NOTE: arrivano altre fic per questa serie landoscar ‘Tu mi completi’ che quando pensi sia finita, non è così. Stagione 2025. In ‘Crescita’ Oscar aveva riflettuto su di sé e Lando, giungendo al GP del Brasile con la convinzione che comunque Lando l’aveva cambiato in meglio, regalandogli la capacità di provare emozioni che non aveva mai avuto, e che Lando era tornato a superarlo nel mondiale perché lo meritava e non perché aveva approfittato della loro relazione (come insinuato da Mark). In quel momento Oscar era convinto di poter tornare con lui, ma fra il Brasile e Las Vegas, succede qualcosa, perché a Las Vegas non si calcolavano quasi per niente ed entrambi avevano espressioni molto cupe e tese. Come già detto altre volte ho delle idee molto precise su loro due e li elaboro un po’ alla mia maniera. Questa fic è prevalentemente introspettiva. Dopo di questa ci sono altre 4 fanfic già pronte che pubblicherò con calma, ma già sono scritte. Farò presto la traduzione in inglese anche di questa. Per sapere quando pubblico le altre basta seguire la mia pagina su FB. Grazie a chi mi segue. Buona lettura. Baci Akane

EMOZIONI

landoscar

*Oscar*

Questa cosa della normalità è un casino. 
Quando ho capito che mi ero avvicinato alla famosa ‘normalità’ che per anni ho cercato, ero contento. Ma ora che ci devo fare i conti al lato pratico, mi rendo conto che non è così facile, non è uno schiocco di dita. 
Non si cambia modo di essere e di vivere con facilità, come niente fosse. Il cambiamento è un casino, è difficile e ci vuole tempo. Tempo e forze mentali e concentrazione, tutte cose che io ora non ho. 
Perché su una cosa Mark ha ragione. 
Sono un contendente al titolo mondiale, è vero che ho perso tantissimi punti e Max sta arrivando come uno squalo da dietro, ma è anche vero che sono ancora in gara. Ci mancano 3 gran premi e potrei ancora farcela e riprendermi, se non sbaglio più nulla. 
Però per avere il tipo di prestazioni che mi servono, devo tornare allo stato originale, quando agivo come un robot e nessuna pressione o sentimento mi ottenebrava. 
Ero contento mentre mi rendevo conto di essere in grado di provare emozioni e sentimenti come tutti, che Lando mi aveva ‘guarito’. Ero contento perché avevo quello che avevo sempre cercato e sperato di trovare. 
Però realizzare di aver trovato qualcosa che volevi è un conto, conviverci è un altro. 
Non è facile. 
Non basta dire ‘ok adesso provo emozioni e sono felice, non voglio tornare l’anafettivo incapace di emozioni di prima’, però non sono in un momento facile della mia vita. Fare esperimenti di vita personali propri ora non è la miglior cosa. 
Sento di essere vicinissimo a fare un casino dietro l’altro, sia in F1 che con Lando e non sono due cose su cui voglio sbagliare. Però non riesco ad essere lucido con nessuno dei due. 
Dopo il Brasile ci siamo riavvicinati, l’ho fatto in silenzio, com’è nel mio stile. Senza fare dichiarazioni né discorsi e Lando, che mi conosce molto bene e sa come fare con me, ha capito al volo, ad uno sguardo, una stretta di mano. I suoi occhi, come sempre molto comunicativi, mi hanno detto ‘ok, ho capito, accetto. Lo facciamo come vuoi tu, senza parlarne’. Mi è stato bene, ma nella settimana di pausa dalla F1, quando io e lui siamo tornati insieme come niente, è stato bellissimo. 
Troppo bello.
Intossicante. 
Mi sono buttato su di noi e mi era tutto mancato da morire. Lui, quello che mi trasmette starci insieme, ogni contatto, tutto quanto. 
Ero inebriato ed addirittura ubriaco, non riuscivo a farne a meno, ora che l’avevo ritrovato, e quando sono dovuto tornare a pensare alla F1 e fare un paio di sedute al simulatore con la mia squadra, avevo la testa piena di lui. Mi mancava. 
Mi mancava Lando, stare con lui, la sua risata, il suo calore. 
Non riuscivo a pensare che a lui, non riuscivo a concentrarmi. 
Ed è ora, proprio alla fine dell’allenamento, che capisco che non va bene. 
La normalità che tanto voglio va bene, ma non ora. Non è il momento giusto. 
Devo essere pragmatico ed obiettivo. 
Lando è importante così come i miei sentimenti e le mie emozioni, ma lo è anche la F1. Finché ho ancora un solo briciolo di possibilità di vincere il mondiale, devo concentrarmi su quello, lo devo a me stesso. Se non lo farei me ne pentirei, finirei per odiare Lando, passerei da un estremo all’altro. 
Devo essere sincero con me stesso. 
Se non facessi tutto ciò che posso per provare a vincere questo mondiale, al di là di quanto Lando e Max siano bravi e lo meritino, non mi perdonerei. Né me, né lui. 
Perciò non mi piace per niente ciò che sto per fare, ma devo farlo. 
Vivrò questo mio nuovo aspetto dopo che tutto questo sarà finito, avrò due mesi per abituarmi e imparare a giostrarmi fra le emozioni ed i sentimenti e convivere con l’amore che si intreccia con il lavoro, come fanno le persone normali. Che poi non so come fanno eppure li vedo e sembra facile, ma per me non lo è per niente. 
Vedo Lando che riesce a convivere con ciò che prova per me e a superare i suoi enormi problemi personali col ADHD, per non parlare di come fa con le continue emozioni potenti che lo bombardano gettandolo costantemente in mille stati emotivi diversi. Passa dall’estrema felicità alla depressione e poi alla rabbia ed infine alla tristezza e poi ancora alla gioia. 
È una continua montagna russa, ma nel corso dell’anno è riuscito a gestirsi e a conviverci fino a tornare a guidare bene col suo talento cristallino. 
Lo ammiro, oltre che lo amo. Perciò devo farmi ispirare da lui per fare la stessa cosa e superare i miei enormi ostacoli personali, ma non adesso. 
La gente normale non può capire cosa significa, per chi ha sempre vissuto al di qua di un muro protettivo che gli impediva di vivere le emozioni e farsi sopraffare. 
So di provarne, ma le ho sempre bloccate in modo da non farmi destabilizzare. 
Le emozioni destabilizzano chi non è capace di gestirle, ed io non lo sono mai stato. Mi sono protetto da loro ed adesso non posso pretendere di semplicemente viverle a pieno come niente. Non mentre devo fare qualcosa di altrettanto importante che con le emozioni non va d’accordo. 
Credo che Lando capirà, perché mi ama davvero e lo so, perché è una persona estremamente onesta e diretta. Lo vedi quando prova qualcosa, lo capisci subito. 
Perciò so che capirà, ma so anche che ne soffrirà e nonostante questo accetterà perché mi ama. Spero solo che questo non lo distolga dalla F1. Cercherò di spiegarmi al meglio possibile, in modo che capisca che non lo sto lasciando, ma ho solo bisogno di isolarmi per le 3 gare che restano. Gli dirò che sono assolutamente convinto di noi due e di rimanere insieme. 
Se c’è uno al mondo in grado di capirmi, capire questo mio strano stato d’animo, questa mia richiesta astrusa, quello è Lando. 
Non potrei essere più fortunato ad averlo nella mia vita. 

*Lando* 

Glielo leggo in faccia all’istante. 
Appena entra in casa, capisco subito che mi deve parlare e che non sarà qualcosa che mi piacerà. 
Immediatamente il mio cuore inizia a battere impazzito, galoppa in gola e mi sembra il principio di un infarto. 
Perché devo sempre esagerare quando provo le cose? Non posso ridimensionare le mie cazzo di emozioni? 
Ma il bello di vivere tutto al massimo senza mezzi termini, è che sei abituato a farlo ed ogni volta che ti arriva l’emozione potente, tu non ne rimani ucciso perché in realtà sei abituato anche a quello. 
Mi tendo all’istante e resto attento muovendomi piano per casa, come se ci fosse un incantesimo che mi impedisce i movimenti. 
Lo guardo girare per il mio salotto, si aggira incerto e pensieroso, serio. Non è capace di mentirmi, né nascondermi le cose. 
Oscar sospira ed alla fine solleva gli occhi sui miei con aria di scuse. Ed io non so il perché, ma so di cosa si tratta. 
Oscar alla fine si lascia cadere stanco sul mio divano, ma è una stanchezza mentale ed emotiva, non fisica. 
Si stringe le mani in grembo e resta rigido nel mio divano. Si strofina le labbra e mi guarda in attesa che mi sieda e, forse, di trovare le parole giuste in modo che io capisca. 
Mi sta lasciando?
Mi sembrava andasse bene. 
Quando in Brasile ci siamo stretti la mano, il suo viso era carico di dolcezza e scuse ed ho capito e non ho indagato. Sapevo che non voleva, perciò l’ho semplicemente fatto rientrare nel modo a lui più congegnale. 
La settimana è trascorsa bellissima insieme, mi era mancato lui, la sua calma, la sua dolcezza, la sua schiettezza, quel suo modo spietato di essere diretto, ma era diverso. 
Ho percepito un cambiamento in lui di cui non mi ha voluto parlare, ma lo vedevo. Era più rilassato con me, si lasciava più andare alle emozioni, quelle dolci, quelle cariche d’amore e passione. 
Abbiamo fatto l’amore con trasporto e lui si è fatto prendere, come bisognoso di provare tutto ciò che potevo trasmettergli, bisognoso anche di rilassarsi e trattenere tutto ciò che potevo dargli, senza dover sempre per forza essere lui a gestire e decidere tutto. 
Si è proprio lasciato andare a me. 
Non era una menzogna; se ci fosse stato qualcosa che non andava, l’avrei percepito lì. 
- Non ti sto lasciando. - com’è nel suo stile, va dritto al punto e lo fa con estrema chiarezza, per impedirmi di travisare e partire in quarta e non capire più un cazzo.
Respiro di sollievo. Se me lo dice ci credo, non mi mente, non lo sa fare. 
Mi siedo nel divano con lui, nell’altra estremità, come spaventato dall’idea di entrare troppo nel suo mondo. 
Oscar si gira a tre quarti verso di me e continua. 
- Però ho bisogno di isolarmi per queste ultime 3 gare. - questo mi piace di meno. Mi mordo il labbro e contraggo la mascella stringendo i pugni, uno sullo schienale del divano e l’altro sul mio ginocchio. 
Lo dice apparentemente scarno, come non provasse nulla, ma so che dietro questa tensione, questo muro che sta rialzando fra noi, c’è solo un tentativo di spiegarsi bene, perché vuole che io capisca. Ed io capisco. Perché so perfettamente com’è fatto Oscar. 
È delicato e fragile e si protegge dietro mura inaccessibili e nessuno sa com’è fatto realmente. Solo io. Tutti lo credono freddo ed insensibile ed anafettivo, ma io so che non è così. È solo fragile e spaventato dal mondo. Un mondo da cui ha imparato a proteggersi ergendo quel muro. 
Ma adesso l’aveva buttato giù, almeno con me. 
- Se non provassi a fare tutto ciò che posso per vincere il mondiale, finché è ancora alla mia portata, me ne pentirei per tutta la vita e potrei anche finire per rovinare ciò che provo per te. 
Lo spiega bene, lo spiega incredibilmente bene. 
Io respiro. Respiro tanto, a fondo. 
Il cuore galoppa come un folle e la testa batte, batte tanto e sento anche dei fischi che credo indichino la mia pressione salita alle stelle. 
Calma. Cos’è che si fa in questi casi? Dovrei bere acqua? Farmi una doccia gelida? Cosa cazzo si fa? 
Ma resto immobile, piantato qua vicino a lui, gli occhi sbarrati che bruciano. Sicuramente sto vedendo benissimo ciò che provo: è malessere. Malessere e dolore. 
Non reagire come un bambino, Lando. Non lo sei più. 
Sii adulto. Stai facendo un gran lavoro, quest’anno, per crescere e convivere con le tue emozioni. Questo è uno di quei momenti dove devi applicare ciò che stai imparando. 
Tu sai perché fa così. Lo sai. 
- Devi fare ciò che è giusto per te stesso. - quando sento la mia voce dire questa cosa, mi stupisco io stesso. Lo faccio con fatica, basso e con sforzo. Sento poi che se continuassi a parlare la voce tremerebbe e scoppierei a piangere, così mi zittisco e lui, guardandomi negli occhi, capisce. 
Capisce che ho capito e che voglio sostenerlo perché ne ha bisogno, ma capisce anche che ci sto male, è solo che sto facendo la cosa giusta. O almeno ci sto provando. 
Così Oscar annulla la distanza fra noi, mi prende le mani, me le congiunge fra le sue e me le bacia. 
Appena fa questo gesto, la tensione che mi stava uccidendo svanisce e mi affloscio fra le sue mani. 
Allo stesso identico momento, le guance si inondano di lacrime. 
Oh dannazione, sei davvero un bambino Lando! Non dovevi vivere come sempre tutto ciò che provi al massimo! Si può anche filtrare qualcosa, no? 
- Non ti voglio lasciare, ho bisogno di te nella mia vita e quel che provo per te è così forte che non lo potrei comunque cancellare o soffocare. Ma è così forte che non riesco più ad essere lucido quando corro. Quando sono in macchina o al simulatore o con la squadra, non riesco ad essere concentrato su quello, non riesco a pensare lucidamente, non riesco a capire che devo fare. Penso solo a te, che voglio rivederti subito.
La sua voce trema ma per continuare aumenta d’intensità e di tono.
- Ho bisogno di allontanarmi emotivamente da te, ma adesso. Solo adesso. Appena il mondiale finirà, in qualunque modo finisca, torneremo insieme esattamente come eravamo, te lo giuro. Non cambierà nulla fra noi. Non potrei farne a meno. 
Oscar non ha mai parlato tanto e non è mai stato tanto esauriente. Tendenzialmente è stitico di parole e spesso devo interpretarlo. Ma ora non smette più di parlare, è un fiume di emozioni, parla con intensità ed ansia e paura. Paura che io reagisca male e che lo lasci. 
O che non capisca. 
Ma capisco. Capisco benissimo. Capisco troppo. Perché ti amo, perciò capisco. 
Annuisco tirando sul col naso e mi pulisco il viso dalle lacrime con la manica della felpa. 
Oscar sorride dolcemente a questo gesto infantile. 
- Va bene. - faccio con fatica. La voce trema ancora, sospiro a pieni polmoni e poi riprendo. - E quando riprenderemo a correre il prossimo anno? Sarà di nuovo così? Lo devo sapere, Osc, perché se devo prepararmi a questi alti e bassi, devo chiedere aiuto, perché non so da solo come... 
Ma Oscar mi lascia le mani per prendermi il viso, mi ferma ed è molto deciso e calmo. 
- No, non sarà sempre così, non voglio che sia sempre così, credo che in quel caso impazzirei, non lo potrei sopportare io stesso. È solo che adesso io... sono cambiato improvvisamente, ma non posso vivere ora questo mio cambiamento, mi serve tempo. Tempo che adesso non ho. Adesso devo concentrarmi sul mondiale, poi penserò a... 
Non gli lascio finire la frase perché mi getto sulla sua bocca chiudendogliela con la mia. 
Mi premo e resto fermo così, in un bacio a stampo che gli tira via il respiro. 
Oscar si ferma sorpreso e si ammorbidisce subito, mi prende le labbra fra le sue e le succhia dolcemente. Il suo calore mi rilassa. Certe cose non le simuli, lui soprattutto. 
Mi ama davvero. 
È strano quel che ha detto, sembrerebbe una scusa per lasciarmi senza dirlo chiaramente, ma io so che non è così. Lui è diverso da chiunque altro ed è questo che mi ha fatto tanto perdere la testa per lui. 
Lo amo così com’è, ma se dovesse imparare a vivere le sue emozioni, sarei contento per lui perché sono belle; anche se io sto cercando di imparare a gestirle per non farmi divorare da esse. 
Siamo così diversi eppure uguali nel genere di problemi che abbiamo e che cerchiamo di superare. 
È così incredibile. 
Non potevamo che finire insieme. 
- Lo prometti che non mi stai lasciando? - chiedo ansioso sulle sue labbra, credo anche supplichevole.
Oscar sorride dolcemente ed annuisce mantenendo gli occhi chiusi. Occhi che dopo un po’ apre, ci incontriamo a questa vicinanza tossica, fronte contro fronte, i respiri a mescolarsi. 
- Lo prometto. 
I suoi sono così espressivi, ormai. Così tanto. 
- Non so come sopporterò questo, ma ce la farò. Mi concentrerò solo sulle 3 gare che restano, ma il 7 dicembre, qualunque sarà il risultato, ti voglio al mio fianco. Correrò per raggiungere sia te che il mondiale. 
Mentre lo dico senza averlo pensato prima, mi sento meglio. Realizzo che ho istintivamente trovato la migliore soluzione per me e penso che Oscar lo capisca subito, perché sorride accendendosi. 
Annuisce. 
- Vedrai che andrai benissimo. 
È ovvio che spera di vincerlo lui, il mondiale. Perciò non mi sta augurando di ottenerlo io. Mi sta solo augurando di correre bene, al mio massimo, senza avere rimpianti. 
Ed è quello che intendo fare. 
Se quest’anno ho imparato qualcosa, è che posso superare i miei ostacoli e questo sarà solo uno di quelli. 
- Anche tu. - dico intendendo la stessa identica cosa. 
Ci capiamo al volo, per l’ennesima volta, senza bisogno di spiegarci meglio. 
Sei prezioso, Oscar. 
È grazie a te se quest’anno ho cercato di migliorare i miei difetti e superare i miei ostacoli emotivi e mentali. Ispirato da te e da ciò che mi stavi portando via. 
Sto ottenendo risultati personali che si riversano nella mia vita professionale che non avrei mai e poi mai pensato di poter avere, convinto che il mio ADHD mi precludesse a vita certe cose. 
Invece mi hai ispirato e spinto con la tua sola esistenza e presenza al mio fianco. 
Spero di darti almeno un po’ di ciò che mi hai dato tu, così prezioso e speciale. 
Torno a baciarlo, questa volta con meno disperazione. È un bacio triste ma più dolce, cerco di gustarmelo e di ricordarlo. 
- Il prossimo bacio sarà domenica 7 dicembre ad Abu Dhabi. - lo dico per precisarlo una volta di più. 
Oscar sorride dolcemente ed annuisce. 
- Lo prometto. 
Correrò con questo doppio obiettivo. 
Il mondiale e lui. E vincerò entrambi. Assolutamente.