2. MOMENTI ASSURDI

naruhoshi

*Gen*

Ecco un altro momento assurdo da annoverare nella mia breve ma intensa vita. Io e Soshiro che parliamo fra noi mentre combattiamo, dopo che tornano i kaiju che avevamo abbattuto prima; sembra che questa nuova evoluzione del Numero 9 davanti a noi, potente ed imbattibile, li avesse resuscitati. 
Kafka in qualche modo ha saputo di cosa si tratta e pur sapendo che abbiamo davanti il mostro leggendario dell’era Meireki, non cambia il fatto che io e Soshiro, improvvisamente, parliamo fra di noi sul da fare. 
A parte che non abbiamo mai combattuto fianco a fianco, in generale non siamo due che parlano insieme in nessuna occasione, tanto meno in combattimento. Eppure ora eccoci qua a fare pure questo. 
Sì, decisamente se dovessi elencare le cose assurde della mia vita, dopo il combattimento in tandem con lui, c’è sicuramente questa coordinazione in battaglia, come se ci mettessimo d’accordo. 
Non posso combattere pensando a lui, non ce la faccio, ma una parte di me ci fa caso, sto attento. 
Voglio esserci se morirà e se morissi io voglio che lui ci sia. 
È questo che penso. 
È questo che voglio. 
Quanto sono patetico. 
Quando stai per morire viene fuori la verità, si dice così. Ed è proprio vero. 
La mia verità, in questo caso, è che sono innamorato di lui e non voglio morire senza guardare il suo viso un’ultima volta. 
Uso gli occhi del mostro che ho impiantato nei miei raccogliendo dati per inviarli a Shinomiya e sembra mi stiano per scoppiare: bruciano e fanno male da matti, ma non mi fermo. A costo di diventare veramente cieco e friggermi il cervello, io devo continuare a vedere tutti i futuri possibili ed inviare i dati a lei. 
Non so quali siano le possibili conseguenze di un uso eccessivo di questa merda che ho addosso, me ne hanno parlato ma non ho mai ascoltato perché ho sempre saputo che niente mi avrebbe mai fermato. 
Perciò vado avanti ed uso la mia arma speciale consapevole che potrei rischiare grosso, ma quando Soshiro si preoccupa per me dicendo che se continuo ad usare la mia arma così potrei non farcela, questa è decisamente la terza cosa più assurda della mia vita. 
Sentirlo a modo suo preoccupato per me? 
Wow, dopo di questo posso anche morire davvero! 
- Ma hai almeno abbastanza forza rimasta? 
Rimasta per cosa, Soshiro? Vorrei stuzzicarti per chiederglielo, ma non è decisamente il caso. Non c’è tempo per flirtare con lui. 
Cazzo, come vorrei.
Tuttavia la consapevolezza che è addirittura venuto allo scoperto, in qualche modo, mi fa rivelare la verità che volevo rimanesse un segreto ancora per un po’. 
Abbastanza forza rimasta per cosa, Soshiro? 
Per sopravvivere? Per non friggermi occhi e cervello? Per rimanere abbastanza intatto per proseguire quel discorso fra noi? 
Meglio che glielo riveli, non vorrei che ora morisse di preoccupazione per me. I sensi di colpa non mi si addicono!
- Non sto parlando di me stesso! - e così rivelo che anche Shinomiya ha impiantato i miei occhi da Kaiju perché era compatibile anche lei e che le stavo inviando tutti i dati raccolti con la mia chiaroveggenza. 
Appena lo dico, perché comunque mi piace essere scenico quando faccio le cose e le rivelo, la sua reazione razionale e sorpresa mi fa godere un sacco. Era così prevedibile che potevo parlare io al suo posto. 
Mi accusa di aver fatto qualcosa di così importante in segreto e non aver avvertito nemmeno la compagnia di origine di Shinomiya, la terza, mentre io dico prontamente acido e ironico che lui è il primo ad avermi nascosto che allenava Kafka in segreto, attualmente assegnato a me. 
Riusciamo anche a battibeccare come due idioti in un momento dove puoi fare qualsiasi cosa tranne che punzecchiarti. 
Almeno, nonostante diametralmente opposti, siamo uguali in qualcosa! 
Da qui in poi posso solo affidare tutto nelle mani dei nuovi arrivati, cosa che mi brucia, ma la consapevolezza che sia tutto ciò che posso fare non mi impedisce di farlo. 
So che è altrettanto importante preparare i nuovi a proseguire ciò che io ho iniziato e sono sicuro che Soshiro la pensa allo stesso modo, un altro punto che abbiamo in comune. Oltre a voler stare insieme. 
Entrambi sappiamo che non conta chi fa fuori i kaiju e protegge la gente comune, ma che qualcuno lo faccia. Anche su questo siamo d’accordo e non serve parlarne. 
Da qui in poi possiamo solo assistere al loro attacco finale. 
I pivellini scendono in campo e ci danno dentro di brutto, mentre noi adulti dobbiamo farci da parte, schifosamente e pateticamente stremati. 
Noi. 
Beh, quella prima donna di Ashiro fa la sua bella figura con quel mega cannone che li aiuta parecchio, ma dopotutto prima la scena ce la siamo presa noi. 
Mentre ci penso, realizzando che forse hanno veramente qualche possibilità, dopotutto, mi torna in mente Soshiro e lo cerco con lo sguardo. 
Alla fine ce l’avrà fatta? 
Poco fa ci stavamo rimproverando a vicenda come due idioti, vuoi che non ce l’abbia fatta? Potrei anche chiamarlo e chiederglielo con la trasmittente, ma farei la figura del patetico idiota innamorato e non sono pronto a farla.
Non lo trovo e per uno sciocco momento penso che potrebbe essere rimasto investito come un coglione da quel casino che si consuma davanti a noi. Non eravamo fisicamente vicini, anche se combattevamo insieme. 
E se non lo rivedessi più davvero? 
Ma poi non c’è più tempo, perché la mia stupida allieva ne fa un’altra delle sue e con un colpo dall’alto riesce a chiudere quella maledetta bocca mostruosa a quel dannato pezzo di merda, il suo raggio perde d’intensità e quello di Ashiro lo investe in piena testa spappolandogliela. 
A questo punto Kafka può caricare il suo colpo finale rivolto al nucleo che è finalmente scoperto, ma mentre lo fa il kaiju leggendario enorme si rigenera ad una velocità imprevista, tanto che tutti realizziamo che Kafka potrebbe non farcela e se non ce la farà, se quello stronzo si rigenererà coprendo di nuovo il suo nucleo, sarà la fine. Lo sappiamo tutti, ma nessuno riesce a muovere un muscolo o fare qualcosa. Nessuno. 
Nessuno tranne uno. 
Esattamente in questo momento tutto si sospende e si ferma, tutto si congela. Si congela letteralmente. 
L’aria si condensa, i brividi ci assalgono, il freddo è totale e il kaiju diventa una statua di ghiaccio proprio là dove una volta c’era la sua gigantesca testa che si stava per rigenerare. 
Il processo si ferma grazie al responsabile, un pivellino della terza compagnia che è diventato così forte da poter usare una delle armi numerate più difficili degli ultimi anni. Un’arma che crea il ghiaccio. 
Beh, ragazzo, tempismo perfetto. E grazie a tale tempismo, Kafka finalmente carica il suo colpo ed investe in pieno il nucleo distruggendolo. 
Poi il silenzio. Un silenzio mortale, completo, impressionante. 
Nessuno fiata, nessuno si muove. I battiti di tutti sono totalmente sospesi e siamo un tutt’uno. Tutti noi qua, chi a terra, chi sulle loro armi, chi in cielo. Siamo tutti fermi insieme ad aspettare che la voce dalle radiotrasmittenti dalla centrale operativa ci comunichino proprio quello che aspettiamo di sentire, prima di lasciarci andare e morire. Perché prima di saperlo nessuno se ne può andare né cedere. 
Alla fine quella cazzo di notizia arriva. 
Il kaiju è abbattuto, non ci sono più segni vitali. 
Cazzo, ce l’abbiamo fatta! 
Appena lo sento una scarica di adrenalina mi riscuote, l’ultima prima di sentire come una spina che viene staccata brutalmente. 
Quello era davvero il mio limite, appena la tensione si allenta grazie alla consapevolezza che ce l’abbiamo fatta e che è finita, il mio corpo scivola di lato ed io mi lascio cadere giù fino a stendermi sul fianco, bisognoso di qualche istante, solo qualche piccolo minuto. 
Non ce la faccio davvero più. 
Chiudo gli occhi che gridano dal dolore, bruciano e sanguinano e penso che potrei anche rischiare di non vederci più, per quanto mi fanno male. 
Tutti i dolori per i colpi subiti arrivano uno dietro l’altro, ma la mia testa resta concentrata su un’unica cosa che ritengo infine la più importante dopo l’abbattimento del kaiji. 
Soshiro, sei vivo? 
Vorrei chiamarti per chiedertelo, vorrei riaprire gli occhi per cercarti, vorrei fare tante cose, ma resto qua steso con la testa che mi esplode e la sensazione di essermi veramente fritto il cervello ed aver esagerato sul serio, come mi dicevano dalla centrale operativa quelli che controllavano i miei segnali vitali in battaglia. 
Sono vivo, non sto bene ma sono vivo. E voglio sapere se anche Soshiro alla fine ce l’ha fatta. 
Abbiamo un cazzo di discorso in sospeso. Me lo ricordo, eh? 
Soshiro? Ok, lo farò, ti chiamerò in radio, lo sentiranno tutti perché sono tutte collegate fra loro, ma non importa, devo sapere se... ma una mano afferra la mia e mi stringe. È una mano piccola ma forte. Mi stringe senza paura e subito dopo la sua presenza qua accanto a me, indica che è steso a terra a sua volta ed io sorrido. 
- Sei sfinito, eh? 
Cerco di prenderlo in giro per allentare la tensione, come mio solito, per abitudine. Lui risponde esattamente come mi aspettavo. 
- Anche tu! 
- L’importante è essere vivi. 
- E che quel bastardo sia morto. 
- Wow, per una volta siamo d’accordo su qualcosa! 
Continuiamo a battibeccare rimanendo stesi fra queste macerie, in un campo di battaglia che vede tanti come noi, alcuni purtroppo non con la nostra stessa fortuna. 
Ma lo sapevo che se c’era qualcuno che aveva la possibilità di farcela era lui. 
Sospirando sorrido stringendogli a mia volta la mano per impedirgli di scapparsene come suo solito. Adesso che ti ho catturato non ti lascio mica andare, stronzo. 
Sei fottuto, lo sai? 
E lo sono anche io. Perché se questa fosse l’ultima cosa della mia vita prima di morire, se questa fosse la mia fine, rischierei quel po’ di forza vitale che mi è rimasta per poterti guardare un’ultima volta. Così mi giro sulla schiena e apro gli occhi piano e con fatica, consapevole del rischio che corro. 
Potrei davvero rimanere cieco, il dolore che mi procuro aprendoli anche solo di poco è atroce, ma alla fine ce la faccio. Alla fine, dopo un po’, nella nebbia rossa che abita nei miei occhi, lo metto a fuoco. 
Soshiro è al contrario rispetto a me, si è trascinato strisciando verso di me ed è rimasto a pancia in giù, il suo viso appoggia sullo sporco delle macerie che ci circondano, gli occhi chiusi, sfinito, sanguinante ma vivo. Vivo e qua con me. 
Stringo la sua mano e sospiro sollevato. 
Almeno se diventasi cieco o morissi per le ferite, lo farò sereno, dopo aver visto chi ora conta più di ogni altra cosa nella mia vita. 
Non ho rimpianti. 

*Soshiro*

Da come mi stringe la mano so perfettamente come sta e cosa pensa. Perché potremmo essere stati lontani il più possibile perché ci odiavamo -o meglio lui mi odiava, io non provavo nulla per lui se non irritazione per i suoi modi infantili- però la verità è che ci conosciamo meglio di chiunque altro. 
Voleva fare questa cosa con tutto sé stesso, ma non aveva il coraggio di strisciare come un verme e cercarmi: si sarebbe sentito debole e sentimentale. 
Così ho deciso di usare le mie ultime forze residue per mostrarmi superiore e farlo io. 
Perché prima di svenire e forse, per come sto male, pure morire, volevo almeno prendergli la mano. 
Però non morirò, so benissimo che non morirò. Mi riprenderò e starò ancora bene. 
È che volevo dirgli una cosa importante che ho avuto in testa per tutto il tempo. Combattevo pensando che non potevo morire prima di dirglielo. Sono stato un idiota a non farlo prima e a scappare così. 
Il tempo era contro di noi eppure mi sono permesso di fare il prezioso e non guardare in faccia la realtà. 
- Ehi, razza di idiota, non morirai. 
Lo dico stringendogli la mano e riaprendo gli occhi che avevo chiuso per la fatica di essermi trascinato qua con le ultime forze residue. Quando l’ho toccato mi sono rilassato. 
Era qua, era vivo ed era tutto finito. 
Volevo del tempo per riprendermi qua così senza dire e fare nulla, ma poi lui ha stretto così forte la mia mano che mi ha fatto capire che cosa stava pensando. 
Qualcosa del tipo ‘posso morire sereno’, e non era un modo di dire. Pensava davvero fosse finita, visto che adesso lui non serve più grazie ai pivelli che fanno da soli. So che pensa questo, non me lo deve dire. 
Gen è steso al contrario ed ha i suoi occhi iniettati di sangue che fanno ancor più impressione, sono aperti a stento, ma mi sta guardando. Deve avere un dolore impressionante, lacrime di sangue scendono sulle nostre guance indicando lo sforzo eccessivo a cui ci siamo sottoposti entrambi; per lui soprattutto usare ancora gli occhi deve essere massacrante, eppure li ha aperti per guardarmi. 
Quando ci incrociamo con gli sguardi, sorrido dolcemente abbandonando ogni riserva e difesa. 
È un idiota, ma è il mio idiota. 
Sarà meglio ricordargli che se vuole stare con me, deve iniziare a prendersi un po’ cura di sé altrimenti non andremo mai d’accordo e già così sarà dura, visto come siamo incompatibili. Anche se... beh, sulle cose importanti siamo d’accordo, a quanto pare. 
Con fatica mi sollevo tirando le ginocchia sotto di me, senza mai mollare la sua mano lo aiuto a tirarsi su. Lo appoggio ad una maceria più grande che ci nasconde e mi sistemo faticosamente davanti; gli prendo il viso fra le mani, la fronte alla sua. Siamo sfiniti ed ansimanti, qualsiasi cosa facciamo è un’enorme fatica, ma presto arriveranno a prendersi cura di noi e andrà meglio. 
Dobbiamo solo aspettare e non c’è ragione per non farlo insieme. 
Non mi vergogno di quel che provo, è solo che era difficile ammetterlo. 
Gen resta con gli occhi aperti anche se sicuramente soffre da matti per farlo, li incatena ai miei e vorrei dargli in qualche modo sollievo, ma non ne ho il potere, così gli dico quel che volevo dirgli per tutto il tempo. 
- Stupido idiota, voglio stare con te. Non ti voglio solo scopare, ok? 
Chiaro, semplice in modo che non fraintenda e che anche uno stupido come lui capisca. 
Gen registra quel che dico, poi un ghigno si forma sulle sue labbra. 
- Cazzo ce ne hai messo di tempo ad ammetterlo, eh? Pensavo di dover continuare a darti orgasmi uno dietro l’altro! Non che mi sarebbe dispiaciuto, mi sarei immolato per la causa, ma... 
Ed eccolo che ricomincia! Se non lo zittisco finisce che gli dò io il colpo di grazia e mi dispiacerebbe, dopo tutta la fatica che ho fatto per buttarmi. 
Ma penso di conoscere un sistema che non richiede violenza. 
Annullo la piccola distanza rimasta e lascio che le nostre labbra si incontrino. Subito il calore si irradia mentre ci intrecciamo e le lingue giocano insieme. 
Il mondo viene cancellato, il sapore del bacio è ferroso per via del sangue nelle nostre bocche, ma va bene così. È bello anche quello, ora. 

Ed è bello appoggiarmi a lui, spalla contro spalla, lasciare che la nuca scivoli su di lui come due amici, una coppia, qualcuno che si vuole bene e non è in rivalità e si odia. 
Non importa più cosa vedranno quando ci porteranno le cure. 
Sento già in avvicinamento i rumori degli elicotteri di soccorso, l’aria si alza. Ci troveranno così, uno appoggiato all’altro, gli occhi chiusi, lui forse col suo solito broncio perché è fatto così, io con un sorriso sereno di chi non ha più paura di niente e che non intende perdere un solo minuto della propria vita dietro a stupidaggini. 
Sembrava difficilissimo, fino a ieri; non credevo di poter fare questo passo e non volevo nemmeno ammettere di volerlo fare, ma credo che rischiare la vita ti faccia capire cos’è che conta e visto come siamo fatti, non poteva che succedere così. 
Dopo aver scampato la morte, dopo aver bisticciato per stronzate, senza troppi discorsi seri e profondi di mezzo. 
Alla fin fine era addirittura abbastanza facile, tutto sommato, no? Non ci serviva molto altro. Noi, due mani strette, un bacio, un contatto semplice, zero discorsi. 
Si dice che per ricominciare da capo con dei cambiamenti importanti, serva prima distruggere tutto; che il senso delle Apocalissi è questo. 
Forse vale anche per noi. 
Dovevamo distruggerci per accettare il cambiamento. 
Allora che sia. Sono pronto. 


NOTE: dopo di questa segue una fic conclusiva perché ci sta. In questa, sebbene fosse tutto incentrato sul loro rapporto e sui loro sentimenti, ho voluto inserire anche l’azione e la battaglia che fanno da cornice a ciò che provano. Come una sorta di metafora per quel che rappresenta per Gen e Soshiro ammettere ciò che provano uno per l’altro. Perché non si tratta solo di qualche scambio di piaceri fisico, ma di ben altro. Tuttavia questo lo approfondisco nella fic finale perché si cambia scenario, passando al post apocalisse. 
Ho usato un termine che nel manga non utilizzano per identificare la grande battaglia finale con Numero 9, ma visto che alla fine è stata più simile ad un Apocalisse kaiju, ho deciso di usare questo termine. 
La scena finale dove si cercano e si appoggiano uno all’altro è stata ispirata alle fan art (bellissime e non mie) trovate in rete.
Spero la fic sia stata godibile e decente. 
Alla prossima. Baci Akane