NOTE: Quest’ultima fic della serie landoscar ‘Tu mi completi’, si colloca subito dopo la stagione 2025, precisamente al Gala della FIA di premiazione. Ispirata da qualche foto trovata in giro, mi sono fatta la mia storia concludendo ufficialmente la loro (che sono consapevole la pubblico ora che inizia la nuova stagione, ma come sempre ho i miei tempi). Come ben sapete ormai, ho un’idea precisa sia di Lando che di Oscar, perciò sono stata coerente con quella fino alla fine. Poi magari nella realtà è tutto diverso, ma la mia storia è questa. Qua sono 4 capitoli, tutti coi POV alternati dei due protagonisti, in prima persona. La fic è scritta tutta e metterò un capitolo ogni 4/5 giorni circa, impegni permettendo. Buona lettura. Baci Akane
1. PERDONAMI
*Oscar*
I suoi occhi brillano con una tale amarezza di fondo, con una delusione così vivida, che mi è assolutamente impossibile capire quanto io gli abbia fatto male.
Prima di salire su questo aereo, obbligato da Zack ed Andrea a viaggiare insieme verso Tashkent, in Uzbekistan, per la premiazione della FIA, ero convinto fosse presto, di non potercela fare, di avere bisogno di altro tempo.
Dopotutto erano passati 5 giorni da quando mi sono sentito impazzire stando lì con lui e tutti gli altri che lo festeggiavano.
Non avevo previsto di stare così male perdendo il mondiale, ma quando mi è successo non ho capito nulla, sono stato sopraffatto dalle emozioni. È stato questo il mio problema. Non capivo perché stavo male, sapevo solo che stavo male e che non potevo più stare là con tutti. Con lui.
Dovevo sparire e l’ho fatto, ho seguito il mio istinto di sopravvivenza per la prima volta in vita mia. Non ho fatto ciò che sapevo andava fatto, ma ciò che volevo.
Me ne sono andato perché ero sull’orlo di una di quelle esplosioni di cui poi mi sarei pentito.
Dovevo isolarmi, peccato che mentre i giorni passavano ed io continuavo ad evitarlo - convinto che fosse lui il problema, lui che mi facesse soffrire, che avevamo rovinato tutto ciò che c’era fra noi - io continuavo a non stare bene.
Il dolore era solo più sopportabile, ma non spariva ed io non capivo di cosa si trattava. Non l’ho capito fino ad adesso.
Appena mi hanno piazzato nello stesso aereo privato per volare insieme verso il Gala della FIA, i suoi occhi carichi come sempre di un mondo infinito di emozioni, mi hanno fatto capire quanto io fossi stato un verme con lui. Quanto mi fossi comportato di merda. Quanto alla fine mi sbagliavo.
Stando con lui e guardando tutti quei festeggiamenti ero stato male e bruciavo come non mai, certo, ma non perché odiavo lui o lo invidiavo. Semplicemente mi ricordava quanto io avessi sbagliato nelle gare decisive di questa stagione, quanto fossi colpevole del mio fallimento.
Era la perdita del mondiale che era stato mio per un bel po’, a ferirmi. Non che Lando me l’avesse portato via.
Ma nemmeno dopo 4 giorni di isolamento l’ho capito. Ho dovuto guardarlo in faccia, per realizzarlo.
A dimostrazione, ancora una volta, come se mi servisse, come se già non l’avessi capito da solo negli ultimi mesi, che è Lando il centro dei miei sentimenti e delle mie emozioni. Lando è la mia umanità, mi ha insegnato a provare sentimenti ed emozioni come tutti, mi ha trasformato in una persona normale. Il processo iniziato quest’anno con lui non lo potevo fermare a piacimento, ma non è colpa sua se ora ho un cuore e soffro come tutti per i fallimenti e le cose che vanno male.
Che infantile. Che stupido bambino infantile che sono stato.
Ed ora come rimedio al male che gli ho fatto?
Quanto sarà stato male, domenica notte? E poi i giorni successivi senza incrociarmi nemmeno per sbaglio, mentre facevo i salti mortali per evitarlo.
Che schifo che faccio. Come posso pensare di rimediare, ora? Come posso pensare che basterà scusarmi e chiedergli di riprendere da dove ci siamo interrotti?
Non è giusto che glielo chieda e lui non dovrebbe accettarmi di nuovo nella sua vita. Mi sono comportato male, troppo male per far finta di nulla.
Con che faccia mi scuso e torno da lui?
Eppure sono disposto a far finire tutto così?
Posso davvero lasciarlo andare e perderlo per sempre senza nemmeno lottare?
Perché lo amo da star male, lo amo da morire e non ho alcun dubbio: ora che la nebbia che mi avvolgeva si è dipanata, so meglio di prima cosa provo ed è solo amore.
Posso davvero lasciarlo andare via da me così solo perché non è giusto che mi perdoni?
Lo guardo mentre ci impostiamo insieme tutti in gruppo per una foto di andata, gli lancio alcuni sguardi di sottecchi, tirati, timidi.
Ma lui al mio posto mi parlerebbe comunque, pur consapevole che la ragione dice una cosa. Andrebbe contro quella dannata ragione e ci proverebbe lo stesso, a sistemare le cose fra noi. Anche aspettandosi una colossale sconfitta, lui verrebbe da me e si scuserebbe sperando ardentemente in un esito comunque positivo. Perché lui va contro tutto e tutti, seguendo semplicemente ciò in cui spera.
Quest’anno ha vinto uno dei suoi punti più deboli riuscendo a trovare il modo per correre bene e avere risultati buoni in pista comunque. Si è ripreso la testa della vetta che aveva perso, ha fatto imprese incredibili, non si è mai dato veramente per vinto. Ci ha sempre provato comunque, finché non ha avuto ragione.
Se mi ha insegnato qualcosa, Lando, è sicuramente questo. Provarci comunque.
Perciò è questo che farò. Mentre sorrido per questo ennesimo selfie, la mente si schiarisce ulteriormente mostrandomi un’unica strada possibile. Potrebbe essere sbarrata, alla fine, ma proverò a passare lo stesso.
Andrò contro la ragione ed il buon senso e vediamo che succede.
*Lando*
Rivederlo è come un colpo al cuore. So che suona melodrammatico, ma la verità è che non ero pronto. Sapevo di non esserlo, ma la consapevolezza non mi ha minimamente aiutato.
Va esattamente come immaginavo.
Sto di merda.
Appena lo rivedo, lo stomaco si serra in una morsa di acciaio e penso che finirò per vomitare. Non capisco nemmeno se è quello o il cuore che mi fa avere un attacco.
Non ho mai sofferto di mal di volo, ma questa volta lo soffro per tutto il tempo e me ne sto rigido e pallido nel sedile, stringendo come un ossesso i braccioli, rimanendo zitto e serio. Mi sforzo di sorridere quando si rivolgono a me, ma non mi viene spontaneo. Si vede che sto male, ma siccome ieri ero all’ennesimo party in mio onore a Londra, è anche normale che io stia di merda. Nessuno si stupisce e forse è effettivamente la nottata appena passata, la colpevole.
Però io so che c’è dell’altro, in questo mio stato pietoso. Sono uno emotivo, somatizzo tutto ciò che provo. Questo è il risultato dell’avere davanti a me Oscar dopo 4 giorni completi di totale assenza e silenzio.
Lui mi sta qua seduto davanti ed è assolutamente normale, apparentemente. Figurati, come poteva essere l’opposto?
Ma la verità è che leggo sforzo, nei suoi occhi. Si sforza di non fare espressioni né mostrare ciò che prova. Sta male anche lui?
Ci guardiamo e non ci parliamo, costretti a stare seduti uno davanti all’altro.
Non ha mai avuto segreti, per me. Forse sono il solo a capirlo, per sua fortuna, ma con me i suoi misteri sono al sicuro. Se non vuole che sappiano che sta male, non sarò di certo io a smerdarlo. Specie perché non voglio che sappiano nemmeno di me, anche se forse io ho una scusa palese e lui no.
Ufficialmente le cose fra me e lui vanno bene e Zack non vuole assolutamente vedere nemmeno un’ombra fra noi. Se solo se ne accorgesse ne farebbe una questione di stato, ci metterebbe a processo e ci costringerebbe a fare terapia di coppia per risolvere tutto. Ma certe cose non si possono risolvere.
I nostri occhi si fissano a lungo, lui cerca di capire come comportarsi con me, non sapendo se dobbiamo parlare ed in quel caso cosa dirci. Beh, non sarò io a cercarti, sai?
Quando mi sono svegliato lunedì mattina in albergo ad Abu Dhabi, dopo la prima nottata di festa dove ho totalmente perso il controllo, stavo di merda e non ricordavo nulla.
Ho cercato di fare mente locale, ma non avevo idea di come dalla pista a ballare e bere e cantare, io poi sia finito in un letto. I miei amici mi hanno detto che ad un certo punto ho vomitato e mi sono addormentato in bagno, qualcuno li aveva chiamati per occuparsi di me e così loro hanno fatto.
Era comunque già tardi.
Però ho la sensazione di non ricordare qualcosa.
Presumo comunque che ho esagerato di proposito per non pensare ad Oscar e rovinarmi la festa più importante e bella della mia vita.
Non mi sono svegliato con nessuno, eppure ho la sensazione di aver dimenticato qualcosa di importante, ma nessuno ha potuto aiutarmi, perciò resto con questo dubbio.
Cosa deciderai di fare, Oscar?
La palla sta a te, sei tu che devi fare una mossa fra noi. Se non farai niente, non lo farò nemmeno io. La rabbia la ricordo. La rabbia e la delusione.
Ad un certo punto, domenica notte, è subentrata inesorabile.
Credo d’aver vissuto una specie di bomba emotiva, ero felice come non ero mai stato in vita mia e stavo anche così male che volevo piangere.
Ma sei tu che sei sparito in quel modo ed hai infranto la nostra promessa. Tu, non io. Non sono io che devo fare una mossa, cercarti, parlarti. Non sono io, quello.
Perciò fa quel che vuoi, io deciderò sul momento. Perché tanto è inutile che mi faccia dei piani, non li rispetto mai.
Potrei dire che non lo perdonerò mai, ma la verità è che se mi chiedesse perdono, conoscendomi, ci cascherei come un coglione.
Perciò forse non è che sto qua ad aspettare incuriosito la sua mossa per poi decidere dopo che fare con lui; sto solo sperando che la faccia, quella dannata mossa, e che sistemi tutto fra noi. Che in qualche modo ci riesca, che dica le cose giuste, che non si arrenda con noi, che strisci ai miei piedi e mi chieda perdono. Perché lo amo così tanto che è tutto ciò in cui riesco a sperare.
Dio, come sono patetico.
*Oscar*
Gli occhi di Lando mi hanno parlato per tutto il tempo del volo. Ad un certo punto mi sembrava di comunicare telepaticamente con lui.
Perché io avevo deciso di scusarmi con lui e provare a sistemare le cose e lui, fra un malessere e l’altro, mi fissava fiammeggiante, carico di speranza ed attesa.
Si aspetta un dialogo.
Quel dialogo io glielo porgo appena posso. Non è facile perché viaggiamo con rispettive ragazze ed altri membri della squadra per la premiazione, non è che siamo soli.
Le occasioni ce le dobbiamo creare e Lando, giustamente, non fa nulla in tal senso. Si limita ad aspettare me, curioso di vedere cosa farò e se farò qualcosa.
Continua a comunicare benissimo con gli occhi tutte le volte che ci guardiamo.
Invidio i suoi occhi.
Li invidio e li adoro.
Credo di essermi innamorato di loro, prima che di lui. Le espressione e l’anima che gli escono da quelle iridi chiare e splendide.
Ammetto che ci metto un po’ e che divento matto, ma ad un certo punto il mio cervello si illumina e spingo le ragazze a farsi un giro per la città per lasciarci ai nostri tipici impegni da piloti, che in realtà, oggi, non esistono.
È qua che finalmente mi infilo nella sua camera. Silenzioso ed invisibile come un fantasma, senza farmi notare da niente e nessuno.
Gli organizzatori dell’evento ci hanno fornito delle camere per prepararci e riposare prima della serata, com’è consuetudine in questo genere di eventi.
Ovviamente io e Lando ne avevamo una a testa.
Busso alla sua porta senza scrivergli né avvertirlo.
Anche se non sono espressivo e comunicativo come lui, ha capito comunque perché era lì quando ho messo in piedi la scusa delle interviste per far andare via insieme le ragazze. Non ha detto niente, anzi, mi ha retto il gioco dicendo a Margarida che era una splendida idea e di andarci, specie perché lui era ancora messo male dalla nottata e dal volo appena passati e necessitava di riposo.
Che poi il sapere cosa voglio fare e l’avermi aiutato a creare l’occasione, non presuppone anche il fatto che lui mi apra la porta e mi faccia entrare. Non posso darlo per scontato.
Perciò trattengo il fiato, dopo che busso restando in attesa, ma quando Lando mi apre la porta l’aria trattenuta nei polmoni esce con un sospiro di sollievo. Appena l’uscio si schiude davanti a me, scivolo dentro silenzioso.
Lando mi fa entrare senza farmi spazio, perciò strisciando dentro come un ladro, lo tocco leggero col mio corpo. I brividi si innescano immediatamente, mi mordo il labbro nel mio solito modo rivelatore.
Sì, Lando, sono eccitato alla sola idea che sono di nuovo solo in camera con te.
C’è subito un’atmosfera strana, fra noi, appena chiude la porta e si gira verso di me.
È come se ci fosse elettricità statica. Come quando ci sono tanti fulmini senza la pioggia. C’è vento e lampi. Qualsiasi cosa può essere un innesco per qualcosa di potente.
Ci guardiamo seri, intensamente, carichi di emozioni e speranze e chissà cos’altro.
Cosa desideri veramente, Lando?
Vuoi davvero che ti chieda scusa? Davvero mi vuoi perdonare? O forse ti aspetti le mie scuse perché sono giuste, ma non vuoi perdonarmi?
Perché comunichi, è vero. Ma era solo chiaro che speravi che facessi qualcosa, volevi lo facessi ed ora eccoci qua. Sono qua nella tua camera e sto per fare qualcosa. Ma cosa vorresti veramente?
I suoi occhi brillano e lui è teso, resta lì in piedi davanti alla porta, gli sudano le mani e se le strofina nei pantaloni, infine si succhia il labbro non avendo la più pallida idea di come parlarmi, non sapendo proprio come comportarsi con me.
È nel panico.
Dio, sei così bello nelle tue trecento emozioni. Tutto il panico ed il caos si srotolano da te e si mostrano senza vergogna.
Non sai cosa farai, sai solo che vuoi io faccia qualcosa, ma non sai cosa succederà dopo che l’avrò fatto.
Eppure ancora speri in noi, vero?
O forse sono io, che spero?
Lascio questo silenzio fra noi per degli istanti interminabili. Ci guardiamo senza dire nulla, seri, zitti, fermi in piedi uno davanti all’altro. Consapevoli che dobbiamo dire e fare qualcosa, ma incapaci di farlo, di deciderci.
Infine sospiro e scuoto la testa.
Dopotutto per quanto strano, sono una persona semplice, a modo mio.
Quando so cosa devo fare, lo faccio nel modo più semplice ed ovvio possibile.
Mi infilo le mani nelle tasche e piegando la testa di lato, gli sorrido dolcemente lasciando che le emozioni escano libere. Perché non c’è più niente da controllare, soprattutto non ne ho più motivo.
Adesso è ora di abbracciare il cambiamento senza averne paura.
- Perdonami Lando. So che ti ho fatto un male incalcolabile. So quanto tenevi che io mantenessi quella promessa, so quanto ti è costato accettare quella pausa che non volevi, so che l’hai fatto solo per me e perché speravi io mantenessi la mia parola. E so che quando poi non ci sono riuscito e sono sparito in quel modo, ti ho fatto male, così male che non merito perdono. Non dovresti farlo, sai. Non è giusto mi perdoni. Ti ho rovinato il momento più felice della tua vita e non ho giustificazioni accettabili. Non dovresti nemmeno volerle sentire. Però sono qua a pregarti di perdonarmi e tornare insieme.