NOTE: altra fic della serie landoscar ‘Tu mi completi’, sempre stagione 2025. Abu Dhabi, il famoso 7 dicembre, quel giorno qualcosa cambia sia in loro che fra di loro, bisogna vedere se in meglio od in peggio, come colpirà i due protagonisti e se riusciranno a ritrovarsi nonostante tutto quel che è successo. Puoi credere di sapere cos’è meglio e come sarà qualcosa, ma alla fine la realtà è sempre molto diversa. Ora, Lando ed Oscar, sono dentro quella realtà a lungo immaginata. Cosa sarà di loro e della loro relazione? Riusciranno a ritrovarsi e a tornare insieme? Ancora due fic per finire la serie (che, ribadisco, è già scritta e conclusa). Alla prossima. Baci Akane
7 DICEMBRE 2025
*Lando*
Rivederlo ad Abu Dhabi è stato come un colpo all’anima. Ho capito quel modo di dire solo quando ho rivisto Oscar in hotel e poi giù nel paddock.
Ovviamente ci hanno fatto fare la press insieme a Max, ovviamente ci hanno fatto le domande che tutti si aspettavano, ma non sono state quelle a scatenare quel ‘colpo all’anima’, l’ho sentito appena l’ho visto in hotel, quando mi ha sorriso. Prima di quel momento avevo temuto che se mi avesse visto, non avrebbe più sorriso come prima.
Poi come se mi percepisse, perché ero in uno straordinario silenzio, si è voltato, mi ha notato e mi ha sorriso con una tale dolcezza che ho pensato di essermi perso un pezzo. Ci eravamo rimessi insieme e l’avevo dimenticato perché ora sono pure pazzo?
L’ho inevitabilmente pensato.
Poi però ha ripreso a comportarsi come in Qatar. Teso, rigido, trattenuto. Limitava i contatti con me ed anche gli scambi, però continuava ad essere un libro aperto e a farmi leggere quello sforzo nel comportarsi così con me perché pensava fosse meglio per lui, ma nella realtà, dentro di sé, soffriva. Non voleva stare così divisi, ma una volta che prende una decisione non lo smuovi, così è rimasto ed io l’ho rispettato.
Perché se avesse voluto, gli sarebbe bastato uno schiocco di dita per convincermi a tornare con lui subito.
Ma la mia prova di forza è andata avanti e anche dopo, in tutte le conferenze che abbiamo fatto. Sia quando eravamo seduti vicini che poi quando eravamo seduti lontani, gli scambi di sguardi fra noi che scappavano in seguito a qualche domanda provocatoria, erano inequivocabili. E dire che cercavo pure di controllarmi. Cercavo, senza riuscirci, perché il controllo non è una di quelle cose su cui ho lavorato con successo.
Ho lavorato tanto sulla concentrazione e sul rimanere positivo ed ottimista, sul vedere le cose buone di me e non fissarmi su quelle brutte che non vanno. Ma il controllo di me stesso no, non abbiamo avuto tempo.
Penso si sia visto, ma non ci potevo fare nulla.
Mi bastava guardarlo negli occhi per perdermi e desiderare ardentemente di poterlo toccare, con quella mano appoggiata sul bracciolo a pochi centimetri da lui. Ma l’ho stretta a pugno per impedirmi di farlo. È stato così difficile, così fottutamente duro, anche se alla fine ci sono riuscito.
È solo che mi è sembrato di mettere tutte le mie forze sul non fare con Oscar esattamente ciò che volevo. Specie perché lui mi dava segnali evidenti: mi guardava con la sua solita dolcezza e desiderio.
Mi vuole esattamente come due, tre settimane fa, come mi ha voluto per tutto l’anno, sempre.
Sapere che mi vuole quanto lo voglio io e non poterci toccare, è una dannata tortura. Se lui mi ignorasse, mi odiasse, ce l’avesse con me, facesse lo stronzo, sarebbe facile. Ma così è dannatamente impossibile. Però devo. Devo farlo.
Non ho scelta. È una di quelle cose che o fai così o fai così, perciò anche se è dura vado avanti cercando di concentrarmi sulla gara.
Mi basta una terza posizione, domani. Parto secondo. Ce la posso fare.
Max sicuramente vincerà la gara, su questo non ho dubbi, Oscar tenterà di superarmi per fare la gara migliore possibile, considerando che ora come ora è Max quello più forte.
Io devo solo concentrarmi sul mantenere la terza posizione. So che andrà così. È una di quelle cose già scritte, ovvie. Non sono inferiore ad Oscar, né per macchina, né per doti personali.
Fino a qualche mese fa lo credevo, ero convinto che Oscar fosse semplicemente più forte di me e forse è stato questo ad inabissarmi.
Adesso so che sono bravo anche io e che siamo sullo stesso livello, abbiamo esattamente le stesse possibilità, solo che io la crisi l’ho avuta prima di lui ed ho avuto tempo di riprendermi e lui no, ha avuto un pessimo tempismo, ma non è colpa di nessuno. Questo non significa che uno sia migliore dell’altro.
Solo che sono sicuro che mi supererà perché lui corre per una prima posizione impossibile, io per una terza. È così, di fatto.
Non mi farò mai superare da George o Charles o chicchessia, ma già prevedo la gara che sarà.
E se andrà davvero così come penso, sarò campione del mondo, ma mi costringo con tutte le forze residue, scarse ovviamente, a non pensarci.
Potrebbe succedere di tutto.
Ricordo perfettamente il 2010, come non ricordarlo? Avevo 11 anni, ero piccolo e già seguivo come un matto la F1. Quando Seb faceva la sua impresa io lo ricordo come fosse ora. Ha fatto sognare tutto il mondo.
Il terzo che va a vincere il mondiale? Il suo primo? Così giovane, per giunta?
Una favola.
Ma è un fantasma che aleggia su di noi, di cui nessuno osa parlare. In quella gara è stata possibile la sua vittoria perché è successo di tutto e di tutto può succedere anche domani.
Cerco di concentrarmi sulla gara e su tutti gli scenari, perché per me ora è meglio pensare alle catastrofi di F1 che potrebbero portarmi via il titolo, piuttosto che ricordarmi che Oscar è qualche camera più in là e che potrei infilarmi nel suo letto per perdermi in lui come desidero da matti.
Per cui penso a tutti i modi in cui domani potrei perdere il mondiale, perché mi fa meno male di pensare ad Oscar.
Domani è finalmente il 7 dicembre. Domani, in qualche modo, finirà tutto. Finalmente. Dio, non ne posso più.
*Oscar*
Non credevo fosse così difficile. Pensavo fosse l’unica soluzione e che una volta presa quella scelta, una volta tornato a quello stadio precedente, sarebbe tornato tutto a posto.
Vado bene. Non posso dire che non vado bene. Corro molto meglio senza Lando come amante, ma ogni volta che siamo insieme per qualche imposizione di F1 o McLaren, non riesco a controllarmi. La mia faccia si apre in dolci sorrisi spontanei, i miei occhi comunicano messaggi segreti che non so se sperare li colga o meno.
Cioè che domani si torna insieme, di tenere duro, di non smettere di crederci, di non arrendersi con me, di non pensare che sia finita. Che manterrò la mia promessa. Domani, dopo la gara, torneremo come prima.
Lo capirà, dai miei occhi?
Sono abbastanza espressivo?
Ma il punto è poi un altro, mentre mi allontano sistematicamente tutte le volte che finisco con le cose insieme a lui, specie dopo le qualifiche e la press.
Il punto è che pensavo di avere più controllo. Che sarebbe bastato bloccare il mio processo di cambiamento e tutto sarebbe andato bene. In parte ha funzionato, ma c’è qualcosa in me che non vuole saperne, invece, di collaborare.
Mi rigiro nel letto nervoso.
Io che mi lascio prendere dal nervoso? Non c’è mai stato un momento nella mia vita che sia successo. Sono sempre riuscito a razionalizzare qualsiasi cosa, specie le gare.
Inutile pensarci prima, solo scendendo in pista posso risolvere tutto. Invece ora mi giro e mi rigiro e all’ennesima, mi rendo conto che non centra nulla la F1. Non è per la gara di domani, che sto così e non riesco a dormire.
È Lando.
Leggo il suo terrore nei suoi occhi tutte le volte che ci guardiamo. Il terrore che sia finita, che ormai non si possa riaggiustare, che ci stiamo raccontando delle palle.
Perché mi guarda in subbuglio carico di emozioni meravigliose, speranza, paura, amore. E poi distoglie subito lo sguardo, lo abbassa e cerca di nasconderlo, ma ovviamente lo fa male perché non sa farlo veramente e mi mostra il suo terrore, la sua sofferenza.
Lo sto costringendo a crescere tutto d’un colpo, in un momento atroce. Dovrebbe pensare solo a vincere il mondiale, non a questo. Quanto sono egoista? Ma devo, devo o mi odierò ed allora sì che non riuscirò a tornare con lui, domani.
Se io non facessi tutto ciò che posso per provare a vincere, finché non è veramente matematicamente impossibile, mi odierei ed odierei lui. Lo faccio per noi.
Mi alzo dal letto imprecando. Non sono mai stato così, mai.
Non dormirò e domani mi scordo la gara della mia vita. Ho una responsabilità verso me stesso, devo risolvere questo problema o sarà un casino.
Esco dalla mia camera e cammino come un fantasma nel buio corridoio notturno di questo hotel lussuoso degli emirati arabi.
So perfettamente qual è la sua camera, mi fermo davanti alla sua e lì mi blocco. La fisso, i pugni stretti giù ai lati del mio corpo. Respiro a fondo, fisso la porta come fosse la mia nemica.
Busso o non busso? Che diavolo faccio? Che diavolo sto facendo?
Butterei tutto nel cesso e mi odierei comunque e rovinerei anche Lando, perché lo destabilizzerei troppo. In qualche modo sono sicuro che lo destabilizzerei. Ora lo sforzo inumano che sta facendo per rimanere separato da me e concentrato solo sulla gara, deve rimanere intatto.
Non bussare, Oscar.
Torna in camera. Non fare nulla. Domani finirà tutto, in qualsiasi modo finisca, l’importante è che finisca.
Così sospiro, scuoto la testa e stando male esattamente come prima, torno in camera.
Anche se forse, tutto sommato, mi sento meglio; me ne rendo conto mentre mi stendo di nuovo sotto le coperte.
Alla fine ho fatto la scelta giusta, non bussando alla sua porta.
Non so se qualcosa di quel che sto facendo alla fine servirà, domani in gara, ma sono sicuro che avrò la mia coscienza a posto e che non mi odierò per i tentativi mancati.
Domani finisce tutto. Domani è finalmente il maledetto 7 dicembre. Finalmente, domani questa tortura avrà fine.
Resisti solo fino a domani, Oscar.
*Lando*
Mi sveglio con l’ombra dei suoi piedi davanti alla porta e a quell’ombra, in quella fessura bassa sul pavimento, penso praticamente tutto il giorno. Specie quando lo vedo a colazione e poi dopo al grande ultimo briefing generale della McLaren, prima che ogni team vada per la propria strada.
Lancio uno sguardo significativo ad Oscar, uno sguardo che indica ‘so che eri tu.’
Ricordo come ad un certo punto ho aperto gli occhi sbuffando mentre cercavo di addormentarmi, quando poi ho visto un’ombra sotto la porta, da fuori la stanza. Quell’ombra erano due piedi. Ho trattenuto il fiato alzandomi sul gomito, il cuore in gola, la speranza alle stelle. Ero pronto a gettare tutti gli sforzi nel cesso e correre fra le tue braccia, Oscar. So che eri tu.
Sarebbe stata un’idiozia e tu non fai idiozie, ma per un cazzo di momento ci ho sperato, aspettavo il tuo bussare e quando poi te ne sei andato, mi sono precipitato istintivamente alla porta.
Era la scelta giusta, andarsene e non fare nulla, ma sono uscito come un uragano nella speranza di fermarti, ma eri già sparito nella tua camera.
Mi sono fermato.
Ovviamente era la cosa giusta, lo sapevo, ma cazzo, quanto faceva male.
Vorrei dirgli che l’ho visto, ma la mia bocca resta cucita e lui ricambia il mio sguardo con un altro che sembra scusarsi per non aver trovato il coraggio di entrare.
Come diavolo faremo a tornare insieme come niente? Quel che stiamo passando non è atroce? O forse sono io che ingigantisco tutto ciò che provo e vivo perché sono il solito stupido idiota emotivo impulsivo del cazzo?
Tutti i difetti li ho io.
No Lando, fermati, così ti fai solo del male.
Hai una gara. L’ultima. Quella che farà finire tutto.
Sì, finirà tutto, nel bene o nel male.
Ma poi? Poi cosa resterà di noi due? Ci sarà ancora un noi o ci stiamo solo illudendo?
La realtà supera sempre la fantasia, specie perché non avevo mai osato immaginarmi vincere.
Nel momento in cui passo il traguardo come terzo - con Charles che mi ha tallonato per gran parte della gara facendomi cagare in mano, quello stronzo voleva consegnare il mondiale al suo ragazzo, maledetto, e per poco non ci è pure riuscito - tutto sparisce.
Tutto sfuma.
Il mio cervello si spegne, non c’è più un briciolo di razionalità, ogni capacità residua di pensiero viene cancellata e resta solo l’emozione, la gioia e le lacrime.
Lacrime come fiumi. Non riesco a smettere di piangere, di gridare e di esultare. Sono istinto, emozioni e cuore. Non ho un solo freno, non capisco che succede, so solo che non sono mai stato così felice.
Sono campione del mondo di F1, il mio sogno di bambino si è realizzato.
Mentre esulto e piango, i flash di quando non credevo di potercela fare, riesumano in me ricordandomi quanto io non abbia mai creduto in me, quanto non abbia mai creduto di potercela fare se non nell’ultimo periodo, quando sono riuscito a correre libero e sereno e senza sbagliare.
Ho sempre creduto che il mio ADHD mi avrebbe impedito di raggiungere gli obiettivi importanti e di non essere poi così dotato, non al livello di Max, Lewis, Seb e chiunque abbia vinto un mondiale. Mentre tutti intorno a me mi dicevano che invece il talento era quello, io pensavo che si sbagliavano.
Le cose belle succedono agli altri, io non riesco a rimanere concentrato, ho un difetto troppo grave per uno che vuole vincere un mondiale. I mondiali si vincono rimanendo perfetti per 24 gare ed ogni gara si corre in due giorni per le qualifiche.
Invece ci sono riuscito. A modo mio, senza quella perfezione costante. Senza la perfezione in generale. So di non essere stato al livello dei grandi campioni, ma in qualche modo ci sono riuscito. Sono tornato quando mi ero perso e sono risalito dalla merda in cui ero sprofondato e non ho vinto come un grande campione perfetto, ho vinto a modo mio, guidando pieno di errori ed imperfezioni. Ho vinto facendo cagate. Cadendo e rialzandomi. Chiedendo aiuto alla squadra, a psicologi, alla famiglia, agli amici, chiedendo aiuto a tutti e tutti mi hanno aiutato. Non ho vinto io, hanno vinto in tanti, ma chi devo ringraziare, chi devo ringraziare veramente, ora, è uno solo.
Oscar si materializza davanti a me, io ho ancora il casco addosso e dentro sono in un mare di lacrime.
Lui invece si è già tolto tutto.
Mi viene incontro, mi sorride in quel suo modo così particolare, una percentuale di dispiacere, una di congratulazioni, una di dolcezza ed una di mistero.
Evade il mio sguardo, aiutato dal casco che ho addosso, ed in questo momento non posso fare di meglio. Ma questo abbraccio mi riporta alla realtà e mi ricorda quello che avevo tanto aspettato in queste ultime settimane d’inferno.
Lui. Noi. Certo ora non è il momento, e forse è meglio che io abbia il casco perché se non l’avessi avuto penso che avrei combinato una delle mie.
Ma io non dimentico che oggi è il 7 e che questa era l’ultima gara e che la promessa era di restare separati solo fino ad ora.
Non lo dimentico.
E non dimentico che il merito per il mio ritorno ed il mio miglioramento è solo suo. Perché è stato per raggiungere lui, che ho cercato tutti i modi per farcela. Ispirato da lui, dalla sua perfezione come pilota.
Se non fosse stato per lui che mi superava e che era così assolutamente perfetto e così eccezionale, io non avrei mai cercato di migliorarmi, non avrei mai cercato aiuto, non sarei mai risalito. Sarei semplicemente sprofondato nella mia depressione. Ma era per sentirmi meritevole di lui, di essere il suo compagno sia di vita che di squadra, per poterlo superare di nuovo e per sentirmi degno di stargli vicino. Oscar mi ha ispirato in mille modi e lo amo ed ora posso tornare con lui e non voglio saperne di rimanere separato.
Ma fermo Lando, fermo.
Lui ora sta male.
Quella percentuale di mistero che gli hai letto prima e che torna ora mentre state insieme nella cooldown room, è questo.
È sofferenza.
Ci sta male e sta cercando di nasconderlo e trattenerlo per fare ciò che deve fare e per non mostrarsi sofferente in pubblico, perché guai, chissà che succede poi.
Non vuole che si sappia, ma io lo vedo adesso che sono più calmo e che ho smesso di fare il pazzo in giro.
Oscar sta male e sta male comunque per colpa mia, perché ho vinto un mondiale che per un pezzo è stato suo. Sono io ad avergli fatto male. Io il responsabile del suo dolore.
Non puoi pretendere che per lui sia come nulla, tutto cancellato e superato. Che ora torni con te, che vi abbracciate, vi baciate e trombate. Non puoi pretendere una cosa simile. Toglitelo dalla testa.
Sii razionale, Lando. Cerca, almeno.
Lo guardo e vedo che non ha segreti per me, non ne ha perché è diverso da prima. Anche lui è cambiato ed il cambiamento non lo blocchi, può solo proseguire, una volta che si innesca. Non lo fermi, non lo ignori, non lo controlli. Il cambiamento lo abbracci.
E se quel cambiamento lo porterà ad odiarmi e a non volerne più sapere di me?
Oscar ha qualcosa, lo conosco bene. So perfettamente che ha qualcosa. A partire dal fatto che non mi ha cercato, non ha fatto nulla per rimanere un momento solo con me, si è sempre attaccato a qualcuno che ci impedisse di aver un momento per noi.
Mentre l’adrenalina scivola per lasciare il posto al mio cervello di ragionare, mi rendo conto che mi sta evitando anche se poi sul podio esulta con me e mi lava con lo champagne come non ci fosse nulla di strano fra noi. È bravo a mascherare.
Comunque forse non è che ce l’ha con me, ma ce l’ha con sé stesso. O forse sta così male che non riesce a pensare di nuovo a noi come doveva. Ha bisogno di un momento, no?
È normale. Anche se non sembra, Oscar è umano ed ora lo è più che mai, grazie a me.
Guardati allo specchio e ringraziati, Lando, per questo Oscar così umano. Sai bene cosa sta passando, sai bene di cosa ha bisogno.
Sta male e non lo può evitare, niente glielo può impedire e non puoi di certo pretendere che torni con te come niente.
Tu ora stai bene perché hai vinto il mondiale, ma lui l’ha perso. Sono cose che pesano in un senso e nell’altro.
Sii adulto, Lando, e aiutalo. Lasciagli spazio finché gli serve. Non imporgli la promessa che vuoi che mantenga. La manterrà, ma lasciagli almeno un po’ di tempo.
Lasciaglielo.
Non pensare che invece è l’inizio della fine e che sta andando esattamente come temevi.
Non farti prendere dal panico e dal terrore.
Anche se hai bisogno di lui e non fai che ripetere a tutti i cazzo di microfoni che ti capitano davanti che Oscar è incredibile, che è anche merito suo se sei riuscito a tornare in alto e ti sei migliorato ispirato da lui. E soprattutto non fai che ripetere a chiunque che trasmetta un video che vuoi abbracciarlo e vuoi festeggiare con lui e che ci tieni tantissimo a lui. A momenti dici pure che lo ami, ci manca poco.
Fermati Lando. Fermati ed aspetta, è il suo turno di star male, tu hai vinto un mondiale, festeggialo e aspetta che se la senta di tornare. Sicuramente avrà visto le mille interviste dove dici a chiunque che è un pilota incredibile ed una persona eccezionale e che lo vuoi abbracciare e festeggiare con lui.
Appena se la sentirà, tornerà. Te l’ha promesso.
Non avere paura, Lando. Non temere.
Non rovinarti il momento più bello della tua vita con questo terrore strisciante che ti attanaglia l’anima. Pensa all’incredibile impresa che hai compiuto e non che forse per te ed il ragazzo che ami è la fine.
Ti prego, Oscar, non lasciarmi. Ti prego.
*Oscar*
Lo saluto, mi complimento, gli sorrido e sono anche veramente contento per lui; separando il pilota che ha appena perso dal suo ragazzo in pausa, riesco ad esserlo. So quanto ha patito e cosa ha passato durante l’anno, è stata una rivincita personale incredibile. Era convinto di non poter vincere niente di grosso, di non poter arrivare a risultati importanti per via del suo ADHD, era depresso, ad un certo punto. Invece poi ha iniziato a lottare e lavorare, ha chiesto aiuto e l’ha accettato, ne ha parlato senza paura ed è lentamente tornato.
Sono contento del suo percorso e della sua stessa felicità, perché suppongo che certe cose non le comandi. Le senti, le hai, le sei.
Io sono felice se lui è felice, non posso mentire a me stesso perché l’amore che provo per lui è autentico.
Però il pilota che c’è in me e che ho quasi soffocato quest’anno, ora è di nuovo qua e si è svegliato improvvisamente alla sconfitta più bruciante della sua breve carriera.
So che sono giovane e la razionalità mi dice che farò tanti altri mondiali degni e forse un giorno vincerò, chi lo sa.
Però non posso stare bene adesso, è impossibile pretenderlo.
Tutte le volte che sono con Lando faccio quel che devo, quel che ci si aspetta, quel che so va fatto.
Due chiacchiere davanti al mega schermo della cooldown room, niente di che grazie a Max in mezzo e alle videocamere sempre dietro.
Lo lavo con lo champagne sul podio.
Ascolto le sue parole dolci nei miei confronti che mi coprono di complimenti. La mia addetta stampa mi manda come al solito tutti i video dove parlano di me, gente ovviamente che conta del circuito, lo fa perché è il suo lavoro, io di solito li ignoro, ma quelli di Lando li guardo inevitabilmente, come incapace di evitarli. In tutti mi ricopre di complimenti, dice di voler festeggiare insieme a me e di voler abbracciarmi e mi dà il merito del suo miglioramento, perché ispirato da me ha voluto darci dentro. E vedo la luce nei suoi occhi mentre lo dice, vedo la gioia, la speranza e la dolcezza mentre parla di me, e la mortificazione. Perché lui è sempre pieno di emozioni che esprime tutte così bene senza paura.
Vedo anche il bisogno. Bisogno che io vada da lui e lo metta in parte baciandolo.
Ma io faccio tutto, faccio proprio tutto ciò che devo e che ci si aspetta, senza discutere, senza essere pesante, senza fare facce. Faccio tutto quel che devo.
Anche la foto di gruppo McLaren con tutti quanti e la scritta nel pannello di ‘Lando campione mondiale 2025.’
Faccio proprio tutto tutto senza esclusione di colpi.
Sorrido e spero anche che i miei occhi, tutte le volte che incrociano i suoi, comunichino abbastanza da fargli capire che mi sto scusando. Che sono veramente felice per lui, lo sono, deve credermi, ma non ce la faccio oltre, ora.
Mi serve tempo.
Mi serve del tempo che non pensavo mi servisse.
Perché evidentemente mi sbagliavo.
Una volta che il cambiamento inizia, non lo puoi fermare e comandare a piacimento. Ho provato a frenarlo allontanandomi da Lando, forse ho rallentato un po’ il mio processo, ma la verità è che non si è mai fermato.
Volevo essere umano e normale ed ora lo sono e non è che posso smettere quando voglio. Ormai, che mi piaccia o no, lo sono e questo è ciò che significa esserlo.
Stare male. Essere umani è soffrire quando ti capitano cose brutte, quando fallisci, quando qualcosa per cui avevi lottato e sperato, alla fine va male. Soffri anche se razionalmente sapevi che non ce la potevi fare, anche se matematicamente era possibile.
Dirmi che ho fatto tutto ciò che potevo per provarci, non mi fa stare meglio. Forse sarei stato peggio se non l’avessi fatto, però adesso che sono lontano da Lando mi rendo conto che sto male in ogni caso e che è colpa sua. Una piccola parte egoista ed irrazionale e stupida di me, me lo sta dicendo.
Per questo nonostante io abbia fatto tutto, ma proprio tutto ciò che dovevo e che ci si aspettava, io non riesco a prenderlo e trascinarlo in un qualsiasi stanzìno del cazzo ed infilargli la lingua in bocca, nonostante fosse ciò che desideravo da matti fino a stanotte. Non ci riesco perché, semplicemente, sto male e parte della colpa è sua.
È lui che mi ha tolto il mondiale, è lui che mi ha inflitto questa sofferenza. So che è più colpa mia che sua, perché mentre lui recuperava, io mi perdevo e ne ero pure contento perché ero felice con lui e quella felicità mi attenebrava gli occhi.
Ma ora il risultato di tutto è questo; che poi coi se e coi ma non si arriva da nessuna parte, posso solo continuare da qui in poi e raccogliere i pezzi attuali che ho per le mani.
Sto male, ho perso, mi brucia e dovrei tornare con la persona che mi ricorda il mio fallimento ed il mio dolore. Ce la potrei fare? Se non fossi umano e normale ce la farei, ma il punto è che ora lo sono. Sono umano. Sono normale. Ormai lo sono sempre più ogni giorno che passa.
Come penso di fare? Come posso mantenere la promessa, finché sto così?
È questo il dolore dell’essere umano? È questa la sofferenza della normalità?
Voglio davvero questo? Prima quando stavo bene con lui e non era ancora successo nulla di brutto, era un conto. Lì era facile dire che preferivo così. Ma ora che siamo al primo fallimento bruciante, voglio ancora proseguire per quella strada?
Ma poi posso fermarmi? Posso smettere di essere ciò che semplicemente adesso sono?
I cambiamenti non si controllano, pensavo di sì, ma la verità è che semplicemente si abbracciano.
Questo cambiamento, ora, dove mi porterà? Da Lando o lontano da lui?
Un’ultimo sguardo mentre lo lanciano in aria ed io mi allontano silenzioso, schivando invisibile persone che sono qua attorno a lui, tutte pressate per festeggiarlo fra urla e schizzi di champagne.
È felicissimo, non l’ho mai visto così felice, e merita tutto ciò che gli sta capitando oggi.
Ma posso solo allontanarmi da qua, non ce la faccio proprio. Pensavo di sì, di essere così razionale da farcela, da capire che comunque non avrei potuto realmente vincere il mondiale, oggi. Però ho sottovalutato i miei sentimenti legati alle corse. Ho sottovalutato i sentimento dell’Oscar pilota e alla fine brucia.
Sì che brucia.
Brucia da matti.
Spero che Lando capisca e mi lasci un po’, finché non mi chiarirò le idee e non sarò pronto a ricominciare con noi, se mai lo sarò.
Ma sono sicuro di sì, se c’è nel mondo uno che può capirmi al volo senza bisogno di spiegazioni, è proprio Lando.
Mi dispiace, ma adesso non posso. Ho bisogno di tempo. Solo un po’. Non so quanto, ma un po’. Perdonami, non posso ancora mantenere la mia promessa.
Non riesco a tornare da te. Non ce la faccio.