Amore folle e disperato
Acconci i capelli sopra la testa in modo
che alcuni boccoli ricadano ai lati del viso. Hai indossato la veste
più bella che possiedi e hai truccato con estrema attenzione il tuo
viso. Ordini alle ancelle di portarti lo specchio e osservi il tuo
riflesso nel lucido bronzo. Ti vedi bella, una bellezza che supera di
gran lunga quella delle tue coetanea. La stessa bellezza che ha
attirato l’attenzione di Febo.
A quel pensiero un’ombra ti attraversa il volto, oscurando per un
attimo la lucentezza del tuo sguardo. È passata ormai una luna intera
dall’ultima volta che il dio è venuto a visitare il tuo talamo. Non
riesci a capire perché si stia comportando in questo modo, tutto ciò di
cui sei certa è l’amore che vi unisce. Ti ripeti che presto tornerà e
tu potrai nuovamente stringerlo fra le braccia.
Dimentichi che è un dio e che per sua natura è volubile e
inafferrabile, come il vento che ti scompiglia i capelli solo per farti
un dispetto e poi fugge via. Stringi le labbra in una piega rigida e
appoggi lo specchio sulla cassapanca. Come ogni volta in questi giorni
di solitudine ti siedi alla finestra, incroci le braccia sul davanzale
e ci appoggi il capo su, solo per godere del piacere di poterlo
guardare da lontano, mentre solca invincibile il cielo con il suo carro
infuocato, indifferente ormai a te e al tuo amore. Ti sembra quasi che
il raggio di luce che ti sfiora la pelle sia più tiepido del solito,
come se non volesse toccarti con la sua luce, e chiudi le mani a pugno
graffiandoti i palmi con le unghie.
Dovresti attendere ai tuoi doveri familiari, un tempo erano un
piacevole passatempo, che ti aiutava a far scorrere più velocemente la
giornata in attesa della notte e della visita di Febo. Ma ora cardare
la lana e tessere al telaio sono solo pesi inutili, lavori che ti
allontanano da quella finestra e dall’unica possibilità che ti resta di
vedere il tuo amante. Un sospiro trema contro le tue labbra e senti le
lacrime riempirti gli occhi, ma non vuoi piangere davanti alle tue
schiave, non vuoi dar loro anche questa opportunità di vederti debole.
- Padrona!- una delle ancelle entra di corsa nella tua stanza, senza
bussare né inchinarsi.
Ti raddrizzi per redarguirla, ricordarle il rispetto che ti deve, ma
quando incroci il suo sguardo addolorato le parole ti muoiono sulle
labbra. Ti porta notizie nefaste, lo senti sulla pelle e non vorresti
ascoltarle.
- Padrona ero al mercato per fare le commissioni che mi hai ordinato,
quando mi hanno fermato le serve di Arete, la figlia di Cilleo. Mi
hanno raccontato un fatto che riguarda il dio Febo. – e si ferma
indecisa, come se non fosse più certa di poter andare avanti – Pare che
il tuo divino amante sia preso d’amore per Leucotoe, figlia di Orcamo
re degli Achemenidi.- e la sua voce sfuma in un sussurro.
Abbassa lo sguardo e attende la tua reazione. La fissi come se non
avessi compreso le sue parole, come se avesse parlato in una delle
lingue dei barbari, poi avverti distintamente qualcosa spezzarsi dentro
di te e un dolore sordo riempirti il petto. La stanza inizia a girare
davanti ai tuoi occhi e i colori si fanno lucidi per il pianto. Chiudi
gli occhi e cerchi di mantenere un certo contegno, nel buio sfilano i
ricordi delle tue notti d’amore con il dio. Amore… quante volte
Febo splendente ha detto di amarti prima e dopo aver preso il tuo
corpo? Quanti giuramenti d’amore ha pronunciato alle tue orecchie
mentre l’Aurora dalle dita rosate scacciava l’oscurità della notte?
Tu lo ami di un amore folle, ma puoi dire altrettanto di lui? No, non
ora che è bastata la bellezza di un’altra donna a distoglierlo da te, a
fargli dimenticare l’affetto che ti portava. Le sue parole erano dolci
come miele e tu le assaporavi piano, credendo ciecamente alla loro
veridicità.
Stolta! Erano solo vuote promesse prive di ogni significato, che
potevano essere infrante al primo mutare della direzione del vento. Ti
sei concessa a lui, donandogli la cosa più preziosa che avevi, la tua
dignità, e sei stata ripagata in questo modo. Risollevi le palpebre e
una lacrima scivola via piano, disegnando un umido sentiero sulla tua
guancia candida. Ti alzi dalla sedia e prendi lo specchio con dita
tremanti. Guardi il tuo riflesso e quella che prima ti è sembrata una
giovane donna nel culmine della sua bellezza, ora è null’altro che una
vecchia sfiorita e annientata dal dolore. Stringi forte le dita attorno
al bronzo levigato, mentre il dolore viene sostituito da una rabbia
sempre più forte.
Ira nei confronti di Febo che ti ha gettata via come un oggetto
inutile, appena gli sei venuta a noi.
Odio nei confronti di Leucotoe e della sua bellezza, che ti hanno
strappato l’affetto del dio.
Vorresti gridare fino a perdere la voce, piangere fino a spendere tutte
le tue lacrime. Preghi, implori di essere mutata in pietra per non
sentire più questo dolore che pare spezzarti in due, per non dover
subire la vergogna di essere stata disonorata e abbandonata. Ma nessun
dio pare voglia dare ascolto al tuo dolore. L’unica cosa che potrebbe
alleviare la tua sofferenza è sapere i due amanti separati, sapere che
Leucotoe patisca il tuo stesso dolore nell’essere allontanata da un
simile amante.
Allora un pensiero tremendo ti sfiora l’animo e tu, avvelenata dal
dolore e dall’odio, lo accogli gaia. Orcamo ama sua figlia sopra ogni
altra cosa, ma spregia chiunque violi le sue regole. È violento e
spietato, nulla riesce a frenare la sua collera quando arriva a
sfogarla. Cosa accadrebbe allora, se il re venisse a sapere che il
talamo della figlia è stato violato? Sarebbe stato misericordioso verso
di lei sapendo che a compiere un simile atto è stato un dio, oppure
l’avrebbe punita per un tale oltraggio alla casa di Balo?
Non le importa cosa potrebbe accadere alla ragazza innocente, l’unica
cosa che le interessa è riavere l’amore del dio. Folle d’amore
disperato, ordini alle schiave di chiamare uno scriba. Informerai tu
stessa Orcamo di ciò che accade nella sua casa.