10. LANDO NORRIS - Pt II

carlandoscar

“Se vado con lui e non con Oscar fra noi è finita, ma sta cosa l’ha organizzata Carlos, che gli dico, non ci vengo con te perché è una bella idea ma voglio andarci con il mio Osc? Ovvio che devo accettare. Ma non rovinerò tutto col mio Osc. Col cazzo. So che sto per commettere un autentico suicidio, ma non vedo alternative. Se voglio avere una possibilità col mio Osc, questa è la sola cosa che posso fare.”
Con questo pensiero drammatico, Lando annuì entusiasta all’idea di fare 4 giorni a Langkawi piuttosto che a KL fra Baku e Sepang, ma con sé ed il proprio sì, si trascinò letteralmente dietro tutti quelli che erano nei paraggi, qualcuno di ben mirato e qualcuno di totalmente casuale. 
I casuali furono Ollie e Gabi, i ben mirati furono George ed Alex. 
E, ovviamente, il suo Osc; il quale, prima di capire cosa stava succedendo, si era ritrovato ad inseguire la sua stessa valigia finita nelle mani di Lando intenzionato a costringerlo a venire con loro. 
Lando sapeva che vedendo Carlos nel gruppo-vacanze-Langkawi, Oscar sarebbe scappato a gambe levate preferendo piuttosto andare a piedi in Malesia. 
Seconda cosa molto ben ponderata fu il mancato invito a Max e Charles, i quali, comunque, avevano già organizzato una tenera breve luna di miele per il compleanno di Maxie caro. O ‘Il mio Max’ come lo chiamava Charles, che detto da altri diventava ‘Il suo Max’. A lui Lando gli aveva rubato l’idea ed ora chiamava Oscar, ‘Il mio Osc’. 
Lando da qualche mese pensava molto meno a Charles, tanto che non sapeva nemmeno più se provava qualcosa per lui o meno. Sicuramente l’affetto e la predilezione ci sarebbero stati sempre, ma i suoi giorni erano pieni di considerazioni e piani su come fare per convincere il suo Osc a stare seriamente con lui, a provare a mettersi insieme, a scendere a compromessi e considerare dei sentimenti. 
Pensando a Charles, gli tornò inevitabilmente in mente il dialogo avuto con lui a Luglio, proprio nel GP d’Ungheria che aveva scatenato in Lando emozioni confuse e mezze decisioni sospese. Decisioni che ora, forse, era tempo di applicare.
‘Se ne sei innamorato ti verrà spontaneo voler stare solo con lui. Adesso non ti viene perché pensi di non essere ricambiato e di doverti consolare con altri… Secondo me dovresti provarci.’
‘Se poi mi sbaglio e va male, lo faccio soffrire e non è una cosa che voglio. Potrei fregarmi di tutti, ma non di lui. Non proprio di Osc, capisci?’
‘Sì, certo che capisco. Proprio per questo dovresti provarci.’ 
L’indecisione in questione, che non aveva potuto condividere completamente con Charles, era portata proprio dal sentimento segreto verso l’amico; sentimento che all’epoca provava ancora, anche se non forte come un tempo. L’idea di farsi avanti con Osc e costringerlo a stare insieme per poi realizzare d’amare ancora Charles, l’aveva frenato. Fino ad ora, circa tre mesi dopo, quando aveva iniziato a rendersi conto che forse non provava più lo stesso di un tempo per il suo bel principe. 
Il suo vecchio grande amore gli aveva dato un bel suggerimento,: stando insieme a qualcuno e provandoci davvero, le cose venivano da sole. Così come il desiderio di consacrarsi solo ad Oscar e smettere di andare con gli altri. Non ne era certo al cento percento, ma gli dava il beneficio del dubbio; poteva avere ragione, poteva funzionare così. Ma era comunque un rischio provarci e buttarsi in quel modo senza la sicurezza di riuscirci, di poter essere davvero un fidanzato normale che non ha bisogno di distrarsi con altri. 
La cosa più difficile in quel momento era proprio convincere quell’essere testardo—il suo Osc—che lui era meritevole e che lo amava e che voleva provarci e rischiare comunque. 
Ma come dargli torto se mentre cercava di capire come fare, andava con gli altri preda della frustrazione che non riusciva a sopportare? 
In estate era andato ugualmente con Carlos—anche se solo una volta, molto meno rispetto a quello che era solito fare, ma era stato Carlos stesso a cercarlo di meno e Lando non aveva avuto quell’enorme bisogno da farsi avanti per primo—e nelle vacanze d’agosto con gli amici, aveva usato anche qualche altro ragazzo occasionale. Colpa della sofferenza che viveva in anticipo per il futuro probabile rifiuto del suo Osc; rifiuto di cui era certo. Quella convinzione lo frenava impedendogli di fare cose utili e sensate per il proprio scopo. 
In altre parole era in una situazione di stallo da cui non sapeva come uscirne, non per questo smetteva di sperare e tentare. Anche se spesso i suoi tentativi erano solo peggioramenti di una situazione già molto complicata. 
- Ma quindi con chi stai? - la voce curiosa di Alex lo ridestò dal suo finto torpore. 
Vedendo Oscar e Carlos insieme—fortunatamente non da soli—gli era venuta la confusione e con la scusa del mal di testa si era isolato brevemente in un sedile in fondo al jet noleggiato insieme per il volo in Malesia. 
Lando aprì gli occhi e vide l’amico sedersi nel sedile libero accanto e porgergli dell’acqua fresca recuperata dal frigo messo a loro disposizione dalla compagnia.
Lando inarcò un sopracciglio ed Alex l’illuminò. 
- Carlos od Oscar? Perché a volte sembra stai con uno, a volte con l’altro. Ma ora sei venuto qua con entrambi e sono confuso! 
- Tu sei confuso? Pensa io! - rispose schietto e col broncio Lando. Il cappellino con la visiera ben calato sulla faccia a nasconderlo il più possibile, lui tutto scivolato in basso nel sedile, le braccia conserte in una tipica posa infantile. 
La verità era che in quel volo che li portava da uno stato all’altro, Lando sperava di schiarirsi le idee e capire come fare, ma naturalmente non stava avendo successo. 
“Si aspetteranno tutti e due che stia con loro, ma non possiamo di certo stare tutti e tre assieme. Devo fare una scelta e so bene quella che voglio, ma non voglio nemmeno rovinare le cose con Carlos. A prescindere da tutto, voglio rimaniamo buoni amici. Quello è permaloso ed egocentrico, dirgli che non voglio più scopare con lui, anche se è il primo ad aver frenato le cose fra noi qualche anno fa, non è una cosa da fare alla leggera.”
Alex si mise comodo continuando ad inarcare le sopracciglia curioso, esortandolo ad approfondire, così Lando tentò di spiegare, pensando che magari fare ordine ad alta voce l’avrebbe aiutato. 
- È difficile la situazione. - fece parlando piano per non farsi sentire dagli altri che più in là giocavano a scacchi insieme. - Io ed Oscar scopiamo da un po’ ovviamente, ed io mi sto innamorando, - mentì spudoratamente evitando di dire che lo amava e ne era più che certo ormai. - ma lui pensa di non saper provare sentimenti e teme di non potermi ricambiare. Anche se io percepisco il suo amore e le cose fra noi vanno benissimo, è come se mettesse dei freni. 
Lando alla fine si rese conto di aver bisogno di aprirsi, ed una volta iniziato non riuscì a fermarsi. Mentre riassumeva al massimo il caos che stava vivendo, il nodo gli salì in gola e si fermò. Lì Alex si inserì calmo, cercando di capire bene. 
- Però vai con Carlos ed altri, giusto? 
Lando sospirò ed annuì consapevole e colpevole. Sapeva che era quello lo sbaglio, ma sapeva anche di non riuscire a farne a meno. Come il drogato che sa che la droga fa male, ma che l’assume lo stesso sentendosi comunque in colpa e vergognandosene prima e dopo, ma non durante.  
- Ovviamente devo distrarmi dal dramma che sono innamorato di uno che non vuole buttarsi con me!
Anche se ogni tanto pensava di provarci e rischiare, alla fine non riusciva mai a fare quel salto. Sperava sempre che fosse Oscar a decidersi e ad ammettere che provava qualcosa, che voleva di più e a farsi avanti. 
- Ma come fa a sapere che c’è quell’opzione fra voi? Se non la smetti di andare con chiunque e non gli fai capire che ne vali la pena, che sei disposto ad impegnarti e che lo ami, perché dovrebbe considerare questa cosa fra voi e buttarsi con te? Dagli l’opzione, no? 
Lando guardò meravigliato Alex che gli offriva una prospettiva un po’ diversa dalle altre, oltre che l’acqua fresca che aveva preso senza aprire. 
Forse aveva ragione. Forse doveva dargli l’opzione. Fargli capire che era serio, che poteva impegnarsi, che voleva provarci davvero. 
Metterlo nella condizione di prenderlo in considerazione. Mentre ci pensava, sorvolò con lo sguardo sui capelli castano chiaro del suo Osc, mentre osservava la partita a scacchi in corso fra Carlos e George. 
- Dovrei prima troncare con Carlos senza rovinare le cose fra noi, e poi convincere Oscar che sono davvero serio con lui. Cioè che non sono solo parole. Lui vorrà vedere i fatti. Ci vorrà un po’ a convincerlo, è testardo e si fissa su certe cose. Quando lo fa non lo smuovi facilmente.  
Alex alzò le spalle, guardando pensieroso fuori dal finestrino tondo oltre Lando, sorseggiando la propria acqua. 
- Se non inizi mai, non succederà mai. - disse semplice. 
- Ma potrebbe essere un fallimento. Potrebbe avere ragione, non essere capace di amare… ed io potrei fare uno dei miei soliti casini del cazzo, tipo non riuscire a tenermelo nei pantaloni quando sono stressato o a bere in giro senza di lui. Lui non ci viene mai a bere con me perché non gli piace, mentre a me sì ed è lì che poi faccio le stronzate! Sono bravo in questo, lo sai! - l’ansia tornò ad assalirlo all’idea di venire allo scoperto, e si manifestò sotto forma di vortice di parole veloce che Alex stesso faticò a capire del tutto. 
Non era semplice come sembrava. Il cuore tornò a battergli frenetico in gola e la bottiglia per poco non la spaccò fra le mani, mentre se la stringeva e se la rigirava senza ancora aprirla. 
- Oscar che non ama te? Ma non vedi come ti guarda, come si comporta con te, come si scioglie? Gli fai fare qualsiasi cosa. Voleva venire qua?
Lando scosse il capo terrorizzato, gli occhi sbarrati. 
- Però è venuto. Non mi pare vada d’accordissimo con Carlos. Oltretutto ti condividono… - Alex era piuttosto fraterno e dolce, ma non riusciva lo stesso a frenare la lingua. 
Lando piegò amaro la bocca all’ingiù, non sapendo se sentirsi sollevato o più agitato al quesito poco velato sollevato da Alex. Non poteva stare in camera con tutti e due, voleva stare chiaramente con Oscar, ma non voleva rovinare le cose con Carlos. E fra di loro non andavano d’accordo, da qualche mese. 
“Solo l’ennesimo casino fatto da me senza nemmeno farlo apposta!” pensò ironico e tragico insieme. Poi decise di concentrarsi sul resto che aveva detto l’amico che ancora lo fissava in attesa.  
- Perciò secondo te è ovvio che mi ama? - chiese speranzoso. Quella parte gli piaceva. 
Se fosse stato certo di quello, sarebbe stato tutto più semplice. Avrebbe trovato la forza di parlare a Carlos e fare qualsiasi passo, anche decidere solennemente di impegnarsi solo con una persona per volta. 
Per un Oscar che si dichiarava innamorato, poteva farlo. 
- Forse non se ne è accorto o non vuole ammetterlo o ha paura che sia altro o magari pensa che tu non lo ricambi e quindi ti rifila questa versione per proteggersi. Ci sono molte opzioni, ma tu devi fargli vedere che puoi essere un fidanzato a tutti gli effetti. Digli cosa provi! 
Lando fissò Alex brevemente per poi tornare ad Oscar qualche sedile più avanti. Rimase in silenzio, pensieroso, colpito della sua visione. 
Era vero che non gli aveva mai offerto delle valide alternative al sesso, ma Oscar aveva da subito messo quel muro sull’argomento. Un argomento che comunque, forse, era ora di riaffrontare. 
“Oscar è complicato, anche se provo a spiegarlo non lo possono capire da fuori. Non è per nulla detto che ci sia un lieto fine per noi…” 
Alla fine sospirò con ancora il mal di testa che gli esplodeva nel cranio. Si era cercato lui tutta quella situazione, ed ora doveva risolverla o conviverci. In ogni caso, nessuna prospettiva era particolarmente facile. 
- È una scommessa fottutamente grande e complicata. - concluse aprendo la bottiglietta senza una decisione precisa.  
- Più grande e complicata che vincere il mondiale? - chiese Alex perplesso. 
Lando ci pensò un attimo, pensò alle sue enormi difficoltà dell’anno scorso superate con la psicoterapia, lo yoga e tanto duro lavoro su sé stesso a livello personale, poi pensò ad Oscar e al suo discorso sull’amore. Pensò anche a com’era diverso dagli altri. Com’era rigido e definitivo, come marcava per bene i limiti, come si intestardiva sulle cose fino a fissarcisi. 
Poi annuì deciso. 
- Sì, più difficile ancora. Perché potrebbe non dipendere da me. Potrei fare tutto quello che è in mio potere e comunque non essere sufficiente.
Alex, impressionato, a quello non rispose. 
- Comunque tenterò. A luglio non mi sentivo ancora pronto, ero più confuso sulle cose che provavo non solo per lui… - si guardò bene dal nominare Charles. Alex, probabilmente pensando si riferisse a Carlos, non chiese. 
Poi proseguì: - Le vacanze sono state illuminanti. Ho fatto il solito coglione pensando mi servisse, ma alla fine mi sono sentito peggio. Pensavo solo ad Oscar, mi mancava da matti e da allora non ho più voluto andare con altri, nemmeno con Carlos. Se c’è qualcuno per cui vale la pena cambiare e sforzarmi come ho fatto l’anno scorso, e forse di più, è proprio Oscar. 
Dirlo ad alta voce fu utile, non lo stava dicendo realmente ad Alex, sebbene fosse lì ed ascoltasse attento e con un sorriso soddisfatto da fratello orgoglioso. 
Non commentò e non rispose, ma era ovvio fosse felice della sua decisione. 
L’unica cosa che rimaneva, era capire al lato concreto come fare. 
“Sicuramente non andrò via da Langkawi senza aver concluso qualcosa!”
E con questa decisione solenne, Lando bevve l’acqua con lunghe sorsate, ruttò e poi si alzò di scatto con un entusiasmo ritrovato, facendo ridere Alex che tornò con lui dagli altri. 
Che fosse lunatico si sapeva, ma a volte arrivava ai livelli del bipolarismo ed il fatto che lui stesso ne fosse consapevole, non lo faceva stare meglio! 

Poi fra il dire ed il fare c’era di mezzo veramente tanto. 
Decidere di fare qualcosa, non la rendeva di facile attuazione. 
Una volta arrivati a destinazione, Lando si rese conto di quanto complicato fosse risolvere quel problema. 
Era vero che con Carlos le cose si erano quietate in maniera naturale, ma non ne avevano mai parlato ed era il caso di farlo. Peccato non averlo fatto prima di andare in vacanza insieme. 
“Forse era questo che voleva fare in questi 4 giorni con me? Parlare di noi? Perché è stato lui il primo a non cercarmi più. In 3 mesi è successo una volta, ma mi pare prima delle vacanze addirittura, poi più niente. Non che sia cambiato qualcosa fra noi, non apparentemente, ma per essere due che trombavano molto bene e molto volentieri, è evidente che anche da parte sua c’è qualcosa. Idiota io che mi sono trascinato dietro tutto il gruppo. Idiota di un Lando! Adesso in qualche modo dobbiamo stabilire di rimanere solo amici! Come cazzo faccio a farlo ora senza ferire Oscar e peggiorare le cose già complicate fra noi?”
Mentre ci si arrovellava senza un risultato decisivo, Lando arrivò alla hall della Villa-Hotel con gli altri, ed al momento di sistemarsi nelle stanze—dopo aver visto Alex e George mettersi insieme, così come Ollie e Gabi—e col cuore che batteva a mille, la testa che gli esplodeva di nuovo e l’ansia che lo faceva pure respirare male per la tensione, si ritrovò a parlare con la signorina dietro al banco senza aver capito prima cosa dire. 
- Noi prendiamo due camere matrimoniali. - fece poi. 
La donna lo guardò meravigliata come anche Oscar e Carlos ai suoi lati—uno a destra ed uno a sinistra—che non capivano perché due da due se loro erano tre. 
- Una da tre, voleva dire? - chiese lei interdetta. 
Lando scosse il capo energico. 
- No, no. Due doppie. - confermò, senza sapere lui stesso cosa avesse in mente. 
L’operatrice annuì e gliele prenotò sul momento, posando sul bancone due chiavi diverse. Mentre proseguiva con la registrazione dei loro documenti, Oscar e Carlos lo guardarono torvi ed interrogativi. 
- E tu con chi stai? - chiese ad un certo punto Carlos, che non poteva semplicemente aspettare di vedere che stesse combinando il pazzo che li divideva. Oscar invece temeva di chiederlo, infatti non lo fece. 
- Con entrambi! - esclamò ovvio. 
Lo disse senza averlo ponderato prima, totalmente spontaneo ed impulsivo. 
“Prima parlo con Carlos in camera sua con calma e dolcemente per mantenere il rapporto. Mi devo spiegare bene o succede un casino. Poi passo il resto delle vacanze con il mio Osc. Ma non è che posso dichiararlo apertamente, non sono cose che annunci davanti a tutti.”
Ma era ovvio che fosse così. Lo era, no? 
Per lui sì, ma forse non per Oscar che sbuffando e scuotendo la testa, se ne andò per primo afferrando una delle due chiavi. Normalmente riusciva a mascherare bene i suoi stati d’animo, ma in quel caso non ci riuscì per nulla. Che fosse arrabbiato era chiaro come la luce del sole. Lando si girò perplesso a guardarlo mentre raggiungeva l’ascensore. Ed ora perché era arrabbiato? Ma non fece in tempo a chiederselo, che Carlos, sospirando altrettanto seccato, prese l’altra e si avviò a sua volta—avendo cura di mantenere bene le distanze da Oscar davanti a sé e non camminare insieme a lui. 
Mentre Lando guardava anche Carlos andarsene, alle sue spalle sentì Alex sospirare paziente e dire a George sotto voce: - George, dobbiamo aiutare Lando. Non ce la farà mai da solo. 
- A fare cosa? - sentì l’altro chiedergli, seppure stesse anche lui osservando la scena perplesso, sapendo praticamente nulla. 
- Te lo dico dopo, ma tieniti pronto a fare qualcosa. 
- Sì, ma cosa? - insistette. 
- Non importa, dopo vedi, ma dovrai attivare le tue doti di ingegnere!
I due continuarono a discutere mentre aspettavano che l’idiota con loro rimasto solo si muovesse. Lando si grattò la nuca tirando fuori il labbro inferiore senza capire che fosse appena successo e cosa mai avrebbe potuto fare diversamente. 
“Vabbè, ma se gli devo parlare lo farò separatamente, no? E mica posso dirlo davanti a loro: guardate, faccio così perché devo parlare ad entrambi, ma uno lo devo scaricare, mentre con l’altro mi ci devo mettere insieme! Non è che avevo programmato di finire qua con loro. Forse potevo evitarlo, ma come facevo a sapere che si finiva così?”
Recuperati i documenti, si avviò con i suoi due fratelloni che ancora l’aspettavano prima di imboccare il corridoio delle camere, avendo evidentemente capito che era meglio lasciarlo solo il meno possibile. 

Non aveva nemmeno visto qual era la camera presa da Carlos e quale quella da Oscar, aveva salutato Alex e George entrati nella loro e, dicendo loro che si sarebbe arrangiato e di non preoccuparsi, chiamò lo spagnolo. 
Palesatosi davanti a lui con un’espressione dura come il marmo, una che non aveva mai avuto con lui, lo fece entrare senza risparmiargli l’acidità.
- Alla fine hai scelto me? Devo ritenermi fortunato o cosa? 
Lando sbuffò seccato entrando e trascinandosi la valigia a mano che mollò accanto alla porta, lasciandola intatta. 
La camera era molto bella, così come tutta la Villa-Hotel. Al posto delle terrazze, le stanze al piano terra avevano dei vetri scorrevoli che si affacciavano ad un piccolo giardino privato, ognuno provvisto di mini piscine. I loculi erano divisi dagli altri da dei separatori di circa due metri o di finta roccia o di legno con relativa tettoia che rendevano possibile il bagno in assoluta privacy. In altre parole, invece di avere la vasca in bagno, c’era quella esterna. 
Lando comunque ignorò totalmente i dettagli del paradiso in cui erano finiti all’ultimo minuto, passando subito al sodo per poter correre presto dal suo Osc e rimediare prima che si trincerasse in camera togliendogli per sempre la parola. 
- Smettila di fare il polemico! Dobbiamo parlare, te ne sarai accorto da solo o in tre mesi mi avresti cercato più di una volta! Hai voluto questa cosa con me per parlare di noi, no? Mica sono scemo! Ci ero arrivato, è solo che non volevo comunque rovinare né la mia vacanza, né la tua, né quella di Osc. Anche se sono solo 4 giorni, è comunque una bella vacanza. Ci possiamo divertire. Vai molto d’accordo con Alex, come ci vai con tutti i tuoi compagni di squadra, perciò ho invitato lui e di conseguenza George, così non ti rovinerai questi 4 giorni dopo la nostra chiacchierata! E poi non volevo ferire Osc. Anche se gli spiegavo cosa dovevamo fare, non l’avrebbe presa bene, lo conosco! 
- Adesso invece l’ha presa bene? No, perché non mi pareva felice di doverti condividere secondo i tuoi comodi. Perché non so se te ne rendi conto, ma è questo che è sembrato da fuori. Noi in attesa che tu passi da uno all’altro a tuo comodo! Potevi anticiparcelo prima, magari scrivendo un whatsapp a testa, se non volevi che l’altro sentisse, invece di fare tutto quel che ti pareva senza spiegarlo a nessuno! E comunque che c’entrano Ollie e Gabi? 
La  risposta di Carlos arrivò prontissima. Era sostenuto, ma non sorpreso, segno che Lando ci aveva visto giusto e che aveva voluto del tempo con lui proprio per parlare di loro due. 
Solo col secondo treno, Lando si rese conto che aveva praticamente già detto tutto quel che dovevano dirsi e che non l’aveva fatto con la delicatezza che si era preventivato. 
No, per nulla. 
Fermo davanti alla porta da cui era entrato, aprì la bocca per ribattere impulsivo, ma poi la richiuse sospirando arrendendosi. Nessuna difesa era più necessaria. Si erano appena parlati, e l’avevano fatto senza nemmeno farlo davvero. Delicatezza e dolcezza non avevano nemmeno vagamente sfiorato il loro dialogo. 
“Fanculo, sono proprio un coglione. Non riesco a fare nulla di quel che mi prefiggo. Che cazzo ci provo a fare?”
- Ollie e Gabi erano per far numero ed evitare che uno finisse per fare il terzo incomodo. O quinto, nel nostro caso, considerando che George ed Alex fanno coppia. - dopo la spiegazione, sospirò e scosse il capo scrollando le spalle, ancora insofferente, consapevole d’aver fatto solo l’ennesima stronzata nel tentativo di non farla. 
- Senti, non l’ho programmata. Ti sei messo a parlare di fare questi giorni qua ed ho pensato ‘se vado senza Osc ho chiuso!’ E così ho agito d’impulso! - si giustificò infilandosi le mani in tasca e facendo il broncio, la testa china e lo sguardo alto per capire quanto Carlos ci stesse male. Non voleva comunque che le cose fra loro si rovinassero, tuttavia vedendolo impassibile, si ricordò che con lui l’atteggiamento da cucciolo non funzionava. Era Oscar quello su cui aveva effetto. 
- Quando mai non lo fai? - rispose l’altro, ignorandolo completamente, scoglionato come poche volte l’aveva visto. 
Carlos attaccò il telefono alla presa per poi aprire la porta a vetri davanti al letto e ammirare la piccola piscina suggestiva illuminata per la notte. Le mani ai fianchi, la schiena tesa, le spalle alte. Era arrabbiato.
Lando si morse il labbro soppesando il da farsi. Se si avvicinava e faceva l’affettuoso rischiava di fare peggio. Carlos doveva sbollirsi, ma poi gli sarebbe passata. 
Decise di rimanere lì dov’era, fermo davanti alla porta, pronto a togliere il disturbo il prima possibile. 
- Non era questo che volevi? Chiudere con le scopate e rimanere solo amici? Soprattutto dopo tutto questo tempo senza scopare?
Lando ne era particolarmente sicuro e al silenzio di Carlos, decise di avvicinarsi e affiancarlo. Lo sguardo sorvolò nella piccola piscina illuminata che lo stava invitando a buttarsi, visto il caldo e l’umido della sera. 
Dopo aver visto senza vedere realmente la piscina, spostò lo sguardo sul profilo accentuato di Carlos. Aveva la bocca serrata verso il basso, il solito labbro inferiore infuori. Ce l’aveva sempre era una sua caratteristica fisionomica, ma la differenza, era che ora non sorrideva. Sembrava pensieroso. 
Alla fine sospirò e rilassò braccia e schiena decidendosi a parlare. 
- Sì, è meglio se rimaniamo amici. Solo che non volevo te la prendessi. 
Lando si aggrottò percependo qualcosa di strano. Cosa gli nascondeva? Ma quando cercò di capire cosa, Carlos si girò sfoderando uno dei suoi sorrisi accattivanti che distraevano chiunque. 
- L’idea era di divertirci insieme qua da soli e vedere come andava. Valutare se era vero quel che percepivo da qualche mese. Che non c’è più quella chimica, ma solo una buona amicizia. Se alla fine avessi trovato conferma, ti avrei fatto il discorso che di fatto non abbiamo nemmeno fatto. Tu lo davi già per scontato, perciò abbiamo saltato tutta la parte della prova! 
Sembrava divertirlo, si mise pure a ridere marcando come se la situazione fosse comica. Forse lo era, ma Lando conosceva benissimo la sua risata e quella non era reale. 
Lo capì mentre gliela faceva in faccia, più eccessivo del solito. 
“Non dirmi che alla fine prova pure lui qualcosa? No dai, sarebbe ridicolo! In 3 mesi mi avrebbe cercato spesso, avrebbe fatto mille tentativi, perché non farne e allontanarsi? Era come se preparasse il terreno all’inevitabile separazione!”
Lando cercava di convincersene, mentre scrutava a fondo i suoi occhi scuri profondi, ma alla fine decise di assecondarlo e ridere a sua volta, seppure grottesco e poco convinto. 
Distolse subito lo sguardo. Non ci poteva fare molto. Le cose ormai erano andate così, Carlos aveva deciso per quella fine fra loro, quella meno dolorosa, forse, o che lo avrebbe fatto apparire meno sofferente. 
Non l’avrebbe mai saputo, ma andava bene così. Doveva rispettare il suo volere. Carlos ci teneva ad apparire in un certo modo, non l’aveva mai visto star male od esternare malessere in modo emotivo, ma solo con rabbia e passione. Perciò se voleva affrontarla così, gli andava bene. 
- Mi dispiace, ero convinto che volessi chiudere col sesso e non volevo che 4 giorni andassero a puttane così… - tornò a ripetere piano, non avendo idea di che cosa dire di preciso. 
Carlos annuì distogliendo lo sguardo, mantenendo un sorriso plastico che comunque non arrivava agli occhi. 
Lando lo guardò ancora un istante, prima di spostare il proprio. Alla fine era comunque andata così. 
- Starai bene? Ti divertirai comunque? - chiese poi, piano. 
Carlos parve sorridere ancora, ma sempre senza convinzione. 
- Ma certo, sai come sono, no? Uno spagnolo che non trova con chi spassarsela in un paradiso terrestre? Figurati! 
Lando ora vedeva anche ciò che non aveva mai notato perché troppo preso da Oscar. 
“Però se voleva qualcosa di più, l’occasione per stringere con me l’ha avuta. Se non l’ha mai colta, deve solo fare mea culpa. Io ormai ho bisogno di andare avanti.”
Alla fine si girò dando le spalle alla piscina, posò una mano sulla sua spalla larga e forte, strinse la presa e poi disse un semplice e mite: - Ci vediamo domani mattina? 
Carlos annuì senza girarsi a guardarlo, gli occhi fissi alla superficie azzurra illuminata a qualche metro da loro. 
- A domani. - poi, aperta la porta, lo sentì aggiungere: - Auguri con Oscar. 
Lando fece mezzo sorriso, fermo sull’uscio. Ne aveva proprio bisogno. 
- Grazie. - infine uscì e se ne andò. 
Non aveva chiesto nulla di Oscar, era come se già sapesse tutto. Che se la facevano, che ora lui ne era innamorato e che stava cercando di convincerlo a fare coppia fissa. 
Un sorriso dispiaciuto si formò sul suo viso. 
“Spero riusciremo a rimanere davvero amici.” mentre lo pensava, era sincero. 


NOTE: doveva finire col capitolo 9, poi sono andati a Langkawi e mi è venuta l’idea per proseguire, solo che invece di un capitolo come pensavo, ne ho scritti 4. Perciò la fic finirà ufficialmente con il 13. Inizialmente volevo un finale aperto ma non stabilito, avviato comunque verso quella direzione, ma poi Langkawi mi ha dato troppe idee e le ho usate tutte. Questa volta ci sono Alex e George: qua avranno un ruolo abbastanza importante, anche se i protagonisti restano Lando ed Oscar, i cui pov dal prossimo in poi si alterneranno. 
Non so di preciso dove sono andati, ma cercando qualche hotel con piccoli giardini con piscina per camera, simile alla foto che ha messo Lando, ne è uscita fuori questa ‘Villa Langkawi’, non so se sia quella, ma presumo di sì visto che ogni stanza ha questo mini giardino privato con piscinetta come ho cercato di descrivere. La location mi ha ispirato molto, ma lo vedrete nei prossimi capitoli. Grazie a tutti. Baci Akane