SORGON IL DOMINATORE
CAPITOLO 2
-
E così questa è Paranor! È stupenda!-
esclamò
Cho Black sorridendo entusiasta.
Allanon si fermò un attimo
ad osservarla di sottecchi, prima di rivolgerle uno guardo
perplesso.
- Ho sempre visto Paranor dall’esterno, non sono mai
riuscita ad entrare all’interno, era come se fossi stata
bloccata
da una barriera che mi impediva l’accesso.- spiegò
lei
rivolgendo al Druido uno sguardo titubante, come se temesse la sua
reazione.
- Sei riuscita a salire fin quassù evitando le
trappole tese attorno alla base della rupe?- chiese Allanon stupito:
forse quella ragazzina era più potente di quello che
pensasse.
- Certo! Usando la mia abilità sono riuscita a
scorgere le siepi avvelenate e tutto il resto, ed a trovare il
passaggio nascosto dal lato dei Denti del Drago, certo ho dovuto
penare alcuni giorni, ma alla fine ce l’ho fatta e
l’ho trovato,
così sono riuscita a salire fin sulla cima della rupe.- .
Il
Druido la osservò a lungo, scrutando nelle
profondità
di quegli occhi verdi come smeraldi e limpidi come pozze
d’acqua,
cercando qualcosa che solo lui poteva vedere, mettendola fortemente a
disagio. Finito il suo esame Allanon le diede le spalle e si
incamminò verso un portone di legno scuro chiuso.
- Devo
consultare le Storie dei Druidi per trovare notizie su dove sia stato
costruito il labirinto di specchi.- dal tono usato sembrava volerle
dire che a lei era precluso l’accesso al luogo dove si stava
recando.
Ma Cho era più che soddisfatta: aveva l’occasione
che stava aspettando da anni di entrare dentro Paranor e non se la
sarebbe fatta scappare.
- Posso fare un giro per il castello
mentre tu fai la tua ricerca?- chiese con un tono così
speranzoso che Allanon si fermò sul primo gradino che aveva
sceso per chiedersi a cosa fosse dovuto tanto interesse per quelle
quattro mura fredde e vuote.
Le accordò comunque il
permesso, raccomandandole di essere prudente perché i vecchi
poteri erano ancora vivi li dentro, un po’ perché
non ci
vedeva nulla di male un po’ perché in questo modo
avrebbe
fatto la sua ricerca da solo senza dover dare spiegazioni né
subire interferenze.
- Grazie!- esultò Cho con un sorriso
così solare che Allanon si sentì come se
l’avessero
frustato.
Quindi sapeva ridere anche in quel modo…
Subito la
ragazzina si allontanò correndo per il corridoio vuoto, i
suoi
passi che risuonavano sulla pietra. Ascoltò quello che gli
sembrava un allegro scalpiccio che ridava vita a quel castello morto
finché non scomparve e poi scese le scale fino a raggiungere
la biblioteca.
Cho Black passeggiava per gli enormi corridoi
vuoti guardandosi intorno con aria estasiata: le pareti erano in
blocchi di pietra squadrata incassati uno sull’alto e
salivano per
almeno tre metri, il soffitto formava una volta a botte con capriate
a vista stranamente intatte, di un legno scuro e lucido su cui
risaltavano il monaco e la staffa in ottone. Ad intervalli regolari
finte colonne con capitelli corinzi spuntavano dalle pareti per
sorreggere maestosi archi a tutto sesto. Cho si avvicinò
alla
parete e la sfiorò con le dita: dopo un lampo di luce bianca
che l’abbagliò, il corridoio si riempì
di figure
incappucciate che sfilavano in un frenetico andirivieni, alcune
trasportando pesanti tomi dalla copertina consunta, altri camminando
con una postura altera e ieratica. Le figure scomparvero appena lei
scostò le mani dalla pietra. Era riuscita a vedere uno
sprazzo
della Paranor di cent’anni prima, quando ancora i Druidi vi
vivevano ed operavano. Cho Black era sempre stata affascinata da quel
luogo mistico, non sapeva perché ma aveva nutrito una
profonda
attrazione per quel maniero dalla prima volta che lo aveva visto.
Ricordava ancora benissimo quel giorno, era come impresso a fuoco
nella sua mente: si nascondeva nelle Streleheim da un paio di
settimane ed aveva deciso si addentrarsi maggiormente nella foresta;
muovendosi nell’ombra nata dall’intreccio di rami e
foglie degli
alberi, saltando radici sporgenti e cespugli di rovi, evitando
animali selvaggi, era arrivata ad una radura in cui gli alberi si
aprivano a cerchio lasciando libera la vista di una grossa fetta di
cielo. Cho allora aveva sollevato lo sguardo lasciandosi accecare
dall’azzurro intenso di quel cielo simile a lapislazzuli,
solo
quando lo aveva spostato aveva incrociato la rocca di Paranor: il
castello con i suoi pinnacoli che svettavano verso il cielo, le sue
potenti guglie, e la sua mole rigida e perfetta, staccandosi netta e
cupa sullo sfondo lucente del cielo. Con il sole alle spalle sembrava
che tutto il castello risplendesse della luce dorata di mezzogiorno.
Quella visione l’aveva soggiogata, da quel momento Cho aveva
tentato in ogni modo di superarne le difese ed entrare nella rocca,
ma fino a quel momento non c’era mai riuscita. Sorridendo si
avvicinò alla gigantesca finestra ad arco acuto trilobato:
ai
suoi piedi si stendeva la parte meridionale delle Streleheim,
più
in la spuntavano i picchi aguzzi e minacciosi della catena dei Denti
del Drago, ad est, in lontananza, poteva addirittura scorgere il
fiume Mermidon tagliare la pianura del Callahorn come un nastro
argenteo. Era una vista mozzafiato, di quelle che davano la
sensazione di poter dominare il mondo intero, ed era pronta a
scommettere che quella stessa sensazione dominava le emozioni dei
Druidi quando l’osservavano. Provò una netta fitta
d’invidia
al pensiero che i Druidi potessero goderne ogni volta che volevano
mentre lei si sarebbe dovuta accontentare del ricordo che avrebbe
conservato dentro di sé. Si allontanò dalla
finestra
dopo un ultimo sguardo, ritornando a percorrere il corridoio. Non
riuscì a contare le stanze che si aprivano sui corridoi,
rimase a bocca aperta quando entrò nella sala del consiglio,
con il lungo tavolo di legno e gli scranni ancora bene allineati, il
tutto inondato dalla luce del sole. Paranor era magnifica, era un
tesoro in quelle terre! Continuò la perlustrazione
stupendosi
per il lusso degli ambienti comuni che si alternava a quello severo
ed austero di piccoli studioli assegnati a ciascun Druido.
Evitò
il locale caldaie ed i livelli più bassi come le aveva detto
Allanon, e si dedicò completamente a quelli superiori. Ad un
tratto arrivò in un corridoio stranamente in penombra, in
cui
la temperatura era notevolmente più bassa rispetto al resto
del castello. Si guardò intorno ed alla fine scorse una lama
di luce illuminare la parete di fronte in un disegno trapezoidale.
Senza fare rumore si avvicinò, man mano si rendeva conto
della
presenza di un brusio di sottofondo, poi le vide: le ombre di due
figure ripugnanti, ingobbite e contorte, che sibilavano tra loro in
maniera inquietante. Non avvicinandosi troppo e tenendosi nascosta,
riuscì a cogliere una parte della conversazione.
- Sei
riuscito a scovare il Druido?- chiese impaziente l’ombra a
destra.
L’altra figura tremò appena, poi
sollevò
la testa e si decise a rispondere.
- L’ho perso quando ha
abbandonato il Perno dell’Ade.- rispose titubante, temendo la
reazione di quello che doveva essere il suo capo.
- Sei solo un
buono a nulla!- ringhiò.
Non aveva urlato né lo
aveva minacciato, ma in qualche modo aveva trasmesso tutta la collera
che provava, e Cho si trovò suo malgrado a rabbrividire di
terrore, come l’ombra sul muro.
- Non preoccuparti Padrone: ho
già provveduto a mettere a punto una trappola dalla quale
non
potrà scappare!- ghignò l’ombra a
sinistra come se
già avesse la sua preda morta.
- Attento! Il Druido è
molto potente ed astuto, ricorda che è stato allievo di
Bremen, il Druido che ha creato la Spada di Shannara!- lo
ammonì
l’altro.
- Neanche lui potrebbe sfuggire alla trappola che ho
preparato per lui!- la risata che seguì alle sue parole fece
accapponare la pelle a Cho.
- Lo spero per te: dobbiamo
assolutamente evitare che il Druido contatti quella ragazzina, con il
suo aiuto riuscirebbe a trovare lo scrigno, ed è una cosa
che
dobbiamo evitare a tutti i costi!- .
Cho Black sussultò
appiattendosi ancora di più contro il muro: sapevano anche
di
lei! Voleva andare via da li, scappare da quel castello e tornare
nella sua foresta, dimenticare tutta quella storia…
… ma
sapeva che era impossibile: una volta intrapresa quella strada non
poteva tornare indietro! Quindi rimase acquattata al buio, cercando
di scoprire cosa avessero architettato quelle cose contro
Allanon.
L’ombra a sinistra riprese a parlare, con la sua voce
sibilante e stridente.
- Sono sicuro che il Druido verrà
prima qui per cercare notizie sul Labirinto di Specchi, solo dopo
andrà dalla ragazza: non vorrà certo perdere
tempo in
ricerche una volta che l'avrà convinta, vorrà
partire
immediatamente. Ed è per questo che ho ordinato alle mie
creature di aspettarlo nella biblioteca. Quando avranno finito di lui
non resterà niente!- rise.
Una risata che si insinuò
sotto la pelle della ragazza, scatenando la sua ansia: Allanon era in
pericolo, doveva andare ad avvertirlo immediatamente! Si
alzò
in piedi con un movimento tanto rapido quanto imprudente: i tacchi
dei suoi stivali batterono sul pavimento di marmo, ed il suono secco
rimbombò nel corridoio vuoto rivelando la sua presenza. Le
due
ombre si interruppero all’istante comprendendo che un intruso
aveva
spiato la loro conversazione. Nella penombra del corridoio appena
rischiarato dalla pallida luce che proveniva dall’interno
della
stanza, Cho vide una creatura ricurva, asimmetrica, piena di bozzi,
fissarla con il suo stesso terrore stupito dalla soglia. Cho Black
vedendo quell’essere riuscì a recuperare
abbastanza presenza
di spirito da costringersi a voltarsi ed a scappare. Questo fece
risvegliare anche l’essere.
- La ragazza delle Streleheim!- lo
sentì urlare alle sue spalle per poi ordinare a qualcuno di
seguirla.
Nel giro di pochi secondi avvertì la presenza di
qualcosa dietro di sé, che correva battendo i pesanti passi
sul pavimento, ansimando pesante e rauco, respirandole gelido e
fetido sul collo. Continuando a correre senza mai voltarsi, la
ragazza usò quell’istinto da cacciatore che aveva
sviluppato
ed affinato nei sei anni che aveva vissuto nella foresta di
Streleheim e riuscì a contare che i suoi inseguitori erano
almeno dieci. Decisamente troppi per lei sola, nonostante la sua
abilità. Demoralizzata iniziò a scendere
l’enorme
scalone il più velocemente possibile, saltando anche alcuni
scalini. Ma quando si rese conto che la distanza tra lei ed i suoi
inseguitori era diminuita, scavalcò il passamano e
saltò
nel vuoto atterrando al piano di sotto. Solo mentre percorreva un
corridoio che curvava ad L e per poi ritornare bruscamente verso
l’alto con un altro scalone, si rese conto che nella corsa
aveva
sbagliato strada e perso l’orientamento, e che ora si trovava
in
una parte di Paranor che non conosceva. Digrignò i denti
maledicendo la sua stupidità e quei cosi che la stavano
seguendo. Era questo che le aveva insegnato il vecchio Baruk? Aveva
speso mesi per inculcarle che gli appostamenti si basavano sulla
discrezione ed il silenzio assoluto, che ogni volta doveva muoversi
lentamente con piccoli movimenti, che non doveva essere brusca o
avventata altrimenti sarebbe stata scoperta e la preda sarebbe
scappata. E lei cosa aveva fatto? Appena aveva sentito che Allanon
era in pericolo si era dimenticata di ogni prudenza ed era scattata
su per correre da un uomo che probabilmente aveva già
sistemato i suoi avversari. Era solo una stupida. Una stupida che
rischiava di fare un brutta fine, per giunta! Cho Black
aumentò
la velocità della sua corsa nella disperata speranza di
aumentare la distanza tra lei ed i suoi inseguitori e seminarli.
Tutto inutile. Più lei correva più loro
avanzavano.
Ormai era allo stremo, sentiva i muscoli delle gambe bruciare come se
fossero immersi nell’acido, le articolazioni cominciavano a
cedere
alla stanchezza e più di una volta era inciampata rischiando
di cadere e finire tra le grinfie dei suoi inseguitori. Correndo in
un corridoi decorato da una fila di nere armature lucide da un lato e
dall’altro aperto per tutta la sua lunghezza da una vetrata,
gettò
uno sguardo al di fuori della finestra, la sua corsa si spense
lentamente per la disperazione per ciò che stava guardando:
in
lontananza si ergevano le oscure punte delle montagne della Lama del
Coltello, avvolte da una sinistra coltre di nebbia, separate dal
nastro grigio cupo del fiume Lete dalla propaggine settentrionale
delle Streleheim, a sinistra risaltava opaco il Deserto di Kierlak, a
destra si stagliavano impenetrabili le vette dei Charnal. Era finita
nell’ala settentrionale del castello! Per ritornare da
Allanon
avrebbe dovuto tornare indietro, nella parte meridionale, e questo
significava due cose: o continuava a correre cercando un passaggio
che portava in quell’ala e che sicuramente esisteva, oppure
tornava
indietro ed affrontava quelle cose che la inseguivano nella speranza
di eliminarle tutte ed uscirne sana quel tanto che bastasse a trovare
il Druido ed avvertirlo del pericolo che correva. Un ruggito
richiamò
la sua attenzione: i suoi inseguitore avevano raggiunto la
metà
corridoio e per la prima volta si concesse di osservarle. Il sangue
le si gelò nelle vene: erano creature mostruosamente
deformi,
alcune avanzavano correndo sui quattro arti come lupi, altri
strisciando e contraendosi sul marmo gelido, erano rivestiti da una
specie di sostanza gelatinosa nera che acquisiva riflessi violetti
sotto la luce che filtrava dalla vetrata e che rivelava più
che nascondere le escrescenze sotto le loro pelli. Sentì il
coraggio dentro di lei affievolirsi fino a spegnersi, e dovette
richiamare tutto il suo coraggio e la sua volontà di
sopravvivere per riprendere quella folle corsa, chiedendosi ancora
una volta in che guai si fosse cacciata.
Svoltando l’angolo di
un altro corridoio si trovò davanti una figura enorme
completamente avvolta in un mantello nero. Cho si arrestò
bruscamente portando le mani sulle else dei lunghi coltelli, pronta a
sguainarli al primo movimento della persona davanti a sé,
consapevole della presenza sempre più vicina dei suoi
inseguitori. La figura, con un movimento rapido e fluido,
scostò
il cappuccio dalla sua testa rivelando il volto di Allanon. Cho
sospirò sollevata abbandonando subito la sua presa sui
coltelli.
- Dannazione a te Druido: mi hai spaventata a morte!-
protestò lei vivamente.
Allanon le scoccò
un’occhiata così gelida che avrebbe fatto
arretrare
impaurito anche l’uomo più coraggioso e sfrontato
delle
Quattro Terre, ma che lei ignorò completamente, continuando
ad
inveire contro di lui. Il raspare di ansiti nell’aria e di
artigli
sulla pietra le ricordò che fino a pochi istanti prima
creature ripugnanti stavano inseguendola per ucciderla.
Afferrò
il Druido per il braccio con l’intenzione di spingerlo avanti
per
correre insieme e trovare una via di fuga da quell’incubo. Ma
appena toccò il corpo dell’altro una scossa le
percorse la
spina dorsale, facendole rizzare i capelli sulla nuca in un muto
avvertimento. Lentamente frenò la sua corsa e la presa sul
braccio dell’altro diminuì di
intensità, si volse
lentamente fronteggiandolo con i suoi occhi ora divenuti di un
intenso color oro che le svelavano la vera natura dell’essere
in
piedi davanti a lei: sotto le sembianze del Druido si celava una
creature simile ad un crostaceo privo di corazza, molle e
trasparente, con lunghe braccia e gambe, che la fissava con occhietti
di un azzurro pallido trasudanti malvagità. Ora Cho Black
era
davvero nei guai: alle sue spalle si accalcavano le creature che
l’avevano inseguita per mezzo castello, davanti
c’era
quell’essere che aveva tutta l’aria di non volerla
lasciare
passare. Pian piano arretrò impugnando i coltelli che
dondolavano ai lati della sua cintola e ne estrasse le lame dal
fodero in uno stridio fastidioso che risultò ancora
più
forte nell’eco prodotto da quel luogo silenzioso. Si mise in
posizione di guardia e fronteggiò i suoi avversari sperando
davvero di uscirne viva.
Le creature si contrassero come se
fossero percorsi da un unico brivido, emettendo contemporaneamente
uno sbuffo che alle sue orecchie assunse una tonalità
decisamente divertita. Non la temevano, per loro era solo un insetto
con cui divertirsi un po’ prima di schiacciarla
definitivamente. Il
falso Allanon le si avvicinò con andamento flemmatico e
sicuro, ghignando sinistramente.
- Avresti potuto avere una morte
rapida ed indolore se solo non mi avessi toccato, ma ora…-
lasciò
la frase a metà, ma il sorriso che gli aprì le
labbra
spiegava accuratamente il suo pensiero.
- Non è così
facile eliminarmi!- ribatté lei spavalda.
- Non lo metto in
dubbio…- rispose sarcasticamente – Ma come pensi
di farcela
contro tutti loro?- e con un gesto teatrale indicò gli
esseri
che scalpitavano attendendo il momento in cui avrebbero ottenuto il
permesso di divorarla.
Quella volta Cho non rispose, si limitò
a restare immobile nella posizione assunta ed a fissare torva il
falso Allanon, cercando di convincerlo e convincersi che non aveva
paura. Il sorriso sul volto dell’essere si
accentuò
assumendo tinte inquietanti e malvagie.
- Se è questo
quello che vuoi…- e si scostò di lato con un
gesto veloce
facendo frusciare il mantello.
Ottenuto l’assenso gli altri
esseri invasero il corridoio gemendo di soddisfazione. Cho Black si
impose di stare calma, di rilassare i muscoli e rallentare il
respiro. Se prima si era comportata avventatamente, ora non voleva
assolutamente ripetere l’errore. Non aveva mai combattuto
realmente
contro qualcuno, solo delle simulazioni durante l’allenamento
con
Baruk, aveva usato quello che aveva imparato sempre e solo per
cacciare, non per altro. Quando quelle cose erano ormai a pochi passi
da lei si chiese se fosse veramente in grado di sopravvivere ad un
simile scontro…
… ma ormai era tardi per qualsiasi riflessione
o ripensamento, poteva solo rammentare gli insegnamenti ed i trucchi
appresi e buttarsi nella mischia senza ripensamenti.
L’impatto
fu terrificante. Le sue lame erano cozzate contro i loro artigli
violentemente e si sentì scuotere fin dentro le ossa, mentre
l’urto la spingeva indietro, le suola dei suoi stivali
stridevano
sul marmo lucido del pavimento. Cho strinse i denti forte e facendo
leva sulle ginocchia si spinse avanti cercando di respingerli
indietro. Erano così vicini che poteva sentire il puzzo del
loro alito, e lei aveva bisogno di spazio per muoversi.
Scartò
di lato il più rapidamente possibile, puntando la lama
destra
in modo che durante lo spostamento ferisse quelle cose. Si
allontanò
quanto più possibile cercando di riprendere fiato e di
ragionare il più lucidamente possibile, ma aveva appena
toccato il muro con le spalle che si ritrovò nuovamente
circondata da quelle cose affamate. Un sorriso increspò le
labbra di Cho: il vecchio Baruk non le aveva sempre ripetuto che la
miglior difesa è l’attacco? Strinse la presa sulle
due else
e, rapida come un felino, partì alla carica, ma quando una
delle sue lame sprofondò nella massa gelatinosa di uno di
quei
corpi, si rese conto che non sortiva alcun effetto, anzi:
quell’essere ripugnante continuava a fissarla tranquillo e
divertito, come se non avesse un pugnale piantato nel petto.
- Gli
Incubi non possono essere uccisi dalle comuni armi umane, solo la
magia può distruggerle!- le spiegò la voce
divertita
del falso Allanon.
Intanto la sorpresa l’aveva distratta
talmente tanto, che Cho non si rese conto dell’Incubo che le
era
strisciato alle spalle. Tutto quello che avvertì fu un
intenso
bruciore in tutto il corpo e qualcosa di appiccicoso che le stava
lentamente impregnando la pelle. Abbassò titubante lo
sguardo
e vide quello che non avrebbe mai voluto vedere: il suo corpo era
stato trapassato da parte a parte da una massa di tentacoli induriti
come punte di lance, vedeva quelle estremità verdastre e
trasparenti, dure come diamanti, che le spuntavano da ogni parte del
corpo. Il sangue le stava fuoriuscendo velocemente dalle ferite,
imbrattandole i vestiti e succhiandole via le forze. Con uno sforzo
immane riuscì ad ordinare ai suoi arti di contorcersi e
piegarsi in una serie di acrobazie che le permisero di liberarsi e
battere in ritirata. A fatica raggiunse il muro e ci si
appoggiò
contro, imbrattandolo con diverse strisce cremisi. Aveva il fiato
corto e la vista appannata, sentiva il mondo scivolarle dai sensi
mentre le forze l’abbandonavano sempre più
velocemente. Il
sorriso sulle sue labbra si accentuò, diventando strano,
vuoto, forse ancora più inquietante di quello che aleggiava
sul volto del falso Allanon, mentre prendeva la sua decisione: era
ferita gravemente ed il tempo a sua disposizione stava scivolando via
ad una velocità stupefacente, stava perdendo troppo sangue e
doveva sbrigarsi ad arginare l’emorragia; purtroppo per lei
quelle
creature erano invulnerabili alle armi umane, quindi i suoi coltelli
non le servivano a molto in quell’occasione…
Aveva paura! Non
voleva morire per mano di quelle cose!
Ad ogni passo avanti degli
Incubi avvertiva la paura crescere dentro di lei, gonfiarsi come
un’onda sotto l’influsso della marea, ingigantirsi
fino a
diventare terrore.
Avvertiva le sue membra tremare violentemente,
il cervello era come congelato, mentre un sottile senso
d’angoscia
e paura le dilagava nel petto paralizzandola, in una replica
già
vista e vissuta. Quando l’onda di terrore toccò e
superò
l’apice, qualcosa dentro di lei si spezzò, mentre
panico e
follia si mescolavano in una miscela esplosiva. Quando
riportò
lo sguardo sugli Incubi, che ormai erano a pochi passi da lei, le
iridi di Cho avevano assunto un colore nero pece, denso e colloso,
così simile a quello degli abissi privi di fondo.
E poi fu
tutto come quella volta a Varfleet!
Cho digrignò i denti
fino a far sanguinare le gengive, mentre la sua magia traboccava dal
suo corpo come un velo di un color perla trasparente, e si modellava,
pian piano, in un paio di enormi e deformi mani, protese verso la
massa febbricitante degli Incubi. Appena questi furono sfiorati da
quelle dita invisibili, iniziarono a dimenarsi furiosamente, urlando
deliranti per un dolore che non avevano mai sperimentati prima. Cho
serrò ancora di più la presa della sua magia su
di
loro, moltiplicando quelle mani ed insinuandole nelle loro teste. Con
i suoi occhi di pece poteva vedere la grigia carne pulsante che
sembrava quasi ritrarsi davanti a lei. Tese ancora di più le
mani, fino a stringere in una debole presa quei cervelli, ancora un
attimo di stasi, poi esplodendo in un urlo rabbioso, ordinò
alla sua magia di stritolarli. Gli Incubi tesero i loro corpi in
archi innaturali, in un ultimo grido di vita, prima di accasciarsi
sul pavimento in tante forme esanimi. Dopo Cho rivolse il suo sguardo
nero all’essere che aveva cercato di ingannarla prendendo le
sembianze di Allanon ed i suoi occhi promettevano solo una morte
ancora più lenta ed atroce di quella che aveva riservato
agli
altri. Ma fu sono un istante, era la prima volta che usava la sua
magia in quel modo su tante persone, ne aveva usata troppa e le forze
le mancarono di colpo: cadde sulle ginocchia come una marionetta dai
fili tagliati, mentre il sudore ed il sangue le si asciugavano
addosso creando una crosta umida ed appiccicosa sulla sua pelle, lo
sguardo opaco fisso davanti a sé, il cervello intasato da
immagini e domande senza risposta, il fiato spezzato: in quel momento
Cho Black si sentiva svuotata completamente! Il falso Allanon
avanzò
ghignando: contro la magia di quella mocciosa non avrebbe potuto fare
molto, doveva approfittarne ora che era senza forze ed eliminarla.
Estrasse la mano destra dalle pieghe dell’ampio mantello nero
e,
dopo una lieve contrazione della pelle, le unghie si allungarono di
parecchi centimetri, divenendo taglienti come rasoi. Si
fermò
davanti alla ragazza e sollevò la mano pregustandosi il
momento della sua morte e le calò su di lei velocemente,
dopo
aver disegnato un arco invisibile a mezz’aria.
Cho Black neanche
si rese conto di quanto le fosse vicina la Morte in quel momento.