4. PERDONATI

*Lando* 

Mi dispiace, ma non ce la faccio più. 
So che è un atto egoistico, ma io devo farlo o mi consumerò al punto che comunque ti lascerò senza nemmeno farti sapere il motivo. Almeno ora deciderai tu se lasciarmi o meno. È giusto comunque che tu lo sappia. È giusto che sia tu, alla fine, a scegliere. 
È come se già sapesse, Oscar mi guarda spaventato ed è così bello vedere delle emozioni evidenti che fuoriescono da lui.
Peccato che sono per motivi orribili, sono emozioni di merda che era meglio evitargli. Sono un idiota. 
- Quello che ho ricordato solo rivedendo Charles è che domenica notte ero furioso con te per avermi lasciato in quel modo dopo la nostra promessa, che ho bevuto troppo ed alla fine mi sono fatto un altro ragazzo. Non lo ricordavo perché mi sono svegliato a letto da solo, ma appena ho rivisto Charles... 
Lo ripeto per fargli capire il motivo per cui non gliel’ho detto prima. Spero mi creda e che non pensi che ho fatto il furbo per farlo sentire in colpa e spingerlo a scusarsi con me. 
Io davvero non ricordavo. L’ansia mi uccide, per un momento. La morsa allo stomaco è tale che sto per vomitare quel che ho mangiucchiato prima e bevuto, sebbene mi sia limitato all’acqua perché non riuscivo nemmeno a guardare l’alcool.
Oscar, che mi guarda la bocca, improvvisamente solleva gli occhi e mi fissa stranito, come se avesse capito male o qualcosa non gli tornasse. 
C’è un breve istante, prima che parli, che mi fa addirittura pensare quanto sia cambiato in così poco tempo, si lascia andare molto più di prima. Ne sono fiero. Sono orgoglioso di te, Osc. 
Ma poi parla meravigliato. 
- Ma non hai scopato con Charles? 
Appena lo dice è come se mi buttasse una secchiata d’acqua gelata addosso. Trattengo il fiato e lo fisso sconvolto. 
- Cosa? No! Charles ed io!? Ma come... perché? OH! - faccio tutto da solo, lo shock che per un momento mi sconnette il cervello, si fa da parte per farmi capire come abbia potuto pensare a me e Charles insieme. 
È stato rivedendolo che mi sono incupito, era legittimo pensarlo senza altri indizi. Sapeva che era venuto alla mia festa domenica... wow, pensava davvero che io e Charles avessimo scopato? 
Oscar si stringe nelle spalle e mi guarda con occhi accusatori e sbarrati. 
-  Beh, che dovevo pensare? Eri così strano dopo che l’hai rivisto e sembrava ti consolasse e tu eri evidentemente colpevole coi tuoi dannati occhi che... - Oscar è un fiume in piena di parole ed emozioni che libera e lascia scorrere, non lo blocco consapevole che è una reazione normale e sana, che va bene così anche se la conseguenza legittima sarebbe lasciarmi. Se dovesse farlo che dovrei fare? 
Ha il diritto di lasciarmi, ma io come posso accettarlo anche se è giusto? 
Ma poi quando mai sono stato quello logico, io? 
Non è che se lui diventa più istintivo ed emotivo, rispetto ai suoi storici standard, io per contro devo diventare più razionale e controllato. 
- No no ovviamente hai ragione, poteva sembrare... ma ho ricordato che gli ho pianto addosso, domenica. Mi ha beccato lui in bagno con... beh, uno. Non importa, non lo conosci, non so nemmeno chi era prima di quella sera. 
Oscar si zittisce e si morde a forza il labbro, penso che finirà per farselo sanguinare ed i suoi occhi sono così carichi di emozioni contrastanti. Vorrebbe gridare e fare una sceneggiata, sta male, è in rifiuto e chissà quante cose, ma non vuole esplodere, non vuole fare scenate. Vuole disperatamente pensare lucidamente. 
Respira a fondo sempre mordendosi serrato il labbro, si appoggia alla parete a specchio dietro di sé e stringe le mani nella piccola ringhiera che gli sta alle spalle. Le nocche sono bianche, da tanto che stringe. I suoi occhi fissi nei miei mentre pensa. Pensa come un disperato. Pensa mille cose e si costringe a stare zitto per non esplodere. 
Io non insisto. Gli lascio tutto il tempo che vuole. Posso stare qua dentro anche un’ora, se gli serve. Non lo obbligherò ad avere una reazione, a parlare, a fare qualcosa. 
Starò qua paziente in attesa, in questo istante infinito di tortura dove potrebbe essere tutto e niente. 
Tutto e niente. 
Vorrei che mi parlasse e dicesse tutto quello che pensa e prova, ma il vecchio Oscar viene in soccorso a quello nuovo, ancora non abituato a gestire le emozioni che prova. Il fatto che non le ignora e non le blocca, non significa che sia facile farci i conti. 
Io non sono più bravo in questo visto che ogni volta che ne ho, faccio qualche casino. 
Emozioni di merda. 
- Va bene. - fa dopo un tempo infinito. Sospira, chiude gli occhi mentre io spalanco i miei e non respiro. Questo è il vecchio Oscar. Sta regredendo di brutto. Non era questo che volevo, anche se mi fa comodo. 
- No che non va bene. - sbotto poi allargando le braccia e facendo un passo in avanti. 
- Sì, invece. È colpa mia. Ti ho messo in quella condizione. Ti ho piantato in asso invece di mantenere la mia promessa. Ti ho fatto male. Ti ho ferito... - Oscar cerca di ricordarsi le motivazioni, ma sembra si stia arrampicando in una parete liscia come quella che ha alle spalle. 
- No invece, anche tu eri ferito, avevi il diritto di reagire come volevi e... 
- Dovevo almeno scriverti, chiederti tempo, avvertirti che stavo male ma che sarei tornato appena ce l’avrei fatta. 
È vero, doveva. Di fatto è questo che mi ha mandato fuori di testa, non che sia sparito, ma che non mi abbia nemmeno scritto. 
- Ma non dovevo... - non riesco nemmeno a finire la frase, la voce si incrina, le lacrime iniziano ad uscire.
- Avevi bevuto, nemmeno te lo ricordavi. Da ubriachi facciamo solo stronzate, liberiamo gli istinti più bassi... - mi interrompe Oscar.
- Non dovremmo superare i limiti. Non è che da ubriaco uccidiamo! - sbotto alzando la voce per riuscire a parlare e non farmi vincere dal pianto.
Perché insisto? Perché faccio così? Oscar vuole viverla così, lo farà soffrire meno, forse. O forse no. Forse lo farà stare peggio ed io lo so perché sono uno che vive con le emozioni. Devi gridare e piangere quando stai male, solo così poi starai meglio. 
- Che c’entra, hai scopato con uno, mica hai fatto un crimine! - replica paziente, l’esatto opposto di come sono io. 
Alla fine aveva ragione Charles? Oscar è davvero diverso da chiunque altro ed è meraviglioso per questo. Non lo merito. 
Oscar continua a stringere la ringhiera e a non muoversi, rimane composto e più parla, più sembra stare meglio.
Per un momento lo guardo stranito e smetto di vomitare considerazioni a caso come se mi accusassi da solo. Anche le lacrime rallentano, mi fermo e lo osservo per capirlo. 
A questo, Oscar molla le mani e rilassa la posizione rigida. Addirittura piega la testa di lato e mi sorride meravigliato e dolcemente. 
No, non lo merito. Non farlo, ti prego. Scuoto il capo e mi spalmo di schianto contro la parete alle mie spalle, come per allontanarmi il più possibile. La botta emotiva torna a salire, le lacrime tornano ad aumentare e ad appannarmi la vista. Ho bisogno di andarmene, non ce la faccio. Non merito Oscar. Non posso permettere che mi perdoni.
Nel panico schiaccio il pulsante di sblocco con la chiara intenzione di scappare, se me ne vado non mi perdonerà. È tutto ciò a cui riesco a pensare. 
- Non devi perdonarmi, non devi capire, non devi minimizzare. È grave quel che ti ho fatto... - balbetto alla rinfusa, girandomi verso le porte che spero si aprano subito.
Ma Oscar torna a bloccare l’ascensore e mi raggiunge alle spalle. Le sue braccia mi circondano da dietro abbracciandomi deciso, la sua bocca scivola sul mio orecchio baciandomi dolcemente. 
- Va bene, Lando. - mormora senza mollarmi mentre io cerco di divincolarmi. Oscar aumenta la forza inchiodandomi a sé. 
Mi sbagliavo, non stava regredendo per proteggersi, non avevo capito nulla. 
Ha semplicemente capito ed è andato oltre vivendo esattamente l’emozione più corretta di tutte, così tanto che sembra addirittura incomprensibile perché nessuno riuscirebbe a viverla al suo posto. Ma non è che la vive perché è inumano. La vive perché è semplicemente meraviglioso e non lo merito. 
- Perdonati, Lando. - appena lo dice stringo gli occhi e scuoto la testa cercando di togliergli le braccia dal mio torace. Lui però resta qui esattamente dov’è, avvinghiato a me. 
- Perdonati. Ti sei fatto più male te stesso di quanto non ne abbia fatto a me. Perché mi sentivo in colpa per quel che ti avevo fatto e sapere che mi hai punito in quel modo, mi fa solo stare assurdamente meglio e non lo sto dicendo per risolvere facilmente qualcosa di complicato. Lo dico perché lo penso. Sai... - sussurra al mio orecchio cullandomi fra le sue braccia, morbido. Io nemmeno respiro e per la verità non vedo perché gli occhi bruciano da matti ancora pieni di lacrime. 
- ... pensavo di dovermi sentire male, furioso, geloso... ma la verità è che con sorpresa mi sento più sollevato. È la giusta punizione per ciò che ti ho fatto. Finalmente mi sento meglio. È strano? Forse lo è... pensavo mi avessi tradito con Charles e non l’avrei sopportato, ma così è diverso, anche se non so perché. È come se non avesse peso il fatto che l’hai fatto con uno qualunque. Non provavi nulla per lui, ma solo per me. 
Parla a ruota libera come lo facesse più con sé stesso, che con me. Come ne avesse bisogno. Non credo abbia mai parlato tanto, sicuramente non per spiegare cosa prova e cosa pensa. È splendido e starei ore a sentirlo, ma mentre esprime ogni cosa così bene, non so se quel che dice ha senso. Presumo lo abbia, se viene da lui. È solo che... 
- Non so più un cazzo, Osc... - mormoro fra le lacrime. Ma subito mi giro fra le sue braccia, lui allenta la presa per permettermi di mettermi di fronte a lui, lo circondo a mia volta con le braccia e nascondo il viso contro il suo collo, piangendogli addosso come un bambino esagerato. Come al solito.
Non sono cresciuto proprio per un cazzo. 
- Perdonami... - singhiozzo ancora. 
- Va bene, Lando... va bene... - sussurra calmo e carezzevole.
Scuoto la testa frenetico, il bruciore aumenta invece di scemare, le lacrime inondano il mio viso e gli sporcano la splendida camicia bianca. Mi sembra di impazzire, non riesco a smettere. Come ho potuto fargli questo? E perché lui non mi insulta e non mi lascia come dovrebbe? Non lo merito. Non merito una reazione simile! 
- No che non va bene! - esclamo in un misto fra rabbia e disperazione. 
- Ed invece sì e sai perché? - scuoto la testa, non potrà dirmi nulla per convincermi. Ma lui prosegue calmo e dolcissimo carezzandomi i ricci e la schiena con delicatezza che non so da dove gli esca. 
- Perché pensavo sarebbe stato più difficile vivere i miei sentimenti, invece era più facile di quel che pensavo. Ho vissuto tutto e non è stato così orribile come avevo pensato. 
- Hai razionalizzato, non è stato orribile perché hai razionalizzato su quel che è successo e su quel che provavi... - non so come lo so, semplicemente è così. Solo dopo che l’ho detto mi accorgo che non singhiozzo più e che inizio a stare meglio. 
Oscar continua ed io ascolto come fosse la cosa più importante della mia vita. Ed in effetti lo è.  
- Ho sempre soffocato ed ignorato le mie emozioni fingendo che non ci fossero, pensando fosse meglio così; ma la verità è che non sono un dramma. Sì, a volte stai male dal dolore, dalla rabbia o dalla delusione, ma ci sono anche gli altri sentimenti. Quelli che valgono la pena. E sai qual è il migliore di tutti? Quello che quando lo provi ti rendi conto di non aver mai provato niente di meglio? 
Scuoto il capo ancora forsennato, mi stacco dal suo collo e dal suo petto a cui resto aggrappato, lo guardo senza capire. Le lacrime congelate smettono di scendere perché sono totalmente concentrato su di lui, sulle sue parole, sul suo dolcissimo viso carico d’amore. Un amore che non merito, ma da cui sono ipnotizzato. 
- Perdonare. - fa piano. - Perdonare è così bello, Lando. Dovresti provare anche tu con te stesso. Capiresti cosa intendo. 
Il perdono che gli ho porto prima non credo fosse la stessa cosa. È vero che ero furioso e deluso, ma non ho mai realmente pensato se perdonarlo o meno, perché volevo solo che tornasse da me per ricominciare da capo. Ero felice, ma il perdono di cui parla è un’altra cosa e mentre resto concentrato sulle sue parole e sul suo viso sereno e calmo, capisco a fondo ciò che intende. 
- Non so se ce la faccio...  
Oscar mi prende il viso fra le mani continuando a guardarmi in quel modo tenero. Mi asciuga le guance coi pollici, il calore mi invade rigenerante. 
- È facile invece. Come le emozioni. Anche quelle sono facili, più facili di quel che pensavo. L’ho capito grazie a te.   
- No, non è vero. Sono un fottuto casino, le emozioni. Avevi ragione a schivarle ed ignorarle. - non c’è niente di facile in quel che provo e vivo, specie quando è così violento ed improvviso, nemmeno capisco cosa provo, so solo che mi fa impazzire e non capisco che cazzo faccio. 
Oscar mi bacia un occhio e con le labbra mi asciuga le ciglia cariche di lacrime cristallizzate.
- Invece sbagliavo, le emozioni non sono un problema. - scuoto ancora il capo rimanendo aggrappato a lui, le sue piccole mani sul mio viso, le sue labbra asciugano anche l’altro occhio e poi mi guarda ancora così vicino, dai centimetri che lo elevano da me: - Mi ami? - fa infine semplice come solo lui sa essere. 
- Certo che ti amo! - rispondo istintivo senza bisogno di rifletterci. 
Oscar sorride di nuovo nel modo tipico che riserva solo a me.
- Vedi che è facile? - fa quindi logico. Io lo guardo inebetito, ipnotizzato da lui. Lo sono al punto da non rendermi conto di una cosa importantissima. 
- Torniamo insieme e andiamo oltre. Va tutto bene, Lando. - conclude avvicinando le labbra alle mie, si ferma poco prima di toccarle, guardandomi negli occhi a questa vicinanza ubriacante, in attesa della mia risposta. 
Annuisco ebete, incapace di andare contro all’unica cosa che voglio con tutto me stesso. 
Oscar accentua il sorriso e mi bacia, schiudo le labbra e lo accolgo. 
Mentre ci ritroviamo in tutti i sensi in cui due possono ritrovarsi, mi rendo conto di quello che non avevo notato prima. 
Non mi sono mai distratto da lui, da quel che diceva e da quel che dovevo fare io. Non ho mai cambiato discorso, sono rimasto qua, non mi sono deconcentrato. La mia testa non ha mai vagato per altri lidi nemmeno per un secondo facendomi perdere parti dei suoi discorsi; di norma lo faccio sempre. La mia testa è come fosse sempre attraversata dal vento che porta via ogni volta qualcosa. 
Questa volta sono rimasto qua, sempre qua con lui. Non ho perso nemmeno una parola, mai. 
Ed anche prima, sono rimasto concentrato su quel che mi ero prefissato e non ho fatto un casino. Ho deciso di aspettare e parlargliene dopo quando ci sarebbe stato un buon momento e ce l’ho fatta. Il vecchio Lando glielo avrebbe detto subito rovinandogli il Gala. 
Mi sono fatto un piano e l’ho seguito alla perfezione
E poi ho fatto ciò che dovevo, anche se era una merda e non volevo. Non sono scappato come un bambino. Ho affrontato tutto da uomo. 
Dopotutto sono cresciuto anche io, alla fine. 
Le nostre lingue bruciano quando si intrecciano, le bocche si fondono e mi si preme addosso scaldandomi e dandomi sicurezza. 
Sicurezza a cui mi aggrappo. 
E va bene, voglio provarci; fra noi due posso fidarmi solo di lui e non di me stesso, perciò farò come dice. 
Proverò a perdonarmi. 
Perché quel che provo per lui è davvero troppo importante. Non c’è niente, ora come ora, che lo sia di più. 
Proviamo a camminare insieme, Oscar, continuando a crescere e completarci.
- Non arrenderti mai con me, ti prego. Insisti sempre. - mormoro sulla sua bocca, ritirando per un secondo la mia lingua. Oscar appoggia la fronte alla mia ed annuisce sorridendo lieve, aspettando il resto del bacio interrotto. 
- Anche tu. 
Annuisco a mia volta, ci guardiamo storditi dalle emozioni straripanti.
Alla fine ha ragione. Le emozioni sono facili. Non sempre belle, è vero, ma facili da vivere. Sono le nostre reazioni un casino.
Ma voglio comunque vivere ogni cosa solo ed esclusivamente con lui. 


NOTE: La fic e la serie sono finite, non ho più scritto nulla su di loro. Le due foto scelte per rappresentare il capitolo sono dalla nuova stagione e mi ha colpito come Lando fissa Oscar, quasi come si sentisse in colpa, mentre invece si vede un Oscar molto sereno e tranquillo. Perciò l'interpretazione che voglio dare io è che fra loro sia comunque tutto a posto, anche se probabilmente qualche piccola tensione alla fine c'era stata. Ad ogni modo, questi due sono troppo perfetti insieme, si completano e continueranno a farlo. Penso che magari ogni tanto arriverà qualche shottina su di loro, ma al momento sono concentrata su altre fic e ship. Per sapere cosa scrivo e quando pubblico, seguite la mia pagina su FB. Grazie per avermi seguita, spero di essere stata decente. Alla prossima. Baci Akane