Shadea a’Ru salì di corsa i gradini
della torre che portavano alla stanza dell’Ard Rhys, seguita da Traunt
Rowan e Pyson Wence.
Era furibonda.
Aveva visto il potere che aveva raggiunto sgretolarsi tra le sue dita
come sabbia umida, lo stava perdendo con la stessa facilità con cui
l’aveva conquistato. I suoi progetti di dominare le Quattro Terre con
un nuovo Consiglio dei Druidi fedele solo a lei era perduto.
Anche Shadea aveva dovuto scontrarsi contro la terribile magia e la
sfrontata fiducia degli Ohmsford, e ora si trovava sul punto di perdere
definitivamente tutto. Nella penombra digrignò i denti al pensiero di
quanto fosse arrivata vicina a cancellare tutti i membri viventi di
quella famiglia, a riuscire là dove avversari più potenti e
terrificanti di lei avevano fallito ed erano morti.
Aveva progettato tutto alla perfezione, curando ogni minimo dettaglio,
ma non era servito a niente, non contro di loro e gli avvenimenti che
si erano accumulati bloccandole la strada. La sua parabola discendente
era iniziata già quando Sen Dunsidan aveva sferrato l’attacco con
quella sua nuova, terribile arma, sbaragliando le forze dei Liberi e
portandosi sul punto di risolvere la guerra che da trent’anni stava
dissanguando le Quattro Terre e annettere così il Prekkendor alle Terre
del Sud. Distruggendo gran parte della flotta degli Elfi, che
costituivano il fulcro di tutto l’esercito dei ribelli che combattevano
contro la federazione, e uccidendo Kellen Elessedil con i suoi eredi
aveva segnato molti punti a suo favore, che avevano riabilitato il suo
prestigio agli occhi della Federazione. Evitando di chiedere consiglio
ai Druidi su quell’attacco, che in teoria erano i suoi alleati, il
Primo Ministro aveva dimostrato che non aveva bisogno di loro per
regnare, minando così alla base la loro credibilità.
E se pensava che dietro tutto ci fosse l’ombra di Iridia… Quella
maledetta Strega degli Elfi e il suo stupido amore per Ahren Elessedil
erano stati il primo tassello caduto di quel domino gigantesco che
stava portando alla sua rovina. Aveva sperato che avesse superato la
sua ossessione per il principe degli Elfi, ma evidentemente aveva
compiuto un errore di giudizio.
Lo stesso si poteva dire per gli altri alleati che aveva scelto per
portare a termine la sua congiura contro Grianne Ohmsford.
All’apparenza le erano sembrati forti, pericolosi e fermamente
determinati a togliere per sempre di mezzo l’Ard Rhys, semplici pedine
da eliminare una volta che la sua posizione come Druido Supremo di
Paranor sarebbe stata consolidata. Druidi potenti che alla prova dei
fatti si erano dimostrati un totale fallimento. Terek Molt aveva
inseguito Penderrin Ohmsford, nipote di Grianne, per tutte le terre
settentrionali, senza mai riuscire a catturarlo, rimanendo anzi ucciso
negli Slag insieme ad Ahren. La scomparsa del principe degli Elfi era
stata l’unica buona notizia in tutta quella disfatta. Persino Aphasia
Wye aveva trovato la morte nel tentativo di assassinare il ragazzo,
ucciso dagli spiriti che dimoravano nella città abbandonata di
Stridegate.
Solo Traunt Rowan e Pyson Wence erano riusciti in parte nell’intento.
Erano calati di sorpresa sul gruppo degli alleati di Penderrin
Ohmsford, circondandoli con le loro navi da guerra quando erano più
esposti, obbligando il ragazzo ad arrendersi e a consegnarsi a loro.
Peccato che non si fossero resi conto che Penderrin aveva deciso di
seguirli solo per arrivare a Paranor più rapidamente e liberare così
sua zia dalla prigione in cui l’avevano confinata.
Mai avrebbe creduto che qualcuno potesse sopravvivere nel mondo del
Divieto e tornare indietro praticamente illeso. Il triagenel era stato
più una precauzione che una reale necessità, ma quella maledetta era
riuscita a spezzare anche quella rete, a sfuggire a quell’ennesima
trappola che le avevano teso.
Aveva sottovalutato Grianne Ohmsford, aveva dimenticato chi era stata
in passo. Era stata l’allieva prediletta del Morgawr, uno dei maghi
oscuri più antichi, potenti e malvagi che si conoscessero, che l’aveva
trasformata con l’inganno in un essere tenebroso e senza alcun
sentimento oltre la rabbia e l’odio. Durante il viaggio al di là dello
Spartiacque Azzurro, Grianne con la sua magia aveva sopraffatto e
ucciso il maestro, ritornando nelle Quattro Terre diversa, presa
totalmente dalla missione di ricostruire il Consiglio dei Druidi. Molti
non avevano creduto al suo cambiamento e continuavano a portarle
rancore per ciò che aveva fatto come Strega di Ilse. All’interno stesso
di Paranor c’erano diversi Druidi che avrebbero volentieri affondato un
pugnale nella sua carne.
Shadea a’Ru non era mossa da simili, nobili motivazioni, ma le aveva
sfruttate a suo vantaggio. Era stato per la sua ambizione di dominare
sulle Quattro Terre come Druido Supremo di Paranor, che aveva accettato
di usare la notte liquida e di esiliare Grianne
Ohmsford nel Divieto, nonostante ignorasse la provenienza di quella
magia e i suoi veri effetti.
L’unica cosa veramente importante era che facesse scomparire l’Ard Rhys
senza lasciare tracce materiali che avrebbero potuto portare
direttamente a lei e ai suoi alleati. Ma si era messo di mezzo quello
sciocco ragazzino e i suoi genitori. Tutti i suoi piani e tutti i suoi
progetti erano andati in fumo in tempo così breve da sembrare quasi
ridicolo, se confrontato con quello che avevano speso per mettere a
punto la loro congiura e impadronirsi di Paranor.
L’espressione sul volto di Shadea a’Ru divenne una maschera feroce,
mentre apriva la porta della stanza dell’Ard Rhys con un gesto brusco.
Fece pochi passi all’interno della stanza e si fermò. C’era una
presenza estranea, che permeava l’aria rendendola oppressiva. Un
brivido gelido le scorse lungo la schiena. Solo una persona possedeva
una magia così potente da impregnare l’interno di una camera in quel
modo senza fare realmente nulla. Nel silenzio della torre
riecheggiarono i passi dei suoi due alleati che la stavano seguendo.
Piano si volse, girando su se stessa e la vide. Grianne era in piedi
contro la parete alle sue spalle, un’enorme macchia scura su cui
spiccava in un contrasto inquietante il volto pallido ed emaciato,
molto più di quanto ricordasse. Per un attimo Shadea a’Ru non riuscì a
credere ai suoi occhi. Era davvero riuscita a tornare viva dal Divieto,
ma non indenne. C’era qualcosa di diverso in lei. Era una sensazione
sfuggente e impalpabile, ma metteva in allerta il suo sesto senso come
mai era riuscita a fare prima del suo esilio. Le era accaduto qualcosa
di terribile nel Divieto, realizzò Shadea a’Ru osservandola. Qualcosa
che aveva provocato un sottile cambiamento in lei, che aveva scheggiato
le convinzioni che l’avevano sostenuta negli ultimi anni come Ard Rhys
e le aveva fatto fare un passo indietro verso ciò che era stata in
passato. Lo leggeva in quello sguardo che le stava rivolgendo. Era
freddo e distaccato come sempre, ma sotto la solita coltre di ghiaccio
divampava un fuoco crudele e vendicativo che non le aveva mai visto.
Ferma al centro della stanza, Shadea a’Ru comprese che non aveva
davanti l’Ard Rhys, non solo almeno, ma anche della Strega di Ilse,
risvegliata dal suo viaggio nel mondo del Divieto, e per la prima volta
nella sua vita ebbe paura. Non aveva mai incontrato di persona Grianne
Ohmsford quando era ancora al servizio del Morgawr, ma conosceva i
racconti che circolavano su di lei ed era giunta alla conclusione che
era un nemico con cui non poteva scontrarsi apertamente. E ora l’aveva
davanti, pronta a usare su di lei tutta la terribile potenza del canto
magico.
- Non hai un bell’aspetto, Grianne. Dai l’impressione di poter essere
spazzata via dalla prima folata di vento. Immagino che il Divieto non
sia stato molto piacevole, vero?- la provocò sperando di spingerla a
reagire.
Doveva scoprire quanto fosse rimasto dell’Ard Rhys e quanto fosse
rinato della Strega di Ilse nella donna che aveva davanti, prima di
fare una qualsiasi mossa. Ma Grianne rimase immobile, ferma nella sua
posizione come una statua, e la fissava con quei suoi occhi azzurri,
scintillanti come quelli di un felino a caccia, che dovevano aver
osservato l’Abisso ed essersi lasciati scrutare da esso. Erano strani
quegli occhi e la mettevano a disagio con la loro impenetrabilità.
- Penso che tu sia venuta a Paranor un’ultima volta. – la minacciò
Shadea a’Ru a voce bassa – Penso che tu abbia sprecato la tua unica
possibilità di fuggire e salvarti la vita!- .
Doveva allontanare quella sensazione di oppressione che le stava
stringendo la gola e recuperare la padronanza di sé. Doveva mostrarsi
potente e tranquilla davanti Traunt Rowan e Pyson Wence, solo così non
l’avrebbero abbandonata e l’avrebbero sostenuta anche in quell’ultimo
combattimento. Era un’azione folle, che aveva poche speranze di
realizzarsi, ma se fossero riusciti a eliminare Grianne Ohmsford
definitivamente, nessuno ostacolo si sarebbe più parato davanti a lei
nella sua scalata al potere.
Per la prima volta da quando erano entrati in quella camera, l’Ard Rhys
parlò. Spiegò loro l’enormità della sciocchezza che avevano
nell’accettare e usare la notte liquida. Avevano
liberato un cambiatore di forma che aveva avuto dal suo signore il
compito di distruggere l’Ellcrys, infrangendo così la barriera del
Divieto e consentendo ai demoni di invadere il loro mondo. Nonostante
il tarlo del dubbio avesse iniziato a rodere piano le sue certezze,
Shadea a’Ru non credette alle parole di Grianne. Non poteva darle
credito, non davanti a Traunt Rowan e Pyson Wence. Se lo avesse fatto,
avrebbe dato alla sua nemica un potere su di lei che non poteva
permettersi di concederle, non nello stato in cui si trovava.
La risposta di Shadea a’Ru fu un attacco magico. Il fuoco dei Druidi
esplose violento dalle sue mani, per poi infrangersi sulla barriera che
Grianne aveva eretto attorno a sé per difendersi, senza arrecarle alcun
danno.
- Non sei alla mia altezza, Shadea. Non lo sei mai stata. Non lo sarai
mai. Sei bandita dall’Ordine e da queste mura. Lo siete tutti. Se ve ne
andate adesso, vi lascerò vivere. Ho visto abbastanza morti e vendette
e non desidero vederne ancora. Meritereste ben più dell’esilio, ma se
ve ne andrete adesso, la finiremo qui. Avete la mia parola.- .
La voce dell’Ard Rhys era calma e ferma, ma vibrava di una nota di
autorità che non lasciava equivoci su cosa sarebbe spettato loro se non
avessero accettato la sua offerta. Ma Shadea a’Ru non voleva cedere,
non era abituata a farlo, non quando aveva ciò che desiderava era a
portata delle sue mani. Grianne Ohmsford era tornata dal Divieto, ma
non aveva avuto tempo di riposarsi dalle traversie che aveva affrontato
in quel luogo e quindi non era riuscita a ricaricare la sua magia. Non
avrebbe potuto opporre una difesa decisa, se loro tre avessero
combattuto insieme e unito le loro magie, avrebbero potuto sopraffarla.
La partita non era ancora finita, mancava l’ultima mano da giocare.
- Non credo che l’esilio faccia per me. E reste da vedere se non sono
alla tua altezza.- rispose in tono strafottente, sfidando apertamente
la sua avversaria.
Stava accumulando la sua magia nelle mani, pronta a sferrare un altro
attacco e sicura che i suoi compagni l’avrebbero aiutata, quando Traunt
Rowan si fece avanti, le braccia incrociate al petto e nascoste sotto
la stoffa delle maniche. Il viso era contratto in una maschera di
impotenza e di rabbia, ma il suo corpo era rilassato e per nulla pronto
alla lotta. Shadea a’Ru comprese immediatamente cosa volesse fare
l’Uomo del Sud.
- Shadea aspetta. – esclamò aprendo le mani nel gesto di un supplice –
Basta. È finita. Non vedi?- .
Traunt Rowan era diverso da Shadea e dagli altri congiuranti. Non era
mosso dalla brama di potere, né da una sfrenata ambizione personale. Si
era schierato contro l’Ard Rhys solo per il rancore che nutriva verso
di lei. La Strega di Ilse aveva ucciso i suoi genitori e lui non aveva
mai creduto alla sua redenzione. Il male in cui era stata immersa era
così profondo e assoluto, che niente al mondo avrebbe potuto sradicarlo
da lei. Però non era diventato un Druido solo per avere l’occasione di
vendicarsi di lei, ma perché credeva in quello che facevano, credeva
che avrebbe potuto guidare le Quattro Terre verso una via di saggezza e
pace. Quello che non credeva era che Grianne Ohmsford fosse la persona
adatta a rivestire il ruolo di Ard Rhys di Paranor. Era una persona
troppo controversa, che aveva spaccato il Consiglio in innocentisti e
colpevolisti, impedendogli così di svolgere serenamente il suo compito.
Eppure ora, nonostante tutto, vedeva tutto con chiarezza. Avevano
sbagliato tutto. Lui aveva sbagliato tutto. Se aveva ritenuto che
Grianne Ohmsford non fosse la scelta la scelta giusta per guidare i
Druidi, ora comprendeva appieno che eleggere Shadea a’Ru Ard Rhys era
stato un errore imperdonabile. Quella donna era come un serpente
rinchiuso dentro a una scatola, pronto a scattare e a mordere chiunque
sollevasse il coperchio. Avrebbe portato tutti sull’orlo del baratro,
avrebbe distrutto l’Ordine dall’interno per le sue brame di dominio,
divenendo quasi un secondo Signore degli Inganni. Era sicuro che appena
lui e Pyson Wence non le fossero più stati utili, sarebbero stati
eliminati per far spazio ad alleati più fedeli. Se erano ancora vivi
era perché Shadea aveva ancora bisogno di loro.
E Traunt Rowan non era disposto a sfidare la morte per lei. Purtroppo
era sicuro che lo gnomo non la pensasse come lui e che avrebbe
sostenuto Shadea in quell’ultimo disperato tentativo di uccidere l’Ard
Rhys. Lui non si sarebbe fatto trascinare a picco con loro. Avrebbe
scelto la strada dell’esilio, abbandonando definitivamente il suo
desiderio di vendicare la morte dei suoi genitori. Sperava soltanto che
Grianne meditasse sulle sue parole e lasciasse il ruolo di Ard Rhys a
qualcuno di più indicato, come le aveva consigliato la sera prima che
Shadea usasse la notte liquida.
- Traditore!- gli urlò contro la donna.
Un’altra fiammata di fuoco magico esplose dalle sue mani, investendo in
pieno l’Uomo del Sud e scagliandolo contro la parete, uccidendolo sul
colpo. Nessuno l’avrebbe mai abbandonata, non lo avrebbe mai permesso.
Il giorno in cui avevano deciso di seguirla nella congiura contro l’Ard
Rhys, avevano anche accettato di arrivare fino in fondo, tutti insieme,
qualsiasi fosse stato il risultato. Traunt Rowan non avrebbe fatto
eccezione.
Shadea a’Ru spostò lo sguardo su Pyson Wence, fermò pochi passi dietro
di lei. Lo gnomo rabbrividì leggendo la furia repressa in quegli occhi
che lo stavano fissando come due lame affilate e pronte a vibrare il
corpo ferale.
- E tu invece che intenzioni hai? Vuoi seguire quello smidollato nella
tomba?- lo minacciò mostrandogli i palmi delle mani, su cui vorticava
violenta la magia che vi aveva concentrato.
Pyson Wence non aveva mai avuto paura di niente. Feroce e astuto era
sempre riuscito ad avere ragione dei suoi nemici. Libero da ogni logica
o morale, non aveva mai avuto padroni al di fuori di se stesso. Ma la
faccia che stava mostrando Shadea in quel momento, era tanto
impressionante da fargli rabbrividire l’anima e costringerlo a
obbedirle ciecamente, anche se questo avrebbe significato la morte per
lui.
Lo gnomo borbottò una negazione e si volse verso Grianne Ohmsford che,
ancora ferma nella sua posizione, aveva assistito a tutta la scena. La
guardò. Scrutò la donna che era stata capace di sopravvivere al Divieto
e di tornare indietro. Lei era stata la causa di tutto. Aveva
desiderato eliminarla, farla scomparire dalle Quattro Terre, troppo
stanco di vederla concludere un insuccesso dietro l’altro. Grianne
Ohmsford non aveva le capacità di guidare l’Ordine, di dargli un vero
ruolo politico, e lui desiderava il potere, quello che solo ritrovarsi
ai vertici del comando poteva dargli. Per questo si era unito alla
congiura di Shadea, ma non aveva calcolato che anche lei sarebbe del
tutto incapace di tenere legato a sé Sen Dunsidan e di assicurare un
ruolo di supremazia ai Druidi nella guida delle Quattro Terre. Aveva
lottato per se stesso, per emergere, e, ora che erano arrivati al
dunque, non si sarebbe tirato indietro. Avrebbe giocato anche quella
partita, sperando che il risultato fosse loro propizio.
Pyson Wence sfoderò con calma i lunghi coltelli che portava alla
cintura dal fodero, producendo un sibilo sinistro come un lamento
d’agonia, che riecheggiò a lungo nel silenzio della stanza. Piantò i
suoi occhi in quelli di Grianne, sfidandola con lo sguardo, e poi si
slanciò verso di lei con le lame alzate sopra la testa.
L’Ard Rhys rimase immobile contro la parete, come se fosse caduta in
uno stato catatonico e ciò che le accadeva intorno non la interessasse.
Soltanto un brillio che illuminò l’azzurro cupo dei suoi occhi, rivelò
che era presente a se stessa. Pyson Wence era ormai a un paio di passi
da lei, quando sferrò il suo attacco.
Fu tutto così rapido che lo gnomo non capì cosa gli stava accadendo,
fino a quando il canto magico non lo colpì in pieno, come un macigno
scagliato a piena forza contro di lui. Sentì i polmoni espellere di
colpo l’aria, mentre un universo di luci colorate gli esplose dietro le
palpebre chiuse e il sangue iniziò a ruggirgli dentro le orecchie.
Pyson Wence fu sbalzato fuori dalla stanza, contro il muro del
corridoio e ricadde a terra privo di sensi. Il forte spostamento d’aria
fece chiudere la porta della camera con un rumore secco, lasciando sole
le due donne all’interno. Kermadec e i suoi troll si sarebbero occupati
dello gnomo, quando sarebbero arrivati.
Grianne spostò la testa e piantò il suo sguardo su Shadea. Per un
momento rivisse tutte le sevizie che aveva subito da Tael Riverine, le
umiliazioni che le aveva inflitto e il senso di angoscia, prostrazione
e smarrimento che l’aveva accompagnata nei giorni di prigionia.
Riassaporò il dolore bruciante del collare magico con cui il Signore
degli Straken l’aveva sottomessa. Provò ancora una volta lo strappo
nella sua identità che le aveva causato il trasformarsi in una furia
per superare la prova impostale da Tael Riverine e restare così viva.
Il viaggio nel mondo del Divieto aveva minato alla base le sue
convinzioni di non essere una creatura del male, di essere riuscita a
mettere una linea di demarcazione fra l’Ard Rhys e la Strega di Ilse.
Durante la sua prigionia era stata costretta a fare un passo indietro
verso ciò che era stata e aveva scoperto quanto fosse debole e fragile,
quanto ancora dovesse lavorare per allontanare il male che ancora
dimorava dentro di lei. Per sopravvivere era scesa fino al limite
estremo dell’abiezione, si era immersa nel male assoluto, aveva
trasformato il suo stesso essere e questo aveva creato una spaccatura
insanabile dentro di lei.
Non sarebbe mai più ritornata ciò che era prima.
Per questo Shadea a’Ru meritava un trattamento speciale. Doveva
guardare anche lei l’abisso e sentire il terrore colare dentro di lei
goccia dopo goccia, fino a perdere completamente il controllo. Aveva
rifiutato la sua proposta di andare volontariamente in esilio e in
questo modo si era consegnata a lei e alla sua vendetta.
- Sei rimasta sola Shadea. Arrenditi e avrai salva la vita!- volle
tuttavia provare e darle un’ultima chance.
Sul volto dell’altra donna comparve un sorriso feroce, che alterò i
suoi tratti e accese i suoi occhi di una luce folle.
- Mai. Non mi arrenderò mai, non ora che posso batterti. Basta
guardarti per comprendere che sei sfinita fisicamente e mentalmente.
Non avrò un’altra occasione simile per batterti.- disse mentre piegava
le spalle in avanti, pronta a lottare.
Le labbra di Grianne si tesero in un piccolo sorriso soddisfatto. Era
quello che voleva: trascinare l’avversaria in uno scontro, nel quale le
avrebbe insegnato cosa volesse dire mettersi contro di lei. Ma non
doveva sottovalutare la sua avversaria: era una donna potente,
pericolosa e abile, e questo la poneva su un livello diverso dagli
altri congiuranti. Accumulò una buona quantità di magia dentro di sé e
schiuse le labbra.