Capitolo III: Hannibal
Sam
e Kansie entrarono nell’edificio che ospitava il comando di polizia e
si guardarono intorno perplessi. Gli uffici erano un classico ambiente
open air, con le scrivanie di legno chiaro ammassate una accanto
all’altra nel tentativo di sfruttare più spazio possibili. I faldoni
con i fascicoli dei casi erano ammonticchiati in pile precarie sopra
ognuno di esse. Ovunque c’erano telefoni che squillavano e poliziotti
che parlottavano. A un tratto videro due agenti trascinare un ragazzo
di colore che si dibatteva e urlava minacce di morte a chiunque
incontrasse, verso una delle porte che si aprivano sulla parete di
fondo, strattonandolo malamente.
- Ecco perché non mi è mai piaciuto il mestiere del poliziotto.-
commentò Kansie inarcando un sopraciglio, perplessa.
Prima che Sam potesse risponderle, una voce alle loro spalle lo
interruppe. Si voltarono e videro un uomo sulla quarantina, fasciato in
una divisa di un paio di taglie più piccola della sua e che evidenziata
in modo comico la pancia, squadrarli con piglio professionale.
- Se dovete fare una denuncia rivolgetevi all’agente Dekker, lì in
fondo.- gli spiegò indicando loro una scrivania dall’altra parte della
stanza.
- Non dobbiamo fare alcuna denuncia. Agente speciale Hanna e agente
Blye, NCIS. – Sam gli mostrò il distintivo – Vorremmo parlare con
l’agente Davis Soddings, il compagno di squadra di Tamara Getz.- gli
disse autoritario.
- Ma non mi dica! – esclamò fin troppo divertito l’agente – Venite con
me!- disse loro avviandosi senza aspettarli.
Sam lo osservò infastidito mentre si infilava nello spazio tra due
scrivanie.
- Se solo non ci servisse, gli avrei già mollato un pugno.- borbottò a
mezza voce.
- Già!- concordò la collega prima di seguirlo.
L’agente li guidò fino a un due scrivanie attaccate per il lato lungo
in modo da trovarsi una di fronte all’altra, così ingombre di carte da
non esserci più spazio per altro. Una tazza piena di caffè caldo, in
ceramica grigia con sopra stampato lo stemma della polizia in vernice
dorata, stava in bilico su una pila di carte affastellate alla meno
peggio. Un telefono squillava chissà dove, completamente coperto dai
fascicoli, mentre una scatola di ciambelle mezza vuota era aperta sopra
a un altro mucchio di fascicoli. Sam e Kansie pensarono che se Hatty
avesse visto un simile disordine, sarebbe svenuta dalla disperazione.
La loro sede doveva essere in ordine perfetto in modo che potessero
sempre trovare ciò che serviva loro. Il poliziotto si fermò davanti
all’agente seduto a quella scrivania, che era chino in avanti e stava
scrivendo qualcosa.
- Ehi Dave ci sono i bagnini per te!- li annunciò con un ampio sorriso
irriverente.
- NCIS! Siamo dell’NCIS, servizio investigativo della marina.-
specificò con un ringhio basso Sam, assottigliando lo sguardo e
sentendo le mani prudere dalla voglia di colpirlo.
- È lo stesso. – rispose l’agente con una diplomatica alzata di spalle
– Si tratta di Hannibal!- disse al collega, con un
sogghignò allusivo.
- Grazie Steve. Puoi andare, penso io a loro. – lo congedò l’altro – Mi
scuso per il mio collega, crede di essere divertente ma spesso non si
rende conto di esagerare.- disse loro, quando Steve si fu allontanato.
- Si figuri, non c’è problema. Dovremmo farle alcune domande su Tamara
Getz.- gli spiegò Kansie.
A quel nome il volto di Davis sbiancò, passando rapidamente da
un’espressione appena divertita a una ansiosa. I due agenti federali
annotarono subito quel cambiamento.
- Le è accaduto qualcosa?- chiese frettolosamente, passando lo sguardo
dall’uno all’altro dei suoi interlocutori.
- Lei cosa sa di quello che stava facendo la sua collega?- domandò di
rimando Sam.
Dave si morse il labbro inferiore nervoso e iniziò a giocherellare con
la penna che stringeva tra le dita, indeciso se rispondere o no. Dopo
una breve riflessione sospirò e scosse la testa.
- Erano alcuni giorni che Tamara non veniva a lavoro e nessuno ne
sapeva niente. Ho chiesto al Tenente, all’inizio non ha voluto
rispondermi ma poi, dopo molte insistenze, mi ha detto che era
impegnata in un’indagine sottocopertura. Non ha voluto aggiungere
altro. Le è accaduto qualcosa vero? Altrimenti non sareste qui.- e li
guardò con insistenza.
- Tamara è scomparsa da più di settantadue ore!- gli rivelò Sam.
- Perché l’NCIS si sta occupando del caso? Tamara è una poliziotta non
un marine, non è un caso di vostra competenza.- indagò diffidente.
- Perché l’agente Getz è la sorella di un nostro collega e perché sul
luogo della scomparsa è stato lasciato un messaggio diretto a noi.-
spiegò conciso Sam.
Ma l’ispettore Phillips non gli aveva spiegato niente di quanto era
accaduto alla sua collega? Vide il volto del poliziotto tendersi in
un’espressione sofferente, troppo per due semplici colleghi e se ne
chiese il motivo.
- Perché l’altro agente l’ha chiamata Hannibal?- domandò Kansie,
riscuotendo tutti dalle loro riflessioni.
- È un soprannome che le hanno dato i poliziotti del dipartimento.
Perché Tamara divora tutto, colleghi e criminali. Prende ogni cosa di
petto e non di ferma fino a quando non ha frantumato tutto. Lei
fagocita tutto quello con cui viene a contatto e fa quasi paura per
questo.- spiegò piegando le labbra in un involontario sorriso divertito.
- Quindi si è fatta dei nemici?- chiese ancora Kansie con la penna
appoggiata al taccuino.
- E chi di noi non ne ha, agente? – replicò il poliziotto allargando le
braccia ai lati del corpo – Comunque sì, Tamara si è fatta un paio di
nemici e anche piuttosto pericolosi.- aggiunse poi.
- Vogliamo i nomi!- ordinò quasi Sam.
- Birk Amery e Paul Boas, due spacciatori con un giro d’affari
parecchio importante. Tamara li ha arrestati un paio di volte e l’hanno
minacciata di morte. Lei ovviamente non li ha presi sul serio, ma al
contrario li ha portati in sala interrogatori e li ha spremuti come
limoni. È superfluo aggiungere che gliel’hanno giurata.- e scosse la
testa esasperato.
- E tra i colleghi?- chiese Sam, insospettito dallo sguardo allusivo
che Steve aveva lanciato a Dave prima di lasciarli da soli.
- Un tipo come Tamara si fa nemici ovunque. Lei è arrivata qui con
l’idea di dimostrare qualcosa, che la divisiva
gliel’avevano data per il suo cervello e la sua abilità, e che il suo
sesso non la rendeva mano idonea di un uomo. E la cosa a molti non è
piaciuta. Ci sono ancora poliziotti che pensano che le donne siano
niente più che sederi su gambe da palpare a piacimento, bamboline senza
cervello che servono solo come ornamenti muti da esporre durante le
manifestazioni. Ma Tamara voleva andare oltre: se un poliziotto maschio
compiva un arresto, lei ne portava a termine due e molti non hanno
apprezzato di essere surclassati da una donna.- concluse piegando le
labbra in una smorfia.
- Lei però non sembra pensarla così…- considerò Kansie, mentre la prima
ombra del sospetto si faceva strada dentro la sua testa.
- Tamara è un’ottima poliziotta. Magari i suoi metodi non sono sempre
molto ortodossi e spesso non va per il sottile, ma è intelligente e
capace. Anche se è un po’ burbera e cocciuta fino allo sfinimento, a
modo suo è dolce e gentile. Non potevo avere una compagna di squadra
migliore.- e a ogni parola il suo sorriso diventava sempre più morbido.
- Ha ricevuto minacce da dentro il dipartimento?- chiese Sam, mentre
rifletteva sulle parole dell’altro.
Il detective Soddings si morse il labbro, come se fosse indeciso se
parlare o no.
- Non esplicitamente, no. – rispose alla fine distogliendo lo sguardo
da loro – Ve l’ho detto: a molti qui dentro non va di essere superati
da una donna e hanno agito di conseguenza. Qualche pressione, niente di
più. Una volta uno degli agenti ha fatto in modo che le venisse
affidato più lavoro, per insegnarle a rispettare gli altri. Ma Tamara è
stata più dura di loro, ha svolto il lavoro straordinario e ha
continuato a comportarsi come sempre. Esacerbando ancora di più gli
animi.- e concluse con un sospiro pesante.
- Pensa che qualcuno possa essersi risentito al punto di fare una
soffiata e farla smascherare?- insinuò Sam.
- No! – rispose fin troppo velocemente il detective – No! Tamara non
piace a molti qui dentro, ma è una poliziotta e noi rispettiamo la
divisa che indossiamo. Sempre! Se qualcuno avesse
voluto saldare qualche conto aperto con lei, l’avrebbe affrontata
direttamente, non avrebbe mai usato un metodo così meschino per
toglierla di mezzo.- affermò sicuro, guardandolo dritto negli occhi,
sfidandolo a contraddirlo.
- Va bene, questo è tutto. Si tenga a disposizione nel caso dovessimo
farle altre domande.- e Sam gli tese la mano.
- Ritrovatela, vi prego.- disse Dave ricambiando la stretta.
I due agenti federali annuirono prima di salutarlo e allontanarsi.
Uscirono svelti dalla centrale, salutando con un cenno del capo Steve,
che stava seduto sopra il ripiano di una scrivania e parlava con un
altro paio di poliziotti.
- Gli piace Tamara!- commentò Kansie appena furono all’aperto.
- Già, lo credo anch’io, ma quello che mi interessa scoprire è ciò che
ci ha tenuto nascosto.- ribatté Sam pensieroso.
- L’ho notato anch’io. Quando gli abbiamo detto il motivo per cui
eravamo lì, è sbiancato e si è messo subito sulla difensiva. Dobbiamo
trovare il modo per farlo parlare.- concluse Kansie.
- Sì, ma per adesso sarebbe meglio sentire cosa hanno da dire i due
spacciatori che ci ha indicato. Potrebbero dirci qualcosa di
interessante. Chiamo Erik e gli dico di cercarli.- e prese il cellulare
dalla tasca.
- Va bene. Io intanto chiamo Callen e lo informo sulla nostra
chiacchierata con Soddings.- disse mentre lo imitava.