NOTE: ovviamente la fic è nata subito dopo la gara del Belgio di quest’anno, era ovvio che avrei scritto qualcosa dopo quella sparata di Max sul ‘razzo rosso’. Con quella frase Max si riferisce all’inizio, quando Charles improvvisamente arriva e supera un po’ di piloti fra cui lui, piazzandosi secondo. Da come descrive Max l’episodio, sembra che l’abbia lasciato passare per evitare uno scontro con lui, scegliendo perciò di non comportarsi come notoriamente fa con tutti, cioè tenere a tutti i costi le sue posizioni per evitare di farsi superare. Ovviamente Max non è un suicida e non provoca incidenti di proposito, ma diciamo che non è famoso per stare attento agli altri: in altre parole gli sta proprio sul culo essere superato e fa sempre di tutto per evitarlo, guidando al limite (e spesso oltre). Non lo fa apposta, è un suo istinto di pilota. In quel caso specifico però non aveva scelta perché Charles era troppo veloce per essere contenuto.
Io ovviamente ho romanzato tutto girandola in chiave lestappen, perché vuoi che non lo faccia?
Questa fic va dritta nella mia serie ‘Mille modi di mettersi insieme’. Perché era facile fare così quando due stanno già insieme, è più bello se non sono ancora una coppia.
Alla prossima.
Baci Akane
INCIPT: “Max mi privilegia perché prova qualcosa per me ed io lo so e ne approfitto spudoratamente.”
Ci girano intorno da un sacco di tempo e più esplicito e palese di così Max non può essere. Va bene che Charles è lento di comprendonio e che ha bisogno dei suoi tempi per fare le cose, ma ad un certo punto era proprio difficile non capirlo.
Il primo che sorpasso è George a destra, il secondo è Max a sinistra, faccio un zig zag veloce e preciso quasi senza rendermene conto e forse con una buona dose di incoscienza, ma mi limito ad approfittare di tutta la potenza che ho.
Solo quando punto Max ed il suo culo lo realizzo.
Se questo scemo fa quel che fa solitamente quando viene superato, cioè impedirlo a qualsiasi costo, ci schiantiamo e crepiamo tutti e due, portandoci dietro anche George e Kimi.
Ma tanto so che mi ha riconosciuto, con me non fa più lo stronzo!
E così è.
Lo supero indenne e mi piazzo davanti a lui, dietro a Kimi, in una splendida e perfetta seconda posizione.
Vado subito a caccia del piccoletto, ma lì il mio momento finisce e posso solo rincorrere senza fare follie.
Quelle le ho appena fatte.
Solo ora lo capisco bene.
Max di solito agisce d’istinto, quando cercano di superarlo fa di tutto per impedirlo a costo di provocare incidenti o creare danni agli altri. Lui rompe sempre i coglioni, non esiste nessuno al mondo che lo conosca meglio di me.
Eppure l’ho fatto senza esitare perché sapevo che mi avrebbe riconosciuto. Con me mantiene ormai sempre la posizione in queste manovre di sorpasso e non dico che mi lascia superare, se può lo evita, ma senza fare azzardi come fa con gli altri. Con me non ci prova a farli ed io lo so.
Cazzo, ho approfittato dei riguardi che ha per me!
Chiunque gareggiando direttamente con Max frena o ha particolari attenzioni, nessuno si fida ormai di fare certe cose con lui alla leggera, perché ti può rovinare la gara senza pensarci due volte; ma io l’ho addestrato a mie spese, perciò ora godo di questi benefici faticosamente conquistati.
Non credo sia questione di stima e rispetto, perché so che stima e rispetta tutti in griglia. Non so nemmeno se c’entrano davvero gli scontri passati, ne ha avuti tanti anche con altri piloti. Con Lewis per esempio, ma non solo. Anche Lando e George. Eppure il suo stile di guida resta quello.
È pericoloso, al limite e spesso va oltre. In gara continua a non guardare mai in faccia nessuno tranne me, e il fatto che ora gli sono davanti e che prima non si è mosso di traiettoria, lo dimostra. È una prova concreta. Una delle tante.
Non ho avuto paura nel superarlo in quel modo folle, sapevo che non avrei rischiato con lui. Cioè che IO non avrei rischiato con LUI.
Perciò non so perché sono riuscito ad ottenere questo privilegio in pista, ma non avevo dubbi che sarebbe andata così anche ora.
Se mi sbagliavo ci schiantavamo e ci facevamo un gran male, potevamo avere un incidente terribile.
Sono stato incosciente, ma l’ho fatto perché era lui.
Sapevo che non mi avrebbe messo in pericolo. Mi sentivo al sicuro.
Forse dovrei decidermi a considerare questa cosa fra noi per quello che è.
Max mi privilegia non perché siamo amici, non lo siamo realmente. E nemmeno perché mi stima, non mi stima più di altri colleghi.
Max mi privilegia perché prova qualcosa per me ed io lo so e ne approfitto spudoratamente.
Sono io lo stronzo, alla fine. Uno stronzo egoista che è disposto a tutto pur di vincere, anche usare i sentimenti della gente che gli sta intorno, di chiunque, senza esitare.
Ma è vero o me lo sto dicendo solo perché è più comodo credere sia così?
Beh, io sono sposato e lui ha una figlia, credo che a prescindere da cos’altro ci potrebbe essere, è inutile pensarci.
Lui mi privilegia ed io ne approfitto perché sono stronzo. Tutto qua. Non c’è altro.
Quando spiega ai microfoni in conferenza stampa cosa è successo in quel momento, ovviamente a modo suo e scherzando, mi metto a ridere a mia volta non potendo far altrimenti. Da come la mette giù non sembra niente di che, peccato che prima non sembrava così.
- Ho visto negli specchietti un razzo rosso arrivarmi da dietro ed ho pensato che se mi fossi spostato dalla traiettoria avremmo fatto un incidente aereo!
Max ride, ma intanto sottolinea che è rimasto fermo di proposito quando mi ha riconosciuto.
Per fortuna nessuno gli chiede se quel razzo fosse stato arancione o argento che avrebbe fatto.
Me lo chiedo anche io, ma fortunatamente nessuno fa quella fatidica domanda, così va tutto bene.
Va tutto bene finché non ci troviamo a camminare insieme verso i rispettivi garage dove i nostri team ci aspettano per complimenti e foto di rito e concludere la giornata di gara, finita straordinariamente sul podio per entrambi. Il primo dell’anno insieme.
- Ehi, hai fatto una mossa allucinante, con me! Non hai nemmeno accennato a prendere alcuna precauzione per evitare ipotetici e plausibili scontri con me!
Max sembra mi accusi, ma in realtà scherza perciò rido mentre dentro di me faccio una smorfia.
Quello che trovo strano è che ne parli solo ora, prima abbiamo fatto molti briefing, i nostri soliti post gara, ma non ha accennato a questo. Perché lo fa solo ora? Forse perché siamo relativamente soli e tranquilli.
Quasi al sicuro. Sì, beh, al sicuro per cosa? Che idee ti vengono Charles?
- Sapevo che mi avevi riconosciuto!
- E quindi? Sai come guido, di solito agisco istintivamente per priorità e la mia è sempre non farmi superare e non importa il costo! Mi conosci bene, hai rischiato a venire su di me in quel modo!
Non so perché Max sottolinea tutto questo, io rido sperando di essere sufficientemente ironico e non allucinato.
Cosa diavolo sta dicendo, di punto in bianco? Forse vuole che mi scusi? No, non lo farò mai!
- Tu non ti sei mai scusato per le tue manovre di merda contro gli altri, le hai sempre fatte sapendo di rischiare le gare di tutti! Perché io dovrei scusarmi? E poi sapevo che mi avevi riconosciuto. Sapevo che sapevi che non avrei preso precauzioni proprio perché eravamo noi due. Con chiunque altro avrei esitato un po’, ma nessuno guida sul limite e spesso ci va oltre come fai tu. Perciò l’unico rischio di solito è rappresentato da te, ma visto che eravamo noi due non mi sono sentito in pericolo.
Sto parlando troppo, davvero, davvero troppo, ma è per il nervoso e non di quello che precede un litigio. È il nervoso per quel che provo, che con tutta l’adrenalina della gara ancora in circolo non riesco a gestire.
Prima o poi devo affrontare ciò che provo per lui, ma ho sempre pensato che non sarebbe mai successo. E se invece sbagliavo?
Max ride di nuovo scaricando di riflesso i miei nervi.
- Mica ce l’ho con te! Non voglio che ti scusi, volevo solo farti notare che se non avessi avuto riguardi notando che eri tu, ci saremmo schiantati. Non hai accennato a rallentare. È stato pericoloso.
Lo guardo perplesso rallentando la camminata, lui rallenta con me guardandomi a sua volta. Non capisco cosa stia cercando di fare. Mi rimprovera? Scherza con me? Non capisco proprio. Perché sta sottolineando una cosa simile?
Lui ha avuto riguardo ed io sapevo che lui avrebbe avuto riguardo e ne ho approfittato.
Forse vuole che lo ammetta?
- Beh, ma io mi fido di te. So che con me certe cose non le fai più, ho faticato a conquistarmi questo diritto!
Appena lo dico, però, lui mi afferra per il braccio e mi tira malamente con sé nell’ingresso sul retro del suo garage.
- Ma Max, non è il mio, che fai! - mi lamento notando che mi ha tirato in quello sbagliato.
O, forse, in quello giusto.
Appena metto a fuoco la sua faccia così vicino alla mia, mi sento più basso e piccolo di lui anche se non lo sono.
Reagisco cercando di andarmene—o forse scappare—ma lui mi blocca la strada con un braccio e mi costringe ad infilarmi in un angolino di questa specie di anticamera che porta poi ai loro garage coi vari uffici e stanze, dove lo stanno tutti aspettando.
Solo ora lo metto a fuoco, mi sta addosso e fin troppo vicino e c’è questo momento in cui finalmente lo realizzo.
Adesso? Adesso affronteremo questa cosa fra noi?
- Stai praticamente dicendo che hai approfittato dei riguardi che ho con te.
Non so perché lo dice come se fosse una cosa brutta, ma a questo punto agisco d’istinto e, sentendomi attaccato—anche se forse non è così, attacco a mia volta raddrizzandomi contro questo pannello alle mie spalle che ci dà sufficiente protezione. A meno che qualcuno non decida di entrare proprio ora dal nostro stesso ingresso. Spero di no.
- Perciò lo ammetti che hai riguardi per me? - sparo io come se fosse questo il punto del discorso.
Certo che sono scemo. Ho davanti Max, non si farà di certo pregare per dire le cose come stanno. Ma forse è proprio quello che voglio. Forse lo sto provocando di proposito.
In un istante Max realizza cosa ho detto, inarca sorpreso le sopracciglia e mi si fa davanti ancor di più lasciando che il suo corpo tocchi il mio, bloccandomi.
Per liberarmi dovrei spingerlo sul petto e penso che non avrei la forza poi di staccare le mani da lì una volta che ce le metto.
Improvvisamente, dopo una vita, viene fuori che oltre ad approfittare del debole che ha per me, ce l'ho anch’io per lui.
- E tu ammetti di essertene accorto e di approfittarne? - ringhia lui seccato.
Ed ora che cazzo dico?
Sollevo il mento senza esitare, anche se dentro di me sto morendo. Il cuore batte impazzito nel petto, forse è un infarto.
Che è successo, d’improvviso, fra noi?
Eravamo forse stufi di girarci intorno senza arrivare a nessuna conclusione?
Beh, può essere. Nessuno aspetta per sempre.
E così davanti al bivio che ho davanti—cioè fra il negare ed inventarmi una scusa, e il venire allo scoperto—decido di usare tutte le palle che mi sono rimaste dalla manovra incosciente di prima e trasformandomi di nuovo in quel razzo rosso.
Adesso provo a lanciarmi su di lui. Prima è andata bene e non ha permesso di schiantarci, chissà se ora mi prende al volo?
- Più che approfittare di te, direi sperare che prima o poi qualcosa fra noi si sblocchi.
Max ammorbidisce istantaneamente lo sguardo duro trasformandolo in un sorrisino malizioso, quasi come sperasse esattamente in questa risposta. I suoi splendidi occhi blu, si avvicinano ancora di più insieme a tutto il suo viso affascinante. Vorrei toccarlo, ma resto con le mani lunghi i fianchi e non muovo un muscolo, rimanendo alla sua mercede.
Capirà che se mi bacia non lo respingerò?
- Ti piace proprio essere inseguito e corteggiato, eh?
Mentre lo dice, mi prende il mento fra le dita, me lo tiene fermo e senza darmi modo di ribattere, finalmente posa le labbra sulle mie.
L’accolgo subito aprendole ed intrecciandole alle mie fino a lasciar spazio per le lingue che si trovano e giocano insieme senza ritegno ed esitazione.
Beh, avendo aspettato un sacco di anni prima di baciarci, forse non è corretto dire che non stiamo esitando.
Diciamo che finalmente ci siamo decisi.
A quanto pare non era tardi. A quanto pare, non lo è mai. L’importante è arrivarci prima o poi, ma visto che non ho ancora vinto un mondiale ma che non ho di certo smesso di sperare, direi che è il mio motto.
Tentare e aspettare fino a riuscirci.
La sua mano dal mento scivola sul collo e sulla nuca tenendomi di più a sé, i brividi mi attraversano lungo la spina dorsale e divento bollente.
Aderisco completamente a lui aggrappandomi alla sua schiena per sentirlo a me più che posso. Il suo corpo è forte e caldo e questa tuta è fastidiosa, ma non importa perché finalmente ci stiamo baciando ed è bellissimo.
Sì che mi piace essere corteggiato, a chi non piace? Ma mi piace anche essere stretto così, se è per questo.
Alla fine ho fatto bene a rischiare: Max ha preso il razzo rosso fra le sue braccia, non l’ha fatto schiantare via!