6. LANDO ED OSCAR - Pt 3 

landoscar

- Perché da sobrio non fai nulla? Sei completamente diverso quando non bevi! 
Con questa frase Lando esordì il giorno successivo, piombando in camera di Oscar di buon mattino. 
Buono considerando l’orario in cui erano tornati in albergo, anche se per la verità era mezzogiorno passato. Questa volta Lando si era limitato di proposito evitando di distruggersi fino a perdere la memoria alle prime luci dell’alba, si era anche fatto portare da solo in camera dopo aver tempestato Oscar di messaggi, ordinandogli di non andarsene senza di lui il giorno dopo. 
- Pensavo volessi tornare insieme a casa, che era per questo che volevi ti aspettassi... - rispose spiazzato e confuso Oscar, fermo ancora davanti alla porta aperta. 
Lando l’aveva immaginato, visto che quando si era svegliato gli aveva scritto che era sveglio e di sbrigarsi, come a dire ‘muoviti o prendo l’aereo da solo’. Ovviamente non si era preoccupato di specificare la reale natura del suo ordine. 
Dopo averlo salutato con la stessa frase con cui si era addormentato—cioè ‘vedi di aspettarmi!’—entrò in camera di Oscar come un piccolo soldato solitario pronto a dar battaglia ad un intero plotone.
- No, voglio sapere se ti piaccio o no! - improvvisamente tutto ciò che voleva sapere Lando era quello. Perché se aspettava di bere per buttarsi su di lui, forse non gli piaceva abbastanza da farlo anche da sobrio, e questo lo disturbava parecchio, visto che aveva passato un anno intero a perdere tempo privandosi di bei momenti con lui quando alla fine, forse, non esisteva un solo cazzo di problema per non saltargli addosso e divertirsi con lui come e quando gli pareva. 
Oscar, perplesso, chiuse la porta rimanendo fermo già lavato e vestito mentre lui si faceva a gran passi frettolosi tutta la camera spaziosa. 
Visto che continuava a non rispondergli, si fermò davanti a lui e a braccia larghe lo esortò polemico con la vena che pulsava sulla fronte dolente per il mal di testa con cui si era svegliato. 
- Allora, Osc? Ti piaccio o no? Perché io ero convinto di piacerti sul serio, per questo non ho mai fatto nulla con te, perché io cerco solo amici con cui scopare e non relazioni! Ma se tu mi salti addosso solo da ubriaco che cazzo significa? Che non ti piaccio abbastanza e che devi bere per infilarmi la lingua in bocca o che non hai il coraggio di farlo da sobrio perché ti piaccio troppo? Devo capirlo, mi hai fatto impazzire! La volta scorsa non ci volevo pensare, era stato solo un bacio isolato, avevamo bevuto tanto tutti e due, ma ora è successo di nuovo. Se bevi, mi assalti e sei completamente diverso! Che cazzo significa, si può sapere? PARLA CAZZO! 
- E come cazzo posso parlare se non stai zitto? - a quella risposta schietta e polemica, ma pronunciata fondamentalmente con calma, Lando si zittì di colpo rischiando un ictus per la voglia di prenderlo a pugni. 
L’aveva zittito ma non gli rispondeva ancora. Come osava? 
Oscar, in tutta tranquillità, si spostò dalla porta ed andò addirittura a sedersi sul letto pensieroso, le mani strette sul bordo. Il tutto ancora in completo silenzio. 
Lando—che per evitare di prenderlo a testate aveva ripreso a camminare—aspettava, ma l’impazienza stava di nuovo per ucciderlo. Perché cazzo ci metteva tanto? 
- Allora, mi vuoi rispondere, cazzo? 
Finalmente Oscar si decise. 
- Perciò cerchi uno scopamico? - di tutto il discorso si era focalizzato solo su quello. Lando si fermò davanti a lui guardandolo di scatto, pronto a litigarci sul serio. 
- Sì. E tu? - decise per qualcosa di semplice e conciso, visto che Oscar odiava le parole. Lui forse ne aveva usate troppe, preda dell’agitazione e del nervoso. 
Oscar si mise in una posizione più neutra sul letto, ora le mani aperte sulle cosce, la testa rilassata sulle spalle, la schiena leggermente incurvata. Il labbro inferiore all’infuori, chiaramente pensieroso, mentre lo osservava come se lo passasse ai raggi X. 
In quell’istante si sentì a disagio, ma non aveva nulla dell’Oscar dominante ed eccitante di quella notte. Dov’era quel capolavoro di essere vivente? Lo rivoleva subito! 
- È il massimo che posso dare a qualcuno che vuole un’interazione intima con me. 
Lando spalancò gli occhi fermandosi ad un metro da lui. In piedi, si protese leggermente verso di lui, aggrottato e convinto di aver capito male. 
- Che diavolo significa? - in effetti aveva dormito poco e male, perché quando beveva dormiva sempre male. Oltretutto non aveva nemmeno bevuto un caffè, si era solo scolato mezzo litro d’acqua di getto, si era lavato bene e vestito veloce, precipitandosi da Oscar per non farlo scappare. 
Oscar, paziente, sospirò e piegando la testa di lato rimase assolutamente tranquillo, per nulla a disagio. Come diavolo faceva? Lui stava impazzendo! 
- Significa che sono uno da pochi rapporti perché sono strano e diverso, come avrai capito. E quei pochi sono riservati a quei rari eletti che ovviamente mi piacciono. Comunque non riesco ad andare oltre il sesso ed un rapporto generalmente fisico. - silenzio. 
La testa riprese a battere ancora più dolorosamente. Lando non capiva un cazzo. 
- Non sono capace di provare sentimenti. Non sono capace di innamorarmi. Mi piacciono in pochi, tu sei fra questi chiaramente, ma il massimo che posso dare di me in un rapporto è il corpo. Il sesso va bene, non l’amore o altro. Perciò se tu cerchi uno scopamico a me sta bene. 
“Insomma è perfetto!” pensò infine Lando col mal di testa che come per magia svaniva, avendo finalmente capito il senso delle sue parole. 
Lando smise di rimanere teso come una corda di violino e iniziò a rilassare il proprio corpo. Ma c’era ancora una cosa che doveva sapere. 
- Ma perché se bevi sei così diverso? Da sobrio non fai nulla e da ubriaco sì... se per saltarmi addosso devi bere, non è un buon segno... 
Per lui non lo era, ma Oscar gli sorrise sempre nella serenità più totale. Era evidente che con lui si sentiva a suo agio, non era così con nessuno. Non immaginava Oscar ad avere quei discorsi con un altro essere umano. 
- Perché sono rigido e chiuso, ho difficoltà ad interagire con gli altri. L’alcool mi aiuta a sciogliermi e a darmi coraggio. In generale non sopporto la gente, se poi ci devo fare chissà cosa... 
Lando si mise a ridere, capendo che faceva parte della meravigliosità del suo essere diverso. 
- Chissà cosa... - fece muovendosi sinuoso verso di lui. Oscar si raddrizzò con la schiena preparandosi a riceverlo, allargò anche le braccia. - si tratta di pomiciare con me dopo aver flirtato come si deve... - dicendolo, gli mise le mani sulle spalle e gli salì a cavalcioni inarcando per bene la schiena. Scivolò col bacino in avanti il più possibile, mentre Oscar lo accoglieva prendendolo per i fianchi e andando leggermente indietro con la schiena in modo da lasciargli tutto lo spazio che voleva. 
- Che sarà mai? - concluse malizioso avvicinando il viso al suo. Oscar sollevò il mento pronto a ricevere le sue labbra con un sorriso beato e assolutamente rilassato. 
- Non sai quanto è difficile essere me... - sussurrò piano per non interrompere il suo viaggio. Lando si fermò sulle sue labbra e le sfiorò per poi rispondere sempre divertito e malizioso. 
- Ma ora sei sobrio, vedi che non era difficile? Mica sono un mostro. Non ho mai mangiato nessuno. Al massimo ci avrei scherzato su e sarebbe stato tutto a pos... - ma Oscar non lo fece finire, decidendo che era ora di chiudere quella sua splendida bocca con la forza, ormai impaziente. 
Quando lo zittì baciandolo, Lando rise sulla sua bocca, ma lentamente smise per aprirla ed infilare la lingua nella sua già pronto a riceverlo. 
Quando si trovarono ripresero a giocare insieme, questa volta sobri e totalmente coscienti. 
Quel primo bacio senza alcool sapeva di dentifricio e collutorio, ma nessuno dei due ci fece caso preferendo concentrarsi sulla morbidezza delle loro lingue e delle labbra che si succhiavano a vicenda. 
Le mani di Oscar passarono dai fianchi alla schiena e poi giù sui glutei senza più paura; quelle di Lando dalle spalle alla testa ed ai capelli ancora umidi di doccia. 
Il calore partì immediato e Lando continuò ad alimentarlo muovendosi e strusciandosi su di lui alla ricerca di maggior contatto e di un nuovo innesco per Oscar che non avesse a che fare con l’alcool. 
Oscar accompagnava i suoi movimenti sinuosi fino a che Lando, ricordando come erano stati interrotti la notte appena passata, scivolò con un sorrisino malizioso sul suo orecchio e dopo averlo leccato, appiccicò le labbra parlandoci contro piano e roco. 
- Sai, mi ricordo che ti devo ancora un favore... 
Oscar si irrigidì impercettibilmente, chiaramente non capendo a cosa si riferiva, ma Lando lo illuminò subito scendendo giù dalle sue gambe. 
In ginocchio sul pavimento, gli prese le ginocchia e gliele allargò. Oscar lo guardò lì ed arrossì violentemente spalancando spontaneamente gli occhi. 
Lando, deducendo che gli piacesse quel che stava per fare, strisciò le mani sulle cosce raggiungendo il suo inguine da sotto i lembi inferiori dei pantaloncini. Premette il viso sull’inguine ancora coperto ma già gonfio; mentre si strofinava lì attraverso la stoffa, con le mani che erano arrivate da sotto e che lavoravano sul suo cazzo una volta trovato, sentì Oscar appoggiarsi con le mani all’indietro e gemere sofferente il suo nome. 
Lando lo prese come un ‘continua' e non se lo fece ripetere. Dopo aver giocato col suo inguine attraverso i pantaloncini, sfilò le mani, glieli prese dall’elastico e glieli abbassò insieme agli slip, liberando la sua erezione che già pulsava al suo trattamento. 
Strofinò di nuovo la faccia sulla pelle calda e sensibile, profumava di doccia anche quello e lo leccò senza usare le mani, fino a che dopo averci giocato un po’, si decise ad avvolgerlo e succhiarlo bene. 
Oscar iniziò a sospirare, spingendo il bacino contro la sua bocca. Presto ad accompagnarlo arrivarono le mani sui suoi ricci. Mani che strinsero la presa, sforzandosi di non tirare per non fargli male. 
- Lando sto per venire... - nel saperlo, aumentò i movimenti e l’intensità intenzionato ad accoglierlo. 
- Lan... - Oscar però non riuscì a finire il lamento né a strapparlo via, perché gli venne in bocca non potendo più resistere, evidentemente non volendo tirargli veramente i capelli. 
Lando, con un sorrisino allusivo e divertito, tenne la sborra in bocca limitandosi a gattonare verso il cestino che si vedeva vicino alla porta del bagno. Una volta raggiunto, sputò dentro il suo seme e pulendosi la bocca con il dorso della mano, rimase seduto a terra tutto storto. 
Quando si girò a guardare come stava Oscar, sapendo che poteva stare solo bene, lo vide in uno stato ancor peggiore di prima e per poco non gli venne un colpo. 
- Ho fatto schifo? - non riusciva a capire la sua reazione. 
Oscar era infatti sempre seduto sul bordo del letto, rigido come se non fosse appena venuto. Si mordeva il labbro come sotto sforzo e aveva anche i muscoli in tensione mentre lo guardava allucinato. Allucinato era il termine giusto. 
- Che c’è? - fece preoccupato Lando. Pensando che stesse male si precipitò verso di lui, sempre gattonando a terra. Lo fece involontariamente e senza particolari intenzioni, ma appena lo raggiunse prendendogli le ginocchia, Oscar gli mise di scatto una mano sulla faccia per fermarlo o coprirlo, con l’altra si nascose la propria girando la testa di lato, chiaramente per non guardarlo. Sembrava in procinto di vomitare e mentre lo fece, un altro lamento gli uscì, questa volta accompagnato da alcune parole. 
- Lando no... non stare così... 
Lando non poteva notare che la sua erezione non si stava ammosciando dopo l’orgasmo appena avuto, perché di fatto aveva la sua mano sulla faccia. Al contrario, non reagì molto bene a quella manovra strana e brusca. 
- Oscar, ma sei impazzito? - ovviamente gli prese la mano e se la spostò; mentre lo faceva si sollevò sulle ginocchia rimanendo a terra davanti a lui. Quando lo guardò, notò come prima cosa che non era una faccia schifata, ma dannatamente eccitata. Oscar era rosso e stava... soffrendo dal piacere? 
- Osc? - chiamò sempre più perplesso. 
Il secondo dopo, Lando notò che l’erezione di Oscar aveva ripreso a pulsare come non appena soddisfatta, ed in quello capì. 
Mentre lui aveva la rivelazione del secolo, Oscar si divincolò scattando in piedi e spostandosi. Facendolo si alzò i pantaloni, ma servì a poco poiché ormai era evidente che era di nuovo eccitato. 
- Ma che hai? - chiese Lando fingendo di non capire, ma il tono languido come i movimenti mentre lo seguiva ancora a carponi, raccontavano tutt’altra storia. 
Come un felino sinuoso, Lando gattonò ancora verso il compagno spalmato contro la parete a braccia aperte, terrorizzato. Una volta ai suoi piedi, rimase in ginocchio a terra, le gambe divaricate, le mani davanti e la schiena inarcata in una posa seducente, questa volta assolutamente voluta. Lo sguardo fintamente innocente, fintamente preoccupato. 
- Sono per caso io a turbarti? - fece dunque ostentando una finta sottomissione, con addirittura il labbro all’infuori. 
- Wow, sei proprio una puttana. - scappò a questo punto ad Oscar, che realizzando che Lando aveva capito di cosa si trattava, smise di nascondersi e si rilassò. 
Lando fece un sorriso carico di malizia e divertimento, di chi si pregustava qualcosa di incredibilmente eccitante. 
- È questo dunque che ti piace tanto? - fece poi sollevandosi sulle ginocchia e strisciando con il corpo e le mani sulle sue gambe fino a raggiungere il suo inguine, di nuovo gonfio sotto i vestiti. Strofinò il viso lì come prima, mentre le mani risalivano sul torace, sotto la maglietta, andando a pizzicare i capezzoli turgidi. 
Oscar rimase fermo dritto davanti a lui senza ancora muovere un muscolo. Le mani lungo i fianchi, lo sguardo duro, quasi lo stesse comandando telepaticamente trasformandosi nel suo padrone. 
- I sottomessi? - proseguì Lando mordicchiando il suo cazzo attraverso la stoffa. Era di nuovo già duro. 
Oscar sospirava, ma rimaneva lì immobile con una forza che Lando non sapeva da dove gli veniva. Stava per risalire ancora sul suo corpo del tutto intenzionato a stuzzicarlo fino a trovare un altro punto di rottura, ma poi improvvisamente gli venne in mente un’idea e staccandosi si mise a gattonare languido verso il letto. Una volta che lo raggiunse vi salì e si mise a carponi, spalmando per bene viso e spalle sul materasso, mentre spinse il sedere infuori verso di lui. 
Lì si torse per guardare Oscar: era ancora rigido, i muscoli tesi e il viso contratto. Stava per morire. 
- Oppure le puttane? - sussurrò Lando succhiandosi seducente l’indice che si muoveva su e giù nella bocca. 
A quel termine, Oscar reagì e si staccò dal muro veloce come un lampo. Muovendosi verso di lui. si prese il colletto da dietro la nuca e si tolse la maglietta; poi sbrigativo si liberò anche dei pantaloni e degli slip. 
Quando lo raggiunse, afferrò quelli di Lando e glieli abbassò bruscamente, dicendo fra i denti: - Sei veramente una gran puttana. 
Immerse subito dopo il viso fra le sue natiche che schiaffeggiò a sorpresa prima di aprirgliele e sparire con la bocca e la lingua nella sua fessura, dove quella notte era rimasto incredibilmente inviolato. Chissà, forse sperando proprio in lui. 
Lando, sorpreso comunque di quella sua reazione focosa, squittì tendendosi un istante per poi ridere, sospirare, rilassarsi e abbandonarsi al suo trattamento che non sembrava proprio quello di uno timido od inesperto. 
Oscar lo leccava e lo infilava col dito perdendo molto più tempo del necessario, come se non riuscisse a smettere, come se quella parte di sé fosse una sorta di droga. L’idea era eccitante da morire e per assicurarsi di aver capito bene, si torse per guardarlo: ad Oscar pulsava il cazzo fra le gambe e si gonfiava a vista d’occhio. Sembrava aver vita propria. 
“Gli piace leccare. Forse in particolare proprio il culo. Ed io chi sono per interromperlo?” 
Rimase volentieri lì schiacciato con la parte superiore del corpo e quella inferiore in ostaggio della bocca e delle mani di Oscar; le braccia incrociate sotto il mento, a bearsi e sospirare in quel piacevole trattamento. 
Lo lasciò fare per un po’, poi, sentendosi anche lui troppo eccitato e bisognoso di venire, seguì l’ennesima intuizione e si mise a miagolare senza la minima vergogna. 
Sentendolo, Oscar emise l’ennesimo lamento di piacere contro la sua natica che mordicchiò. 
- Sei un maledetto. 
- E tu mi scopi oltre a leccarmi? Perché, per carità, tu e la tua lingua siete fantastici, ma io ho bisogno di un cazzo dentro questo culo che tanto ti piace. Voglio essere scopato. Non puoi tirarmi su così e poi lasciarmi in sospeso... sono contento se mi domini, ma... oh!
Ovviamente avrebbe parlato ad oltranza solo per essere zittito nell’unico modo in cui sperava lo facesse. Ed Oscar non lo deluse. 
Lo prese di nuovo a schiaffi sulla natica per poi, con un movimento fluido e quasi brusco, entrargli dentro con un unica spinta possente. Una volta a metà, rimase fermo aspettando che si abituasse e si rilassasse. 
Lando smise di parlare e gridò senza trattenersi. Lo fece mentre si inarcava tutto e tendeva la testa all’indietro. 
Oscar gli alzò più che poté la maglietta che ancora indossava, probabilmente per guardare meglio la sua schiena e le sue curve sinuose posteriori; quando lo sentì sciogliersi iniziò a muoversi, affondando di più ad ogni spinta. Ogni volta sempre più veloce e sempre più in sincronia coi suoi movimenti. 
Lando tornò brevemente a girarsi per capire se fosse vicino, ma rimase per un momento sorpreso a guardarlo come fissava ipnotizzato i movimenti delle proprie natiche che sbattevano contro le sue anche, producendo rumori sempre più forti. Oscar non era mai stato così coinvolto ed eccitato, era visibilmente nell’estasi con il suo volto contratto nel godimento più incredibile.  
Lando sorrise compiaciuto e decise di lasciarlo divertirsi ancora un po’, poi quando anche lui si sentì troppo al limite, si leccò abbondantemente e volgarmente la mano e se la strofinò sul cazzo ormai duro e pronto. 
- SÌ OSC COSÌ! NON FERMARTI, NON FERMARTI ORA... SÌ...
Pochi movimenti veloci e serrati e sparò. Quando lo fece, gridò ancor più forte chiamandolo per nome senza ritegno. 
Questo diede il colpo di grazie ad Oscar, che evidentemente gli piaceva sentirlo gridare in quel modo e godere da impazzire; infatti affondando le unghie nei fianchi che gli stringeva con forza, venne anche lui. 
Lo percepì abbandonarsi al piacere mentre anche lui si perdeva nel proprio che ancora lo scuoteva fin nelle viscere. 
Sicuramente una delle migliori scopate. 
Lando si rilassò rimanendo in quella posizione fatidica per Oscar e dopo un tempo indefinito, lo sentì crollargli addosso e salire sul letto per dietro, sempre sulle ginocchia in una posizione simile alla propria, solo calzandolo come una sorta di guanto. 
Ansimante e scosso, Oscar gli baciò il collo tornando dolce come l’aveva sempre visto, come se la trasformazione fosse finita e tutto fosse tornato come prima. 
“So come innescarlo. L’atteggiamento da puttana io ce l’ho nel DNA. Oscar sarà mio finché vorrò. E considerando che non può innamorarsi, è fottutamente perfetto. Ho il mio fottuto nuovo anti-Charles.” 
Pensandolo provò una felicità inaspettata e spropositata, e girandosi fra le sue braccia per raggiungere il suo viso, gli sorrise strofinandosi contro di lui. Quando le loro labbra si trovarono, non si dissero assolutamente nulla. 
Si baciarono e basta, crollando insieme sul fianco, stendendosi sul letto. 
Lando era al settimo cielo. 


NOTE: Siamo ancora su Lando ed Oscar poiché era ovvio che dovevamo arrivare ad un punto di chiarimento e non poteva rimanere tutto così sospeso e aperto, dove succedono cose importanti ma non se ne parla (cosa che nella realtà è parecchio frequente). Ma non ce lo vedevo Lando a rimanere così incerto per troppo tempo.
La mia visione di Oscar è questa, chi ha già letto le mie fic su di loro lo sa, ma anche se questo è il punto di partenza di Oscar, non significa che sia il punto di arrivo, visto che con Lando vicino è difficile rimanere invariati.
Mi sono divertita molto a scrivere la scena in cui viene fuori il feticismo di Oscar, mi immaginavo tanto Lando ad atteggiarsi in quella maniera per innescarlo; spero d'aver descritto bene la scena.
Miao. (proverò a disegnare quel momento ma non so se verrà bene come ce l'ho nella testa).
Alla prossima.
Baci Akane