7. OSCAR PIASTRI
Quando voleva istigarlo, Lando sapeva come fare. Gli bastava, come in quel caso, un piccolissimo gesto apparentemente insignificante.
Uno fatto in mezzo a molte altre persone in un contesto totalmente fuori luogo.
Come ora, che gli bastava muovere due dita su e giù contro il bordo del tavolino da trucco davanti cui era mentre lo preparavano. E gli bastava farlo, ovviamente, mentre gli parlava scherzando su cose a caso, davanti ai truccatori e alle molte persone del backstage del set che andavano e venivano di continuo.
Quello era una sciocchezza, una delle tante che Lando sapeva inventarsi per spingerlo poi a prenderlo in parte da solo, piegarlo in avanti, abbassargli frettolosamente i pantaloni quel che serviva ed infilargli davvero quelle due dita—le proprie in quel caso—nel suo dannato buco mentre lui si inarcava tutto ben volentieri come una gatta in calore.
Ovviamente non prima di avergli sussurrato roco all’orecchio: - Sei veramente una puttana, allora!
La sua risatina trasformata in sospiro sarebbe diventata un gemito rumoroso se Oscar, prevedendolo e conoscendolo, non gli avesse tappato la bocca con la mano, chiudendogliela in tempo prima di farlo urlare.
E avrebbe urlato, senza la sua mano. Specie dopo, quando successivamente alle sue dita gli avrebbe messo il suo cazzo già duro e pulsante.
Il suo buco era fatto per essere leccato.
Sembrava come sempre che aspettasse solo la sua lingua e le sue dita e di nuovo la sua lingua, in un’alternanza eterna dove Oscar stava benissimo.
Almeno fino a che Lando non si metteva a miagolare, di nuovo come una gatta in calore. Cioè miagolare sul serio, sfacciatamente—ed eroticamente—come solo lui poteva fare. A quel punto lui solitamente capiva che voleva essere scopato.
Non serviva glielo dicesse, ormai si capivano al volo: avevano i loro sistemi.
Perciò Oscar si raddrizzò, lo schiaffeggiò sulla natica morbida, lo allargò per bene con le dita che stringevano forte quelle natiche tonde e sode, e lo penetrò senza esitare.
Non era particolarmente gentile, perché nessuno dei due voleva quel genere di cose.
Era forte, immediato e passionale. Ci metteva tutto quel che di solito non metteva nella sua quotidianità.
Lo eccitava guardare come la sua schiena snella si muoveva davanti ai suoi occhi, in quella posizione a carponi, tutto inarcato con quel suo dannato splendido culo sodo che gli sbatteva contro il bacino. Il rumore che facevano i loro fianchi che sbattevano uno sull’altro era meraviglioso, lo istigava da matti solo quello. Gli bastava vederlo piegato e sporto con quella parte di sé che Lando usava sempre per farlo uscire di testa apposta. Perché ormai lo sapeva.
Oltre al buco fatto per essere leccato, anche il suo corpo era fatto per essere scopato, ma era merito di Lando e di come si atteggiava, in piena consapevolezza delle sue doti.
“Doti da puttana. Cazzo, mi fa diventare matto. Mi piace troppo.”
Era come se Oscar reprimesse sempre per poi, finalmente, lasciar andare ogni dannatissimo lato recondito solo quando era con Lando. Era la prima volta che gli succedeva, che poteva abbandonarsi senza alcun freno perché aveva trovato per la prima volta qualcuno a cui mostrare quel suo aspetto segreto di cui si era sempre vergognato.
Di fantasie erotiche ne aveva da un po’, anche discutibili. Avendo a che fare con altri ragazzi ed essendo a stretto contatto con loro sin dalla tenera età, Oscar ad un certo punto aveva capito d’avere certe tendenze, ma non era mai stato orientato verso qualcuno in particolare, quanto più verso delle fantasie specifiche che aveva soddisfatto sempre da solo, non avendo mai trovato qualcuno con cui provare.
Poi aveva trovato Lando ed aveva scatenato una sorta di seconda personalità che emergeva solo in certi momenti e con certi trucchi. L’alcool, per esempio. Oppure quei suoi dannatissimo modi da puttana che a lui piacevano tanto. Quelle movenze, quello stile, quel modo di essere e fare.
Non sapeva come aveva fatto, ma l’aveva capito al volo.
Oscar pensava razionalmente che Lando ci fosse riuscito da quando si erano ubriacati insieme al locale, durante la scorsa stagione, e poi ovviamente in camera durante il chiarimento da cui era partito tutto. Ma ogni tanto risaliva al loro primo incontro, al primo mese insieme, al primo anno da colleghi, e vedeva tantissimi comportamenti di Lando nei suoi confronti molto diversi dal suo tipico carattere travolgente e apparentemente privo di attenzioni per cui lui era famoso.
All’inizio Lando era stato pieno di riguardi nei suoi confronti, era stato estremamente dolce e gentile, ma questo lo era ancora, solo che da quando scopavano era ovviamente più provocatorio e stronzo. Lo istigava e giocava di più, ma il primo anno era stato come un fratello, per lui.
Come aveva fatto Lando a capire al volo come fare con lui? Che era particolare, diverso dagli altri, che aveva bisogno di essere seguito e assistito con tanta pazienza. Che necessitava di qualcuno che facesse da filtro fra sé ed il mondo, un mondo troppo strano, per lui. Un mondo per cui lui era lo strano, ovviamente.
Lando era subito diventato una connessione fra lui e gli altri, al punto che aveva iniziato a guardarlo come una specie di salvagente.
Ovviamente gli era piaciuto in poco tempo, ma quando a lui piacevano le persone, poche e raramente, iniziava col fidarsi di loro, e nel farlo si rilassava, era sé stesso. E più lo era, più mostrava lati particolari di sé.
Quando si era anche sentito attratto da Lando, Oscar aveva cercato di evitare situazioni pericolose dove avrebbe potuto perdere il controllo, ma era stato facilitato dal fatto che odiava uscire e fare festa.
Il momento in cui era stato costretto a parteciparvi, aveva automaticamente usato il solito metodo per sopravvivere. Aveva bevuto. Convinto che tanto lì ci fosse troppa gente per lasciarsi andare sul serio.
Peccato che non era andata così. Alla fine l’altro Oscar aveva preso il sopravvento in fretta, come non vedesse l’ora di essere liberato.
Quando mai gli era capitato di poter stare con qualcuno che gli piaceva e sfogare i propri istinti profondi, sempre ben soffocati?
“Beh, non mi è mai piaciuto nessuno, in realtà. Non così tanto.”
Lando era così passato dal ruolo di fratello di fiducia, a quello di ragazzo da scopare.
Ma era stato fortunato perché Lando cercava uno scopamico e per qualche ragione aveva individuato in lui tale figura, lo era stato ancor di più perché era pure un ragazzo espansivo e aperto, in quel modo si era fatto avanti appena aveva capito che lui ci sarebbe stato.
Soprattutto se era per terra, ai suoi piedi, in ginocchio e tutto inarcato in avanti. Oppure a carponi. Oppure a fissarlo con quegli occhioni da cucciolo implorante.
Non sapeva bene quando aveva capito che gli piaceva, ma dal momento in cui aveva capito che ci sarebbe stato, Lando era stato spettacolo puro.
Sapeva sempre come comportarsi con lui a seconda di ciò che voleva ottenere e lui glielo dava tutte le volte senza esitare. Che volesse essere scopato oppure che volesse qualche favore o che magari voleva accettasse le sue scuse per questioni di gara.
Lando sapeva sempre come ottenere da lui ciò che voleva, e finché poi gli dava a sua volta ciò che anche lui voleva, andava tutto bene. Per lui era una relazione paritaria. Nessun problema.
Sapeva che aveva partner occasionali e forse anche qualche altro amico speciale come lui.
“Beh Carlos sicuramente se lo fa, impossibile il contrario!”
Pensandolo mentre stava per venire, affondò le unghie come al solito sui fianchi, dove era già pieno di segni simili, ma questa volta invece di mollare per non esagerare, aumentò la presa facendolo gemere più forte in un misto di piacere e dolore che, ovviamente, lo aiutò a venire in modo più soddisfacente.
Poi Lando attese di muoversi. Attese che le sue braccia, come di consueto, lo avvolgessero per la vita e che la sua bocca lo cercassero spuntando dalla sua spalla. Solo dopo quel bacio, si scioglievano e si rilassavano un po’ insieme, se c’era tempo.
Altrimenti scappavano ai rispettivi doveri, ma ad Oscar piaceva avere il tempo giusto per fare le cose con lui, non voleva essere troppo di corsa.
- Ma alla fine io ti piacevo o no?
E Lando, solitamente, in quei momenti invece di starsene zitto a crogiolarsi nella beatitudine dei sensi, preferiva fargli domande fatidiche. Non perché pensava gli potesse rispondere solo in quei momenti, semplicemente gli venivano su nei momenti più assurdi. Spesso anche cose non connesse al sesso appena consumato o a cose successe poco prima.
Spesso erano cose che non centravano nulla.
- Quando? - chiese Oscar sistemandosi sulla schiena, con Lando che gli si arrampicava addosso.
- Il primo anno. Ho avuto sempre l’impressione di piacerti troppo, per questo anche se cercavo uno scopamico e appena ti ho visto ho avuto una sorta di colpo di fulmine, poi ho frenato tutto. Non volevo approfittare di te perché pensavo di piacerti sul serio.
Adorava Lando e la sua mancanza di filtri. Lui, che in realtà, era il suo filtro per il mondo.
Era un paradosso vivente.
Oscar sorrise divertito per poi pensarci e rispondergli come sempre con sincerità.
- Sì, ma non nel senso che pensi tu. - Lando si girò a pancia in giù e si sollevò su un gomito per poterlo guardare meglio, sempre parzialmente steso sul suo corpo ora rilassato e nella pace dei sensi.
- E quale?
- Mi sono sentito subito capito da te. È una cosa strana, per me. Forse è per questo che sei finito anche per attrarmi fisicamente.
- Capito?
Oscar annuì sempre sorridendo dolcemente e Lando lo indicò illuminandosi.
- Ecco, ora per esempio! Fai queste espressioni dolci con me. Le hai sempre fatte, ma solo con me. Con gli altri sono sempre sorrisi di circostanza, ma con me sei sempre stato diverso.
Non le mandava a dire ed aveva totale certezza di ciò che pensava. Lo ammirava.
- Perché mi hai sempre capito. Mi sento a mio agio con te. Sicuro. Tranquillo. Hai capito che avevo bisogno di una connessione col mondo e lo sei diventato senza esitare. L’hai fatto in modo spontaneo. Mi sono fidato subito.
Lando si fece serio e pensieroso, assorbendo le sue parole. Poi, mentre le sue dita giocavano col proprio torace alla ricerca dei suoi nei ed innescandogli brividi, disse: - E questo non significa che ti piacevo come ragazzo?
- Ti vedevo più come un fratello, un membro della mia famiglia. Poi è arrivata l’attrazione ed è cambiato, ma è una cosa un po’ difficile da spiegare. Sicuramente non l’ho fatto bene.
Lando piegò la testa di lato sollevando gli occhi in alto per pensarci ancora, poi tornò su di lui sorridendo sereno.
- No credo d’aver capito.
Oscar sorrise.
- Lo vedi? Mi capisci sempre, ma sei uno dei pochi.
Lando accentuò il sorriso facendosi dolce, di quella dolcezza carica d’affetto che Oscar vedeva solo per lui. Quella che lo intossicava e che spesso lo rendeva dipendente.
Era speciale senza sapere quanto.
- La gente non ti capisce perché semplicemente non ti fa domande pensando di darti fastidio e che tu non voglia parlare. Così si tiene le proprie idee, spesso sbagliate. Io pensavo di piacerti, ma quando ho capito che forse non era così mi sono subito fatto avanti ed ho chiarito.
- Ma è vero che non mi piace parlare, fanno bene ad evitare le domande! - a questo risero entrambi finché poi Lando, dopo un dolce bacio sulle labbra, tornò con un’altra domanda che gli era appena balenata chissà come per la testa.
La sua mente era una specie di labirinto che cambiava improvvisamente spalancando passaggi nel momento più strano.
- Ed è vero che non ti innamori? Non abbiamo più parlato di quel discorso, mi faceva comodo tu fossi così, ma non ti ho più chiesto. Non sai amare?
Oscar, non troppo sorpreso che prima o poi glielo avesse chiesto ed anzi divertito che lo facesse dopo quasi un anno, rispose alzando semplicemente le spalle.
- No, non credo.
- Non credi o lo sai per certo? - insistette Lando alla sua tipica maniera.
Oscar alzò ancora le spalle.
- Non credo. Non mi è mai successo, so che non dimostro le emozioni come gli altri e che provo ovviamente sentimenti, ma non quelli che provano tutti. L’affetto per la mia famiglia ovviamente lo provo. Ma l’amore per un ragazzo? No, non credo di esserne capace. Non mi sono mai innamorato ed ho paura di non poterlo fare.
Lando rimase in silenzio ancora una volta ad ascoltare e pensare alle sue parole che, chiaramente, lo colpivano. Poi, come sempre, disse la sua con un candore spontaneo che Oscar adorava da matti.
- Questo non significa che tu non sappia amare. Forse ami difficilmente. Magari sei uno di quelli che ama una volta per sempre. Non puoi saperlo.
Oscar piegò le labbra senza rifiutare la sua teoria, ma solo perché veniva da lui e da Lando si faceva dire e fare di tutto. Da Lando accettava qualsiasi cosa, anche che non avrebbe dovuto.
- Forse, chi lo sa. - rispose possibilista.
- A me sembra più che altro che tu abbia paura di non riuscire a ricambiare chi ti ama, perciò metti le mani avanti allontanando gli altri, ma magari poi ti puoi innamorare come tutti. Semplicemente non ti è mai successo, ma non è detto che non succederà.
Oscar non provava nulla in merito, non si sentiva fremere all’idea di poter amare, non ci aveva mai pensato. Era sempre stato convinto di non poterlo fare, punto. Andava bene così.
- E tu? Ami qualcuno? O hai mai amato?
Sapeva che non amava lui, glielo avrebbe detto perché era troppo sincero.
Stavano estremamente bene insieme e c’era dell’affetto, fra loro, oltre che intimità ed intesa in ogni senso, ma amore no. Non poteva esserci. Perciò era tranquillo.
Quando gli fece quella domanda, Lando gli era ancora steso per metà addosso ed ancora i loro visi erano molto vicini, al punto da poter leggere ogni singola sfumatura dei suoi splendidi occhi azzurri dalle pagliuzze dorate. Non si stancava mai di guardarli.
In quello, vide un netto e distinto sussulto. Un sussulto di sofferenza.
E capì che, in effetti, qualcuno c’era.
- Ho amato.
- Hai amato? - fece inarcando inquisitorio un sopracciglio. Lando cedette subito e con una risatina nervosa, presto nascosta conto il suo collo, rispose sconfitto con un filo di voce che però distinse bene.
- Amo. - chiaramente qualcuno che non lo ricambiava.
Appena lo realizzò, Oscar provò subito qualcosa. Qualcosa che non capiva bene.
Qualcosa di sgradevole.
“Sono geloso?” poi la sua mente elaborò subito il nome più probabile. Il solo logico e sensato. “Sarà Carlos!”
Normalmente glielo avrebbe chiesto, non aveva problemi specie con lui, ma lì li ebbe. Lì si rese conto di non voler assolutamente sapere nulla della verità.
Proprio per un cazzo.
Ed evitò di chiederlo.
- Non vuoi sapere chi? - fece sorpreso Lando che ovviamente non aveva la stessa capacità di filtrare.
Oscar fece un sorrisino che era un misto fra il divertito e, forse, il triste. Sperò di essere dolce.
- Se volevi farmelo sapere me l’avresti detto, visto che sei uno che condivide sempre tutto.
Lando sorrise di nuovo malinconico, poi sospirò annuendo, tornando ad appoggiarsi sul suo petto, eludendo il suo sguardo troppo intenso.
- Non lo sa nessuno. È un amore sbagliato su tutti i punti di vista. Grazie per non chiedere altro. - sussurrò piano, abbattuto.
Ad Oscar si spezzò il cuore e non capiva se era per il fatto che Lando si struggesse così tanto per amore, oppure se perché amava qualcun altro.
In ogni caso, era qualcosa che stava emergendo troppo tardi.
Oscar, non sapendo cosa dire ed essendo un disastro con gli argomenti delicati e sensibili, si limitò a carezzargli la nuca. Mentre lo faceva, si accorse di star sperando ardentemente, un giorno, di poter essere al posto di quel misterioso ragazzo, nel cuore di Lando.
E comprese il motivo per cui Lando era stato speciale, per lui, da subito.
“È lui che mi renderà umano?”
Ma improvvisamente non sapeva più se volerlo o meno.
Notes: Io me lo immagino troppo Lando a provocare ed innescare Oscar con certe cose, tipo il miagolamento. È proprio tipo da farlo!
Ad ogni modo penso che Oscar si presti ad essere così particolare, uno di quelli che sperimenta pochissimi sentimenti nella vita e che per la maggior parte di essa si convince di non saperne provare, quando invece alla fine non è così. È difficile, magari, ma non impossibile!
Alla prossima. Baci Akane