11. OSCAR PIASTRI - Pt II
Oscar scosse la testa e sbuffò spegnendo il telefono sulla sua chiamata, gettandolo poi sul letto.
“Quell’idiota, cosa crede di fare? Di passare da un amante all’altro? Si è bevuto il cervello? Ci poteva venire con lui direttamente, non serviva trascinarmi. Perché cazzo mi ha portato con sé? È un coglione! Che si faccia fottere da Carlos! Pure lui, da quest’estate è diventato uno stronzo, sembra ce l’abbia con me. Per me questi 4 giorni sono una fottuta tortura! Che cazzo ci sto a fare? Domani me ne vado! Mi inventerò una scusa con gli altri e me ne andrò. Beh, forse Alex e George sanno… “
Pensando a loro, la voce di George si levò da dietro la porta chiusa, seguita da un bussare.
- Oscar, sono George. Mi fai entrare?
Oscar si girò verso la porta col broncio, indeciso se farlo entrare. Temeva che ci fosse quel deficiente di Lando che gli avesse chiesto di aiutarlo ad entrare.
“Ma figurati, si starà facendo sbattere da Carlos!” poi però si rese conto che gli aveva chiuso il telefono sulla sua chiamata. “Beh, magari voleva dirmi a scoppio ritardato i turni che pensava di fare per scopare con me e Carlos!”
Con stizza si avvicinò alla porta, ci si appoggiò con la fronte e, prima di aprire, chiese per sicurezza: - Sei solo?
- Sì… - rispose George.
- Non mi menti, vero?
E quando George disse: - Tranquillo. - seppe che poteva fidarsi davvero. Non se lo spiegò, forse perché aveva una naturale propensione verso di lui.
Non gli dispiaceva. Al di là di Lando, George era l’altra persona con cui gli sarebbe piaciuto avere rapporti. Con lui si sarebbe sotto.
Arrossendo, indurì la bocca prima di decidersi.
“Beh, quell’idiota si fa pur Carlos con me qua, perché non dovrei pagarlo con la stessa moneta?”
Così dicendo, totalmente ignaro del rapporto che legava George ad Alex, Oscar gli aprì la porta. Vedendolo solo, gli sorrise timido e lo fece entrare, appoggiandosi allo stipite come se improvvisamente non riuscisse nemmeno a reggersi in piedi.
Che stava facendo?
George entrò con la sua solita sicurezza, camminando calmo all’interno della bella camera non molto grande, ma con uno stile impeccabile.
L’amico si perse ad ammirarla, annuendo compiaciuto.
- Abbiamo scelto bene, andando a caso, eh? Questa Villa-Hotel è molto bella. Ogni camera ha un piccolo giardino privato con piscina e sdraie e un piccolo porticato. Anche la nostra è così, ma penso siano tutte…
Oscar non lo fece finire, perché prendendolo per il braccio, lo fermò, lo girò e gli prese il viso avvicinandosi di slancio, con l’insana e folle intenzione di baciarlo.
Non voleva perdere il coraggio di fare ciò che era giusto, Lando se lo meritava. Meritava che provasse esattamente ciò che stava provando lui, e George era l’unico a cui avrebbe volentieri messo la lingua in bocca.
Non dovette nemmeno alzarsi sulle punte, perché anche se più alto, non si separavano di tanti centimetri.
George se lo ritrovò addosso e quando la bocca toccò la sua tremante, lo fermò in tempo prima che la cosa diventasse l’errore più grande della sua vita.
O così gli parve ad Oscar. Che lo fermasse per quello e non per un’altra validissima ragione.
Il risultato finale fu comunque lo stesso.
George lo prese per le spalle e lo allontanò appena le labbra si sfiorarono, guardandolo shoccato e confuso.
Realizzando che era appena stato rifiutato e che aveva fondamentalmente fatto una figura di merda colossale, e probabilmente rovinato tutto ciò che poteva rovinare, Oscar avvampò violentemente, lo lasciò subito e si precipitò fuori dalla camera per la porta vetri che dava direttamente sulla piscina.
Per poco non ci finì dentro, troppo agitato e sconvolto per notare che il bordo in legno fra la porta e l’acqua non era molto largo, ma la presa salda e pronta di George gli impedì di fare un’altra figura di merda da cui non si sarebbe di certo più rialzato facilmente.
Trattenuto dalla sua mano che gli stringeva il braccio e lo tirava per impedirgli di finire in acqua, Oscar lo guardò con occhi sgranati, ancor più rosso di prima e profondamente mortificato.
Si coprì la faccia con la mano libera in un gesto quasi aristocratico, poi girò la testa dall’altro lato, si raddrizzò e lo spinse delicatamente. Camminò lungo il bordo in legno andando a cercare rifugio in una delle due sdraie in fondo al piccolo giardino recintato da pareti protettive e decorative.
- Scusa. - brontolò a malapena.
George rimase fermo ad osservarlo dalla porta a vetri, perplesso e incerto.
Oscar non osava nemmeno guardarlo. Si gettò su una delle due sdraie comode ed imbottite e si raggomitolò abbracciandosi le ginocchia, dandogli la schiena.
Sperava che tutto scomparisse. Sperava che tutto svanisse.
Sperava solo che fosse un incubo. Un dannatissimo incubo.
“Chiudi gli occhi, riaprili e scoprirai che era un cazzo di incubo di merda!”
Ma quando li chiuse e li riaprì, si ritrovò il viso preoccupato di un George accucciato davanti a lui. I suoi occhi azzurri lo fissavano da una distanza di sicurezza, ma comunque abbastanza per poter capire che bene non stava e metterlo a disagio.
- Oscar, che succede, ti va di parlarne?
Oscar si morse il labbro sentendosi al limite.
Scosse il capo non riuscendo a parlare. Aveva il terrore che se l’avesse fatto, sarebbe scoppiato a piangere come un idiota.
George parve capirlo, infatti si limitò a sedersi nella sua stessa sdraia, avendo cura comunque di non toccarlo nemmeno per sbaglio. Rimase lì in silenzio in attesa per un bel po’, lasciandogli tutto il tempo necessario per raccogliere forze e coraggio e parlare.
Perché era ovvio che non se ne sarebbe andato senza sapere qualcosa.
“Dovrei scusarmi come si deve.”
Dopo essersi morso la bocca e poi anche le ginocchia su cui poggiava il viso cercando di nascondersi come un gattino spaurito, decise di tirare fuori le palle e assumersi le proprie responsabilità.
Aveva fatto l’idiota, ma era colpa di Lando.
- Scusami, non volevo metterti in difficoltà. Non so cosa mi sia successo, ero fuori di me.
George annuì.
- Non ci sono problemi. Solo che sto con Alex e sto bene con lui… - ovviamente dal suo punto di vista era legittimo credere che ci avesse semplicemente provato con lui. Ma di semplice, in sé stesso, non c’era mai stato proprio niente.
Scosse il capo e poi annuì confuso, aggrottando la fronte, senza ancora il coraggio di guardarlo in viso. Lo percepiva vicino, ma non poteva ancora voltarsi.
- Non lo sapevo. Mi dispiace. Sono esasperato… - e sebbene inizialmente si era dovuto sforzare, lentamente le parole uscirono facili. Molto facili e fluide. Molto più di quel che avesse immaginato.
- Lando mi fa impazzire. Si fa sia me che Carlos ed ora non so cosa cazzo gli è saltato in testa, pensa di passare da uno all’altro come gli fa comodo portandoci addirittura in vacanza insieme? Io non so cosa si aspetta che faccia. Se a Carlos sta bene, buon per lui, ma io mi chiamo fuori. Questo è il massimo! Ho accettato di condividerlo con altri partner perché comunque fra me e lui c’è solo sesso e non ci dobbiamo nulla, ma questa cosa io… io non posso…
E non sapeva perché. Perché mentre si sfogava confusamente tirando fuori tutta la sua agitazione crescente, Oscar si rendeva conto che se era solo sesso non doveva essere toccato da quel che faceva al di là del proprio letto. Poteva passare dal suo a quello del prossimo amante come voleva. Non gli doveva proprio nulla. Ne aveva il diritto. Erano solo due amici che scopavano, gliel’aveva detto dall’inizio.
Perciò qual era il cazzo di problema? Si chiamava fuori perché?
Al silenzio di George, Oscar trovò il coraggio di girarsi a guardarlo e quando lo fece, lo vide seduto ricurvo in avanti, i gomiti appoggiati sulle lunghe gambe magre, lo sguardo preoccupato, serio, in attesa che continuasse lo sfogo.
Non riedeva di lui, né era sconvolto da quel che gli diceva. Forse lo sapeva, anzi.
- Cosa ti ha detto? - chiese poi realizzandolo. George piegò le labbra all’ingiù scuotendo il capo.
- Lui niente, mi ha raccontato Alex…
Oscar si raddrizzò ricordando cosa aveva detto entrando. ‘Sei solo?’ ‘Tranquillo’. Il tono di chi sapeva a cosa si riferiva.
Si aggrottò fissandolo ora dritto, le gambe abbassate. Altrettanto fece George.
- Non sembravi stupito quando ti ho chiesto se eri solo… e poi perché sei venuto? Credevo Lando ti avesse chiesto di intercedere per… ma che ne so! Sicuramente si sta divertendo con quell’altro. È solo che mi stava chiamando e non gli ho risposto, poi sei arrivato ed ho collegato le cose.
Non parlava mai, doveva essere pregato per farlo. Solo quando era nervoso, lo faceva. O quando doveva sfogarsi. Siccome non era mai capitato, stava scoprendo letteralmente lati nuovi di sé.
- Oh, lui mi è capitato in camera, ma Alex mi aveva appena raccontato del casino che ha combinato e vedendolo in crisi ho capito che aveva appena peggiorato le cose e cercava aiuto. Gli ho messo la mano davanti alla faccia per zittirlo e sono venuto da solo a cercarti. Per la verità non so nulla, non l’ho fatto parlare.
Mentre raccontava la scena, Oscar se l’immaginava. Era plausibile e realistica.
Poi registrò il resto.
- Cosa… che casino? - improvvisamente era confuso. Lando si era sfogato con Alex? Perché? Il suo piano geniale non era di farsi entrambi i suoi amanti comodamente nello stesso albergo e vacanza?
George sospirando valutò cosa dirgli, o forse come, cercando probabilmente di essere il più delicato possibile.
Infine tornò a guardarlo, sempre dritto e seduto accanto a lui.
- Prima però mi spieghi perché hai tentato di baciarmi?
Oscar avvampò di nuovo, preso a tradimento.
Aprì la bocca, annaspò, la chiuse, se la morse, guardò altrove sentendosi in fiamme e poi si decise.
- Volevo ripagare Lando con la stessa moneta. Se lui si fa qualcuno vicino a me, perché io non posso?
George annuì. Sperava gli bastasse, ma lui arricciò le labbra poco convinto.
- Ma perché io?
- Momento sbagliato posto sbagliato! - si affrettò ad inventarsi. Non poteva farcela ad ammettere che aveva un piccolo innocente debole per lui, non dopo aver saputo che stava felicemente con Alex e che quindi non avrebbero mai avuto una possibilità. Non gli interessava realmente, sarebbe stato solo uno sfizio od un modo per vendicarsi di Lando. Il punto era che tanto girava tutto intorno a quell’idiota, perciò non aveva minimamente senso spiegargli il piccolo dettaglio.
George annuì accettando la spiegazione, infine si decise a raccontargli quel che sapeva.
- Non era programmata questa vacanza, è stata un’improvvisata. Carlos voleva venirci con Lando, ma Lando non voleva farti rimanere male, così oltre a te, si è trascinato i primi che gli sono venuti in mente facendolo passare per un’uscita di gruppo.
Oscar iniziò a sentirsi vagamente meglio. Vagamente. Fino a che tornò a pensare.
- Poteva rifiutare, perché ha accettato?
George alzò le spalle.
- Voleva approfittare per parlare ad entrambi. Solo che Lando è Lando, non riesce a fare le cose in modo normale senza fare danni.
- Parlare in che senso? Che ci deve dire? Non sta scopando con lui? - Oscar captò qualcosa, qualcosa di strano, qualcosa che non gli tornava. Doveva capire. Qualcosa gli sfuggiva.
George distese l’espressione e si raddrizzò con la schiena, in procinto di alzarsi e andare via.
- Dovresti sentirlo da lui. - fece quindi fingendo di non sapere. Era ovvio che sapeva, invece.
- Non voglio. - fece poi duramente, girandosi dall’altra parte. George tornò a sedersi.
- Eh?
Oscar scosse il capo.
- Si fotta. Non mi interessa cosa ha da dirmi! Non si fa così! Ci prende in momenti, giorni e posti diversi e ci parla. Non si fanno le cose senza pensare, a caso, come capita. Che vada al diavolo! Vai a dirgli questo, se puoi. Domani me ne vado a KL, voi potete continuare senza di me!
George rimase in silenzio per un po’, cercando la cosa migliore da dire. Ci mise un po’, tanto che Oscar si girò a guardarlo meravigliato per capire che faccia stesse facendo e perché non parlasse o non se ne andasse.
George era lì seduto sempre vicino a lui sulla sua sdraia, una posa neutra, le mani strette fra le gambe e lui in attesa. In attesa non sapeva bene di cosa, ma non di trovare le parole giuste da dirgli.
Forse in attesa di sentire le sue.
E lì, mentre lo guardava realizzando che cosa si aspettava, Oscar si alzò e andò al bordo della piscina dove si sedette immergendo i piedi scalzi e le gambe fino alle ginocchia, poiché la piscina era a sfioro.
George rimase seduto dov’era, ma si volse verso di lui, separati circa da un metro nemmeno.
Oscar si perse a guardare la superficie dell’acqua illuminata, mentre la sensazione fresca sui piedi gli dava un sollievo insperato.
Immerse anche le mani pensieroso.
Sì che sapeva cosa aspettava di sentire George. Lo sapeva perfettamente.
Ma aveva ragione? Si trattava di quello?
Non era forse vero che quando aveva capito che Lando poco fa era da George ed Alex e non da Carlos, si era sentito felice? Non era forse vero che aveva voluto sapere cosa aveva da dire ad entrambi?
Non era forse vero che si era sentito felice alla possibilità che Lando alla fine avesse scelto lui? Non era forse vero che stava sperando in quello? Ma che ne sapeva? Non avevano mai parlato di sentimenti, era ridicolo.
Sì, era stato geloso, geloso marcio di lui e Carlos, quando aveva capito che scopavano e che forse era lui quel misterioso ragazzo che Lando amava.
“Divento umano grazie a lui e poi che me ne faccio di questa umanità? Ma chi cazzo la vuole?”
- Non mi sono mai innamorato ed alla fine ho pensato di non esserne capace. Posso provare affetto e voler bene alla mia famiglia, ma amare? Ho sempre pensato semplicemente non fosse per me. L’ho accettato e basta. Perciò quando è successa questa cosa con Lando, sono stato contento. Lui voleva solo scopare, io potevo solo scopare. Era perfetto. Ma poi…
La voce gli morì in gola, annodandosi.
- Ma poi te ne sei innamorato? - chiese allora George, esortandolo a proseguire. Oscar sentì un pugno allo stomaco e sospirò mordendosi la bocca, il volto contratto in un’espressione sofferente. Faceva male. Faceva dannatamente male scoprire di essere normale così.
- Credo di sì. È solo che quello si fa mezzo mondo, Carlos per primo, e so che ama qualcuno e non so chi, presumo Carlos, e…
- Ma guarda che non è Carlos e poi quella è una storia vecchia!
Oscar si girò di scatto verso George che sembrava ora parlare con la voce di Lando, ma vedendo che lui era ancora lui, rimase interdetto senza capire. Al contrario George alzò gli occhi al cielo e si coprì la faccia esasperato.
- Ma possibile che quello non possa essere normale?
Oscar sgranò gli occhi senza capire e George si alzò andando verso la parete di finta roccia che divideva i vari giardini privati. Arrivato lì, gli diede un pugno, ovviamente non forte per non rischiare di romperla, visto quanto in effetti dal rumore si evinse che era sottile. Molto più dell’apparenza.
- La nostra camera è attaccata alla vostra. Ed anche il giardino, ovviamente. E pare che questi divisori non servano effettivamente a garantire la privacy che i clienti si aspettano…
Oscar, realizzando cos’era successo, si irrigidì e si afferrò come un forsennato al bordo della piscina su cui era seduto, totalmente incapace di muoversi, camminare e magari scappare.
- L’idiota è lì ed ha sentito tutto. - poi rivolto alla parete. - Imbecille, pensi che così lo convinci ad ascoltarti?
- Se necessario urlo! Alex, vieni qui, aiutami!
George impallidì mentre Oscar rimaneva paralizzato seduto dov’era.
Per un momento, mentre alle sue spalle succedeva qualcosa di non ben identificato—un gran caos comunque, dove George minacciava Lando di morte se avesse fatto male ad Alex per fargli fare da scaletta umana—la mente di Oscar si chiuse.
Si chiuse completamente.
Si immaginò immerso dentro l’acqua che fissava anche se fisicamente era ancora seduto dov’era. Per un momento non vide altro che acqua e non sentì nulla. Le voci svanirono e tutto divenne ovattato.
Lando aveva sentito che l’amava. Lando sapeva. E non solo. Lando aveva detto che aveva frainteso e che non era vero.
Quale parte non era vera? Che non amava Carlos, ma qualcuno c’era.
Storia vecchia? Cosa significava storia vecchia? Su chi? Su cosa?
Lando sapeva che l’amava.
Ma più che altro…
“Lo amo. Allora è vero. L’ho appena detto ad alta voce, era la prima volta. Sono riuscito a dirlo perché c’era George, di lui mi fido, è uno che sa comportarsi e mi piace abbastanza da spingermi ad aprirmi, ma era la prima volta che lo dicevo. Non l’avevo fatto nemmeno a me stesso. Lo amo.”
Mentre se lo ripeteva, Oscar non sentiva nulla. Non percepiva nulla.
Non il casino alle sue spalle, mentre Lando cercava di scavalcare la parete di plastica. Non la sua voce gracchiante che diceva chissà cosa. Non percepiva più nemmeno George o l’acqua sulle sue gambe o il caldo e l’umido.
“Sono umano e normale davvero e… e che me ne dovrei fare, ora, di questa normalità, se quell’idiota non merita per un cazzo che mi innamori di lui? Fanculo, non voglio esserlo. Non voglio proprio per niente! Si fotta, non è la persona giusta, non è pronto, non lo sarà mai, non andremo mai bene insieme. Non smetterà mai di essere un idiota.”
Ma mentre pensava questo con la razionalità che cercava di emergere come d’abitudine, l’altra parte gli gridava a ruota libera che ora amava anche lui, amava come tutti quanti, che non era davvero anormale e strano, ma normale ed innamorato.
Innamorato di uno che doveva allontanare per il proprio benessere mentale presente ma soprattutto futuro.
Con Lando sarebbe solo stato male, da lì in poi. Il sesso era una cosa, i sentimenti ben altra. Per scopare e svuotarsi le palle andava bene, non certo per avere una relazione vera.
Dopo un po’ di lotte interiori, vinse quest’ultima parte razionale e con decisione, si girò di scatto verso il caos che improvvisamente tornò come se qualcuno avesse tolto i tappi per le orecchie che gli si erano infilati dentro.
Il caos, le grida, le minacce e poi lui lì, nel suo giardino, sulle spalle di un George allucinato che alla fine non aveva avuto scelta che aiutarlo per evitare di vederlo schiantarsi a terra e rompersi la testa.
Appena lo vide, appena i suoi occhi si posarono su quelli disperati di Lando che per non cadere stava strozzando George strappandogli la maglietta, invece di scoppiare a ridere come qualunque essere umano normale avrebbe fatto, Oscar si alzò in piedi e con una fermezza senza precedenti, come un guerriero d’altri tempi con una spada in mano ed una missione solenne, tuonò deciso: - Io e te abbiamo chiuso!
Con questo fece per andare in camera e chiudersi dentro, tralasciando il povero George che non poteva di certo rimanere bloccato lì dentro con l’altro idiota.
Non arrivò nemmeno alla porta, che si sentì afferrare da Lando per le braccia, il quale era saltato giù dalle spalle di George.
Appena sentì le sue mani addosso trattenerlo ed il suo: - Osc aspetta, devi ascoltarmi… - ad Oscar si chiuse la vena. Gli si chiuse per la prima volta in vita sua, e successe in modo clamoroso.
Senza rifletterci, senza rendersene nemmeno conto, agendo completamente di riflesso, si girò verso di lui, lo prese a sua volta per le braccia e lo strattonò violentemente verso il basso e di lato.
Lando, sbilanciato e non aspettandosi un gesto simile di pura violenza da parte sua, finì in piscina vestito senza porre la minima resistenza; e su un George shoccato, Oscar si chiuse in camera lasciandoli fuori.
NOTE: La tentazione di inserire un po' di innocentissimo geoscar era troppo alta e alla fine ho ceduto. Devo dire che ogni tanto Oscar guarda George in un modo assurdo, ma alla fine è per puro diletto personale. Dalla foto di Lando su quel giardino ho immaginato un sacco di cose che arriveranno. Grazie a chi legge. Alla prossima. Baci Akane