Capitolo II: Il
coniglio col panciotto
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Devo aver battuto la testa troppo forte.- mormorò Eileen mentre si
guardava intorno.
Si trovava in cima a una scala ricoperta di muschio e davanti a lei si
apriva la più strana foresta che avesse mai visto. Gli alberi, così
antichi da aver perso ormai tutte le foglie, erano grigi, rugosi e
ripiegati su loro stessi, felci e licheni giganteschi svettavano verso
il cielo, creando ampie cupole che si stagliavano scure contro il cielo
terso. Funghi con grandi capelli dai colori sgargianti puntellavano il
sottobosco, schiarendone a tratti l’ombrosità, enormi chiazze di fiori
coloratissime si aprivano qui e là, riempiendo l’aria con il loro aroma
dolce. Riconobbe fresie, camelie, rose rosse, bianche e gialle, iris,
campanule, margherite, gerani, anemoni, trifogli, lillà e gelsomini.
Cauta Eileen iniziò a scendere le scale, sentendo l’aria umida
appiccicarsi alla sua pelle come un velo. Fece appena pochi passi
avanti che, ai piedi di una gigantesca quercia, trovò ad attenderla il
coniglio col panciotto che aveva visto alla festa. Strinse forte la
stoffa della sottoveste nei pugni e fissò lo sguardo in quello rosso
dell’animale, senza sapere cosa l’aspettava.
- Ce ne hai messo di tempo. – commentò il coniglio, con una strana voce
nasale – Sei terribilmente in ritardo.- .
- Per cosa?- chiese timidamente la ragazza, perplessa.
- Per il giorno Gloriprincipio, che domande.- sbuffò Stowe Cox come se
fosse una domanda superflua.
- E cosa sarebbe?- chiese ancora Eileen sempre più confusa.
Il coniglio piegò la testa verso la spalla destra e un’espressione
dubbiosa si dipinse nei suoi occhi. Studiò a lungo la ragazza in piedi
davanti a lui, così piccola che le arrivava appena al petto, come se
cercasse qualcosa nel suo sguardo.
- Vieni con me!- le disse voltandosi e facendo un paio di balzi in
avanti.
- Dove?- chiese Eileen restando ferma al suo posto.
- Ti porto dal Brucaliffo, lui potrà spiegarti ogni cosa!- le rispose
riprendendo a saltellare.
Eileen lo osservò per un po’ indecisa se seguirlo o meno. Poi si guardò
di nuovo intorno e decise che non voleva restare lì da sola. Sollevò la
sottoveste quel tanto che le permettesse di correre e rincorse il
coniglio. Attorno a loro il sottobosco iniziò a restringersi, fino a
chiudersi in un una piccola nicchia, creata da un paio di felci con le
fronde intrecciate tra loro, ai piedi delle quali crescevano tre funghi
dal cappello verde.
Semidisteso sul più alto di essi c’era un grosso bruco blu che portava
un occhiello all’occhio sinistro e fumava da un narghilè. Sentendoli
arrivare si voltò nella loro direzione e puntò il suo sguardo
penetrante sulla ragazza.
- Lui è Brucaliffo.- lo presentò con profondo rispetto Stowe Cox.
La ragazza portò lo sguardo un po’ intimorito e tanto confuso sul bruco.
- Come ti chiami ragazzina?- le chiese Brucaliffo espirando una
generosa boccata di fumo blu.
- E… Eileen, signore.- rispose tra i colpi di tosse dovuti al fumo.
Il bruco la squadrò ancora, come se non fosse veramente convinto.
- È lei la Prescelta, Brucaliffo? Ho condotto qui la persona giusta?-
domandò angosciato il coniglio.
Aveva notato lo sguardo del saggio animale e non voleva nemmeno
immaginare cosa sarebbe accaduto a Sottomondo se la ragazza non era
davvero la Prescelta. Aveva visto la luce abbacinante che emetteva la
sua aura, ma era possibile che esisteva qualcuno con un’aura ancora più
forte?
- Lo vedremo… – mormorò portando il bocchino del narghilè alla bocca –
Srotola l’Oraculum Stowe Cox.- ordinò indicando con
l’altra zampa un rotolo di pergamena poggiato sul fungo alla sua
sinistra.
Con un paio di balzi il coniglio si avvicinò al fungo e prese la
pergamena con un gesto reverente, prima di adagiarla al suolo e
svolgerla. Eileen si avvicinò piano e sbirciò incuriosita le figure
disegnare elegantemente sul foglio color paglia, che sembravano
muoversi, scivolare piano avanti e indietro. I suoi occhi si dilatarono
per lo stupore quando vide che sulla pergamena era disegnata anche lei,
vestita in modo strano e con in pugno una spada, mentre un drago
avanzava minacciosamente verso di lei.
- Che significa?- domandò allarmata indicando il disegno.
- L’Oraculum racconta la storia di Sottomondo dalla
sua nascita fino alla fine dei tempi. – iniziò a spiegarle Stowe Cox –
Ogni evento è segnato con estrema precisione. Questo che vedi è il
giorno Gloriprincipio, quello in cui affronterai il Ciciarampa
brandendo la Spada Bigralace.- .
- Io dovrei affrontare quel… quel coso? – strillò indietreggiando di un
passo – No! Mai! Non so come sono finita qui, ma voglio andare via,
tornare a casa mia. Scegliete qualcun altro.- scosse la testa mentre
una lacrima disegnò una linea argentea sulla sua guancia.
- Dovrai farlo! – esclamò il Brucaliffo con tono duro – Solo tu puoi
farlo, tra tutte le persone che abitano il Sopramondo.- .
- No! Non farò nulla! Questo non è il mio mondo, non vi devo nulla!-
urlò ancora più forte.
- Sei proprio sicura che questo non sia il tuo mondo?- chiese il bruco
pacatamente tra uno sbuffo di fumo e l’altro.
Quella domanda, posta in quel tono ebbe il potere di paralizzare
Eileen. Avrebbe dovuto rispondergli che lei era nata a Londra non in
quel posto assurdo e pretendere di essere riportata a casa all’istante.
Ma non riusciva a fare o a pensare a nulla, inchiodata dallo sguardo
scuro e antico di Brucaliffo.
- Ricordavo che la Regina avesse vietato i conciliaboli privati fra gli
abitanti di Sottomondo.- disse in tono tranquillo una voce alle loro
spalle.
Stowe Cox ed Eileen si volsero di scatto spaventati. Svogliatamente
appoggiato al gambo di un gigantesco fungo, con le braccia incrociate
contro il petto, c’era un uomo. La ragazza lo studiò curiosa: aveva i
capelli di un biondo chiarissimo, lunghi e legati in una coda alla base
del collo, alcune ciocche sfuggite al nastro blu gli incorniciavano
l’ovale perfetto del volto. Gli occhi erano del colore del miele, ma
l’espressione era severa e sfuggente. Indossava una casacca di seta blu
scuro e sopra un giustacuore di cuoio nero, dello stesso colore erano i
pantaloni di pelle, infilati in stivali alti fino al ginocchio. Alla
cintura portava una lunga spada ricurva e un mantello nero, pesante e
vaporoso, scendeva fino a lambirgli le caviglie. Qui e là tra la fitta
vegetazione spuntavano soldati in armatura pervinca e armati di picche.
- Il Fante!- esclamò in un ansito terrorizzato Stowe Cox.
Un ghigno sardonico increspò le labbra dell’uomo. Con un gesto
indolente si rimise dritto e, a passi lenti, si avvicinò a Eileen. Le
prese il mento fra indice e pollice e le sollevò il volto verso il suo.
- E così la Prescelta sei tu!- disse dopo aver scrutato a lungo il suo
volto, come se fosse alla ricerca di qualcosa.
E la ragazza si sentì avvampare sotto l’impietoso esame di quelle iridi
ambrate, così fredde da sembrare laghi congelati dall’inverno, ma sul
loro fondo scorse comunque un piccolo fuoco che bruciava timido,
lottando coraggiosamente contro il gelo che minacciava di soffocarlo.
- Lei… lei non è la Prescelta. Brucaliffo ha detto che è la ragazza
sbagliata.- Stowe Cox provò a distogliere l’attenzione del Fante dalla
ragazza.
- Bel tentativo, coniglio. – rise l’uomo allontanandosi con un sorriso
pericoloso dalla ragazza e volgendosi verso di lui – Ma la brillantezza
della sua aura è inequivocabile.- .
Il Fante sollevò una mano sopra la testa.
- Arrestateli tutti e portateli ai Picchi Aguzzi. – ordinò ai suoi
soldati che scattarono all’unisono – Sua maestà sarà felice
di conoscere la Prescelta.- aggiunse con un ghigno malevolo.
Mentre i soldati della Regina si avvicinavano con le punte delle picche
minacciosamente rivolte in avanti, Stowe Cox spiccò un salto contro
Eileen, sbalzandola indietro e facendola capitombolare nel folto
sottobosco alle sue spalle. La ragazza scosse la testa, intontite e
confusa da quanto stava accadendo, ma lo stesso dovette rimettersi,
tirata su dalla presa urgente del coniglio. Si sentì trascinare
malamente e come in un sogno a occhi aperti, seguì l’animale correndo
più veloce che poteva.
Al limitare di una piccola radura Stowe Cox si fermò e afferrò la
ragazza per le spalla.
- Ora ascoltami bene, abbiamo poco tempo. – esordì l’animale in tono
urgente e guardandola dritto negli occhi con le sue iridi rosse e serie
– Vai alla Palude Nebbiosa e cerca Iain Testamatta, lui ti spiegherà
quello che sta succedendo e cosa devi fare.- .
- Io… io voglio tornare a casa mia…- piagnucolò la ragazza.
- Per favore, fai come ti dico! Ti trovi in un grande pericolo, Eileen:
se la Regina Blu dovesse trovarti ti ucciderebbe all’istante. – si
fermò un attimo a guardarla nel verde liquido di terrore dei suoi occhi
– Farai come ti ho detto?- le chiese accorato.
- Va… va bene…- annuì la ragazza troppo spaventata dalla prospettiva di
morire.
E le sembrò quasi che il coniglio stesse sorridendo sollevato.
- Allora vai. Corri più veloce che puoi e non fermarti mai a guardarti
alle spalle. Diffida di tutti coloro che portano lo stemma della
Quercia e, soprattutto, del Fante Blu.- le consigliò ancora.
Poi con una zampa la spinse in avanti, ordinandole così di andare via.
Eileen lo guardò un’ultima volta, poi iniziò a correre più veloce che
poteva, ignorando i rumori alle sue spalle, con in testa solo una meta
da raggiungere e nessuna indicazione per arrivarci.
Stowe Cox la osservò scomparire tra il fitto fogliame della foresta che
riprendeva oltre la radura e sospirò sollevato: Iain era un uomo fidato
e avrebbe aiutato la Prescelta nella sua missione. Era così concentrato
sui suoi pensieri che non si accorse della mano che si strinse forte
attorno alle sue orecchi e lo sollevò di peso. Stowe Cox sibilò di
dolore, mentre le zampe scalciavano nel vuoto alla ricerca di un
bersaglio da colpire.
- Per essere un coniglio sei piuttosto combattivo. – rise la voce del
Fante – Dove hai nascosto la Prescelta?- domandò.
L’animale chiuse la bocca, ostinato a non rispondergli.
- Come desideri tu: se non vuoi parlare con le buone lo farai con le
cattive.- sbuffò il Fante in tono quasi disinteressato.
- Presto la falsa regina sarà rovesciata e tu finirai nella polvere con
lei!- Stowe Cox sfidò il Fante.
L’uomo lo fissò per qualche istante con uno scintillio pericoloso nelle
iridi ambrate, poi lo lanciò malamente a uno dei suoi soldati, che lo
prese al volo.
- Il coniglio verrà con noi ai Picchi Aguzzi.- ordinò prima di voltar
loro le spalle e allontanarsi.