Capitolo II:
La rosa che sboccia
Nel
pomeriggio del giorno successivo mia madre e io ci recammo a una
rappresentazione teatrale che si sarebbe tenuta nei giardini della
reggia alla presenza della Regina. Non era la prima volta che avrei
incontrato la sovrana di Francia, ma ugualmente avvertivo una scintilla
di imbarazzo. Maria Antonietta era una donna bellissima, dolce e
gentile, ma proprio per questo talmente ingenua da cadere negli
intrighi orditi da mia madre. A quei tempi non riusciva ancora a
distinguere tra amici e nemici, ancora non aveva capito che non tutti
erano brave persone, che le persone che le erano veramente fedeli erano
pochissime.
Mia madre era
la donna più potente a Versailles dopo Sua Maestà e per questo avevamo
diritto al rispetto delle altre dame. Un rispetto condito di odio e
sospetto, ma a noi non importava. Ora possedevamo ciò che avevamo
sempre desiderato e non aveva importanza come lo avessimo conquistato o
se l’ossequio della corte fosse fasullo e temporaneo. Ciò che contava
era che le altre nobildonne ora si fermavano al nostro passaggio e ci
cedevano il loro posto, chiedevano consigli e favori a mia madre.
La Regina era
in piedi accanto al suo trono, di spalle a noi, e sembrava conversare
con qualcuno che non riuscivo a vedere. Pensai che stesse commentando
con una nobildonna l’ultima festa da ballo a cui aveva partecipato a
Parigi. Mia madre si avvicinò loro per prima.
- I miei omaggi
Maestà.- disse profondendosi in un ampio inchino.
La Regina si
volse verso di noi e sorrise riconoscendo mia madre. Grazie a quel
movimento potei vedere con chi Sua Maestà stesse conversando prima del
nostro arrivo. Il giovane Colonnello che avevo visto il giorno prima da
una delle vetrate della reggia era davanti a me. Per la sorpresa di
quell’incontro inatteso, un’emozione violenta mi investì facendomi
tremare dall’interno e quasi feci cadere il ventaglio che stringevo tra
le mani. Facendo forza su me stessa per superare quello strano
imbarazzo che mi aveva colto così all’improvviso, lo osservai con più
attenzione: era straordinariamente bello. L’impressione che avevo avuto
il giorno addietro, quando lo avevo osservato da lontano, non era
comparabile a ciò che stavo vedendo in quel momento.
La Regina lo
presentò a mia madre e lui si inchinò in un saluto militare rigido ma
rispettoso. Era un soldato, ma sembrava essere anche molto elegante e
raffinato, e per questo molto affascinante. Ero così concentrata su di
lui che non mi resi conto che sua Maestà stava presentando me.
- Oscar lei
invece è Charlotte de Polignac, figlia della Contessa.- disse
indicandomi con un gesto aggraziato della mano.
Gli occhi
azzurri del Colonnello si spostarono su di me e avvertii qualcosa
spezzarsi dentro al mio petto. Il suo sguardo era severo e
impenetrabile, metteva soggezione e forse per questo non riuscii a
sostenerlo e lo abbassai, mentre sentivo quella sensazione di calore
tornare a scorrermi verso il volto e tutto attorno a me iniziò a girare
come se avessi un capogiro improvviso. Il cuore mi batteva impazzito
dentro al petto, le mani erano gelide e sudate, e tremavano
vistosamente.
- O… onorata di
f… fare la vostra conoscenza.- balbettai mentre mi esibivo in un goffo
inchino.
Mi sentivo
strana, come se qualcosa non funzionasse bene dentro di me. Non
riuscivo a capire cosa mi stesse accadendo, mai prima di quel momento
mi ero sentita in quel modo. Come ci riusciva?
- Mademoiselle
Charlotte.- mi rispose.
Aveva una voce
decisa, ma sembrava troppo sottile per essere quella di un uomo. Mi
arrischiai a sollevare lo sguardo su di lui e con un po’ di delusione
scoprii che era tornato a concentrarsi sulla Regina. Mi dissi che era
normale, che infondo era il Colonnello della Guardia Reale e il suo
compito era proteggere i nostri Sovrani, ma quella sensazione di
fastidio non voleva andarsene. Ero circondata dal brusio delle altre
dame che osservavano anch’esse affascinate Monsieur Oscar e, non senza
sorpresa, scoprii che era una cosa che mi irritava molto.
Lo vidi fare un
inchino a Sua Maestà prima di allontanarsi e raggiungere i suoi
soldati. Con pochi gesti decisi e secchi, impartì gli ordini che furono
eseguiti all’istante. Poi scomparve, inghiottito dal verde dei cespugli
e dal rosso delle rose del giardino. Alla delusione si mescolò una
strana tristezza che mi appesantì il petto: avevo desiderato che
restasse con noi, che assistesse anche lui alla rappresentazione
teatrale invece di svolgere i suoi compiti e invece le mie speranze
erano state frustrate.
- Un ufficiale
davvero affascinante, monsieur Oscar. Siete fortunata Vostra Maestà.-
stava intanto dicendo mia madre mentre si sedeva sulla sedia accanto al
trono della Regina.
- Oh, non
potete immaginare quanto, Contessa. Oscar mi ha salvato più volte la
vita. – rispose la nostra sovrana con un sorriso così affettuoso che
sentii il petto farmi male – Ma non fatevi ingannare dal suo aspetto
marziale: Oscar è una donna, con grande dispiacere di molte delle
nobildonne di corte.- aggiunse con un sorriso giocoso.
Una donna. Quel
giovane ufficiale era davvero una donna? Quella scoperta era così
lontana da me e da quanto mi avevano insegnato, che mi lasciò
stupefatta. Fino a quel momento, per me le donne erano soltanto delle
dame che si dilettavano con vestiti e gioielli, che facevano a gara tra
loro per essere la più bella e ammirata. Non avevo mai sentito parlare
di una donna che indossasse una divisa militare invece di pizzi e
merletti, e si interessasse di spade e pistole piuttosto che di
gioielli.
Ma quella
scoperta non bastò a fermare l’attrazione che sentivo verso di lei. Mi
incuriosiva terribilmente, ora ancora più di prima, volevo sapere tutto
di lei. E quel folle batticuore non accennava a quietarsi, anzi
tutt’altro: era diventato ancora più veloce.
Cercando di
mostrarmi il più calma possibile presi posto accanto a mia madre. Non
avevo alcuna voglia di restare seduta e ferma ad ascoltare una noiosa
rappresentazione teatrale, desideravo solo alzarmi e immergermi nel
giardino, percorrere i vialetti di ghiaia cercando monsieur Oscar.
Mentre gli attori si avvicendavano sul piccolo palco immaginavo una
romantica passeggiata nel giardino, di vederlo comparire in tutta la
sua altera bellezza da dietro una delle siepi, che mi venisse incontro
e di poter così discorrere un po’ con lui.
Sospirai
irritata dai miei stessi pensieri, che sembravano prendere strade tutte
loro, diverse l’una dall’altra. Cercai di riportare la mia attenzione
sulla rappresentazione, altrimenti non avrei saputo cosa dire quando le
altre nobildonne mi avrebbero chiesto cosa ne pensassi. All’inizio fu
difficile restare concentrata, ma quando mi resi conto che era la
storia di due giovani innamorati, allora mi immedesimai completamente.
I palpiti del loro amore erano gli stessi fremiti che avevo provato io,
la loro struggente speranza di vedersi il mio desiderio di incrociare
quegli occhi di ghiaccio.
Ero innamorata
di monsieur Oscar, realizzai con un fremito di paura e speranza.
Aver scoperto
che monsieur Oscar fosse in realtà una donna non aveva mutato la natura
di ciò che provavo nei suoi confronti. Quel giorno, quando l’avevo
visto per la prima volta mentre addestrava le sue truppe, qualcosa era
nato dentro di me. Qualcosa che mai avrei dovuto nutrire, non per lui
almeno.
Sapevo che non
sarebbe nato niente di buono da tutto quello. Sapevo che tra tutti gli
abiti e i gioielli che potevo desiderare, quella era l’unica cosa che
mai avrei potuto avere. Ma ugualmente non potevo trattenere quel
tremito al cuore ogni volta che scorgevo la sua figura perfetta, quel
sottile senso di sconvolgimento che mi prendeva quando riuscivo a
incrociare i suoi splendidi occhi azzurri.
Tutto in
monsieur Oscar mi attirava come una calamita. Ero affamata di notizie
sul suo conto e ben presto iniziai a inventare ogni stratagemma per far
parlare le dame di corte e soddisfare così la mia curiosità. Ma non mi
ci volle molto per scoprire che per lo più erano pettegolezzi senza
alcuno fondamento. Così iniziai a osservarlo.
Monsieur Oscar
era una persona introversa e di poche parole, sfuggente e misteriosa, e
questo non faceva altro che aumentare il suo fascino. Non prendeva
parte alla vita di corte, si limitava a svolgere il suo lavoro di
Colonnello della Guardia Reale, pattugliando le stanze della regia
assieme ai suoi soldati, assicurando così la protezione dei reali. Ai
balli di corte partecipava solo se era strettamente necessario, mentre
disertava del tutto quelli che si tenevano presso le residenze private
dei nobili. Non era un tipo mondano, non gli interessavano i vantaggi
che potevano venirgli dall’allacciare alleanze con quello o quell’altro
nobile.
Accompagnare
mia madre ai balli di corte o delle nobildonne che la invitavano nei
loro palazzi, non era mai stato così necessario per me, speravo sempre
che fosse l’occasione giusta, che magari avrebbe presenziato anche lui
nonostante sapessi era solo un’illusione. Facevo di tutto per trovare
un’occasione per vedere monsieur Oscar, speravo di poter scambiare con
lui qualche parola. Desideravo ardentemente sentire di nuovo quegli
occhi azzurri su di me, ascoltare ancora la sua voce. Avrei dato
qualsiasi cosa per poter danzare un minuetto insieme a lui.
Ma niente di
tutto questo sarebbe stato possibile. E tutto per il semplice fatto che
ero la figlia della Contessa de Polignac. Mia madre aveva compreso
subito quale pericolo costituisse il giovane colonnello per la riuscita
dei suoi piani. Monsieur Oscar non era una persona che poteva
controllare e manovrare a suo piacimento, non era implicato in nessuno
dei sordidi affari che coinvolgevano gli aristocratici all’ombra di
Versailles, apparentemente sembrava non avere alcun punto debole su cui
fare forza per poterlo avere in pugno. Al contrario, la sua reputazione
era immacolata e godeva della piena fiducia della Regina. Sua Maestà
ascoltava sempre le parole di monsieur Oscar, accettando i suoi
consigli e giudizi come se fosse il suo consigliere personale. E questo
mia madre non poteva permetterlo. Da brandelli si conversazioni
ascoltate di nascosto, sapevo che mia madre aveva perso grosse somme di
denaro a causa di monsieur Oscar e questo non gliel’avrebbe perdonato
molto facilmente.
L’odio di mia
madre nei suoi confronti era solo aumentato con il passare del tempo.
Per questo ero certa che mi avrebbe impedito in ogni modo di
avvicinarmi a monsieur Oscar. Era il suo nemico da battere ed eliminare.
Sola nella
solitudine della mia stanza, mi perdevo sempre più spesso in fantasie
romantiche che coinvolgevano me e monsieur Oscar. Fantasticavo che
sfidasse mia madre e mi conducesse via con sé, per sposarmi. Chiudevo
gli occhi e immaginavo la cappella della reggia adornata a fasta, gli
invitati riccamente vestiti che si accalcavano nei banchi e monsieur
Oscar che mi attendeva davanti l’altare, altero e bellissimo nella sua
uniforme rossa.
Subito dopo
aprivo gli occhi e mi davo della sciocca. Quelle erano solo delle
stupide fantasie che non avrebbero mai potuto realizzarsi. Monsieur
Oscar era una donna, nonostante le apparenze, mia madre l’odiava e
certamente stava già accordandosi con qualche nobile per farmi sposare
il suo ricco rampollo.
I miei
sarebbero rimasti solo i sogni irrealizzabili di una bambina.