Capitolo V: Strani
incontri
Seduta
sulla radice di una quercia enorme, Eileen piangeva sconsolata. Chissà
come era finita in un mondo assurdo, dove gli animali non solo
parlavano, ma esigevano da lei cose impossibili, che mai sarebbe stata
di fare. Come potevano chiederle di uccidere quel mostro? Mai, nemmeno
in un’altra vita sarebbe riuscito a farla. E dire che sua madre l’aveva
sempre avvertita di non seguire persone che non conosceva, perché non
poteva sapere cosa le sarebbe potuto accadere. E lei invece cosa aveva
fatto? Aveva inseguito un coniglio con il panciotto, era caduta in una
buca e si era ritrovata in quel posto. Oramai era sera, cosa avrebbero
fatto i suoi genitori accorgendosi della sua assenza? Si sarebbero
preoccupati tantissimo e l’avrebbero cercata ovunque, senza trovarla. E
come avrebbero potuto farlo?
- Perché piangi, tesoro?- le chiese una voce gentile e un po’ roca
fuoricampo.
Eileen scostò cauta le mani dal volto e vide che davanti ai suoi occhi
stava fluttuando a mezz’aria un grosso gatto grigio con grandi occhi
verde acido.
- Chi… chi sei?- quasi urlò la ragazza spaventata, indietreggiando di
scatto e sbattendo la schiena contro il tronco dietro di lei.
- Sono lo Stregatto. Non avere paura, tesoro, non ti faccio nulla.- e
le sorrise.
Eileen lo fissò a lungo, cercando di capire se poteva o no fidarsi di
lui. Ma quale razionale metro di misura avrebbe potuto adoperare per
valutare l’affidabilità di un gatto che galleggiava a mezz’aria? Lo
guardò dritto negli occhi che sembravano brillare nella penombra della
sera incipiente come le fiammelle di due lucerne. In esse cercava una
traccia di menzogna, una scintilla di cattiveria, ma non trovò altro
che il riflesso del suo volto spaurito e rigato da lacrime invisibili.
Rilassò appena la linea delle spalle: in quella situazione non aveva
molte alternative e poi quel gatto non aveva addosso l’emblema della
Quercia, dal quale l’aveva messa in guardia Stowe Cox. Il sorriso sul
muso dello Stregatto si ampliò, comprendendo il suo cambiamento.
- Che ci fai qui tutta sola?- le chiese ancora.
- Vorrei saperlo anch’io. – brontolò lei imbronciata, cancellando
l’ennesima lacrima dal viso con un colpo brusco sulla guancia – Non so
dove mi trovo, né cosa devo fare. Se solo non avessi mai seguito quel
coniglio col panciotto ora non sarei qui!- sbottò e il verde delle sue
iridi tremò per le lacrime che minacciavano di traboccare sul viso.
Un lampo di sorpresa e comprensione attraversò i grandi occhi dello
Stregatto.
- Tu sei la Prescelta?- chiese avvicinandosi ancora di più a lei.
Eileen si strinse nelle spalle, come se avesse freddo, e distolse lo
sguardo da quello dell’animale che fluttuava tranquillamente davanti a
lei.
- È quello che hanno detto quel bruco blu e il coniglio.- rispose con
un basso mormorio.
Sentendo che la ragazza aveva incontrato il Brucaliffo, lo Stregatto fu
certo che la ragazzina che aveva in quel momento davanti era la
Paladina che avrebbe riportato la pace a Sottomondo – Dov’è Stowe Cox?-
domandò ancora, guardandosi intorno.
- È arrivato il Fante e lui mi ha fatto scappare, non so dove sia ora.-
spiegò velocemente, quasi volesse giustificarsi dell’assenza del
coniglio.
Lo Stregatto la fissò per un interminabile istante con un’espressione
indecifrabile. Eileen si agitò a disagio sotto quello sguardo che non
rivelava niente di quello che stava pensando in quel momento.
- Ti ha detto qualcosa prima di lasciarti sola?- domandò alla fine, con
quel suo tono morbido, che però suonò stranamente diverso da quello
usato fino a quel momento.
La ragazza si fermò a riflettere, cercando di ricordare quello che le
aveva detto Stowe Cox prima che lei si desse alla fuga.
- Mi ha detto di andare alla Palude Nebbiosa e di trovare Iain
Testamatta, lui avrebbe saputo cosa fare. Ma io non so da che parte
andare, non conosco questo posto e… credo di essermi persa.- e la sua
voce tremò appena di terrore.
- Ti condurrò io da Iain.- disse lo Stregatto dopo un’altra pausa.
- Davvero?- esclamò incredula la ragazza.
Lo Stregatto scomparve in una scia di fumo verde, che si sciolse
nell’aria per qualche istante, prima di ricomparire a qualche metro di
distanza.
- Vieni.- la invitò muovendosi nell’aria come se stesse nuotando.
Eileen lo guardò, troppo sorpresa per provare qualsiasi emozione, per
una manciata di secondi, poi si alzò in piedi e lo raggiunse.
Le Paludi Nebbiose apparvero davanti a loro dopo quattro giorni di
cammino. Eileen fece scorrere piano lo sguardo sulla fitta distesa di
alberi che si affollavano l’uno sull’altro in macchie di un verde
malsano, dalle chiome pendevano lunghe liane bavose, che si legavano
tra loro in intricati intrecci che impedivano il passaggio. I tronchi
affondavano le loro radici in un grumo pastoso di acqua e terra
maleodorante, mentre su tutto si stendeva un velo di nebbia
sfilacciato, come la veste di un fantasma.
La ragazza riportò lo sguardo sullo Stregatto che, stranamente, era in
piedi sulle quattro zampe sul terreno accanto a lei, invece di
galleggiare a mezz’aria come suo solito. Era stato un compagno di
viaggio silenzioso, che aveva eluso sistematicamente tutte le sue
domande su cosa stesse succedendo, rispondendole che Iain le avrebbe
fornito tutte le risposte che cercava. Storse le labbra in una smorfia
dubbiosa, mentre si chiedeva chi fosse in realtà quello strano animale.
- Siamo quasi arrivati, Iain abita qui vicino. – le disse senza
guardarla – Un ultimo sforzo.- e si disciolse in una scia verde, per
poi ricomparire alcuni passi più avanti.
Eileen sospirò, dicendosi che non si sarebbe mai abituata al suo
comportamento. Alzò la sottoveste fin sopra le ginocchia e seguì lo
Stregatto. Avanzava a fatica, il fango viscoso si aggrappava alle sue
gambe, come un corpo invisibile che voleva bloccarla e impedirle di
proseguire. La nebbia scivolava sulla sua pelle, sudata e accaldata per
lo sforzo, come gelide dita invisibili che le strappavano un brivido
dietro l’altro. Presto i muscoli iniziarono a dolerle e una sottile
sensazione di freddo iniziò a serpeggiare sotto la sua pelle. La nebbia
che aleggiava leggera a un palmo da terra non le permetteva di vedere
dove metteva i piedi e per questo non vide una grossa radice nodosa, vi
inciampò e cadde nell’acqua limacciosa e fredda, bagnandosi
completamente. Ne emerse ansimando e sputacchiando, sentendosi tremare
fin dentro le ossa.
- Tutto bene?- le chiese apprensivo lo Stregatto.
Rimettendosi in piedi a fatica e cercando di non scivolare nuovamente,
Eileen annuì stancamente.
- La casa di Iain è dietro quei salici – disse indicando un groviglio
di alberi poco lontano da loro – Ce la fai a camminare ancora un po’?- .
Eileen avvertì lo sconforto ricominciare a colare goccia dopo goccia
dentro di lei. Era stremata, a stento riusciva a reggersi in piedi,
come avrebbe fatto a camminare fin laggiù? Considerò quindi
l’alternativa: restare lì significava dormire una notte ancora
all’addiaccio, preda di quel freddo malsano che sembrava aver
impregnato tutto quel luogo, sotto la costante minaccia di qualche
animale feroce e affamato. Magari Iain aveva un bel fuoco acceso nella
sua capanna, qualche coperta asciutta in cui avvolgersi e qualcosa di
caldo con cui scaldarsi. Con l’acquolina in bocca per tutti questi
pensieri, Eileen annuì.
Arrancava dietro allo Stregatto, contando i passi che compiva e
sperando furiosamente che dietro ogni angolo che svoltavano ci fossa la
casa di Iain Testamatta. Rimanendo delusa ogni volta.
Aveva ormai perduto ogni speranza, quando vide contro il cielo livido
un pennacchio di fumo grigio. Dilatò gli occhi sorpresa e si volse di
scatto verso lo Stregatto che galleggiava placidamente accanto a lei.
- Sì, siamo arrivati. Iain Testamatta vive lì.- le disse, fissandola
con i suoi occhi verdi e enormi.
Rinvigorita dalla speranza di essere finalmente arrivata, Eileen
avvertì nuove forze tornare a scorrere dentro di lei. Proseguirono per
tutta la mattinata, poi finalmente, scostando un intreccio di rami di
salice umidicci e viscosi, si trovarono davanti una casetta dal cui
comignolo veniva fuori una sottile lingua di fumo.
Eileen la osservò per una manciata di secondi: era piccola e
fatiscente, il legno delle assi era umido e ricoperto di muschio, sul
tetto la paglia sembrava marcita e alcuni uccelli vi avevano nidificato
dentro. Non che si fosse aspettata di trovare un palazzo reale, ma
qualcosa di più salubre e abitabile sì. Per la prima volta si chiese
quale tipo di persona potesse abitare in un posto simile, perché per
quanto provasse davvero non riusciva a immaginarlo.
Lo Stregatto scostò un groviglio di rami che bloccava il loro passaggio
ed Eileen si ritrovò davanti la bicocca, scoprendola ancora più
fatiscente di quanto sembrasse da lontano. La ragazza la guardò
storcendo il viso in una smorfia, sperando intimamente che il gatto si
fosse sbagliato. Un suono stridente e fastidioso era l’unico rumore che
rompeva l’assoluto e irreale silenzio.