo che gli
succedesse. Allanon era l’ultimo Druido presente nelle
Quattro
Terre! Sollevò lentamente le palpebre svelando un paio di
iridi verdi tormentate e lucide, quasi febbricitanti: era stato
stravolgente vagare in quel poco della sua mente che le aveva
concesso di visitare, ed ora ne stava pagando il prezzo. Dopo un
altro attimo di smarrimento portò il suo sguardo sul Druido.
-
Cosa vuoi da me?- gli chiese con la voce roca e le labbra secche, la
gola arida.
Dal suo sguardo Allanon capì che quella ragazza
avrebbe seguito qualsiasi sua direttiva ora.
- Conosci Sorgon il
Dominatore?- .
- Chi non lo conosce?! È una delle tante
favole che si raccontano ai bambini prima di andare a letto per farli
stare buoni!- sbuffò lei.
- E se ti dicessi che Sorgon è
reale come e più di me e te?- le chiese con un sorriso
furbo.
Cho Black fissò Allanon come si guarda un folle.
-
Direi che ti sei bevuto il cervello! È solo un mito, un
racconto!- .
- Ed invece Sorgon il Dominatore esiste e si sta
preparando a sferrare l’attacco definitivo alle Quattro Terre
per
dominarle. Sorgon è un essere antichissimo, più
antico
del Re del Fiume Arcobaleno, egli nacque insieme al nostro mondo
dalla concentrazione delle energie naturali, è tanto vecchio
quanto potente. Nessuno sa con esattezza la sua vera natura ed i suoi
poteri, ma dai pochi accenni che si posseggono su di lui, si sa che
può modificare la morfologia del nostro mondo e scatenare
gli
elementi dell’aria. All’inizio non era un essere
votato al male,
era solo la personificazione di forze della natura e per questo era
amorale, la natura non è né buona né
cattiva, è
solo se stessa; ma con il passare del tempo Sorgon è stato
corrotto dalle passioni negative degli esseri umani e si è
trasformato nell’essere che sta tramando per impadronirsi
delle
Quattro Terre. Per millenni è rimasto nascosto accumulando
quanta più energia possibile ed aspettando
l’occasione più
propizia, che è venuta a crearsi dopo la guerra contro il
Signore degli Inganni: il nostro mondo porta ancora le ferite di
quello scontro, l’aria è rimasta ancora impregnata
dell’energia demoniaca usata da Brona e dai Messaggeri del
Teschio,
ci vorranno secoli prima che questa scompaia, è il momento
ideale per attuare il suo piano di conquista. Con la magia nera
è
riuscito a richiamare dagli Inferi dagli esseri demoniaci chiamati
Incubi, creature potenti e crudeli che impersonano il male puro,
esseri che contaminano ed infettano il nostro mondo, e che devono
essere ricacciati al più presto nel loro mondo.- la voce di
Allanon si fermò, come per dare modo a Cho Black di
riflettere
su quello che aveva appena detto.
Cho spostò lo sguardo
verso un punto indefinito alle spalle del Druido e rimase ferma
così
per una manciata di minuti, incapace di comprendere fino in fondo
quello che voleva da lei.
- Non capisco qual è il mio ruolo
in questa storia: credi seriamente che la mia misera abilità
possa qualcosa contro un essere simile, Druido?…- .
- ‘La tua
misera abilità’? È questo quello che
pensi del tuo
potere ragazzina? Ti sbagli! Non hai idea di cosa puoi fare con
‘la
tua misera abilità’! Nemmeno puoi immaginare cosa
potresti
fare con un simile potere!- la veemenza delle parole di Allanon
attirò l’attenzione di Cho che comunque lo
fissò
perplessa.
- Come pretendi che io possa crederti? Io ho sempre
usato la mia abilità per sondare la mente altrui, non ho mai
saputo di poterla usare in un altro modo!- .
- Il tuo potere, come
qualsiasi altro potere magico, è un’arma a doppio
taglio:
può essere usata per fini sostanzialmente innocui, come
spiare
i segreti nella mente degli altri, oppure può essere usata
come un’arma ed allora ha effetti assolutamente devastanti!-
.
Sentendo quelle parole un lampo passò negli occhi verdi
di Cho Black ed il suo volto si oscurò in una maschera di
tristezza. Il suo sguardo si fece vacuo mentre sembrava rincorrere
chissà quale doloroso pensiero. Allanon rispettò
quel
momento e rimase pazientemente in silenzio, attendendo la sua
risposta.
- Ancora non mi hai detto come vuoi che usi la mia
abilità!- le parole erano state pronunciate in tono atono,
meccanicamente, mentre lei continuava a fissare il vuoto davanti a
sé.
- Sorgon è immortale e non può essere
ucciso né dalla magia né dalle armi del nostro
mondo,
forse avremmo potuto fare qualcosa con le armi del Mondo Antico, ma
ormai sono andate completamente perdute. L’unico modo per
sconfiggerlo è imprigionarlo in una scatola di diamante
viola,
una scatola magica costruita dagli abitanti del mondo fatato.
È
come la porta di una prigione che relega i suoi occupanti in
un’altra
dimensione dalla quale non potrà mai fare ritorno. Questa
scatola è custodita in un labirinto di specchi protetto da
una
potente magia: tu dovrai usare il tuo potere per eludere la magia e
trovare la strada fino alla scatola.- .
Era una follia, un
suicidio! Avrebbe dovuto dire di no e mandare via quell’uomo
che le
proponeva di prendere parte ad un’impresa simile, avrebbe
dovuto
continuare la sua esistenza isolata e tranquilla fregandosene di
questo Sorgon che voleva conquistare il mondo…
… sarebbe stato
molto più facile, invece qualcosa dentro di lei si agitava
spingendola a seguire Allanon: erano sei anni che si nascondeva in
quella foresta, che sperava di sfuggire da se stessa, che cercava di
dimenticare. Forse quella era l’occasione di verificare se il
suo
era un dono o una maledizione, se la magia che la famiglia Black si
tramandava da generazione serviva veramente a qualcosa. Sentiva il
bisogno di mettersi in gioco, avvertiva il bisogno di usare la magia
per fare qualcosa di più che salvarsi la vita. Forse non era
potente come le aveva detto Allanon, ma poteva esserci davvero
qualcosa di più oltre la lettura della mente.
Si morse il
labbro inferiore: le Streleheim erano diventate ormai un rifugio
sicuro per lei, come un guscio protettivo che conteneva tutto il
mondo che conosceva; aveva paura di varcarne i confini e ritornare
nel resto del mondo, era un’idea che la rendeva insicura,
aveva
paura di abbandonare quel luogo dopo tanti anni: le foreste delle
Streleheim l’avevano accolta benevolmente quando era solo una
profuga in fuga dalla sua città, dalla sua famiglia e da se
stessa, l’avevano sempre protetta facendola sentire a casa,
cosa
avrebbe trovato una volta fuori da quella schiera di alberi e foglie?
Il resto del mondo l’avrebbe ugualmente accettata?
Per sei anni
era scomparsa dal mondo, cancellata come se non fosse mai esistita,
uscire di li le sembrava come un ritorno alla vita dopo una lunga
morte: era pronta? Lo sarebbe mai stata?
Un piccolo sorriso mesto
le incurvò appena le labbra: Baruk l’avrebbe
buttata fuori
da quella foresta a suo di calci, urlandole che non l’aveva
allevata così duramente per farla diventare una rammollita,
ma
perché fosse forte, sempre davanti a qualsiasi situazione!
La
decisione era stata presa.
Sollevò le sue iridi verdi sul
Druido ancora in attesa della sua risposta, piantandogli negli occhi
neri uno sguardo determinato.
- Verrò con te Druido: farò
quanto in mio potere per aiutarti!- parlò decisa, con il
tono
di chi non vuole e non può tornare indietro.
Un sorriso
compiaciuto incurvò le labbra del Druido, increspando i
lineamenti del suo volto.
[*] Nel 'Primo re di Shannara'
Bremen stesso afferma che gli occhi di Allanon sono inquietanti e
capaci di strappare la pelle di dosso.