Capitolo IV: Le due regine
Più rapidamente che poteva, la Regina Blu
iniziò a salire le ripide e strette scale che portavano in cima alla
torre sud del castello. I tacchi delle sue scarpe risuonavano
minacciosi sui gradini freddi e duri, ricoperti di un leggero strato di
muschio, manifestando tutta la sua impazienza e furia.
Voleva parlare con sua sorella e scoprire cosa sapeva della Profezia.
Il sospetto che, nonostante il rigido controllo a cui la sottoponeva,
riuscisse comunque a mantenere un minimo di contatto con gli abitanti
di Sottomondo che le erano ancora fedeli, era come un tarlo che la
stava rodendo piano.
E se i suoi dubbi avessero trovato conferma, Gael l’avrebbe pregata per
avere una morte rapida!
Si fermò un attimo davanti la pesante porta di legno scuro, rinforzata
con placche di acciaio arrugginito, leggermente ansante, cercando di
recuperare quella maschera di imperturbabilità che la caratterizzava.
Tirò fuori dalle pieghe della gonna un grosso mazzo di chiavi, che
tintinnarono nel silenzio. Presane una lunga e antica d’ottone, la
infilò nella serratura facendola scattare con un secco stridio.
Schiuse il battente con un gesto secco e il cigolio dei cardini non
oliati sembrò il lamento di tutte le anime in pena che la regina aveva
condannato a morte.
Gael Harrewood era seduta su una vecchia seggiola di paglia sotto la
finestra e stava ascoltando il canto di un usignolo che si era posato
su una delle sbarre che la bloccavano. La Regina Blu si guardò intorno:
era una stanza piccola, dalla forma circolare, che occupava tutto il
sottotetto della torre e che conteneva solo un pagliericcio, la sedia
su era seduta sua sorella e un tavolino tarlato. Con disappunto notò
che su di esso era stato poggiato un vaso con dei fiori freschi.
Era questo che detestava nella sorella: la sua estrema mitezza,
dolcezza e gentilezza che conquistavano chiunque avesse a che fare con
lei. Anche la sua carceriera a quanto sembrava. Si appuntò mentalmente
di punire duramente la sguattera e sostituirla con un’altra che le
sarebbe stata sicuramente più fedele, se non altro per la paura di
finire come colei che l’aveva preceduta.
- Ciao Beryl.- la voce della Regina Verde si levò nella stanza più
melodiosa dello stesso canto dell’usignolo.
La Regina Blu riportò lo sguardo su di lei: erano davvero simili loro
due. Se non ci fossero stati alcuni tratti che le differenziavano, come
il diverso colore degli occhi o la forma differente delle loro mani,
potevano sembrare quasi l’una la copia dell’altra. Spesso da piccole le
avevano scambiate per gemelle.
- Ti trovo bene Gael.- ironizzò sul suo pallore mentre si sedeva sul
letto.
- In effetti non posso lamentarmi.- le rispose schiudendo le labbra in
un sorriso dolcissimo.
La Regina Blu piegò le labbra in una smorfia sprezzante. No, lei non
era debole come i loro genitori che si scioglievano come burro fuso
quando Gael rivolgeva loro quell’espressione. Non lei che essendo
incapace di simili gesti aveva dovuto accontentarsi delle sue briciole.
- Come mai sei salita fin quassù? È la prima volta che ti vedo da
quando mi hai rinchiuso qui dentro.- le chiese la sorella e la sua voce
non conteneva alcuna accusa.
- I tuoi sostenitori sperano ancora di rovesciarmi e rimettere te sul
trono di Sottomondo.- ripose con un sorriso malevolo.
- E tu credi che sia io stessa ad alimentare le loro speranze. –
constatò in tono amaro Gael – Come potrei rinchiusa qui dentro?-
domandò allargando le braccia in segno d’impotenza.
- Non mi stupirebbe che avessi incantato con i tuoi occhioni persino le
fredde mura di questo castello e che si aprissero di loro spontanea
volontà per lasciarti libera.- borbottò irosa, incrociando le braccia
al petto.
- Sei assurda Beryl!- la rimproverò severa la Regina Verde.
- Non orare rivolgerti a me con questo tono, Gael! Sono io che comando
ora e pretendo che mi mostri rispetto!- sbottò la Regina Blu battendo
un pugno sul materasso di foglie di grano.
Gael chinò appena la testa in un cenno di assenso: non avrebbe avuto
senso far arrabbiare sua sorella, non in quel momento così delicato. La
Regina Blu sembrò calmarsi davanti quel gesto di simbolica
sottomissione.
- Pare che una Profezia si stia diffondendo tra i miei sudditi.- esordì
Beryl dopo un lungo silenzio.
- La conosco.- annuì pacatamente la Regina Verde.
- Che cosa?- scattò in piedi in un impeto di rabbia la Regina Blu.
Gael, ignorando la reazione di sua sorella, portò lo sguardo sul
pezzetto di cielo che si intravedeva tra le inferriate della finestra.
- Dopo la distruzione del Palazzo di Cristallo, mentre i tuoi soldati
mi conducevano qui nel tuo castello, durante una sosta mi si presentò
Brucaliffo. Mi mostrò l’Oraculum e mi raccontò della Profezia.
Ma sono passati cinque anni e nessun Paladino si è fatto avanti.- e
sospirò rassegnata.
Brucaliffo. Sempre lui! La Regina Blu strinse le mani a pugno forte,
fino a farsi sbiancare le nocche e graffiarsi i palmi con le unghie. Se
non avesse saputo che così facendo avrebbe scatenato una rivolta di
tutti gli abitanti di Sottomondo, avrebbe schiacciato quel bruco
personalmente. Peccato che quell’animale fosse ritenuto intoccabile,
l’essenza stessa di Sottomondo. Se solo avesse osato levare un dito
contro di lui, di lei non sarebbe rimasto altro che cenere e polvere.
- Se può farti piacere, ti informo che la Prescelta è giunta a
Sottomondo.- disse in un tono falsamente disinteressato.
La Regina Verde si girò di scatto verso la sorella, gli occhi dilatati
dalla sorpresa e dall’incredulità. Beryl strinse i denti sotto le
labbra serrate: quella reazione era talmente genuina che nemmeno lei
poteva dubitare del fatto che sua sorella non sapesse dell’arrivo della
Prescelta.
- Oh, sì: sto dicendo la verità. – riprese a parlare mentre tornava a
sedersi sul pagliericcio – Il mio Fante l’ha incontrata mentre stava
parlando col Brucaliffo. Peccato che Stowe Cox l’abbia aiutata a
scappare: mi sarebbe tanto piaciuto conoscerla.- concluse con
un sorriso falso e feroce.
Gael deglutì a vuoto cercando di dominare le ondate di gioia e sollievo
che minacciavano di sommergerla. La Prescelta era alfine giunta a
Sottomondo e presto tutti i suoi abitanti sarebbero stati liberi. Però…
Le faceva male anche solo l’idea di dover combattere contro sua
sorella. Erano cresciute insieme e, nonostante fosse una persona sempre
distante e sfuggente, che riusciva a capire solo raramente, lei aveva
sempre voluto bene a Beryl e l’aveva ammirata per la sua costanza e la
sua forza. Nonostante tutto quello che le aveva fatto, non riusciva a
rinunciare alla speranza di ritrovare sua sorella sotto il gelo di
quello sguardo crudele e affilato, come una lama vibrata nel buio.
- Beryl non è necessario arrivare a combatterci. A me non interessa il
dominio assoluto di Sottomondo, potremmo dividere il potere, regnare
insieme. Ti prego, ritorna sui tuoi passi.- e le tese la mano destra.
La Regina Blu osservò quelle dita tese verso di lei, colme della
speranza che lei le afferrasse e che loro due arrivassero a un accordo.
Con uno schiaffo l’allontanò brutalmente da sé, rinunciando così a ogni
possibilità di una riconciliazione. Gael vide una furia feroce e gelida
montare implacabile negli occhi della sorella e si sentì mancare il
fiato per il terrore.
- Credi che sia così disperata da accettare la tua proposta? – urlò
contro la sorella, slanciandosi contro di lei come se volesse
aggredirla – Io sono la maggiore e a me, per diritto di nascita, spetta
la corona e il potere. Non mi ridurrò mai a mendicare qualcosa da te.
Mai! Spera pure che la tua Prescelta riesca a sconfiggere il Ciciarampa
e a cancellare il mio impero. Spera perché solo questo sarà: un
desiderio che non si avvererà mai. Le pattuglie dei miei soldati stanno
battendo Sottomondo palmo a palmo e quando l’avranno trovata, il regno
sarà svegliato dagli squilli di tromba di una nuova esecuzione.- .
E si fermò ansimando pesantemente, scrutando Gael con uno sguardo
fiammeggiante di rabbia a stento repressa. In quel momento la Regina
Verde comprese che fra di loro c’era una rottura insanabile, che si era
sempre rifiutata di vedere e che ora era divenuta una voragine
invalicabile, che le divideva sempre più. Capì alfine che quel legame
di fratellanza tra loro, se mai c’era stato, ormai era
irrimediabilmente spezzato: Beryl la considerava una nemica e non si
sarebbe fermata fino a quando non l’avesse schiacciata e sepolta nella
polvere.
Per la prima volta si rese conto che tra loro era tutto
irrimediabilmente perduto. Abbassò il capo e distolse lo sguardo, per
evitare che sua sorella scorgesse le lacrime che si stavano
raccogliendo nei suoi occhi. Si sentiva così stanca e sfinita da non
riuscire più a credere che la Profezia potesse avverarsi.
Sottomondo è irrimediabilmente perduta, pensò mentre stringeva
le mani l’una con l’altra per impedire loro di tremare.
- Piangi! Piangi pure tutte le tue lacrime Gael, ma questo non ti
aiuterà a mutare la realtà dei fatti. – la schernì la Regina Blu mentre
si avvicinava alla porta – Sottomondo appartiene a me e nessuno, né una
stupida Profezia e né una ragazza sperduta venuta dal Sopramondo,
potranno togliermelo.- aggiunse sprezzante prima di uscire dalla stanza
e richiudersi la porta alle spalle.
Per qualche istante si udì lo stridio metallico della serratura
arrugginita che veniva chiusa a chiave, poi un profondo, assoldante
silenzio riempì la piccola camera. Solo una lacrima scivolò via dagli
occhi acquamarina della Regina Verde.