NOTE: è una fic di getto lestappen sull’ultimo GP di Miami, perché abbiamo avuto di nuovo i nostri due cuoricini riuniti davanti a tutti (perché si sa che in privato sono più che uniti, ma siamo noi che li vogliamo vedere!) e ho avuto questa visione di Charles che si trascinava fino a Max in cerca di sopravvivenza, così l’ho scritta velocemente. Spero che ci faccia sorridere noi dal cuore infranto. 
Charles ha bisogno di un esorcismo. 
POV di Charles, fic breve, non collocata in altre serie. Buona lettura. Baci Akane

INCIPT: “Ma evidentemente il Cielo continua a punirmi perché mi ha dato la bellezza, il talento e l’amore della mia vita, non poteva anche darmi il successo, no?”
L’amore della sua vita è ovviamente Max, che si occupa di Charles quando gli piomba in stanza, sporco e disperato per il finale del GP di Miami. 

LA LUCE DEI SUOI OCCHI

lestappen

Il senso di pesantezza mi impedisce pure di camminare bene, è come se i piedi fossero di piombo e per andare avanti li devo trascinare. 
Ed in effetti è questo che faccio. 
Mi trascino.
È la cosa più faticosa che abbia fatto in questa intera settimana. Mi sembra di camminare a gravità 100. 
La voglia di lasciarmi cadere a terra steso a pancia in giù e non muovermi più è enorme, ma invece tiro fuori una forza di volontà–oltre che fisica–che non so da dove mi arrivi. Ma lo faccio. 
Tengo duro e vado avanti verso la meta. Lo faccio perché è una meta importante, so che non devo mollare, perché è essenziale che io arrivi al mio obiettivo. 
Me ne è rimasto uno e non lo mollerò, non manderò tutto a puttane, cazzo. 
Tieni duro Charles, ci sei quasi. 
Quando i membri del suo team mi vedono, non fanno nemmeno delle facce strane. O meglio, le facce strane le fanno, ma più per il mio aspetto terribile perché invece di andare a lavarmi, cambiarmi e andarmene da questo incubo, cragnoso, puzzolente, sudato e pietoso come sono, mi trascino stile zombie nei motorhome altrui e lo faccio come se fosse una cosa normale. 
In effetti lo è, non come lo sto facendo oggi, ma spesso mi hanno visto infilarmi nelle sue varie stanze in giro per il paddock e lui l’ha fatto con le mie, perciò non è strano quello quanto il modo in cui lo faccio. 
Nessuno mi dice niente, mi guardano spaventati e anche forse preoccupati, si fanno in parte ed io li ignoro fissando il corridoio dove so è la sua porta. 
Alla fine la raggiungo, mi appoggio sopra come un moribondo infetto che cerca un ultima spiaggia per sopravvivere. 
Con il palmo della mano batto sulla superficie e dopo un po’ lui mi apre. Per poco non gli cado addosso.
La mia meta è qua davanti a me, mi tiro su in tempo per evitare un notevole impatto con lui od il pavimento od entrambi. Max mi guarda esterrefatto, con la sua solita spiccata espressività che ora sembra dire ‘wow, amore mio, fai proprio schifo!’ 
E visto che la sua bocca non è famosa per essere filtrata dal cervello, me ne rende pure partecipe: - Wow, amore mio, fai proprio schifo! 
Io lo ignoro ed entro senza che mi inviti, Max si fa da parte e mi guarda trascinarmi verso il suo divano-letto-branda o quel che è. 
Qualcosa di sufficientemente comodo dove stendersi, ad ogni modo. 
Mi fermo prima di buttarmici, guardo il divano poi guardo Max con aria implorante e lui, senza dire nulla, sospira e ridacchia insieme e si siede sotto mio esplicito e supplichevole invito. 
Si è appena fatto la doccia ed è pulito, profumato ed ancora umido, non quell’umido appiccicoso fastidioso che c’è fuori da qui. Quel bell’umido che ti fa venire voglia di appiccicarti tu a lui di tua iniziativa. 
Indossa solo la parte inferiore, i suoi soliti jeans aderenti; la maglia non ha fatto in tempo ad indossarla. Appena si siede, mi butto letteralmente a pancia in giù sul divano, facendo finire la faccia sulle sue comode cosce.
Lui mi accoglie senza fiatare, nonostante le mie condizioni oscene. La tuta da corsa abbassata che a momenti perdo per strada, la maglia aderente di sotto tutta appiccicata e madida di sudore, lo stesso che permea i miei capelli schifosi ed ogni porzione di pelle che non è coperta da qualche stoffa sporca. 
Ma lui mi lascia rimanere, mi lascia sporcarlo e, per di più, mi carezza pure questi schifosissimi capelli che poco fa ha commentato con ribrezzo. 
Non sembra che l’aspetto da cesso ambulante che ho ora gli impedisca di espletare i suoi compiti di fidanzato e questo, finalmente, mi dona il primo sollievo della giornata e forse della settimana. 
Ieri ero felice delle qualifiche, eravamo secondo e terzo, è stato bello; per poco non ho sfiorato la prima fila, ma ero consapevole che sarebbe stato inutile pure la pole. 
Finché la macchina è tecnicamente inferiore alla Mercedes di Kimi, posso fare i miracoli che voglio in qualifica. Per di più questo stronzo sotto di me si è svegliato, finalmente. E non commento le McLaren.
È stata bella la partenza, però. Una bella soddisfazione battere entrambi, ma sapevo che avrei potuto farlo. Le partenze sono il mio forte, è il resto che non lo è. 
È stato bello anche gareggiare di nuovo con lui, mi mancava molto. 
Pensando automaticamente a tutte le cose belle, ben poche, di questo weekend–che guarda caso sono tutte connesse a Maxie–torno lentamente e vagamente in me e con un mugolio depresso, comunico ciò che ero venuto a dirgli. 
- Hanno finito con me, ora tocca a te e George. - Max fa un cenno di risatina; anche se non lo vedo per la posizione in cui sono, so che lo fa. 
- E dovevi dirmelo di persona? - alzo le spalle. - Sei andato anche da George a dirglielo così? - aggiunge con ironia. 
Nemmeno gli rispondo. 
- Venti secondi perché ho tagliato le curve dopo il testacoda. Secondo loro sono state manovre non in sicurezza che potevo evitare e che mi hanno dato dei vantaggi. Non si sa bene su chi, onestamente, ma tant’è che questa è la loro decisione. 
Spiego tutto quel che mi hanno detto di persona; normalmente non è necessario essere presenti fisicamente davanti a loro quando danno i loro fottuti verdetti, li danno anche se sei a chilometri di distanza sul tuo aereo, ma se sei ancora nel paddock ti danno il documento in mano e te lo spiegano con le loro facce di merda. Suppongo che a Max freghi meno di zero, mentre a George importa sicuramente di più visto che ci sono dei punti in palio a cui tiene, ma a prescindere non è che si deve per forza andare da loro. 
So che Max non era ancora qua a bighellonare per la commissione, ma per me ed io ero qua a bighellonare per la commissione, nella vaga speranza di avere almeno mezza gioia, in questa giornata di merda. Ma evidentemente il Cielo continua a punirmi perché mi ha dato la bellezza, il talento e l’amore della mia vita, non poteva anche darmi il successo, no? 
Max continua a carezzarmi dove sono sporco e non mi manda via, tira fuori una tale pazienza e dolcezza che fanno da innesco al contrario ed invece di attivarmi e farmi infuriare, mi disattiva e mi calma. 
- Va bene, era una gara strana, doveva succedere qualcosa a tutti per forza. 
- Tutti. Solo tu ed io! - beh, ci sarebbe anche George, ma...
- Appunto! Tutti, no? 
A questa sua battuta, il sorriso torna faticosamente sulle mie labbra. 
- Sicuramente i più importanti! - aggiunge. 
Tiro infuori il labbro inferiore facendo il broncio e finalmente mi sfogo. O meglio, mi lagno. Che poi era il motivo principale per cui ero venuto, oltre che per le sue coccole. 
- Sono stato un idiota, come cazzo si fa a perdere il controllo della macchina nel momento cruciale? L’ultimo giro, cazzo! È assurdo! Forse non avrei ripreso la terza posizione, ma almeno ero in quarta! È ridicolo, cazzo! Sono proprio un imbecille! 
- Sì, è proprio ridicolo! - fa lui con tono sostenuto. Mi aggrotto, sta per tirare fuori la sfuriata, perciò non replico e aspetto e lui, puntuale, spara. - è ridicolo che ti colpevolizzi quando è chiaro che non hai colpa. Un pilota esperto e di talento non si mette a fare testacoda così a caso, mai! Specie nell’ultimo giro! Che cazzo ti metti a prenderti colpe che non hai? Fra l’altro ti hanno fatto il cambio gomme troppo presto, Oscar non ti avrebbe superato se l’avessi fatto dopo! - ok, quest’ultima cosa è vera. Sul resto dissento. 
Max odia quando lo faccio, io tendo a farlo da quando sono stato compagno di Seb: aveva questa tendenza di prendersi le colpe anche se non erano sempre sue. Credo che i piloti debbano fare da parafulmine. Non sempre, ci sono dei limiti, ma in questo caso...
- Beh, non hanno rilevato problemi alla macchina, non c’è una spiegazione tecnica, perciò sono stato io! - rispondo logico rimanendo comunque steso sulle sue gambe a pancia in giù. 
Lui continua a carezzarmi, anche se a volte sembrano più schiaffi sulla nuca quelli che mi dà.
- Sì, ma se non rilevano nulla non significa che non ci sia un cazzo di problema! Significa solo che non lo trovano! Stai scherzando, Charlie? Eri solo in quel momento, non ti si è aperta l’ala, ho capito bene? - fa concitato. Io annuisco. - E subito dopo tu fai un testacoda totalmente da solo senza fare nulla di strano per innescarlo. Dal nulla. 
In seguito la macchina ha subito dei danni e perso potenza perché è una fottuta ibrida di merda e quello è la sola cosa dolorosamente normale della mia gara. Purtroppo è il prima che non lo è. 
- Ma non sembrano esserci problemi con l’ala o quant’altro. 
- Sembra. - sottolinea lui. A momenti mi prende i capelli e me li tira. Prima che lo faccia, mi tiro su issandomi faticosamente sulle braccia, gattono sopra di lui e mi siedo sulle sue gambe come una principessa sul suo principe, non ho la forza nemmeno di mettermi a cavallo. 
Lui mi accompagna e mi tiene per i fianchi. In questa posizione posso ammirare il torace allenato di Maxie, i suoi pettorali che ora sono da sogno e la sua pelle golosamente lattea. Amo il suo biancore. 
Questo mi rilassa, mentre il suo fastidio mi diverte. 
Ok mi ha riportato in qua. È unico, solo lui ci poteva riuscire. 
Piego la testa e faccio un sorrisino ironico. 
- Tu non sei obiettivo, mi ami e mi difenderai per partito preso sempre in ogni circostanza. 
- No, TU non sei obiettivo con te stesso. Sei sempre negativo e severo. 
- Non significa che ho torto.
- Ma nemmeno che hai ragione! Hai una macchina incompleta, Charles! È un fatto! 
- Ed è un fatto che sono responsabile di quel testacoda! 
- I miei coglioni sono un fatto! La tua responsabilità è un’opinione! Mi hai superato diverse volte, oggi, e sei sempre stato grandioso e perfetto! 
- Ma lì non lo sono stato! 
- La macchina non ha retto le tue manovre vincenti, è diverso! Con una Mercede ci saresti riuscito! 
- Con una Mercedes sarei in testa al mondiale! 
Discutiamo senza farlo sul serio, non da parte mia per lo meno, finché Max, stufo delle mie stronzate, mi prende la faccia con una certa prepotenza che mi eccita e mi chiude la bocca con la sua. 
Lo adoro! È così rude, quando si arrabbia con me. Ogni tanto lo stuzzico apposta! 
Appena le nostre labbra si fondono e ci baciamo come si deve, lo stress della gara e del mio errore, che per me resta tale a prescindere, svaniscono e passano in secondo piano. In primo c’è lui, la sua bocca, i suoi pettorali sotto le mie dita e la sua pelle liscia e profumata. 
- Ehi... - faccio ancora sulla sua bocca. Lui seccato dell’interruzione, mi guarda aggrottato a questa super vicinanza. 
- Mm? 
- È stato bellissimo oggi gareggiare contro di te! 
Lo dico con un sorriso sincero, gli occhi mi brillano e appena realizza cosa ho detto, brilla anche lui calmandosi. 
- Stupendo. - fa tornando a baciarmi. - Mi mancava da matti! - un altro bacio.
- Anche a me. - rispondo proseguendo l’attività preferita. 
Mi può anche andare tutto storto, e con tutto intendo proprio tutto, ma finché ho lui so che avrò sempre un modo per risalire. 
Pensandolo, lo abbraccio mentre lo bacio, ma subito Max mi respinge con una smorfia ed un lamento che interrompe l’attività di bocca. 
- Charlie fila a lavarti o non azzardarti a toccarmi oltre. Ci sono dei limiti, puzzi come un cavallo. Ti amo, ma usa la mia doccia, ti prego! 
A questo rido di gusto e gli prendo le guance con le dita pizzicandogliele. 
- Sai, non ricordo più come si fa... mi sa che dovrai darmi una mano a lavarmi! 
E da come ride mi sa che mi aiuterà anche in questo! 


NOTE: come sempre la traduco in inglese io stessa, arriva in giornata. Quando ne avrò ne farò altri di estratti così su di loro. E comunque il titolo è perché se guardate le foto lestappen della gara si evince questo semplice fatto: Max è la luce degli occhi di Charles. Per sapere quando li pubblico c’è la mia pagina su FB. Alla prossima. Baci Akane.