12.  LANDO ED OSCAR - Pt IV

landoscar

Pentitosi di non aver fatto caso al numero delle camere assegnate in partenza, tanto meno quella di Oscar, Lando andò nel panico quando gli chiuse il telefono sulla chiamata. A quel punto, agitato come non mai, si fiondò nell’unica stanza amica che aveva visto usare: quella di Alex e George che erano entrati dopo di lui. 
Lando si buttò sulla loro porta iniziando a battere come un forsennato, con l’ansia che l’assaliva innanzi alla consapevolezza che Oscar non voleva ascoltarlo e forse nemmeno più vederlo. 
Dopo qualcosa come 50 battute in 30 secondi, Alex gli aprì preoccupato ed esasperato, ed una volta dentro come prima cosa gridò allucinato: - RAGAZZI HO FATTO UN CASINO! OSC NON MI RISPONDE E… 
Stava dando di matto e avrebbe continuato a gridare a lungo se George non gli avesse messo la mano sulla faccia—letteralmente—dicendo un fermo e severo: - Zitto e buono!
Il ‘ci penso io’ era sottinteso. 
Lando si fermò come se gli avesse staccato una spina: si zittì come d’incanto e lo guardò shoccato in un incredibile e non scontato silenzio. Gli occhi spalancati luccicavano di lacrime in procinto di uscire, sembravano due fari nella notte, anche se non erano all’esterno a godere dei bei faretti notturni di quell’incantevole posto suggestivo. 
Lando ed Alex rimasero in silenzio ad osservare George—serio e sostenuto—scriversi con qualcuno. Non Oscar visto che aveva chiuso il telefono. 
- Che numero di camera ha Carlos? - chiese poi dopo aver ricevuto risposta dal misterioso interlocutore. 
Lando glielo comunicò, così George annuì guardando Alex.
- Ne avevamo prenotate 4 e ricordo i numeri. Andando per esclusione, la camera che resta è questa qui vicino alla nostra. Vado io da solo. Tienilo qua dentro che non faccia niente finché non glielo dico io. - George era perentorio e parlava ad Alex come se Lando non ci fosse, o come se fosse un totale imbecille incapace, cosa che probabilmente pensava. 
- George, ti prego… - supplicò Lando aggrappandosi alle sue braccia. - Digli che… - ma George alzò la mano che tornò a depositare sulla sua faccia, e scacciandolo come fosse un cane monello uggiolante, uscì dalla camera chiudendosi la porta alle spalle. 
Per cosa era seccato? Lando guardò perplesso Alex il quale parve capire la domanda muta nel suo volto come sempre molto espressivo, così accorse a spiegargli. 
- Hai fatto un casino incredibile, hai pure messo in mezzo noi che non c’entriamo, ed ora siamo costretti ad intrometterci per risolvere le tue cazzate. 
- Gli hai raccontato? - era una domanda stupida; dall’espressione di Alex, Lando capì che l’aveva fatto. 
- Non volevo fare questo caos, ma non ho avuto tempo per progettare qualcosa prima, Carlos mi ha messo alle strette ed ho dovuto improvvisare… 
Alex annuì e si strinse nelle spalle andando ad aprire la porta vetri ancora chiusa. Quel posto era incantevole, ma si moriva di caldo e per qualche ragione che ignoravano, per quanto bello, non c’era l’aria condizionata. Il destino era segnato. Sarebbero morti tutti. 
- Beh, potevi comunque avvertire prima i diretti interessati che intendevi parlargli, loro avrebbero capito e aspettato. Così sembrava che tu volessi passare da un letto all’altro divertendoti con entrambi senza nemmeno chiedere il loro parere. Carlos si è trovato dall’aver organizzato qualcosa solo con te, ad una vacanza con altri 6 di cui non gli importa… e poi è pure stato scaricato… come è andata a proposito? - fece Alex uscendo nel piccolo giardino privato, confinato da pareti divisorie di finta roccia di plastica da un lato e da un grazioso porticato di legno dall’altro lato. Nel centro, una piccola piscina che si affacciava parzialmente direttamente alla camera. Alex camminò nel piccolo bordo evitando di tuffarcisi appena uscito, e avanzò verso la pedana e le sdraie alla fine della piscina, vicino alla parete di finta roccia. 
Lando lo seguì sedendosi in una delle sdraie. Era nervoso e non riusciva a stare fermo, ma era anche stanco e lo stress lo stava uccidendo. Stava per esaurire le forze. 
Gli raccontò grossomodo com’era andata con Carlos, concludendo con un generico: - Alla fine credo bene. Se l’aspettava, ma non che succedesse così. Nemmeno io, ma ho agito d’impulso. Non volevo far star male nessuno, non mi sono cercato questa situaz… - Lando non finì di parlare perché improvvisamente altre due voci attirarono la sua attenzione. Non erano voci nel loro giardino, ma in quello accanto. 
Quello di… Oscar? 
Lui ed Alex lo realizzarono nello stesso momento guardandosi meravigliati, ma fu come se si leggessero nel pensiero perché con uno scatto felino Lando si alzò per ascoltare, precipitandosi contro la parete più sottile di quanto non sembrasse. Contemporaneamente anche Alex lo fece, afferrandolo da dietro e mettendogli la mano sulla bocca per zittirlo prima di farlo urlare. 
Precisamente la sua intenzione, in effetti. 
- Stai zitto, lasciali parlare e non impicciarti. Vuoi che non ti parli mai più? Non hai capito come si sente Oscar? - sibilò minaccioso Alex al suo orecchio, forzandolo a rimanere lì fra lui e quella parete che sembrava poter cadere da un momento all’altro. Ebbe successo grazie anche alle differenze d’altezza. Quei dieci centimetri a quanto pare bastarono per neutralizzare il piccolo furetto impazzito. 
A Lando si era spento il cervello. Si era spento del tutto e non c’era verso di riaccenderlo. Capiva quello che diceva Alex, capiva che aveva ragione, ma si placò del tutto solo quando distinse le parole di Oscar e George, al di là del pannello di circa due metri che stava fra di loro.  
- Si fotta. Non mi interessa cosa ha da dirmi! Non si fa così! Ci prende in momenti, giorni e posti diversi e ci parla. Non si fanno le cose senza pensare, a caso, come capita. Che vada al diavolo! Vai a dirgli questo, se puoi. Domani me ne vado a KL, voi potete continuare senza di me!
Sentirono la voce sostenuta di Oscar e Alex cercò di trascinarlo via da lì nel modo più silenzioso possibile. Lando però poneva resistenza e per quanto più basso, aveva una forza di tutto rispetto, soprattutto perché ora era agitato all’idea che Oscar se ne andasse davvero e che chiudesse con lui. 
- Lan, se sa che lo stai ascoltando sei finito! Vieni via, fidati di me! - disse a denti stretti Alex trascinandolo indietro. 
Non ce la poteva fare; Lando capiva che aveva ragione, ma aveva necessità assoluta di sentire il resto. Cosa che si perse nella piccola lotta con l’amico che si concluse con una caduta di schianto all’indietro, proprio sulla sdraia alle loro spalle, uno sopra l’altro. 
Lando si alzò da Alex trattenendo un’imprecazione, ma si fermò dal tornare alla parete vedendo l’amico premere la faccia sul cuscino della sdraia, torcendosi e raggomitolandosi sul fianco. Vide le mani di Alex fra le cosce strette e lo vide assumere una serie di colori in viso uno più preoccupate dell’altro. 
Alex soffriva, e soffriva davvero tanto. Solo col secondo treno Lando realizzò che gli era caduto sui coglioni e che forse l’aveva reso impotente, e dispiacendosi sinceramente per lui e per la sua futura prole, si accucciò tentando di confortarlo con delle pacchette che dovevano essere le sue scuse. 
Il tutto in completo silenzio e solo a gesti, per evitare di mandare nel cesso l’immolo di Alex per non farsi sentire da loro dall’altra parte. 
Lando rimase a controllare i segni vitali di Alex per un po’, pensando d’averlo veramente ucciso, ma quando lo vide tornare ad un colorito normale e stringere meno le mani sui gioielli traumatizzati, le voci di Oscar e George tornarono a sentirsi. 
- Perciò quando è successa questa cosa con Lando, sono stato contento. Lui voleva solo scopare, io potevo solo scopare. Era perfetto. Ma poi… 
Oscar si sospese e Lando si alzò lentamente, muovendosi come se fosse a gravità zero per paura di perdersi altre parti importanti, consapevole che lì dall’altro lato, proprio in quel preciso istante, c’era il fulcro di tutto ciò che da qualche mese lui voleva sapere. Era tutto lì. Tutto in quel momento. Quella frase. Quella rivelazione. Quell’ammissione. 
Il fiato sospeso, il cuore a mille. 
- Ma poi te ne sei innamorato? - sentì dire George. Il silenzio in risposta demolì Lando, lo stomaco gli si contrasse in una morsa ferrea atroce, per poco non si trovò a vomitare la cena consumata in aereo, non granché fra l’altro. 
Il mondo sparì, il giardino, Alex, la notte, il caldo umido, la piscina. Tutti i dettagli sparirono, anche la parete a cui appoggiò le mani e la fronte, chiudendo gli occhi, concentrato per sentire la sua risposta che si fece attendere per degli interminabili secondi atroci. 
Il cuore gli stava per scoppiare nel petto insieme al terrore e alla speranza. 
- Credo di sì. È solo che quello si fa mezzo mondo, Carlos per primo, e so che ama qualcuno e non so chi, presumo Carlos, e… - e a quel punto non riuscì più a starsene zitto. Alex, troppo lontano per impedirgli di reagire, non poté fare più nulla. 
- Ma guarda che non è Carlos e poi quella è una storia vecchia! 
Lando ricordava perfettamente la conversazione a cui si riferiva, quando aveva parlato di Charles senza fare il suo nome. Aveva immaginato che Oscar avesse pensato a qualcun altro, non aveva mai capito a chi, ma visto che non aveva chiesto altre delucidazioni ne aveva approfittato. 
Nel dire impulsivamente che il suo amore per Charles era ‘storia vecchia’, si sentì esplodere di gioia lui stesso. L’aveva superata davvero e l’aveva appena realizzato. 
Ma dalle stelle alle stalle, Lando precipitò in un attimo sentendo che George parlava spiegando ad un Oscar probabilmente shoccato cosa era successo.  
- L’idiota è lì ed ha sentito tutto. - ora la sua voce si sentiva più chiara, lo sentì anche bussare sulla parete dove lui stesso era ancora appoggiato. - Imbecille, pensi che così lo convinci ad ascoltarti? - gli urlò il suo connazionale dall’altro lato del pannello. 
Lì a Lando si chiuse la vena, si chiuse per bene e nel chiudersi gli precluse anche le scarse possibilità residue di ragionamento. 
- Se necessario urlo! - sbottò fuori di sé, la frenesia alle stelle, la necessità di agire. Agire immediatamente. Non importava come. - Alex, vieni qui, aiutami! - ordinò al poveretto che forse nemmeno riusciva a stare in piedi. 
Vedendo che non sembrava intenzionato ad aiutarlo, Lando saltò per afferrarsi all’estremità alta del pannello e scavalcarlo da solo, e davanti alla possibilità concreta di vedergli rompere tutto, Alex si alzò con delle forze che non sapeva nemmeno da dove fossero venute. Prima di farlo appendere come una scimmia, gli mise le mani intrecciate sotto un piede dandogli la spinta per salire senza fare troppi danni. Probabilmente in pochi istanti aveva scelto il male minore. 
- Alex, non aiutarlo! - sentì George gridare. 
- Come faccio? Tanto lo fa lo stesso, ma abbiamo visto che se fa da solo fa molto peggio! Tanto vale aiutarlo e limitare i danni da subito, piuttosto che correre a riparare la sua merda! - gridò di rimando Alex coi piedi di Lando sulle spalle.
Grazie ai 186 centimetri del trampolino umano, Lando spuntò facilmente con metà corpo dall’altro lato. Appena fu là sopra, cercò subito la testa chiara di Oscar; lo trovò seduto rigido sul bordo della piscina, gli dava le spalle, sembrava perso in un altro pianeta. Cosa gli succedeva? Perché non lo guardava truce od esasperato? Cosa aveva? 
- Lando, se fai male ad Alex ti uccido! - minacciò George. Lando lo mise confusamente a fuoco sotto di sé, era anche lui a pochi centimetri sotto il bordo su cui dondolava. 
- Oh George, ma che dolce che sei! - Lando si perse un secondo a commentare intenerito, guardandosi bene dal dire che aveva già fatto abbastanza danni al suo tenero Alex. Poi portò le gambe dall’altro lato e senza complimenti le mise sulle solide larghe spalle di George facilmente raggiungibili grazie ai suoi 185 centimetri. 
Lando—completamente fuori di sé e assolutamente convinto di non avere scelta che calarsi dall’altro lato per raggiungere il suo Osc che aveva qualcosa di strano e preoccupante—ringraziò la sua statura, mentre George la malediceva. Non aveva avuto scelta che prenderlo, anche se avere Lando seduto sulle spalle, una sua mano che lo strozzava sotto il mento e l’altra che gli strappava la maglietta, non era fra le cose più edificanti da fare nella sua vita. 
Lando era sbilanciato in avanti, tutto chino sulla sua testa a subire le minacce di George sotto di sé, ma esattamente su quello scenario folle, Oscar si alzò, si girò verso di lui, puntò i piedi a terra, lo guardò altero e gelido, e come fosse una statua di marmo meravigliosa, dritto e rigido, scandì basso e penetrante: - Io e te abbiamo chiuso!
Dopo di questo si girò avviandosi verso l’interno della camera. 
“Se ne andrà! Prenderà la valigia ancora fatta e se ne andrà e non mi parlerà più. Se lo lascio andare ora è finita.”
Lando non pensò ad altro, la mente totalmente proiettata a fermarlo in qualsiasi maniera. Anche la forza, se necessario. 
E quella usò. 
Completamente fuori di sé e innescato, saltò giù dalle notevoli spalle di George, il quale si abbassò per non uccidersi e non uccidere l’amico. Appena giù, si precipitò da Oscar che camminava vicino al bordo della piscina, lo afferrò per le braccia e lo trattenne implorandolo disperato: - Osc aspetta, devi ascoltarmi… 
Ma a quello fu la vena di Oscar a chiudersi e lo fece in modo clamoroso. 
Prima ancora che Lando capisse come, si ritrovò violentemente strattonato. 
Il secondo successivo, era in piscina. Dentro. Vestito. Ed Oscar chiuso in camera con la porta vetri sbattuta che per poco non si era rotta.  
Lando non annegò, ovviamente, ma ci mise qualche secondo a capire che cosa era successo. Quando realizzò che Oscar l’aveva gettato in piscina, si ritrovò George accucciato davanti a sé che piangeva dal ridere, mentre cercava di nasconderlo per tatto nei confronti di un furioso Oscar. Infatti aveva una mano su metà faccia che copriva il profilo rivolto alla camera dove era entrato il loro collega, l’altra era tesa verso Lando in acqua. 
- Ti prego, ma come fai a peggiorare sempre le situazioni? È un’arte, sai? Nemmeno se mi impegno io ci riesco! 
Lando rimase un istante a fissare lui che soffocava una risata e poi la sua mano che provò l’insano istinto di mordere, ma pensando che quello sarebbe stato un perfetto esempio di ‘situazione che peggiorava’, si limitò a sospirare e a prenderla per farsi aiutare. 
Una volta fuori, zuppo dalla punta dei capelli alle mutande, Lando ignorò la propria condizione e si precipitò alla porta vetri chiusa, iniziando a battere e gridare ad Oscar per farsi aprire. 
Oscar, in risposta, si alzò e chiuse le tende lunghe che sarebbero servite eventualmente a ripararsi dalla luce del mattino. 
- OSC! OSCA! OSCAR TI PREGO! 
George, che intanto aveva potuto liberare una risata per evitare di morire di ictus a furia di trattenersi, lo sentì gridare elencando tutti i suoi soprannomi, e quando notò dei strani rumori venire dai colpi al vetro, decise di intervenire per l’ennesima volta. Prese Lando per il polso che batteva ed impedendogli di sfondarlo sul serio, lo tirò sostituendosi a lui. 
Lando rimase indietro, nella piccola pedana che c’era fra la piscina ed il porticciolo, grondante e col cuore in gola che minacciava di uscirgli in bocca. Nemmeno respirava bene, da tanto che aveva urlato e si era agitato. 
George bussò piano ed in modo normale, non dovette nemmeno chiamarlo. Oscar capì che era lui e aprendo il tendone, osservò il collega indeciso. Era furioso, ma leggermente ammorbidito ed impietosito per averlo lasciato lì fuori: già era stato coinvolto senza che c’entrasse, ora doveva pure rimanere bloccato lì? 
Alla fine, con un enorme sospiro, Oscar si decise ad aprire. Appena lo fece, Lando tentò di investire George ed entrare bagnato com’era, ma Oscar prese l’amico e usandolo come muro umano, infilò il braccio dal fianco facendo scontrare la faccia di Lando col suo palmo e, di fatto, bloccandolo fuori. 
- Non entrerai finché non ti do il permesso di farlo. E comunque non ci entrerai così bagnato! 
Registrando che quella era un’enorme unica possibilità, Lando si raddrizzò staccandosi dalla schiena dura e forte di George, ora bagnata grazie a lui, e indietreggiò verso la pedana laterale che faceva da bordo alla piscina. 
Appena libero, George sgusciò dentro e scappò avendone abbastanza di quei due—correndo presumibilmente a controllare la salute del suo ragazzo. Lando invece eseguì alla lettera le indicazioni del suo Osc e si tolse i vestiti bagnati. 
Cioè tutti. 
Una volta conclusa l’operazione, si mise sull’attenti ad un metro dall’ingresso, in attesa del permesso di parlare e di fare qualsiasi cosa il suo padrone avrebbe ordinato. 
“Ti prego, ti prego, ti prego, fa che questa volta non sbagli. Fa che riesca a fare la cosa giusta. Ti prego, illumina il mio stupido cervello affetto da ADHD!”
Avrebbe fatto qualsiasi cosa, qualsiasi! Anche mettersi una museruola, se necessario, pur di farsi ascoltare e perdonare da lui. Di tutto, tranne arrendersi. 


Oscar rimase inebetito a guardarlo mentre si spogliava veloce come un soldato sotto corte marziale. 
Fermo davanti all’uscita della camera, guardò Lando denudarsi dai vestiti zuppi e raddrizzarsi in attesa di un suo ordine, presumibilmente quello di parlare. 
Finalmente se ne stava zitto e fermo. 
Quando se ne rese conto, più che un gatto, gli apparve come un cagnolino monello che dopo aver combinato un grosso guaio sperava di impietosire il suo padrone solo perché era seduto bravo e zitto.
“Se gli do un ordine lo esegue?” per un momento Oscar si distrasse, ma decise di non passare a quella fase prima di averlo realmente perdonato, sempre che fosse possibile. 
Rimase in silenzio per un lunghissimo momento durante il quale faticò molto a non guardare in basso, sul suo inguine completamente esposto. 
Il dannato era nudo. Completamente nudo. Bagnato. Colpevole. Implorante come non lo era mai stato. E lì, coi suoi occhi da cucciolo pentito, era bellissimo. 
“Sei un fottuto pezzo di merda. Ma resta che non meriti il mio amore. Che tanto ha sentito, perciò è inutile proseguire su quella stupida strada del ‘non so amare’. Poteva funzionare se non mi sentiva. Maledetto coglione.” 
Dopo un tempo interminabile passato a sfidarlo con lo sguardo—serio, rigido e con le mani ai fianchi—Oscar scese fuori dall’uscio della porta vetri, si sedette sul bordo di legno che separava la piscina dalla camera, e mettendo come prima le gambe in ammollo, incrociò le braccia al petto fissandolo severo. 
La sensazione di benessere provata quando l’aveva fatto parlando con George, tornò a dargli sollievo. 
Non ci poteva credere che fosse successa una cosa simile. Aveva ammesso di amare Lando ed aveva deciso di non poterlo fare, che non lo meritava, uno stronzo simile, il suo amore. Dunque perché era in quella situazione ridicola? Perché doveva ascoltarlo? 
Doveva convincerlo a lasciarlo in pace? Ma chi mai poteva convincere Lando a fare qualcosa che non voleva? Si era letteralmente gettato nel suo giardino saltando una parete, calpestando Alex e George pur di riuscirci. Quante altre cose era in grado di fare, pur di ottenere ciò che voleva? Per un momento Oscar fu tentato di metterlo alla prova, ma decise di iniziare ascoltandolo. Se alla fine avrebbe cambiato idea, avrebbe deciso cosa fare di lui. 
- Parla. - ordinò piatto, continuando a fissarlo impassibile e severo. Senza l’ordine di muoversi, Lando rimase in piedi sempre ad un metro da lui, ma più spostato di lato.
Senza muoversi prese un respiro profondo ed illuminandosi carico di speranza, una speranza che era fin troppo facile vedere nel suo viso sempre molto espressivo, Lando iniziò. 
- Prima di parlare con te dovevo farlo con Carlos, perché tu sei uno che vuole fatti, non parole. 
Oscar si aggrottò senza capire. Parlava come se dovesse sapere a cosa si riferiva, ma George non gli aveva detto cosa doveva dire ad entrambi e non era così scontato di cosa poteva trattarsi, visto che era Lando. 
- Che diavolo dici? Cosa gli hai detto? 
Lando a quel punto si stupì che non lo sapesse o che non l’avesse capito. Così si fece avanti, dimostrandogli i suoi limiti di ‘blocco’. Oscar lo guardò torvo e quello bastò a ricordargli che non gli aveva dato alcun permesso di muoversi, così si accartocciò a terra sedendosi sui talloni, sempre più come un cane che fremeva di saltargli addosso, ma che ci teneva ad accontentare il padrone. 
“Fa che non si metta a miagolare ora, se lo fa sono io poi che gli salto addosso. Sono molto più debole di quel che pensavo.” 
Suo malgrado, rimase fermo impassibile, seduto sul bordo della piscina. 
- Che voglio rimanere solo suo amico e non voglio più scopare con lui. E non voglio scopare con nessun altro che te. Perché quest’estate l’ho fatto ma non mi è piaciuto, mi sono sentito una merda ed in colpa, pensavo solo a te, volevo farlo solo con te. Non era più bello come una volta. Non volevo altri che te. - poi si ricordò di quel che aveva detto poc’anzi a George e aggiunse alzando il tono. - E non ho mai amato Carlos. Non era Carlos il ragazzo di cui ti parlavo. E comunque è una storia vecchia. Non è mai successo niente, non succederà mai ed in ogni caso mi è passata, non lo amo più perché amo solo te, Osc. - poi si sporse appoggiando le mani davanti alle ginocchia, in una posa simile a quella di quando l’aveva sedotto in camera ormai già due anni prima. Questa volta però l’intento non era lo stesso, Lando era spontaneo ed agitato, fremeva terrorizzato di non essere capito e creduto. 
In quel modo, alzò di nuovo il tono nel panico. 
- E sì che ne sono sicuro! Non ho un minimo dubbio! Mi sono innamorato di te, Osc, ma non sapevo come dirtelo ed ero convinto che non ricambiassi e poi avevo paura di non essere io pronto per stare solo con te. E quando ho provato a fare quel che ho sempre fatto, mi sono accorto che mi faceva schifo e volevo farlo solo con te, ed ho capito di essere pronto. - poi si fermò di colpo. Tornò dritto sui talloni e affondò le unghie sulla carne delle cosce, fin quasi a ferirsi. 
Con tutti i muscoli tesi e un’espressione che era un capolavoro fra ansia e speranza, concluse. 
- Ti amo, Oscar. Ho fatto un casino e non sapevo come sistemare tutto. Non ho pensato, ho agito d’impulso. Non volevo farlo così. Se tornassi indietro cambierei tutto, ma ormai posso solo implorarti di credermi e perdonarmi e darmi una possibilità. 
Oscar, fermo seduto poco distante da lui, si rese conto di aver trattenuto il fiato e quando capì che il fiume in piena di Lando era finito, chiuse gli occhi e li riaprì cercando disperatamente di controllarsi, di rimanere fermo e saldo, e fare la cosa più logica e sensata di tutte. 
Doveva proteggersi e respingerlo. Lando era una testa matta, ora voleva provarci, ma di fatto aveva appena deciso di farlo. Sì, aveva parlato a Carlos, ma non era sufficiente a dimostrargli che era davvero pronto. Chissà quanti se ne era fatto ad agosto in vacanza!
Non poteva rischiare così tanto. 
Amava per la prima volta in vita sua e si buttava alla cieca su un coglione come lui? 
Aveva bisogno di più, molto di più di quello. Gli servivano certezze. Certezze che Lando non poteva di certo dargli in un misero minuto. 
Perciò no, sapeva cosa andava fatto. Sapeva cosa doveva dirgli e sapeva come doveva comportarsi. 
Il punto era farlo. Riuscirci ora che lo guardava nudo, umido e seduto davanti a sé come uno schiavo in attesa di potersi trasformare nella sua adorabile puttana personale. 
Perché sapeva bene cosa avrebbe fatto appena gli avrebbe detto che quelle belle parole non gli bastavano. Lo sapeva benissimo. Perciò doveva essere pronto e forte, e respingerlo rimanendo impassibile. Duro come una statua. Una cazzo di statua. 
“Ci riesco perché lo guardo solo in faccia, se scendo giù sul suo corpo è finita. Immagina se si mette a…” 
- Miaauuu? - improvvisamente, un lamento che divenne un miagolio esplicito, arrivò come evocato dai suoi pensieri. 
Che faceva, gli leggeva pure nel pensiero?
- Maledetto bastardo… - sibilò Oscar consapevole che l’impresa da difficile era appena diventata impossibile. 


NOTE: ovviamente come per le altre mie fic, pubblico attualmente nel mio sito e quando AO3 tornerà online aggiungerò pure là. Avevamo lasciato Oscar sfogarsi con George, mentre ammetteva di amare Lando e con quest’ultimo che lo sentiva e che si lanciava nel suo giardino per farsi perdonare. Col risultato che Oscar lo scaraventava in piscina, annunciando di voler chiudere con lui. Vediamo cosa faceva Lando con Alex mentre Oscar si sfogava con George. E poi vediamo come Oscar gestisce un Lando stile kamikaze. Alla prossima. Baci Akane