Capitolo III: La colpa
del Re
In
piedi davanti alla grande vetrata che si apriva sulla parete alle
spalle del trono, la Regina Blu osservava il ponte mobile che si stava
abbassando per permettere al Fante e ai soldati di entrare nel castello.
Si sentiva inquieta.
Da quando aveva preso il potere con un rapido colpo di mano,
assoggettando tutta Sottomondo ai suoi capricci, non aveva mai provato
un’emozione simile. Era sempre stata una persona molto determinata, fin
da bambina aveva sempre saputo cosa volesse per sé e come ottenerlo.
Era cresciuta ombrosa e irascibile, fredda e disinteressata verso
qualsiasi cosa che non fosse se stessa e il potere. E forse il suo
carattere era dovuto al fatto che era la primogenita e alla
consapevolezza che i suoi genitori si aspettassero molto da lei. Quegli
stessi genitori che le avevano strappato l’infanzia, costringendola a
comportarsi da adulta quando era poco più che una bambina. Quegli
stessi genitori che indulgevano in carezze e sorrisi verso sua sorella,
che si scioglievano davanti ai suoi grandi occhi neri e la viziavano in
tutti i modi possibili e immaginabili.
Ricordava bene tutte le volte in cui era stata costretta a sedere a un
tavolo della biblioteca di palazzo ad ascoltare le noiose lezioni del
precettore, mentre il suo corpo gridava dalla voglia di correre libero
e i corridoio del castello risuonavano delle risate e dei giochi della
sorella.
Ma lei si applicava di più, sempre di più, ignorando tutto ciò che non
fosse il suo dovere e lo studio, per cercare di compiacere quei
genitori sempre più lontani che sembravano non essere mai soddisfatti
di lei e che ricoprivano di lodi sua sorella per la minima sciocchezza.
E alla fine cosa mi hanno fatto? La Regina Blu
strinse le dita a pugno forte, al solo ricordo.
Lo rammentava bene, quel giorno: pioveva a dirotto, cascate di fulmini
si rovesciavano nel cielo nero e carico di nubi, illuminando per un
attimo tutto il paesaggio circostante, mentre i tuoni rombavano
minacciosi sulle cuspidi delle montagne lontane. Il loro padre, ormai
anziano, aveva convocato lei e la sorella nel suo studio. Credeva che
volesse finalmente annunciare la sua successione al trono. Il Re le
aveva ricevute seduto alla sua scrivania mentre scriveva un documento,
solo dopo averlo firmato aveva sollevato lo sguardo e le aveva scrutate
a lungo in volto, con quei suoi occhi da falco che sembravano scavare
fino a raggiungere la loro anima, come se stesse cercando qualcosa.
Poi, alla fine, lo sguardo del padre si erano fermato su di lei e lui
l’aveva chiamata per nome. Si era sentita felice e orgogliosa come mai
lo era stata prima, certa che il suo genitore avrebbe finalmente
riconosciuto i suoi sforzi e i suoi meriti. Beryl tu non
diventerai regina. Con questo documento dichiaro di voler abdicare e di
lasciare il trono e la corona alla mia secondogenita, Gael Harrewood.
Non una parola di consolazione o una spiegazione per quella decisione
che le sembrava incomprensibile: aveva costruito tutta la sua vita sul
momento in cui sarebbe diventata regina e ora tutte le sue speranze
erano crollate come un castello di carte. Quelle poche, misere parole
di suo padre erano incise a fuoco nella sua mente, non le avrebbe mai
dimenticate perché sancivano la sua definitiva sconfitta.
Era lei la primogenita, la corona le spettava di diritto!
Aveva mostrato di accettare la decisione del padre e si era
congratulata con sua sorella, ma dentro di sé meditava già vendetta. Si
era ritirata nell’ombra, al sicuro nel castello che era stato fatto
costruire per lei ai Picchi Aguzzi, coltivando quell’innata fermezza e
crudeltà e freddezza, tessendo e tramando come un ragno velenoso,
aspettando pazientemente il momento adatto in cui la sua preda si
sarebbe messa in trappola da sola e avrebbe potuto divorarla. Con un
patto terribile era riuscita a legare a sé il terrificante Ciciarampa,
la pedina più importante della sua scacchiera, certa che nessuno
avrebbe mai osato sfidarla fino a quando l’avesse avuto al suo fianco.
E quel momento era giunto poco dopo la morte del
loro padre. Gael regnava su Sottomondo con il titolo di Regina Verde da
alcuni anni, serenamente e ignara dei pericoli che si stavano formando
alle sue spalle. Lei aveva radunato in fretta il suo esercito e
sferrato un attacco fulmineo al Palazzo di Cristallo, cogliendo tutti
di sorpresa, quando meno se l’aspettavano. Il Ciciarampa aveva
distrutto ogni cosa, guidando il suo esercito al trionfo, trasformando
la rigogliosa e pacifica residenza di sua sorella in un deserto in cui
non riuscivano più a crescere neanche le erbacce.
La sua cara sorellina era stata catturata, costretta ad assistere alla
rovina del suo bellissimo mondo e alla morte dei suoi dignitari, e poi
l’aveva rinchiusa nella torre più alta e isolata del suo palazzo, alla
quale poteva accedere solo una serva anziana e fedele solo a lei.
Spaventati dalla sua azione di forza, gli abitanti di Sottomondo
avevano giurato a lei fedeltà, dichiarandola loro regina.
Erano passati cinque anni da allora e ormai credeva di essere riuscita
a consolidare il suo dominio, invece…
Invece aveva scoperto che molti dei suoi sudditi si erano riuniti
attorno a una profezia che assicurava che presto il suo regno sarebbe
terminato e la Regina Verde sarebbe tornata sul trono.
Si era mossa più in fretta che aveva potuto, vietando le riunioni non
autorizzate dei suoi sudditi e arrestando e giustiziando tutti coloro
che venivano anche solo sospettati di parteggiare per sua sorella.
Ma nemmeno questo era bastato. Gli abitanti di Sottomondo avevano
stretto le fila e si erano fatti più furbi e sfuggenti. Aveva così
iniziato a mandare delle spie perché si unissero ai ribelli e
scoprissero cosa stava succedendo. Era stato così che aveva scoperto
che tutti stavano aspettando una Prescelta che giungesse in loro aiuto
dal Sopramondo, l’unica che potesse sconfiggere il Ciciarampa e porre
fine al suo regno.
Da quel momento non era riuscita a darsi pace, viveva costantemente nel
terrore e a nulla serviva aver aumentato le sue pattuglie che
perlustravano ogni angolo del regno e che tornavano sempre a mani vuote.
Il dubbio e la preoccupazione erano due tarli che la stavano rodendo
nel profondo, impietosamente, istante dopo istante. Doveva agire,
catturare e uccidere la Prescelta, e recidere le speranze di tutti alla
radice.
Il rumore vuoto di passi alle sue spalle sul pavimento di marmo, la
strappò dai suoi pensieri. Riconobbe il suono dei passi del suo Fante.
- Che notizie mi porti, Lew?- domandò senza voltarsi.
L’uomo rimase per qualche istante in silenzio, temendo la collera della
sua sovrana. Deglutì pesantemente e si costrinse ad aprire le labbra
per parlare.
- La Prescelta è arrivata a Sottomondo, mia signora.- disse cautamente.
- Davvero o è solo una diceria con cui i miei sudditi cercano di darsi
coraggio?- il Fante conosceva la voce della sua sovrana abbastanza da
scorgervi un sottofondo di rabbia ribollire sotto le sue parole.
- L’ho vista con i miei occhi, maestà. Il coniglio bianco l’aveva
condotta dal Brucaliffo.- rispose sentendosi immediatamente la gola
secca.
- E immagino che tu l’abbia catturata e che in questo momento sia
rinchiusa nelle mie segrete.- la voce della Regina diventava ad ogni
parola più freddo.
- Ehm… No mia signora. Il coniglio l’ha fatta scappare.- balbettò
pietosamente il Fante, conscio che la collera della sovrana stesse per
esplodere.
- Che cosa?! – urlò infatti la Regina voltandosi verso di lui e
fissandolo con un’espressione furibonda – Ti sei lasciato ingannare da
uno stupido coniglio?- .
- M… mia regina… Mi ha preso di sorpresa e, mentre radunavo i soldati
la ragazza era già… lontana… Però lo abbiamo catturato: ora è rinchiuso
nelle se….- cercò di scusarsi l’uomo.
- Risparmiami le tue patetiche scuse, Lew. – lo zittì bruscamente la
monarca – Ora tu mobiliterai ogni soldato del mio esercito e batterai
palmo a palmo Sottomondo fino a quando non avrai trovato la Prescelta.
Solo allora potrai ripresentarti al mio cospetto.- .
- Sì mia signora.- sospirò il Fante contento di essersela cavata tutto
sommato con poco.
- Che ci fai ancora lì impalato? Muoviti a eseguire gli ordini!- gli
gridò contro.
- Sì, mia regina.- rispose Lew scattando in piedi e correndo fuori
dalla stanza.
La Regina Blu rimase immobile per una manciata di secondi, come se
fosse diventata una statua.
- Maledizione!- esplose poi, battendo forte il piede sul pavimento.