NOTE: piccola fic conclusiva della serie naruhoshi, mi sembrava giusto scrivere una sorta di dolce epilogo visto quanto l’abbiamo tirata lunga senza farli andare fino in fondo come meritavano. Adesso l’apocalisse kaiju narrata nel manga è finita, siamo nel lasso di tempo in cui si devono tutti curare e riprendere, Kafka dorme ancora, lentamente si ricomincia a ricostruire tutto. Come sempre le fan art che uso per il banner non sono mie ma trovate in rete, le uso solo per presentare meglio la fic e si adattano bene a ciò che ho scritto. Grazie a chi ha seguito fin qua, spero che la serie sia piaciuta anche se non aveva grosse pretese. Per seguirmi e sapere se pubblico ancora e su cosa scrivo, ho una pagina su FB. Alla prossima. Buona lettura. Baci Akane
Non so da quante ore stiamo qua stesi uno sull’altro ognuno a farsi i fatti propri, ma fondamentalmente insieme.
Lui gioca col suo coso portatile, la testa sulla mia spalla ed il mio torace; io invece leggo uno dei miei libricini portatili che tengo con una mano.
Di tanto in tanto Gen solleva il capo, si stira tutto come un gatto e si torce per darmi un bacio; io mi interrompo e glielo do tornando poi entrambi alle nostre attività tranquille.
Solo quando finisco il libro mi rendo conto che è tanto che siamo qua, visto che quando ci eravamo stesi l’avevo appena iniziato.
Wow! Ma quanto è passato esattamente?
Chiudo e poso il libro per poi stiracchiarmi e sbadigliare sentendomi anchilosato per la posizione mantenuta a lungo immobile.
Gen si lamenta dei miei movimenti e batte con la testa facendo una specie di miagolio infastidito che mi fa ridere.
- Siamo qua da ore. - faccio poi con un chiaro messaggio non molto fra le righe.
Gen mugola, ma non smette di giocare e non si sposta da me.
Io sospiro con pazienza.
- Ma non ti stufi?
Altro mugolio che non so come interpretare. Penso non mi stia nemmeno ascoltando.
Sospiro di nuovo, questa volta alzo gli occhi al cielo e scuoto la testa, poi con uno sbuffo lo spingo rotolando via di lato. Gen si lamenta di nuovo con un verso, poi senza staccare gli occhi dal gioco né fermarsi, si tira su a sedere ed incrocia le gambe rimanendo al centro del letto a giocare come se io non avessi fatto nulla, completamente assorbito da quella roba.
Lanciandogli un’occhiata inceneritrice, vado al bagno augurandomi che si dia una svegliata per quando torno.
Possibile che non abbia nemmeno bisogno di fare pipì?
Uscito dal bagno me lo ritrovo esattamente come l’ho lasciato e scoccandogli l’ennesima occhiata infastidita, lo fisso con le mani ai fianchi cercando di capire come fare con lui.
Insomma, lo prendo a calci finché non lo scaravento giù dal letto, inizio a spalancare le finestre della camera creandogli disturbo oppure semplicemente me ne vado?
In tutti e tre i casi penso che non otterrei molto.
Ormai ci siamo fisicamente ripresi abbastanza, le ferite esteriori sono quasi completamente guarite e la stanchezza fisica è uno strascico che migliora di giorno in giorno.
Più che altro manca la voglia di fare qualcosa di diverso dallo stare chiusi in camera da soli.
Da quando la grande battaglia è finita e là fuori stanno ricostruendo tutto, è come se noi avessimo appeso le armi al chiodo per andare in pausa. Non ci siamo ritirati, ma abbiamo bisogno di isolarci. Ovviamente lo facciamo insieme.
Da quando ci siamo messi insieme le cose vanno sorprendentemente bene; avevo dubbi, ma alla fine abbiamo mantenuto più o meno la stessa vita di prima, solo che la facciamo insieme. Nessuno dei due è cambiato per l’altro, penso che ci odieremmo se dovessimo farlo. Solo che dopo qualche giorno così, io ora sento il bisogno di fare altro. Tornare alla vita. Riattivarmi. Peccato che questo qui sembra capace di stare così a giocare sia con il suo affare che con me a letto, anche per tutto il giorno sette su sette.
Questo continua ad ignorarmi, se io ora mi mettessi di nuovo sul letto lui si limiterebbe a stendersi su di me e continuare quel che sta facendo da ore.
Ok, vediamo se la vinco io questa sfida.
Senza esitare mi avvicino al letto e veloce come un ninja gli prendo il gioco di mano, a questo punto lui si allunga di scatto verso di me per riprenderselo, posando i piedi per terra, ma non ci arriva perché tengo il braccio alto e lui resta seduto.
Sto per allontanarmi per provare a farlo alzare dal letto, ma Gen riesce ad agguantarmi l’altro polso e mi tira su di sé. Per non cadere mi metto su di lui a cavalcioni, continuo a tenere il gioco in alto inarcandomi all’indietro; Gen si protende ancora cercando di prenderselo. Mi guarda con un misto fra lo shoccato e l’indispettito.
- Ehi, davvero? - brontola incapace di dire qualcosa di più articolato.
- Sì, davvero! - rispondo seccato. - Vuoi giocare anche con me o devo tornare a farmi desiderare come prima quando eri tu che mi inseguivi? Guarda che posso farlo, sai, ma se esco da quella porta avrai vita molto dura prima di toccarmi di nuovo!
Con questo ultimatum molto efficace e realista, Gen spalanca gli occhi e registra il senso di ciò che dico. È qua che capisce che forse è stato troppo tempo su quel dannato gioco ed alla fine smette di allungare la mano nel tentativo di riprenderselo e con: - Bastava dirlo che vuoi scopare! Pensavo volessi leggere!
- Ho finito di leggere da un sacco! Ora voglio scopare! Lo faccio con questo? Magari è meglio di te!
Così dicendo faccio per infilarmi il suo giochino portatile nei pantaloni, ma Gen ridendo me lo prende e lo lancia via impedendomi di fare cose strane.
- Non dire stronzate, non è meglio di me! - brontola afferrandomi per le natiche.
- Ah sì, vediamo... - poso le mani sulle sue spalle e lascio che i nostri visi tornino ad avvicinarsi, questa volta non per litigare o guardarci male e nemmeno per un bacio fugace fra un hobby e l’altro.
Sorrido malizioso alla stessa maniera in cui lo fa lui e tiro fuori la lingua, lasciando che me la prenda fra le labbra e la succhi iniziando a scavarmi con le dita fra le natiche.
Scava sotto i miei vestiti aderenti, per me non sono scomodi e so che a lui piace quando mi vesto così.
A quanto pare ha un debole per il mio corpo.
Con una certa soddisfazione iniziamo a giocare con le nostre bocche e le nostre lingue, le sue dita si introducono velocemente e prepotentemente in me facendomi inarcare di nuovo e sollevare il necessario sulle ginocchia per lasciargli più accesso.
Appena gioca con me nel modo in cui volevo facesse, mugolo contro la sua bocca che poi scende andando ad occuparsi del mio collo. Getto la testa all’indietro e gli circondo il capo con le braccia tenendomelo addosso.
Gen ride e mi morde i capezzoli attraverso la maglietta attillata che mostra quanto sono turgidi. Poi smette di penetrarmi con le dita e mi prende per la vita stretta gettandomi sul letto dietro di sé.
Ridendo rimbalzo lasciandolo fare, Gen in poco mi è sopra, ma prima di tornare ad avventarsi su di me come un animale affamato in procinto di divorare la sua preda, si alza e si spoglia frettolosamente. I suoi vestiti invece sono larghi e comodi e spariscono velocemente.
Quando mi sale sopra, la prima cosa che fa è strattonare via i miei pantaloni insieme ai boxer, poi solleva la maglia brutalmente che mi tolgo da solo.
Gen comincia dalle cosce mordicchiandole e succhiandole, ricoprendomi di segni. Quando raggiunge l’interno sensibile, mi scappano dei gemiti più simili ad urli imbarazzanti. Urli che diventano sospiri ed incitamenti quando si avventa sul mio inguine.
Mi succhia l’erezione senza esitare facendomi sentire il mio corpo come non mai, una sensazione ormai familiare a cui non sono ancora abituato del tutto, di cui sicuramente non sono stufo.
Mi inarco e gemo accompagnando la sua testa sul mio inguine, Gen mi porta vicino all’orgasmo fermandosi poco prima della liberazione. Mi alza brutalmente le gambe e si immerge sotto, riprendendo l’attività di prima ma questa volta con la bocca e la lingua che alterna alle dita.
Quando lo fa, i brividi brutalmente sospesi tornano a strisciare ovunque ed aumenta tutto d’intensità, finché mi aggrappo al lenzuolo sotto con la sensazione netta di stare per impazzire.
- Gen, non ce la faccio... - mormoro preda di un piacere che devo assolutamente sfogare.
Lo sento ridere sulla mia pelle, mi morde di nuovo l’interno coscia tornando a farmi squittire senza controllo e finalmente sua maestà si decide a posizionarsi sopra di me, mi schiaccia col suo corpo possente e ruvido di cicatrici, ma caldo e forte. Si indirizza nel mio ingresso, mi cerca le labbra, me le lecca volgarmente ed io ricambio alla stessa maniera, senza farci caso. Quando le nostre lingue si trovano distrattamente, ansimanti, vibranti, Gen con un colpo secco e deciso entra. Gli basta una sola spinta ben fatta ed è dentro già per metà.
Affondo le dita sulle sue spalle e lo tiro a me, con la seconda spinta è dentro del tutto ed inizia a muoversi. Avvinghio le gambe intorno alle sue, spingo la nuca sul cuscino e mi abbandono al piacere che cresce d’intensità così come i nostri corpi si fondono e si muovono uno nell’altro. Ad ogni spinta va più a fondo e più veloce, mano a mano ci perdiamo sempre più fino a che la mia bocca si muove da sola, incitandolo.
- Dai... dai così... ti prego non fermarti... non fermarti o muoio...
Con un ghigno rallenta per farsi guardare, così apro gli occhi stralunato senza capire che diavolo abbia proprio ora.
- Ehi, razza di idiota, non morirai!
Riderei se non l’avessi dentro; mi ha ritorto contro la frase con cui qualche giorno fa, nel campo di battaglia, l’ho rimesso in riga mentre faceva il melodrammatico.
Per fortuna però Gen torna a muoversi e non mi permette di replicare, perciò scuoto il capo e con un: - Fanculo. - fra i gemiti, lui annuisce e sibilando uno sbruffone: - Ok! - torna a muoversi più intensamente e veloce, fino a che non vedo di nuovo un’esplosione atomica indefinita che mi sconnette.
Solo io e lui, non c’è più nient’altro. Io e lui e basta.
Non credevo, ma la verità è che è così facile stare insieme, così incredibilmente facile...
Non glielo dirò, ma oggi se sono felice penso sia anche merito suo. Però figurati, non uscirà mai niente del genere dalla mia bocca. Mai.
*Gen*
Il mio corpo viene risucchiato dal suo che mi ipnotizza.
Ogni cosa aumenta ed anche se volessi non potrei più fermarmi.
Adoro il suo corpo, adoro il suo viso, tranne il suo taglio a scodella che mi irrita.
Adoro tutto di lui ed adoro come riesce a strapparmi da me stesso e dai miei tunnel solitari. È il mio contatto con la realtà, come una connessione internet che mi connette con il web. Lui lo è con la realtà.
Aumento le spinte lasciandomi completamente andare, non ho altri desideri che lui, il suo corpo e il suo piacere. Quando i suoi gemiti si fondono ai miei e la stanza è piena dei nostri nomi chiamati ed implorati, lo sento esplodermi sulla pancia.
Lo sperma bollente schizza sulla nostra pelle che si strofina mentre me lo scopo, le sue dita affondano sulle mie spalle già piene di cicatrici, ma amo che a quelle delle battaglie ci siano anche i suoi graffi di passione.
Guardandolo preda del suo orgasmo, così abbandonato al piacere più intenso, ansimante, sudato e spettinato, affondo di più e vengo pure io tendendomi e tremando. Ogni muscolo è allo spasmo e i miei occhi sono inchiodati al suo viso.
Mi riempio di lui come se dovessi fare il pieno e mentre lo guardo godendo a pieno in ogni senso, sia fisico che mentale, le sue mani smettono di tremare e mi carezza dolcemente sulla nuca. I suoi occhi si schiudono e mi guardano con tenerezza. Infine, dalla sua bocca scappa qualcosa che ormai, dopo il sesso, gli scappa sempre.
Ma non credo se ne accorga.
- Ti amo Gen. Sono felice con te, Dio sono così felice...
Sorrido sciogliendomi emotivamente e fisicamente, mi abbandono su di lui sfinito, ansimante. Le sue mani mi carezzano mentre sprofondo col viso sul suo petto pulsante e bollente, mi abbraccia come per non farmi scappare. È possessivo e dolce insieme, che bella combinazione.
- Ti amo anche io. - ammetto. Tanto lo so che in questi momenti non è veramente in sé, perché poi al di là degli orgasmi non me lo dice mai. È dolce a modo suo, anche se non in modo stucchevole, però non mi riempie di dichiarazioni o frasi svenevoli. Non credo sarebbe da noi, anche se in realtà siamo parecchio presi. Cazzo lo siamo molto.
Lascio che il silenzio torni a calare fra noi, mentre ci culliamo con le nostre dita che ci carezzano.
Siamo ancora deboli nonostante le cure siano state incredibilmente buone, ma lo vediamo da come crolliamo subito dopo un orgasmo.
Quasi non facciamo altro. Usciamo poco dalla camera se non per cose ultra necessarie, poi per il resto ci diamo per malati ed irreperibili. Penso che abbiamo ancora poca autonomia in questo senso, sanno che eravamo molto debilitati e siamo stati entrambi feriti seriamente, ma sanno quanto ci si mette a guarire ed avranno ormai bisogno di noi. Specie di lui, sicuramente una mente più utile alla riorganizzazione e alla ricostruzione della mia adatta prevalentemente alla distruzione e al massacro. Se c’è da architettare un piano di guerra nessuno è meglio di me, anche se Soshiro avrebbe da ridire, ma se c’è da risistemare tutto lui è il migliore.
Lo guardo dormire mentre si gira sul fianco sfinito, mi sistemo a pancia in giù e lo guardo assorto, una mano gli carezza i capelli e scende sul collo, sulla spalla, sul braccio. Potrei stare così per sempre.
Stiamo così letteralmente da non so quanto, ormai, ho perso la cognizione del tempo, mi sembra tutto uguale, ma visto che è bellissimo non sento la necessità di cambiare.
Dormo poco, per la verità, ma riposo tanto. Il mio riposo, il mio modo di riprendermi, è guardarlo dormire.
Lo facevo anche prima della fottuta apocalisse kaiju, quando abbiamo avuto quelle due volte insieme.
Deve essere un mio feticismo.
Per fortuna mi hanno curato subito la vista, ho avuto qualche giorno di panico ed incertezza, ma in quel periodo è andato tutto bene perché Soshiro non mi ha lasciato nemmeno un secondo.
Mi trascinava in giro per la camera e la base tenendomi per mano, mi faceva le cose che non riuscivo da solo e mi è quasi dispiaciuto quando mi hanno tolto le bende e mi hanno ridato il permesso di vedere.
Avevo paura.
Per un momento ho avuto davvero il terrore di non poterlo rivedere. Non era tanto per l’uso degli occhi kaiju, ora che li può usare anche la mia stupida allieva non mi ritengo così indispensabile, anche se so che nessuno è ancora al mio livello.
Però avevo paura di non poter rivedere Soshiro.
Saremmo stati insieme comunque, ma la vista è il mio senso e se l’avessi perso sarebbe stata dura.
Mi riempio di lui e della sua immagine addormentata al mio fianco che non do per scontato.
Non voglio più isolarmi dal mondo e disconnettermi come facevo prima, adesso voglio rimanere connesso a lui e tramite lui al resto. Perché è come se vedessi le cose attraverso lui e quel che percepisco, mi sembra sorprendentemente interessante.
Chissà dove possiamo arrivare, ora? In battaglia insieme è stato incredibilmente bello e non vedo l’ora di provare un sacco di nuove esperienze con lui.
Mentre penso a tutte queste cose, Soshiro si muove e nel sonno che l’ha già preso in un attimo, mi cerca. Mi trova e mi abbraccia stringendomi come fossi il suo secondo cuscino. Sorrido e ricambio l’abbraccio rilassandomi.
Io e lui insieme non l’avrei mai detto, ma ora guai a chi me lo toglierà.